Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 25 settembre 2013

LA VIA MERKELIANA ALL’EUROPA Dalle urne tedesche ( e non poteva certo essere altrimenti visto che a votare erano i tedeschi ) è uscita rafforzata la concezione merkeliana dell’Europa e dell’Euro: che ritiene la crisi che ci sta deprimendo sia essenzialmente una “crisi da debito dei singoli Paesi” che si deve curare caricando i popoli dell’Europa extragermanica con feroci risparmi, con atroci tassazioni, punendoli oltretutto anche con un rifinanziamento del loro debito pubblico a tassi da rivolta popolare. Basta vedere a quali tassi da urlo le Banche tedesche e francesi hanno acquistato, a suo tempo, i titoli del debito pubblico greco per rendersene conto. Ma così vuole il pensiero debole dominante, questa è ormai la così detta “ via merkeliana verso l’Europa”, la via dominante visto che il partito anti euro è fuori dal Parlamento. La via merkeliana è comunque quella che vide genuflessa la Francia di Sarkozy, quella che ha condotto la Grecia sull’orlo del fallimento e della guerra civile, quella che ha schiantato la Spagna, il Portogallo, quella ossequiosamente riverita dal Governo di Napolitano e Monti, quella verso la quale una parte preponderante del P.D. vorrebbe s’incamminasse speditamente anche il Premier Letta, quella che solo il Governo Berlusconi II° nel 2011 osò criticare e mettere in discussione. Posizione scettica e critica nei confronti dell’acritica adesione alla via merkeliana all’Europa che spinse alla commiserazione pubblica la Merkel e l’allora Monsieur le President Sarkozy, quella che determinò non solo l’ormai famoso “ sorrisetto da compatimento per il bambino deficiente” regalato, con raffinata cortesia diplomatica ed istituzionale degna di un postribolo, dalla” coppia più bella del mondo” ( copyright da “Repubblica” e dove sennò?)Merkel & Sarkozy in diretta televisiva mondiale al Presidente Silvio Berlusconi , ma soprattutto anche l’altrettanto mitica “ lettera della Bce” ( braccio armato del regime dell’euro ) sui “ compiti a casa Italia” , che trovò Napolitano talmente ad essa organico e genuflesso da spingerlo addirittura a delegittimare la sovranità del popolo italiano minando quel Governo Berlusconi 2°, eletto con ampio consenso popolare, con le mine mediatiche – fatte esplodere a mezzo stampa organica , come sempre - di una sua indisponibilità a firmare successivi Decreti Legge, fino al punto di spingere e costringere quel Governo eletto verso le dimissioni volontarie , pur in assenza di sfiducia parlamentare. Solo chi riesce a sopravvivere sotto le condizioni capestro del risanamento dei conti pubblici senza neanche lontanamente sperare in una crescita merita un temporaneo aiuto finanziario dell’Europa merkeliana. Chi osa pensare diversamente è out of Europe. Insomma neanche a parlarne di Eurobond , ma quella coloniale concezione della solidarietà europea della Merkel ha avuto, né poteva essere altrimenti, il consenso decisamente maggioritario dei cittadini tedeschi. E chi mai perseguirebbe il bene supremo dell’Europa distruggendo il proprio benessere nazionale? Sono fuori dal Parlamento tedesco i liberali, né poteva essere altrimenti. Siamo persone tanto amanti del rispetto dell’individuo e dei suoi meriti, figurarsi se possiamo volere voce in capitolo in una Europa che predilige la curvatura delle banane o la circonferenza delle zucchine alla libera adesione dei popoli all’Unione europea. Non è certo con le lagne grilline o con le favole vendoliane o con i bisunti slogan pecorecci che girano sul web dietro coraggiosi pseudonimi che quella via merkeliana potrà essere corretta. Forza Italia se ne faccia solida portavoce politica: una via diversa da quella della ormai quasi decennale umiliazione dei Paesi rivieraschi deve pure esserci. Senza anatemi, cerchiamola. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ QUESTO E’ UN PAESE DA SHOPPING Come tutti sapevano, come preannunciato dal 2007, non siamo stati capaci di evitare di tornare ad essere un paese da shopping, un paese dove si può acquistare a prezzi convenienti aziende strategiche ,strozzate e ridotte alla miseria da tanti padri snaturati, come sta oggi accadendo per Telecom e per Alitalia. Per la Telecom , privatizzata in modo scellerato dalla sinistra del Governo D’Alema con i famosi “ capitani coraggiosi” ( una sorta di imprenditori con i soldi delle Banche ), c’è la notizia che l’operazione di suo ulteriore salvataggio, fortemente voluta nel 2007 sempre dalla sinistra del Governo di Romano Prodi ed organizzato su suo ordine dal Prof. Bazoli di Intesa Sanpaolo, da Cesare Geronzi, allora Presidente delle Assicurazioni Generali , da Mediobanca e dalla famiglia Benetton, devota alla sinistra italiana per “ grazie ricevute con la creazione della holding TELCO è definitivamente e miseramente fallita. Breve ricostruzione dei fatti, necessaria per i troppi smemorati di Collegno presenti nella stampa e nella politica del nostro Paese. Il 1º aprile 2007 la Pirelli di Tronchetti Provera annuncia di avere ricevuto due offerte tese a rilevare il 66% di Olimpia, la sua holding, che deteneva il pacchetto di controllo di Telecom Italia. Le offerte erano pervenute da parte dell'azienda statunitense AT&T (che, successivamente - il 16 aprile -dichiarerà di ritirarsi dall'operazione ) e dalla messicana America Movil di Carlos Slim Helù e miravano a rilevare, ciascuna, il 33% di Olimpia. Presiedeva Telecom l’avvocato Guido Rossi, lo stesso che Tronchetti Provera volle alla Federcalcio durante la faccenda Juventus e che, guarda caso, nel togliere lo scudetto alla Juventus lo assegnò – non certo sul campo, ma in un corridoio – all’Inter di Tronchetti stesso. Forte di accordo con la sinistra politica e con quelli che saranno poi i “ soci italiani forti” che verranno spinti nell’affare dalla politica, Tronchetti spinge alle dimissioni il suo fido Avvocato Guido Rossi inviso ai suoi attuali garanti politici e sospinge il Dr. Pasquale Pistorio, organico a quei poteri forti, alla Presidenza. E infatti dopo appena una quindicina di giorni, esattamente il 28 aprile 2007una cordata italo- spagnola composta dai soci forti italiani (Mediobanca,Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo, Sintonia S.A. dei Benetton ) e dalla spagnola Telefònica lancia un'offerta per rilevare la quota di Pirelli in Olimpia, creando ex novo una nuova società, denominata appunto TELCO ( telefonica controllo), che avrà il controllo del 23% circa di Telecom Italia. Tale offerta è stata accettata dal CdA straordinario tenutosi in tale data. Il 24 ottobre 2007 c'è stata la firma per il passaggio da Olimpia a Telco che ha concretizzato l'operazione ma ponendo 28 condizioni all'azienda Telefónica, legate anche ai paesi dove le 2 aziende sono concorrenti, in primis in Brasile ed in Sudamerica. A dicembre, saranno nominati come presidente Gabriele Galateri di Genola e come amministratore delegato Franco Bernabè , ex-presidente della compagnia telefonica. Esattamente 2 anni dopo, il 27 ottobre 2009, quasi tutti i soci di Telco, con l'eccezione di Sintonia dei Benetton, hanno rinnovato per altri 3 anni il patto di controllo. Bene, proprio questi soci forti, voluti dal centrosinistra , hanno deciso di vendere, di fuggire da Telco e da Telecom, non ne possono più di perdere milioni di euro. E se si pensa che costoro sono entrati in Telco ad un prezzo di Euro 2,8 per azione e che oggi escono con un prezzo di circa 1,2 ad azione non posso certo dar loro torto. Anzi. Sono talmente felici di scappar via che il Presidente delle Assicurazioni Generali, che dalla Telco e da Telecom voleva scappare da tempo, già promette un dividendo ai suo azionisti grazie alla vendita Telco. Non si può non essere d’accordo con le decisioni di questi soci quando ci si avvede che, per esempio, Mediobanca ha portato in bilancio 2012 una svalutazione delle proprie quote in Telco di ben 319 milioni di Euro. Cose da pazzi! C’è ancora da considerare che nello scorso mese di Agosto Moody’s ha concesso solo tre mesi di tempo a Telecom per eliminare, in tutto o in grande parte, dal proprio passivo di bilancio la voce di 28 miliardi di Euro di debito. Se ciò non dovesse avvenire il titolo Telecom subirà un declassamento a livello di “ spazzatura”. E questo è quello che avverrà, perché i 28 miliardi di Euro di debiti sono rimasti, grazie a queste scellerate operazioni mistificate come privatizzazioni ma che meglio possono qualificarsi come “ requisizioni e spartizioni di bottino “ , sulla groppa della Telecom Ecco come siamo ridotti, grazie ad imprenditori incapaci, rapaci, ingordi , alla stirpe dei capitani coraggiosi coccolati ed allevati da D’Alema , incapaci di affrontare un vero mercato liberalizzato dal protezionismo statalista al quale erano devoti e proni. E tralascio, per senso di vomito, le connesse oscure operazioni della Telecom di sinistra in Serbia ed altrove. Le solite prefiche ipocrite, i soliti maestri del nulla, i soliti “io l0avevo detto” col ditino alzato, le solite anime belle oggi alzano alti lai e nascondono, con la consueta ipocrisia e malafede, dietro l’alibi dell’italianità il loro lamento per la perdita del bottino. Stesso discorso per Alitalia. Che fu fondata nel 2008: divennero suoi azionisti Banche, Compagnie assicurative ed imprenditori che non avevano alcuna competenza col settore. Una privatizzazione ridicola sotto la spinta dell’italianità. Questa nebulosa accozzaglia di sedicenti imprenditori , bravi a rischiare i soldi delle banche cioè nostri, il cui indiscusso boss è il famoso “ capitano coraggioso “ di dalemiana memoria, al secolo Colaninno senior da Mantova , ha continuato nella sua dissennata politica di rendersi servile alla politica, proprio come quei “ capitano coraggiosi” fecero ai tempi del Governo D’Alema. Che anche il Governo Berlusconi 2° abbia sbagliato con Alitalia, mi pare fuori di dubbio, ma provare ad addossare tutte le responsabilità di questa Alitalia a quel governo Berlusconi mi pare una megastronzata che può albergare solo in menti malate. Dato che questa Alitalia2008 altro non è che la stessa Alitalia che da cinquanta e più anni è servita alla DC ed al Pci ed al Psi per foraggiare la propria clientela politica senza ritegno alcuno a spese della collettività. Resta il fatto che Alitalia affonda nelle perdite e che i soci sono stufi di tirar fuori soldi a fondo perduto. Intanto il mito dell’italianità, dal 2008 ad oggi, è andato dissolvendosi, visto che Air France occupa ormai una posizione privilegiata che potrebbe consentirle di rilevarla in tutto o in parte. Malissimo: c’è aria di resa di conti a casa Colaninno e nelle Banche e nei poteri forti. Allora ecco qualche scellerato buontempone, con qualche bicchiere di troppo in corpo ed in mente ,ritira fuori, per questa mondezza di Alitalia, l’ipotesi di una nuova IRI, la CdP. Altra rapina dei nostri soldi!!! Alla larga!! C’è un risvolto ridicolo in tutta questa storia. Dovete sapere che Enrico Letta fu sottosegretario del Governo Prodi che organizzò questa immonda operazione di Telecom. Bene. Lo stesso Enrico Letta , con la consueta fanfara della stampa servile in quel di New York cercava di trovare clienti per il progetto “ Destinazione Italia”, proprio come un venditore di pentole, proprio negli stessi frangenti di tempo, in Italia, Telecom diventava spagnola ed Alitalia francese.Da nascondersi. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ LA SINISTRA COMUNISTA E L’AUSTERITA’ Intervengo, a malincuore, sul dibattito – sollevato da Marcello Veneziani - a proposito della crisi economica e di come le anime politiche si sono poste storicamente nei suoi confronti. Nessun dubbio che il Pci abbia sempre vissuto ogni crisi economica come una opportunità per intestarsi il disegno di cambiare lo stato di fatto, per trasformare profondamente l'Italia. Ma mentre il Pci proclamava a gran voce appunto la urgente necessità di un cambiamento economico, esso restava s ancorato e cementato sulla sudditanza all'Urss. Ecco perché nella politica d'austerità di Berlinguer l’elemento fondamentale era la speranza in un definitivo collasso del capitalismo, il declino tanto atteso della funzione dirigente della borghesia, per sostituirla con l'egemonia del movimento operaio, unita all'egemonia culturale, esercitata da quelle forze intellettuali che avevano ottenuto nel Paese uno spessore sociale inimmaginabile e che per dovere di riconoscenza ostentavano un orientamento politico di sinistra. Insomma, ogni crisi, ogni periodo di austerità rappresentava, per il Pci di Berlinguer, un’occasione per una ulteriore sublimazione del mito della mitica redistribuzione della ricchezza, secondo l’ideologia comunista. Era la matrice , la stallona che avrebbe partorito una società di "eguali per forza",di “ uguali per legge”, una società ingessata e forzatamente drogata nella conoscenza e nella cultura che doveva educare solo in modo da agevolare la costruzione di questa società. Così è nata questa nostra società basata sulla repressione dell’individuo e sull’assistenzialismo privilegiato e popolare a favore delle piccole volpi. Una società feudale, gerarchica, burocratica, illiberale, incolta, rozza dove vige la delazione come fosse un valore.E non è possibile ignorare che , storicamente, dopo il periodo del centrismo democristiano di De Gasperi , dopo il periodo del socialismo craxiano, dopo l’esperienza non felice del pentapartito andreottiano, contro questa malefica ideologia si è battuto solo Silvio Berlusconi il quale proprio sul merito, sull’individuo, sulle libertà ha condotto campagne elettorali memorabili e vincenti. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ LETTA NEL PAESE DEI BALOCCHI Enrico Letta afferma che "siamo in uno stato di diritto, non ci sono persecuzioni, rispettiamo l'autonomia e il lavoro della magistratura". Il sottoscritto, a differenza del Presidente del Consiglio, ritiene invece che l'attuale "sistema-giustizia" necessiti di una riforma definitiva. Mi interessa di più, ad esempio, l'eccessivo numero di detenuti in carcere in attesa di giudizio; mi interessa di più i tempi di un processo la cui durata non ha simili in Europa e nel mondo occidentale . Chi sostiene, come Letta, che siamo in uno stato di diritto, che non esistono persecuzioni giudiziarie per scopi politici , fa la figura di quello caduto dal quarto piano e che, arrivato indenne per terra, chiede agli astanti cosa fosse accaduto. Insomma, un cieco, un sordo , un ipocrita, un soldatino agli ordini di ogni Magistrato, non un Presidente del Consiglio. Guardi On Letta che lo stato di diritto in Italia non funziona lo certificano gli innumerevoli ceffoni rimediati dall'Europa proprio in materia di sistema giudiziario . Signor Presidente, voltarsi dall’altra parte, fischiettare per fare il distratto, significa fare proprio la figura del fesso, quando la stessa P.M. milanese Boccassini afferma che "si è verificato ed è inaccettabile che alcune indagini sono servite ad altro", fare lo gnorri come vorrebbe fare il buon Letta vuol dire fare proprio la figura dell’imbecille. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ SACCOMANNI IMBAMBOLATO Il Ministro Saccomanni ci vuole far credere che la sua posizione dipenda dalla contrapposizione della linea del rigore ( che lo stesso sosterrebbe) rispetto alla linea dello sforamento ( sostenuto, ovviamente, dagli euroscettici del centrodestra). L’On Ministro crede anch’esso che gli italiani abbiano tutti gli anelli al naso e siano “bravi” come soldatini etero diretti. Mi dovrebbe spiegare , l’On Saccomanni che tanto parla e sparla , perché mai non ci possa essere una strada alternativa a quella secondo cui la pressione fiscale è e deve rimanere intoccabile. Alla base di quella sua convinzione c'è l'assioma, condiviso o semplicemente accettato o subìto, che la spesa ed i meccanismi che la producono e la fanno crescere progressivamente anno dopo anno, non possa essere comunque nemmeno sfiorata . E che, di conseguenza, se si deve affrontare una emergenza di qualsiasi tipo si debba per forza inasprire il prelievo fiscale. Saccomanni nemmeno prende in considerazione l'ipotesi che solo affrancandosi da questo mantra , frutto non solo di convinzione ideologiche ma anche e soprattutto degli interessi delle caste e della corporazioni che paralizzano il paese, si possa tentare di mantenere gli impegni europei senza aggravare oltremodo la recessione che minaccia di uccidere il paese. Quello che chiedo al Ministro è di puntare sui risparmi selettivi non imposti dall'alto ma realizzati in piena autonomia dai singoli centri di spesa. Lo esamini il piano, Ministro Saccomanni. Se non lo fa, allora è meglio che si dimetta subito . Da Visco a Padoa Schioppa, da Tremonti a Monti , di guardiani delle tasse e del rigore ne abbiamo ….vuoto il portafoglio. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Roma mercoledì 25 settembre 2013 Gaetano Immè

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