Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 4 settembre 2013


IL CENTRODESTRA NON PUO’PIU’ ESSERE ALLEATO DI UNA SINISTRA CHE NON RISPETTA LA COSTITUZIONE

Mi ha sempre molto negativamente  colpito l’atteggiamento  delle persone “ de sinistra”, persone comuni e politici, che, davanti al problema della decadenza di Silvio Berlusconi dalla carica di Senatore sulla base della Legge Severino ed a seguito della sentenza Mediaset, invece di discutere e dibattere democraticamente sui principi costituzionali, giuridici e politici  che quella decadenza solleva , oppongono tutta una serie di frasi  fatte e costruite dalla propaganda politica spicciola, frasi quali “ le sentenze si applicano” oppure “ le sentenze e le leggi in vigore si applicano”o peggio  ancora “ tutti dobbiamo essere uguali davanti ad una sentenza”.

Un problema  quello della decadenza di Berlusconi, molto complesso, che riguarda innanzi tutto la Costituzione , che riguarda il ruolo fondamentale che  nella nostra democrazia  parlamentare svolge il  Senato della Repubblica, che riguarda la sua dignità politica e la sua costituzionale autonomia, che riguarda ancora la perfetta applicazione dell’articolo 66 della Costituzione e che riguarda, infine,   i necessari e costituzionali equilibri  fra il potere eletto e un ordine di funzionari pubblici : tutti interrogativi  e rilievi che derivano dalla stessa Legge Severino.

Schierarsi  per  una cieca, acritica e pedissequa sua applicazione da parte del Senato al caso di Silvio Berlusconi ,come sta facendo la  sinistra  giustizialista e forcaiola ( e fin qui “no problem of course”), ma  inaccettabilmente  ed incredibilmente persino  lo stesso P.D. ( che pure afferma essere un partito “democratico” e che si batterebbe “ per la legalità” e chissà quale sarà mai questa sua legalità se si sta battendo per  violare passivamente due fondamentali articoli della costituzione stessa, “ that one question”) volutamente  ignorando, con cocciuta caparbietà  ( ometto per educazione  il più adatto termine di “infantilismo politico e culturale” ),non solo la più che sospetta ed evidente incostituzionalità delle Legge Severino  quanto  di offrire al mondo intero un’immagine molto squallida sulle capacità di valenza  democratica delle nostre istituzioni,mi induce a riflettere sulla valenza democratica e civile di tutti costoro, a riflettere se sia proprio fare  il “ supremo bene del Paese” rimanere ancora alleato di governo con costoro o se , disvelata così la loro cecità  culturale e la loro ideologia assolutamente antidemocratica , il “ supremo bene del Paese non sia proprio quello di sciogliere immediatamente  questo accordo politico ,a suo tempo garantito dal Capo dello Stato in persona , che ci accomuna, davanti all’Italia tutta ed al mondo intero, ad una coalizione politica assolutamente  anticostituzionale , antidemocratica  ed illiberale. Non voglio neanche sfiorare , in questo esame, il problema , assai ben più serio della nostra democrazia,  cioè che, giusta o politica che sia quella sentenza Mediaset, essa riguarda comunque  un  leader politico di riferimento di (circa) dieci milioni di italiani e che, in qualsiasi forma di democrazia  non è consentito né costituzionalmente lecito,  privare del proprio leader politico liberamente prescelto una così smisurata porzione di popolo sovrano. Non sempre ciò che non è illecito  è politicamente  ed eticamente legittimo. Basta ricordarsi, sotto questo profilo, che – faccio solo due esempi – in due splendide e ben più robuste democrazie , come nella  Francia  e negli Usa,  il leader politico non è giudicabile in Tribunale nel corso del suo Mandato , per eventuali reati, come ricordo essere già accaduto, per restare nel terzo millennio,  con Francois Mitterrand. 

Senza scendere in dettagli da trivio – che lascio molto volentieri ai ben noti giornalisti , politici ed opinionisti - riflettevo come quasi tutti costoro che ,come un coro di replicanti , ad ogni tentativo di instaurare un dibattito sul caso Berlusconi replicano con la solita litania  di quelle frasi e di quegli slogan propagandistici , in realtà  da un punto di vista culturale ed intellettuale, sfuggono al  dibattito giuridico e politico de quo preferendo trincerarsi dietro stereotipi e frasi costruite quasi ad hoc per troncare discorsi. “ Le sentenze non si discutono”, “ le sentenze si applicano” e sillogismi di tal fatta sono marchi d’infamia intellettuale,  non medaglie al merito politico ,sono mezzucci  da commissari politici del Pci degli anni sessanta ,frasi idiomatiche studiate ad arte  per evitare  un dibattito sul merito e sul diritto di quel fatto, dal quale dibattito, evidentemente, si teme  di uscirne con le ossa fracassate. Sono sicuro che tanta gente che convintamente e priva di pregiudizi ideologici , vota a sinistra  è consapevole e condivide questa mio personale disappunto , senza arrivare a scomodare l’incoerenza di un famoso “grullo fiorentino” che si crede di menar per il naso una fetta del popolo italiano – mi riferisco ovviamente a Renzi che ora, sentendo odor di potere, ha abbandonato l’aplomb iniziale del socialdemocratico e del rottamatore per diventare  semplicemente  “ uno  de sinistra” – prima sostenendo “ che Berlusconi si deve battere con la politica e non con la persecuzione giudiziaria  “e che ora, per pura convenienza di botteguccia politica, si converte, senza sforzo, al richiamo della foresta dell’eccidio tribale/giudiziario del nemico politico, con buona pace di quel valore essenziale del vero uomo politico che è l’indipendenza di pensiero e la coerenza intellettuale.

La prima osservazione che mi salta in testa nell’ascoltare queste loro frasi fatte , queste vere e proprie giaculatorie è che esse dimostrano come la sinistra abbia una visione distorta del vero Stato di Diritto, perché essa, con quelle affermazioni, peraltro anche ridicolmente perentorie, sostiene che occorre applicare quella sentenza e la Legge Severino al caso Berlusconi  senza porsi nessuna altra domanda. Questa posizione preconcetta, massimalistica – tipica del giustizialismo fascista e stalinista di Scalfari, di Repubblica oltre  di chi vive grazie alle violazioni del segreto istruttorio e grazie alle copie passategli sottobanco da Magistrati e da Avvocati compiacenti, oltre che da cancellieri, da carabinieri, da uscieri da palazzi di giustizia -  è una versione squisitamente  staliniana della res pubblica,  nella quale non devono esistere per un cittadino (Berlusconi) , oltretutto leader politico, alcuni diritti essenziali della nostra costituzione della quale, nello stesso tempo, per il resto essi richiedono una ferrea, sorda e cieca applicazione. Parlo del diritto sancito dall’articolo 24 della Carta, che riguarda il diritto alla difesa nonché sopra tutto di quello sancito dall’articolo successivo, il 25, che stabilisce il diritto di ogni cittadino di non essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore “ prima del fatto commesso “ . Costoro non danno spiegazioni logiche a tale assunto e dunque essi sostengono, nei fatti, che questi due fondamentali diritti costituzionali non debbano essere applicati al cittadino Berlusconi, così evidenziando una incredibile, inaccettabile ed incostituzionale  pregiudiziale “ ad personam” ed uno sfregio profondo all’articolo 3 della Carta, un razzismo senza confini.

La seconda osservazione scaturisce  dall’incredibile, violenta  ed acritica opposizione sbattuta in faccia a Luciano Violante ( personaggio peraltro assai discutibile da parte del sottoscritto, visti i suoi precedenti proprio nel campo degli oscuri rapporti fra politica eletta e magistratura politicizzata)  che vorrebbe un previo esame della Consulta sulla Legge Severino, al fine di accertarne la costituzionalità. I corifei di tale opposizione – da Repubblica a Il Fatto, insomma i soliti ben noti – non si rendono conto di manifestare una tale dose industriale di incoerenza politologica da finire nel puro ridicolo. Perché non è ridicolo tanto la loro arrogante pretesa che il Senato funzioni come un plotone d’esecuzione agli ordini del Segretario di un P.D. o – il che praticamente è la stessa cosa – agli ordini del primo Magistrato o addirittura, per intimidazioni e ricatti subìti, dallo stesso partito politico dei magistrati politicizzati ma anche dotati di impunità assoluta ( fin qui farebbero essi stessi la ben misera figura di killers  assoldati per trenta denari dai potenti togati al cui servizio essi operano), quanto il fatto che la loro stima per la Consulta varia a seconda dei loro personali  interessi. Così per costoro, la Corte Costituzionale era il fiore all’occhiello del sistema democratico quando essa bocciava alcune leggi proposte da un governo a loro avverso, mentre la stessa Corte era una vergogna del Paese quando si schierava contro la Procura di Palermo e contro Ingroia sulle intercettazioni di Mancino e Napolitano. Una vera lectio magistralis di coerenza e di logica.

E per quale ragione dobbiamo ancora prestar collaborare con questa deriva stalinista della sinistra italiana?  Diciamolo loro forte e chiaro: sostenere, come noi stiamo facendo, una “ piena legalità democratica e costituzionale anche per Silvio Berlusconi” è un nostro merito, è una nostra vittoria liberale e democratica per la quale meritiamo una medaglia d’oro al valore democratico e della quale ci vantiamo ed andiamo fieri. Perché noi vogliamo che per  tutti i cittadini italiani,  “anche per Berlusconi”,  valgano gli articoli 24 e 25 della Costituzione, che per tutti i cittadini italiani,“ anche per Silvio Berlusconi” , valga lo Stato di Diritto, che per tutti i cittadini italiano, “ anche per Silvio Berlusconi”,  valga il principio costituzionale che una legge sia applicata  solo quando e se sia stata ritenuta – dall’unico organo che costituzionalmente è a ciò demandato – pienamente costituzionale. Noi ci battiamo affinché tutti i cittadini italiani abbiano gli stessi diritti, mentre loro si battono affinché solo una parte dei cittadini italiani, quelli di sinistra,e comunque mai ad un certo cittadino,  abbiano quei diritti. Ecco perché Scalfari nella consueta omelia domenicale  sente il bisogno di ideare , di modellare il suo “ centrodestra” ideale , mettendo lingua dove non è mai ben accolto né minimamente ascoltato, ma solo tollerato. Perché, come disse Enzo Tortora ai giudici: io sono innocente, spero dal più profondo del cuore che lo siate anche voi.

Rifiutarsi di sostenere con i nostri voti questa fazione politica antidemocratica, razzista, classista, illiberale, anticostituzionale, antidemocratica non è certo un “ricatto” come ora implorano gemendo,  i Goebbels sparsi nelle redazioni dei giornali “organici” a quella fazione. Ma quale ricatto,è un sacrosanto dovere civico, un obbligo politico ed etico proprio per il bene supremo del Paese. . Mandiamola a casa quella fazione e che la parola passi ora  al popolo.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Roma mercoledì 4 settembre 2013

Gaetano Immè

 

 

Nessun commento:

Posta un commento