Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 20 aprile 2013


IL P.D. E’ FINITO. AL VOTO !!! AL VOTO!!!!

Ora i troppi Caini , i Bruti, gli Iago si sparano fra di loro e così credono – le Spinelli, i Zagrebelsky, gli Scalfari, i Mauro, i Padellaro, i Gomez, gli Eco, i Camilleri, i Saviani, i professionisti dell’appello, le Hack, le De Monticelli, ecc – ancora una volta di salvarsi. Hanno guidato, dal sessantotto ed anche negli ultimi  venti e passa anni, la linea culturale della sinistra  colmando  il vuoto creato dal crollo del comunismo sovietico sotto palate di  una sotto cultura dominante ( perché di “ Scuola di Stato”) basata  sulla staliniana criminalizzazione del nemico politico ed hanno così  creato una nuova classe di quarantenni semplicemente da vergogna .Gente incapace della minima libertà intellettuale, anche semplicemente estetica, gente che  deve sentirsi inquadrata in un gruppo, gente che ritrova solo nel branco consenziente  la legittimazione del proprio  pensiero invece che  nel suo libero e pacifico affermarsi. Insomma, manca la riesumazione dell’eskimo e saremmo a posto. Tornati da dove questa gente è venuta, dalla “Scuola di Stato”, dalla “ cultura di Stato”. Sentire ieri sera le parole di Fassina di un Orfini, imbacuccati nella divisa dell’ “io sono de sinistra” con la barba d’ordinanza e quell’apparente disponibilità al dialogo e le loro tesi ( per Fassina Prodi era un nome unificante il Paese mentre  Orfini aveva pure la sfacciataggine di lamentare il tradimento dei cento parlamentari si sinistra che non hanno votato per Prodi ) era come rendersi conto d’avere allevato con amore, con dedizione , con sacrifici gente come Pietro Maso o Erika . Ma questi, almeno, hanno espiato la loro pena.

Se per due decenni semini vento, non puoi che raccogliere tempesta. Se ti affidi poi a quarantenni “figli di papà”, cresciuti nelle assemblee studentesche  dove la loro sopraffazione vinceva sulla ragione, se per venti anni non hai fatto altro che inoculare nelle vene dei tuoi fan il disprezzo per il nemico politico, l’odio per l’avversario politico, la sua demonizzazione basata anche su falsi e menzogne (purché reggano per qualche tempo e purché vadano a sputtanarlo), se l'unico pensiero che scalda il cuore dei tuoi  è “ eliminare anche fisicamente Berlusconi” arrivando anche ad  utilizzare  il Parlamento per trasformarlo da una libera assemblea di uomini liberi in una banda di criminali in doppio petto pronti a crearsi una legge che consenta loro si sparare in bocca a Berlusconi e di restare impuniti. Era, il loro parlare, nichilismo politico puro. Era un inno all’agire con violento egoismo, senza calcolare le conseguenze dell’azione. Così com’era nelle assemblee studentesche,al buio. Spinti da una propulsione oscura, da una pura  logica vendicativa e divisoria , da un’insopportazione caratteriale, culturale, e da un’ambizione politica che poggia su una sola certezza: distruggere più avversari possibile, scompaginare i giochi, spaccare il partito e la coalizione, fare sponda con chiunque, anche con il M5S, anche con l’infido web,  pur di raggiungere lo scopo distruttivo anche senza avere una mèta definita. La malattia nichilista è un morbo parlamentare conosciuto, la Prima Repubblica ne morì, tra le bombe di mafia e l’imperversare di bande in conflitto nel corso dell’elezione di un presidente. Cento e più franchi tiratori, ieri.

Replicare a Fassina su Prodi, uomo che unirebbe secondo Fassina,  è come sparare sulla Croce Rossa: non voglio infierire su un moribondo. Bastano i fatti e gli atti criminali del professore bolognese, basta la rivolta popolare davanti a Montecitorio di ieri per esprimere tutto il disgusto di un popolo per quest’uomo. Per Orfini, invece,  qualche parolina. Costui lamenta che vi siano stati 100 traditori sul nome di Prodi. Ma davvero, Orfini? Costui, come tutti gli scienziati del tortello magico che hanno sfigurato, smerdato, svergognato  quell’onesto anche se  modesto, irresponsabile e limitato funzionarietto del PCI che è sempre stato P.L. Bersani , improvvisamente ritiene che la libertà politica del parlamentare , che nei casi di Fini, di Casini, di Follini, di Bocchino, di Granata, ecc. avevano difeso a spada tratta come fosse una perla di quella Costituzione più bella del mondo ( perché serviva a denigrare e criminalizzare l’avversario politico), oggi , usata dai suoi che Orfini voleva in ginocchio a seguire gli ordini del suo partito senza obiezioni di sorta, sia cosa esecrabile. E come mai, Orfini? E la coerenza, Orfini? E perché mai, allora, Orfini, i padri costituenti avrebbero imposto alla votazione per il Capo dello Stato la segretezza dell’urna, se non proprio per rafforzare quell’indipendenza del parlamentare da ogni forma ricattatoria e coercitiva? Ma di che cosa e , sopra tutto, con chi devo parlare ?

Ai tanti “ maestri” dei tanti Orfini e  dei tanti inculcati seguaci cresciuti a acqua e criminalizzazione dell’avversario politico , dopo trenta e passa anni ad allevare i giovani nei recinti  dei buoi inferociti  è poi difficile spiegare ai propri lettori, elettori,discepoli  ed ai propri eletti, che bisogna far scegliere il nome del nuovo presidente della Repubblica agli “impresentabili”, come premessa di chissà quale altro accordo per far nascere una sottospecie di Governo. Sulla scelta del prossimo inquilino del Colle un Pd sovietizzato  sta svolgendo il suo congresso, in pratica una guerra tra bande. E sono giunti a maturazione i frutti velenosi di trenta e passa anni di vampirismo ( essere umani che sopravvivono dopo essere morti succhiando il sangue dei vivi) e di vent'anni di antiberlusconismo, l'eterna maledizione che la sinistra e i suoi leader si sono auto-inflitti. Grazie alle Spinelli, ai Zagrebelsky, ai Flores d’Arcais, ai Camilleri, alle De Monticelli, alle Hack, agli Jannacci, ai Fo, ai Vecchioni, ai Saviano, ai Fazio, agli Scalfari, ai Mauro, ai Serra, ecc la radicalizzazione del Pd in questi anni è tale che oggi  la pancia del partito non può reggere ad alcuna concessione a Berlusconi, nemmeno ad un nome condiviso per il Quirinale e nemmeno se è un esponente storico dello stesso Pd. Una personalità come Marini, che 7 anni fa un centrosinistra compatto imponeva come seconda carica dello Stato a colpi di maggioranza, oggi lo ha spaccato  a metà come una mela. La linea politica di questi anni, di demonizzazione deresponsabilizzante dell'avversario, ai danni dell'immagine stessa del paese, e l'insensato inseguimento dei grillini di queste ultime settimane, hanno finito per aggravare, anziché sanarla, la contraddizione, la frattura storica interna sia al popolo che ai partiti di sinistra: quella tra riformisti(inesistenti, ai fatti, come i vecchi “miglioristi”)  e massimalisti, tra partito di governo e partito di lotta.

Il risultato che si tocca con mano oggi è che una quantità di parlamentari, anche vicini al segretario del Pd, per i quali ogni compromesso è a prescindere un inciucio da demonizzare – anche quando è l'unica via realistica per un governo di cui il paese ha disperatamente bisogno, o è soltanto per mettere a capo della Repubblica una figura di garanzia – e che vagheggiano un governo con il M5S propiziato, una volta schernito ed umiliato come merita Prodi,  dall'elezione di Rodotà al Quirinale, dimostrando un'idea ingenua, immatura, ottusa e al tempo stesso pericolosa di democrazia. Se Bersani credeva di poter fare scouting tra i grillini, in queste ore si sta amaramente accorgendo che è Grillo ad avergli già sfilato Vendola e a fare scouting persino tra i suoi fedelissimi. E adesso? Quella di Franco Marini era  una candidatura che nasceva  per un'elezione largamente condivisa, con i 2/3 dell'assemblea alla prima votazione. Che senso avrebbe eleggerlo a maggioranza, con più voti dal centrodestra che dal Pd? Tra l'altro, sarebbe stato un suicidio portarlo, o riproporlo, al quarto scrutinio, considerando che i 521 voti presi alla terza votazioni da Marini  sono superiori i al quorum di 504 della maggioranza relativa .

Dall'inizio di questa crisi entrare a Palazzo Chigi è stato l'unico scopo che ha guidato l'azione di Bersani.Fallito il tentativo con Grillo, ha provato la strada del dialogo con Berlusconi a partire dall'elezione del presidente della Repubblica, ma così facendo ha spaccato il suo partito, nemmeno i suoi hanno digerito la svolta di 180°. Ad uscire sconfitto  da questo  naufragio del segretario è senz'altro Renzi, che dall'inizio ha sparato ad alzo zero sull'ipotesi Marini e che ha spinto per Prodi. Fondati i suoi argomenti contro l'ex presidente del Senato, ma  assolutamente pretestuosi, visto che si possono applicare anche alle figure da lui stesso ritenute preferibili, cioè Prodi e Rodotà.Non fanno costoro forse parte di foto  di  30 anni fa? Esattamente come Marini, corrispondono al profilo di politico che secondo i canoni renziani sarebbe ora di rottamare. Il primo, due volte presidente del Consiglio, controverso manager di Stato, collante di una fallimentare coalizione di governo. E che dire poi di Rodotà? Parlamentare per ben quattro legislature (da quando ancora c'era il Pci), primo presidente del Pds, 7 anni come garante della privacy, con una pensione d'oro di poco inferiore a quella leggendaria di Amato, e anche lui ottantenne come Marini. Prodi e Rodotà rappresentano forse la “visione di paese” che ha in mente Renzi? Sono forse il segnale di “cambiamento” che gli italiani aspettano? No, è che anche il sindaco di Firenze  è semplicemente un fasullo, un falso, uno spaventapasseri. In poche parole, un inutile simil “ migliorista” , come lo sono stati Amendola, Napolitano, Macaluso, ecc, gente che a chiacchiere voleva “migliorare” la linea politica di Togliatti ma che poi vi si inchinava, obbediente. Se hai le palle, un partito te lo crei, anche con la scissione. Ha insegnato qualcosa, oso sperare, la storia politica di questo Paese in tal senso?

Un'altra lezione da trarre da questa vicenda è che finché l'elezione del presidente della Repubblica è in mano ai partiti è del tutto naturale che il prescelto sia innanzitutto un loro garante e non il favorito degli italiani. Chi vuole un presidente “del popolo” abbia la coerenza di sostenere il presidenzialismo. E fino ad oggi la sinistra si è sempre opposta a questa modifica costituzionale. Sempre, e, spesso, con mezzi e sistemi ricattatori.  L'impressione è che oggi tutti quei cattivi maestri che  si scandalizzano per Marini, per Prodi  e che sostengono Rodotà, o altri nomi più originali, non accettano di affidarsi alla volontà del popolo in una elezione diretta. Pretendono semplicemente  che sia  ascoltata “l'avanguardia illuminata “ ( eia eia alalà!) interprete dei suoi presunti voleri. Cioè, solo loro stessi.

Ma mi facciano il piacere!!!!!!!!

 

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Roma sabato 20 aprile 2013

Gaetano Immè

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