Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 14 luglio 2013

FIAT,CORTE COSTITUZIONALE,COSTITUZIONE STATALISTA ED ILLIBERALE

La Fiat di oggi non è più quella che molti italiani ricordano. Nove anni fa era un’azienda con un orizzonte limitato, che guardava soltanto all’Europa. La presenza all’estero era circoscritta al Sudamerica, al solo Brasile. Oggi è invece un’impresa con una presenza ampia e diversificata sui mercati di tutto il mondo. Parallelamente il suo fatturato, che era nove anni fa di 27 miliardi di euro, nel 2012 è più che triplicato, arrivando a 84 miliardi di Euro. Nel 2004 i suoi dipendenti in tutto il mondo erano poco più di 100.000, oggi sono raddoppiati a 215.000. Nel 2004 la FIAT era un produttore di auto di dimensioni modeste, che vendeva circa 1 milione e 800 mila unità l’anno. Nel 2012, insieme a Chrysler, la FIAT vende più di 4,2 milioni auto ed è diventata il settimo costruttore mondiale per auto. Ma sopra tutto la Fiat di allora era un’azienda in profondo rosso, le cui perdite, a livello operativo, erano di oltre un miliardo di euro l’anno, tutte concentrate in Europa, perdite che per lunghi decenni venivano accollate allo Stato italiano quale prezzo delle smodate e scriteriate assunzioni clientelari pretese ed imposte dalla politica del tempo. Una volta troncato di netto questo “accordo e rapporto criminale” con la politica assistenzialistica della DC , del PCI e del PSI , la FIAT ha prodotto significativi profitti, nonostante le perdite collegate ai marchi Europei. Negli ultimi nove anni ha creato, partendo dalle ceneri di “quella FIAT” un gruppo automobilistico con un orizzonte globalizzato, ridandole il senso della sfida e della competizione sul mercato internazionale che , per quell’accordo criminale, si erano perduti , rafforzando, davanti alle difficoltà crescenti del mercato europeo, la presenza nell’America latina ed infine intraprendendo la straordinaria avventura con la Chrysler. I rischi che la FIAT si è assunti sono enormi, ma era l’unica strada per preservare il suo futuro. Mancando, in Italia, una stampa ed una informazione libera da padroni, per il cui esclusivo interesse si spacciano sfacciate mistificazioni e menzogne come fossero sacrosante verità , la Fiat è considerata ancora un’azienda italiana, che si trascina dietro tutti i pregiudizi di venti o più anni fa. Parliamoci chiaro! Pregiudizi sorti solo dopo il divorzio fra la FIAT assistita e la politica corrotta, perché “ prima” tutto andava ben, Madama la Marchesa! Pregiudizi sulla qualità dei prodotti, sull’ingerenza in politica, e quella di vivere ancora alle spalle dello stato, con soldi e aiuti pubblici. Ma se la Fiat si è trasformata ed è cresciuta nel mondo, è stato solo per porre fine a un isolamento che ne avrebbe certamente pregiudicato il futuro Se oggi ci fosse ancora la Fiat di quegli anni, la FIAT assistita di una volta, i suoi libri contabili e sociali starebbero già in tribunale da un bel pezzo! La Fiat sta facendo il possibile per contribuire a disegnare un nuovo futuro industriale per l’Italia. Perché, senza chiedere soldi o aiuti a nessuno , si è assunta , come da copione, tutto il rischio di investire, nel mondo e, in particolare, in Italia, in un momento così critico. Risulta forse che lo abbiano fatto anche altre industrie? La FAIT lo ha fatto a Pomigliano, trasferendovi la produzione della Panda dalla Polonia e creando uno stabilimento modello, a Grugliasco, rilevando un impianto che non produceva più nulla da sei anni e investendo oltre un miliardo di euro per rimetterlo a nuovo dove ora si producono auto di lusso destinate ai mercati di tutto il mondo, a Melfi – investendo un altro miliardo di euro – dove verrà prodotta la Fiat 500X e una vettura del marchio Jeep e da ieri lo fa anche in Abruzzo , in Sevel, per dare nuove prospettive anche a questo stabilimento. Trovo semplicemente schizofrenico e pazzesco dunque che alla FIAT venga, dall’Italia della conservazione e della restaurazione dei vecchi e mai esausti “poteri forti”, frapposta tutta una serie incredibili e ipocrite di difficoltà, che mettono a serio rischio ogni passo successivo. Parlo in modo particolare della pronuncia della Corte costituzionale, arrivata la scorsa settimana, che, sbalorditivamente ed irresponsabilmente , aggiunge elementi di incertezza e di grossolana inciviltà. Non conosco ancora le motivazioni della sentenza e le leggerò con attenzione. Mi limito, però, a osservare che con questa decisione la Consulta ha completamente ribaltato l’indirizzo che aveva espresso in numerose altre occasioni, sullo stesso tema, durante gli ultimi 17 anni ( dico la bellezza di diciassette anni!) nei quali è stato in vigore l’attuale stesura dell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. La Fiat non ha fatto altro che applicare la legge, in modo rigoroso. La Fiom è stata esclusa dalla possibilità di nominare rappresentanti sindacali in base a quella legge. Una legge che dice chiaramente – e lo dice ed afferma, insieme alla Corte Costituzionale, dalla bellezza di diciassette anni, non da ieri - che i rappresentanti sindacali possono essere nominati solo dalle organizzazioni firmatarie del contratto e da quelle organizzazioni che ne accettano le condizioni. Si tratta di un principio giuridico di elementare civiltà, che viene riconosciuto in tutti i paesi civili del mondo: puoi beneficiare di un contratto se ti assumi le responsabilità presenti in quel contratto. Per raffigurare meglio la ridicola sceneggiata che avviene in Italia , voglio solo ricordare ai tanti smemorati di Collegno che la modifica dell’articolo 19 introdotta nel 1996 è stata voluta proprio ( roba da pazzi!) dalla Fiom, che appoggiò un referendum popolare promosso da Rifondazione comunista e dai Cobas. Pare che oggi, in Italia, nessun pensatore, nessun giornalista, nessun pennivendolo, nessuno scriba, nessun politico se lo ricordi più . Che miserabili! Tra tutti quelli che hanno commentato la sentenza della Consulta, non ho mai sentito dire da qualcuno che la Fiat ha applicato, con coerenza, una legge vigente, ma una legge che, adesso, però non fa più comodo alla Fiom ed alla CGIL. Così la grande stampa – i manipolatori dei cervelli e delle coscienze alla stessa e peggior stregua del nazista Goebbels – hanno avuto la sfrontatezza e la faccia di culo di mettere sotto accusa la vittima, cioè la FIAT, scrivendo strabilianti menzogne , dicendo che la FIAT avrebbe violato la Costituzione, mentre invece la FIAT ha solo rispettato una norma in vigore da 17 anni e voluta proprio da chi ora vorrebbe, per i suoi comodi, farla sparire dal quadro normativo. Insomma una sceneggiata da quarto e da quinto mondo, ridicola, umiliante, da schizofrenici. La Fiat ha sottoscritto un nuovo contratto di lavoro concordato con la maggior parte dei sindacati e approvato dalla stragrande maggioranza dei suoi dipendenti. Sappiamo per esperienza che quando si introduce un cambiamento non ci si può aspettare certo un consenso immediato ed unanime, è cosa normale. Ma non si fanno gli interessi dei lavoratori difendendo un sistema di relazioni industriali che non è in grado di garantire che gli accordi stipulati vengano effettivamente applicati. Condivido che i diritti di tutti, a prescindere dalla categoria sociale di appartenenza, costituiscano la base di una società civile. Ma in Italia è dal lontanissimo 1968 che parliamo sempre e solo di diritti più o meno fantomatici. Il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa, il diritto ai diritti acquisiti, il diritto di urlare e di sfilare, il diritto di pretendere i diritti senza mai parlare anche dei doveri. Se i diritti – ma non tutti - sono sacrosanti e vanno tutelati, non si può anche pretendere di vivere di soli diritti, perché così di diritti moriremo. In Italia si è vissuto in questo modo, di diritti urlati e pretesi, mai di obblighi, ben oltre le nostre possibilità, fin dal lontano 1980 ( quando entrò in vigore il SSN, creatore, insieme al sistema pensionistico più scellerato al mondo, del debito pubblico enorme che affossa i nostri figli e nipoti) , con una politica statalista ed assistenzialista , profusa a piene mani dai partiti statalisti ed assistenzialisti di quel tempo( come la DC dossettiana e fanfaniana, come il PSI e come il PCI ) per assicurarsi , quale corrispettivo, il consenso politico, il voto . Così da quei giorni l’Italia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità, concentrata a redistribuire le ricchezze prodotte dai contribuenti , che diventavano sempre più scarse. Così, da decenni, l’Italia sta vivendo sulle spalle delle future generazioni, delle quali ha ipotecato la vita ed il futuro per mantenere quella redistribuzione clientelare. Non vedo altro modo per risalire la china, per invertire un ciclo economico avvitato su se stesso, che tornare a produrre ricchezza . L’unica strada per tornare a generare quella ricchezza che dà ossigeno al paese è non dico “ agevolare” ma quanto meno “ non ostacolare“, come ha fatto l’Italia da sempre, l’impresa in genere, seguendo una Costituzione apparentemente consenziente nei confronti dell’iniziativa privata ma sostanzialmente e fondamentalmente invece statalista , anticapitalistica ed illiberale nei fatti concreti ( vedansi, a solo titolo di breve ma esaustivo esempio, i recenti casi dell’ILVA, sull’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, gli innumerevoli fallimenti di imprese piccole e medie dovute al mancato pagamento da parte dello Stato dei suoi debiti verso costoro, l’esempio paradigmatico dell’Italia del no nel caso del termovalorizzatore di Acerra, oggi finalmente in funzione con ottimi risultati dopo dieci anni di sommosse “ no inceneritore”, ecc). Con quale senso di responsabilità, con quale arrogante, delittuoso disprezzo per il benessere del Paese possiamo sopportare che addirittura Presidenti di Camera e di Senato si impanchino pure col ditino alzato e ci vengano a dire che comportamenti violenti, di boicottaggio delle aziende debbano essere considerati “esercizio di diritti”. Non solo è infantile, irresponsabile, ma anche ridicolo, ma soprattutto non è giusto nei confronti di tutti quei lavoratori che stanno lottando per togliersi dalle secche della recessione. Un paese dove ogni certezza viene messa in dubbio, dove gli accordi si firmano ma poi si possono anche non rispettare, dove persino una norma di legge esistente da diciassette anni può venire abrogata dall’oggi al domani da una Corte compiacente ed altrettanto irresponsabile per compiacere ai violenti ed agli irresponsabili sognatori che seguono ancora fallite ideologie comuniste , dove la volontà di una maggioranza è sopraffatta da un’esigua minoranza,tutto questo è un caso tristemente unico al mondo ed è un deterrente per chiunque voglia venire a investire in Italia. Non possiamo pretendere l’assurdo, cioè che l’azienda, oltre al proprio connaturato “ rischio d’impresa”, si assuma anche il rischio di un sistema istituzionale che non riesce a garantire nemmeno la certezza delle proprie norme giuridiche. Perché questo non sarebbe più fare impresa, ma diventa giocare d’azzardo, come una roulette russa. Abbiamo dunque bisogno di poter contare su un quadro normativo chiaro e affidabile, di sapere che gli accordi vengono rispettati, che vengono riconosciute e tutelate la libertà di contrattazione e la libertà di fare impresa – come avviene nei paesi di normale democrazia. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Oggi ho incontrato, casualmente, su Facebook, un compagnuccio di scuola anni 50, della prima gioventù dunque,di nome Lucio che, tenero nella sua candida naturalezza, si rivolgeva ad Eugenio Scalfari, chiamandolo con servile deferenza “Presidente” ed invocando chiarezza sul PD. Ecco la mia risposta. Ciao Lucio, sono Gaetano Immè ed ho letto via Fcb ,per caso, il tuo sfogo. Ignoro di cosa sia Presidente Eugenio Scalfari, ma credevo che la risposta a quelle tue legittime domande le avessi già in te, nella tua storia e nella tua età. Quando mai, nella " storia vera" d'Italia il PCI ha governato il Paese o realizzato o concorso, almeno, a realizzare riforme che aiutassero il Paese? Mai, caro Lucio. Anzi, dopo il periodo centrista degasperiano, il PCI -come anche gli altri partiti - neanche si accorse degli immani problemi che il " miracolo economico" (54-67) aveva prodotto nel Paese (fame di case, di ospedali, di strade,ecc) tanto da trasformare poi il "68" in una miscela esplosiva che ha generato violenza, brigatismo, democrazia bloccata. E quale altro "progetto per il Paese", caro Lucio, ha tessuto poi , dopo il crollo della Prima Repubblica, il PDS, il DS, il PD ? Se la memoria è ancora buona è proprio dal 1993 che la sinistra si limita a criminalizzare l'avversario politico. L'esperienze governative agguantate senza elezioni, oppure di striscio con Prodi ( 1996,2006) oltre una riforma del titolo v della Costituzione che ha ingigantito il debito pubblico non credo abbiano prodotto altro di concreto, nell'attesa del solito ribaltone manettaro. Ecco perché sostengo che ancora per colpa della sinistra questo Paese andrà in disgrazia, perché la sua presenza ha bloccato, impedito, vietato il progresso dell'alternanza, di fatto quasi " costringendo" al governo la DC ed il PSI (nella prima repubblica) e creando dunque in quegli anni - non certo dopo - quella burocrazia inamovibile ed anche dominante che è l'origine e la spiegazione della corruzione endemica che ,come un tumore, ha ormai corroso il Paese. Inoltre devi anche renderti conto che a noi di centrodestra, a noi liberali e laici, a noi che vogliamo e che pretendiamo uno Stato moderno, uno stato meno invasivo e rapace ma giusto e protettivo con i nostri giovani( che invece sono cacciati via ed espropriati per due vite per pagare le pensioni d'oro e tutti i privilegi sparsi per cinquanta anni a piene mani per assicurare a quei partiti i voti ) a noi che votiamo e che voteremo sempre "contro" il PCI, " contro i di lui eredi, contro i mielosi dossettiani e fanfaniani, dello " stile" di vita del leader non interessa nulla. Perché? Perché noi abbiamo accettato senza batter ciglio due Presidenti del Consiglio froci conclamati, una serie interminabile di Presidenti della Repubblica che più che al Colle avrebbero dovuto essere rinchiusi nei musei dei residuati bellici, a noi solo Berlusconi ha parlato delle libertà personali, di quelle garantite dalla Costituzione che il centrosinistra sta erodendo con la scusa della sua incapacità ( vedi evasione fiscale, vedi intercettazioni, vedi fuga di notizia, vedi Miccoli,ecc). Ma non eravate voi i "mangiapreti" di una volta? E come mai oggi siete invece diventati dei " baciapile bigotti e moralisti" proprio come quelli che una volta disprezzavate. Caro Lucio, gli ideali se li possono permettere solo quelli che hanno i soldi per pagarseli, noi no. Perché da sempre, caro Lucio, tu, io, Silvana, ecc stiamo vivendo a spese dei nostri figli e nipoti. Abbiamo creato una Legge Mosca, un SSN(1978-80) da paura, un sistema pensionistico da sbellicarsi da ridere dove abbiamo e stiamo dando pensioni "retributive" a gente che ha lavorato solo 15 anni, a gente che non ha neanche compiuto 50 anni, a cinque milioni di invalidi, ecc. Insomma Lucio: la ricreazione è finita! Dobbiamo lavorare per pagare i debiti, non possiamo vivere a sbafo ancora. Un abbraccio fraterno. Gaetano Immè ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Cannigione, domenica 14 luglio 2013 Gaetano Immè

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