Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 9 aprile 2013


ONIDA CREDE DI CAVARSELA CON IPOCRITE SCUSE, NAPOLITANO CON LA CONSUETA PRESA PER I FONDELLI DEGLI ITALIANI.

Giorni orsono  ho spedito all’esimio Prof. Valerio Onida, alla sua email, la mia seguente lettera che volentieri pubblico anche sul mio blog. Eccola.

Egregio Professore Onida,
non credo che sia sufficiente che Lei si scusi per essere caduto in un tranello de " La zanzara", quello è un mistake umano, può capitare a tutti di " essere presi" in giro e di caderci. Ma i destinatari delle sue scuse sono sbagliati: cosa c'entra Napolitano, cosa c'entra Berlusconi?  Come "in vino veritas" così Lei si è mostrato per quello che è il suo animo ed il suo intelletto: un acido uomo di parte, un rancoroso e fegatoso oltreché ottuso nemico del liberalismo democratico. Lei non solo presta il suo nome per prendere in giro gli italiani - e dunque agli italiani Lei dovrebbe porgere le sue scuse, non a Napolitano - con una inutile " sceneggiata " ( parole sue), ma si spaccia per " saggio super partes" mentre mi accorgo che Lei, dietro una apparente bonomia,  è il tipico farisaico sepolcro imbiancato che ancora ci parla di gente che io, della sua stessa età, vorrei solo fosse definitivamente scomparsa, tanti sono i danni che ha fatto. Non si tratta solo del Prof. Amato, non alludo certo solo a quella sua incredibile affermazione. Insomma, egregio Professore, ritiro immediatamente le parole di rispetto che Le avevo dedicato qualche giorno fa. Al loro posto abbia tutta la mia meraviglia e disgusto  nell'accorgermi che quel Prof. Onida, che pareva avesse l'intelletto,  la schiena e la dignità  per non volersi intruppare fra gli scherani pronti a trasformare il Parlamento dell'Italia in una banda di delinquenti pronti a farsi una legge per poter sparare alla nuca , impunemente, un avversario politico, quel Prof. Onida  era solo una miserabile menzogna, un'altra mistificazione della realtà, pratica alla quale la sua parte politica mi ha ormai dal 1938( anno della mia nascita) abituato. Davanti a tutti voi io credo che Silvio Berlusconi sia un vero gigante, tanto che , dopo De Gasperi, dopo Craxi, dopo Andreotti, suscita l'ira ed il desiderio di una nuova fucilazione,m di una nuova Piazzale Loreto da parte di rancorosi sconfitti. Roba da miserabili! Ma lasci in pace Silvio Berlusconi, abbia invece il coraggio di parlare con noi, col popolo del centrodestra che non la voterà mai, che mai l'ha votata. Non cerchi facili consensi sventolando miserabilmente l'antiberlusconismo da quattro soldi, si confronti con quei dieci milioni di elettori che votano per il centrodestra e che vi hanno distrutto sei volte dal 1994. Berlusconi in pensione e che lasci in pace gli italiani? Ma Lei chi si crede d'essere? Che cattedra crede di occupare  per atteggiarsi a dispensatore di patenti di democraticità e di rappresentatività ?  Ma Lei non è forse uno dei tanti, anche se valente, burocrati, ben “organici” ad un sistema basato su corruttele e su clientelismo che, instaurato dalla DC e dal PCI nella prima Repubblica e non estirpato da Mani Pulite, continua ad imperversare nel Paese?  Primo Levi direbbe " Se questo è un uomo", io Le dico  ritrovi la sua dignità e faccia un passo indietro, abbandoni la sceneggiata dei dieci perditempo prezzolati.  Rispetto certo, stima mai più per Lei. Prof. Gaetano Immè, Blogger, Roma

Fatevi sentire pure voi, scrivetegli, sommergetelo con la vostra indignazione, questo signore  è stato anche Presidente della Consulta! Figuratevi che razza di super partes !!!SVEGLIATEVI!!!! NAPOLITANO E COMPAGNI CI STANNO PRENDENDO PER I FONDELLI!!!!!

P.S. Nessuna replica da parte del Prof. Onida. Silenzio assoluto! La viltà vestita da finta saggezza.  

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ROMANO PRODI, IGNAZIO MARINO: OVVERO LA DIGNITA’ PER LA SINISTRA E’ UN INUTILE OPTIONAL.

Romano Prodi, l’aspirante Presidente della Repubblica, apre la bancarella della sua mercanzia con la quale vorrebbe ottenere il lasciapassare per il Quirinale. Se fosse per me, più che un “lasciapassare” gli darei un “ salvacondotto” per togliersi dai piedi e trasferirsi in Cina.  Con il coraggio civile ed lo spiccato senso di responsabilità che lo hanno sempre contraddistinto come il “codardo” più famoso di Bologna e dintorni, dopo averci regalato una seduta spiritica nel ’78 ,durante la quale “ l’aldilà”  gli comunicò che Aldo Moro si trovava a “ gradoli”, dopo aver provato a regalare a Carlo De Benedetti la SME per 500 miliardi quando la sua successiva cessione valse l’incasso di ben 3.500 miliardi di lire ma addossando la responsabilità alla lobby ebraica cui ovviamente appartiene l’Ing. Carlo De Benedetti, oggi ci regala un’altra perla degna del suo ben noto coraggio. Appena si è diffusa la notizia della morte della Thatcher, con sprezzo del ridicolo e della peggior vigliaccheria , Romano Prodi  si lascia andare ad un commento ai microfoni di RepubblicaTv: "La Thatcher è stata la madre della crisi globale". Per lui la donna che ha governato la Gran Bretagna per 11 lunghi anni è una "sciagura". Ecco la vendetta del rancoroso  e vigliacco  omuncolo  a tre ore dalla morte di un Premier che entrerà nella storia della GB, come Prodi entrerà in quella degli imbroglioni di Stato. Gli brucia, all’omuncolo,  il "no" della Lady di ferro all'euro. Un "no" che, alla faccia di Romano Prodi,  è stato comunque raccolto da tutta la Gran Bretagna e che ancora vale, accolto anche da John Major,Tony Blair, Gordon Brown e David Cameron.

Ho sempre ritenuto Ignazio Marino un personaggio politico equilibrato e sereno, degno della stima e della fiducia da parte di ogni partito politico per la pacatezza e l’equilibrio dei suoi interventi. Ma lunedì scorso la televisione mi ha inondato tutta la mattina con un servizio sulla vittoria di Marino alle primarie per candidarsi come Sindaco per il Comune di Roma. A parte che rivaleggiare, come ha fatto Marino,  contro un mezzobusto come  Sassoli o contro un “ acqueo et fluido” Gentiloni o con gli altri Carneadi in lista,  era come sparare sulla  Croce Rossa, vincere i 100 metri avendo come avversario un handicappato o diversamente abile. Insomma, ho capito che a Marino piace vincere facile. Già non era un bel pensare, ma transeat, robetta loro. Sono rimasto invece basito, amareggiato, turbato e disgustato invece quando ho letto la didascalia di quel servizio che ha occupato il video durante tutta la mattinata di quel lunedì , che diceva” ora al Comune di Roma, basta col malaffare”. A chi si riferiva Marino? A cosa si riferiva Marino? Per dire una cosa del genere, cosa sa Marino  che non dice ? Perché non denuncia gli affari del malaffare al Comune di Roma? Perché è stato zitto pur sapendo? Poi ho capito che Marino è diventato uno che deve essere accettato, se vuole il potere, dagli ex comunisti, dagli sgherri papalini che parlano per  frasi apodittiche, per slogan diretti alle budella dei post comunisti, dai giustizialisti che vorrebbero fosse reato anche un semplice peccato. Ha solo cominciato a sparare nel mucchio. Scrisse Levi, a tale proposito, “ se questo è un uomo”. Aggiungo  io, a questo proposito, “ Marino, sei un volgare diffamatore”!|

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MICHELE SERRA E GAD LERNER. INNO ALLA DOPPIEZZA ED ALLA INCOERENZA

Michele Serra,uno cresciuto solo il PCI,  e “Cuor di Leone” Gad Lerner, cresciuto in RAI di sinistra, dovrebbero occuparsi e preoccuparsi della loro doppiezza morale, politica e civile , invece che impancarsi a Catoni non richiesti sul caso Onida.Perlomeno della doppiezza  del quotidiano che ospita i loro noiosi corsivi. Sto  parlando di Repubblica, l’organo ufficiale che pubblica ogni fotografia, meglio se taroccata, ogni filmato,ogni  colloquio, ogni telefonata, qualsiasi fuori onda, qualsiasi cosa che riguardi, però, solo ed esclusivamente Silvio Berlusconi,  il nemico politico o perlomeno chi dia fastidio a Repubblica. Non importa se sia lecito, illecito, penalmente irrilevante, vero, falso, depositato o meno: Repubblica in questi anni ha pubblicato ogni cosa e ne ha fatto una religione, un mantra . Meraviglia dunque ( ma non troppo, conoscendo la doppiezza innata dei comunisti , o ex o post ) che contro quella stessa religione prima adorata , oggi Michele Serra mostri un’antipatia peraltro condivisibile.  Ma è un dibattito già fatto, a pensarci: precisamente nell’estate 2009, quando il gruppo Repubblica pubblicò le registrazioni privatissime (anche queste «carpite con l’inganno») che Patrizia D’Addario aveva fatto nella camera da letto di Berlusconi; si parlava di dolori rettali, preservativi e altri affari di Stato. E ci hanno fatto scioperi e manifestazioni - sul tema, non sui dolori - e hanno gridato al golpe nell’ipotesi di una legge che regolasse meglio la privacy: la quale, pure, risulterebbe già regolata. Repubblica del resto ha diffuso ampiamente anche la presunta intercettazione (presunta perché non è neppure mai stata depositata agli atti) in cui Angela Merkel fu definita «culona» e altri dettagli irrinunciabili. Ragazzi, diciamolo! Serra, che stile!

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GLI SCIENZIATI DEL NULLA

Nell'Italia dell'intellettuale radical chic , Repubblica e Micromega ( da me ribattezzata subdolamente “ una micro sega”!) hanno il medesimo ascendente, più mediatico che culturale, su un gruppo di uomini di pensiero e di spettacolo, che firmano con riflesso pavloviano gli appelli lanciati dalle due casematte giornalistiche della sinistra italiana: la stessa compagnia di giro - Umberto Eco, Gustavo Zagrebelsky, Alberto Asor Rosa, Stefano Rodotà, Flores D'Arcais, Barbara Spinelli, Dario Fo, i Centoautori, i cantanti del Primo Maggio... - che sottoscrive qualsiasi pezzo di carta, qualsiasi appello, sempre. Ma poi nessuno se li fila. Guardando le ultime cause perse  sostenute da cotanta intellighenzia arroccata sull'asse Repubblica - Micromega, gli effetti ottenuti sono disastrosi. Chi fa appello, rimane inascoltato. Chi firma, frana.

Tre giorni fa. Un gruppo di intellettuali vicini al Pd lanciano un appello a Rosario Crocetta per far rientrare Franco Battiato nella giunta della Regione Sicilia. Lo stesso governatore li gela: «Mandandolo via gli ho fatto un favore. Appello sfanculato.

Marzo. Micromega chiama alle armi l'intellighenzia organica per dichiarare ineleggibile Silvio Berlusconi. Rispondono i soliti nuovi fascisti , tipo Camilleri, Fo, Margherita Hack, la Spinelli. Intervengono anche Giorgio  Napolitano («Bisogna garantire al Cavaliere la partecipazione politica») e Matteo Renzi («Voglio mandare Berlusconi in pensione, non in galera»). Intellettuali smerdati. Appello zittito.

Ancora nel maledetto Marzo. Un gruppo di artisti internazionali corre in soccorso dell'assessore Stefano Boeri, licenziato da Pisapia, chiedendo al sindaco di ripensarci. Infatti Pisapia nomina subito Del Corno, il suo sostituto. Che portino anche jella?

Settimane post- voto. Su Repubblica vengono lanciati due diversi appelli, uno sostenuto da gente forte, Benigni, Jovanotti, Saviano, Michele Serra. l'altro dalla Spinelli, la De Monticelli, Salvatore Settis, ecc:  chiedono, con firme diverse, la stessa cosa (che contemporaneamente con un lungo articolo sullo stesso quotidiano chiede anche Celentano): Pd e 5 Stelle devono allearsi «per salvare il Paese». Risponde Grillo per tutti, a tutti: «Ma andate affanculo!».

Febbraio. Su Repubblica Zagrebelsky, Eco, Rodotà, la Spinelli, Camilleri Asor Rosa e compagnia di firmaioli,  con un accorato appello chiedono ai cittadini di votare per il centrosinistra così che si possa dare all'Italia «un governo stabile, autorevole, rispettabile» e - soprattutto - «scongiurare l'ingovernabilità». Risponde direttamente il popolo italiano, alle urne. Lasciando senza parole Bersani, e mandando gli intellettuali dallo psichiatra.

Ottobre 2012. Repubblica lancia una gigantesca campagna con raccolta firme: un appello per l'approvazione in Parlamento della legge anti corruzione. Diventa la classica figura della montagna e del topolino. Che alla fine scontenterà tutti. Delusione scontata.

Intanto, Barbara Spinelli, primissima firma di Repubblica, e Paolo Flores D'Arcais, testa pensante di Micromega, hanno iniziato a stilare una serie di «note quotidiane» da inviare congiuntamente ai parlamentari del Pd e del M5S «per trovare un accordo sui principi fondamentali dell'agire politico e sulle scelte contingenti». Risultato: il PD deve fare il Governo con Berlusconi e col PDL, altrimenti si va alle urne.

Lo dico sempre io: meglio averli nemici, questi scienziati della minchia! Perché se ti abbracciano, sei morto!

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ABBATTERE BERSANI E’ SALVARE L’ITALIA

Credo che ora sia chiaro a tutti che il problema del Paese non è Silvio Berlusconi, non sono i quasi nove milioni di elettori che votano per il PdL, ma il vero problema del Paese ha un nome, Pier Luigi, ed un cognome: Bersani. Era la sua stessa storia a segnarne la debacle imminente. Per chi sa leggere la storia recente non può disconoscere come l’arrivo al Ministero di Bersani, con le sue lenzuolate svanite poi nel quasi nulla, rappresentavano , per gli ex comunisti, il rassicurante ritorno alla tradizione comunista. Iniziò il così detto “ usato sicuro” col quale Bersani ha costruito, passo dopo passo, il suo consenso ed il suo potere nel P.D. Il sistema è quello, collaudato, del vecchio PCI togliattiano: immettere nella Segreteria politica del partito tutti i fidati “portaborse” di tutti i capicorrente. Erano i “ Giovani turchi”  , quelli che avrebbero dovuto avviare il “ rinnovamento nella continuità”, un sistema che era il fulcro della governance del PCI. Certi della loro vittoria elettorale data per scontata da sondaggisti prezzolati e speranzosi ( in future commissioni e commistioni) tutti hanno sostenuto P.L. Bersani . Ma Bersani ha fatto un’opera d’arte: è riuscito a non vincere. A quel punto , davanti ai risultati elettorali, Bersani ha scelto la via del fallimento sicuro: ha avviato al politica grillista , ha fatto fuori Franceschini ( promesso Presidente della Camera) e Finocchiaro ( promessa Presidente del Senato) a vantaggio della Boldrini ( che cementava Vendola ) e la Magistratura ( meglio averla padrona che ostile).Ha imposto un Carneade come capogruppo alla Camera, tale Speranza, solo perché lo riteneva un suo “ fedelissimo”. Insomma il promesso rinnovamento aveva sempre più il volto del PCUS di Stalin, altro che storie. Oggi è P.L. Bersani il vero problema di questo Paese, Berlusconi è lì che implora di dare al Paese un Governo, anche a guida Bersani, purché lo si faccia. Il vero problema è invece questo novello “ Re Tentenna”, che ora è ormai isolato anche dentro il suo stesso partito. Il trombato Franceschini auspica un “governo di transizione d’intesa con Monti e PDL”. Veltroni lo supplica, D’Alema lo irride, i suoi scienziati del nulla  stanno zitti ma intanto intascano i loro privilegi castali. Credo inutile seguire ancora la sua schizofrenia galoppante, Renzi preme per farsi largo, non è detto che sia un bene. Bersani ci vuole far precipitare nella palude del tutti contro tutti, per sperare di strappare , col segreto dell’urna, un altro Presidente della Repubblica da vergogna mondiale, dopo quella di Napolitano. Svegliatelo e mandateli a casa.

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ADDIO ALLA IRON LADY.

 

Come non rimpiangere la Thatcher , Helmut Kohl e Ronald Reagan, gente che ci disse chiaro e tondo come fosse ognuno di noi l’attore fondamentale di quella grande tela che è la società. Che era la persona, l’individuo, l’uomo, la donna, la base della società e della politica e non viceversa. Che esiste un Governo e che esiste lo Stato perché esistono le persone, gli individui e che lo Stato è,sì, necessario, ma non va divinizzato, né trasformato in leviatano. Furono questi tre ad insegnarci , in quei favolosi anni ottanta, a farci intravvedere come agissero per il bene supremo dei rispettivi loro popoli, contrapponendosi, anche violentemente, con le organizzazioni sepolcrali e sclerotizzate che pretendevano di rappresentare quei popoli senza averne alcuna investitura. Che i Sindacati, le “authority”, la classe politica, la società  sono ectoplasmi, fantasmi minacciosi, ghost inesistenti, perché essi non esistono anzi, essi opprimono l’individuo quando eccedono.  Ci hanno insegnato l’essenza dello spirito liberale, l’anelito alla libertà ed alla felicità che è in ogni uomo, in ogni donna. Che Stato, partito, sindacato, organizzazione, sono astrazioni. Che se quel salumiere ha il salame ottimo è per la sua iniziativa, non per una legge di Stato. Ma in Italia le lezioni non si ascoltano, non si impara nulla. Fu la Thatcher che osò sfidare  le Trade Union inglesi  che rappresentavano un ostacolo allo sviluppo dell’economia inglese. Qui da noi fare le riforme è impossibile, vanno bene solo le “ controriforme”, Hobbes, Locke hanno insegnato a Londra non a Roma, il pensiero liberale in Italia è deceduto con Gentile e De Nicola, forse con Einaudi. Basta pensare che fine hanno fatto fare a Craxi, che era un riformista di sinistra per capire che melma sia il nostro Paese, incapace di confrontare gli orrori del centralismo statalizzato con i pregi del liberalismo democratico. Basta guardare a quel che sta facendo Bersani per capire cosa sia ancora il nostro Paese: ancora schiavi del metodo della concertazione che è l’antitesi pura della governabilità democratica. Che abisso fra le Thatcher  che rifilò in faccia a Mr Delors , Presidente della Commissione dell’Eu, quel famoso triplo “ No!No! No!” scagliato contro l’Europa dei burocrati, della moneta unica applicata come fosse una bara d’acciaio se confrontata con i Ciampi, i Prodi, gli Amato ossequiosi e silenti , servili, pronti a sacrificare il popolo italiano pur di acquisire un potere politico. E non date retta agli ipocriti: Repubblica, L’Unità, il Corriere della Sera, La Stampa, ecc:  avrebbero fatto fare alla Iron Lady la stessa fine che hanno fatto fare a Bettino Craxi e che vorrebbero imporre anche a Silvio Berlusconi: la morte in esilio. Meglio se con un colpo alla nuca.

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Roma martedì 9 aprile 2013

Gaetano Immè

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