Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 14 maggio 2013


UN GIUDICE  O UN BOIA?

 

Se nell’intimo del mio pensiero riuscivo ancora a  coltivare il “beneficio del dubbio”sulle vicende giudiziarie che hanno travolto Silvio Berlusconi da quando è entrato in politica , se il mio innato garantismo mi portava ancora a coltivare ed a rispettare  quel beneficio del dubbio che sempre deve assistere una seria ricerca della verità non ostante la sempre più evidente rappresentazione  di un vero e proprio  “assalto giudiziario contro l’avversario politico ” dove una serie di Magistrati hanno usato quella Legge che dovrebbero applicare nell’interesse del popolo italiano come una pistola con cui sparare un  colpo alla nuca per eliminare in via breve  e sopra tutto senza votazione popolare  il leader del centrodestra  e conseguentemente il popolo di centrodestra  ( uno  scopo veramente criminale  questo ventennale assalto giudiziario ,  comprovato e dimostrato- altro che semplice “ fumus persecutionis “ , questo sì “ ben oltre ogni ragionevole dubbio”, da:

l’elementare ed inconfutabile constatazione che tutti i  processi  penali contro questo leader  politico sono stati promossi  solo da iniziative di Magistrati dimostratesi poi basate su delle pure  falsità, bugie, menzogne, diffamazioni belle e buone   e mai – e sottolineo mai – su denuncia di una parte lesa, concussa, corrotta ecc . ;

il  fatto che a fronte di ben trentasei processi penali non ci sia stata, in tutti questi venti anni, neanche una sola  condanna penale definitiva;

il fatto che il primo di questi “processi politici” , quello del 1995 , costruito da tale P.M. Antonio Di Pietro, non ostante la sua totale ed assoluta inconsistenza e falsità delle accuse  – inesistenza  e falsità conclamate dalla formula assolutoria della Cassazione nel 2001 ( “ perché il fatto non sussiste”)  - tuttavia  dimostrò che “la via dell’assalto giudiziario  dava i suoi frutti alla sinistra perché nel ’95 provocò la caduta del Governo eletto appena nel 1994 dal popolo italiano ; 

il fatto che tutti i Magistrati che si sono prestati a commettere simili nefandezze invece che essere puniti, come pretenderebbe la logica democratica ed un basilare principio di responsabilità delle proprie azioni  , sono stati poi addirittura sfrontatamente e lautamente premiati dalla sinistra politica  con scranni politici e relativi ed annessi  privilegi castali ( Violante, Casson,  Di Pietro, D’Ambrosio, Colombo, Maritati, De Magistris, Carofiglio, Emiliano, Tedesco, per voler tralasciare Ingroia, Caselli, Trifuoggi,  ecc)  nella stessa maniera  con la quale furono premiati, anziché esemplarmente puniti. Quegli impresentabili e vergognosi Magistrati che inflissero ad Enzo Tortora quella vergognosa condanna che uccise il presentatore;

oggi, dopo aver letto con attenzione e più di una volta tutta  la requisitoria del P.M. Ilda Boccassini sul processo Ruby, mi sento profondamente  deluso, amareggiato, letteralmente disgustato. Il residuo di quel che è rimasto in me di quel sacrosanto “ ragionevole dubbio” dopo la recente sentenza di primo grado sul processo Mediaset , si sta letteralmente sbriciolando davanti al contenuto della requisitoria del P.M. Boccassini sul processo Ruby.

Perché la Giustizia non può ne deve mai poggiarsi sul moralismo, ma deve fornire fredde e lucide prove che certifichino la colpevolezza di ciascun imputato ben oltre ogni ragionevole dubbio. Questo servizio deve dare il Magistrato, questo è il compito della Giustizia. Quella requisitoria è invece la prova vivente dello stato schizofrenico che attanaglia ed obnubila la mente di questo P.M. come di quegli altri del processo Mediaset. La schizofrenia si manifesta, in questo P.M., facendogli vivere  due processi Ruby: uno, quello che la Boccassini pretende di ignorare, quello vero, quello che si è svolto dentro le aule del Tribunale di Milano, dove le  due accuse ( la prostituzione minorile, la concussione ) non sono state provate e dove  mancano persino  i soggetti che dovrebbero essere stati lesi da quei reati; dove quel P.M. ha escluso ogni teste della difesa  ignorando a bella posta che il codice penale riformato nel 1989  che prevede invece che “ la prova si formi nel processo”; e l’altro “ processo Ruby”, quello che la Boccassini bramava assestare, che ha riempito delle sue ossessioni, dei suoi pregiudizi contro l’imputato. Il suo dare per provate le notti i sesso ad Arcore pur senza portare in giudizio nemmeno una prova , quel suo insistere  sulla definizione di “ appena maggiorenni” per le signore che frequentavano quelle cene anche se trentenni, il suo insistere a proclamare come provato anche il reato di concussione ma senza indicare né trovare chi fosse rimasto effettivamente concusso,dimostra ampiamente l’assoluta inaffidabilità della Boccassini a celebrare un processo vero e serio. Il P.M. non serve per dare dimostrazione di pregiudizio contro l’imputato, né serve per propinare il lato malvagio della vita, , ma per fornire le prove costruite nel processo. Quella mostrata dalla Boccassini non è la Giustizia penale di uno Stato di Diritto, ma è una sua devianza autoritaria , più vicina alla condanna a morte di un nemico politico che  a qualcosa che derivi da una Giustizia giusta. Quando un P.M. condanna per due reati mai provati e senza vittime, quel P.M. è semplicemente un boia travestito con una toga.

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Roma martedì 14 maggio 2013

domenica 12 maggio 2013


IMPASTATI DI MENZOGNE

Massimo Giannini, vice direttore di Repubblica ( quello che si presenta sempre con unSono Massimo Giannini, sono Vice Direttore di Repubblica e sono molto colto”) s’è dato da fare nei giorni scorsi per scrivere , sulla velina di Carlo De Benedetti, quattro amenità  circa un “ grande corruttore”, cioè su quel Silvio Berlusconi che da venti anni procura, a lui ed al suo giornale, lauti guadagni. Diciamo che ha vomitato la sua solita litania , quel “fritto misto” di verità e di bufale che tanto piace ai suoi indottrinati lettori. Ai quali, però, il “geniaccio”si guarda bene  dallo spiegare  anche i fatti reali,i fatti  nudi e crudi, senza condimenti e commenti , i soli fatti che hanno scatenato questo ennesimo processo e le prime due condanne contro Mediaset e contro Silvio Berlusconi. Così, come al loro solito, Giannini e Repubblica fanno quel poco  che sanno fare: versare  una melassa ( melassa o merda vera e propria? Bah!) fatta da verità distorte e da bufale varie ,versata direttamente nelle viscere dei propri lettori , ormai abituati, almeno da venti anni,  a mangiarne  quotidianamente quantità industriali , per sentirsi satolli e soddisfatti. Che volete, quei lettori sono stati allevati dalla “scuola di Stato con la cultura di Stato” proprio per farli diventare così, un esercito di coglionazzi che credono a tutte le bufale che quella velina propina loro. Allora mi permetto di spiegare io , al posto di quel “ geniaccio” di Massimo Giannini, cosa c’è dietro questo processo, con la speranza che il Vice Direttore –peraltro assai colto – ed i suoi indottrinati  lettori, abbiano gli strumenti necessari per capire.

Fino al 2009 tutta la grande finanza , le grandi imprese italiane, le grandi industrie manifatturiere, le Banche italiane più importanti, in generale tutta l’area finanziaria dell’Italia considerava normale prassi, anche fiscale, costituire una propria holding estera, spesso residente in Paesi a fiscalità molto più vantaggiosa  che in Italia ( Lussemburgo  per tutti ). Ogni Banca italiana, per esempio, moltissime industrie, hanno avuto ed hanno la propria  holding in ciascun Paese estero. D’altra parte ,se una società italiana deve curare i propri interesse in un Paese straniero ( cito come esempio un  produttore di burro italiano che impianta un suo centro produttivo in Romania per vendere il proprio prodotto in quel Paese ) appare logico che quell’attività si realizzi in nome di un soggetto residente in quel Paese, posseduto ,ovviamente, dal soggetto italiano. Ricordo solo qualche altro esempio : la Fiat – Ifil , con la sua holding lussemburghese, il  Gruppo  Cir - Olivetti  di Carlo De Benedetti con la propria holding sempre nel Lussemburgo, il  Gruppo Tod’s di Diego Della Valle , con varie holding sparse in vari Paesi a fiscalità agevolata, il Gruppo di Luca Cordero di Montezemolo, la Luxottica di Del Vecchio, la Bosch , ecc. Ovvio che gli utili che venivano prodotti ed assegnati alle holding , se residenti in Paesi a fiscalità agevolata rispetto al fisco espropriativo del nostro Paese , abbiano consentito notevoli risparmi di imposte, nel mentre creavano disponibilità finanziarie in quei Paesi.  Ebbene tutto questo, fino al 2009,  non era riprovevole, non era vietato, non rientrava neanche nel concetto di elusione fiscale , ma era una conseguenza, semmai, della fiscalità rapinatrice del nostro Paese.

E’ poi accaduto che il 13 maggio 2009, la Corte di Cassazione, con sentenza  della Sezione Tributaria abbia  introdotto in Italia, anche in ambito tributario, la figura” dell’abuso di diritto”. Dispone quella sentenza cheil divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un’agevolazione o un risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici. In sostanza, il concetto di abuso del diritto tributario è stato, di fatto, un allargamento del concetto di elusione, circoscritto (secondo il sottoscritto anche erroneamente) a fattispecie casistiche (art. 37-bis del Dpr 600/1973).Tutto questo, ovviamente, deve decorrere dal 13 maggio 2009.

Torniamo ora al processo Mediaset. Al centro dell’inchiesta, i conti di due società collegate alla holding lussemburghese “Silvio Berlusconi Finanziaria , “la Century One “e la” Universal One”, alle quali sarebbero state accreditati importi di utili per approfittare delle minori imposte di quel Paese determinando così dei fondi neri  esteri derivati dalla compravendita dei diritti televisivi di film di produzione statunitense. Si tratta di fatti accaduti tra il 1999 e gli anni successivi e bisogna tenere  presente che Silvio Berlusconi  abdicò ad ogni carica in Mediaset dal 1995.  La ricostruzione fornita dai pm di Milano presenta invece Silvio Berlusconi come il vero regista dell’intera operazione, pronto a intascarsi 280 milioni di euro in nero e macchiandosi anche del reato di falso in bilancio oltre che di evasione fiscale per 7,5 milioni di Euro. Dal momento che il Cavaliere ha abdicato ad ogni carica di Mediaset dal 1995, lo snodo cruciale del processo è stato dimostrare come Silvio  Berlusconi abbia agito: fondamentali, in questo senso, le testimonianze di Carlo Bernasconi ( a capo della Silvio Berlusconi Communications,) di Oliver Novick (Direzione Corporate Development) e di Marina Camana, segretaria di Bernasconi. Al termine della requisitoria del processo di primo grado, i pm De Pasquale e Spadaro avevano chiesto per Silvio Berlusconi una condanna di 3 anni e 8 mesi per il reato di frode fiscale per 7,3 milioni di euro.

Ma se i fatti incriminati sono accaduti tra il 1999 ed il 2008 e cioè “ prima” della sentenza della Cassazione ( del 13 maggio 2009), come può quella sentenza esplicare effetto anche in via retroattiva? Prego notare come la cifra che Mediaset deve versare al fisco , come disposto da queste due sentenze, fra capitale, interessi e pene pecuniarie, ammonti ad Euro 10 milioni. Un niente, se paragonato a vari altri patteggiamenti. Cito la Bosch ( 300 milioni di Euro), cito il Monte dei Paschi di Siena per Euro 260 milioni, cito Banca Intesa per Euro 250 milioni di Euro, cito Unicredit per 96 milioni di Euro, cito Banca Popolare di Milano per 186 milioni  di Euro. Ebbene, cifre spaventose rispetto a quella affibbiata a Mediaset, cifre che evidenziano dunque evasioni proporzionalmente maggiori di trenta volte, di quaranta volte rispetto a  quella addebitata a Mediaset. Eppure nessuno di questi patteggiamenti ha prodotto una sola inchiesta penale, pur essendo tutti intervenuti “ dopo “ la data della Sentenza della Cassazione.  Credo sia chiaro come tutte le holding  e le finanziarie estere, come nel supposto caso di Mediaset e di Silvio Berlusconi, avevano il solo ed unico scopo di abbassare la pressione fiscale  che in Italia opprimeva tutti quei gruppi imprenditoriali di cui facevo elenco esemplificativo ma non certo esaustivo sopra. Quanto poi al fatto che queste holding servissero anche alla creazione di fondi neri esteri ( cito i casi della Ferruzzi e della Fiat) non mi risulta che in quei due casi siano state comminate sanzioni penale paragonabili a quelle che il Tribunale di Milano ha inflitto a Silvio Berlusconi. Ed anzi, in nessuna altra sentenza, alla pena si sono accompagnate, come nel caso di Mediaset e di Silvio Berlusconi , anche così pesanti sanzioni accessorie come la comminata a Silvio Berlusconi interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Voglio essere ancora più preciso: a Romiti ( Fiat) fu comminata, per frode fiscale , un anno di reclusione, senza alcuna altra pena accessoria.

Solo Massimo Giannini e solo coloro che sono incapaci di ragionare con il proprio cervello senza farsi condizionare da preconcetti, odi, rancori, bili ecc. può credere che questa sentenza di secondo grado ( peraltro ,pare, fotocopia di quella di prima grado) sia una cosa seria.

 

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QUELLI CHE APPROFITTANO DELLA MORTE DI QUALCUNO PER PARLARNE MALE.

Un Magistrato italiano ancora in servizio, Gian Carlo Caselli ed il ragazzo di bottega delle Procure, Marco Travaglio, approfittano della morte di Giulio Andreotti per diffamarlo oltre misura, al riparo da ogni possibile contraddittorio. Bravi, anime grandi!  Ma chi veramente siano questi due individui lo sappiamo bene  per perdere ancora del  tempo a parlare delle loro meschine iniziative. Su Andreotti però, oltre a questi due, un raro esempio di ignoranza è venuto da un’onorevole del M5S , tale Giulia Sarti, la quale , su Andreotti dice “ E’ morto Andreotti, il condannato prescritto per mafia”. Una sintesi di una spaventevole ignoranza.  Vorrei che la Sarti sapesse che , non ostante i Gian Carlo Caselli, le Boccassini, gli Spataro, i Bruti Liberati, ecc la Magistratura e la Giustizia sono cose molto serie, non fregnacce di cui parlare all’osteria del curato. Che dire “ condannato prescritto” è come dire un ossimoro perché l’uno esclude l’altro.  Che non esiste l’assoluzione per “ prescrizione”, perché si assolve solo dopo un processo nel corso del quale devono formarsi prove a carico ed a discarico. Dunque  se è intervenuta la prescrizione vuol dire che quel reato prescritto non è stato oggetto di indagini né di processo. Dunque quando verrà il momento che gli ignoranti taceranno ?

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PER GLI IMBECILLI CHE PARLANO DI LEGALITA’

Per i tanti imbecilli, anche siciliani, che si scandalizzano della parola “mafia”. La mafia , amici sottosviluppati, è ormai il marchio della Sicilia e senza la mafia la Sicilia sarebbe un’isola nel mare, non altro. La mafia sta dentro ogni siciliano come ogni siciliano può essere un mafioso. Anzi lo è, perché la vita lo costringe ad esserlo. Acquisisci un modus vivendi che sarebbe impensabile  adottare altrove. Se il Sicilia la tua auto è chiusa da una macchina in doppia fila della quale non sai chi sia il padrone, puoi forse comportarti come ti comporteresti in un simile caso, poniamo, ad Udine? La mafia, poi, ha arricchito la Sicilia, ha arricchito molti siciliani, in primo luogo i professionisti della mafia: dunque Camilleri, Saviano, i vari attori come il Commissario Cattani, come  Montalbano, ecc. Film, documentari, fiction, romanzi, dove la realtà diventa fantasia. Prima di Puzo e del suo film con Brando, il capo non era “un padrino”. Prima della mafia i “Beati Paoli” era una congrega di giustizieri incappucciati ( una specie di Klu Klux Clan ) che ammazzavano i malvagi e difendevano i deboli. Parliamo della mafia da quando parliamo della Sicilia unita all’Italia, non dal 1994 e da allora che la Sicilia viene equiparata con la mafia. E siccome in Sicilia tutto accade se la mafia vuole ( perché se non vuole nulla accede, con le buone o con le cattive), così avremo il ponte se la mafia vorrà, avremo una nuova autostrada se la mafia vorrà, avremo pizzo, droga, omicidi, lupare, agguati, la vittoria di quel partito o di quell’altro sempre e solo se la mafia vorrà. Dal sempre, quanto meno dal 1860. E sapete, care anime belle che vi riempite quella bocca di deficienti con la parola “ legalità”, sapete anime belle perché tutto questo? Ve lo dico io: perché è dal 1860 che nella Sicilia dell’arretratezza ( culturale, economica, sociale, ecc) se ne è fatto un valore. Un valore che i furbi sfruttano. Appunto: tutta la politica da sempre e tutti quelli che vivono e prosperano grazie alla mafia. Attori, registi, scrittori, critici, giornalisti ed altri infami del genere.

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PER GAIA TORTORA

Come le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, così le opere dei padri non devono salvare i figli. Così, davanti al processo Mediaset, la Signora  Gaia Tortora si è risvegliata dagli ozi dei quali può godere grazie al lavoro del padre e intervenire  per dire che “ Berlusconi non si deve paragonare a mio padre”. Una bella dimostrazione di come da un padre intelligente e colto può anche venire un figlio non all’altezza. Perché la Signora Gaia che squittisce velenosa che “ mio padre ai processi ci andava” forse dimentica che Enzo Tortora era un sopraffino presentare della televisione e non un primo ministro eletto dal popolo che deve guidare un Governo. Meno parla , signora Gai, e meglio è per la memoria di suo padre. Anzi se ne stia proprio zitta e si goda i frutti di suo padre.

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Roma, domenica 12 maggio 2013

Gaetano Immè

mercoledì 8 maggio 2013


UNA COSA E’ IL DISSENSO, ALTRA COSA E’ L’ESECUZIONE DELL’AVVERSARIO POLITICO.
E’ l’ABC del grande imbroglio, anzi il MABC, un acronimo che non indica Alfano, Bersani e Casini ma le vittime delle esecuzioni  giudiziarie eseguite dai giannizzeri giustizialisti di sinistra,degli avversari politici in era repubblicana  e cioè Andreotti – morto ieri -, Craxi, morto da tempo , Aldo Moro , morto anch’esso da tempo e Berlusconi, la cui pubblica impiccagione  è imminente, a Palazzo di Giustizia di Milano si sta allestendo il patibolo. Nell’imbarazzante compiacimento di un popolo ormai ridotto ad un esercito di indottrinati da più di mezzo secolo di “ scuola e di Università di Stato”,  dalla “ cultura di Stato”, guidato da arruffapopoli, tromboni,  retori , ciarlatani, ormai maestri nello spacciare i loro deliri antidemocratici, le loro utopie , le loro rabbie, i loro odii, le loro invidie come fossero verità assolute e così fomentando fanatismo politico  violento, ribellismo da strapazzo e da liceo, annunciando false catarsi , apocalissi e redenzioni  onde blandire energumeni e masse ormai ridotte a vivere per un solo cibo:l’odio del nemico politico.
Andreotti non è morto ieri, ma  è stato “ferito a morte”  da killers impuniti già il 27 marzo del 1993 quando un Magistrato ideologizzato – come lo è sempre stato quel Giancarlo Caselli  da studente e da Magistrato iscritto a M D– con il fattivo contributo di altro Magistrato politicizzato come Violante , scatenò contro il divo Giulio la Procura di Palermo e quella di Perugia sulla base di due teoremi: per la Procura di Palermo Andreotti era d’accordo con la mafia, per quella di Perugia era il mandante dell’ omicidio di Pecorelli.  A partire dal 1968 ed  ancor prima con la denuncia delle «trame» del Palazzo da parte di Pier Paolo Pasolini, scuola, cultura e giustizia, egemonizzate e dominate dal PCI al quale avevano aderito, volenti o nolenti, tutti gli intellettuali fin dall’immediato dopo guerra ( per opporsi all’oscurantismo clericale che una riprovevole Chiesa imponeva alla DC degasperiana  come prezzo del suo appoggio di consenso ) avevano prodotto  generazioni convinte di dover cambiare il mondo e di dover abbattere i santuari, fra i quali la Democrazia cristiana e i suoi inossidabili esponenti occupava  un posto di spicco. Sia Gian Carlo Caselli che Violante sono due , fra le tantissime prove viventi , di magistrati politicizzati, nei quali all’ordine della Costituzione ( il Magistrato deve applicare la Legge ed ha l’obbligo di essere ed apparire terzo) è stato surrettiziamente sostituito quel “ libero convincimento del giudice” che è un principio non solo assente ma del tutto contrario al dettato costituzionale. Ammassato  fra i resti di un passato democratico nelle botteghe dei rigattieri  il principio di terzietà del magistrato, abbiamo assistito , silenti e vili, al crollo del principio di divisione tra i poteri dello Stato moderno. E’ avvenuto con Tangentopoli, primi anni novanta. Iniziata questa stagione forse proprio con la lotta al terrorismo e poi con quella alla mafia, la dinamica dell’interventismo della Magistratura negli ambiti che non le sono consentiti costituzionalmente , sta proseguendo inarrestabile. Dopo Moro, dopo Craxi, dopo Andreotti, anche Berlusconi o chiunque altro strappi il consenso popolare al PCI ed ai suoi eredi anziché perder tempo ad abbatterlo per via  politica e democratica parlamentare , opera che è fuori delle capacità della sinistra italiana fin dal 1948 , va eliminato fisicamente anche a colpi di sentenze e di teoremi . Ma le sentenze hanno bisogno di prove certe e qui nasce la  tragedia del sistema giudiziario italiano che , in mancanza di “ prove certe” per giustificare comunque condanne e sentenze che gridano vendetta , finisce per favorire il reo  e a non tutelare più le vittime. La responsabilità politica di questo stato di cose è solamente e tutta del PCI e dei suoi eredi , che l’ha  promossa per via legislativa fin dal 1948 ( anzi dal ritorno in Italia di Togliatti) ed anche, perché no, di chi non ha saputo contrastarla nella sede più consona, cioè quella parlamentare. È bene ricordarlo: i giudici applicano la Legge e se questa è strutturata in maniera tale da essere facilmente aggirata la responsabilità non è certamente la loro.
C’è sempre l’ideologia comunista dietro le grandi tragedie italiane. Basta pensare che dal 1948 ad oggi non esiste un “caduto emblematico ” di sinistra, ma esistono tanti caduti emblematici “non di sinistra” massacrati sempre e solo dalla sinistra. Da Aldo Moro , assassinato dopo un vero e proprio processo alla Democrazia cristiana da parte delle Brigate Rosse, per aver corrotto il PCI di lotta seducendolo con il centrosinistra in partito di governo, a  Craxi e ad Andreotti  tutti colpevoli , al contrario di ghettizzare il PCI e di escluderlo dal comando del Paese. Insomma chi osa sfiorare il PCI muore, sia se vuole farlo governare sia se vuole esautorarlo. Ecco come sono state radicate da questa  “cultura di Stato” alcune teorie ( il dietrologismo ) secondo le quali ci fosse  il potere politico avverso al PCI ed ai suoi eredi  dietro qualunque misfatto: stragi di Stato, mafia, servizi segreti, P2. Con la P2, colossale balla di un magistrato, senza un solo condannato (sarebbe stato difficile, essendovi fra gli iscritti, il generale Dalla Chiesa, il giornalista Roberto Gervaso, il giornalista Maurizio Costanzo,il comico della RAI  Alighiero Noschese), cominciò l'interventismo giudiziario, per riconoscere i metodi del quale dovrebbe essere letta nelle Università italiane la sentenza di Cassazione che proscioglie tutti gli imputati dall'accusa di associazione segreta e da ogni altra responsabilità penalmente rilevante.
Così, dopo Tangentopoli , la fine di Craxi e quell’orrenda impunità per il PCI che grida ancora vendetta,  arrivò anche il turno  di Andreotti, che non poteva essere colpito per corruzione o per finanziamenti illeciti o per un arricchimento personale o con motivazioni etiche. Andreotti non era certo un ideologo della DC, non aveva il carisma e le progettualità politiche di un  Fanfani o di un Moro, era piuttosto un suo guardiano, inamovibile  ma assolutamente incapace di qualsiasi forma di demagogia. E così come recita anche il Vangelo oltre che Craxi, occhio per occhio, a brigante brigante e mezzo, c’è la legge del contrappasso  nel fatto che a colpire Andreotti , l’antidemagogo, fu proprio quella corporazione di privilegiati, la Magistratura, nella quale, da un bel pezzo, la più pura demagogia ha trovato i suoi preclari campioni . Sono coloro che , ormai da più di quaranta anni e specialmente negli ultimi trenta, a suon di ridicoli teoremi giudiziari, testimonianze fasulle, pentiti subornati, falsi  ed anche ricattati, utilizzando come mezzo di tortura fisica la carcerazione preventiva , processi arbitrari quanto dispendiosi, sentenze precostituite ed inique , tutte dirette ad accreditare la tesi complottista secondo la quale la storia politica del nostro Paese è una storia criminale , cercano di ostacolare e di impedire  ogni sviluppo della vita politica del nostro Paese.  
L'azione fu gestita  dalla Procura di  Palermo, il dito sul grilletto era di Giancarlo Caselli all’epoca P.M. in quella Procura , la regia fu di Violante. Giulio Andreotti fu accusato di tutto: di associazione mafiosa e di assassinio. Ieri  quelle accuse hanno imperversato per tutta la giornata su  internet e soprattutto sui social network che hanno vomitato odio , livore, infamie, diffamazioni, ripescando le storie di quegli anni senza possibilità di contraddittorio e dando per verità assodate le congetture di quei  magistrati. Giornali come il Fatto Quotidiano, paladini e “nuovi bravi manzoniani”  di una schifosa  ed incivile Italia giustiziera della notte , hanno parlato del processo distorcendo la verità. E’ un Paese incivile questa Italia  che scambia la diffamazione ed il discredito con il dissenso politico. Vorremmo tanto spacciare questo momento per un momento di pacificazione dopo gli ultimi venti anni di guerra giudiziaria , quando invece Andreotti è vittima , anche da morto , dell'odio.
Tanto era cambiato dal ’68, ma  non era cambiato Giancarlo  Caselli, il pubblico ministero, che, come tutti noi, da studente all'università, da militante comunista , aveva sempre visto Giulio Andreotti come il «grande vecchio» che aveva costretto il PCI a stare a cuccia per tanti anni  e non poteva certo lasciarsi sfuggire l'occasione di poterlo fucilare, da magistrato e dunque avendo anche la certezza della propria impunità assoluta. Il processo palermitano ad Andreotti  ed allo Stato doveva essere esemplare, simile  a quello rivoluzionario che portò all’esecuzione  di Aldo Moro. Ma questa volta non c’ erano le Brigate Rosse, non c’era chi era pronto a premere il grilletto in nome di una ideologia, Andreotti doveva essere fucilato,  ma previa condanna da un vero e proprio tribunale della Repubblica italiana, con tanto di pubblici ministeri e di giudici veri. E quali erano, andavo a quel tempo ripetendomi,  le “prove” contro Andreotti?  Il famoso  bacio tra Andreotti e Riina a casa di uno dei Salvo, altro che “apostrofo roseo messo tra le parole “io t’amo”? O la sua fuga a Terrasini , alla guida di una Panda,  per vedersi con un mafioso, quando Andreotti non aveva neanche la patente? Ed ancora: perché Andreotti doveva essere processato a Palermo ,come capo corrente di un partito, quando tutta l'attività politica di quel partito si era svolta a Roma e dato che il suo collegio elettorale era stato in Ciociaria? Nessun Tribunale, men che meno quello di Palermo, ha dato risposte esaurienti a queste mie semplici domande. Mi sembrava di rivivere le assurdità del processo Tortora, ogni momento mi dicevo che ogni limite era stato  superato, e pure il senso del ridicolo. Ma mi sbagliavo: tutto era maledettamente vero.
Alla fine quello stesso Tribunale, quella stessa Procura di Palermo, lo stesso Caselli e lo stesso Violante non riuscirono a dare un minimo di credibilità, non dico di certezza, alle loro accuse . Andreotti doveva essere assolto e fu assolto. Ma la grande presa per il culo doveva continuare, the show must go on, perciò fu studiata  una formula assolutoria che non poteva essere più ambigua al fine di non svergognare Gian Carlo Caselli, Volante e la Procura di Palermo . Fu scritto in quella sentenza , onde poterla utilizzare come un bastone contro chi osasse criticare quell'indifendibile pubblico e falso accusatore- cioè lui, Gian Carlo Caselli, non altri - che i reati contestati a Andreotti fino al 1980 erano comunque prescritti e che lui risultava assolto soltanto per quelli che gli erano stato attribuiti dal 1980 al '92. Una vergogna giudiziaria forse peggiore della sentenza Tortora. Una sentenza messa su per non sconfessare Gian Carlo Caselli, l’ex rivoluzionarietto  da strapazzo, lo studentello arrogante divenuto arrogante ed impunito magistrato, pieno di odio e livore anziché di terzietà e di umanità. Ma chi ha testa , legge una sentenza profondamente  ingiusta e insensata. Perché ciò che è prescritto non può essere considerato reato, in assenza di quella verità giudiziaria che si definisce soltanto con il dibattimento che, a reati prescritti, non vi fu. Dunque meschina formula  di un meschino Tribunale , quello di Palermo, asservito ad un teorema politico e non alla verità giudiziaria. E intanto Andreotti assolto, con riserva, era già morto. E oggi nel coro dei melensi, dei falsi, degli ipocriti , di quelli che fingono di  rimpiangerlo  e lo onorano,  mancano le scuse e il pentimento di quelli che lo avevano accusato fantasiosamente e ingiustamente in nome della lotta politica. Quindi non della giustizia.
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Roma mercoledì 8 maggio 2013

Gaetano Immè

giovedì 2 maggio 2013


 

A PROPOSITO DI IMU E DI ALTRE COSE

L’IMU fu introdotta  dal Governo Berlusconi (Decreto Legislativo  14 marzo 2011 n. 23 in materia di federalismo fiscale, è una imposta dovuta sul patrimonio immobiliare) a seguito delle pressioni europee di quei tempi sull’Italia. Entrava   in vigore dal 1° gennaio 2012 in via sperimentale, a regime solamente dal 1° gennaio 2015 per sostituire  l'ICI e  l'Irpef dovuta sugli immobili non locati  e le relative addizionali regionali e comunali. L'IMU era  dovuta anche sulla prima casa, a differenza dell'ICI per la quale, con il Decreto Legge 93 del 21.05.2008 (convertito nella Legge 126 del 24.07.08) il legislatore aveva stabilito la totale esenzione. Per la prima casa il legislatore del marzo del 2011 aveva previsto  una detrazione di € 200,00 e, per gli anni 2012 e 2013, una ulteriore detrazione pari ad € 50,00 per ciascun figlio convivente, purché di età non superiore a 26 anni. Con la conversione in legge del D.L. n. 16/20121 (Decreto Salva Italia, Governo Monti) , il legislatore ha provveduto ad inserire numerose modifiche all’impianto dell’Imu, allontanandosi dall’impostazione iniziale del tributo. Non solo dunque l’IMU va pagata anche sulla così detta prima casa, ma sono state eliminate tutte le attenuazioni in materia di prima casa, la sua entrata a regime anticipata  e, se non bastasse, aggravate in modo micidiale anche le tariffe catastali ( aumentate in maniera considerevole  sempre con questo Decreto Salva Italia ) di base di calcolo. A decorrere dall’anno 2008 – statistiche ISTAT – in poi i contribuenti italiani proprietari della loro prima casa  sono circa l’83% dei contribuenti stessi. Sempre in base a queste statistiche, quasi il 92% degli acquisti di prima casa sono avvenuti grazie al ricorso la prestito bancario, al classico mutuo. Ed inoltre il 20% dei proprietari della prima casa possiedono anche  una seconda o terza o successiva casa. Fermiamoci qui per ragionare.

Poiché le banche concedono il mutuo per un importo inferiore al valore dell’immobile ( di solito la Banca eroga il 75% del costo dell’immobile e non ci complichiamo la vita con le inutili fughe verso malcostumi italici vari ), non vi è ombra di dubbio che tutte le “prime case” sono state acquistate con risparmi ( dell’acquirente o di altri parenti) e con rate di mutuo per venti o venticinque anni. Dunque il prezzo della prima casa è stato pagato con i risparmi guadagnati  con un lavoro e che dunque è stato già tassato , mese per mese ed anno per anno . Se questo “ risparmio già tassato” viene investito in un bene materiale, è concepibile e logico che siano soggetti a nuova successiva ed ulteriore  tassazione solo i “frutti” di quell’investimento, ma non certo lo stesso bene acquistato. Dunque, tassare il bene indipendentemente dai suoi frutti è semplicemente , alla Phroudon, un furto di Stato.E seppure sento alcuni democratici pronti a quanto meno attenuare  questo furto di Stato sui più deboli, per incrementarlo ( il bottino intendo ) sugli altri, il frutto di una rapina, seppure  di Stato, resta comunque un bottino, una refurtiva.

C’è ancora un altro aspetto  da rilevare, sempre riguardo all’IMU. Se una Banca concede il mutuo, come avviene nel 100% dei casi, la Banca accende anche un’ ipoteca ( art. 2808 c.c.)  su quell’immobile. Con l’iscrizione di ipoteca , l’acquirente di quell’immobile non può disporne: non lo può vendere se non con il consenso del creditore.  Quindi, l’art 2808 c.c. attribuisce al creditore ipotecario il diritto di espropriazione ed il diritto di prelazione. Il diritto di espropriare i beni del debitore spetta ad ogni creditore; l’ipoteca assicura la realizzazione di questo diritto di fronte a possibili alienazioni di un dato bene. Ossia il bene sul quale è iscritta un ipoteca non può praticamente essere trasferito (donato etc.) perché  nessuno acquisterebbe un immobile  Il diritto di prelazione assicura, invece, il potere di essere preferito a terzi creditori (senza garanzia o con un ipoteca iscritta successivamente) nella distribuzione della somma ricavata dalla vendita coattiva dell’immobile ipotecato. Di converso il datore di ipoteca mantiene il potere di godimento della cosa. Bastano queste due semplici nozioni basilari di “ civiltà” più che di “tecnica tributaria”, per concludere che l’IMU non può avere alcun diritto di cittadinanza in uno Stato di Diritto,  dove le imposte personali  dirette devono colpire i redditi e non il patrimonio o il risparmio. Dunque l’IMU né andava allora introdotta né andava nel 2012 aggravata.

I fatti essenziali or ora ricordati  dimostrano  che al Governo Berlusconi, che l’ ha certamente introdotta -  ma per sostituire altre imposte sugli immobili (ICI, Irpef, ecc)-   si può e si deve rimproverare una deleteria e deprecabile sottovalutazione del possibile uso “predatorio” che altri Governi italiani  avrebbero potuto fare di quello strumento fiscale, ma dimostrano, per converso che le responsabilità politiche addebitabili al Governo Monti / Napolitano sono enormi. E atteso che il  Governo Monti / Napolitano voluto dall’On Napolitano “motu proprio”,  fu sollecitato, con manovre in Parlamento ma sopra tutto con manovre extra parlamentari  dalla stessa sinistra che nel 2006 aveva “nominato”( con i suoi soli voti) lo stesso On. Napolitano al Colle, tutte le responsabilità sono della sinistra

Voler dunque rimborsare ai mezzadri  quella pagata per l’anno 2012 ed annullarla definitivamente per il futuro è sicuramente opera di civiltà giuridica e fiscale , nonché opera di  rispetto profondo per lo Stato di Diritto, ma inutile nascondere che tutto questo ha un costo che deve avere la sua opportuna copertura finanziaria . Ma non è certo vero l’opposto, che, cioè, mancando ancora una sua precisa copertura finanziaria, sia essa disposizione da escludere. Sarebbe come ammettere che questo Stato non solo costa agli italiani molto di più di quanto costi ogni altro Stato europeo ai suoi propri cittadini, ma che addirittura in Italia, oltre che espropriarci fiscalmente del 52% di quanto guadagniamo , dobbiamo anche subire  una ulteriore  rapina per mantenere questo vorace Stato leviatano. Noi italiani non siamo cittadini dell’Europa né del mondo, perché siamo dei semplici mezzadri  alla catena di uno Stato “padre padrone” che ci sfrutta come bestie da soma, obbligandoci per legge ( anche la pena di morte è una Legge di Stato!) a dividere a metà con lui ogni frutto del nostro lavoro. Proprio come i mezzadri di un tempo che fu. Semplicemente ignobile difendere questa imposta..

A proposito perciò di “ copertura finanziaria” , se si parte dalla cancellazione della rata Imu di giugno prossimo non è chiaro cosa comporti a fine anno. Ma il governo Letta  ha promesso molto. Una rivisitazione dell'imposta sui servizi-rifiuti (la Tares), incentivi alle ristrutturazioni edilizie (già aumentate dal decreto Passera) e sgravi su affitti (per cui Confedilizia plaude) e alle giovani coppie. Si cercherà di sterilizzare l'aumento di un punto dell'Iva. E, come detto, c'è un corposo pacchetto di riduzione del costo del lavoro per via tributaria: non solo per giovani e neo assunti, ma anche per dipendenti stabili. Difficile quantificare il totale, ma solo Tares, Imu e Iva valgono (per i prossimi sei mesi) 6 miliardi. Nel complesso non è poi una misura choc. Sono aggiustamenti e correzioni rispetto alle nuove imposte introdotte dal governo Monti.

Sul fronte delle uscite gli annunci del governo Letta sono, sulla carta, molto più corposi. Il rifinanziamento della Cassa integrazione, delle missioni militari, la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione e il fondo di garanzia delle piccole e medie imprese valgono complessivamente sei miliardi. Ma si tratta di poca roba. Il costo degli esodati è difficile da quantificare. L'accenno al reddito minimo per le famiglie bisognose può aprire varchi di spesa pubblica devastanti. Basti pensare che 800 euro per un milione di persone (nel solo 2012 sono tanti i nuovi disoccupati, non necessariamente tutti  indigenti) ha un costo annuo di 10 miliardi. E poi c'è l'estensione degli ammortizzatori sociali per i precari, il piano dell'edilizia scolastica (36mila edifici) e il piano pluriennale per la ricerca e sviluppo (che però potrebbe essere finanziato con project bond). Insomma, sulla spesa c'è un forte sapore keynesiano di intervento in parte di sostegno e in parte di investimento.

Dalle parole di Letta si vede un acceleratore premuto più sulla spesa che sulla riduzione delle imposte (a parte la concessione simbolo, ed evidentemente politica, sull'Imu). Il presidente del Consiglio ha inoltre detto che la riduzione fiscale deve avvenire senza indebitamento. Pura propaganda . Poco si è detto, al contrario, su come si dovrebbe invece finanziare la nuova spesa. Anche se la cornice, dice Letta, è quella di mantenere il percorso di risanamento, senza il quale l'Italia muore.

È del tutto mancata (a parte il taglio simbolico dei doppi stipendi ai ministri) una previsione di riduzione di spesa pubblica, che è pari (esclusi gli interessi sul debito) a 700 miliardi di euro l'anno. Il record del mondo.

Un plauso. «I modi e le forme con cui tro­veremo le risorse è roba di casa nostra e non devo spiegarla a nessuno», ha assicurato l’On. Letta a Berlino. In altre parole, su questo l’Italia non accetterà imposizioni. dall’Ue. Ma nemmeno da Fassina

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CRETINATE A TUTTO SPIANO

Ma è vero che esiste un’Italia cretina? La mia riposta è chiara: esiste una moltitudine di italiani, rincretiniti da una “ scuola ed una kultura di Stato ” e indottrinata da una “ stampa e da una televisione  asservite” ad interessi che non sono stati mai quelli così detti “ superiori del Paese”. Vi rinfresco le idee con qualche chicca dagli anni ’50 in poi , in ordine sparso : “le Torri gemelle se le sono tirate giù gli americani”, “i microchip sotto la pelle di ogni cittadino sono una realtà”, “ le guerre puniche sono colpa di Berlusconi che voleva scoparsi una tunisina”, “Wilma Montesi l’ha ammazzata Leone Piccioni”,   Il Presidente Leone è l’antilope Kobler corrotta dalla Lockheed”,Enzo Tortora è uno spacciatore di droga”, “ il piattino di una seduta spiritica m’ha scritto che Aldo Moro è a Gradoli” ( Prodi Romano dixit), “Pier Paolo Pasolini non fu ucciso da Pelosi”, “Bin Laden è vivo!”, “Il bandito Giuliano fu ucciso dagli americani”,Calvi è vivo, sta in Venezuela”, “ Sindona era socio di Fanfani” e basta così perché non basterebbe un libro per elencare  tutte le boiate pazzesche  tirate fuori  da un esercito di “commissari politici” – dediti all’ “educazione della folla”- (per chi facesse finta di non ricordare: i “commissari politici” furono introdotti in Italia nel 1947 da Palmiro Togliatti, rientrato dopo tanti anni passati alla corte di Stalin e dentro il Cominform e servivano ad indottrinare il popolo ignorante ed analfabeta nelle sezioni del PCI dove costoro agivano)  che hanno inculcato , nelle menti deboli, l’idea che quel che accade è solo una facciata, un alibi che nasconde una verità che solo loro sanno e vedono, una verità, guarda caso, che torna sempre loro comoda ed utile. Figuriamoci se il caso di Luigi  Preiti, lo sparatore di Palazzo Chigi,  poteva rimanerne esente!  Il giustificazionismo sparso a dosi  industriali dai nuovi “commissari politici” su Preiti spazia dal misterioso ed oscuro – credo anche per lei stessa - “Preiti è fatto preparatorio a nuove forme di oppressione “ della Sabrina Guzzanti  al pseudo intellettuale  “ tentativo di addossare  al M5S ogni forma di dissenso onde tacitarlo “del Prof. Paolo Becchi. Ma nell’ubriacatura collettiva del chiacchiericcio dietrologico emerge , per indecenza intellettuale , la splendidamente ridicola dichiarazione del Presidente della Camera ( quella cadrega porta sfiga! Pensate che “ consecutio “! Pivetti, Bertinotti, Casini, Fini, mancherebbe solo un Rutelli che centrare “ quella maledetta cinquina”!) "L'emergenza lavoro fa sì che la vittima diventi carnefice, come purtroppo e' successo nei giorni scorsi davanti a Palazzo Chigi”. Per l’illustre nipote dell’armatore marchigiano , per la esimia dottoressa  che ha festeggiato la sua brillante laurea come normalmente la festeggiano tutte le figlie degli operai e dei contadini di tutta Italia e cioè con un bel soggiorno di due o tre anni a spese di babbo nel Sud America del Che  , per colei che fu assunta – di ritorno dal Sud America - dalla RAI, quella che, è noto a tutti, assume solo e rigorosamente  dietro concorso pubblico aperto a tutti e mai per “raccomandazione politica”,  per la fan del SEL vendoliano che ha racimolato nella sua Puglia la stratosferica cifra di un 2 virgola qualcosa  di consenso , la vittima del caso non è il brigadiere dei carabinieri  Giuseppe Giangrande , ma è Luigi Preiti. Giangrande, quello che rischia di morire, è per questa intelligentissima e coltissima Onorevole , semplicemente un nulla, una caccola, una merda da schiacciare quando si ha un problema . Avviso a tutti i falliti, volontari ed involontari, di questo mondo! Sparate ad un carabiniere, sarete fatti santi subito. .

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Roma giovedì 2 maggio 2013

Gaetano Immè