Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 30 luglio 2013

ITALIANI? BRAVA GENTE!

Guardate che oggi non è prevista la fine del mondo anche se la "grande stampa" italiana, al guinzaglio dei soliti poteri forti fattisi ricchi servendo il sistema consociativo italiano della Prima Repubblica, anche se la televisione di Stato ( si dice così, si legge in cirillico, come ai tempi di Stalin), anche se gli innumerevoli " intelletuali organici" a libro paga dei grandi editori, altre volte fattisi ricchi grazie alla malavita organizzata ed a qualche caimano di passaggio dai quali ,poi, vorrebbero prender le distanze, vi hanno preparato alla scadenza del 30 luglio 2013 come l'arrivo della data agognata. Ecco, italiani, brava gente, restate pure con questa vostra idea, oggi è il giorno dell'impiccagione, del sacrificio umano, dell'ultimo Golgota, dell'ultimo "tribunale da Santa Inquisizione" della vostrea storia , siate giulivi, panem et circenses e bevete e mangiate ed uccidete il vitello grasso! Ed anche voi, miserabili sedicenti quindici "membri" della così detta "Corte Costituzionale", iniziate pure la vostra ridicola funzione, il rito della vostra vestizione e di tutte quelle megastronzate che avete ereditato, siete peggio, molto peggio dei custodi della relgione e dei loro riti dogmatici. Giudici voi? Ma fatemi il piacere! Come osate dirvi giudici quando altro non siete che commissari politici al servizio dei vostri miserabili partiti che siete inviati al soglio supremo solo per eseguire le volontà dei vostri partiti non certo per dare retta al vostro animo. Solo un imbecille come Dante poteva dire che " fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza", infatti quell'imbecille è morto in esilio dalla sua terra. Orsù, state sereni, state calmi, eseguite pure gli ordini dei vostri partiti e che vinca la verità e cioè quello che torna utile alla sinistra visto che su quindici cialtroni undici replicanti provengono dagli uffici di quel partito politico. Ma quale Consulta! Ma quale Corte Costituzionale! Gioite, esultate, sia dato fuoco alle polveri, pane al popolo e sia festa fino all'alba, rigorosamente una notte bianca. Siete tutti lì, bava alla bocca, in attesa che il cadaevere venga esposto, per sbranarlo, per mangiarne gli avanzi, come iene, come condor. Così vi hanno ridotto e condotto la kultura di Stato, i giornali dei poteri forti, la televisione di Stato, il regime dittatoriale minocratico con il quale avete soffocato l'anima di questo Paese. Somigliate, con le vostre bramosie di vendetta senza che vi sia un'onta da lavare ma con il vostro odio viscerale , somigliate solo agli unni, barbari incivili che esultavano mentre scarnificavano i nemici. Poveri illusi, siete voi le prime vittime di questa tirannia, solo che non siete in grado di capirlo. Voi volete una legge che impedisca di dar dello stronzo ad uno stronzo perché è frocio, poi una legge che vieti il fumo in auto o nel mio cesso, poi arriveremo anche a vietare che in camera da letto uno legga un libro erotico, ma siete gli stessi che avete ammazzato Braibanti ma che avete perdonato Pasolini che pagava i ragazzotti per farsi dare nel culo e che poi li premiava con ricche prebende che solo lui poteva elargire. Non mi fate più schifo, ormai vi conosco, siete italiani come me, siete banche brava gente, mi fate pena non è l'Italia forse il Paese che ha osannato un Badoglio, che ha osannato la Santa Inquisizione papalina che perseguiva chi predicava libertà come Giordano Bruno, come quell' "anglo che tanta ala vi stese sgombrò primo le vie del firmamento", non è forse l'Italia il Paese dove gli avversari politici si impiccano invece che batterli col consenso del popolo ? Fate pure la vostra sceneggiata. In carcere? Al rogo? Al patibolo? Dal boia? Impalato come Mussolini,al manicomio come volevate fare con Cossiga o meglio forse farlo morire lentamente alla gogna pubblica? Vedete un po' voi, fatece vede quanto siete bravi. Tanto, anche se voi non lo capite, anche se i vostri mentori non ve lo hanno mai spiegato nè raccontato, anche se i vostri meschini Goebbels da operetta ve lo hanno sempre tenuto nascosto, bene sappiate che un uomo lo si può uccidere, lo si può impiccare, trucidare, sventrare, vilipendere: bravi, datevi da fare , urlate di bramosia per un pezzo di quella carne, pregustatene l'odore del sangue, finalmente il nemico è ridotto dove il vostro padrone ( i poteri forti italiani) lo hanno ridotto sguinzagliando la suia Gestapo, la Magistratura da operetta, fatta da funzionarietti politici. Fate delcorpo della vittima quel che volete. A noi basta la sua idea e le idee, cari meschinelli, non le potete arrestare nè segregare, nè uccidere. La storia del mondo lo insegna, i vostri indottrinatori non ve lo hanno mai detto. L'idea sopravvive all'uomo. E noi vinceremo ancora e sempre, anche senza un leader: l'abbiamo dimostrato sempre dal 1994 fino a febbraio scorso. Non siete capaci di vincere neanche quando correte da soli, com'è successo nel '94 perché siete degli incapaci e dei falliti. Solo con le falsità e le menzogne avete occupato il potere in Italia nel '96 e grazie a gentaglia come Di Pietro e come D'Ambrosio. Cannigione, martedì 30 luglio 2013 Gaetano Immè

domenica 21 luglio 2013

LIGRESTI STORY


Non stiamo assistendo all’ennesima replica del “ Il Marchese del Grillo”, ma alla fedele rappresentazione di come sia miserabile la società italiana di oggi. Parlare di sola ipocrisia mi pare non solo riduttivo ma addirittura marginale, qui dobbiamo parlare di gente che dopo aver gozzovigliato ed essersi fatti ricchi e potenti grazie all’amicizia di una famiglia , assiste zitta e mosca, all’arresto di tutta quella famiglia ( solita carcerazione preventiva per la quale la UE ci condanna) ( a proposito chissà per quale arcano motivo la galera preventiva non è stata disposta, per esempio, per lo scandalo di Penati o per quell’immenso bordello del Monte dei Paschi di Siena , già chissà perché?), disposta da una Magistratura che ha volutamente sorvolato sui passati comuni e condivisi gozzovigliamenti ma solo oggi si sveglia improvvisamente severa , ma solo con questa famiglia . Dopo tre anni, tutta la famiglia Ligresti viene arrestata (uno dei fratelli è all'estero),con accuse pesantissime. Si tratta, come troppo spesso avviene in Italia, di carcerazione preventiva, alla quale io sono contrario da sempre perché usata come arma di tortura dalla nostra esimia Magistratura. Ma non crediate che sia per questo che scrivo sui Ligresti, no!

Voglio parlare invece dei “poteri forti”, dei “principi”, degli “ottimati” di ieri e di oggi, dei “poteri forti”, nati nell’Italia degli anni cinquanta sulle ceneri di quelli di inizio secolo ed ai quali , per interessato clientelismo, per piaggesco servilismo, per vergognoso collateralismo, per servile e ben prezzolata “ organicità” con i propri interessi di potere sul Paese, i maggiori partiti d’allora, DC , PCI e PSI, consegnarono le chiavi di quella sorta di “capitalismo cencioso ed assistito “ che ha creato dapprima la borghesia industriale che ha contato in Italia ed oggi quella sorta di capitalismo straccione e miserabile che finge di contare in Italia. Facevano gruppo costoro, in Mediobanca, da Cuccia, da Agnelli, nelle Banche di interesse nazionale, stavano, come si dice “ culo e camicia”, uno sorreggeva l’altro per poi averne i benefici che Cuccia o a Piazzetta Cuccia venivano stabiliti. Ebbene Ligresti Salatore era uno di loro, accettato in quel “cenacolo” fin dagli anni cinquanta / sessanta. La borghesia milanese era certamente accanto a Ligresti, lo considerava ,come dice il detto inglese, “last but not the least”. Avete per caso notizia di uno di costoro? Che fine han fatto? Si sono disciolti o sono scomparsi, sono scappati all’estero, sono distratti, oppure sono semplicemente dei Giuda patentati?

La verità è che buona parte di Milano e d’Italia fa schifo e ribrezzo. Non sopporto che la finanza che fino a ieri ospitava i Ligresti nei propri consigli di amministrazione sia così ipocrita , falsa e protetta ( dall’amica Magistratura ) da non avere nemmeno il coraggio delle proprie frequentazioni e dei propri errori. E cos’è questo, signori cari, se non un comportamento mafioso e omertoso che lega fra di loro gli intoccabili , i “poteri forti” e la Magistratura col marchio reale dell’impunità perenne e totale? E questo, dominato da queste risme di banditi da valico, da coloro che creavano le liste di proscrizione , che davan di gomito sorridendo alle Brigate Rosse sperando di accaparrarsene la benevolenza, abitato da gente similare senza onore o dignità, sarebbe questo il Paese dove dovrebbero vivere i nostri figli e nipoti?

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STRONZATE ESTIVE

La Commissione Giustizia della Camera dei deputati ha approvato il testo della legge sull’omofobia e la transfobia. Il testo andrà all’esame dell’Aula dal 22 luglio. In previsione di tale importante passaggio parlamentare, i Giuristi per la Vita insieme a "La Nuova Bussola Quotidiana" ed a "Notizie Pro Vita", lanciano un appello per fermare questa iniziativa legislativa, che rischia seriamente di avere gravi ripercussioni sui diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla nostra Costituzione, tra cui il diritto alla libertà di pensiero (art.21) e alla libertà religiosa (art.19). Il provvedimento prevede l’estensione della legge Reale-Mancino - che già punisce gli atti di discriminazione basati sull’origine etnica, nazionalità e religione - anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere della vittima. Quindi se la legge verrà approvata cominceranno i processi alle opinioni ed alle idee e vi sarà una campagna di vera e propria caccia alle streghe.

Verranno perseguitati tutti coloro che scrivano o pubblichino considerazioni come quelle che sto stendendo ,verrà quindi perseguitata la libertà di espressione e la libertà religiosa. Le norme che si intendono approvare in Parlamento rispondono ad una mera prospettiva ideologica, del tutto inutile e superflua sul piano legale, godendo gli omosessuali degli strumenti giuridici previsti dal codice penale per i tutti i cittadini, contro qualunque forma di ingiusta discriminazione, di violenza, di offesa alla propria dignità personale. La proposta di legge sull’omofobia, pertanto, non merita di entrare nel nostro ordinamento di Paese di Diritto e laico. Opporvisi è un dovere per salvaguardare la nostra società e battersi quindi contro il rischio di una pericolosa deriva etica, contro il rischio di una perniciosa violazione della libertà di espressione del pensiero e del credo religioso, fondamento di tutte le libertà civili nel quadro costituzionale vigente.



SCUSE DOVEROSE ALLA DOTTORESSA CECILE KYENGE

Questo blog ed il suo titolare offrono le loro profonde scuse al Ministro Cecile Kyenge perché nello scorso numero aveva attribuito una lettera infame alla sua penna. Non è così. Mi cospargo doverosamente e civilmente il capo di cenere e porgo alla Signora Kyenge le mie scuse . Quella infamia non è opera sua , ma di altra persona.



E qui finiscono le scuse e cominciano gli sganassoni.

Siamo un Paese culturalmente tanto depravato ed indottrinato dalla scuola di Stato e dalla kultura di Stato che se un politico dà della scimmia a un ministro la levata di scudi è ancora più volgare, scialba, ipocrita ed insensata dell’offesa. Oh, ma non si può, ma che cosa terribile, che oscenità! E sai perché? Perché la ministro è una donna di colore. Questo è quanto. Un popolo di plagiati ,prigionieri di un falso bon ton ideologico e di maniera, credendo di proteggerci, abbiamo alzato muri che non ci preservano affatto nelle nostre singole peculiarità di esseri umani, ma ci separano gli uni dagl’altri in caste, clan, enclave, tipologie sociologiche quasi lombrosiane.

Se dipendesse da me rifiuterei ogni principio di tutela e protezione perché lo riterrei offensivo. Uguali e tutti diversi. Ecco cosa dovremmo essere, giudicati per le nostre azioni, per la qualità dei nostri sentimenti. Rispettati per quanto amiamo e per quanto siamo amati. E non c’è insulto che tenga e non c’è condizione altra, o meglio convenzione, che crei distinguo. Se sei stronzo lo sei e basta e non mi sta affatto bene di non poter dare dello stronzo ad un mio simile solo a causa del colore della sua pelle, a causa della sua religione o perché omosessuale . Non sono questi i motivi delle differenze e, soprattutto, non debbono esserlo. Per chi è libero, non è questo che conta.

Ma Roberto Calderoli, invece di incalzare la maggioranza sui temi di fondamentale rilevanza economica, i quali ai ceti produttivi del suo amato Nord interessano mille volte di più che l'aspetto esteriore della ministra Kyenge, non trova di meglio che sventolare il tema dell'intolleranza etnica con un linguaggio da trivio . Forse da questo si comprende il motivo per il quale la Lega Nord in pochissimi anni ha dilapidato gran parte del suo vasto consenso elettorale.

Mi rivolgo adesso ad un uomo, certamente un uomo d’onore, perché mi rivolgo direttamente al Procuratore Capo di Bergamo. Dunque costui ha sollecitamente aperto un fascicolo contro Roberto Calderoli. Va bene, benissimo. Ma quale fascicolo aprì la Magistratura sulla lettera di tale Dacia Valent, quella Deputata di Rifondazione comunista autrice della famosa lettera pubblicato il 1º ottobre 2008 di “ italiani di merda, italiani bastardi” che questo Blog ha pubblicato integralmente nell’ ultima sua edizione? E quale fascicolo o quale corale indignazione provocò Clio Napolitano e la sua frase “ sporca negra” strillato in faccia a Naomi Campbell quell’estate a Stromboli, dove tutti gli anni la coppia regale ed anche i principini con corte di amici passa parte dell’estate all’ombra del vulcano che continua a sputare pietre di fuoco. A La Sciara una stanza in alta stagione costa 280 se con vista mare. Indovinate chi paga?

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RIFLESSIONI SU RE GIORGIO I

Il problema non è Giorgio Napolitano che si comporta da “ottimato” , il vero problema dell’Italia è la situazione politica che costringe il Presidente della Repubblica ad intervenire in continuazione .Il problema è dato dall’instabilità endemica della politica nazionale : l’interrogativo più angosciante da porsi non è più se l’interventismo del Quirinale ha di fatto modificato in maniera la Costituzione formale ma quale disastro potrà mai avvenire il giorno in cui Giorgio Napolitano non fosse più in grado di svolgere la sua funzione.

Il paese, in sostanza, come ha dimostrato il caso Alfano, rischia di finire nel caos da un momento all’altro e per motivi anche futili e minimi. Il Capo dello Stato cerca di impedire che il governo privo di alternative vada in crisi facendo sprofondare in un baratro senza fine la società nazionale. Ma la sua azione, anomala ed al tempo stesso encomiabile, non può durare all’infinito. Per una serie di ragioni fin troppo comprensibili. Di qui la necessità sempre più inderogabile di rendere più stabile il quadro politico al di fuori dell’intervento di Napolitano o di creare le condizioni di un atterraggio morbido nel caso il governo dovesse precipitare e si dovesse aprire una crisi destinata a sfociare elezioni anticipate. Come dare , però, stabilità alla politica nazionale a prescindere dall’azione salvifica di Napolitano ? Le risposte non possono che essere due. La prima prevede una riforma della legge elettorale che elimini l’assurdità di un premio di maggioranza sproporzionato all’effettivo rapporto di forze tra i partiti. La seconda non può che prevedere l’avvio concreto della riforma presidenziale.

La seconda impone una pressione immediata sul Pd affinché il congresso che attualmente vilmente inciso sulla pelle del paese si tenga finalmente dentro il partito e nel minor tempo possibile. E’ fin troppo evidente ormai che l’instabilità politica dipende quasi esclusivamente dalle divisioni interne del Pd : diciamo che Napolitano, non certo dimentico di chi e come sia stato nel 2006 elevato al Colle, possiede , nei confronti del suo partito di provenienza, l’autorità e la carica intimidatoria necessaria per richiedere ad Epifani e compagni un atto di responsabilità simile a quello da tempo compiuto dal Pdl con la decisione di separare la sorte del governo del Paese da quella delle vicende giudiziarie di Berlusconi.



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A PROPOSITO DI KAZAKISTAN

Quella missione alla guida di oltre 200 imprenditori capitanati da Luca Cordero di Montezemolo, allora presidente di Confindustria, Romano Prodi la cominciò con una battuta delle sue: «Caldi rapporti con il Kazakistan. Anche perché l’Italia stia al caldo...». È il 7 ottobre 2007 e il Professore è da un anno e mezzo tornato a Palazzo Chigi. In programma c’è la visita ufficiale, la seconda dopo quella effettuata nel 1997 al tempo del suo primo governo, al presidente Nursultan Nazarbayev. Per la sinistra la crisi kazaka è un "affaire" che riguarda solo il centrodestra e Angelino Alfano. Memoria corta e bacata! A stringere le mani del presidente kazako Nursultan Nazarbayev c'era solo, Romano Prodi. "Mortadella" ad Astana è di casa. Come racconta Der Spigel lo scorso 13 marzo, Prodi addirittura lavora per il governo kazako. "Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. S’incontrano spesso ogni anno nella più recente occasione due settimane fa nella capitale kazaka Astana – e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre. Secondo la stampa britannica, l’ex primo ministro britannico Blair, pure lui advisor, riceve ogni anno compensi che possono arrivare a 9 milioni di euro (11,7 milioni di dollari)", racconta la testata tedesca. Insomma Prodi ama stare a casa Nazarbayev e soprattutto grazie a quello che ora viene indicato da tutti come un "dittatore", l'ex premier si riempie il portafoglio.

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AVVOCATI- GIUSTIZIA-CIVILTA’

L’Italia conta all’incirca duecentoventimila avvocati. 220.000! Molti? Pochi? La Francia, con più o meno gli stessi abitanti, ne ha quarantasettemila. 47.000! Quattro volte e mezza di meno. Dunque gli avvocati sono tanti perché abbiamo tanti litiganti, ricorrenti, imputati, oppure abbiamo troppe cause perché abbiamo troppi avvocati? La stessa categoria degli avvocati ha coniato il maccheronico "dum pendet, rendet". Tenere in piedi i processi dà pur sempre da mangiare. Ma è anche vero che la domanda di giustizia è così grande che l’offerta di avvocati tende a soddisfarla. I motivi del fenomeno sono almeno due. Il primo è che ogni controversia legale deve andare davanti a un magistrato. Il secondo è che tutto ciò che va davanti al magistrato esige l’avvocato.

Esiste anche un terzo, ovvio, motivo ed è la litigiosità, che dipende tanto dal carattere degl’Italiani quanto dalla farraginosità e dalla pletora delle leggi. Migliorare, semplificare, ridurre i procedimenti giudiziari costituisce un’impresa, perché le commissioni parlamentari sono composte, a preferenza, da avvocati e magistrati. È ottimistico aspettarsi che riformino la giustizia a loro danno. Centinaia di migliaia di cause si risolverebbero in una o due udienze se il giudice andasse sul posto ed ascoltasse direttamente le parti. Invece il magistrato, che è privo di auto di servizio, se ne sta rintanato in tribunale a leggere montagne di memorie, documenti, verbali, perché il processo, in barba alla sbandierata oralità, deve essere tutto nero su bianco. Il giudice, "peritus peritorum", vede con gli occhi dei consulenti legali, tecnici e no, che gli riferiscono con pile di carte. Un andazzo, questo, che procura il pane e il companatico a tanta gente, ma a discapito della giustizia.

Potrebbe essere eliminato con qualche semplice leggina e con poche direttive degli uffici giudiziari. Perché non si fa, essendo una riforma semplice ed efficace? Per quel fenomeno che Milton Friedman, premio Nobel, analizzò in un libro il cui titolo, “La tirannia dello status quo”, dice tutto. Essa è forte e difficile da spezzare perché protetta da ciò che è stato chiamato il triangolo di ferro: «A un vertice vi sono i diretti beneficiari di una legge; a un secondo vertice, le commissioni legislative e i loro componenti; al terzo, la burocrazia che amministra una legge. Queste tre potenti tirannie determinano lo status quo» (Milton & Rose Friedman, "La tirannia dello status quo", Milano, 1984, pag.44).

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MORI ED OBINU ASSOLTI “PERCHE IL FATTO NON COSTITUISCE REATO”.

Poche parole sul Generale Mario Mori e sulla sua assoluzione. Il Tribunale di Palermo, dopo che la Procura di Palermo lo aveva indagato- insieme all’ex Colonnello Mario Obinu – per i reati di “ favoreggiamento, concorso esterno in associazione mafiosa, e minaccia al corpo giudiziario” nel processo relativo alla “mancata cattura nel 1995 di Bernardo Provenzano, dopo bel cinque anni di dibattito giudiziario, il Tribunale di Palermo ha respinto le condanne a nove anni ( per Mori) ed a sei anni ( per Obinu) richieste dalla Pubblica accusa rappresentata dal P.M. Vittorio Teresi ( che ha sostituito il fuggitivo Antonio Ingroia) e dal P.M. Nino Di Matteo. La formula stessa della sentenza (“ riconoscendo semplicemente che il fatto non costituisce reato”)non consente dubbi: i pretesi favoreggiamenti, concorsi esterni ecc non esistono, non sono mai esistiti. Eppure c’è tanta gente che per questi cinque anni s’è dedicata a propalare menzogne , puttanate, infamie contro Mori ed Obinu, basati su menzogne . Esiste in Italia il gruppo dei “ sottoscrittori” professionali di liste di proscrizione, di Schindler list indegne di un Paese civile: sono coloro che della delazione e della diffamazione hanno fatto un mestiere ben remunerato. Come negli anni passati con il Commissario Luigi Calabresi, come con Giovanni Leone, ieri con Mori ed Obinu. Ecco una lista sintetica di questi merdaioli di professione:

Antonio Ingroia, Scarpinato Roberto, Caselli, Teresi, Messineo, Travaglio, Padellaro, Gomez, Bolzoni, Barbara Spinelli, Eugenio Scalfari, Ezio Mauro, Milella, Colombo Furio, Flores D’Arcais, Ruotolo, Santoro, Mentana, Gad Lerner, Vauro, Corrado Formigli,Veltroni, Nichi Vendola, Sonia Alfano, Leoluca Orlando Cascio, Crocetta, Antonio Di Pietro, Gerardo D’Ambrosio, Gianni Vattimo, Dario Fo, Roberta de Monticelli,Fiorella Mannoia, Moni Ovadia, Maurizio Landini, Franco Battiato.

Certo, si tratta ancora del primo grado, si tratta di aspettare le motivazioni, si tratta anche di avere pazienza e di aspettare la decisione definitiva. Spero di averne tempo e vita. Perché voglio vedere tutti questi ricchi merdaioli condannati per tutta la loro vita a pagare, come ancora sta facendo la Camilla Cederna con la famiglia Leone, per tutte le falsità e le menzogne che hanno propalato a chi ha dato loro retta. E sarebbe anche ora che il popolo credulone che ha prestato fede ai loro complotti di merda li rincorresse con i forconi in mano.

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Cannigione domenica 21 luglio 2013

Gaetano Immè

lunedì 15 luglio 2013

S.A.R. Re Giorgio I, il bastardo.

ITALIANI BASTARDI SMEMORATI GUIDATI DA UN REGNANTE BASTARDO ED IPOCRITA.

Questa non è una difesa, peraltro né richiesta né offerta, di Calderoli, del quale, francamente, me ne frego. Come, francamente, me ne strafrego di tutti voi ipocriti, allineati e coperti agli ordini di S.A.R. Questa è solo la cronaca dei fatti, la cronaca vera, quella che non trovate da nessuna altra parte. La prima a replicare alla volgare e squallida battuta di Calderoli è stata proprio la vittima che ha detto: “Le parole di Calderoli non le prendo come un’offesa personale, ma mi rattristano per l’immagine che diamo dell’Italia”. Giusto. Ma allora non posso non ricordate a quella massa di italiani “ indignati solo a comando” perché affetti da amnesia encefalitica acuta e cronica, che la Kyenge ha offeso più volte tutti gli italiani, dando loro dei “meticci”. E che dire poi, della vera e propria apologia di reato quando parla di clandestinità? Non mi risulta che nessuno, però, ne abbia richiesto le dimissioni. Domandina per i signori e le signore “ de sinistra”, per tutto lo staff del Quirinale, S.A.R. Re Giorgio I incluso: dare del nano, del pedofilo, del caimano, del delinquente abituale, ecc. a Berlusconi ( sulla base di pettegolezzi ) è forse una cosa nobile, visto che il Colle non se ne è mai indignato, mentre dare dell’orango alla Kyenge è diventato un reato? Il figlio di Re Umberto II ( ma sì, sto parlando di S.A.R. Re Giorgio Napolitano I ! ) fa trasparire tutta la sua “indignazione a comando” ed evidenzia tutta la sua preoccupazione per il clima di odio e imbarbarimento civile che ha dominato in questi ultimi due giorni la vita politica italiana. Italiani, brava gente, stateve accuorti che del vero imbarbarimento della vita sociale e politica italiana a S.A.R. Re Giorgio I “ gliene po’ fregà de meno!” Domandina “tera tera” : dov’era S.A.R.Re Giorgio I e soprattutto cosa disse S.A.R.,la Presidente della Camera e quello del Senato quando la stessa parlamentare “diversamente bianca” scrisse:

“Italiani di merda, Italiani bastardi” Voi noi riuscite nemmeno a immaginare quanto sia difficile per me scrivere, tentando di non ferire le vostre povere sensibilità di piccoli bianchi, totalmente ignoranti del loro passato di carnefici di neri, ebrei e musulmani. Non conoscete nulla di quello che avete nel vostro DNA storico, vi riempite la bocca di ebrei solo per salvarvi la coscienza, raccontando di come gente tipo Perlasca – un fascista di merda che dovrebbe morire mille volte solo per essere stato fascista ed aver sostenuto foss’anche per un solo minuto quel regime – ne ha salvato alcuni. Siete un popolo senza futuro perché siete un popolo senza memoria. Me ne fotto degli italiani brava gente. Anzi, mi correggo, me ne fotto degli italiani bianchi e cristiani, naturalmente brava gente. Non lo siete. Siete ignoranti, stupidi, pavidi, vigliacchi. Siete il peggio che la razza bianca abbia mai prodotto. Brutti come la fame, privi di capacità e di ingegno se non nel business della malavita organizzata e nella volontà delle vostre donne (studentesse, casalinghe, madri di famiglie) di prostituirsi e di prostituire le proprie figlie. Anche quando dimostrate un barlume di intelligenza, questa si perde nei rivoli del guadagno facile e del tirare a fregare chi sta peggio di voi. Nessuna delle vostre battaglie ha un senso per altri se prima non produce un tornaconto per voi stessi. Dalla politica alla religione, dal sociale alla cultura, siete delle nullità. Capaci di raccogliere firme e manifestare, salvo poi smentire con ogni vostro atto quotidiano quello che a grande voce dichiarate pubblicamente. Andate a marciare da soli, che marci siete e marci rimarrete e non vi voglio profumare. Non avete una classe media, siete una penosa e noiosa classe mediocre, incivile e selvaggia. I giornali più venduti sono quelli che trattano di gossip e i programmi televisivi più gettonati – al fine di vendere le proprie figlie come bestiame, come le vacche che sono destinate inevitabilmente a diventare, vista la vostra genia – sono i reality. Avete acclamato qualsiasi dittatore e sottoscritto qualsiasi strage, salvo poi dimenticarvene ed assurgere come vittime di un élite. Non avete un’élite, coglioni, fatevene una ragione: i vostri deputati e senatori sono delle merde tali e quali a voi, i vostri capitani d’azienda sono dei progetti andati a male dei centri di collocamento, ma che o avevano buoni rapporti famigliari o il culo l’hanno dato meglio di voi. Non solo quelli al governo (o che fanno capo all’area governativa), anche e soprattutto quelli che fanno capo all’opposizione. Da quelli oggi al governo non ci aspettiamo nulla se non quello che da anni ci danno: razzismo, esclusione, spedizioni punitive, insulti ed umiliazioni. Ma da quelli all’opposizione, quelli che si sono arricchiti con anni di Arci, Opere Nomadi, Sindacati Confederali, e sempre sulla nostra pelle, facendoci perdere diritti che ormai davamo per acquisiti, ci aspettiamo che si facciano da parte. Sono ormai troppi anni che deleghiamo le nostre lotte a persone che in teoria dovrebbero averle fatte proprie, dimenticandoci l’infima qualità dell’italiano pseudo bianco e pseudo cristiano: non vale un cazzo perché non ha valori che valgano. Un popolo di mafiosi, camorristi, ignoranti bastardi senza un futuro perché non lo meritano: che possano i loro figli morire nelle culle o non essere mai partoriti. Questo mondo non ha bisogno di schiavi dentro come lo siete voi, feccia umana, non ha bisogno di persone che si inginocchiano a dei che si chiamano potere e denaro e nemmeno di chi della solidarietà ha fatto business. Ha bisogno di altro, che voi non avete e quindi siete inutili. Dite che non è così? Ditelo ai Rom perseguitati in tutta Italia, ditelo ad Abdul, ditelo ai 6 di Castelvoturno, ditelo a Emmanuel, ditelo ai gay massacrati da solerti cristiani eterosessuali. Ditelo a mio fratello, bastardi. Ditelo alle decine di persone vere, non zecche e pulci come voi, che non denunciano perché sanno che se vanno dalla vostra polizia bastarda e assassina li umilieranno e magari li picchieranno di più e forse li uccideranno come l’Aldro [ammazzato come un cane perché pensavano fosse un extracomunitario], e se sono donne le violenteranno, e non avranno nessuno a cui rivolgersi per essere difesi. Ditelo a quelli che rinchiudete per mesi nei vostri campi di concentramento senza alcun genere di condanna, solo per gonfiare le casse di qualche associazione che finanzierà un qualche partito, generalmente di sinistra, ditelo a quelli che lavorano per i vostri partiti e sindacati da lustri senza avere un contratto ma in nero, ditelo a quelli che si sono fidati di voi per anni, ditelo a quelli che raccolgono l’ultimo respiro di quei maiali dei vostri vecchi, e a quelli che si sfilano dalle fighe delle nostre ragazze per infilarsi in quelle larghe e flaccide delle vostre donnacce, ditelo ai nostri ragazzi che vincono medaglie e che saranno il futuro di questo paese, ditecelo, figli di puttana. Ditelo col cappello in mano, e gli occhi bassi, cani bastardi. Ma sappiate che la risposta ve l’hanno già data a Castevolturno: Italiani bastardi, Italiani di merda. Io ci aggiungo bianchi, perché il discrimine è questo. Valete poco perché avete poco da dire e nulla da dare”.

Parole, musica, mano e testa del Ministro Kyenge. Sinistra e Colle, tutti silenti, a capo chino. S.A.R. Re Giorgio I era in tutt’altre faccende affaccendato, da perfetta testa di legno, quelle che fan sempre fracasso!!!! Ma andate a fanculo!!!!!!!!!!!


SIGNORA DELLE STELLE ? MA DE CHE!!!!!!!!

Uno degli esercizi quotidiani di masturbazione più in uso fra i neo moralisti papalini , fra i “democratici fuori” e “comunisti nel cervello” è quello di sbrodolarsi addosso fra di loro parole d’ordine e frasi fatte, senza consentire a nessuno di partecipare all’ autoerotismo masturbatorio di gruppo . Oggetto sessuale assolutamente incolpevole di tale giochetto erotico di società civile è l’astrofisica Margherita Hack, laticlavio in Senato, morta qualche giorno fa. Quando gli adoratori indottrinati si sbrodolano addosso sulle incommensurabili ed insuperabili capacità e meriti della defunta astrofisica, essi mugolano come fossero al culmine di un coito sessuale. Dato che ormai costoro la sera e la notte la dedicano a leggere Kant ed a far l’amore eterosessuale non ci pensano più dato che ora sono diventati sagrestani baciapile dei preti e del Papa Francesco, se ne vengono col cervello, per dire, su ordinazione , ma più che sperma, producono scemenze liquide. Sulla Hack, devo dire innanzi tutto, che credevo che i “comunisti duri e puri”, quelli leninisti fino ed oltre la vita , quelli che hanno sempre predicato contro Chiesa e Cristo non soggiacessero al fascino discreto di trasformare la povera astrofisica in una Madonna pellegrina da venerare con incenso a dosi industriali, processioni e sacrifici umani. Chi conosce veramente la Russia nata dalla rivoluzione di ottobre ai tempi degli eredi di Lenin e di Stalin, ha potuto constatare la tragica conseguenza di quella ideologia assassina , che annullò la mente e con essa la volontà di centinaia di milioni di uomini e di donne, costringendoli a vivere per settanta anni sotto una tirannia e nella desolazione più assolute e totali ed a morire di pene, stenti, fame. E invece così non è stato per la nostra astrofisica che, nata nel lontano 1922 da padre protestante e da madre cattolica, ha preferito vivere tra gli animali anziché tra le persone, nel perfetto rispetto delle sue idee leniniste e quindi strettamente legate all’ateismo. Ha studiato astrofisica, laureandosi nel 1945. Fino a quella data poco si sa di lei se non che ha da sempre coltivato le sue idee comuniste che non si sa quale collegamento potessero avere con le stelle, tanto da farle attribuire l’appellativo di “Signora delle stelle”. E perché mai? Quali grandiosi meriti astrofisici vanta la defunta Senatrice? Boh!!!!! Da “infimo anarcoide ”, come graziosamente sono stato bollato oggi da un principe del pensiero unico dominante, Eugenio Scalfari, su Repubblica , il “fondatore” più noto come” uomo delle bufale o come iettatore dal bacio mortale “ che come politologo ( praticamente non ne ha azzeccata una in vita sua in politica: era con De Mita, trombato. Era con Craxi finché lo ha fatto deputato, salvo poi tradirlo spudoratamente. Era contro Andreotti e contro la DC non di sinistra che invece ha governato dal 1948 fino al 1993, s’é schierato a favore di Di Pietro ed abbiamo visto che fine miserabile ha fatto costui, s’è schierato a favore di Ingroia, a favore di De Magistris, insomma un curriculum di bufalaro e pataccaro di primo grado) rispettoso come sono della scienza e degli scienziati ma che mai ho votato o voterò a sinistra , non mi pare che la Hack abbia lasciato una qualche traccia dei suoi studi, non mi risulta che la Senatrice abbia individuato conclusioni astrofisiche e astronomiche tali da farle attribuire un Premio Nobel che, peraltro, si regala a porci e cani. Certamente la Hack ha diretto a Trieste l’Istituto di Astronomia acquisendo meriti tali da farla nominare accademica dei Lincei, appartenenza che nel nostro Paese, siamo sinceri e seri, non si nega a nessuno a condizione che faccia pubblica e roboante ammissione e sottomissione alla rituale fede antifascista, a quella partigiana e comunista in particolare. Insomma, a condizione che si incarni una summa dell’ignoranza e dell’ipocrisia imperante in Italia. Per quali motivi , signori “ de sinistra”, dovrei accostare la defunta Hack ad un Guglielmo Marconi, ad un Enrico Fermi, tanto per citare solo due casi? E cosa mai c’entra ,pur ragionando per assurdo , l’eventuale rilevanza dei suoi studi stellari ed astrofisici con la sua incrollabile fede comunista e leninista? Non sarà assolutamente il contrario, visto che la Hack così colta,sensibile,intelligente come viene dipinta, non poteva certo non accorgersi come quell’ideologia fosse solo uno specchietto per le allodole che nascondeva tirannie crudeli, centinaia di milioni di morti , soppressioni di libertà civiche fondamentali? E come può una persona sensibile, colta e così intelligente vantarsi di professare quell’ideologia? Che la Margherita Hack fosse una “fondamentalista dell’ateismo”, prerogativa purtroppo diffusa nell’ambiente dei fisici italiani e non solo, già mi pare alquanto riduttivo della sua sensibilità ed intelligenza, dato che non coltivare, in uno scienziato, il beneficio del dubbio, denota non certo rispetto ed apertura mentale ma solo l’asservimento ad un credo dogmatico, può anche andare bene. Farne una Madonna pellegrina anche nel campo politico sarebbe come dare un premio Nobel a Francesco Totti. Una scemata, insomma.

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ABOLIAMO IL VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO CON UNA RIFORMA CHE FINALMENTE PREMI IL MERITO E NON LA PRESENZA

Il valore legale del titolo di studio? Una garanzia inconsistente Quando si parla di valore legale del titolo di studi si fa riferimento a quel particolare riconoscimento, sancito dalla legge, per cui il titolo di istruzione approvato da una accreditata istituzione scolastica o accademica produce determinati effetti giuridici. In linea teorica si tratta di una ufficiale certificazione che attesta le conoscenze e le competenze acquisite durante il corso degli studi, secondo canoni e direttive prestabiliti, come se il suo possesso sancisse automaticamente le capacità di un individuo in determinati ambiti. Sappiamo tutti che non è così: il titolo di studio, nonostante il suo valore legale, non si traduce in garanzia di alcunché. Basta pensare all'esperienza quotidiana di ognuno di noi: il titolo di studi rappresenta poco più che un "pezzo di carta", necessario per seguire una carriera studiorum, ma che dice poco o nulla riguardo le effettive nostre conoscenze ed è evidente che nella ricerca di un lavoro nel settore privato spesso non sia assolutamente preso in considerazione. L'abolizione del valore legale è il primo passo verso la realizzazione di un sistema più efficiente di accreditamento dei percorsi formativi, che certifichi la qualità effettiva dei titoli di studio. Si tratta di rimuovere un meccanismo che non rende conto con trasparenza della diversità dell'offerta formativa esistente e di sostituirlo con un altro, nazionale e pubblico, veramente affidabile, che metta al centro il merito e le capacità dell'individuo da un lato, ma anche il pregio e l'affidabilità di alcuni percorsi formativi. Radicali italiani si è fatto promotore di un appello, redatto da accademici e diffuso tra le università italiane, perché il Parlamento si occupi con le prossime riforme sulla scuola anche dell'abolizione di questo concetto anacronistico. I controlli e le norme non garantiscono che tutti laureati con un certo corso possiedano almeno un insieme minimo di competenze. Sarebbe finalmente il principio del merito a far emergere l'individuo e il principio di qualità a scremare gli atenei. Oggi il potere di conferire determinati titoli è assegnato a scuole, università sia pubbliche che private che per ottenerlo devono essere incaricate dalla legge o riconosciute dal Ministro, conformando il titolo offerto e l'ordinamento didattico a schemi definiti da leggi e regolamenti ministeriali. Riorganizzare il sistema di garanzia di qualità dell'istruzione significherebbe incaricare delle autorità terze ed indipendenti dall'ordinamento scolastico della certificazione e dell'accreditamento degli istituti scolastici, previa reale verifica della sussistenza dei requisiti necessari di competenza e professionalità. Contemporaneamente occorrerebbe sviluppare una politica accorta sulle borse di studio e/o i prestiti d'onore in modo da assicurare a tutti i capaci e i meritevoli, indipendentemente dal reddito, l’accesso ai livelli più alti di istruzione. In tal modo si incentiverebbero gli studenti a competere per essere ammessi alle scuole e alle università migliori e si incentiverebbero le istituzioni scolastiche, le università ed i professori che ne fanno parte, ad offrire servizi migliori e livelli di istruzione più alti. La rinuncia all’eguaglianza formale si tradurrebbe in una svolta sostanziale in meglio.

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Cannigione Lunedì 15 luglio 2013

Gaetano Immè

domenica 14 luglio 2013

FIAT,CORTE COSTITUZIONALE,COSTITUZIONE STATALISTA ED ILLIBERALE

La Fiat di oggi non è più quella che molti italiani ricordano. Nove anni fa era un’azienda con un orizzonte limitato, che guardava soltanto all’Europa. La presenza all’estero era circoscritta al Sudamerica, al solo Brasile. Oggi è invece un’impresa con una presenza ampia e diversificata sui mercati di tutto il mondo. Parallelamente il suo fatturato, che era nove anni fa di 27 miliardi di euro, nel 2012 è più che triplicato, arrivando a 84 miliardi di Euro. Nel 2004 i suoi dipendenti in tutto il mondo erano poco più di 100.000, oggi sono raddoppiati a 215.000. Nel 2004 la FIAT era un produttore di auto di dimensioni modeste, che vendeva circa 1 milione e 800 mila unità l’anno. Nel 2012, insieme a Chrysler, la FIAT vende più di 4,2 milioni auto ed è diventata il settimo costruttore mondiale per auto. Ma sopra tutto la Fiat di allora era un’azienda in profondo rosso, le cui perdite, a livello operativo, erano di oltre un miliardo di euro l’anno, tutte concentrate in Europa, perdite che per lunghi decenni venivano accollate allo Stato italiano quale prezzo delle smodate e scriteriate assunzioni clientelari pretese ed imposte dalla politica del tempo. Una volta troncato di netto questo “accordo e rapporto criminale” con la politica assistenzialistica della DC , del PCI e del PSI , la FIAT ha prodotto significativi profitti, nonostante le perdite collegate ai marchi Europei. Negli ultimi nove anni ha creato, partendo dalle ceneri di “quella FIAT” un gruppo automobilistico con un orizzonte globalizzato, ridandole il senso della sfida e della competizione sul mercato internazionale che , per quell’accordo criminale, si erano perduti , rafforzando, davanti alle difficoltà crescenti del mercato europeo, la presenza nell’America latina ed infine intraprendendo la straordinaria avventura con la Chrysler. I rischi che la FIAT si è assunti sono enormi, ma era l’unica strada per preservare il suo futuro. Mancando, in Italia, una stampa ed una informazione libera da padroni, per il cui esclusivo interesse si spacciano sfacciate mistificazioni e menzogne come fossero sacrosante verità , la Fiat è considerata ancora un’azienda italiana, che si trascina dietro tutti i pregiudizi di venti o più anni fa. Parliamoci chiaro! Pregiudizi sorti solo dopo il divorzio fra la FIAT assistita e la politica corrotta, perché “ prima” tutto andava ben, Madama la Marchesa! Pregiudizi sulla qualità dei prodotti, sull’ingerenza in politica, e quella di vivere ancora alle spalle dello stato, con soldi e aiuti pubblici. Ma se la Fiat si è trasformata ed è cresciuta nel mondo, è stato solo per porre fine a un isolamento che ne avrebbe certamente pregiudicato il futuro Se oggi ci fosse ancora la Fiat di quegli anni, la FIAT assistita di una volta, i suoi libri contabili e sociali starebbero già in tribunale da un bel pezzo! La Fiat sta facendo il possibile per contribuire a disegnare un nuovo futuro industriale per l’Italia. Perché, senza chiedere soldi o aiuti a nessuno , si è assunta , come da copione, tutto il rischio di investire, nel mondo e, in particolare, in Italia, in un momento così critico. Risulta forse che lo abbiano fatto anche altre industrie? La FAIT lo ha fatto a Pomigliano, trasferendovi la produzione della Panda dalla Polonia e creando uno stabilimento modello, a Grugliasco, rilevando un impianto che non produceva più nulla da sei anni e investendo oltre un miliardo di euro per rimetterlo a nuovo dove ora si producono auto di lusso destinate ai mercati di tutto il mondo, a Melfi – investendo un altro miliardo di euro – dove verrà prodotta la Fiat 500X e una vettura del marchio Jeep e da ieri lo fa anche in Abruzzo , in Sevel, per dare nuove prospettive anche a questo stabilimento. Trovo semplicemente schizofrenico e pazzesco dunque che alla FIAT venga, dall’Italia della conservazione e della restaurazione dei vecchi e mai esausti “poteri forti”, frapposta tutta una serie incredibili e ipocrite di difficoltà, che mettono a serio rischio ogni passo successivo. Parlo in modo particolare della pronuncia della Corte costituzionale, arrivata la scorsa settimana, che, sbalorditivamente ed irresponsabilmente , aggiunge elementi di incertezza e di grossolana inciviltà. Non conosco ancora le motivazioni della sentenza e le leggerò con attenzione. Mi limito, però, a osservare che con questa decisione la Consulta ha completamente ribaltato l’indirizzo che aveva espresso in numerose altre occasioni, sullo stesso tema, durante gli ultimi 17 anni ( dico la bellezza di diciassette anni!) nei quali è stato in vigore l’attuale stesura dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. La Fiat non ha fatto altro che applicare la legge, in modo rigoroso. La Fiom è stata esclusa dalla possibilità di nominare rappresentanti sindacali in base a quella legge. Una legge che dice chiaramente – e lo dice ed afferma, insieme alla Corte Costituzionale, dalla bellezza di diciassette anni, non da ieri - che i rappresentanti sindacali possono essere nominati solo dalle organizzazioni firmatarie del contratto e da quelle organizzazioni che ne accettano le condizioni. Si tratta di un principio giuridico di elementare civiltà, che viene riconosciuto in tutti i paesi civili del mondo: puoi beneficiare di un contratto se ti assumi le responsabilità presenti in quel contratto. Per raffigurare meglio la ridicola sceneggiata che avviene in Italia , voglio solo ricordare ai tanti smemorati di Collegno che la modifica dell’articolo 19 introdotta nel 1996 è stata voluta proprio ( roba da pazzi!) dalla Fiom, che appoggiò un referendum popolare promosso da Rifondazione comunista e dai Cobas. Pare che oggi, in Italia, nessun pensatore, nessun giornalista, nessun pennivendolo, nessuno scriba, nessun politico se lo ricordi più . Che miserabili! Tra tutti quelli che hanno commentato la sentenza della Consulta, non ho mai sentito dire da qualcuno che la Fiat ha applicato, con coerenza, una legge vigente, ma una legge che, adesso, però non fa più comodo alla Fiom ed alla CGIL. Così la grande stampa – i manipolatori dei cervelli e delle coscienze alla stessa e peggior stregua del nazista Goebbels – hanno avuto la sfrontatezza e la faccia di culo di mettere sotto accusa la vittima, cioè la FIAT, scrivendo strabilianti menzogne , dicendo che la FIAT avrebbe violato la Costituzione, mentre invece la FIAT ha solo rispettato una norma in vigore da 17 anni e voluta proprio da chi ora vorrebbe, per i suoi comodi, farla sparire dal quadro normativo. Insomma una sceneggiata da quarto e da quinto mondo, ridicola, umiliante, da schizofrenici. La Fiat ha sottoscritto un nuovo contratto di lavoro concordato con la maggior parte dei sindacati e approvato dalla stragrande maggioranza dei suoi dipendenti. Sappiamo per esperienza che quando si introduce un cambiamento non ci si può aspettare certo un consenso immediato ed unanime, è cosa normale. Ma non si fanno gli interessi dei lavoratori difendendo un sistema di relazioni industriali che non è in grado di garantire che gli accordi stipulati vengano effettivamente applicati. Condivido che i diritti di tutti, a prescindere dalla categoria sociale di appartenenza, costituiscano la base di una società civile. Ma in Italia è dal lontanissimo 1968 che parliamo sempre e solo di diritti più o meno fantomatici. Il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa, il diritto ai diritti acquisiti, il diritto di urlare e di sfilare, il diritto di pretendere i diritti senza mai parlare anche dei doveri. Se i diritti – ma non tutti - sono sacrosanti e vanno tutelati, non si può anche pretendere di vivere di soli diritti, perché così di diritti moriremo. In Italia si è vissuto in questo modo, di diritti urlati e pretesi, mai di obblighi, ben oltre le nostre possibilità, fin dal lontano 1980 ( quando entrò in vigore il SSN, creatore, insieme al sistema pensionistico più scellerato al mondo, del debito pubblico enorme che affossa i nostri figli e nipoti) , con una politica statalista ed assistenzialista , profusa a piene mani dai partiti statalisti ed assistenzialisti di quel tempo( come la DC dossettiana e fanfaniana, come il PSI e come il PCI ) per assicurarsi , quale corrispettivo, il consenso politico, il voto . Così da quei giorni l’Italia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, concentrata a redistribuire le ricchezze prodotte dai contribuenti , che diventavano sempre più scarse. Così, da decenni, l’Italia sta vivendo sulle spalle delle future generazioni, delle quali ha ipotecato la vita ed il futuro per mantenere quella redistribuzione clientelare. Non vedo altro modo per risalire la china, per invertire un ciclo economico avvitato su se stesso, che tornare a produrre ricchezza . L’unica strada per tornare a generare quella ricchezza che dà ossigeno al paese è non dico “ agevolare” ma quanto meno “ non ostacolare“, come ha fatto l’Italia da sempre, l’impresa in genere, seguendo una Costituzione apparentemente consenziente nei confronti dell’iniziativa privata ma sostanzialmente e fondamentalmente invece statalista , anticapitalistica ed illiberale nei fatti concreti ( vedansi, a solo titolo di breve ma esaustivo esempio, i recenti casi dell’ILVA, sull’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, gli innumerevoli fallimenti di imprese piccole e medie dovute al mancato pagamento da parte dello Stato dei suoi debiti verso costoro, l’esempio paradigmatico dell’Italia del no nel caso del termovalorizzatore di Acerra, oggi finalmente in funzione con ottimi risultati dopo dieci anni di sommosse “ no inceneritore”, ecc). Con quale senso di responsabilità, con quale arrogante, delittuoso disprezzo per il benessere del Paese possiamo sopportare che addirittura Presidenti di Camera e di Senato si impanchino pure col ditino alzato e ci vengano a dire che comportamenti violenti, di boicottaggio delle aziende debbano essere considerati “esercizio di diritti”. Non solo è infantile, irresponsabile, ma anche ridicolo, ma soprattutto non è giusto nei confronti di tutti quei lavoratori che stanno lottando per togliersi dalle secche della recessione. Un paese dove ogni certezza viene messa in dubbio, dove gli accordi si firmano ma poi si possono anche non rispettare, dove persino una norma di legge esistente da diciassette anni può venire abrogata dall’oggi al domani da una Corte compiacente ed altrettanto irresponsabile per compiacere ai violenti ed agli irresponsabili sognatori che seguono ancora fallite ideologie comuniste , dove la volontà di una maggioranza è sopraffatta da un’esigua minoranza,tutto questo è un caso tristemente unico al mondo ed è un deterrente per chiunque voglia venire a investire in Italia. Non possiamo pretendere l’assurdo, cioè che l’azienda, oltre al proprio connaturato “ rischio d’impresa”, si assuma anche il rischio di un sistema istituzionale che non riesce a garantire nemmeno la certezza delle proprie norme giuridiche. Perché questo non sarebbe più fare impresa, ma diventa giocare d’azzardo, come una roulette russa. Abbiamo dunque bisogno di poter contare su un quadro normativo chiaro e affidabile, di sapere che gli accordi vengono rispettati, che vengono riconosciute e tutelate la libertà di contrattazione e la libertà di fare impresa – come avviene nei paesi di normale democrazia. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Oggi ho incontrato, casualmente, su Facebook, un compagnuccio di scuola anni 50, della prima gioventù dunque,di nome Lucio che, tenero nella sua candida naturalezza, si rivolgeva ad Eugenio Scalfari, chiamandolo con servile deferenza “Presidente” ed invocando chiarezza sul PD. Ecco la mia risposta. Ciao Lucio, sono Gaetano Immè ed ho letto via Fcb ,per caso, il tuo sfogo. Ignoro di cosa sia Presidente Eugenio Scalfari, ma credevo che la risposta a quelle tue legittime domande le avessi già in te, nella tua storia e nella tua età. Quando mai, nella " storia vera" d'Italia il PCI ha governato il Paese o realizzato o concorso, almeno, a realizzare riforme che aiutassero il Paese? Mai, caro Lucio. Anzi, dopo il periodo centrista degasperiano, il PCI -come anche gli altri partiti - neanche si accorse degli immani problemi che il " miracolo economico" (54-67) aveva prodotto nel Paese (fame di case, di ospedali, di strade,ecc) tanto da trasformare poi il "68" in una miscela esplosiva che ha generato violenza, brigatismo, democrazia bloccata. E quale altro "progetto per il Paese", caro Lucio, ha tessuto poi , dopo il crollo della Prima Repubblica, il PDS, il DS, il PD ? Se la memoria è ancora buona è proprio dal 1993 che la sinistra si limita a criminalizzare l'avversario politico. L'esperienze governative agguantate senza elezioni, oppure di striscio con Prodi ( 1996,2006) oltre una riforma del titolo v della Costituzione che ha ingigantito il debito pubblico non credo abbiano prodotto altro di concreto, nell'attesa del solito ribaltone manettaro. Ecco perché sostengo che ancora per colpa della sinistra questo Paese andrà in disgrazia, perché la sua presenza ha bloccato, impedito, vietato il progresso dell'alternanza, di fatto quasi " costringendo" al governo la DC ed il PSI (nella prima repubblica) e creando dunque in quegli anni - non certo dopo - quella burocrazia inamovibile ed anche dominante che è l'origine e la spiegazione della corruzione endemica che ,come un tumore, ha ormai corroso il Paese. Inoltre devi anche renderti conto che a noi di centrodestra, a noi liberali e laici, a noi che vogliamo e che pretendiamo uno Stato moderno, uno stato meno invasivo e rapace ma giusto e protettivo con i nostri giovani( che invece sono cacciati via ed espropriati per due vite per pagare le pensioni d'oro e tutti i privilegi sparsi per cinquanta anni a piene mani per assicurare a quei partiti i voti ) a noi che votiamo e che voteremo sempre "contro" il PCI, " contro i di lui eredi, contro i mielosi dossettiani e fanfaniani, dello " stile" di vita del leader non interessa nulla. Perché? Perché noi abbiamo accettato senza batter ciglio due Presidenti del Consiglio froci conclamati, una serie interminabile di Presidenti della Repubblica che più che al Colle avrebbero dovuto essere rinchiusi nei musei dei residuati bellici, a noi solo Berlusconi ha parlato delle libertà personali, di quelle garantite dalla Costituzione che il centrosinistra sta erodendo con la scusa della sua incapacità ( vedi evasione fiscale, vedi intercettazioni, vedi fuga di notizia, vedi Miccoli,ecc). Ma non eravate voi i "mangiapreti" di una volta? E come mai oggi siete invece diventati dei " baciapile bigotti e moralisti" proprio come quelli che una volta disprezzavate. Caro Lucio, gli ideali se li possono permettere solo quelli che hanno i soldi per pagarseli, noi no. Perché da sempre, caro Lucio, tu, io, Silvana, ecc stiamo vivendo a spese dei nostri figli e nipoti. Abbiamo creato una Legge Mosca, un SSN(1978-80) da paura, un sistema pensionistico da sbellicarsi da ridere dove abbiamo e stiamo dando pensioni "retributive" a gente che ha lavorato solo 15 anni, a gente che non ha neanche compiuto 50 anni, a cinque milioni di invalidi, ecc. Insomma Lucio: la ricreazione è finita! Dobbiamo lavorare per pagare i debiti, non possiamo vivere a sbafo ancora. Un abbraccio fraterno. Gaetano Immè ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Cannigione, domenica 14 luglio 2013 Gaetano Immè

sabato 13 luglio 2013

Ridicoli e arroganti, come quell'Ufficiale austriaco nel film "La grande guerra"

Indimenticabile la scena madre del film “La Grande Guerra”, regista Mario Monicelli , quando il romano Oreste Jacovacci ( Alberto Sordi) e il milanese Giovanni Busacca ( Vittorio Gassman), accusati di spionaggio e minacciati di fucilazione, sopraffatti dalla paura ammettono di essere in possesso di informazioni cruciali sul contrattacco italiano sul Piave, e pur di salvarsi decidono di passarle al nemico. Ma la tracotante arroganza dell'ufficiale austriaco e il suo disprezzo verso gli italiani («...courage?! Fegato dicono... Quelli conoscono soltanto fegato alla veneziana con cipolla, e presto mangeremo anche noi quello.») ridà una forza incredibile ai due , resuscita la loro dignità portandoli a mantenere il segreto fino all'esecuzione capitale, insultando spavaldamente l’arrogante ufficiale austriaco («e allora... senti un po', visto che parli così, io non ti dico proprio un bel niente. Hai capito?! Faccia di merda!"») . Immediato, nel mio animo, l’accostamento di quell’ufficiale austriaco a quel branco di arroganti che vorrebbero farci credere che il vero problema dell’Italia sia Silvio Berlusconi. Il vero problema, egregi signori Zanda, Mucchetti, Casson, Vannino Chiti, Miguel Gotor, Maurizio Migliavacca, Giorgio Tonini e altri esponenti del Pd, puro estratto di percolato dei soliti poteri forti italiani che, mascherati da falsi difensori di una fantomatica democrazia ( basata però sull’ omicidio dell’avversario politico : Mussolini, Moro, Craxi ed ora Berlusconi che non siete mai riusciti a battere con il metodo democratico ), ambite a trasformare il Parlamento di uno Stato che seppure “fu “ di Diritto è tuttavia ancora “democratico” in un’accolita di assatanati banditi da valico, pronta a mettere bavaglio e schiavettoni a dieci milioni di cittadini italiani, autorizzando, con una vergognosa “ legge contra personam” , la fucilazione, rigorosamente alle spalle, del loro leader politico, il vero problema, cercate di capirlo cari rappresentanti dei poteri forti fatti ricchi sullo statalismo clientelare della Prima repubblica ed entrati “nel palazzo” per servile clientelismo e nepotismo, non è affatto la condanna o meno di Silvio Berlusconi nel ridicolo, medioevale, inquisitorio ed incivile processo Mediaset , il vero problema non è nemmeno, come voi sbagliando ritenete, quello della sua tardiva ineleggibilità o quello ridicolo della sua incompatibilità, che è un termine prettamente illiberale, comunista e classista, vagamente razzista, decisa peraltro da pezzi del Pd e dai grillini per meglio provocare la caduta del governo Letta. Il problema, ma difficile che voi lo capiate se ancora dopo venti anni vi ostinate nell’accanimento “ contra personam” per eliminare il popolo del centrodestra che dal 1994 è l’imprevisto ed insormontabile ostacolo che vi ricaccia nel vostro recinto di biliosi e rancorosi falsi moralisti da strapazzo, non è Silvio Berlusconi ma è il Pdl, la sua unità, la sua tenuta e la sua capacità di resistenza di fronte alla eventualità di una pubblica impiccagione del proprio leader storico e carismatico. Guardate che Berlusconi può anche subire la conferma da parte della Corte di Cassazione dell'assurda condanna comminatagli dai magistrati di Milano. E può anche incassare l'iniqua ma possibile decisione del Parlamento di considerarlo ineleggibile o incompatibile in ossequio a qualche sentenza definitiva o a qualche leggina contra personam. A noi, popolo del centrodestra, che abbiamo come stelle polari le libertà personali e il benessere del nostro Paese, è più che sufficiente che Berlusconi riesca a mantenere nervi saldi anche di fronte all'atto finale della persecuzione che subisce da vent'anni , che non si lasci cogliere dalla sconforto, dalla rabbia, dalla depressione, che non ripeta l'errore commesso a suo tempo da Bettino Craxi e che affronti, contrariamente ad Aldo Moro, a testa alta la sua fucilazione virtuale, guardando negli occhi i suoi assassini : a noi basta tutto ciò per credere fermamente che il centrodestra di Berlusconi possa ribaltare ancora una volta a proprio vantaggio questa incivile, barbarica, primordiale caccia al popolo di centrodestra ed a lui stesso. E siamo anche assolutamente pronti ad andare a nuove elezioni , quando si terranno, con la ragionevole speranza di far recuperare, ad un popolo di centrodestra ancora contraddistinto dal nome di Silvio Berlusconi – la vostra ossessione ormai ventennale, la causa della vostra schizofrenia acuta - l'intera fetta di elettori trasmigrati verso l'astensione o verso la protesta sterile di Beppe Grillo. State creando, incoscientemente, un Berlusconi in versione San Sebastiano, martirizzato dalla protervia e dall’arrogante prepotenza dei suoi avversari storici della sinistra politica e giudiziaria,che può tranquillamente puntare a vincere ancora una volta la partita elettorale. Con qualsiasi possa essere il sistema destinato a sostituire il Porcellum, non illudetevi! Le condanne, l'ineleggibilità, l’incompatibilità ed addirittura qualche misura cautelare non cambierebbero di una virgola la rabbia e la determinazione di noi elettori del centro destra. A noi, cari reggicoda di potenti arricchitisi personalmente ingigantendo il debito pubblico italiano e dunque alle nostre spalle, “nun ce frega un cazzo” se Berlusconi sia o meno presente in Parlamento, ci basta e ci avanza continuare a riconoscerci nel personaggio che per vent'anni ha dato corpo e speranza alle nostre richieste di cambiamento del Paese, al nostro insopprimibile desiderio di vera democrazia non più “ bloccata”, alle nostre richieste di maggiori libertà personali, politiche ed economiche. Non è forse vero che un Beppe Grillo, pur essendo ineleggibile e lontano dal Parlamento, è tuttavia il leader di un partito che ha raccolto più del 25 per cento dei voti degli italiani? Chi punta a liquidare per via giudiziaria Berlusconi compie, dunque, un errore clamoroso. Se il Cavaliere mantiene la calma , torna a vincere le elezioni politiche. Ma questa volta , cari signori, non saremo così buoni o fregnoni da fare ancora prigionieri . A brigante, brigante e mezzo. Ma l’altra condizione indispensabile perché il leader del Pdl non venga travolto da sentenze e prevaricazioni parlamentari, oltre ad essere la sua tenuta psicologica, è che il Pdl o Forza Italia mantenga la propria unità e non si dissolva, come è capitato in passato prima ad Aldo Moro ( fu la DC stessa che si divise sulla sua salvezza) che dopo a Bettino Craxi ( dietro di lui un PSI semplicemente ridicolo) , come neve al sole. Noi , popolo di centrodestra, non abbandoneremo mai Silvio Berlusconi, spero altrettanto facciano tutti i politici da lui beneficiati in questi ultimi venti anni, anche se qualche fondato dubbio lo abbiamo- basta vedere gli squallidi comportamenti di Fini, di Casini, di Tremonti, di Della Vedova, di Bocchino . Chi si illude di liquidare Berlusconi su un patibolo giudiziario sa bene che il Cavaliere, così come noi popolo di centrodestra che lo votiamo, rappresenta la classe di ferro, la classe tosta che non si arrende mai senza combattere. Solo la classe politica di centrodestra potrà farci perdere le elezioni prossime, dividendosi fra gli ex An -ormai impegnati nella rifondazione dell'antico Movimento Sociale Italiano- ed altre per ora imprevedibili torme di trasformisti e di cortigiani. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ La Costituzione (ancora in vigore) della nostra Repubblica stabilisce al quarto comma dell’articolo 13 che “è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”. Recita poi il terzo comma dell’articolo 27: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Sono stanco e stufo di ripetere che, davanti a condizioni di salute drammatiche di un detenuto, non si debba tener conto né del suo cognome, né del suo curriculum criminale, ma della sua dignità personale . Uno Stato civile, in altri termini, non deve sostituirsi al boia ( è lo stesso articolo 27 a sancire, del resto, la non ammissibilità della pena capitale) facendo letteralmente morire un detenuto nelle patrie galere sottoponendolo, per di più, a un regime carcerario eccezionale, denominato 41 bis. Invece, dal 2006, Bernardo Provenzano sta lentamente morendo isolato in carcere, a 80 anni, con una serie di patologie devastanti. Il suo legale, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, le elenca tutte ed è una drammatica sequela: encefalopatia vascolare cerebrale e Parkinson, recidiva di tumore retro vescicale (non trattata con alcuna terapia), sospetta metastasi alla coscia (è stata esclusa che la formazione visibile sia pus o sangue), residuo igroma alla testa dovuto all’intervento di svuotamento dell’ematoma subdurale (frontale, temporale e occipitale) provocato da una caduta, deficit cognitivo totale (proprio per incapacità la posizione di Provenzano è stata stralciata dal processo per la cosiddetta trattativa Stato - mafia) e ipertensione arteriosa. “Inoltre il detenuto Provenzano – ricorda ancora l’avvocato Di Gregorio – dopo l’intervento chirurgico al cervello, non può camminare né stare seduto. Sta a letto e devono girarlo. È costretto ad indossare un pannolone per doppia incontinenza e attualmente è ricoverato a Parma per un’infezione la cui causa non si é ancora scoperta” . Non si nutre da solo e non inghiotte altro che sostanze liquide”. Nel febbraio del 2011 appresi che, in modo “bipartisan”, il mondo politico commentò in modo inquietante la presunta incompatibilità del carcere duro con le complicate condizioni di salute del detenuto Provenzano: non se ne parla neppure, se proprio soffre dietro le sbarre Provenzano si penta, collabori e beneficerà di quanto già la legge prevede. Quasi a subordinare le cure alle quali ogni (si sottolinea, “ogni”) detenuto ha diritto a un pentimento, a una collaborazione da parte dello stesso. Una vergogna da quarto mondo perché ogni recluso deve essere curato e rispettato: anche se si chiama Provenzano. Ci sono tanti ricchi ed ormai opulenti esponenti dell'Antimafia militante che ad ogni comunicato stampa sulla salute di Provenzano smettono per un attimo di tracannare fluts di frizzantino ghiacciato per mostrarsi ai flash indignati al solo pensiero che gli avvocati di Provenzano formulino qualche istanza umanitaria e urlano che “quello deve morire al 41bis “ e buttate al mare anche la chiave ! E’ noto che gli attacchi di chi si etichetta “antimafia” possono impensierire solo i giustizialisti manettari medioevali, alla Di Pietro, alla Travaglio, alla Boccassini, all’Ingroia, ecc. Il popolo di centrodestra vuole solo rispettare la legge e dunque pretende che la legge sia applicata, anche a Provenzano. Lo Stato, del resto, può solo rispettare la sua Costituzione. La difesa di Bernardo Provenzano confida in una revoca del regime di 41bis e una sospensione della pena per le gravi condizioni di salute dell’anziano ex capo-mafia. Noi popolo di centrodestra abbiamo anche la speranza che ognuno di noi faccia il proprio lavoro nel rispetto della legge e non certo per seguire gli umori della folla. Di certo, in casi simili, il carcere duro non ha alcun senso se non quello di un accanimento incomprensibile da parte di uno Stato che rischia così di dimostrare tutta la propria vergognosa inciviltà. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ In tema di cambiamento politico, di cui un po’ tutti si sciacquano la bocca, chi sta fuori dai palazzi del potere tende a dare la responsabilità all'intera classe politica, auspicando una sua sostituzione in blocco. Così faceva la Lega Nord agli albori della sua crescita elettorale e così si propone il movimento fondato da Beppe Grillo. Tutti dichiarano a ripetizione che occorre mandare a casa almeno il 90% dei politici attuali. E al fondo l’idea, a mio avviso totalmente illusoria e gravida di nefaste conseguenze, è sempre la stessa: ritenere che attraverso un radicale ricambio delle cosiddette facce si possano risolvere i problemi alla radice. Ciò come se si trattasse di una questione di uomini e di relative capacità e non, invece , di sistema. Un sistema sempre più disfunzionale, basato su un eccesso di Stato, di spesa pubblica e di tassazione, che si è stratificato nel tempo e alla cui edificazione hanno contribuito un po’ tutti. Ma i parvenu della politica ritengono di avere buon gioco nel cercare di dimostrare che con una classe dirigente diversa, naturalmente reclutata rigorosamente fra le persone di gradimento dei segretari dei partiti , le cose andrebbero diversamente. Ritenendosi, a chiacchiere, retti e capaci, i “nuovi” di qualunque orientamento riuscirebbero senz’altro ad ottenere la classica quadratura del cerchio, mantenendo inalterato l’attuale perimetro dello Stato, ma migliorandone addirittura i servizi offerti ai cittadini all’interno di una pressione fiscale ridotta drasticamente. In altri termini, i tanti sedicenti paladini del bene comune in servizio attivo permanente, probabilmente con qualche ragione, pensano di lucrare molti consensi in più continuando a perpetuare la favola dei pasti gratis. Tuttavia, sebbene la demagogia a buon mercato risulti molto utile sul piano elettorale, evitando di spiegare al popolo come stanno effettivamente le cose, si contribuisce ad affossare ulteriormente il fondamentale senso della responsabilità individuale. In questo modo, cavalcando ogni aspettativa di intervento pubblico, si avvalora la cultura statalista e assistenzialista che ci ha portato sull’orlo del baratro. Almeno fino a quando il Paese reale non emulerà l’esperienza di altre nazioni, scendendo con i forconi in piazza per la disperazione. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Cannigione, sabato 13 luglio 2013 Gaetano Immè

mercoledì 10 luglio 2013

Corriere della Serva, ormai velina delle Procure ed altre amene stronzate italiche

La contesa per il controllo del Corriere della Sera , dopo il decesso di Rotelli – altro consistente azionista di RCS – è diventata una battaglia personale tra due soci contrapposti, Diego Della Valle (ormai quasi culo e camicia con il potente ed influente banchiere “ de sinistra” Prof. Giovanni Bazoli) e John Elkann della FIAT. Sono destinati allo scontro diretto perché s’intesteranno quote equivalenti della Rcs, società proprietaria del quotidiano. Al di là degli ultimi pettegolezzi delle scorse settimane, tra i disegni divergenti per il “Corriere con due padroni” ( appunto Della Valle e FIAT) s’interpongono i tre regolatori del mercato: la Consob (Autorità della Borsa), l’Agcom (comunicazioni), e l’Antitrust (concorrenza). Scrutano gli sviluppi degli interventi di Elkann, presidente Fiat, e di DDV, fondatore di Tod’s. DDV ha fatto molto rumore, ma ha messo mano alla saccoccia – cosa sempre difficile per un marchigiano – per salire “oltre” il 20 per cento di Rcs soltanto giovedì scorso, quando la Borsa era ancora aperta, con l’intento dichiarato di superare Fiat. Ma venerdì scorso, la FIAT senza perder tempo in annunci e reprimende , mentre DDV pontificava, ha “prenotato” e pagato il 20 per cento delle quote, rastrellando sul mercato i diritti ceduti da altri soci contrari alla ricapitalizzazione della sofferente compagnia editoriale. Fiat ha sborsato quasi 100 milioni di Euro per passare in RCS dal 10 al 20 per cento. Così il marchigiano è rimasto fregato e con un palmo di naso , come chi contava di acchiapparsi il bottino in palio ( maggioranza di RCS) con pochi soldi. Ma ora per battere la FIAT DDV dovrà spendere molto ma molto di più, visto che parte da una quota più bassa (8,8). L’imprenditore marchigiano avrebbe liquidità ben superiore ai 100 milioni: per rafforzarsi infatti ha rimpatriato i capitali tenuti in Lussemburgo nella finanziaria Dorint. Ora la Consob rileva che i vorticosi scambi sul titolo Rcs, che la trasparenza delle operazioni (ci sono stati colloqui informali), e soprattutto che la trasformazione dell’azionariato post aumento (sottoscritto per l’85 per cento) hanno praticamente azzerato quel patto di sindacato che controllava Rcs con le defezioni di alcuni pattisti e la diluizione di altri. Non v’è dubbio che avere due soci dominanti cambierebbe drasticamente gli equilibri. L’interrogativo è se si renderà o meno necessaria un’offerta di pubblico acquisto ( O P A ) dal momento che Fiat e DDV avrebbero quote maggioritarie e decisive. DDV vorrebbe una governance in stile public company (tutti alla pari, con il 10 per cento), Fiat invece preferisce conservare la forma del patto. L’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, azionista forte del 15 per cento, ha chiesto di convocare per la fine di luglio una riunione plenaria per definire il riassetto. Sullo sfondo, c’è l’intenzione della famiglia Agnelli di accorpare la Stampa (torinese) con il Corriere (milanese). L’operazione è sottoposta ai vincoli dell’Agcom e dell’Antitrust perché in odore di “concentrazione”: sia nell’editoria sia nella pubblicità, Fiat gestirebbe una grossa fetta del mercato. Da questi elementi si intuisce la regia di Intesa Sanpaolo, di Giovanni Bazoli. L’ottuagenario finanziere bresciano, pur di fermare lo “scivolamento” del Corriere verso Torino, ha trovato un alleato ( o un prestanome?) in DDV, garantendogli in cambio lo scioglimento del patto e la revisione del piano di ristrutturazione Rcs. Si prosegue sulla linea di Cuccia e di MedioBanca, il cui motto era : “Chi è nemico del mio nemico è mio amico”. Bazoli forse è andato fuori tema. Una sgradita fusione tra Stampa e Corriere l’ha indotto a ricompattarsi con DDV – socio rimasto ai confini di Rcs e che l’aveva definito ‘arzillo vecchietto’ – per contrastare le mire di Elkann e scongiurare una migrazione prossima ventura del Corriere presso qualche lido straniero. Così senza usare soldi suoi (Intesa non incrementerà la sua partecipazione, ndr) Bazoli conserva una certa influenza per mezzo di DDV. DDV da ieri ha anche un altro “sponsor”: Luigi Bisignani, il consulente che “sussurrava ai potenti”, ha detto di tifare per lui. Ora mi chiedo cosa voglia il marchigiano, che si rivolge addirittura a Giorgio Napolitano, al PdR: se non sbaglio stiamo argomentando della scalata legittima ad una società privata, cioè RCS. Il marchigiano crede che siamo tutti gonzi e perciò scrive : "E' mia ferma convinzione che in un Paese democratico la stampa debba essere indipendente e libera di esprimere le proprie opinioni senza vincoli o pressioni, e nel caso specifico del gruppo Rizzoli, bisogna evitare che chiunque tenti di prenderne il controllo per poterlo poi utilizzare come strumento di pressione". E bravo Della Valle! Si accorge solo oggi, dopo decenni e decenni passati a sguazzare nella proprietà del Corrierone, dopo che il Corrierone ha nominato e fatto cadere Governi, ridicolizzato la democrazia, pisciato ed osannato sulla Costituzione , il marchigiano solo oggi improvvisamente, da lacchè dei soci di RCS, pretende di trasformarsi in una specie di Zorro e di essere anche ascoltato e creduto. Ma mi faccia il piacere!!!! Per decenni s’è battuto per conquistare sempre maggior "controllo" di RCS per poi usarlo come strumento di pressione politica ed oggi pretende pure di fare il salvatore della patria. RCS è una società privata in cui i "gruppi" che debbono amministrarla si stanno battendo per il controllo insomma si sta delineando il suo Consiglio di Amministrazione con nuovi "attori" o "strategie". Tutto secondo la Legge, amico Della Valle . Quindi ci sarà una maggioranza e una minoranza. Adesso , solo adesso Della Valle, che oramai capisce di essere minoranza, si appella al Presidente della Repubblica? E con quale diritto il PdR dovrà fare opera di ingerenza verso il nuovo gruppo di maggioranza capitanato da Fiat ed in una società privata ? Non voglio pensare ad un vero e proprio “ richiamo della foresta”, ma non posso fare a meno di constatare che quando viene attaccato l’editore Berlusconi va tutto bene. Mediaset, Mondadori, Il Giornale e Libero possono sparire e il marchigiano neanche pensa alla libertà di stampa o di comunicazione. Quando invece un editore “ de sinistra” rischia di perdere il potere , allora apriti o cielo ! Il PdR deve subito intervenire per salvare l'amico sinistro che ha perso il comando ! Ma gli effetti del così detto “ appello” del marchigiano non si sono fatti attendere: solo due giorni dopo i “ padroni” (Fiat, DDV,Banche, ecc) tramutano il Corrierone nel solito gazzettino della Procura di Milano, come nel 1994, ai tempi dell’ineffabile efebico glabro grassoccio Paolo Mieli: ecco servita anche la Cassazione. Ovvio che quel gran paraculo del Capo della Magistratura finga di non vedere e di non sentire. L’Italia è rappresentata in tutto il mondo da un vecchio paraculo infingardo. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Ho qualche difficoltà nel conservare il profondo rispetto che , da laico convinto e rispettoso di ogni religione, nutro nei confronti di ogni tipo di eccesso di oscurantismo clericale. Che Papa Francesco sia vicino a chi soffre, mi pare un’ovvietà, non vedo come potrebbe essere altrimenti. Ma da questo a fare di Papa Francesco un paladino dei clandestini, è veramente un’indecenza da idioti. Le vergognose speculazioni su Papa Francesco, di infima cucina, di un Vendola, di una Boldrini o di una Nicolini mi fanno vomitare dal disgusto e dall’ipocrisia con le quali sono cucinate per gli stronzi che abboccano. Per chi come il sottoscritto e come tutti i “ liberali e laici rispettosi “ ha riposto nell'etica laica la speranza di un'umanità migliore, vede in tali schifosi comportamenti l’ennesima conferma che quell'uso della religione è un nemico dell’umanità e della civiltà. Sono proprio questi comportamenti alla Vendola, alla Boldrini ed alla Nicolini, appunto a farci prender sempre più consapevolezza e coscienza che purtroppo fede e religione sono spessissimo usate - da individui privi di scrupoli morali - come grimaldello per scassinare porte di bassissima cucina politica, porte che con quelle del cielo non dovrebbero avere nulla a che fare. Non seguo gli ammonimenti della religione cattolica, seguo quelli che l’animo mio mi detta in coscienza. Ma da un prete, da un uomo di religione e dunque da un Papa come il gesuita Francesco non potevo non aspettarmi, nella sua visita a Lampedusa, altro che un «Sono qui per pregare», come ha detto Francesco. E naturalmente che chi si butta in una disperata traversata di mare, senza altra forza che la disperazione, va aiutato. Come fai a non essere d’accordo con lui ? Ma è diverso il modo che mi detta l’animo di concepire e progettare quell'aiuto. Diverso da quelli che vorrebbero un'accoglienza senza se e senza ma, cioè senza porsi il problema delle conseguenze che riducono poi gli immigrati in accattoni, ladri e manovalanza di malavita organizzata. Diverso anche da coloro che teorizzano un'accoglienza temporanea in attesa di sistemazioni migliori e distinte a seconda dei bisogni. Diverso anche da coloro che vorrebbero fermare ogni possibilità di sbarco sulle nostre coste , per aiutare i bisognosi nei loro Paesi. Sicuramente diverso dai tromboni ipocriti come la Boldrini, come Vendola che solo qualche giorno fa avevano vomitato bile e veleno quando lo stesso Papa Francesco aveva osato ribadire che il matrimonio non si può fare fra due donne o fra due uomini, ma , come dicono la Bibbia e le Leggi del Signore, solo fra un uomo ed una donna. Di questi dogmi neanche mi curo, primo perché non me ne frega un cazzo, secondo perché nei temi etici non devo seguire nessun comandamento, né religioso né politico, ma solo la mia libera coscienza. Quindi che il gesuita Francesco dica quel che vuole sulle coppie di fatto, tanto neanche lo sento. Ma come rispetto le sue parole sulle coppie di fatto , pur fregandomene, nella stessa misura non sfrutto servilmente le sue prevedibili parole per appoggiare qualsivoglia tesi sui migranti. Il viaggio e le parole di Papa Francesco a Lampedusa non sono stati manifestazioni pro o contro la legge Bossi-Fini sull'emigrazione. Invece i mercanti che ben conosciamo e che hanno ignorato le frasi sul matrimonio, o se ne sono indignati , accusando Chiesa e Papa di oscurantismo, se non peggio, quegli stessi – Vendola, Boldrini e compagnia ipocrita e farisea - oggi, fanno i baciapile della Chiesa e di questo gesuitico Papa Caro Papa Francesco, se vuoi dal sottoscritto il rispetto della stima , allora sappi che è ignobile e ipocrita essere andato sugli scogli di Lampedusa, dove da decenni si soffre quell’accoglienza senza bisogno che un Papa gesuita lo ammonisca. Ci pensa da sola la coscienza dei lampedusani. Vediamo di che pasta sei fatto, Papa Francesco, se hai il fegato per uscire dal buonismo d’accatto e se hai palle ed onestà intellettuale per continuare questa tua "crociata" nelle sedi "politiche" competenti. Vai a parlare all'ONU , vai ad ammonire gli eurocrati di Bruxelles, al parlamento della UE, dove l'unico "credo" riconosciuto è che lo strazio dei profughi che cercano la vita sulle nostre spiagge è da considerare un problema unicamente italiano, tanto è vero che i profughi in fuga dal nostro territorio sono respinti e cinicamente rimandati a noi: Sarkozy e la Francia e la Spagna di Josè Zapatero ne sono stati un esempio. E poi, se hai le palle, caro Papa Francesco, se sei un gesuita positivo, fatti coraggio ed invece che farti strumentalizzare da un Vendola o da un’impresentabile Boldrini abbi il fegato di rampognare sopra tutto i ricchissimi petrolieri arabi, che non fanno nulla per aiutare nei loro paesi le moltitudini di quei poveri disgraziati che nella quasi totalità praticano la loro stessa religione. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Una bella manifestazione dell’italica ipocrisia l’ha impartita, pensate un po’, niente popo’ di meno che Giorgio Napolitano, il principe degli ipocriti. A tutti coloro che, accodati al Re Travicello, oggi santificano l’Expo milanese, dimenticando il veleno ed il fango, nonché la merda che per anni ed anni hanno gettato su Letizia Moratti e sul centrodestra del tempo. Il Presidente Napolitano, in occasione dell'incontro per lanciare l'Expo' di Milano 2015, sprona a " ritrovare la fiducia in noi stessi " e boccia le "tendenze pessimistiche e le diatribe domestiche". E' evidente che l'incitamento è rivolto agli italiani, mentre la bocciatura ai politici che si dividono in mille correnti a danno dei progetti. Caro Presidente, cosa debbono e possono fare di più gli italiani che già da decenni non fanno già? L'Italia continua ad andare avanti solo per l'abnegazione della Gente nonostante le mille difficoltà frapposte dai politici dei tutto inidonei a pensare al miglioramento socio-economico della Nazione ed a programmare il futuro delle prossime generazioni. Le imprese fanno miracoli per sopravvivere, lo Stato spreca ingenti risorse. Nella classifica della competitività siamo tra gli ultimi Paesi e tra i primi per corruzione, sprechi ed impedimenti burocratici. I primi due bruciano da 60 a 80 miliardi di euro l'anno ognuno. La burocrazia brucia 30 miliardi e cosa ancora più grave paralizza qualsiasi iniziativa imprenditoriale e lo stesso tentativo di cambiamento. Niente può superare lo sbarramento disposto dall'alta burocrazia, codici ,Costituzione. Data l'immensa selva di norme, le potenti lobby con i migliori avvocati paralizzano qualsiasi tentativo di riforme.I politici d'altra parte si guardano bene dal disturbare le grandi lobby basta pensare alla scomparsa del ministero della semplificazione che in Italia è da considerare propedeutico allo sviluppo. Da noi esiste una pletora di organi istituzionali tutti con potere di veto. Vicino Roma sarebbe dovuto sorgere un grande interporto ma dopo 15 anni di riunioni, autorizzazioni, pareri, conferenze di servizio, si è scoperto che in una piccolissima superficie crescevano fiori rari. Persi tanti anni di lavoro e buttate al vento le speranze di occupazione e di sviluppo. Caro e disistimato Presidente di fronte ad una così triste realtà è difficile spronare gli italiano ad avere più fiducia nel Paese. Ma perché è sempre “ colpa degli altri”, perché non comincia Lei a dare una bella scossa al Paese facendosi uscire da quella boccuccia a culo di gallina una bella , pubblica, inequivocabile e chiara condanna dei responsabili storici di questa stramaledetta crisi ( Lei compreso ovviamente)? ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Cannigione mercoledì 10 luglio 2013 Gaetano Immè

domenica 7 luglio 2013

Riflessioni varie ed amare.

Largo ai vecchi, altro che “ largo ai ggggiovani “! Vi ricordate il fu Ministro dell'Economia, Vincenzo Visco, quello – come diceva con sommo sprezzo del ridicolo un conoscente cerebroleso - che faceva crescere le entrate tributarie solo a nominarlo ( infatti s’è visto!) , bè il Ministro “ de sinistra”, progressista, quello che davanti diceva “ poveri giovani disoccupati!” e che dietro li frega , sempre lui, non molla la poltrona universitaria con gli annessi e connessi privilegi baronali. Ora dirà che senza di lui i discenti si sentiranno persi, che l’Università senza di lui non sarà mai più quella che è stata ( ricordiamolo però: la 164 su 200 università, secondo le statistiche della EU ! Un vero orgoglio!) , tirerà fuori tutto l’armamentario delle falsità ed ipocrisie che albergano negli animi sinistri. Dopo una vita passata a d andare a caccia di evasori e a tenere sempre al massimo la pressione fiscale, Visco è ritornato nel buen retiro della docenza universitaria alla Sapienza di Roma. Una bella poltrona per assicurarsi una succosa pensione. Ma è qui che arriva la sorpresa. Visco, di andare in pensione, non vuole saperne. Lasciare libero il suo posto per un “ gggiovane”? Manco per idea! Così risponde picche al rettore dell'ateneo della capitale che con una "garbata lettera" lo aveva invitato a farsi da parte andando in pensione. Niente da fare. Non molla. Rimasto con la sola poltrona dell’università, il 71enne si è visto recapitare, il 21 giugno scorso, una nota del rettore Luigi Frati, con cui gli veniva comunicato il “collocamento a riposo” a partire dal 1 luglio. Visco ha impugnato il provvedimento del rettore e davanti al Tar del Lazio e il giudice Franco Bianchi non ha perso tempo, sospendendo l’atto che mandava a casa l’economista. Il ricorso dovrà essere discusso il prossimo 17 luglio. Il ricorso verrà discusso sia con l'ateneo ma anche con il Ministero della ricerca e dell'Università guidato dalla sua collega Maria Chiara Carrozza. Insomma i giovani ricercatori della "Sapienza" possono pure cominciare a cercarsi un'altra occupazione, perché Visco non si sposta neanche a cannonate! Quando si dice “ predicare bene e razzolare da maiale!”.




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Impervio, faticoso, quasi inattuabile il cammino delle necessarie riforme nel nostro Paese. Bisogna aprire gli occhi sulle vicende delle riforme costituzionali, in particolare di quelle riferite al pianeta giustizia, all’emendamento presentato dal parlamentare Donato Bruno con il quale si chiede di inserire la materia tra i compiti da assegnare ai 40 saggi, almeno quella strettamente collegata all’ipotesi di nuova architettura costituzionale, con i relativi nuovi poteri che potrebbero essere definiti per il Presidente della Repubblica. Solo l’ aver accennato a un possibile cantiere giudiziario ha scatenato le risibili e ridicole ire funeste di gente come la Finocchiaro, come il Presidente del Senato Aldo Grasso e come tutti quei sinistronzi convinti che convenga continuare ad “allisciare il pelo” ai magistrati senza tener conto che la rottura degli equilibri tra i poteri (appalesatasi con le sentenze milanesi e con il pronunciamento della Consulta) apre scenari pericolosi e impensabili fino a poco tempo fa.

Che fosse la sinistra a tenere questo atteggiamento può considerarsi evento normale, visto il rapporto servile, di “culo a camicia” tenuto dai post comunisti in questi 20 anni con la parte politicizzata della Magistratura considerata “utilizzabile” come viatico contro i propri avversari, ma vista soprattutto l’assenza di reale senso dello Stato che ha permesso alla pancia di quel partito di prendere il sopravvento e di non far considerare gli accanimenti contro Berlusconi come ferite inferte alla nostra democrazia. La sinistra continua a commettere l’errore di pensare d’aver “ diritto divino” a non so quali cattedre ed a quali per distribuire patenti di presentabilità e di democraticità e sottovaluta, come sempre del resto, il pericolo di trovarsi poi con evoluzioni non controllabili. È lo stesso errore fatto con altre caste che dopo essere state allevate, coccolate e fatte crescere si sono trasformate in nemici spietati. Basta pensare alle Brigate Rosse e poi a Santoro, a Lerner, a Dario Fo , a Camilleri, ad Ingroia, a Di Pietro, ad Orlando Cascio , a De Magistris. Ma il vero problema sta nel fatto che le conseguenze non sono di sola pertinenza della sinistra, ma dell’intera collettività.

Che, quindi, la riforma della giustizia sia la riforma primaria doveva essere scontato, vuoi per evitare squilibri a favore del potere esecutivo, che l’introduzione del sistema presidenziale o semi che sia potrebbe determinare, ma anche per ripristinare quei pesi e quei contrappesi della separazione montesquieuniana messa in discussione dall’attuale rottura degli equilibri costituzionali avvenuta con la cancellazione delle guarentigie costituzionali dell’articolo 68 del 1995. Passi che la sinistra volesse continuare ad accarezzare ciò che può divenire una belva per la democrazia, vale a dire il dominio della magistratura, però, non si comprende nemmeno l’atteggiamento del Pdl che ha accettato l’imposizione dell’accantonamento del problema. I laici, sollevati dall’emendamento dell’on. Donato Bruno, sostenevano che gli accordi erano stati violati perché la giustizia non è argomento concordato e da mettere in discussione. Ed è ancora più grave che la reazione dei membri moderati presenti nel governo di “larghe intese” sia stata tutta protesa a giustificare l’emendamento come necessario per ‘raccordare’ la materia con le altre parti demandate alla riflessione dei 40 saggi e che, comunque, tutto sarebbe passato dalle Aule parlamentari. Non vi è in questo atteggiamento solo la preoccupazione che si possa determinare la fine dell’esperimento Letta, ma vi è anche la scomparsa totale della preoccupazione per le sorti della democrazia nel nostro Paese.

Il “mantenuto”, cioè Antonio Ingroia, ha subito gridato allo scandalo sostenendo che il Pdl vuole realizzare il programma della P2 di mettere sotto controllo politico la magistratura. Le consuete superfregnaccie che gli idioti ed i cerebrolesi italiani si bevono estasiati. E sulla sua scia si sono subito messi anche alcuni esponenti del Pd che hanno immediatamente reagito alla proposta del senatore Donato Bruno di rivedere i rapporti tra Capo dello Stato, Csm e Corte Costituzionale nel caso di una riforma costituzionale destinata ad introdurre l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, lanciando il consueto, tristo, ignobile, indifendibile, idiota slogan che la “magistratura non si tocca”.

Questa gente guarda il mondo alla rovescia. È la reazione degli Ingroia e dei suoi idioti imitatori del Pd ad un’iniziativa diretta propri all’esatto contrario. Cioè ad impedire che in caso di elezione diretta del Capo dello Stato il Consiglio Superiore della Magistratura e la Corte Costituzionale diventino di fatto subordinate e dipendenti da una Presidenza della Repubblica diventata espressione di un potere esecutivo infinitamente rafforzato rispetto a quello attuale. Potrebbe un Capo dello Stato eletto direttamente dal corpo elettorale assicurare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura svolgendo le funzioni di presidente effettivo del Consiglio Superiore della Magistratura e potendo decidere la composizione della Corte Costituzionale? Non capire queste cose è da deficienti. Se all’epoca del suo scontro con il Csm, l’allora Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, avesse avuto i poteri di un Capo dello Stato eletto direttamente dal popolo avrebbe fatto entrare i carabinieri a Palazzo dei Marescialli e arrestare i componenti dell’organo di autocontrollo della magistratura per attentato agli organi costituzionali.

Lo scandalo, allora, non è nell’ovvio tentativo di predisporre una riforma costituzionale organica e capace di realizzare nuovi pesi e contrappesi in grado di assicurare l’equilibrio dei poteri, ma nella dimostrazione lampante, addirittura sfacciata, che per una parte della sinistra, trasformatasi in un fronte di ottusa conservazione, l’obiettivo da perseguire non è quello delle riforme in grado di modernizzare e rendere più efficienti le istituzioni del Paese ma è quello di non toccare in alcun modo lo strapotere di cui gode la magistratura grazie all’insensatezza dei legislatori della Prima Repubblica, alla degenerazione corporativa di parte della categoria e all’interesse della sinistra di poter contare sull’uso politico della giustizia per eliminare i propri avversari ( Moro, Craxi, Berlusconi, Forlani, ecc) senza essere costretta a vincere le elezioni. Se questo è il vero scandalo, allora, si capisce come il lavoro dei saggi per le riforme avviato dal governo Letta e gli impegni assunti dal Pd in favore di una seria riforma istituzionale siano solo una gigantesca cortina fumogena tesa a nascondere il proposito di non toccare nulla.

Lo scopo? Perpetuare all’infinito (o, quanto meno, almeno finché riesca a reggere) quello squilibrio istituzionale ( do you remeber item 68?) che mette il potere esecutivo e legislativo alla mercé del potere giudiziario sostenuto dai gruppi egemoni dell’informazione e della cultura. Se così è le riforme diventano una truffa. E, soprattutto, diventa una truffa la cosiddetta pacificazione che dovrebbe essere perseguita e realizzata attraverso l’azione del governo di larghe intese. Smascherare le truffe diventa un dovere . E pretendere atti concreti che smentiscano il rischio di blocco conservatore diventa l’unico modo per tenere in piedi il governo e cercare di realizzare, malgrado tutto, la pacificazione.

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La vicenda dell’abolizione delle province bocciata dalla Corte Costituzionale dimostra in maniera incontestabile che la riforma della Costituzione è la madre di tutte le riforme. Se si vuole mettere mano ad un qualsiasi provvedimento destinato ad apportare un qualsiasi cambiamento alla struttura complessiva dello stato burocratico-assistenziale costruito nel secondo dopoguerra sulla struttura dello stato centralistico e autoritario sabaudo e fascista , non c’è altra strada che quella della riforma integrale della Carta Costituzionale. Quando il governo Monti ha varato il decreto di abolizione delle province non c’era persona dotata di semplice buon senso a non capire che le ragioni di “straordinaria necessità e urgenza” tirate in ballo dal Professore per il taglio delle autonomie ritenute inutile e sovrabbondanti sarebbero andate a sbattere contro i ricorsi degli interessati a non essere eliminati e la conseguente decisione della Corte Costituzionale. Non è forse la Costituzione a prevedere le province? E come si fa a eliminare un pezzo di Costituzione se non si modifica la Costituzione stessa ? All’epoca del decreto Monti questa considerazione assolutamente scontata e banale è stata seppellita e nascosta sotto il tappeto dell’ipocrisia e dell’austerità demagogica.

L’Europa chiedeva tagli, i media pretendevano tagli, il popolo sollecitava tagli . E il governo, il Parlamento, lo stesso Quirinale dove al governo precedente non si faceva passare neppure l’ombra di una possibile ed eventuale forzatura costituzionale, hanno dato i tagli. Fatti per decreto. Non per essere applicati immediatamente visto che nel frattempo le province sono cadute nel limbo dell’eliminazione virtuale priva di qualsiasi riscontro con la realtà. E, soprattutto, fatti per essere sconfessati e bocciati, quando la pressione dell’Europa, dei media e del popolo fosse passata, da una Corte Costituzionale obbligata a far rispettare la regola che senza modifiche costituzionali non si può cambiare ciò che è fissato nella Costituzione. La morale di questa vicenda, dunque, non è che la colpa della mancata riduzione degli sprechi ricade sui componenti della Consulta incapaci di mettersi in sincrono con la vita democratica e con i problemi del Paese e sempre pronti a difendere i privilegi della casta politica.

Questa non è solo una sciocchezza colossale ma una vera e propria operazione di mistificazione diretta a nascondere la morale vera della faccenda. Cioè che se non si mette mano alla Costituzione attraverso le procedure previste dalla Costituzione stessa, nessuna riforma sarà mai possibile. Le campagne demagogiche che in nome della lotta alla casta politica portano avanti misure irrealizzabili diventano, quindi, la semplice copertura della volontà strenua del blocco conservatore di non compiere alcuna riforma e di lasciare del tutto immutato la maschera costituzionale sotto cui sono proliferati tutti i privilegi e tutte le escrescenze che appesantiscono in maniera ormai insopportabile la struttura dello Stato. Un reale e concreto percorso riformatore passa attraverso l’abolizione di questo maschera ormai diventata lo strumento di difesa di chi punta a non cambiare nulla. La Consulta, che pure è strumento dove i conservatori sono maggioranza, è un falso bersaglio. Le riforme si potranno fare solo a condizione di sputtanare quanti usano la Costituzione e la adorano ma solo per difendere i propri interessi e conservare i propri privilegi!

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Talebanes ad portas! Talebani di casa nostra. Sono di sinistra, nascono nei “salotti buoni” dove facoltosi ed arricchiti pervenues si divertono ad organizzare “rivoluzioni” epocali e sognano le masse popolari scendere in piazza sventolando minacciose i kalashnikov fabbricati nell’ex Unione Sovietica e i proletari in divisa affrontare la folla armati di manette e di fucili antisommossa prodotti negli Stati Uniti. Studiano nelle università per soli ricchi e nelle lussuose madrasse del potere, discutono di politica nei cenacoli esclusivi. Vivono, sopra tutto, da mantenuti pubblici. Come tanti papponi.Fumano con voluttà, sniffano purissima cocaina in cialde farmaceutiche fabbricate solo per loro, frequentano unicamente la jet society. Vivono protetti da guardie del corpo e da agenti di scorta pagate da noi coglioni, si circondano di maggiordomi e di servitù, sempre pronta a farsi sodomizzare da loro per goderne qualche benevolenza. Considerano il popolo una moltitudine sgradevole e maleodorante, da evitare e da dominare. Sono e si sentono intoccabili, al di sopra e al di fuori della legge. Sono convinti di appartenere a una casta superiore, depositaria per diritto assoluto della verità, della cultura, del giudizio e del pregiudizio morale. Distribuiscono patenti di presentabilità, di eticità, di democraticità dall’alto di inesistenti cattedre , concedono ruoli di potere, promuovono i loro pupilli e servetti nei consigli di amministrazione e nelle direzioni generali, garantiscono splendide carriere ai servi fedeli e agli utili idioti. Quando si annoiano cercano lo svago nelle trame politiche, nei complotti organizzati per signoreggiare sul Paese con torbide congiure e con nuove formule socio-politiche inventate da loro. Trovano il godimento nell’odio invece che nel fare l’amore. Amano seminare violenze e, inventare complotti, creare contrasti. Amano sopra tutto diffondere calunnie e diffamazioni. Parteggiano per Caino e fingono di difendere Abele. Sono veri e propri Talebani. Sono i talebani italiani. In questo periodo di crisi si sono scatenati. Si sono alleati con i giustizialisti più accesi, con gli statalisti più accaniti, con i moralisti più ipocriti per tramutare la Repubblica fondata sulle libertà democratiche in un regime oligarchico e poliziesco. Una Repubblica talebana. Un’atmosfera sempre più pesante, una cappa grigia e opprimente, una cupa minaccia incombe sui cittadini e sulle dolci terre d’Italia. Intimidazioni e avvertimenti, in un crescendo inarrestabile, annunciano che, nel nostro Paese, gli inviolabili diritti della persona non sono più garantiti e tutelati. Gruppi di potere con grandi disponibilità economiche e mediatiche stanno approfittando della debolezza del sistema politico e delle istituzioni per imporre un regime di oligarchie stataliste fuori da ogni controllo e da ogni regola democratica. Consorterie ben organizzate e ramificate si stanno impossessando dei gangli vitali dello Stato senza trovare alcuna opposizione, nel totale silenzio del mondo politico, culturale e civile.

Bande ben collegate tra loro utilizzano poteri e ordini dello Stato per distruggere gli avversari, per impadronirsi di beni pubblici e privati, per espropriare i cittadini del denaro e delle proprietà imponendo un sistema di tassazione che viola ogni principio di equità e ogni diritto. Centinaia di migliaia di famiglie, di pensionati, di lavoratori, di imprenditori sono stati gettati nei lager della miseria dalla cinica voracità di un fisco oramai liberticida, frutto di una visione tirannica dello Stato. La drammatica crisi economica favorisce queste schegge totalitarie che utilizzano anche gli strumenti più avanzati di controllo, come le intercettazioni telefoniche a strascico, le schedature generalizzate e conservate nei più sofisticati archivi informatici, i capillari accertamenti fiscali e bancari, per irrompere senza limiti nella sfera della libertà e della vita dei cittadini.

Dovremmo domandarci se anche la tragica ecatombe di suicidi non sia, almeno in parte, dovuta al senso di impotenza e di schiavitù provocato dagli espropri di Stato e dalla mancanza di certezza nella giustizia. Sembra pure a voi di soffocare oppressi dalle tasse e dagli accertamenti erariali, vessati dal fisco, imprigionati dalla burocrazia, sorvegliati da decine di centrali-spia, minacciati da multe e sanzioni, stretti da una rete inestricabile di leggi e leggine, imprigionati da un sistema-stato dove si sta instaurando una pericolosa “dittatura acefala” fatta da “caste di potere” fuori controllo? Sentite anche voi un gran desiderio di aria pulita, la voglia di un bel vento fresco che ripulisca i palazzi e le strade da queste esalazioni mefitiche che avvelenano la nostra vita? Avete anche voi bisogno di respirare a pieni polmoni il profumo della libertà, il buon odore della certezza nel futuro e dell’inviolabilità della persona, della creatività e del benessere, di sentire l’aroma intenso della gioia di vivere protetti da una giustizia che tuteli la dignità e i diritti, la fragranza di uno Stato democratico organizzato per costruire il bene comune? Allora non dobbiamo più aspettare. Non possiamo più assistere passivi allo sfacelo del nostro Paese e al fallimento della democrazia partecipativa. È necessario agire. È necessario che i cittadini si organizzino in comunità, in comitati, in associazioni per difendere le libertà e i diritti fondamentali, per proteggere il futuro dei propri figli, per determinare le scelte politiche ed economiche, per contare nelle istituzioni, per controllare l’uso delle leggi e del bene comune, per creare una nuova classe dirigente secondo il merito e la capacità. È giunto il tempo del risveglio morale, dell’orgoglio civile, del rinnovamento sociale.

È giunto il tempo per una grande azione di sussidiarietà attraverso comunità culturali, rappresentanze territoriali, comitati civici, categorie professionali, unioni di cittadini che possano sostituirsi all’incapacità dei partiti, all’inefficienza degli apparati dello Stato e degli enti locali, all’inadeguatezza dei sindacati, alle carenze dei servizi pubblici e dei servizi alla persona. Nessuno, oramai, può dire di non sapere e di non aver visto. L’Italia può ancora farcela a vincere questa sfida e può superare questa crisi che attanaglia il Paese e che spegne perfino la speranza, come sta dimostrando la defezione di massa dalle urne. Stiamo diventando più poveri che nel tragico dopoguerra. La libertà, la dignità e il futuro delle nostre generazioni non sono né di sinistra, né di destra, né di centro: sono il più prezioso patrimonio di tutti noi. Non resta che difenderlo. E subito.

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Washington è riuscita nell’impresa di stare prima con Mubarak e poi con i Fratelli musulmani, entrambi cacciati dalla piazza cairota. Dopo l’immobilismo sulla Siria, l’America sta perdendo un altro paese arabo. Dopo avere occupato la tv di stato nel palazzo di Maspero, sulla riva del Nilo, con un’ora di anticipo sulla scadenza dell’ultimatum – alle quattro e mezza di pomeriggio – per sorvegliare le trasmissioni, l’esercito sta presidiando con reparti scelti i punti chiave della capitale: i ponti, i luoghi dei sit-in del fronte popolare che appoggia il presidente deposto Mohammed Morsi, il palazzo presidenziale di Ittihadiya, “per proteggere la popolazione”, sostiene. Del rais che per un anno ha incarnato il sogno di potere dei Fratelli musulmani, sogno che durava da 85 anni e che ora si è infranto, non ci sono notizie. E’ stato messo su una lista di persone a cui è fatto divieto di espatrio, assieme agli altri pezzi grossi del movimento islamico, e ieri ha dichiarato così su Facebook: “Facciamo vedere ai nostri figli che i loro padri non sopportano l’ingiustizia”. Contro di lui, l’annuncio della “road map” è stato affidato al rettore di al Azhar, alta autorità del mondo islamico, al Papa della Chiesa copta e a Mohamed El Baradei, portavoce dell’opposizione: la combinazione è abbastanza buona da dare una parvenza di legittimità alla decisione dei generali.

Il golpe militare annunciato arriva al culmine di un paradosso inestricabile. Il partito degli islamisti che perseguita giornalisti e ong e vuole imporre un programma morale al paese si difende in nome del suo diritto a governare, conquistato nelle urne con i voti. La sua shareya, legittimità, come ha ripetuto 57 volte nel suo discorso di 45 minuti il presidente, parlando male e a braccio e di fatto sfidando l’ultimatum dei militari. Dall’altra parte la piazza, stanca delle astrazioni conservatrici dei Fratelli, preoccupata dalla svolta illiberale e stremata dalle pessime condizioni dell’economia: quelli pensano a proibire le lezioni d’inglese nelle scuole e noi soffriamo blackout, inflazione e code ai distributori di benzina, è la lamentela tipica della strada. La protesta è stata agganciata subito dai generali, che sono intervenuti con l’ultimatum. Il risultato è che “i carri armati liberali occupano le strade per un golpe liberale”, come ironizzano alcuni islamisti, descrivendo in effetti la realtà.

Ieri il dipartimento di stato americano ha rifiutato di definire “colpo di stato” quanto sta accadendo in Egitto e ha ribadito di considerare Morsi il legittimo presidente: è una questione semantica con conseguenze importanti, perché se riconoscesse il golpe Washington dovrebbe interrompere gli aiuti militari giganteschi – un miliardo e trecento milioni di dollari ogni anno – che le assicurano un qualche tipo di leva sull’Egitto. Come fece invece in Mauritania nel 2008. Il cambio di potere al Cairo è un colpo per l’Amministrazione Obama, che nel giro di due anni è riuscita nel miracolo negativo di essere sempre dalla parte sbagliata, pur facendo giravolte pragmatiche: alleata prima di Hosni Mubarak e poi dei suoi nemici, i Fratelli musulmani. Entrambe le parti sono state sconfitte dalla piazza, che infatti ora è densa di sentimenti antiamericani. “Fuck Patterson!”, dicevano alcuni cartelli in mezzo alla folla, dedicati all’ambasciatrice Anne Patterson. Lei è una diplomatica esperta – prima dell’Egitto è stata ambasciatrice in un paese ancora più difficile, il Pakistan – ma ha commesso l’errore di tessere un’alleanza funzionale con i Fratelli musulmani. Il mese scorso si è incontrata con Khaiter al Shater, il ricchissimo businessman dei Fratelli, “e non in ambasciata, è andata nell’ufficio di lui” si lamentano in piazza, a sottolineare il sospetto di complotto. Più di tutto, bruciano le parole con cui Patterson ha dismesso queste proteste di piazza, sbagliando spettacolarmente la previsione. “Il mio governo e io siamo profondamente scettici su queste manifestazioni e non crediamo che raggiungeranno il loro scopo”. Al contrario di altri ambasciatori americani nei paesi arabi, Patterson ha accesso immediato ai livelli più alti dell’Amministrazione, e proprio per la sua esperienza in Pakistan aveva tentato l’accordo con il gruppo islamista. Una scommessa sbagliata che ora l’America pagherà.

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Solo la cappa d’ipocrisia che soffoca questo Paese non consente di vedere che nel 2013 l'Italia ha già sfondato la soglia legale e psicologica del deficit al 3 per cento.

Il deficit è calcolato in rapporto al Pil, cioè alla ricchezza prodotta. Più è consistente la ricchezza prodotta da un Paese e più il rapporto (a parità di spesa pubblica) deficit - Pil, migliora. Elementare Watson. Il problema è che i documenti di finanza pubblica (il Def in particolare) sovrastimano la ricchezza che saremo in grado di produrre quest'anno e dunque sottostimano il fabbisogno che registreremo a consuntivo. Infatti, secondo i documenti ufficiali il Pil italiano quest'anno dovrebbe decrescere dell'1,3 per cento. Una coglionata tremenda. Le cose vanno molto peggio, purtroppo. E la discesa sarà almeno doppia. Almeno a vedere il primo semestre.

Altra coglionata: i nostri “ scienziati” sono convinti che aumentando le aliquote delle imposte , porteranno a casa più ricavi per loro, cioè più tasse per noi. Ma neanche per idea. Come dimostrano storicamente benzina e imposte dirette (cioè quelle sui redditi), all'aumentare delle aliquote nominali scende il gettito dello Stato. Elementare Watson.

Insomma, la ricchezza cresce meno del previsto e dunque peggiora il rapporto deficit - Pil. Ma allo stesso tempo peggiorano gli incassi per lo Stato, nonostante gli inasprimenti fiscali: così , grazie agli “ scienziati”, abbiamo raddoppiato l'effetto negativo sul deficit.

Il governo italiano sa già di aver superato la regoletta del tre per cento. Il meccanismo è sempre il solito, trito, ritrito. Alla fine del 2013, o meglio ad inizio 2014, confesseremo quello che oggi è già chiaro a chi sa leggere e scrivere e cioè che non ce l'abbiamo fatta. E la scusa sarà la solita, la crisi è stata peggiore del previsto.

Per questo motivo l'atteggiamento di questo governo in tutte le sue componenti è un inno all’ipocrisia. Sbandierare, come vorrebbe fare il centrodestra, di essere riusciti ad evitare Imu e Iva è solo una bugia.Fino ad oggi abbiamo solo comprato altro tempo. E per di più, come nel caso dell'Iva, obbligando le imprese a pagare in anticipo ciò che sarà dovuto domani, creando un problema di liquidità in periodo di crisi non indifferente. Lo Stato leviatano, il regime fatto stato, continua imperterrito a non pagare i suoi debiti ma contemporaneamente pretende gli incassi fiscali in anticipo. Da manicomio.

Certo, soluzioni a questa crisi non ce ne sono preconfezionate e sicure, certo questa non è la via che dobbiamo seguire. La via da seguire, invece, prevede l’immediato abbandono delle sceneggiate ipocrite: il deficit al tre per cento è un sogno.

Non ci possiamo più permettere questo welfare e dobbiamo drasticamente ridurre la spesa pubblica. Altro che spending review, dobbiamo cambiare il concetto del nostro Stato sociale. Non ci sono generazioni future da derubare, ormai. Non ce lo possiamo più permettere.

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Cannigione, domenica 7 Luglio 2013

Gaetano Immè