Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 9 giugno 2013

OSSERVANDO GLI ULTIMI AVVENIMENTI


Cosa credete che abbiano partorito due veri “scienziati “ come Renzi Matteo – detto il Pinocchio fiorentino – e il più famoso “ prenditore” ( prende ed arraffa da tutto e da tutti mai con le buone quanto con le cattive - vedi, ad esempio, Olivetti, Fiat, Banco Ambrosiano, Mediaset, ecc- parlo dell’ing. Carlo De Benedetti del quale si veda la storia personale prima di arricciare vezzosamente il nasino) dell’Italia repubblicana, nel salotto benpensante di Repubblica? Berlusconi cacca. E’ da una vita, anzi da due o tre vite, che sono mazziati, assatanati, falliti, invidiosi incapaci, ma suonano sempre lo stesso refrain, lo stesso motivo . Come tutti i poveri di spirito e d’intelletto non sopportano ciò che non riescono a dominare. Così fu per il PCI di Togliatti la DC di De Gasperi negli anni del centrismo; così fu il “ miracolo economico” italiano per il PCI di quel decennio, immobile come statua di sale davanti a quella epocale rivoluzione sociale ; così fu, sempre per il PCI, Aldo Moro , incomprensibile nel tentativo di legittimarlo come forza di governo e dunque ecco l’osceno Aldo Moro da fucilare; così fu, sempre per il PCI di Berlinguer, il periodo del PSI di Craxi, quando la sinistra comunista sproloquiava di una fantomatica e mai svelata “ terza via politica “ che di sicuro mirava a sopprimere la libera iniziativa (l’impresa capitalistica) ed il mercato mentre celebrava i fasti della società sovietica dipinta come la società “ dove era stato abolito lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo” , dove ancora “ era stata finalmente statizzata l’economia” ( e infatti s’è visto quale fosse questa fantomatica società russa!). Così nel ’94 , quando Berlusconi tolse al PCI di bocca la vittoria elettorale, diventando così ,per loro, il Cavaliere nero, l'anomalia delle anomalie. Ora c'è posto anche per Grillo, che rappresenta la loro disperata frustrazione numero due. Perché se Berlusconi ha rovinato loro la vita elettorale dal 1994 ( dopo che la Magistratura organica aveva loro sgombrato il campo dai temibili competitors politici per via inquisitoria giustizialista), nel 2013 Grillo li ha sbeffeggiati pubblicamente rifiutando quella loro tanto agognata alleanza per comandare finalmente sul Paese, per celebrare la loro vendetta. Sbeffeggiati, dileggiati, umiliati, sputazzati, derisi dall’universo mondo, fatti sparire – temporaneamente- i vari Bersani, Gotor, Fassina ecc, cioè i veri responsabili di un’ulteriore “ vittoria certa” ( prima delle elezioni) tramutata, tragicomicamente, in una “vergognosa disfatta ”, ecco che i comunisti di sempre hanno totalmente perso la bussola. Le loro tre regole della “ perfetta autocrazia”,i loro tre comandamenti :noi siamo la verità, ogni cambiamento va osteggiato con qualsiasi mezzo, chi non si adegua alle nostre volontà è un nemico da fucilare o da impiccare sulla pubblica piazza, sono diventati “ Il Vangelo secondo Repubblica”, quella comunità o setta della sinistra comunista che ha Carlo De Benedetti come padrone, Scalfari come guru ed Ezio Mauro come truculento buttafuori. È gente che parla in nome del popolo, ma che lo disprezza, che si sente superiore in nome di niente, una minoranza che pretende di imporre a tutti il proprio pensiero. Eccoli, sempre loro, i vecchi nuovi comunisti con i difetti di sempre.

Così prima Renzi - De Benedetti, oggi Scalfari, tutti su “Repubblica” sanciscono che il presidenzialismo non piace agli italiani. Anzi , Scalfari taglia corto e oracola: l’Italia non ha bisogno di un Re. Il “profeta “ riempie addirittura due noiose e prolisse paginate del giornale per dire sostanzialmente due cosette: la prima che Berlusconi ci vuole portare fuori dall’Euro; la seconda che il presidenzialismo o il semipresidenzialismo sono una iattura perché stravolgerebbero la Costituzione. Come al solito Scalfari , che pure dice che “ parla con Dio”, poi scrive invece delle semplici frasi di propaganda politica,robetta da misero“commissario politico” del PCI degli anni del dopo guerra. E mai ne spiega le motivazioni,perché dire che uscire dall’euro è una pazzia o che il presidenzialismo stravolgerebbe tutta la Costituzione , non sono “ spiegazioni”, ma sono dei “perentori ordini dogmatici impartiti ai cervelli benpensanti” . Così i suoi “ pifferai abbindolati”, che lo seguono ormai inebetiti sorbiranno la razione domenicale di “ sottomissione intellettuale e cognitiva” al Profeta fallito. Fallito, bugiardo e pure finto tonto su tutto.

Comincio dalla faccenda della Merkel. Ossessionato , com’è giusto che Scalfari sia – e con lui anche tutta la sinistra – dallo straordinario consenso politico che lo stramaledetto Berlusconi continua ad ottenere e che da venti anni gli consente se non proprio di vincere tutte le elezioni politiche quanto meno di vincere tutti i “dopo elezioni” ( come questa volta e come nel 2006 ), Scalfari “ poareto” non riesce a capire, non ostante se ne parli ormai dal 2002, che farsi ascoltare dalla Merkel sul tema dell’Euro non significa affatto “ volere uscire dall’Euro” ma semmai significa “ salvare l’Euro prima che si sfasci da solo”. A Repubblica sono così furiosi e fuori di testa a causa del successo del centrodestra ed a causa della loro disonorante disfatta che , con sommo sprezzo del ridicolo, oggi Repubblica mostra in prima pagina un titolone :” Letta: non comanda Berlusconi” che da solo fa capire come sia profonda ed ormai a livello incurabile l’ossessione della sinistra italiana contro Berlusconi. Sarebbe da chiedere a Letta “ Ah si? E chi comanda, allora ?” per pisciarsi addosso dalle risate davanti a qualunque risposta che non tenga conto della elementare verità data dai numeri: il coltello sta nelle mani di chi può togliere l’appoggio al Governo Letta, elementare Watson, elementare. Torno a bomba. Ovviamente non è assolutamente vero che Silvio Berlusconi abbia invitato ad uscire dall’Euro, ma ha solo invitato il Premier Letta a voler ridiscutere le regole di questa Europa. Molti autori e molti studiosi hanno da tempo sollevato il problema degli “ indubbi ed enormi vantaggi” che questo Euro ha prodotto a favore della Germania. Per rendersene conto bisogna tenere d’occhio la “ bilancia dei pagamenti” dei due Paesi, quella che ai tempi della liretta, premiava l’Italia . Bene, la bilancia dei pagamenti della Germania, dopo l’enorme sforzo dell’unificazione, era in rosso in maniera comprensibilmente spaventosa e sempre lo è stata, ma, guarda caso, solo fino al 2002, proprio la data di introduzione dell’Euro. Da allora la bilancia dei pagamenti tedesca ha iniziato a recuperare fino a raggiungere risultati positivi incredibili nel 2012. Il contrario è accaduto alla bilancia dei pagamenti del nostro Paese e di altri Paesi ( Grecia, Spagna, Portogallo, ecc). Che è partita da un saldo positivo per arrivare , al 2012, al rosso profondo. Non è dunque vero che l’Euro favorisce le nostre esportazioni – come ci hanno voluto far credere – ma esattamente il contrario. Ed è anche logico, perché un Paese ( la Germania) dove i Sindacati gestiscono le imprese e non le bloccano come da noi; dove non esiste una Legge paragonabile al nostro Statuto dei Lavoratori; dove non esiste , come da noi, una cultura profondamente anti impresa, era logico che la produzione di un bene venisse a costare meno di quanto non possa costare in un Paese, come il nostro, che invece paga miliardi di ore di lavoro perse per scioperi, che sopporta una fiscalità ben superiore a quella tedesca, che protegge e privilegia “ il posto di lavoro” e non “la produzione”. Così una volta che tutta l’Europa ha dovuto dismettere le singole divise nazionali ( e l’Italia non poteva più svalutare la lira per rendere un suo prodotto competitivo sul mercato), essendo i prezzi in Euro, era fatale che venisse avvantaggiata la più solida e forte economia produttiva, quella tedesca. Solo che l’andazzo sta letteralmente distruggendo, come un cancro, l’Italia, la sua produzione, le sue esportazioni, le sue aziende, la sua economia e sta avvantaggiando in maniera iniqua la Germania. L’Italia sta morendo, abbiamo disoccupati record, giovani disoccupati da primato mondiale ed ancora abbiamo timore a chiedere che l’Europa si sottragga a questo dominio tedesco? Sottrarsi al vassallaggio finanziario al quale ci hanno svenduto i vari Prodi, Napolitano, Monti, Ciampi, Draghi, etc, non è solo un atto di dignità ma anche la base per consentire all’attuale Euro di eliminare tutte le sue storture.

Quanto alla riforma Costituzionale, il Profeta ha il brutto vizio di fingere di dimenticarsi delle cose del passato recente. Così Scalfari non solo si rifugia nel catastrofismo senza spiegazioni, accennando a sconvolgimenti costituzionali inimmaginabili, ma addirittura dimentica tante di quelle Commissioni Bilaterali che negli anni hanno cercato di modernizzare la nostra Costituzione. Capisco che non ricordi la Commissione Bozzi degli anni ottanta, ma che Scalfari finga di non ricordare almeno la Commissione D’Alema ( siamo negli anni ’98 ) mi pare degno di una vigorosa terapia a base di assunzioni di dosi industriali di Memoril. Fu proprio il “partito di Repubblica” a suggerire a D’Alema, il Presidente comunista di quella Commissione, quei punti di riforma sui quali ( fine del bicameralismo, premierato, riduzione del numero dei deputati, Senato federale, riforma delle carriere magistrali, ecc) vi era un accordo anche con il centrodestra. Scalfari rammenti bene come andarono le cose: nel settembre del ’98 fu un ben noto Magistrato del Pool di Milano che, con un’intervista al Corriere della Sera, definì quell’accordo “ come frutto della società del ricatto”, tutto in perfetto stile mafioso, minaccioso e intimidatorio. Fu un cazzotto in bocca non solo a D’Alema, che se la fece addosso e fece saltare il tavolo di quell’ultima Bicamerale, ma anche del Premier pro tempore , Prodi, che dovette infatti lasciare Palazzo Chigi. La Magistratura , che aveva consentito al PCI di uscire impunito, sano e salvo, dallo scandalo delle tangenti socialiste, richiamava tutti i compagni all’obbedienza minacciando un chiaro ritiro di quel “ salvacondotto” a suo tempo loro concesso : niente cambiamenti se noi Magistrati non li vogliamo. Caro Scalfari, vista la sua veneranda età, non sarebbe più dignitoso che Lei non dicesse più bugie e non prendesse più in giro i suoi lettori? Ma di quale Re sta cianciando, ridicolo simulacro di oracolo, quando Lei stesso ha tanto decantato appena due anni fa , Re Giorgio ed il suo Governo Monti? Ora, d’improvviso, dopo averlo non solo accettato, il Re Giorgio, ma addirittura anche sostenuto e difeso e addirittura incensato, oggi, solo perché l’idea piace, com’è sempre piaciuta, anche alla sua “magnifica ossessione” ( alias Silvio Berlusconi ed il centrodestra ), ora quel Presidenzialismo così bene incarnato dal tanto decantato Re Giorgio Napolitano non va più bene? Ma mi faccia il piacere!!

La sentenza, peraltro ancora di primo grado, sulla morte del povero Stefano Cucchi, non va giù alla sinistra stile complottarda, quella che gode come una maiala davanti alla copula di un bel complotto stile vetero comunista, quella per capirci alla Gotor,per citare l’ultimo arrivato in ogni senso , alla Sofri, alla Imposimato, alla Saviano, ridicoli simulacri di “profeti dello scontato”, di “pseudo storici” che hanno scritto, fra le tante altre amenità, che Aldo Moro fu pedinato per giorni e giorni da uno studente sovietico e che poi fu ucciso dal KGB e non dalle Brigate Rosse ( e come mai non dagli amerikani di Kissinger o da qualche fascista?) o che Giovanni Leone era un corrotto, che fu Calabresi a buttare dalla finestra Pinelli , che fu Berlusconi a finanziare gli attentati mafiosi a Roma ed a Firenze, che furono i fascisti a mettere la bomba alla stazione di Bologna, che fu Leone Piccioni ad ammazzare Wilma Montesi, che fu Enzo Tortora a spacciare droga a gente dello spettacolo come Lelio Luttazzi, che fu Berlusconi a pagare tangenti alla Guardia di Finanza, che il PCI sopravviveva e si arricchiva solo vendendo le salamelle alle Feste dell’Unità, e via fregnacciando di bufala in bufala. Dicevano che le sentenze si devono rispettare, anzi, si devono applaudire, come fecero con il Pool di Milano negli anni 92/94 per Tangentopoli, come stanno facendo da venti anni, se le sentenze bastonano il Cavaliere. Se però non seguono i loro schemi, le loro suggestioni e i loro desiderata, allora è lecito non solo criticarle,le sentenze, ma addirittura farle a pezzi. Ci voleva il caso Cucchi per far saltare, con la dinamite dell'indignazione, la contiguità, fra la “cultura rossa” e la magistratura. Per far spuntare sulla prima pagina del Manifesto un titolo che è un atto d'accusa: «Ingiustizia è fatta». Peggio di una requisitoria. C'è un certo “favoliere delle Puglie”, quel Nichi Vendola che dopo dieci anni di dominio nelle Puglie raccoglie per il suo SEL la miseria di un due virgola qualcosa per cento,che scrive «Questa sentenza non fa giustizia, non individua le responsabilità, lascia ancora aperta la ricerca della verità». Ma quale bilanciamento dei poteri! Ma quale attesa delle motivazioni! No, un minuto dopo il verdetto che assolveva gli agenti accusati di aver pestato a sangue Stefano Cucchi, opinionisti e politici tuonavano già contro la corte d'assise di Roma. E sul banco degli imputati ci finiscono loro, i giudici di Cucchi, in un rovesciamento dei ruoli. Solo pochi giorni fa i giornali descrivevano con disgusto la rabbia di Berlusconi per le motivazioni del verdetto Unipol e per l'evolversi del processo a Ruby. Allora andava bene così perché le sentenze “ contro” Berlusconi vanno rispettate. Oggi non è più così, perché la sentenza su Cucchi va contro i voleri della sinistra. La loro schizofrenia giuridica e politica non conosce limiti, né di tempo né di ridicolo. Sappiano comunque che a noi ripugnano i Tribunali del Popolo, le Sante Inquisizioni papaline e quanti vi si accodano scodinzolando. Su Cucchi il Tribunale ha indagato, fatto inchieste, ricerche, fatto eseguire perizie e super perizie, interpellato i Ros, i Nas , la Scientifica, esaminati i DNA e quanto altro occorreva, ma quel Tribunale ha deciso così: assolvendo le tre guardie carcerarie dall’accusa di avere “ ammazzato di botte” il povero Stefano Cucchi. Prendo atto che, invece, il “ Tribunale del Popolo” ha deciso il contrario, che le tre guardie carcerarie sono colpevoli di avere ammazzato di botte Stefano Cucchi: ma non ne forniscono le prove, perché per un Tribunale del Popolo la prova del reato è un orpello inutile, basta la semplice accusa ed il convincimento dei “ giudici del Popolo” per i quali – ci siamo fatti vecchi con questo ritornello – qualunque questurino è sempre colpevole, a prescindere. Storia vecchia, come la nostra zoppicante Repubblica!

Abbiamo cinque milioni di disoccupati, tre giovani su quattro sono senza lavoro, il PIL è in caduta libera, siamo soffocati dalla burocrazia, abbiamo due mila miliardi di debito pubblico, ogni anno vanno in prescrizione duecentomila reati, il Mezzogiorno sopravvive per elemosina di Stato, le imprese chiudono a migliaia e davanti a questo sfacelo alcuni inguardabili parlamentari di prima fila del Pd, dal capogruppo Luigi Zanda Loy al sedicente storico Miguel Gotor ( sarà un caso, ma questo “ senatore” del PD - che era scomparso o forse opportunamente “fatto scomparire” per conclamata sua impresentabilità dopo la fine ridicola del suo ridicolissimo progetto di governo di Bersani con i grillini che ci ha ridicolizzato davanti a tutto il mondo e fatto perdere due mesi di tempo prezioso – come mi strazia l’anima accettare che questo buffo ceffo che incarna la quintessenza del peggior “ clientelismo” sia un Senatore della Repubblica italiana! – ricompare sulla scena non appena qualche deputato del M5S lascia quel partito forse per effetto di un inizio di un buying o scouting tanto agognati e sognati dal Gotor nel dopo elezioni! ) fino all'ex pm Felice Casson, non trovano di meglio che promuovere a razzo una conferenza stampa e di fatto riavviano la controinchiesta, genere giudiziario che dal '68 in poi ha avuto una certa fortuna presso il popolo dei fregnacciari. Ecco come si salva l’Italia, capito? Il popolo non ha pane? Che mangi i cornetti, cazzo! E non rompa i coglioni! Un copione già visto - dice niente la querelle infinita su Adriano Sofri? - e che verrà rinforzato con film, dibattiti, assemblee più o meno militanti, con qualche libercolo nella cui produzione questo puffo Gotor è molto svelto e bravo ( basti pensare che costui aveva persino scritto un libercolo, con quale sprezzo del ridicolo è facile immaginare, per divulgare quel capolavoro politico che aveva costruito addosso a Bersani!). E, chissà, pure un corteo sotto il Palazzo di giustizia della capitale. Magari, tanto per non interferire, alla vigilia del dibattimento d'appello. Sempre che la Magistratura lo consenta, però e che non s’incazzi sul serio. Come fece con la famosa Bicamerale di D’Alema, tanto per citare un esempio recente. Perché, per esempio, per l’Ilva, il garantismo della Costituzione non vale. Per quelli della sinistra il garantismo deve essere applicato solo ai loro amici. Fino ad oggi non c’è nemmeno una, che sia una, sentenza di un Tribunale che decreti gli effetti inquinanti del complesso industriale, che certifichi le colpe dei suoi proprietari e dei suoi manager. Non c’è nemmeno, se è per questo, una sentenza che dimostri la frode fiscale della famiglia Riva. So che porre queste domande e queste riserve sulla correttezza delle tesi accusatorie sarà scambiato per un sacrilegio, ma io, francamente, me ne frego altamente . Eppure sulla stampa nazionale Taranto viene descritta come fosse Chernobyl, i Riva come fossero una banda di criminali assassini e i dirigenti della fabbrica come fossero dei complici in disastro ambientale. Non sto esagerando, perché la fase delle indagini preliminari (che è quella in cui siamo) ha portato alla carcerazione preventiva, da un anno, tra gli altri, di Emilio Riva. I magistrati hanno sequestrato le aree a caldo dell’acciaieria. E, sempre in misura cautelare, hanno sequestrato anche un miliardo di suoi prodotti finiti. Una legge fatta dal governo Monti e che avrebbe permesso all’impresa di lavorare è stata bloccata dai magistrati di Taranto con un ricorso alla Corte costituzionale. Perso il ricorso, i magistrati otterranno più o meno lo stesso effetto grazie ad un sequestro mostruoso di 8,1 miliardi in capo all’azienda. In cui i capi reparto della fabbrica vengono accusati di complicità in reati ambientali. Inoltre , un’altra Procura, ha imputato ai medesimi Riva una frode fiscale di 1,2 miliardi. E’ una tesi d’accusa, sia chiaro, un’imputazione, ancora tutta da dimostrare davanti ad un giudice di primo grado. Nel frattempo, il governo,per tenere in piedi l’Ilva e per non mettere per la strada migliaia di dipendenti, ha dovuto commissariarla. Se ci pensate bene, non essendoci nessuna sentenza in merito, si tratta di un pericolosissimo precedente per chi non considera pregiudizialmente la proprietà privata come un furto. L’Ilva è in coma. Ma ciò che in Italia è morto è un minimo senso garantista verso persone e cose oggetto di una così invasiva attività giudiziaria. Per poi ritrovarci tra qualche anno a piangere sulla perdita di un settore industriale strategico e magari con sentenze definitive che ridimensioneranno colpe e pregiudizi.

Cannigione , domenica 9 Giugno 2013

Gaetano Immè

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