Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 14 agosto 2013


BREVE STORIA DI COME SCHIACCIARE UN POPOLO SOTTO UNA TIRANNIA POLITICA.OVVERO LA STORIA DI GIORGIO NAPOLITANO.

 Il 16 agosto sarebbe stato  l’ultimo giorno  per un eventuale, ipotetico, tuttavia auspicabile , in senso istituzionale,  intervento del  Capo dello Stato  in relazione alla condanna di Berlusconi a seguito del processo Mediaset; un intervento che dovrebbe consentire  una sorta di “ agibilità politica” che il Colle, dall’alto della sua istituzionale e categorica rappresentatività di “tutti gli italiani” ( art 87, 1° comma Costituzione)  dovrebbe  concedere al leader del PdL per il fatto di  rappresentare politicamente  circa 10 milioni di elettori  italiani.   Il mio personale pensiero – che ritengo comune a buona parte di coloro che non votano la sinistra italiana – sulla vicenda della sentenza Mediaset è semplice. In primo luogo sono fra i tantissimi che ritengono idiota , semplicemente idiota la posizione di Epifani e del PD “   che le sentenze si rispettano e non si discutono”. Da dove abbiano appreso questa imbecillità , chi l’abbia elaborata non è dato sapere. Io invece ritengo e credo che siccome la Magistratura, la Scuola, un Ministero, etc non sono “ istituzioni elette” dal popolo ma dei semplici “ordini” o  esecutori delle scelte politiche assunte dalle istituzioni elette dal popolo, ogni loro decisione o atto ( sentenza, atto amministrativo, bocciatura, licenza commerciale, ecc.) può e deve essere letto, compreso, condiviso, criticato in nome della generale e costituzionale “ libertà di pensiero” –  “ libertà di pensiero e di stampa” che evidentemente per il P.D. vale solo quando fa comodo a loro – come d’altronde è già “in rebus”, visto che una sentenza si appella, un atto amministrativo  viene impugnato, una bocciatura viene anch’essa impugnata al TAR, ecc.  Ed accade anche che spesso chi si oppone alla fine vinca la disputa. A dire il vero anche lo stranamente sollecito comunicato del Quirinale distrugge , ridicolizza , irride il pensiero di Epifani e del P.D., quando , parlando delle polemiche sorte sulla sentenza Mediaset afferma di averne preso  atto e dunque  pur relegandole fra i “ rischi che nascono dalle tensioni politiche” riafferma  la mia tesi .  Contemporaneamente quel comunicato ufficiale fa anche strame della tesi di Repubblica – che sosteneva essere la richiesta di Berlusconi di poter svolgere ancora la sua funzione politica come una “ arrogante pretesa di considerarsi come un dittatore legibus solutus” – concedendo, non del tutto inaspettatamente , che la richiesta di Berlusconi di anestetizzare politicamente la sentenza Mediaset è una legittima questione politica. La concessione della grazia presidenziale, dice Napolitano ? Se qualcuno me la chiede ( richiesta obbligatoria) valuterò, risponde. Palla nel campo di Berlusconi. 

 Credo che , entrando nel caso specifico di Mediaset, vi sia ancora la Corte Europea cui ricorrere contro la sentenza del Dr Esposito.  Solo un imbarazzante  Ezio  Mauro  ed un mistificatore professionale quale Travaglio possono bollare come “ arrogante pretesa d’esser legibus solutus” la ferma posizione difensiva di Silvio Berlusconi davanti alla condanna in questione. Solo dei mascalzoni  gaglioffi, solo dei ben prezzolati  imbonitori politici oltre che degli ignoranti  scambiano la vittima col boia, mistificano  quello che è  “il diritto della difesa” per  “una arrogante pretesa di impunità”, quando poi gli unici al mondo che sono veramente “legibus solutus” , guarda caso Direttore Mauro, sono invece solamente i Magistrati dai quali, però, costoro dipendono dal 1993.

Contemporaneamente ritengo che , per un minimo di rispettabilità e di dignità nei confronti del Paese di fronte al mondo intero, una sentenza, anche discussa, anche se giudicata sbagliata , debba assolutamente  essere applicata, eseguita, nei modi di legge. Non voglio neanche immaginare, nemmeno  per un nanosecondo che per Silvio Berlusconi voglia derogare da questo principio di assoluto rispetto sia della Costituzione che del pensiero liberale . Un vero statista pensa al futuro del proprio Paese mentre un politicante pensa solo al suo di futuro .Così  a nessuno del centrodestra, né tanto meno a Silvio Berlusconi , del quale pur comprendo il dramma umano e civile, venga in mente di richiedere “ la grazia presidenziale”, di stendere la mano, di umiliarsi e supplicare proprio quello che io personalmente ritengo sia stato , insieme alla Magistratura politicizzata, l’artefice del calvario giudiziario del leader del centrodestra . Pensare che sotto l’alibi di un “ pragmatismo “ tra l’altro non indispensabile ( Berlusconi potrà restare leader del centrodestra indipendentemente da ogni sentenza e da ogni decisione sulla sua incandidabilità, la storia è ricca di analoghi episodi che dovrebbero ricordare tutti ) un leader come Berlusconi, che ha subìto un simile calvario giudiziario a causa di una Magistratura che usa il suo incostituzionale strapotere per espropriare surrettiziamente la sovranità popolare a chi costituzionalmente la deve detenere e cioè al popolo sovrano, possa accettare di essere accomunato ad un Mefisto ( Francesco Moranino) o, per farla breve, ad un Sofri, ad un Bompressi , mi darebbe i conati di vomito. E siccome  ritengo infondata , illegale e riformabile la sentenza del Dr Esposito – ma non certo per motivi attinenti alla ridicola ed imbarazzante figura di quella parodia di  Magistrato da avanspettacolo che s’è scoperto essere il Dr. Esposito   – Silvio Berlusconi ha tutti i diritti ed anche l’obbligo morale, soprattutto nei confronti di chi lo ha sempre sostenuto ,  di adire ogni altra legale possibilità, anche in sede europea, che la Legge gli consenta per abbattere  una sentenza  sbagliata ma  scontando, contemporaneamente, la pena che gli è stata comminata. Accettare la pena di una sentenza che si ritiene ingiusta ed infondata riempie di enormi ed impensabili responsabilità proprio  la Magistratura che quella ingiusta pena ha comminato.

Il Senato, nel frattempo, sotto la lucida regia del Senatore  del P.D. Luigi Zanda ( uno che sa molto ,per esempio,  della morte di Moro per la sua intimità in quei giorni con  Cossiga ,ma che appena ha potuto, cioè  appena “ nominato e prescelto” da Bersani, grazie alla militante organicità alla sinistra  del babbo,  come ogni bravo soldatino e come il suo curriculum vitae testimonia  e che   anziché chiarire almeno “il principale  mistero d’Italia”, si precipita  ad organizzare una definitiva Piazzale Loreto per l’avversario politico )  sta coscienziosamente preparando, con l’entusiastico aiuto del M5S e del SEL ,  una bella “ camera a gas ”in puro stile staliniano  per lo stesso Silvio Berlusconi : tramutare il Senato della Repubblica italiana in un’accolita di assassini stile Comintern che , con una  legge , questa sì “contra personam” ed insieme “ad personam”( la loro impunità garantita mascherata da Legge ) , sulle ceneri di una vecchia disposizione di legge del 1956, più volte  dalla stessa Giunta del Senato dichiarata inapplicabile a Silvio Berlusconi dal ’94 in poi , procedano all’eliminazione definitiva di Silvio Berlusconi . Meglio assicurarsi  della  sua morte definitiva , meglio accertarsi che il cadavere sia freddo ed in definitivo rigor mortis , meglio essere prudenti dopo le amare sorprese e le innumerevoli sconfitte subìte da Berlusconi in  questi ultimi venti anni ed assicurarsi anche una bella impunità ! Questo  il suo “elevato pensare politico”.  Lascio da parte questa volgare e biliosa, ma sopra tutto razzista questione.

In questo quadro politico, il Colle   ha  anticipato la data del 16  agosto – normalmente ci si libera subito delle pratiche ostiche -  di due giorni. Mi colpisce ancora una volta la  “celerità” con la quale sul processo Mediaset  si sono mosse due istituzioni normalmente pachidermiche. Da un lato la Magistratura che ha cucito per Silvio Berlusconi un vero e proprio “ processo ad personam” a velocità spaventosa, alla faccia dell’uguaglianza davanti alla legge ed a chi l’amministra  di tutti gli altri cittadini che non si chiamano Silvio Berlusconi. Infatti dopo la sentenza di primo grado la Magistratura ha fatto registrare un primato assoluto, mai nemmeno sfiorato: pochi mesi fra appello e Cassazione. Nel mentre, teniamolo bene a mente, la stessa Magistratura faceva prescrivere circa  300.000 processi penali all’anno e faceva durare dieci anni un processo civile. A questa moda della “celerità ad personam”  s’è accodato anche il Quirinale, anche esso anticipando i tempi . Un “unicum”  o un segnale inquietante, un attenersi alla svelta  agli accordi presi  da venti anni con la Magistratura militante ?

E’ vero che costituzionalmente il Presidente rappresenta ( dovrebbe rappresentare ) tutti gli italiani  per il semplice fatto che  rappresenta ( dovrebbe rappresentare)  il Paese , ma dal 2006 fino ad oggi non sono stati né poche, né rare, né secondarie le decisioni e gli atti di Giorgio Napolitano con i quali il Capo dello Stato ha esautorato e sospeso le fondamenta stesse della democrazia italiana: la sovranità popolare, dando in tal modo man forte al partito di “Repubblica” e de “Il Fatto” , degli Zagrebelsky, degli Scalfari, delle Spinelli, dei Flore D’Arcais, delle De Monticelli , ecc per i quali. Scalfari docet,” il popolo che vota Berlusconi ed il centrodestra è indegno di votare”. Basta pensare al suo rifiuto di firmare un Decreto Legge che il Governo Berlusconi III aveva ipotizzato di emanare per replicare alla famosa lettera della Bce di giugno 2011 - cosa che determinò le dimissioni volontarie del Governo Berlusconi III  - per rendersene conto. Come anche pensare all’incarico conferito da Giorgio Napolitano,  motu proprio,  al Prof. Monti sempre nel 2011. Si tratta, si badi bene, di atti legittimi costituzionalmente,  ma che hanno evidenziato, senza alcuna possibilità di distinguo o di scusanti, due fondamentali ed evidenti favori al suo partito d’origine, all’ex Pci.

 Nel primo richiamato caso,  quel “ preavviso di futuro  rifiuto di firma” , non certo previsto dalla Costituzione e mai utilizzato prima d’ora per ovvii  motivi di sicurezza interna ed internazionale,  significò  l’evidenziazione di un pregiudizio e di un preconcetto ideologico e  politico da parte di Giorgio Napolitano (Presidente della Repubblica solo grazie ai voti della sinistra, anche questo non dimentichiamolo mai)  contrario a quel Governo democraticamente e legittimamente prescelto da una significativa maggioranza degli italiani, un agire non certo da Capo di uno Stato democratico  ma più degno di uno Iago, l’arrotamento  del coltellaccio da parte di  un Bruto , un fatale e letale segnale di preconcetta avversità contro quel Governo,  ma sopra tutto  l’esplosione , la deflagrazione  improvvisa, ma non inattesa   della violenta, isterica , biliosa, rancorosa ,  vendetta, covata da venti anni nella pancia e  nelle budella ,una vendetta resa ora fattibile  grazie al completamento , con la sentenza definitiva  del processo Mediaset, del complotto . Un complotto costruito pazientemente e collegialmente dalla  politica della sinistra e dalla Magistratura ad essa “organica”, complotto  ordito  “ad personam” , contro una precisa persona, Berlusconi,  e contro  quella  maggioranza di italiani che avevano osato irriderli, togliendo loro  all’ultimo momento dalla bocca, salivosa  e spalancata, il lauto e pregustato boccone :  e cioè la vittoria del Pci/DS alle elezioni politiche del ’94  ed il dominio assicurato ed  incontrastato ( visto che, grazie alla Magistratura organica, solo la DC ed il PSI erano stati fucilati dal Tribunale del Popolo di Milano per le tangenti craxiane!  ) sul Paese della famosa e gioiosa macchina da guerra del Pci/DS di Occhetto. Ed è  per questa sete di vendetta e per il rancore dovuto a venti anni di sconfitte  che la sinistra, cui appartiene Giorgio Napolitano dalla nascita , considera, con razzismo rancoroso degno del miglior Stalin e del miglior Hitler, e come cortesemente esposto dal Vate di “ Repubblica” a “Le invasioni barbariche” il popolo dei moderati e del centrodestra  come  “ un popolo rozzo,incolto,ignorante,indegno dell’esercizio del voto. “. Detto da Scalfari, è una medaglia d’oro della quale andar fieri.  Quel Governo Berlusconi III , che pur poteva allora ancora  contare su una maggioranza parlamentare ancorché risicata, preferì a quel punto, con una decisione  responsabile e dignitosa, di proporre le proprie dimissioni anziché logorare il Paese tirando a campare. Un Capo di Stato che davanti alle difficoltà internazionali del Governo del proprio Paese  – con l’Europa ,con Sarkozy e Merkel più esattamente -   invece che rafforzarlo pubblicamente, facendo “squadra” almeno per un senso di dignità nazionale e per dimostrare all’estero la sua governabilità,   decide di assumere sproporzionati ed inusitati  atteggiamenti rigidamente censori con esternazioni di sapore  istericamente vendicative  (atteggiamenti censori e rigidi sui Decreti Legge poi peraltro frettolosamente e sfacciatamente  abbandonati e sconfessati , dallo stesso Giorgio Napolitano solo due mesi dopo,  col “suo” Governo Monti, al quale Giorgio Napolitano ha concesso, in ovvio  silente e compiaciuto consenso ,  una sfilza infinita di analoghi  decreti Legge ) compie “ una rapina della superiore volontà popolare “ che viene accoltellata, rapinata, sospesa, trafugata e che, dalle mani legittime del popolo passa, come merce rubata, riciclata, nelle mani di Giorgio Napolitano. Il secondo esempio cui prima  alludevo riguarda l’investitura del Governo del Presidente , quello con il Prof. Monti come Premier. In quei giorni, era  l’autunno del 2011, il P.D. guidato da Bersani era stato il promotore della linea politica di sfiducia nei confronti del Governo Berlusconi III in quanto sicuro e certo – erano le parole di Bersani e dei suoi, erano gli articoli di Repubblica e del Corriere della Sera a certificarlo – di poter governare il Paese vincendo a mani basse  le  nuove elezioni. La linea era da tempo tracciata, grazie sempre a Giorgio Napolitano, il governo Berlusconi III era dimissionario e dunque sconfitto e il P.D. avrebbe vinto alla grande le elezioni politiche. Ma Bersani ed il P.D. non ebbero il coraggio di affrontare la prova della verità e di fatto obbligarono Giorgio Napolitano a salvarli usando i suoi poteri costituzionali come un’arma da scasso ai danni del popolo sovrano: niente elezioni politiche, popolo fuori dai coglioni ed incarico “ ad personam” a l Prof. Mario Monti.

Giorgio Napolitano non  farà mai  intervenire il Quirinale sulla  questione della condanna a Berlusconi  ed infatti la sua nota contiene due  elementi da rilevare. Il primo è il riconoscimento che si tratta di un problema politico, come ho spiegato sopra. Il secondo è che Napolitano “ sembra” aver risposto all’interrogativo  del momento che riguarda la così detta agibilità politica del condannato Silvio Berlusconi, “sembra”. Ma si è solo limitato a rimandare la palla nel campo di Berlusconi affermando “ se dovessi ricevere richieste di grazia, esaminerò la cosa”. Non credo sia un invito rivolto al centrodestra per tentare una mossa pacificatrice della guerra civile italiana come ho altrove letto , perché non credo proprio che Giorgio Napolitano abbia la capacità e soprattutto  l’intenzione di inimicarsi tutto il becerume manettaro e giustizialista della sinistra, del M5S, del SEL, dei poteri forti italiani e della così detta grande stampa asservita , per fare un beau geste politico che potrebbe anche rovinare ,dopo un’attesa di venti anni, tutto il complotto da loro stessi ordito e costruito.

E’ come se Napolitano avesse detto a Berlusconi “ Avanti, fatti sotto, chiedimela la grazia, poi vedrò io cosa fare “. Una provocazione . Se Berlusconi farà ancora una volta l’errore di credere a questo Presidente e chiederà la grazia, il centrodestra perderà il suo leader ed il consenso popolare. Indipendentemente dal fatto che Napolitano la conceda o meno , perché in ogni caso vincerebbe il  boia. Conoscendo poi la carriera politica di Giorgio Napolitano butto là alcune riflessioni :e gli altri processi in corso contro Berlusconi? Ruby, De Gregorio? Concessa “la grazia” per la condanna Mediaset che fine farebbero le altre eventuali ma attese condanne? Sarebbe forse possibile tante “ grazie” quante sono le condanne? Non credo. E se venisse fuori un P.M. qualsiasi che per la sentenza Mediaset o per un’altra eventuale condanna  chiedesse l’arresto di Silvio Berlusconi? Suvvia, Presidente Napolitano, lei non prende in giro più nessuno, se non i suoi complici di questo complotto. Lei s’è dilungato a  parlare della grazia  ma stranamente in tutta la sua nota, peraltro anche piuttosto lunga, non ostante abbia  accennato alla legge elettorale ed alla governabilità del Paese, non ha neanche lontanamente accennato  a quello che era ed è il vero , fondamentale, unico problema del Paese : la rapina dell’articolo 68 originario della Costituzione . Insomma la sua tattica, che ritengo convenuta appositamente con la Magistratura, è quella di nascondere quanto è più possibile, agli occhi degli italiani  il complotto segreto , ma ormai di Pulcinella perché ben noto a tutti,  che  dal 1992 la sinistra politica e la Magistratura ad essa organica hanno orchestrato al fine di  impadronirsi del dominio politico ed economico dell’Italia  eliminando Berlusconi e così delegittimando e mettendo in crisi , sotto la falsa scusa della legalità , il popolo dei moderati .  I motivi di  questa mia convinzione  sono  direttamente riferibili ad una semplice constatazione: Giorgio Napolitano è stato se non il principale  artefice, certamente uno dei più importanti complici  del disegno criminale elaborato  dal Pci fin dal 1948 ed ordito sempre dal Pci  insieme alla Magistratura politicizzata dal 1992 e  che solo  oggi, nel 2013 , trova la sua prima conclusione con la  prima condanna definitiva di Berlusconi al processo Mediaset. Disegno criminale che ha contato quanto meno tre tappe fondamentali.

La prima tappa era rappresentata dall’imperativo di Lenin,  il quale suggeriva ai comunisti che combattevano per conquistare un Paese da assoggettare poi alla tirannia  staliniana ( ricordate come ci raccontavano del “ paradiso staliniano, di quella fantomatica “ nuova società” che aveva sconfitto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo “?) di impossessarsi dei gangli vitali di quei Paesi onde , col tempo, conquistarli per consunzione, dall’interno. Questa prima tappa è stata lunga e faticosa e Giorgio Napolitano l’ha attraversata tutta in prima persona, sempre nei posti di potere del Pci. Il quale Pci al termine della guerra civile italiana si ritrovò un inaspettato complice nella propaganda clericale del Vaticano  che contribuì a rendere il Pci del 1948 il partito di riferimento degli intellettuali, della nuova cultura, della nuova Magistratura, del nuovo giornalismo, etc. La Chiesa cattolica ed il Vaticano , con il loro asfissiante interventismo, con  la minaccia di imporre un terribile oscurantismo clericale sul Paese spinse la parte colta del Paese stesso a vedere nel Pci un bastione a difesa di quell’oscurantismo. Sbandierando come un vessillo la “ lotta per la libertà della cultura” , nacque  il dominio del Pci e dei  comunisti  nella letteratura, nel giornalismo, nel cinema,ecc.  Solo il Pci infatti era, a quel tempo, così  ricco e potente (  si pensi solo agli stratosferici finanziamenti ch’esso riceveva da Stalin  non certo per scopi benefici o umanitari) da permettergli  di possedere quotidiani ( L’Unità), diversi settimanali  ( “Rinascita”, “ Società”, “ Via Nuove”,ecc), migliaia di sedi in ogni dove e di dominare anche case editrici ( si pensi a quella di Giulio Einaudi). Faccio solo  un  esempio. In questo brodo di cultura il cinema elaborò quel manifesto della “nuova magistratura” con quel film di Pietro Germi  dal titolo “ In nome della Legge” nel quale un giovane Magistrato inviato in un paesino siciliano , per amore della giustizia e della legalità, si trova costretto a combattere contro varie ingiustizie sociali. Si scontrerà  contro  il solito notabile, il barone Lo Vasto e contro la mafia, rappresentata dal massaro Turi Passalacqua e dai suoi uomini. Tutto ciò contornato da una realtà omertosa e fortemente diffidente che non fa che ostacolare il suo lavoro. Solo contro tutti, appoggiato unicamente dal maresciallo della locale Stazione Carabinieri e dal giovane amico Paolino (la cui barbara uccisione lo convincerà a rinunciare alle dimissioni appena presentate), condurrà fino alla fine la sua battaglia che consiste non solo nell’applicare la legge ma anche nell’insegnarne il valore. Si trattò  di un'opera di pura propaganda politica, il manifesto di quella  “ nuova Magistratura” che avrebbe costruito la società libera e perfetta del comunismo sovietico tanto decantata dal Pci e  la cui gestione non poteva non essere lasciata appunto nelle mani del Pci . E così fu, dal 1948, anno di produzione di quel  film fino ad oggi . Non credo ci sia bisogno di elencare esempi che testimonino la fortissima mobilitazione e la enorme valorizzazione  che la stampa del Pci fece degli intellettuali ad esso organici. Mi limito solo ad elencare qualche scrittore  o giornalista o regista o attore che beneficiarono di tali appoggi: Elio Vittorini, Vasco Pratolini, Sibilla Aleramo, Massimo Bontempelli, Salvatore Quasimodo, fra gli scrittori; Renato Guttuso, Domenico Purificato, Mario Mafai, fra gli scultori e pittori; Banfi, Della Volpe e Luporini fra i filosofi; storici come Cantimori, Manacorda,ecc.  In realtà tutti sappiamo come fosse solo strumentale e propagandistica la difesa che il Pci faceva, in Italia,  della “ libertà di cultura”. Non solo perché nei Paesi assoggettati all’URSS non esisteva proprio  nessuna “ libertà di cultura” , anzi non esisteva alcuna forma di libertà, ma anche perché anche il Italia il Pci si rivelò ben presto per quello che in effetti era:  propugnatore di un nuovo oscurantismo, ben peggiore di quello clericale che diceva di voler combattere,  perché  basato su modelli tirannici sovietici  nei quali non v’era spazio alcuno per la libertà di pensiero, per qualsivoglia forma di dissidenza rispetto al pensiero ufficiale e dominante. E non ci fu poi bisogno di aspettare il terribile anno 1956 – quello di Budapest, per intenderci – per rendersene conto, bastava osservare come anche in Italia e ben prima del ’56 il Pci imponesse interventi di carattere censorio  ai propri intellettuali organici ogni volta che vedeva messa da costoro in dubbio o in pericolo la linea guida imposta da Stalin. Chi non ricorda il caso paradigmatico, eclatante e scioccante  di Elio Vittorini e della sua rivista “ Il Politecnico”, finanziata dal Pci? Solo chi non ha voluto vedere, come , appunto, Giorgio Napolitano, allora nella Direzione, nella nomenclatura del Pci. Vittorini credeva veramente di essere libero di intervistare qualsivoglia scrittore e pensatore. Così ospitò sul suo “ Il Politecnico” Sartre, Kafka, Russel, Hemingway, Joyce, Andrè  Gide, gente non “organica” al pensiero staliniano quando non già addirittura all’indice in Urss ( come Gide, per l’appunto). “Il Politecnico” venne chiuso, Vittorini cacciato via, dileggiato villanamente da Alicata ( Direttore dell’Unità del tempo) e da Togliatti stesso. Era la dimostrazione che la “difesa della libertà di cultura”  che il Pci affermava di portare avanti contro “l’oscurantismo clericale” era solo uno specchietto per le allodole, era solo un trabocchetto per ingannare il popolo, era una coperta sotto la quale veniva celata una linea politica ben precisa, decisa da Stalin, dalla quale nessun  compagno  poteva derogare. Alla faccia delle libertà di pensiero.

Seconda fase. Tutto il periodo della così detta “ Prima Repubblica”, dal 1948  fino al 1992, vide il Pci , nella cui decisiva nomenclatura era sempre presente Giorgio Napolitano, recitare la parte di “ partito di lotta” e di “ partito di governo”. Ma le vicissitudini politiche dimostrarono come il Pci che tentasse di accreditarsi come “ forza di governo” non solo perdeva il proprio consenso  politico  interno, ma veniva  bruscamente richiamato all’ordine da parte dell’Unione sovietica, cioè ad essere quel partito che veniva finanziato lautamente dall’URSS affinché  sobillasse la rivoluzione sociale che avrebbe potuto far diventare l’Italia un Paese satellite di Stalin e dell’Unione sovietica comunista. Tanto questo è stato purtroppo così vero che quando Aldo Moro  tentò di realizzare il compromesso storico,  Moro venne trucidato dalla Brigate Rosse, un vero e proprio richiamo all’ordine staliniano : il Pci è nato ed è stato mantenuto dal comunismo sovietico non per governare il Paese con la DC, ma per sottomettere l’Italia alla dittatura comunista. Fu così che , perduto Moro come unico referente possibile per il Pci, questi , minacciato anche dai Paesi del Patto di Varsavia, si ritirò subito dall’area governativa e ripassò all’opposizione pregiudiziale.  Era la dimostrazione dell’assoluta incapacità del Pci di  elaborare un progetto politico che potesse coinvolgere e convincere la maggioranza del Paese. Mai il Pci riuscì, durante tutta la prima repubblica, a vincere una elezione politica. Mai. E siccome il Pci restava un “ partito anti sistema” , le elezioni le  vinceva sempre la DC ( si pensi che solo nel 1984 e per un misero  0,3% il Pci ottenne il sorpasso elettorale sulla DC) , alla quale dunque toccò in sorte una maledizione: quella di dover sempre governare. Così tutta la durata della Prima Repubblica fu caratterizzata da una “ democrazia bloccata”, bloccata  dalla presenza del più ricco Partito comunista dell’Europa occidentale . Democrazia bloccata ha significato cinquanta anni della Prima Repubblica  nei quali non vi è stato alcun ricambio , alcuna alternanza nel governo e nella burocrazia che lega Parlamento e società. Ma l’alternanza è l’unica, grande risorsa  dei sistemi liberaldemocratici , è lo strumento di ricambio dei ceti politici , nazionali, locali, amministrativi, etc. Questa inamovibilità del ceto politico, dei suoi grand commis , dei suoi esperti, dei suoi consulenti, dei suoi clienti, dei suoi simpatizzanti, dei suoi assistiti, dei suoi “ mantenuti”   è stata la genesi della grande corruzione che ha corroso  questo Paese. Un sistema corruttivo che s’è andato fortificando  dal 1948 fino al 1992, senza alcun timore, senza che nessuno inscenasse danze o girotondi più o meno indignati non ostante  che fosse  sotto gli occhi di tutti, nessuno escluso. Tutti vi partecipavano, come tutti lo sapevano.  Tangentopoli non fu una “ scoperta” della Magistratura, tanto meno del Pool di Milano, non fu affatto, come vorrebbero farci credere,  la  scoperta dei misfatti corruttivi di una sola parte – quella del pentapartito , DC e PSI in testa - della classe politica a seguito dei milioni trovati nascosti nelle mutande di Mario Chiesa. Tutta la ragnatela di corruttele era stata costruita e rafforzata dall’immobilismo e dalla mancanza del ricambio politico imposto dalla democrazia bloccata dal 1948 in poi e, per così dire, istituzionalizzata poi con il consociativismo fra la DC ed il Pci, che ha letteralmente dominato e soffocato  il Paese , la sua economia e la politica dal 1970 circa fino alla caduta della Prima Repubblica. La corruzione era una piaga dunque ultratrentennale quando venne fatta esplodere nel 1992, una piaga  ben  nota e ben accettata da tutti i partiti politici , nessuno escluso,  e da moltissimo tempo . Ma  fu abilmente preparata, come una bomba ad orologeria , in maniera preordinata,   organizzata  e venne sollevata , sfruttata e fatta esplodere mediaticamente  nel momento giusto, cioè nel momento in cui il PSI di Craxi aveva completamente messo al muro il Pci di Enrico Berlinguer  per  le sue ambiguità interne e soprattutto per la sua più volte affermata  fedeltà all’Unione sovietica comunista e stalinista , nel momento in cui certa stampa abbandonava Craxi perché ne aveva perso i favori ( vedi Repubblica con Scalfari che non venne ricandidato dal Psi, per fare un solo esempio, vedi anche “Il Corriere della Sera “ la cui frazionata proprietà era comandata da Enrico Cuccia e da Mediobanca che fremeva per abbattere Craxi e riconfermare il predominio industriale, bancario, economico e dunque politico sul Paese contro la politica craxiana che portava elementi non trascurabili di liberalizzazioni  ) , proprio da chi , il Pci,  non solo viveva di un terzo di quelle tangenti, da chi dunque ne conosceva ogni anfratto, da chi poteva istradare la Magistratura con delazioni mirate, per un’operazione di laser chirurgia mirata a salvare solo il Pci, delazioni spacciate  come “anelito alla legalità”, da chi  possedeva  un diritto di “paternità”   sull’unico organo che poteva agire come una mannaia radiocomandata : la Magistratura, che ancora era un “ordine” dello Stato e che ancora doveva essere autorizzata per processare un Parlamentare da quelle guarentigie costituzionali previste dall’articolo 68 e che erano il solo ostacolo da abbattere per piegare le istituzioni politiche elette dal popolo sovrano alla mercé non solo della Magistratura nel suo complesso, ma addirittura, di qualsiasi P.M. che avesse voluto nascondersi dietro l’alibi dell’obbligatorietà dell’azione penale . Dal  Pci, che  così come aveva intascato per decenni i finanziamenti sovietici  ottenendo al momento giusto dall’associata DC  anche la necessaria amnistia per assicurarsi la impunità più totale sempre con Giorgio Napolitano sul ponte di comando , così  incassava tranquillamente  il suo terzo delle tangenti craxiane (testimonianze negli atti del processo di Milano del Pool) – oltre agli intrighi ancora nascosti dello stesso Pci con le Cooperative rosse -  nel quale  Giorgio Napolitano era sempre nelle posizioni di comando .Giorgio Napolitano  fu  Presidente della Camera proprio in quegli anni terribili per l’Italia. Furono gli anni di Tangentopoli e delle stragi mafiose. Giorgio Napolitano e Gherardo Colombo fecero una mossa astuta nel 1992.  Colombo firmò la richiesta di acquisire i bilanci del PSI ed autorizzò la Guardia di Finanza di recarsi appunto in Parlamento.  Pensate che i bilanci dei partiti politici erano a disposizione di tutti, per cui Giorgio Napolitano, quella volta fece un figurone, si oppose alla ridicola richiesta del Pool di Milano, si precostituì , questo è il punto, un alibi di Presidente che difende il Parlamento. Così quando, come da accordi fra Pci e Magistratura, nel Maggio del ’93 quei Magistrati intimidirono e minacciarono un Parlamento di corrotti e di intimiditi , Napolitano si guardò bene dal difendere l’autonomia del Parlamento, di difendere la sacra costituzione , tacque per convenienza, per patti sottoscritti, perché complice , fautore di quell’attentato all’ordine costituzionale. Tacque e così, con la insolita velocità che ancora una volta ricompare in questa brutta storia italiana, Camera e Senato ad Ottobre e a dicembre del ’93 sotto la minaccia  del tintinnar di manette modificano l’articolo 68 della costituzione e consegnano l’Italia nella mani della Magistratura.

Giorgio Napolitano era ancora Presidente della Camera quando, tanto per dire, durante il processo Cusani per la Montedison, Bettino Craxi lo accusò apertamente, senza esserne poi denunciato per diffamazione, di aver taciuto sul finanziamento illegale dell’Unione Sovietica verso il Pci. E’ bene ricordarle quelle illuminanti parole di Craxi :“Sarebbe come credere che il presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni ministro degli Esteri del Partito Comunista e aveva rapporti con tutte le nomenclature comuniste dell’est a partire da quelle sovietiche, non si fosse mai accorto del grande traffico di rubli e dollari che avveniva sotto di lui tra i vari rappresentanti e amministratori del Partito Comunista nei Paesi dell’est. Non se n’è mai accorto?  Cosa non credibile” è l’accusa testuale lanciata dall’allora segretario del Psi davanti all’allora pm di Milano Antonio Di Pietro. Craxi nella sua deposizione accusa “il maggiore partito d’opposizione, il Pci, il quale non è mai stato un partito povero, è sempre stato un partito ricco di risorse (…), aveva costruito in Italia la macchina burocratica più potente e più organizzata del mondo occidentale”, di aver beneficiato di cospicui finanziamenti illegali dall’Urss.

La terza fase è iniziata con le accuse che il P.M. Antonio Di Pietro lanciò contro Silvio Berlusconi nel 1994 quando Forza Italia aveva  distrutto  la gioiosa macchina da guerra del Pci/Ds di Occhetto. E’ storia recente e nota. Per sintetizzare: con quelle false accuse la sinistra riesce a governare dal 1995 fino al 2001. Nel 2001 la Cassazione dichiara false le accuse di Di Pietro ed assolve Silvio Berlusconi perché il fatto non sussiste . Da quel momento  la sinistra è stata svergognata ed il centrodestra ha vinto perciò  tre elezioni su quattro e quella che perde la perde per una manciata di 24 mila voti. Da quel momento e non ostante altri quaranta e più processi che la stessa Magistratura scaglia rabbiosamente contro un Silvio Berlusconi ancora vivo , che viene accusato di tutti i reati dell’intero codice penale, il centrodestra governa  direttamente per otto anni su dodici, diventa parte essenziale nel sostegno al governo per gli altri quattro anni . Silvio Berlusconi deve morire,perché solo con la sua morte la sinistra potrà governare questo Paese . Ecco dunque che quella montagna di accuse finalmente riesce a partorire una sentenza per evasione fiscale per 7 milioni di euro. Perché Berlusconi deve sparire  e con lui tutti coloro che dal 1994 ancora lo votano.

Stanno impiccando Silvio Berlusconi: sul patibolo, dirige le operazioni Giorgio Napolitano, l’artefice principale  del complotto contro la maggioranza del popolo italiano.

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ANCORA ALTRE LEGGI !!!!

Un decreto perfetto per fare titolo sui giornali: «Lotta senza quartiere al femminicidio», per la comparsata televisiva di Madamin Boldrini. La realtà, però, non procede per slogan. E non per voler essere cavillatori a tutti i costi. Si inaspriscono le pene, si introducono le ag­gravanti- come quella della vio­lenza sulle donne in gravi­danza - in un' orgia di procla­mi che ricorda purtroppo le grida manzo­niane.

Anzi. E allora via con un al­tro giro di vite politically correct e si dà il via anche all'arresto obbligatorio in flagranza per i maltrattamenti in famiglia e lo stalking. A parte il fatto che si tratta di due situazio­ni diverse, ci si chiede: come si fa­rà a beccare sul fatto questi turpi soggetti? Si metteranno teleca­mere, pure quelle obbligatorie, in casa? O forse, chissà, si pastic­cerà su­lla flagranza e magari si fa­rà ricorso alla flagranza differita, già sperimentata per i facinorosi da stadio. Il punto è, che comun­que la si tiri, la coperta è sempre troppo corta. E questo per un'al­tra ragi­one su cui il tanto apprez­zato decreto sorvola: il nodo fon­damentale non è l'entità della pe­na, ma la sua certezza. Che di­pende, in buona sostanza, dalla lentezza esasperante delle no­stre indagini e dei nostri procedi­menti. I Pm, che non ne voglio­no sapere di toccare quel tabù chiamato obbligatorietà dell' azione penale, sono ingolfati di denunce. Le denunce vengono impilate nei cassetti delle procu­re, i carabinieri e la polizia fanno quello che possono, le professio­nalità poi non possono essere improvvisate. Risultato: molti femminicidi, come vengono chiamati oggi gli omicidi di don­ne, sono preceduti e annunciati da numerosi esposti e querele che prendono la polvere per troppo tempo. E che vengono trattati burocraticamente con la stessa macchinosità riservata a storie molto, molto meno gravi. La soluzione adottata dal go­verno è furba, ma sul piano del­l’efficacia dovrà essere valutata con attenzione.

E questo non per alimentare il solito benaltrismo all'italiana, ma perché si è deciso di colpire con la scure di misure draconia­ne tutti quei comportamenti che potrebbero, il condizionale è d'obbligo, suonare come sinistri avvertimenti di un futuro luttuo­so. In questo modo lo Stato di di­ritto viene compresso, ma mette­re in cella per un po' di tempo ­per quanto poi?- un ex fidanzato o marito che ha minacciato l'ex partner o l'ha insultata pesante­mente al telefono non può esse­re la soluzione dei guai.

L'idea è quella di prevenire, ma la prevenzione dovrebbe abi­tare altrove. Nelle scuole. Negli studi di psichiatria. Nei consulto­ri. Non nel codice penale. Certo, il reato satellite, il reato spia può offrire indizi, ma il rischio è quello di entrare in una terra di nessu­no, popolata da misure cautelari e sentenze contraddittorie.

Non solo: l'idea delle audizio­ni protette dei testimoni sembra cozzare col buonsenso. Tutti i te­stimoni a rischio, per qualun­que reato, dovrebbero essere protetti. Altrimenti si va avanti per via ordinaria, come è oggi an­che per l'omicidio. Invece, in questo modo si creeranno cittadini di se­rie A, le vitti­me di stalking, e di serie B, tut­ti gli altri.

Esattamen­te come avver­rà per il moni­toraggio sul­l’andamento dei processi. Nel caso mi­gliore si stabili­rà una corsia preferenziale per questi di­battimenti, a scapito di quelli per rapina, scippo, furto e via elencando; oppure, lo scree­ning finirà all'italiana con la cer­tificazione di un fallimento: i processi incolonnati in fila india­na, a distanza di anni e anni dai fatti.

E così al prossimo governo toc­cherà inventare un altro pac­chetto di misure sempre più ur­late per placare la frustrazione dell'opinione pubblica

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NOI RECITIAMO LA PARTE DEL BRAVO CITTADINO E INTANTO CI TOLGONO SEMPRE PIU’ LIBERTA’ E DIGNITA’.

 

Quando assistiamo inetti  al dilatarsi ipertrofico dell’invadenza e del potere statale, la società civile non può far altro che scemare, vedersi ridotta la sfera delle proprie libertà fondamentali , non può che  appassire, non può che restringersi sempre di più, come la storia ha abbondantemente dimostrato nel secolo scorso . Ingrandire lo Stato, renderlo  sempre più invadente e Leviatano significa diminuire fino a distrugge il sistema produttivo privato , significa  spegnere ogni produttività  delle imprese private , significa rinunciare all’ innovazione ed alla  creazione di nuovi posti di lavoro. Il peso oppressivo della tassazione e delle regole annullano lo sforzo  delle aziende private di restare sul mercato. Una conseguenza di questa decadenza, a noi assai ben nota  durante tutta la durata della Prima Repubblica,  è il puro parassitismo, perché la crescita del potere statale, la mancanza di un’alternanza al comando, rende poderoso, corruttibile ed impunito tutto il sistema burocratico del Paese e  moltiplica tangenti, favori, clientelismi, voti i scambio, accordi con le più svariate forme di malavita locali e produce  facili ed illeciti arricchimenti di caste elitarie. Alla fine ognuno di noi recita una parte in commedia. diventiamo puri  esecutori di ordini, quale che sia il loro contenuto e la loro valenza sociale . L'ultimo questionario inviato a taluni contribuenti dalla Guardia di Finanza invita, letteralmente,  a denunciare un proprio fornitore, un professionista con cui si ha avuto un rapporto di lavoro, un artigiano che ha eseguito una piccola opera. Non soltanto si invogliano  gli italiani a diventare dei bravi delatori, ma si cerca addirittura di obbligarli alla delazione , dal momento che - secondo La Repubblica e Scalfari  - quanti si «rifiutino di rispondere al questionario» o danno risposte false o parziali rischiano una multa fino a 2mila e 66 euro e una denuncia. Questa gente è ormai del tutto scollata dalla realtà della vita di tutti i giorni. La casta politica e quella dei loro pennivendoli  sono ormai talmente ricchi da fare sempre la figura di Maria Antonietta, quella che ,seccata dal fatto che il popolo si lamentava perché non aveva pane , lo invitò a mangiare delle brioche. Figurarsi se gente del genere possa capire che esiste una vastissima zona di evasione per sopravvivenza.  Dove l’unica alternativa al fallimento ed alla fame è l’evasione fiscale. Come è stato possibile che il Paese che era lo “ Stato di diritto” si sia ridotto ad essere una brutta copia della DDR tenuta sotto il rigido controllo della Stasi ? Come è possibile che lo Stato, che dovrebbe formare dei cittadini probi e corretti, promuova invece  comportamenti così meschini,  offra dignità di cultura alle più svariate forme di vendette ? Questo degrado dei comportamenti pubblici indica che potremmo davvero essere in prossimità della fine . Sarebbe insomma la paura a fare adottare i metodi più riprovevoli. Questo anche perché  il trionfo dello Stato Leviatano ha  portato a credere  che l'unica moralità lecita  consista nell'essere un diligente automa, un cittadino ubbidiente e ben inquadrato. In questi tempi dominati  dal “ pensiero unico dei poteri forti “viene  considerato un «uomo giusto» colui che fa la raccolta differenziata con la dovuta pignoleria,  che partecipa ai riti elettorali come le svariate forme di primarie a pagamento , uno che  paga diligentemente le imposte anche se magari non mangia , uno che  si mobilita al cenno di “ La Repubblica” nei girotondi da idioti contro l'omofobia, contro il femminicidio  e per la solita società multietnica, uno che non usa la macchina preferendo  la bicicletta. Quando agli occhi di politici e funzionari è accettabile che un questionario spinga a denunciare altre persone anche ricorrendo all’anonimato , una cosa è chiara: ormai lo Stato pone al di sopra di tutto se stesso e le sue necessità . Coloro dunque che  invitano alla delazione stanno invece  disgregando il rapporto sociale. Mandiamoli a cagare.

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Roma mercoledì 14 agosto 2013
Gaetano Immè

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