Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 21 luglio 2013

LIGRESTI STORY


Non stiamo assistendo all’ennesima replica del “ Il Marchese del Grillo”, ma alla fedele rappresentazione di come sia miserabile la società italiana di oggi. Parlare di sola ipocrisia mi pare non solo riduttivo ma addirittura marginale, qui dobbiamo parlare di gente che dopo aver gozzovigliato ed essersi fatti ricchi e potenti grazie all’amicizia di una famiglia , assiste zitta e mosca, all’arresto di tutta quella famiglia ( solita carcerazione preventiva per la quale la UE ci condanna) ( a proposito chissà per quale arcano motivo la galera preventiva non è stata disposta, per esempio, per lo scandalo di Penati o per quell’immenso bordello del Monte dei Paschi di Siena , già chissà perché?), disposta da una Magistratura che ha volutamente sorvolato sui passati comuni e condivisi gozzovigliamenti ma solo oggi si sveglia improvvisamente severa , ma solo con questa famiglia . Dopo tre anni, tutta la famiglia Ligresti viene arrestata (uno dei fratelli è all'estero),con accuse pesantissime. Si tratta, come troppo spesso avviene in Italia, di carcerazione preventiva, alla quale io sono contrario da sempre perché usata come arma di tortura dalla nostra esimia Magistratura. Ma non crediate che sia per questo che scrivo sui Ligresti, no!

Voglio parlare invece dei “poteri forti”, dei “principi”, degli “ottimati” di ieri e di oggi, dei “poteri forti”, nati nell’Italia degli anni cinquanta sulle ceneri di quelli di inizio secolo ed ai quali , per interessato clientelismo, per piaggesco servilismo, per vergognoso collateralismo, per servile e ben prezzolata “ organicità” con i propri interessi di potere sul Paese, i maggiori partiti d’allora, DC , PCI e PSI, consegnarono le chiavi di quella sorta di “capitalismo cencioso ed assistito “ che ha creato dapprima la borghesia industriale che ha contato in Italia ed oggi quella sorta di capitalismo straccione e miserabile che finge di contare in Italia. Facevano gruppo costoro, in Mediobanca, da Cuccia, da Agnelli, nelle Banche di interesse nazionale, stavano, come si dice “ culo e camicia”, uno sorreggeva l’altro per poi averne i benefici che Cuccia o a Piazzetta Cuccia venivano stabiliti. Ebbene Ligresti Salatore era uno di loro, accettato in quel “cenacolo” fin dagli anni cinquanta / sessanta. La borghesia milanese era certamente accanto a Ligresti, lo considerava ,come dice il detto inglese, “last but not the least”. Avete per caso notizia di uno di costoro? Che fine han fatto? Si sono disciolti o sono scomparsi, sono scappati all’estero, sono distratti, oppure sono semplicemente dei Giuda patentati?

La verità è che buona parte di Milano e d’Italia fa schifo e ribrezzo. Non sopporto che la finanza che fino a ieri ospitava i Ligresti nei propri consigli di amministrazione sia così ipocrita , falsa e protetta ( dall’amica Magistratura ) da non avere nemmeno il coraggio delle proprie frequentazioni e dei propri errori. E cos’è questo, signori cari, se non un comportamento mafioso e omertoso che lega fra di loro gli intoccabili , i “poteri forti” e la Magistratura col marchio reale dell’impunità perenne e totale? E questo, dominato da queste risme di banditi da valico, da coloro che creavano le liste di proscrizione , che davan di gomito sorridendo alle Brigate Rosse sperando di accaparrarsene la benevolenza, abitato da gente similare senza onore o dignità, sarebbe questo il Paese dove dovrebbero vivere i nostri figli e nipoti?

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STRONZATE ESTIVE

La Commissione Giustizia della Camera dei deputati ha approvato il testo della legge sull’omofobia e la transfobia. Il testo andrà all’esame dell’Aula dal 22 luglio. In previsione di tale importante passaggio parlamentare, i Giuristi per la Vita insieme a "La Nuova Bussola Quotidiana" ed a "Notizie Pro Vita", lanciano un appello per fermare questa iniziativa legislativa, che rischia seriamente di avere gravi ripercussioni sui diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti dalla nostra Costituzione, tra cui il diritto alla libertà di pensiero (art.21) e alla libertà religiosa (art.19). Il provvedimento prevede l’estensione della legge Reale-Mancino - che già punisce gli atti di discriminazione basati sull’origine etnica, nazionalità e religione - anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere della vittima. Quindi se la legge verrà approvata cominceranno i processi alle opinioni ed alle idee e vi sarà una campagna di vera e propria caccia alle streghe.

Verranno perseguitati tutti coloro che scrivano o pubblichino considerazioni come quelle che sto stendendo ,verrà quindi perseguitata la libertà di espressione e la libertà religiosa. Le norme che si intendono approvare in Parlamento rispondono ad una mera prospettiva ideologica, del tutto inutile e superflua sul piano legale, godendo gli omosessuali degli strumenti giuridici previsti dal codice penale per i tutti i cittadini, contro qualunque forma di ingiusta discriminazione, di violenza, di offesa alla propria dignità personale. La proposta di legge sull’omofobia, pertanto, non merita di entrare nel nostro ordinamento di Paese di Diritto e laico. Opporvisi è un dovere per salvaguardare la nostra società e battersi quindi contro il rischio di una pericolosa deriva etica, contro il rischio di una perniciosa violazione della libertà di espressione del pensiero e del credo religioso, fondamento di tutte le libertà civili nel quadro costituzionale vigente.



SCUSE DOVEROSE ALLA DOTTORESSA CECILE KYENGE

Questo blog ed il suo titolare offrono le loro profonde scuse al Ministro Cecile Kyenge perché nello scorso numero aveva attribuito una lettera infame alla sua penna. Non è così. Mi cospargo doverosamente e civilmente il capo di cenere e porgo alla Signora Kyenge le mie scuse . Quella infamia non è opera sua , ma di altra persona.



E qui finiscono le scuse e cominciano gli sganassoni.

Siamo un Paese culturalmente tanto depravato ed indottrinato dalla scuola di Stato e dalla kultura di Stato che se un politico dà della scimmia a un ministro la levata di scudi è ancora più volgare, scialba, ipocrita ed insensata dell’offesa. Oh, ma non si può, ma che cosa terribile, che oscenità! E sai perché? Perché la ministro è una donna di colore. Questo è quanto. Un popolo di plagiati ,prigionieri di un falso bon ton ideologico e di maniera, credendo di proteggerci, abbiamo alzato muri che non ci preservano affatto nelle nostre singole peculiarità di esseri umani, ma ci separano gli uni dagl’altri in caste, clan, enclave, tipologie sociologiche quasi lombrosiane.

Se dipendesse da me rifiuterei ogni principio di tutela e protezione perché lo riterrei offensivo. Uguali e tutti diversi. Ecco cosa dovremmo essere, giudicati per le nostre azioni, per la qualità dei nostri sentimenti. Rispettati per quanto amiamo e per quanto siamo amati. E non c’è insulto che tenga e non c’è condizione altra, o meglio convenzione, che crei distinguo. Se sei stronzo lo sei e basta e non mi sta affatto bene di non poter dare dello stronzo ad un mio simile solo a causa del colore della sua pelle, a causa della sua religione o perché omosessuale . Non sono questi i motivi delle differenze e, soprattutto, non debbono esserlo. Per chi è libero, non è questo che conta.

Ma Roberto Calderoli, invece di incalzare la maggioranza sui temi di fondamentale rilevanza economica, i quali ai ceti produttivi del suo amato Nord interessano mille volte di più che l'aspetto esteriore della ministra Kyenge, non trova di meglio che sventolare il tema dell'intolleranza etnica con un linguaggio da trivio . Forse da questo si comprende il motivo per il quale la Lega Nord in pochissimi anni ha dilapidato gran parte del suo vasto consenso elettorale.

Mi rivolgo adesso ad un uomo, certamente un uomo d’onore, perché mi rivolgo direttamente al Procuratore Capo di Bergamo. Dunque costui ha sollecitamente aperto un fascicolo contro Roberto Calderoli. Va bene, benissimo. Ma quale fascicolo aprì la Magistratura sulla lettera di tale Dacia Valent, quella Deputata di Rifondazione comunista autrice della famosa lettera pubblicato il 1º ottobre 2008 di “ italiani di merda, italiani bastardi” che questo Blog ha pubblicato integralmente nell’ ultima sua edizione? E quale fascicolo o quale corale indignazione provocò Clio Napolitano e la sua frase “ sporca negra” strillato in faccia a Naomi Campbell quell’estate a Stromboli, dove tutti gli anni la coppia regale ed anche i principini con corte di amici passa parte dell’estate all’ombra del vulcano che continua a sputare pietre di fuoco. A La Sciara una stanza in alta stagione costa 280 se con vista mare. Indovinate chi paga?

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RIFLESSIONI SU RE GIORGIO I

Il problema non è Giorgio Napolitano che si comporta da “ottimato” , il vero problema dell’Italia è la situazione politica che costringe il Presidente della Repubblica ad intervenire in continuazione .Il problema è dato dall’instabilità endemica della politica nazionale : l’interrogativo più angosciante da porsi non è più se l’interventismo del Quirinale ha di fatto modificato in maniera la Costituzione formale ma quale disastro potrà mai avvenire il giorno in cui Giorgio Napolitano non fosse più in grado di svolgere la sua funzione.

Il paese, in sostanza, come ha dimostrato il caso Alfano, rischia di finire nel caos da un momento all’altro e per motivi anche futili e minimi. Il Capo dello Stato cerca di impedire che il governo privo di alternative vada in crisi facendo sprofondare in un baratro senza fine la società nazionale. Ma la sua azione, anomala ed al tempo stesso encomiabile, non può durare all’infinito. Per una serie di ragioni fin troppo comprensibili. Di qui la necessità sempre più inderogabile di rendere più stabile il quadro politico al di fuori dell’intervento di Napolitano o di creare le condizioni di un atterraggio morbido nel caso il governo dovesse precipitare e si dovesse aprire una crisi destinata a sfociare elezioni anticipate. Come dare , però, stabilità alla politica nazionale a prescindere dall’azione salvifica di Napolitano ? Le risposte non possono che essere due. La prima prevede una riforma della legge elettorale che elimini l’assurdità di un premio di maggioranza sproporzionato all’effettivo rapporto di forze tra i partiti. La seconda non può che prevedere l’avvio concreto della riforma presidenziale.

La seconda impone una pressione immediata sul Pd affinché il congresso che attualmente vilmente inciso sulla pelle del paese si tenga finalmente dentro il partito e nel minor tempo possibile. E’ fin troppo evidente ormai che l’instabilità politica dipende quasi esclusivamente dalle divisioni interne del Pd : diciamo che Napolitano, non certo dimentico di chi e come sia stato nel 2006 elevato al Colle, possiede , nei confronti del suo partito di provenienza, l’autorità e la carica intimidatoria necessaria per richiedere ad Epifani e compagni un atto di responsabilità simile a quello da tempo compiuto dal Pdl con la decisione di separare la sorte del governo del Paese da quella delle vicende giudiziarie di Berlusconi.



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A PROPOSITO DI KAZAKISTAN

Quella missione alla guida di oltre 200 imprenditori capitanati da Luca Cordero di Montezemolo, allora presidente di Confindustria, Romano Prodi la cominciò con una battuta delle sue: «Caldi rapporti con il Kazakistan. Anche perché l’Italia stia al caldo...». È il 7 ottobre 2007 e il Professore è da un anno e mezzo tornato a Palazzo Chigi. In programma c’è la visita ufficiale, la seconda dopo quella effettuata nel 1997 al tempo del suo primo governo, al presidente Nursultan Nazarbayev. Per la sinistra la crisi kazaka è un "affaire" che riguarda solo il centrodestra e Angelino Alfano. Memoria corta e bacata! A stringere le mani del presidente kazako Nursultan Nazarbayev c'era solo, Romano Prodi. "Mortadella" ad Astana è di casa. Come racconta Der Spigel lo scorso 13 marzo, Prodi addirittura lavora per il governo kazako. "Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. S’incontrano spesso ogni anno nella più recente occasione due settimane fa nella capitale kazaka Astana – e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre. Secondo la stampa britannica, l’ex primo ministro britannico Blair, pure lui advisor, riceve ogni anno compensi che possono arrivare a 9 milioni di euro (11,7 milioni di dollari)", racconta la testata tedesca. Insomma Prodi ama stare a casa Nazarbayev e soprattutto grazie a quello che ora viene indicato da tutti come un "dittatore", l'ex premier si riempie il portafoglio.

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AVVOCATI- GIUSTIZIA-CIVILTA’

L’Italia conta all’incirca duecentoventimila avvocati. 220.000! Molti? Pochi? La Francia, con più o meno gli stessi abitanti, ne ha quarantasettemila. 47.000! Quattro volte e mezza di meno. Dunque gli avvocati sono tanti perché abbiamo tanti litiganti, ricorrenti, imputati, oppure abbiamo troppe cause perché abbiamo troppi avvocati? La stessa categoria degli avvocati ha coniato il maccheronico "dum pendet, rendet". Tenere in piedi i processi dà pur sempre da mangiare. Ma è anche vero che la domanda di giustizia è così grande che l’offerta di avvocati tende a soddisfarla. I motivi del fenomeno sono almeno due. Il primo è che ogni controversia legale deve andare davanti a un magistrato. Il secondo è che tutto ciò che va davanti al magistrato esige l’avvocato.

Esiste anche un terzo, ovvio, motivo ed è la litigiosità, che dipende tanto dal carattere degl’Italiani quanto dalla farraginosità e dalla pletora delle leggi. Migliorare, semplificare, ridurre i procedimenti giudiziari costituisce un’impresa, perché le commissioni parlamentari sono composte, a preferenza, da avvocati e magistrati. È ottimistico aspettarsi che riformino la giustizia a loro danno. Centinaia di migliaia di cause si risolverebbero in una o due udienze se il giudice andasse sul posto ed ascoltasse direttamente le parti. Invece il magistrato, che è privo di auto di servizio, se ne sta rintanato in tribunale a leggere montagne di memorie, documenti, verbali, perché il processo, in barba alla sbandierata oralità, deve essere tutto nero su bianco. Il giudice, "peritus peritorum", vede con gli occhi dei consulenti legali, tecnici e no, che gli riferiscono con pile di carte. Un andazzo, questo, che procura il pane e il companatico a tanta gente, ma a discapito della giustizia.

Potrebbe essere eliminato con qualche semplice leggina e con poche direttive degli uffici giudiziari. Perché non si fa, essendo una riforma semplice ed efficace? Per quel fenomeno che Milton Friedman, premio Nobel, analizzò in un libro il cui titolo, “La tirannia dello status quo”, dice tutto. Essa è forte e difficile da spezzare perché protetta da ciò che è stato chiamato il triangolo di ferro: «A un vertice vi sono i diretti beneficiari di una legge; a un secondo vertice, le commissioni legislative e i loro componenti; al terzo, la burocrazia che amministra una legge. Queste tre potenti tirannie determinano lo status quo» (Milton & Rose Friedman, "La tirannia dello status quo", Milano, 1984, pag.44).

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MORI ED OBINU ASSOLTI “PERCHE IL FATTO NON COSTITUISCE REATO”.

Poche parole sul Generale Mario Mori e sulla sua assoluzione. Il Tribunale di Palermo, dopo che la Procura di Palermo lo aveva indagato- insieme all’ex Colonnello Mario Obinu – per i reati di “ favoreggiamento, concorso esterno in associazione mafiosa, e minaccia al corpo giudiziario” nel processo relativo alla “mancata cattura nel 1995 di Bernardo Provenzano, dopo bel cinque anni di dibattito giudiziario, il Tribunale di Palermo ha respinto le condanne a nove anni ( per Mori) ed a sei anni ( per Obinu) richieste dalla Pubblica accusa rappresentata dal P.M. Vittorio Teresi ( che ha sostituito il fuggitivo Antonio Ingroia) e dal P.M. Nino Di Matteo. La formula stessa della sentenza (“ riconoscendo semplicemente che il fatto non costituisce reato”)non consente dubbi: i pretesi favoreggiamenti, concorsi esterni ecc non esistono, non sono mai esistiti. Eppure c’è tanta gente che per questi cinque anni s’è dedicata a propalare menzogne , puttanate, infamie contro Mori ed Obinu, basati su menzogne . Esiste in Italia il gruppo dei “ sottoscrittori” professionali di liste di proscrizione, di Schindler list indegne di un Paese civile: sono coloro che della delazione e della diffamazione hanno fatto un mestiere ben remunerato. Come negli anni passati con il Commissario Luigi Calabresi, come con Giovanni Leone, ieri con Mori ed Obinu. Ecco una lista sintetica di questi merdaioli di professione:

Antonio Ingroia, Scarpinato Roberto, Caselli, Teresi, Messineo, Travaglio, Padellaro, Gomez, Bolzoni, Barbara Spinelli, Eugenio Scalfari, Ezio Mauro, Milella, Colombo Furio, Flores D’Arcais, Ruotolo, Santoro, Mentana, Gad Lerner, Vauro, Corrado Formigli,Veltroni, Nichi Vendola, Sonia Alfano, Leoluca Orlando Cascio, Crocetta, Antonio Di Pietro, Gerardo D’Ambrosio, Gianni Vattimo, Dario Fo, Roberta de Monticelli,Fiorella Mannoia, Moni Ovadia, Maurizio Landini, Franco Battiato.

Certo, si tratta ancora del primo grado, si tratta di aspettare le motivazioni, si tratta anche di avere pazienza e di aspettare la decisione definitiva. Spero di averne tempo e vita. Perché voglio vedere tutti questi ricchi merdaioli condannati per tutta la loro vita a pagare, come ancora sta facendo la Camilla Cederna con la famiglia Leone, per tutte le falsità e le menzogne che hanno propalato a chi ha dato loro retta. E sarebbe anche ora che il popolo credulone che ha prestato fede ai loro complotti di merda li rincorresse con i forconi in mano.

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Cannigione domenica 21 luglio 2013

Gaetano Immè

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