Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 17 giugno 2013

ANCORA UN ALTRO COMPLOTTO SU MORO. NON VE REGGO PIU’!!!!!!!


Stranamente, oggi, lunedì 17 giugno 2013, dopo che a maggio scorso erano tracimati sui media italiani, oltre ai fiumi orografici anche fiumi e fiumi di ipocrite paginate sulla fine di Aldo Moro, roba di trentacinque anni fa, stranamente, dicevo, oggi appiano, sull’argomento, due notizie: una, dalla Procura di Roma, che dice di riaprire le indagini sul caso Moro. La seconda la si trova scorrendo “ Repubblica” dove a pagina 19 Vincenzi e Gotor dedicano al caso Moro una intera paginata. Leggendola balza evidente il suo “scopo finale ”. Alla Vincenzi è stato assegnato il compito di mettere a fuoco, per i propri lettori, il nuovo “ teorema” di “Repubblica” e cioè che seppure Moro fu certamente trucidato dalle BR, sia Cossiga che Andreotti ( il primo, ormai defunto, allora Ministro degli Interni non avrà la possibilità di replicare come il secondo, allora Presidente del Consiglio) e dunque buona parte della DC, furono organici e dunque corresponsabili di quell’omicidio. In poche parole per la Vincenzi e per “ Repubblica “ le BR furono aiutate, sollecitate, protette perché quella fetta della DC, che era contraria alla trattativa su Aldo Moro, si alleò con i terroristi rossi per eliminare Aldo Moro. Tutto questo, per placare i vari servizi segreti che tenevano l’affare Moro sotto controllo, come quelli americani e tedeschi che non avrebbero gradito un Pci al governo dell’Italia pur insieme alla DC – che era il progetto politico di Aldo Moro, di Zaccagnini e di Fanfani – e il KGB sovietico, ugualmente interessato alla vicenda , perché nel 1978 il regime comunista staliniano non avrebbe certo gradito che il suo partito in Italia, cioè il PCI, così generosamente finanziato negli anni settanta con una cifra mostruoso da 5 milioni annui di dollari dati non certo per organizzare le Feste dell’Unità né per beneficenza, si imborghesisse invece di portare avanti quella gloriosa rivoluzione proletaria che avrebbe dovuto portare anche l’Italia a godere di quel vero paradiso in terra che era lo Stato comunista sovietico.

Il compito di Gotor è altrettanto chiaro e semplice: fornire un supporto argomentativo e da storico , sulla necessità di riaprire le indagini, anche se sono passati, appunto, trentacinque anni e pure qualche condanna definitiva. Così a Gotor basta ed avanza riproporre la solita pappardella, ripetere tutti i “sentito dire”, le solite “congiure”, i soliti “ complotti” , le solite “ tesi complottarde” che tanto di moda sono andate in Italia dal 1968 in poi, specie fra il numeroso popolo dei puri fregnacciari e che hanno fatto ricche falangi e falangi di scrittorucoli, di registucoli, di attorucoli, di giornalistucoli o pennivendoli ed ignoranti come zampogne o zucche i nostri poveri giovani educati a pane e complotti ( come una volta si usavano invece “ il pane ed il moschetto”). Non avevo dubbio alcuno su Gotor, un esempio paradigmatico del “ servile clientelismo” che regna nella sinistra comunista italiana fin dalla nascita della Repubblica , una riedizione malriuscita degli arroganti e violenti studentelli extraparlamentari del ’68, un simulacro ridicolo dei “ commissari politici” che catechizzavano il “popolo analfabeta” nelle sezioni del PCI degli anni 45/50: tutta la sua “carriera” è consistita nel mettere a disposizione della sinistra comunista la sua faccia ed il suo cervello, fare, cioè, quello che Togliatti imponeva agli intellettuali: essere al servizio del PCI per averne i trenta denari. E Gotor, soppesando il suo curriculum da un lato e la sua “carriera giornalistica e politica ” dall’altro , di denari non ne ha ricevuti solamente trenta , ma molti, molti di più.

Ferdinando Imposimato? Un Magistrato irrimediabilmente corroso dalle metastasi del complotto, un Magistrato che altro non sa dire , ogni volta che un crimine è stato sanzionato da qualche Tribunale italiano, che manca sempre qualcosa, che nessuno ( salvo lui, s’intende) se ne è accorto ma che c'è un mandante, che poi è sempre politico: così, tanto per fare di Ferdinando Imposimato un simulacro del Dan Brown de' Trastevere. Una veloce rivisitazione del suo curriculum spiega meglio chi sia Ferdinando Imposimato.

Diventa magistrato nell’anno 1964. Istruisce alcuni tra i più importanti casi di terrorismo: quello di Aldo Moro , chiuso definitivamente con condanne ( salvo tornarci ora sopra con improvvisi ricordi), l’attentato al Papa da parte di Ali Agca, sempre circondato da mistero anche se lui stesso ha condannato Agca, l'omicidio del vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet, la strage di Piazza Nicosia, il processo alla Banda della Magliana, altra telenovela infinita. Non poteva mancare in questo quadro opulento, un bel seggio politico: eccolo arrivare nel 1987, come indipendente di sinistra, Imposimato viene eletto al Senato e nel 1992 alla Camera. Ha anche scritto sei soggetti cinematografici per la RAI. I relativi film sono stati prodotti da una co-produzione tra le televisioni di Italia, Francia, Germania, Austria e Spagna. Si tratta di sei storie giudiziarie, dal titolo Il giudice istruttore, che raccontano alcune delle sue inchieste . Il 13 aprile 2013 il suo nome compare nella lista dei candidati alla carica di Capo dello Stato scelti a seguito del secondo voto online degli iscritti al M5S.Il 13 maggio 2013 dichiara: "Non sono aderente al M5S ma trovo esagerati e ingiusti gli attacchi a Grillo. Egli ha denunziato la paralisi e l'impotenza del Parlamento, che non si può disconoscere. Il Parlamento, quale organo che approva leggi per il bene comune, di fatto non esiste. E' un'amara realtà, non un'offesa al Parlamento. La Boldrini non si deve offendere, deve prenderne atto. Vorrei sapere quali leggi il Parlamento ha approvato nei suoi primi mesi di vita! E quali sta discutendo, di quelle che interessano i giovani e il lavoro. Nessuna! La finta legge che cercava risorse, abrogando il finanziamento pubblico dei partiti, dovrebbe entrare in vigore solo nel 2017! Vergogna “!

E cosa ne diranno, della nuova tesi complottarda, Prodi e Zanda? C’è forse logica e giustizia nel voler processare due morti (Cossiga ed Andreotti) per presunti reati e sorvolare su due colpevoli accertati ed indiscutibili, cioè proprio, per restare alla tesi di Imposimato e di “Repubblica”, Romani Prodi e Zanda Loy?

Sul Prof. Romano Prodi non voglio ripetermi: è arcinoto al mondo intero come l’allievo di Beniamino Andreatta abbia avuto la faccia tosta di giurare , davanti ai Magistrati ( tipo Imposimato, per dire!) che furono alcuni “ spiriti” a scrivere su un piattino la parola “ Gradoli”, quando, durante una seduta spiritica, Prodi ed altri suoi amici avevano chiesto all’aldilà dove fosse tenuto Aldo Moro! Nessun Magistrato che abbia avuto la dignità di sbatterlo in galera, come avrebbe meritato!

Luigi Zanda, ora occhiuto moralista capogruppo al Senato del P.D.,ha il gran culo di nascere in Sardegna ed in una culla patrizia. Suo padre, tale Efisio Zanda Loy, era un uomo politicamente importantissimo come capo della polizia di Stato, specialmente nella dura e torbida stagione del terrorismo. Ovvio che Luigi facesse una carriera fulminante: uffici legali dell'Iri, consulente del ministero per la riforma della Pubblica amministrazione, presidente del Consorzio Venezia Nuova, presidente e amministratore delegato dell'Agenzia per il Giubileo per un quinquennio, presidente della Quadriennale di Roma e della Fondazione Palaexpo, consigliere d'amministrazione della Rai in quota Margherita. Il suo ingresso in politica è squallido perché Luigi Zanda si trova in Senato in quanto alle elezioni suppletive per il Senato del 23 giugno 2003 (convocate nel collegio di Frascati per la morte del senatore Severino Lavagnini) si presentò senza avversario, dato che la Casa delle libertà non raccolse firme sufficienti a candidare Francesco Aracri (An). Risultò quindi eletto col cento per cento dei suffragi, ma con la più bassa percentuale di partecipazione al voto dell'intera storia repubblicana: il 6,47%. Proprio di che andarne fiero! E non è tutto, perché ancora devo parlare dei suoi due capolavori: quello di segretario e portavoce di Francesco Cossiga ministro degli Interni e poi presidente del Consiglio. Figurarsi il minuetto fra questi due sardi. E quello di consigliere e poi di vicepresidente del Gruppo Espresso, quotidiano La Repubblica incluso. Zanda, come ho detto, fu prima il più stretto collaboratore di Cossiga e poi di Repubblica. Senza provare imbarazzo. E oggi è nel Pd, appena eletto capogruppo, carica che gli consente di dichiarare con tono politicamente minaccioso di essere pronto a votare l'ineleggibilità di Silvio Berlusconi, che poi è il suo benefattore politico per via di Aracri di cui sopra. Spero che sia chiaro a tutti che il proposito di minacciare l’ineleggibilità di Berlusconi riveli nella sua profonda meschinità la pochezza morale ed intellettuale di un arrogante e classico “ figlio di babbo” che, non avendo la capacità di liquidare politicamente un avversario ed essendo abituato a farsi strada grazie a “babbo ed alle sue conoscenze”, sogna - com'è nella tradizione della casa - il solito colpo alla nuca per Berlusconi.

Ecco, vista la sua contiguità d’azione e politica con Cossiga, io mi sono sempre chiesto ed ancora oggi mi chiedo come mai nessun Magistrato, nessun giornalista, nessuno abbia mai chiesto cosa avesse da dire l’On Luigi Zanda Loy sulla faccenda di Aldo Moro. Mi sono chiesto e mi chiedo come mai Luigi Zanda Loy, il furbetto sardo, non abbia mai voluto dire una sola parola di quel che dovrebbe sapere, o almeno immaginare, sulla vicenda più turpe e losca della storia repubblicana: l'azione di un commando militare a via Fani, la cattura, l'interrogatorio e la soppressione di Aldo Moro. Quella storia e quelle povere vittime non trovano pace. Ebbene, Cossiga sapeva benissimo quel che realmente accadde con l'affaire Moro e quel che fu fatto anche di inconfessabile e inconfessato per tentare di salvare la vita al leader democristiano o per agevolarne l’esecuzione. Si può dire, leggendo i verbali di una Commissione bicamerale d'inchiesta su Aldo Moro sulla quale fu calato il sipario della censura, che è dimostrato, per dichiarazione del procuratore generale di Budapest nel 2006 e di altri commissari, che molti uomini delle Br erano a libro paga e sotto comando militare del Kgb e della Stasi, inquadrati nell'organizzazione Separat del terrorista Carlos oggi all'ergastolo a Parigi. Ebbene, sconfitte militarmente le Brigate rosse italiane, Cossiga non fece altro che girare tutte le carceri italiane per concordare con alcuni detenuti una «verità storica» del tutto falsa, in grazia della quale fu imposto agli italiani di credere che i brigatisti erano un prodotto doc italiano. Tutti si lasciarono intimidire e nessuno ha il coraggio di dire perché fu ammazzato Moro. Voi direte, ma che diavolo c'entra Luigi Zanda Loy ? Ma come che c’entra! È stato ogni giorno con Cossiga nei giorni peggiori del periodo terrorista, ha visto quello che gli altri non hanno potuto vedere, ha sentito quello che nessun altro ha potuto ascoltare e l'unica cosa che ha da dire è: impediamo a Berlusconi di entrare in Parlamento? Glielo vogliamo dire, a questo figlio di babbo, che ha una faccia come il culo ?

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BERSANI, VELTRONI, SCESI FRA DI NOI PER EDUCARCI?

C’è una incredibile “ summa” delle enormi dosi di ipocrisia, di rancore, di invidia, di razzismo, di falsa etica, di oscurantismo intellettuale, di criminalizzazione dell’avversario , tutte perle del pensiero comunista, nella velenosa battuta di Bersani: «Renzi vuol fare il segretario? Per fare cosa, iscrivere Briatore e gente così?». Gente così, ha detto proprio così, gente così. Come se stesse parlando di qualche accattone, di qualche mentecatto, di qualche truffatore, di qualche delinquente. Io mi chiedo che razza di uomo sia questo Bersani che fa ancora l’arrogante quando dovrebbe andare a nascondersi dopo la figura da minchione rimediata con le elezioni di febbraio scorso. Forse crede di doverci educare, come facevano i “ Commissari politici” quando indottrinavano il popolo analfabeta nelle sezioni del PCI degli anni cinquanta. Perché il Signor Bersani non ci illustra quali cose abbia fatto negli ultimi cinquanta anni di vita politica italiana per l’Italia , a parte essere mantenuto coi soldi pubblici ed avere perso ignominiosamente e ridicolmente un’elezione politica che avrebbe vinto anche un cerebroleso. Che coppia di “immani statisti” il Bersani con Veltroni, altro eroe dei fregnacciari che gli credono, quello che ha detto , con una dose industriale di ipocrisia “ Stimo molto Renzi, ma quando va a pranzo con Briatore non lo seguo più “. Sono i soliti comunisti , quelli cresciuti nelle sezioni del PCI, coi “Commissari politici”, poi formati alla Scuola delle Frattocchie, che- come fece Togliatti e tutta la nomenclatura del PCI, in mancanza di idee e di progetti credibili con i quali vincere il confronto politico con gli avversari, preferiscono creare dei nemici da abbattere». De Gasperi, Cossiga, Craxi, Berlusconi, Briatore. Ora anche Renzi.

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ERT GRECA E RAI. SPULCIAMO LE CARTE

La Ert, non chiusa ma sospesa dal governo greco con la promessa di farne una emittente più piccola ed efficiente con un organico ridotto a 1.200 dipendenti, ha occupato finora 2.780 persone con una perdita costante di 300 milioni di euro l’anno. Il portavoce dell’esecutivo greco, Simos Kedikoglou, ex giornalista della stessa emittente, ha definito la televisione di stato greca “un’oasi di sprechi insopportabili, tanto più in un paese in crisi”. La Rai, nell’ultimo bilancio 2012, ha evidenziato un deficit di 200 milioni, che il direttore generale Luigi Gubitosi, nominato dal governo di Mario Monti, promette di portare al pareggio nel 2014, e all’utile nel 2015. Ma lo stesso Gubitosi non ha nascosto, nel Consiglio d’amministrazione del 9 aprile scorso, tutte le difficoltà nel raggiungimento di questi obiettivi, che subirebbero dunque il fallimento toccato a tutti i precedenti piani industriali di Viale Mazzini. I motivi: ai 200 milioni di rosso se ne aggiungono fin da ora 53 per un piano di prepensionamento che coinvolge 600 dipendenti. I quali, peraltro, sono 13.229, “dei quali” – osserva il documento – “quelli sotto i 30 anni (cioè anche a più basso costo del lavoro) sono meno di 50, mentre su 250 dipendenti appena 10 hanno meno di 40 anni”. In compenso la Rai vanta 43 direttori, il cui taglio a 28 (attraverso un accorpamento delle direzioni non con lo smaltimento fisico degli interessati) è saltato. Facendo un paragone con la Ert, il rapporto tra perdite e dipendenti è indubbiamente favorevole all’Italia, ma c’è da considerare che il canone è di 113,5 euro contro 51,6. Mentre il rapporto tra dipendenti e abitanti, cioè il massimo bacino potenziale di utenza, è addirittura migliore in Grecia: uno ogni 4.863 rispetto a uno ogni 4.459.

Quanto alla struttura delle due tv pubbliche, quella greca è più snella. Ert ha tre canali principali e altri due (Hd e News), oltre a 29 radio e una piattaforma web. La Rai ha tre reti generaliste, dodici canali tematici oltre alla immensa Tgr, la testata giornalistica regionale. Le testate radio sono dieci, più quelle regionali. Ma soprattutto Viale Mazzini ha sofferto, e soffre, di una perdita di fatturato pubblicitario che nel 2012 ha superato i 120 milioni su ricavi complessivi di meno di due miliardi: un problema che ha colpito anche Mediaset, dove però l’azienda ha varato da tempo un piano di austerity che alla Rai non si è visto. Il Biscione aveva perso anche più della rivale (287 milioni) ma nei primi tre mesi del 2013 è tornata in attivo grazie a una riduzione di costi preventivata prima in 250 milioni, poi in 302. Ora l’obiettivo è stato alzato a 450 milioni nel 2014. A Mediaset, dove i dipendenti sono 6 mila, sono stati tagliati i bonus e per le cariche di vertice anche gli emolumenti base. La Rai continua invece a usufruire di un contratto integrativo in aggiunta a quello giornalistico (l’ultimo è stato firmato il 7 febbraio scorso dopo un negoziato di un anno), gestito dal potentissimo sindacato Usigrai. L’integrativo non presenta né tagli, né piani di solidarietà come in tutte le redazioni italiane, né riduzioni particolari del costo del lavoro, che già nel 2011 aveva superato il miliardo di euro, aumentando a 1,027 milioni nel 2012: 77.630 euro a dipendente. Inferiore a Mediaset pro capite, ma triplo in rapporto al fatturato, proporzione che alla Rai tocca il 35 per cento. Neppure gli altri due principali concorrenti della Rai se la passano ovviamente bene: La7, l’altra tv generalista, è stata appena ceduta dalla Telecom a Urbano Cairo dopo avere accumulato perdite per 50 milioni.

Quanto a Sky, la televisione satellitare e monopolista di Rupert Murdoch fa i conti per la prima volta con un calo di abbonati – 51 mila su 4,78 milioni che ne rimangono – e di utile: in rosso di 11 milioni di dollari (7 milioni di euro) rispetto ai 40 milioni di dollari di attivo del 2011. Tuttavia rispetto a Sky, Mediaset e La7, la Rai presenta una singolare caratteristica: non aver varato nessun piano serio di austerity. Se a Mediaset si tagliano bonus e piccoli benefit – dai taxi alle mazzette di giornali – e La7 viene ceduta a un editore low cost come Cairo, mentre a Sky la News Corp di Murdoch ha messo in atto una strategia duplice di promozioni e tagli, nulla di tutto questo si riesce a scorgere dalle parti della Rai. Dove è passata in cavalleria perfino la vendita del palazzo di Viale Mazzini, peraltro non facilissima causa la presenza di amianto. Il risultato è una riduzione di investimenti che ha visto via via la Rai soccombere soprattutto nei diritti sportivi, e sempre a vantaggio di Sky: dal calcio alla Formula Uno alle Olimpiadi.

Del resto in nessun altro grande paese europeo c’è una televisione pubblica come la Rai (e come quella greca fino alla settimana scorsa): in Francia la privatizzazione di TF1 venne effettuata da Jacques Chirac e i canali di stato sono rimasti due, così come in Germania. Anche il mito inglese, la Bbc, ha due canali e dal 1990 deve vedersela con il Broadcasting Act promulgato nel 1990 da Margaret Thatcher; stessa situazione in Spagna dove la Tve è articolata su due reti che hanno un’audience di appena il 17 per cento.

Proprio sulla base di tutto questo, e ben prima della crisi, si era deciso in Italia di ridurre a due le reti pubbliche, e a due quelle terrestri Mediaset, spedendo sul satellite Rai3 e Rete4. Nulla si è mosso: ecco perché la chiusura di Ert è stata “un sussulto” per l’Italia. Che a quanto pare resterà tale. Altrove le televisioni pubbliche sono state riformate e riportate al loro giusto ruolo e dimensioni di mercato da governi forti, e ben prima della crisi. Da noi non ci si è riusciti né con il vincolo esterno né con il governo tecnico di Monti. Figuriamoci con le larghe intese: che proprio nella Rai hanno sempre trovato la massima larghezza, e la massima intesa.

Buone ragioni per chiudere la televisione e la radio di stato greca, l’Ellinikí Radiofonía Tileórasi (Ert), e riaprirla soltanto tra due mesi quando sarà completamente rinnovata e dunque meno onerosa per le finanze pubbliche, ce ne sono eccome. Sbagliano perciò quei colleghi giornalisti che in tutta Europa parlano di “oscuramento della democrazia”. Parola di Paschos Mandravelis, editorialista del quotidiano greco Kathimerini e fino al 2012 anche del Guardian. “Il governo ha fatto una scelta coraggiosa – dice il columnist di uno dei principali quotidiani greci, l’unico con una versione in inglese pubblicata in collaborazione con l’International Herald Tribune – Non c’era alternativa”. Ieri il governo ha parlato di una possibile parziale riapertura di Ert, e Mandravelis è consapevole di esprimersi controcorrente rispetto al coro di sdegno che ha accolto la decisione presa dall’esecutivo martedì scorso: “Controcorrente rispetto a una minoranza più rumorosa. In Grecia però c’è una maggioranza silenziosa che la pensa come me. Da quando la tassazione nel paese ha cominciato a salire vertiginosamente, infatti, l’opinione pubblica è più consapevole e scettica su come il gettito delle tasse viene gestito”.

Ecco, prendiamo il caso di Ert. Per l’editorialista di Kathimerini, la vicenda della “Rai” greca diventa incomprensibile se non si conosce la struttura pletorica della rete e l’opposizione dei suoi vertici a ogni precedente tentativo riformatore. “Ert aveva cinque canali televisivi e uno dedicato ai dibattiti parlamentari, sette stazioni radio ad Atene, tre nella seconda città del paese che è Salonicco, e 19 stazioni regionali. E da queste stazioni distaccate, circa l’80 per cento di quanto veniva trasmesso era solo una replica di quanto prodotto centralmente. In un paese in bancarotta fiscale, qualcosa andava cambiato, o no? Lo dico pur essendo sostenitore dell’idea che un servizio pubblico debba esistere a tutela dei cittadini. A condizione ovviamente che anche la qualità dei programmi sia garantita, mentre oggi Ert offre prodotti peggiori della Bbc inglese o della Rai italiana. La linea editoriale, per esempio, è sempre stata troppo filo governativa”. Al punto che qualcuno su Twitter fa ironia e dice che soltanto quando hanno visto minacciata la loro esistenza i giornalisti si sono messi a fare il loro mestiere. Insomma non ci sono soltanto i 2.700 dipendenti di Ert da conteggiare, le cui file peraltro si sono ingrossate anche con l’attuale esecutivo: “Oggi il canone annuale, pagato attraverso la bolletta dell’elettricità, è di 50 euro – continua Mandravelis – Ma con un milione e mezzo di disoccupati, è sbagliato pensare che il canone possa essere quanto meno dimezzato?”. Il commentatore di Kathimerini ricorda inoltre che “già nel 2011 il governo socialista di George Papandreou avviò una riforma che non è mai stata applicata per l’opposizione durissima di sindacati e partiti politici”. Allora Papandreou non chiese la luna, ma quanto meno di chiudere dieci delle 19 stazione regionali, far confluire nelle altre reti i canali ad hoc su cinema e sport, e infine interrompere le pubblicazioni della rivista di gossip “Radiotileorasi” edita sempre da Ert. A novembre il governo cadde e nel gennaio 2012 il consiglio d’amministrazione di Ert non solo annullò ogni decisione dell’esecutivo, ma si impegnò a “rafforzare” e “sviluppare” le sue produzioni. “L’ex presidente del Parlamento, il socialista Apostolos Kaklamanlis, arrivò a dire che più la crisi mordeva, più i cittadini avevano bisogno di canali televisivi”. Alla fine di questo mese, però, c’è la scadenza entro la quale la Troika – cioè Fondo monetario internazionale, Unione europea e Banca centrale europea – esige il licenziamento di 2.000 dipendenti pubblici in cambio degli aiuti internazionali. Da qui l’idea del governo di grande coalizione di chiudere temporaneamente Ert e ristrutturarla. “Visto l’operato dell’attuale esecutivo – dice con tono scettico Mandravelis – è difficile dire se ad agosto Ert saprà riaprire i battenti con un metodo di lavoro radicalmente nuovo. Certo, ora fanno sorridere quanti invocano le ‘necessarie riforme’ solo per scongiurare la chiusura. Dov’erano fino alla settimana scorsa?”. Poi una conclusione ironica: “Io sarei favorevole persino a istituire una ‘Nasa’ greca, sul modello dell’agenzia spaziale americana, ma se lo propongo pubblicamente sono tenuto a dire ai cittadini quante tasse in più gli chiederò in cambio”.

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CI SONO ALCUNE NOTIZIE CHE…..

Ci sono alcune notizie che scovi solo per caso, magari quando meno te lo aspetti. Così è successo al sottoscritto mentre discuteva della prossima seduta della Corte Costituzionale a proposito del legittimo impedimento per Berlusconi nel 2010. Il ragionamento è elementare , ma stenta a venir fuori. Dunque, la Consulta è formata da 15 membri. Oggi come oggi 11 di questi sono organici al centrosinistra e solo 4 al centrodestra. La Corte decide a maggioranza: bastano dunque otto voti a favore della tesi della Procura di Milano ( un evidente ossimoro: non è legittimo impedimento per un Presidente del Consiglio doversi tenere un Consiglio dei Ministri nello stesso giorno in cui vi è un’udienza a suo carico) . I Giudici di nomina presidenziale sono cinque. Ebbene attualmente sono in carica nella Corte ben sei Giudici costituzionali di elezione presidenziale: Gallo, Manzella, Cassese e Tesauro nominati da Ciampi e Cartabia e Grossi nominati da Giorgio Napolitano nel 2011. Facile il conto: senza i due nominati da Napolitano per il centrosinistra non sarebbe mai possibile raggiungere alla Consulta il numero di otto votanti favorevoli. Non credo alle casualità, ai casi fortuiti. Ho letto troppi libri di Imposimato, di Saviano, di Camilleri.

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Cannigione, lunedì 17 giugno 2013

Gaetano Immè



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