Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 14 maggio 2013


UN GIUDICE  O UN BOIA?

 

Se nell’intimo del mio pensiero riuscivo ancora a  coltivare il “beneficio del dubbio”sulle vicende giudiziarie che hanno travolto Silvio Berlusconi da quando è entrato in politica , se il mio innato garantismo mi portava ancora a coltivare ed a rispettare  quel beneficio del dubbio che sempre deve assistere una seria ricerca della verità non ostante la sempre più evidente rappresentazione  di un vero e proprio  “assalto giudiziario contro l’avversario politico ” dove una serie di Magistrati hanno usato quella Legge che dovrebbero applicare nell’interesse del popolo italiano come una pistola con cui sparare un  colpo alla nuca per eliminare in via breve  e sopra tutto senza votazione popolare  il leader del centrodestra  e conseguentemente il popolo di centrodestra  ( uno  scopo veramente criminale  questo ventennale assalto giudiziario ,  comprovato e dimostrato- altro che semplice “ fumus persecutionis “ , questo sì “ ben oltre ogni ragionevole dubbio”, da:

l’elementare ed inconfutabile constatazione che tutti i  processi  penali contro questo leader  politico sono stati promossi  solo da iniziative di Magistrati dimostratesi poi basate su delle pure  falsità, bugie, menzogne, diffamazioni belle e buone   e mai – e sottolineo mai – su denuncia di una parte lesa, concussa, corrotta ecc . ;

il  fatto che a fronte di ben trentasei processi penali non ci sia stata, in tutti questi venti anni, neanche una sola  condanna penale definitiva;

il fatto che il primo di questi “processi politici” , quello del 1995 , costruito da tale P.M. Antonio Di Pietro, non ostante la sua totale ed assoluta inconsistenza e falsità delle accuse  – inesistenza  e falsità conclamate dalla formula assolutoria della Cassazione nel 2001 ( “ perché il fatto non sussiste”)  - tuttavia  dimostrò che “la via dell’assalto giudiziario  dava i suoi frutti alla sinistra perché nel ’95 provocò la caduta del Governo eletto appena nel 1994 dal popolo italiano ; 

il fatto che tutti i Magistrati che si sono prestati a commettere simili nefandezze invece che essere puniti, come pretenderebbe la logica democratica ed un basilare principio di responsabilità delle proprie azioni  , sono stati poi addirittura sfrontatamente e lautamente premiati dalla sinistra politica  con scranni politici e relativi ed annessi  privilegi castali ( Violante, Casson,  Di Pietro, D’Ambrosio, Colombo, Maritati, De Magistris, Carofiglio, Emiliano, Tedesco, per voler tralasciare Ingroia, Caselli, Trifuoggi,  ecc)  nella stessa maniera  con la quale furono premiati, anziché esemplarmente puniti. Quegli impresentabili e vergognosi Magistrati che inflissero ad Enzo Tortora quella vergognosa condanna che uccise il presentatore;

oggi, dopo aver letto con attenzione e più di una volta tutta  la requisitoria del P.M. Ilda Boccassini sul processo Ruby, mi sento profondamente  deluso, amareggiato, letteralmente disgustato. Il residuo di quel che è rimasto in me di quel sacrosanto “ ragionevole dubbio” dopo la recente sentenza di primo grado sul processo Mediaset , si sta letteralmente sbriciolando davanti al contenuto della requisitoria del P.M. Boccassini sul processo Ruby.

Perché la Giustizia non può ne deve mai poggiarsi sul moralismo, ma deve fornire fredde e lucide prove che certifichino la colpevolezza di ciascun imputato ben oltre ogni ragionevole dubbio. Questo servizio deve dare il Magistrato, questo è il compito della Giustizia. Quella requisitoria è invece la prova vivente dello stato schizofrenico che attanaglia ed obnubila la mente di questo P.M. come di quegli altri del processo Mediaset. La schizofrenia si manifesta, in questo P.M., facendogli vivere  due processi Ruby: uno, quello che la Boccassini pretende di ignorare, quello vero, quello che si è svolto dentro le aule del Tribunale di Milano, dove le  due accuse ( la prostituzione minorile, la concussione ) non sono state provate e dove  mancano persino  i soggetti che dovrebbero essere stati lesi da quei reati; dove quel P.M. ha escluso ogni teste della difesa  ignorando a bella posta che il codice penale riformato nel 1989  che prevede invece che “ la prova si formi nel processo”; e l’altro “ processo Ruby”, quello che la Boccassini bramava assestare, che ha riempito delle sue ossessioni, dei suoi pregiudizi contro l’imputato. Il suo dare per provate le notti i sesso ad Arcore pur senza portare in giudizio nemmeno una prova , quel suo insistere  sulla definizione di “ appena maggiorenni” per le signore che frequentavano quelle cene anche se trentenni, il suo insistere a proclamare come provato anche il reato di concussione ma senza indicare né trovare chi fosse rimasto effettivamente concusso,dimostra ampiamente l’assoluta inaffidabilità della Boccassini a celebrare un processo vero e serio. Il P.M. non serve per dare dimostrazione di pregiudizio contro l’imputato, né serve per propinare il lato malvagio della vita, , ma per fornire le prove costruite nel processo. Quella mostrata dalla Boccassini non è la Giustizia penale di uno Stato di Diritto, ma è una sua devianza autoritaria , più vicina alla condanna a morte di un nemico politico che  a qualcosa che derivi da una Giustizia giusta. Quando un P.M. condanna per due reati mai provati e senza vittime, quel P.M. è semplicemente un boia travestito con una toga.

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Roma martedì 14 maggio 2013

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