Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 4 aprile 2013


NAPOLITANO ED IL SUO MASSACRO DETTA COSTITUZIONE

 

Come è  possibile, mi chiedo spesso,  che in un Paese che si vanta di essere anche democratico e la cui Costituzione impone che la sovranità politica spetti  solamente ai cittadini e molte altri principi democratici inalienabili , un tizio, che si chiama Presidente della Repubblica  ( che il Cittadino non ha mai votato e meno che mai ha eletto) possa nominare, scegliere, incoronare  un emerito sconosciuto (che nessun cittadino  ha mai votato, né eletto) il quale a sua volta possa scegliere  a suo insindacato giudizio tutta una serie di suoi amici o di sodali ( anch’essi mai votati da nessuno e mai eletti ) nelle cui sconosciute mani finisce il destino del nostro Paese in un momento terribile come questo ? Ma questo Paese lo governano gli amici del Capo dello Stato oppure quelli eletti dai cittadini? Giorgio Napolitano è un massacratore della Costituzione italiana,lui che per una vita ha vissuto nel PCI e che ha nel suo sangue obbedire al partito ( chi ha mai dimenticato le sue ridicole parodie da “ migliorista” che non appena Stalin o Togliatti lo incenerivano con uno sguardo scattava all’obbedienza cieca ?) non riesce a vedere altro che il suo partito, cioè l’attuale P.D. Della Costituzione se ne sbatte altamente. E neanche perde tempo a farla prima modificare la Costituzione, no! Come un moderno Marchese del Grillo, davanti alle  obiezioni , ai reclami, alle proteste che si levano contro il suo operato da monarca e da dittatore, replica come quel nobile romano, arrogante protetto papalino che soleva dire “ Io so io e voi nun siete un cazzo!”. Qualche piccolo esempio illustrerà meglio lo sfascio costituzionale che costui sta attuando. Per la Carta il PdR parla e dialoga con il Parlamento, non con gli elettori. Avete mai, per caso, sentito Napolitano fare i famosi “ messaggi alle Camere”? Mai. Per il semplice motivo che qualche deputato potrebbe anche rinfacciargli in Parlamento il suo scempio costituzionale. Invece il popolo elettore, che legge quello che la stampa servile e prone scrive , non può mica controbattere alle invenzioni di parte di Napolitano. Ovvio. Ovvio e vigliacco, come sempre. Avete per caso sentito Napolitano dare il messaggio di benvenuto al nuovo Parlamento? Avete voi sentito Napolitano  incitare il Parlamento a riprendere la sua piena attività istituzionale, ? Neanche per sogno! Avete voi sentito Napolitano dichiarare fallito e chiuso l’incarico esplorativo a P.L. Bersani? Sono passati quindici giorni, P.L. Bersani è andato a riferirgli il fallimento della sua esplorazione, avete per caso sentito Napolitano comunicare questo al Parlamento e procedere a nuove consultazioni veloci? Neanche per sogno!  Ma è forse cambiata la nostra Costituzione ed io non me ne sono accorto? Non credo, anche perché è dal 1998, dai tempi della famosa Bicamerale , quella di D’Alema e che fu trucidata con un colpo alla nuca da Gherardo Colombo ( la storia della società del ricatto), che il centrodestra liberale chiede a gran voce la trasformazione del nostro ingessato Paese in una Repubblica Presidenziale o in un premierato come accade ( ma dal 1956, altro popolo quello francese, altra storia!) in Francia, come è negli Usa ( dove da sempre il Presidente degli Usa governa anche senza alcuna maggioranza ), in Germania, in Gran Bretagna, ecc. E perché, allora, Napolitano non spinge a modificare la Costituzione? Semplicemente perché a Napolitano, da buon comunista dentro, della Costituzione non gliene fotte niente, la Costituzione non si cambia perché ai suoi compagni Magistrati non sta bene che la si tocchi, non sia mai questo Paese diventasse un Paese governabile e normale ( dove c’è chi governa e c’è chi deve solo applicare le leggi ) . ma lui fa quello che vuole, tanto nessuno osa protestare. Tutta gente con la schiena dritta!

Ricordo come il 6 dicembre del 1991 , sotto la determinante spinta del PCI / D S, nel quale Giorgio Napolitano era “ magna pars”,  fu presentata in Parlamento, da parte della sinistra post comunista,  la richiesta di messa in stato di accusa per l’allora Capo dello Stato  Francesco Cossiga per molto meno, per i famosi 29 motivi nessuno dei quali presentava l’importanza democratica e la portata costituzionale di quelli che ho prima indicato. Quei ventinove motivi di accusa contro l’allora Capo dello Stato furono giudicati talmente risibili che il  comitato parlamentare , come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio 1993  respinse la richiesta di messa in stato di accusa di Cossiga. La Procura di Roma richiese l'archiviazione a favore di Cossiga il 3 febbraio 1992 e l'8 luglio 1994 la richiesta fu accolta dal tribunale dei ministri. Dunque la Magistratura si mosse , eccome si mosse contro Cossiga .

Se rispondesse, poi, a verità e non fosse invece la consueta favola ipocrita, la opinabile tesi secondo la quale il citato comportamento di Giorgio Napolitano, così eclatantemente irrispettoso  della  Costituzione , fosse la dimostrazione della sua capacità di comprendere le dinamiche politiche  fino a trovare soluzioni moderne e nuove che metterebbero in grado di funzionare il nostro inceppato sistema istituzionale, non si comprenderebbe allora quale posto abbia la coerenza  nell’azione  politico istituzionale  di Giorgio Napolitano,  visto che ha agevolato ed anche incitato la sinistra nell’abrogare quella riforma istituzionale ( per quanto si vuole migliorabile) che il Governo Berlusconi II aveva approvato  nel 2005 e che prevedeva proprio il Presidenzialismo, il monocameralismo, la decurtazione dei deputato al 50%, il premierato,il senato federale, ecc  insomma proprio tutto quanto Napolitano starebbe , secondo questa favoletta per idioti, proponendo con la sua azione che, allo stato di diritto, resta un’azione anticostituzionale e dunque perseguibile penalmente, oltre che politicamente. .

Il potere giudiziario, così sollecito per questioni assai poco  dignitose se non  addirittura ridicole, in base alla sacralità della Carta Costituzionale ed alla sua intoccabilità più volte riaffermata dalla stessa Magistratura , non sente per caso il dovere di  prendere una chiara, univoca  ed inequivocabile posizione rispetto a questi illeciti aggiramenti di vari dettati costituzionali ? Non era per caso obbligatoria l’azione penale  davanti ad una, vera o presunta, notitia criminis , anche per aprire nel Paese un serio dibattito politico e culturale sulla necessità di ammodernamento della Carta ?

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DEFLAGRA LO SCONTRO INTERNO AL P.D..

 

I grandi giornali – i grandi leccaculo insomma – ci raccontano  che l'obbiettivo di Giorgio Napolitano sarebbe  la coesione nazionale tra le forze politiche che continuano a credere nella democrazia rappresentativa. E ancora ci ammanniscono l’ipocrita scemenza  che anche i  due comitati di saggi servano a questo scopo. Ma non è per niente così. Perché  Napolitano chiede alle forze della democrazia rappresentativa (solo ad esse e non a quella che predica l'avvento della democrazia diretta per via internet) di trovare comunque un accordo in nome dell'emergenza economica e sociale. Non per eliminare le proprie diversità ma per dare vita ad un esecutivo che affronti i problemi del momento, realizzi le riforme più urgenti e porti il paese in condizioni di stabilità ad una nuova verifica elettorale ad ottobre o nella primavera del prossimo anno.

Questa strategia del Presidente della Repubblica va però nella direzione diametralmente contraria alla linea prescelta dal Partito Democratico all'indomani delle elezioni. Infatti il segretario Bersani ed il suo gruppo dirigente ha subito  respinto la proposta della coesione nazionale nel timore di perdere consenso a vantaggio del M5S.Ed ha tentato di convincere il Movimento Cinque Stelle che il cambiamento di sistema invocato dai grillini – e cioè l’abbandono della democrazia rappresentativa per la democrazia diretta - passi attraverso il sostegno del M5S ( il cui invocato sistema di democrazia diretta è lontano mille miglia dalla nostra Costituzione) al governo di P.L. Bersani, di quel centrosinistra cioè che della difesa della Costituzione e della democrazia rappresentativa hanno  fatto il loro  principale cavallo di battaglia nell'intero secondo dopoguerra.

Da questa ottica politica io vedo la strategia del Capo dello Stato radicalmente opposta  a quella del segretario del Pd e del suo staff di scienziati. Napolitano non fa altro che seguire la strada della tradizionale sinistra comunista e post-comunista, come ho spiegato nel precedente articolo di questo numero. P.L. Bersani invece rompe con quella tradizione, perché convinto che parte del proprio elettorato sia sensibile alla suggestione della rivoluzione per l'abbattimento del vecchio sistema e la nascita della democrazia partecipativa via internet. La partita in corso, dunque, si svolge tutta all'interno del perimetro politico e culturale della sinistra post-marxista.

Lo scontro è dunque tra Napolitano e Bersani. Guardando invece questi fatti con occhio a largo raggio,si può invece rilevare come lo scontro sia  tra chi nel Pd crede che la democrazia rappresentativa vada rinnovata ma non sostituita e chi è convinto che per non farsi svuotare dal nemico a sinistra il Pd debba cavalcare il tema della rivoluzione per la democrazia diretta. Come insegnava ed ammoniva Pietro Nenni ( “ mai fare il puro perché c’è sempre alla tua  sinistra qualcuno più puro di te, che ti epura!”) , pur con il rispetto dovuto a questo travaglio intellettuale ed interno del P.D., questo rispetto non può far dimenticare che mentre i post-comunisti discutono tra di loro (rigorosamente tra di loro) il paese rischia di affondare. E, soprattutto, che la maggioranza degli italiani non sembra affatto disposta a rinunciare al modello di democrazia rappresentativa frutto della storia del mondo Occidentale per rincorrere un modello di democrazia diretta ispirato non tanto al giacobinismo totalitario della Rivoluzione francese quanto all'anarchismo sanguinoso delle primavere arabe. Sarà il caso che questa maggioranza di italiani incominci a farsi sentire.

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CALIFANO E JANNACCI: LA SOLITA IPOCRISIA DEI LECCACULO PROFESSIONALI.

Secondo il consueto canovaccio scritto dall’esercito degli scribi ipocriti e dai leccaculo professionisti , quasi tutti i giornali  ricordando Franco Califano ma si sono ben guardati di rammentare anche tutte le disavventure giudiziarie del “Califfo” limitandole alla vicenda che portò in carcere Walter Chiari e Lelio Luttazzi, per uso e spaccio di droga. E anche su questo dovrei sbattere sul muso di questi pennivendoli maledetti  che ogni volta che si richiama in causa Lelio  Luttazzi si dovrebbe prima di tutto  ricordare che “el can de Trieste” era assolutamente estraneo ai fatti contestati, che patì le pene dell’inferno a causa di quella in giusta carcerazione e soprattutto che, anche se poi successivamente definitivamente dichiarato del tutto estraneo a quello schifo di cui era stato accusato ingiustamente, da quell’esperienza ne uscì schiantato, senza, ovviamente, che nessuno abbia pagato Califano venne coinvolto, anzi  ficcato a forza è il caso di dire, nella vicenda che in precedenza aveva portato in carcere Enzo Tortora, nell’ambito di quell’inchiesta che doveva essere il “venerdì nero della camorra” e fu invece un venerdì (e non solo un venerdì) nerissimo per la giustizia italiana. E Califano serviva, eccome: il suo passato, il suo non aver mai nascosto amicizie “pericolose”, l’uso ammesso della cocaina, serviva evidentemente per legittimare i precedenti arresti, in omaggio a teoremi che cominciavano a scricchiolare. Solo che anche Califano era innocente, con la camorra e i suoi traffici non aveva nulla a che fare; e da quelle accuse, alla fine, venne assolto. Ricordare quell’arresto, quella pagina che il buon gusto impedisce di qualificare come si vorrebbe, significava ricordare e rievocare tutta quella vicenda. Meglio ignorare tutto, confidare sul tempo trascorso, e sulla memoria che si scolora, vero scribacchini leccaculo?Ma non vi ricordate ? Ci volle Gino Paoli , che lanciò un accorato appello al presidente della Repubblica di allora per far intravedere la verità che la Magistratura teneva nascosta. Ad accusare Franco Califano  furono  due "pentiti": Pasquale D' Amico e Gianni Melluso, detto anche "cha-cha". Ma D' Amico poi aveva ritrattato le sue accuse. Melluso, invece le aveva reiterate, raccontando di aver consegnato droga a Califano in un paio di occasioni: nel sottoscala del "Club 84", vicino a via Veneto, a Roma; e successivamente nell' abitazione del cantante a corso Francia, sempre a Roma. Erano tutte panzane rifilate ai signori Magistrati onde assicurarsi qualche beneficio carcerario da parte di questi due delinquenti, perché  nel "Club 84" il sottoscala non c’era e perché Califano in vita sua non ha mai abitato a corso Francia. Roba da non credere.  Infine quel duo di squallidi rubagalline , ai quali solo dei Magistrati bisognosi di immediato ricovero in manicomio potevano credere, sostennero che Califano  in compagnia di camorristi avrebbe effettuato un viaggio da Castellammare fino al casello di Napoli, a bordo di una Citroen o di una Maserati di sua proprietà; automobili che Califano non ha mai posseduto. Dato il modo di condurre le indagini da parte di quei Magistrati ( tutti ovviamente hanno fatto una splendida successiva carriera , ci mancherebbe altro!)  non poteva che finire in una assoluzione piena: per Tortora, per Califano, e per tantissimi di coloro che in quel blitz vennero coinvolti. Ma a prezzo di sofferenze indicibili.

Con la stessa ipocrisia ed ignoranza, i soliti leccaculo mascherati da giornalisti hanno decantato Enzo Jannacci. Ma nessuno ha avuto l’onestà intellettuale di ricordare come Jannacci  non fosse soltanto un grande poeta, un grande cantastorie, un aedo di Milano da bere, ma anche una persona intellettualmente squallida. Si può essere grandi per alcuni aspetti e miserabili per altri. Solo quelli veramente grandi non sono mai dei miserabili. Purtroppo è accaduto anche al grande Enzo Jannacci di essere un miserabile. Fu quando ripetutamente augurò, come fosse una cosa normale, a chi votasse per il centrodestra una nuova piazzale Loreto. Io per esempio, che non sono un grande né un venerando saltimbanco, né un clown o un cantastorie, ma un vero liberale, non sono mai sceso tanto in basso da augurare ad un ebreo una nuova shoa o ad un comunista una nuova Lubianka. Non me ne volere, Enzo, ma è la verità. Ciao.

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Roma, giovedì 4 aprile 2013

Gaetano Immè

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