Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 29 ottobre 2013

BREVE STORIA E SIGNIFICATO DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA ORIGINI Nel 1962 un Magistrato appassionato di narrativa, pubblicò , come appendice al suo libro “ Cento anni di mafia” ( Editore Vito Bianco, Roma) , tale Giuseppe Guido Lo Schiavo, il copione del dramma popolare e dialettale siciliano “ I mafiosi di la Vicaria” ( autori furono Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca) che risaliva all’epoca della sua prima rappresentazione , avvenuta nel 1863. Studiando quel copione e la storia della Sicilia di quegli anni preunitari e immediatamente postunitari, si apprende che il protagonista, tale Gioacchino Funciazza ( che significa in siciliano “ faccia brutta”) era la trasposizione teatrale di tale Gioacchino D’Angelo, un pericoloso mafioso realmente esistito, che aveva costruito la sua fama di capo indiscusso imponendo ai protetti “ ‘u pizzu”. Insomma la mafia era già radicata in Sicilia fin dai tempi pre unitari e quel drammone teatrale ebbe ,proprio per questi motivi, un enorme successo popolare. Si pensi che solo che a Palermo si ebbero trecento repliche e che fu rappresentato anche nelle più importanti città. A Napoli, addirittura, alla presenza di Umberto I, per dire. L’UNITA’ D’ITALIA I Mille salparono da Quarto alle quattro del mattino del 6 maggio 1860, su due piroscafi messi a disposizione da una compagnia di navigazione battente bandiera Inglese, il “Lombardo” ed il “ Piemonte”. A bordo del due piroscafi, come certificano molti scritti, molti uomini forniti dalla Gran Bretagna, zwavi algerini, volontari indiani, esperti militari inglesi. Quando i due piroscafi arrivarono a Marsala c’erano ad aspettarli ben due cannoniere inglesi, la Argus e la Intrepid. Nelle memorie dei rispettivi Ammiragli che comandavano le cannoniere, sui loro “ giornali di bordo” si legge che la loro presenza era dovuta alla protezione dei loro interessi nei vicini stabilimenti di vino: Woodhouse, Ingham, Hopps, ecc. Nei libri poi scritti da quei due Ammiragli viene invece svelata che la loro presenza a Marsala era per impedire che la flotta borbonica bombardasse i due piroscafi dei Mille (quale fonte, cito George Rodney Mundy ed il suo testo “ La fine delle due Sicilie e la Marina britannica. Diario di un Ammiraglio, 1851 - 1861” edito nel 1966 da Berisio, Napoli ed il libro di Patrick Keyes O’Clery “ La rivoluzione italiana. Come fu fatta l’unità”, pubblicata nel 200 da Ares). Quando l’11 maggio 1860 i Mille sbarcarono a Marsala, come testimoniano gli scritti citati, Garibaldi fu ricevuto dal Console Inglese Richard Cossins e quando, pochi giorni dopo, a Salemi, si autoproclamò “dittatore della Sicilia” si erano unti ai Mille anche gli uomini ed i “picciotti “ del Barone Stefano Triolo di Sant’Anna. Dalle memorie dello scrittore garibaldino Cesare Abba, risulta che si unirono ai Mille anche circa 3.500 picciotti: era il tributo dei potenti locali che così decisero di contribuire nell’impresa garibaldina onde assicurarsi i futuri immaginabili vantaggi. Così il 27 maggio del 1860, all’alba, i Mille – ormai divenuti multipli di quel numero iniziale - si misero tutti in marcia verso Palermo, usando strade note solo ai picciotti ed ai contrabbandieri e portano Garibaldi dentro le mura di Palermo, senza che fosse sparato un solo colpo. A Garibaldi furono consegnati un milione di ducati prelevati dai fondi del Banco di Sicilia e due milioni di ducati prelevati dai fondi del Banco di Napoli . Servirono per pagare picciotti e uomini. Si pensi che lo stesso Alessandro Dumas ricevette 500.000 ducati per la sua partecipazione e per i suoi scritti e che la contabilità di quelle somme fu redatta non solo dai due istituti bancari ma anche da Ippolito Nievo. Questa è la storia dell’ unità dell’Italia, questa. Le oleografie sui Mille, su Teano, le considero per quello che possono valere, a mio personale parere una favola quasi come quella di Cenerentola per quanto tutta quella santificazione unitaria risulta non solo ridicola ma anche offensiva per la dignità intellettuale di ogni cittadino italiano. Solo paragonare il quadretto da madonnaro di piazza della nostra unità nazionale con le storie dei moti unitari di altri Paesi viene da ridere. Quel che accadde in Francia è noto a tutti. Negli Usa stessi la storia delle guerre contro i “ nativi d’America” è chiara. Guerre, teste mozzate, terrore, boia, scalpi, giacobini, pistoleri, ecc. Perché solo da noi l’unità deve essere un bel ritratto di qualche santa Rita dipinta da una madonnaro ? Altro che una semplice “trattativa” dunque! L’Unità d’Italia non è affatto l’oleografico e santificante quadretto di Garibaldi a Teano e del “ qui si fa l’Italia o si muore” ma questa trama tra il colonialismo, la rapina , l’accordo con la mafia e con la malavita, prima in Sicilia e poi a Napoli. Come dire: tale madre tale figlio. LA SPECULAZIONE CULTURALE SULLA SICILIA STRUMENTALE ALL’USO POLITICO DELLA MAGISTRATURA Nasce così la predicazione di una Sicilia sempre rappresentata nell’ottica di una terra con una dominazione medioevale in un mondo che correva verso forme sempre più raffinate di civiltà. Se ci si riflette bene, infatti, a questo “cult” hanno contribuito tutti, scrittori, storici, letterati, scuola, Università , cinema e registi, tutti sedicenti “ di sinistra” ed anche sedicenti “ democratici”: la Sicilia era la terra dove nel 1861 ancora esistevano i Don Rodrigo ( i potenti del luogo, baroni, latifondisti ) e tutta la loro ciurmaglia di “bravi” ( la mafia ), così come tre secoli prima a Milano Manzoni raccontava di Don Rodrigo e del Griso e del Nibbio. Nacque così una vera e propria criminalizzazione della Sicilia, ma intanto, contribuendo a questo scempio , si sono fatti ricchi e famosi tanti uomini, politici, scrittori, registi: faccio solo due esempi in epoche diverse. Cito prima il “ compagno” Pietro Germi, siamo nel 1948 e in Italia, nel “ continente” il Pci di Togliatti, sotto l’alibi di combattere il predominio clericale, attirò sul Pci le intelligenze ad esso “organiche”. Tutti abbiamo poi scoperto, Vittorini prima degli altri e sulla propria pelle , come quello del Pci fosse solo un tragico inganno, sia perché sotto il Pcus non esisteva proprio nessuna libertà di pensiero, sia perché lo stesso Pci assunse in Italia posizioni liberticide e censorie ( si veda appunto Vittorini) che rivelarono come volesse combattere il predominio clericale ma per imporre un'altra tirannia, quella comunista, forse peggiore dell’altra. Germi ambienta il suo film cui alludo nella Sicilia del 1948 dove racconta di un giovane magistrato di Palermo che viene inviato come pretore a Capodarso ( Barrafranca nella realtà), paesino siciliano e che , per amore della giustizia e della legalità, si trova costretto a combattere contro varie ingiustizie sociali. Il suo zelo lo porterà a scontrarsi contro un notabile, il barone Lo Vasto e contro la mafia, rappresentata dal massaro Turi Passalacqua e dai suoi uomini. Tutto ciò contornato da una realtà omertosa e fortemente diffidente che non fa che ostacolare il suo lavoro. Solo contro tutti, appoggiato unicamente dal maresciallo della locale Stazione Carabinieri e dal giovane amico Paolino (la cui barbara uccisione lo convincerà a rinunciare alle dimissioni appena presentate), condurrà fino alla fine la sua battaglia che consiste non solo nell’applicare la legge ma anche nell’insegnarne il valore. Germi trasse il film ( “ In nome della Legge” ) da un libro del Magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo ( Piccola Pretura) il quale non esaltava affatto i temi che Germi invece esaltò, perché quel Magistrato con quel libro invocava ( il suo titolo è eloquente in merito) una rafforzamento di quella Pretura e di quella Legge , proprio l’opposto di quello che Germi, per compiacere il pensiero comunista, vi costruì sopra. Poi viene Andrea Camilleri, che sforma dieci romanzi al giorno , ognuno dei quali inchioda la Sicilia come la terra dove domina il malaffare, la mafia , la malavita, dove la gente rispetta e si prostituisce al mafioso, una terra dove il suo Commissario Montalbano invece si ammanta di sobrietà, di populismo, di buonismo, tutta roba che a me, puro siciliano, fa letteralmente vomitare. Finisco con la Chiesa, dato che anch’essa contribuisce al potere mafioso. Alcune fonti ( cito Mario Tedeschi,” La Chiesa e la questione della mafia in Sicilia”, edito da Rubettino nel 1983 e la “ Storia criminale. La resistibile ascesa della mafia dall’ottocento ai nostri giorni” di Enzo Ciconte,editore Rubettino nel 2008) hanno consentito di constatare , attraverso un’inchiesta parlamentare condotta fra il 1875 ed il 1876, quanto forti e indissolubili fossero i legami fra le cosche mafiose ed il Clero. Nella relazione del senatore lombardo Romualdo Bonfadini si legge “ di un monaco astuto, colto, dai modi gentili, mansueto all’aspetto ”che aveva fondato addirittura un clan, cui aveva anche imposto il nome di San Francesco d’Assisi, conferendo così alla mafia addirittura un’aura addirittura religiosa. LA COMMISSIONE ANTIMAFIA Nella sua memorabile, fondamentale e documentata ma decisamente quasi sconosciuta ( chissà come mai questa relazione non è stata adeguatamente pubblicizzata ?) relazione conclusiva della sua Presidenza della “ Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla Mafia” ,nel 1976 , il Senatore democristiano Luigi Carraro scriveva ( tratto da Documento XXIII , N.2, VI Legislatura, Camera dei Deputati) che “ nel vuoto di potere locale, si rafforzava il potere privati di gruppi o di singoli che condussero a posizioni di assoluto privilegio e dominio al cui servizio proliferò la mafia , sia come strumento di difesa di tali privilegi sia come forza in grado di condizionare la stessa classe privilegiata”. Da allora, la mafia esiste ancora oggi, più forte e potente che mai, non ostante le svariate Commissioni Parlamentari Antimafia. La Commissione parlamentare Antimafia, (denominata ufficialmente Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere) è una Commissione di inchiesta bicamerale del Parlamento, composta da 25 deputati e da 25 senatori,istituita per la prima volta con legge del 20 dicembre 1962 e da allora viene promossa con legge all'inizio di ogni Legislatura. In Sicilia l' Assemblea Regionale Siciliana istituisce una analoga Commissione Regionale Antimafia. Una non ne bastava, evidentemente. La prima commissione si insediò il 14 febbraio del 1963. Nelle successive legislature, eccetto che nella VII, l'istituzione di una commissione parlamentare antimafia fu sempre riconfermata. Siamo dunque alla quindicesima Commissione Antimafia ed alla quindicesima Presidenza. COSA HANNO FATTO TUTTE QUESTE COMMISSIONI ANTIMAFIA ? Nessuna di queste Commissioni ha inciso sul problema della mafia. Certamente qualcosa hanno smosso, ma si tratta di robetta. Ad un certo momento storico, diciamo dal ’76 in poi, si arriva al punto che le relazioni finali delle Commissioni non riescono nemmeno a d essere calendarizzate in tempi decenti. Non per niente, ma proprio in quegli anni e non ostante le due Commissioni antimafia, quella nazionale e quella regionale, Palermo diventa quasi come Chicago e nessuno muove ciglio. Nomi ? Ricordo alcuni Magistrati ( Scaglione, Costa, Terranova) il Presidente della Regione Mattarella, il Segretario della Dc Reina, quello del Pci Pio La Torre, il Generale Dalla Chiesa, un’ecatombe., una strage a colpi di lupara. O di Kalashnikov. Anche la mafia si evolve. La prima ed unica svolta della Commissione fu quella dovuta alla Presidenza di Luciano Violante. La svolta di Violante fu quella di disporre, alla Commissione, l’audizione di alcuni pentiti. Fu così che assassini e delinquenti, mafiosi puri, purché formalmente pentiti, furono ammessi a parlare dentro le aule del Parlamento italiano. C’era dunque non solo la questione di merito ( se fosse lecito che un delinquente condannato parlasse in Parlamento o che il Parlamento desse ascolto ad un delinquente condannato ) , ma sopra tutto vi fu una non secondaria questione di diritto perché in tal modo Violante praticamente trasformò surrettiziamente la Commissione d’inchiesta in una vera e propria aula di Giustizia. Una sorta di Tribunale ma assolutamente “ . Insomma, si tornava ai” Tribunali speciali”, robetta alquanto medioevale o, in tempi più recenti, robetta fascista o nazista o sovietica. Scegliete voi. Cossiga intuì la deriva pericolosa che Violante aveva impresso alla Commissione e cominciò a suo modo ad allertare la politica contro quella deriva giudiziaria con le sue picconate contro Violante, che lui definì “ il piccolo Vishinsky”. Non va dimenticato che Violante era stato la guida della politica giudiziaria del Pci, né che era stato molto ostile al Giudice Falcone sia quando Falcone istituì la figura del “Procuratore nazionale antimafia” ( ruolo al quale Falcone aspirava, ritenendo di essere il Magistrato con la giusta esperienza per gestirlo nel modo giusto) , ostacolando però così le mire personali di Violante, sia quando accettò di spostarsi al Ministero di Giustizia, scelta per la quale Violante lo criticò aspramente. A Via Arenula c’era Martelli ed il Psi di Craxi stava letteralmente massacrando il Pci di Violante. Ma vi è molto di più, perché, oltre a trasformare la Commissione in un’aula giudiziaria di un Tribunale speciale, Violante pretese anche di “auto assegnarsi “ una sorta di “ diritto di esclusiva” degli interrogatori dei pentiti. Così si arriva a Tommaso Buscetta, un interrogatorio, quello di Violante, semplicemente fra il ridicolo ed il folle: mancava poco che suggerisse a Buscetta anche le generalità che voleva sentirsi dire, quelle del Belzebù cui addossare tutte le colpe, Giulio Andreotti e dunque la Dc. E’ l’apertura ufficiale dell’uso politico della Magistratura , la degenerazione della Magistratura nella sua parte militante che già dal 1965 aveva creato la corrente di Magistratura democratica, che era la frangia più estremista dei Magistrati. Era l’inizio dello scempio del dettato costituzionale per il quale il “reato” è personale, mentre da allora i Magistrati iniziano a processare “il sistema”; che aveva abolito la “ tortura” come strumento di indagine, che veniva invece ripristinata con l’uso surrettizio delle carcerazione preventiva in spregio dei limiti imposti dal Codice stesso; che voleva vedersi concretizzare le prove della colpevolezza dell’imputato durante il dibattimento pubblico e ad armi pari fra accusa e difesa e non nel chiuso delle stanze dei P.M. ; che aveva come vessillo di civiltà “ in dubbio pro reo” trascinato da questa deriva anticostituzionale nel suo esatto opposto: la ricerca di “ un colpevole” anzi che la ricerca “del colpevole” ; che sanciva come tutti fossimo innocenti fino a sentenza definitiva e che invece è stato ribaltato dall’asse mediatico giudiziario che ha in pratica , usando come una clava quel segreto di Pulcinella che è “il segreto istruttorio” , condannato, torturato, dissanguato, disastrato, svergognato, rovinato tanti rei poi risultati innocenti senza che nessun Magistrato pagasse per questi scempi; che imponeva come tutti i cittadini fossero uguali davanti alla Legge ed a chi l’amministra mentre i casi Andreotti, Craxi, Forlani , Mori, Mannino, Berlusconi, ecc. testimoniano come non sia affatto vero e come la Magistratura tratti alcuni in un modo ( Berlusconi evasore di 7,5 milioni di Euro che “ non poteva non sapere”, mentre De Benedetti tessera n.1 del P.D. ed editore di Repubblica ha evaso 250 milioni di euro ma può stare tranquillo perché a suo carico c’è solo un processo fiscale e non un processo penale). Colpire la Dc accusandola di alleanze mafiose in Sicilia fu un’operazione non solo velleitaria ma anche e sopra tutto la prima spregiudicata operazione di “magistratura politicizzata “ messa in piedi dal Pci. Era anche facile, se vogliamo, perché era la storia stessa della Sicilia ad evidenziare come in quella Regione il Pci non avesse mai ottenuto grandi consensi politici, al contrario della Dc , non ostante la presenza e la pervasività della mafia. Viene da chiedersi se non fosse accaduto lo stesso , qualora la Dc avesse pensato o potuto ( tramite Magistrati democristiani, cioè inesistenti o silenti davanti allo strapotere dei colleghi di sinistra) mettere sotto inchiesta tutto il sistema delle Cooperative Rosse dell’Emilia – Romagna . Ho sempre riconosciuta la grande lungimiranza di Togliatti nell’assicurarsi , sbandierando il falso ed ingannevole vessillo della “ nuova democrazia progressiva” e della “ libertà di pensiero” , la padronanza ed il dominio dei settori vitali di quell’Italia stracciona ed analfabeta che usciva dalla seconda guerra mondiale. Potendo contare sui generosissimi finanziamenti della Russia staliniana, il Pci divenne egemone nella Magistratura, nella letteratura, nella cultura, nella Scuola , nelle Università ed ora, dopo quaranta e passa anni ecco che di quella egemonia, sebbene estorta con l’inganno, il Pci ne raccoglieva succosi frutti. Così la Commissione che pretese di criminalizzare la Dc ed Andreotti per supposte collusioni mafiose, fingeva di non vedere , girandosi dall’altra parte, i finanziamenti illegali del Pci dalla Russia, né quella rete di connivenza fra Pci e territorio che ha sempre caratterizzato la regione dove dominavano le Cooperative Rosse. Il metodo Violante ha fatto scuola, in Italia: fu seguito dai Magistrati del Pool di Mani Pulire contro il Psi, contro Craxi , contro la Dc non di sinistra e contro gli altri partiti che formavano il famoso “ pentapartito” e poi, negli ultimi venti anni, contro il centrodestra, contro la figura di Berlusconi. Non fu certo un caso, ma una prova della “ via giudiziaria dei tribunali speciali del popolo” fu il fatto che proprio Violante individuò l’anello debole di Berlusconi in Marcello Dell’Utri, cresciuto a Palermo e dunque facilmente aggredibile con quell’ignobile “ reato inesistente” che è “ il concorso esterno in associazione mafiosa” che fu voluto proprio da Violante. Cosa accadde con il maxi processo contro Andreotti voluto con questi mezzi assolutamente fuori dal dettato costituzionale da Violante e dunque dal Pci? Nulla. Proprio nulla. Andreotti ebbe una sentenza ridicola, dove era colpevole solo per reati commessi in anni ormai prescritti ( bella trovata) mentre era innocente ma per mancanza di prove per gli anni non prescritti. Il Bignami delle sentenze politiche di questa Magistratura politicizzata. Ma era stata introdotta la via all’uso politico della Magistratura. Oggi Violante, davanti alle deleterie e squalificante estremizzazioni di quel suo bel capolavoro , dissente, svicola, fa il pentito, cerca scuse, si divincola, sfugge, si dissocia . L’Italia dei furbi e dei Badoglio viene sempre fuori. Ovvio che ora ci vada Rosi Bindi, la guardiana giusta.

sabato 26 ottobre 2013

UNA QUESTIONE CULTURALE , ALTRO CHE QUESTIONE MORALE Mi rifiuto ancora – anche se corrono tempi duri per i troppo buoni! – di ragionare come chi rifiuta ogni dibattito ( che dovrebbe essere dominato dal sacrosanto e democratico “ dubbio” ) innalzando una sorta di invalicabile muraglia cinese, rappresentata dal più intransigente pregiudizio, come Scalfari o Giannini o Milella o Merlo o la Spinelli , del tipo “ io so’ io – perché so’ io - e tu nun sei un cazzo (perché non la pensi come me che sono Dio in terra , titolare della cattedra che può rilasciare patenti di democraticità e di presentabilità )” e mi tormento , nel mio minuscolo, mi tormento l’anima per far capire , a sto popolaccio incolto e rozzo , come i giornali ed i media invece che “informarci”, siano abituati ad “indottrinarci”, praticamente a prenderci per i fondelli. Perché? Il motivo è semplicissimo. Perché in Italia i giornali non sono nati come “ mezzi di informazione”, ma solo ed esclusivamente “come voce di partito” o “ di parte”. D’altronde editare un giornale costa un mucchio di quattrini così nell’immediato dopo guerra è chiaro perché solo il Pci poteva permettersi ( grazie ai generosi finanziamenti di Stalin ) di finanziare l’Unità, così come poi fece anche la Dc di De Gasperi , con il quotidiano “ Il Popolo” (generosamente finanziato dal Vaticano e forse anche dagli Usa). In altri Paesi esistono invece le così dette “ pubblic company” con denaro drenato sul mercato del risparmio, insomma con privati azionisti e le redazioni non prendono ordini “ dal padrone”, come accade in Italia, ma decidono una linea editoriale che è legata al consenso del pubblico e dunque in grado di sfruttare commercialmente ogni recondita piega della pubblica opinione. Così qui da noi ( “ O mia patria, sì bella e perduta!”) oggi abbiamo una stampa da vergogna: o “ giornali di casa”, come Repubblica e L’Espresso ( di casa De Benedetti, tessera n.1 del P.D.), come “La Stampa” ( di casa Reale addirittura), come “Il Giornale” e “Panorama”( di casa Berlusconi), o giornali di banche e poteri forti, come “ Il Sole” ( di Confindustria che poi è magna pars di Piazzetta Cuccia), come “Il Corriere della Sera” ( dei poteri bancari,industriali, assicurativi e loro inimmaginabile ragnatela clientelare sul territorio italiano) oppure di “partito o di fazione politica ” come ce ne sono tanti, “Il Fatto Quotidiano”, “Il Giornale d’Italia”, ecc. A sinistra c’è solo l’imbarazzo della scelta per dimostrare questa truffa della credulità popolare. Ve ne indico alcuni, molto recenti, così sono più facili da rammentare. Voglio cominciare questa cavalcata delle più esilaranti fregnacce della settimana, dal più austero ( once, really) dei nostri paludati ciclostilati, da tempo ormai agli ordini del potentato bancario, da Il Corriere della Sera” il quale, giorni fa, titolava “ Colpo dall’Europa! La Bossi – Fini costringe a non soccorrere gli immigrati”. Insomma i professori ed i grandi giornalisti a libro paga delle Banche italiane,che parlano urbi et orbi dal pulpito di Via Solferino, scrivono che l’Europa ci chiede di abbattere o cambiare la Legge Bossi – Fini perché essa costringe ( dovrei usare il condizionale, ma il Corriere della Sera non usa il condizionale ) eventuali soccorritori di dispersi in mare a fuggire , cioè a lasciare affogare questi disgraziati perché altrimenti potrebbero essere accusati di un reato del tipo “ concorso nel reato di immigrazione clandestina”. Oltre che l’elementare buon senso, l’articolo 12 di quella Legge esclude con assoluta chiarezza ogni tipo di sanzione per chi aiuta stranieri in difficoltà. Ma quanto bisogna essere ignoranti ed in malafede per crederci? Oppure, quanto ci si è ormai abituati ad essere “diretti”, “instradati”, “indirizzati”, “eruditi”, “indottrinati” dal primo sedicente maestrucolo che tale s’impanchi? Che la Bossi – Fini possa e debba essere cambiata, modificata, aggiornata ai tempi moderni è nell’ordine naturale delle cose di questo mondo. Tutte le leggi seguono questo percorso temporale, come è accaduto alla Legge Martelli o a quella di Napolitano e della Turco, persino alla Costituzione!. Ma usare il normale logorio di una norma per addossarle ogni miseria e responsabilità per nascondere le proprio colpe, responsabilità, interessi da bottega, ecco, questo è veramente da miserabili mentali . Sia per chi scrive, sia , sopra tutto, per chi ci crede. Massimo Giannini, su Repubblica , il 24 ottobre scorso, titolava , sulla sua “ magnifica ossessione “, ( voglio dire su Berlusconi non su Marilyn Monroe . A proposito, ma perché Giannini, Merlo, Spinelli, Milella, Mauro, Scalfari, Gramellini, Eco, Tabucchi, Saviano, ecc . non si fanno “ vedere”, ma da uno psichiatra veramente bravo?) “Un corruttore come alleato”. Scrive Giannini “Un rinvio a giudizio ( quello di Berlusconi, a Napoli, per la asserita compravendita di De Gregorio) non equivale ovviamente a una sentenza di condanna. Ma significa che un giudice terzo, diverso dai pubblici ministeri inquirenti, ritiene che siano state raccolte prove sufficienti a giustificare l’avvio di un processo. Nell’inchiesta Berlusconi - Lavitola- De Gregorio le prove, più che sufficienti, paiono schiaccianti ( e allora , che facciamo a fare il processo, Giannini? Repubblica è già quarto grado di giudizio oppure palco abusivo allestito all’impronta per boia improvvisati?) . Nella primavera del 2006 l’Unione di Prodi vince per un soffio le elezioni. A Palazzo Madama ha solo 4 voti di maggioranza. Basta una modesta transumanza, e il governo va a casa. Nel luglio successivo il Cavaliere lancia la campagna acquisti. Il senatore De Gregorio già eletto nelle file dell’Idv di Di Pietro viene agganciato da uno dei faccendieri più indecenti ma più efficienti ad Arcore, Valter Lavitola. È lui che comincia a foraggiare De Gregorio: 3 milioni di euro in tutto (ne riceverà solo una parte).” Tutti sanno, meno che Giannini ed i suoi inebetenti ( nel senso che a forza di leggere minchiate e di crederci rischiano di finire inebetiti nel significato letterale del termine) “pifferi al seguito”, che quel Governo fu sfiduciato al Senato il 24 gennaio 2008 con 156 voti favorevoli, 161 contrari e 1 astenuto; che il De Gregorio, dopo ulteriori polemiche seguite alla sua astensione durante la votazione di un provvedimento di indulto, annunciò la sua definitiva fuoriuscita dall’ Idv e dalla maggioranza di centrosinistra fin dal 25 settembre del 2006 ; che a quella maggioranza mancarono quel giorno non il voto del De Gregorio , che da tempo aveva lasciato il centrosinistra di Prodi , ma tutti i voti di fiducia dell’Udeur di Clemente Mastella ( che era Ministro di Giustizia di quel Governo ma che fu travolto, insieme alla moglie Sandra Lonardo, allora anche Presidente del Consiglio Regionale campano, dall’inchiesta che la Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva scatenato loro contro e che poi si risolse – anni dopo, s’intende- nel più classico dei buchi nell’acqua!); e che in quella occasione se vi fu una miserabile e sfacciata “ compravendita” di senatori, oscenamente allestita davanti al pubblico ed all’impronta , oltre a ridicolo trasporto in barella di “senatori a vita” vicini ai cento anni, bene quella fu invece quella che quel centrosinistra di Prodi effettuò con il famoso On Cusumano ( nulla su quest’altro sgherro è stato mai scritto su Repubblica, Mr. Giannini, perché? ) che fino al giorno prima era agli ordini di Mastella ma che proprio durante quella seduta del Senato rimase vittima di “ una sua crisi personale” che lo indusse a votare a favore a Prodi scatenando una indecente reazione da parte dell’ Udeur a base di “ traditore, imbroglione, venduto, cesso ,ecc” e carinerie del genere che costrinsero il Presidente Marini ad intervenire . Questo è un “caso di specie”, più subdolo e più criminale del precedente, scuola scalfariana e delle Frattocchie allo stato puro. Perché mentre il Corriere della Sera scrive menzogne ma talmente ridicole da essere smascherate con l’ordinaria diligenza del buon padre di famiglia, Giannini e Repubblica rivelano il loro sottile e simulato ma profondo disprezzo verso il popolo fatto di buoni padri di famiglia, perché contano direttamente sulla loro impossibilità di essere informati della cosa per trarli in inganno. Insomma, Giannini presta faccia e onorabilità per costruire, ai danni del popolo dei suoi lettori, artifizi e raggiri al fine di trarre un indebito vantaggio politico. Detto terra terra: un truffatore, one swindler. Qualche passo avanti il Paese lo ha fatto, perché dai Grisi seicenteschi, che terrorizzavano il popolo per sottometterlo al Don Rodrigo di turno, siamo passati a fior di eleganti professionisti, professori, titolari di cattedra, studiosi, romanzieri, letterati, scienziati quando non nani, cantanti, ballerini, calciatori, donne cannone, mignotte, protettori papponi, trans, gay orgogliosi ecc., che per coltivare la loro ambizione personale compiacciono servilmente al loro Don Rodrigo moderno, comunque esso si chiami ed usino la penna , non avendo il coraggio di usare le mani perché il lavoro sporco è bene sempre indurre “ altri” a farlo ( vivido il ricordo degli anni settanta , ottanta, cari signori) onde poi vivere senza troppi problemi. Di questo dramma culturale e sociale ne ho parlato alla buona, ma con la rabbia di chi vede la gente indotta a credere che gli euro crescano sugli alberi, basta piantarne in adeguate quantità. Dovrei parlarne in modo globale,considerando tutta la storia di questo sfortunato Paese, con tutti i suoi misteri, i pochi veri ed i tanti falsi come soldi bucati. Forse mi ci dedicherò, ma non vedo perché perder tempo – ne ho poco davanti a me – sapendo che quel lavoro verrà criminalizzato, marginalizzato, ingiuriato, diffamato, etc. Ecco perché per il bene di tutto il popolo italiano, di destra, di centro e di sinistra, ci vorrebbe una stampa vera, con veri giornali di informa zio e con giornalisti veri. Altro che “ questione morale” di Berlinguer! All’Italia serve come il pane una “ questione culturale”. Senza trucchi e senza inganni. Con buona pace dei Giannini, Sallusti, Scalfari, Milella, Mauro, Gomez, Padellaro, Travaglio, Santoro,Spinelli, ecc

giovedì 24 ottobre 2013

Mi ha molto disgustato la illogica logica con cui il presidente Grasso argomenta, di fatto, in favore del voto palese nella vicenda della decadenza di Silvio Berlusconi. Tralascio le osservazioni su regolamento parlamentare e terzieta’ del presidente. Sottolineo invece che – come anche i Padri Costituenti seppero fare, nel disegnare i confini del mandato parlamentare e la sua libertà rispetto all’appartenenza di partito – considero assai grave che la seconda carica dello Stato sacrifichi questo principio cardine di ogni democrazia liberale alla tentazione di “piacere”, di trovare “ facile consenso” , soprattutto ritengo sia semplicemente “ delittuoso” che Grasso si arrenda alle minacce ed alle intimidazioni evidentemente celate dietro la demagogia totalitaria che avvelena clima politico .Questa del Senatore Grasso non è altro che l’alibi dietro al quale si va a nascondere un uomo intimidito, impaurito, ricattato. Tertium non datur. O di una persona così intrinsecamente fascista e comunista da non meritare nemmeno di fare le pulizie al Parlamento italiano. ^^^^^^^^^^^^^^^^ E io lo immaginavo che non avrei dovuto unirmi al coro dei melensi, a quelli che Maradona “ oh! Che bassezza!” a quelli che condannano per pre giudizio pur senza conoscere come stanno le cose; mi dispiace se in questa trappola ci sono cascati trasversalmente tutti, a sinistra ed a destra ma detto francamente sapeste quanto ho goduto ( come un riccio, se non di più) a vedere Fassina, signori miei Fassina un mito, il seguace di Visco, di Padoa Schioppa , di Prodi e simili inarrivabili menti, che si è ridicolizzato da solo arrivando a gridare a Maradona un bel “ miserabile”! Ah Fassina, ma miserabile de che? Miserabile sarai tu che parli senza sapere quel che dici. Vado con ordine , il fisco è una materia ostica. Dal 1985 al 1990 Maradona ha “lavorato” con il “Napoli Calcio” dell’Ing Ferlaino I calciatori allora, come oggi, erano dipendenti delle società per cui giocavano. Maradona era dipendente del Napoli. Che gli pagava lo stipendio operava da “ sostituto di imposta” come ogni datore di lavoro: tratteneva cioè a Maradona l’Irpef dovuta sullo stipendio e la versava al fisco. Oltre al contratto da dipendenti Maradona aveva anche un ulteriore contratto, con cui cedeva alla società calcistica ( sempre la Napoli Calcio ) i propri diritti di immagine anche per eventuali sponsorizzazioni e pubblicità. Ma non era Maradona ad incassare dal Napoli il corrispettivo di quei diritti di immagine , ma delle società estere che poi avrebbero dovuto dare gli utili a Maradona . Secondo il fisco italiano quei diritti in realtà erano stipendio extra per Maradona . Il fisco italiano emise dunque “l’avviso di rettifica” della dichiarazione dei redditi e successivamente anche le sue cartelle esattoriali, e la giustizia tributaria ha iniziato il suo processo; ma tutto questo quando Maradona era già tornato in Argentina, dove avrebbe ancora giocato quattro anni. Ma le notifiche del fisco sono arrivate a chi era in quei tempi in Italia (la società Napoli calcio ed altri giocatori di quella squadra , come Alemao e Careca), ma non a Maradona che era in Argentina. Così il fisco italiano ha fatto ricorso alla una norma che prevede che pubblicando le cartelle esattoriali all’albo pretorio di Napoli il destinatario sia reso edotto di tutto. Una schifezza giuridica. Diversamente da come avviene oggi ( ormai internet è una realtà) per conoscere quelle cartelle esattoriali, Maradona avrebbe dovuto andare personalmente o a mezzo procuratore in Comune a Napoli. Ma siccome non sapeva nulla di quelle cartelle, Maradona non ha potuto fare opposizione, fare ricorso alla Commissione Tributaria. La richiesta del fisco era che il Napoli Calcio ( sostituto d’imposta) avrebbe dovuto versare al fisco trattenute simili a quelle operate sugli stipendi base anche sui diritti di immagine. E poiché ovviamente il Napoli Calcio non lo aveva fatto , il fisco richiedeva quelle somme di Irpef ai singoli giocatori. Contro quegli accertamenti e quelle consequenziali cartelle esattoriali ricorre tutta la squadra di calcio meno che Maradona , che non ne sa niente. E tutti vincono la causa , definitiva, fino alla Cassazione. Anche la società Napoli Calcio ottiene la sentenza favorevole, ma quando la ottiene sta ormai in fallimento, alla sua guida c’è un Curatore ( un professionista ) e non più né Ferlaino né il management di quell’epoca, tutta gente che sa bene come sono andate le cose. Il Curatore ha l’obbligo di “ chiudere” la procedura fallimentare della Napoli Calcio, così vuole il Tribunale Fallimentare di Napoli e, ovviamente, la Legge. Così quel Curatore , per sveltire i tempi, aderisce a un condono fiscale e sana tutto il passato, pagando in misura ridotta anche l’Irpef che secondo le contestazioni non era stata versata a nome di Maradona. A quel punto, secondo la Legge il caso Maradona avrebbe dovuto considerarsi concluso con quel condono operato dal sostituto di imposta, dal Napoli Calcio. Ma il fisco va avanti. Certo, sconfitto dalla Legge nei confronti di quasi tutta la squadra, sconfitto da Careca e Alemao ( anche a loro due è toccata la stessa disavventura di Maradona, ma loro erano ancora in Italia ed hanno saputo tutto ) ed avendo incassato anche l’Irpef su Maradona dal Curatore fallimentare della Napoli Calcio , con un minimo di correttezza il fisco italiano avrebbe dovuto fermarsi. Vi è inoltre da aggiungere – last but not the least - che si era anche svolto un processo penale sulla stessa materia a proposito di Maradona, Careca e di Alemao nel quale il P.M. aveva proposto e il Gip aveva accolto l’archiviazione per Maradona, Alemao e Careca, escludendo «per tutti e tre i calciatori che i corrispettivi versati agli sponsor fossero in realtà ulteriori retribuzioni destinate ai calciatori».Assolti e liberati dal fisco italiano dunque sia Alemao che Careca. Maradona no, perché non aveva fatto ricorso. Quando ha provato a farlo dopo la prima notifica del 2001, è stato respinto perché tradivo. Maradona non è un evasore fiscale, Maradona ha ragione, ma non può ottenerla perché la sua ragione ormai è prescritta. Cose da pazzi. Inorridisco anche io, che ho svolto la professione di Commercialista, per una vita. Diego Armando Maradona non ha evaso al fisco italiano i 39 milioni di euro che continuano a chiedergli riguarda un eventuale mancato versamento al fisco dal 1985 al 1990 di 13 miliardi di lire, pari a 6,7 milioni di euro. Quella cifra nel 2013 ammonterebbe a 11,4 milioni di euro. I 28 milioni di euro in più che vengono pretesi da Equitalia sono interessi di mora e sanzioni. Praticamente una estorsione, uno strozzinaggio .Maradona è innocente, ma non si è difeso nei tempi e nei modi consentiti: quando lo ha fatto era troppo tardi, e la giustizia tributaria italiana non gli ha consentito di fare valere le sue ragioni (conosciute e indirettamente riconosciute da altre sentenze) perché era prescritta la possibilità di ricorrere e contestare le richieste del fisco. Maradona vi sta antipatico? Anzi vi sta proprio sulle palle per quella sua aria da saccente ? Bene, anche a me, ma questo non c’entra niente con la verità, che è quella che vi ho ricostruito. Qualcuno ne informi Fassina , stampa, televisioni ed il becero coro dei melensi che, come al solito, senza sapere come effettivamente stanno le cose, s’impancano a moralisti. Di questa cippa. Roma 23 ottobre 2013 Gaetano Immè .

lunedì 21 ottobre 2013

A PROPOSITO DI MAGISTRATURA DON RODRIGO Istruttiva ed edificante, credetemi, la lettura della sentenza (di primo grado) che ha assolto il Generale Mario Mori dall’accusa di non aver volutamente catturato Zu Binnu, al secolo Bernardo Provenzano.Consigliata specialmente ai paladini della Magistratura, l’arrogante e moderno Don Rodrigo, alla soldataglia al servizio della casta degli impuniti, ai tanti sgherri, alla ciurmaglia di Piazza dei Marescialli a Roma che ieri l’altro ha spedito il suo Griso ( il capo dei bravi al suo servizio dal quale ha piena fiducia, poiché complice di molti crimini e malefatte ma sempre pronto a tradire chi lo sfama da buon democristiano), l’avvocato Michele Vietti, a leggere le grida di quel signorotto, il suo editto contro la politica incapace e contro il popolo idiota. Del che ne ho già riferito stamattina, ma a quanto pare senza che quell’editto al servaggio medioevale suscitasse indignazione alcuna non solo nelle animelle belle e tenere ed altamente democratiche, ma anche negli insensibili ed incolti, oltre che rozzi, lettori. Evidentemente tutti miserabili berlusconiani, esclamerebbe un Severgnini qualunque! Il fatto è questo, statemi a sentire. La sentenza della quale parlavo , quella che ha assolto Mori, esprime su Claudio Martelli, delfino di Craxi e Ministro di Giustizia socialista, pesanti apprezzamenti . “ Martelli “ – recita la sentenza – “ha ricordi confusi e poco limpidi”, che spesso sembrano “ influenzati da quanto appreso in epoca posteriore ai fatti stessi”, uno che “ è incline ad incensarsi quale paladino dell’antimafia”. Sembra dunque che Martelli in quel processo sia stato accreditato come,appunto, un paladino dell’antimafia, uno che la combatteva e che ne era acerrimo nemico. Come questo sia stato possibile è un vero mistero. Dire che Martelli è stato uno variamente “ chiacchierato” da picciotti e pentiti è dire poco. Il suo political space è altamente significativo. Dall’esame delle carte risulta che fu evocato durante il processo Borsellino bis ( siamo nel ’97)da un pentito di nome Cannella Cristoforo, il quale descrisse alcuni rapporti che l’On Martelli avrebbe intrattenuto con Leoluca Bagarella. Sempre nel 1997 e sempre nel corso dello stesso processo un altro pentito, tale Siino Angelo riferì di aver incontrato Martelli e riferì anche che lo stesso avrebbe goduto dei voti della mafia durante le consultazioni del 1987. Fu poi la volta di Giovanni Brusca che, nel 2001 e sempre nello stesso processo, raccontò di un “ accordo” intervenuto fra Claudio Martelli e la mafia , auspice Riina, per votarlo. Ipotesi confermata da altri pentiti come Mannoia e Cancemi. La domanda che mi sono posto, leggendo questi documenti è semplicissima: ma come mai Martelli è senza un processo penale sul groppone e il Generale Mario Mori ce ne ha due? Scommetto che state pensando anche voi la stessa cosa. Sulla Magistratura . ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ L’ANOMALIA ITALIANA? IL FALLIMENTO POLITICO, UMANO E CULTURALE DELLA SINISTRA E DEL GRILLISMO. Pensiero della sera. Il fallimento umano, politico e culturale della sinistra e del M5s sta tutto nella realtà limpida dei fatti. Questi: è dal 1994 che esiste Berlusconi, è dal 1994 che la sinistra cerca il modo di sconfiggerlo. Non c’è mai riuscita con mezzi politici e democratici. E’ dovuta intervenire la Magistratura. Eccola la vera ed unica anomalia dell’Italia di questi ultimi venti anni! Altro che Berlusconi! La vera anomalia italiana è il fallimento della sinistra politica, culturale, umana che vorrebbe anche governare. Il fallito perde i diritti politici,signori. Per fallimenti minori c’è gente che si suicida. Ma voi, non vi vergognate ? ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ IL RISPETTO DELLE LEGGI E DELLA COSTITUZIONE SECONO LA SINISTRA ED IL M5S. Oltre alla non infondata questione di incostituzionalità della legge Severino ( che potrebbe estromette Berlusconi dal seggio senatoriale per effetto della condanna penale del processo Mediaset)e dopo il frettoloso ricalcolo delle sanzioni accessorie comminate al Sen. Berlusconi per lo stesso reato di cui sopra dalla Cassazione ( come stabilito ieri l’altro, due anni invece che i quattro precedenti), ecco una’altra legge che non consentirebbe ( non consente proprio ) di far decadere Berlusconi nemmeno per le sanzioni accessorie. Si tratta della Legge n. 689 del 24/11/1981 che esprime principi di carattere generale non limitati alle violazioni contemplate nella legge stessa, ma applicabili, in difetto di apposita disciplina transitoria, a tutti i provvedimenti di depenalizzazione, anche successivi [Cassazione civile sez. lav., 8 febbraio 1997, n. 1212.]. Questa Legge dispone che una sanzione amministrativa può essere introdotta unicamente per espressa previsione di legge (statale o regionale) o da un atto avente forza di legge, anteriori rispetto alla condotta illecita. La norma ricalca il secondo comma dell'art. 25 della Costituzione che recita: "Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso". L'articolo 1 della legge 689/1981 sancisce il principio di legalità per l'illecito amministrativo: “Nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione. Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati." E’ sulla base di questa legge che persino i rinnovi dei permessi di soggiorno non vengono ostacolati dalle sanzioni accessorie che nel frattempo abbiano colpito l’immigrato e sempre sulla base di questa Legge dovrebbe basarsi ( dovrebbe?) la Giunta del Senato nel respingere la decadenza di Berlusconi. Il problema non è una questione di Legge, ma un’altra questione : quella Giunta delibera quello che gli pare e piace e delle Leggi e della Costituzione se ne frega altamente. Così ragionano la sinistra ed i grillini. Democraticamente. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Roma lunedì 21 ottobre 2013 Gaetano Immè

venerdì 18 ottobre 2013

IL NEMICO E’ LA TIRANNIA DELLA MAGISTRATURA Crolla miseramente, si sbriciola letteralmente sotto l’urto fragoroso dl eventi che solo i sordi o i finti tonti non hanno voluto percepire, anche quell’ultima, residua patina di credibilità della quale Giorgio Napolitano ancora riusciva a godere presso quegli italiani i quali, vittime in un primo tempo - fin dagli anni ’92 e seguenti - di un lestofante mascherato da magistrato, spacciato da una stampa truffaldina come l’ Arcangelo S. Gabriele che avrebbe disintegrato il drago della corruzione italica,oggi sono ancora una volta le vittime della loro “colpevole sventatezza culturale ” :Giorgio Napolitano sta per essere smascherato e , come accaduto con Di Pietro cacciato ignominiosamente dal Parlamento dallo stesso popolo che lui aveva lungamente e largamente ingannato, avrà fine misera e giustamente ingloriosa la lunga carriera di questo imbonitore professionale, di questo storico sfruttatore della credulità e dell’ignoranza popolare. Eliminati i nemici, gli avversari, con vere e proprie esecuzioni giudiziarie ( Andreotti, Craxi, Forlani, ecc) ma resasi conto che la farsa della Cassazione non è stata sufficiente per abbattere definitivamente né Berlusconi né il suo consenso popolare, il regime dell’ ormai ventennale “dicastocrazia” italiana ha mandato i suoi sgherri , con le dosi di olio di ricino del caso. Nei posti giusti, al momento giusto. Per mettere e rimettere le cose a posto. Eccole. Da Giorgio Napolitano, innanzi tutto. Ma come,fai parte dal 1992 della nostra congrega, ti sei goduto per decenni i frutti della nostra refurtiva, stai al Quirinale grazie a noi sediari dove dovevi essere il nostro “ palo” per presidiare il Colle come ogni casamatta che si rispetti e tu, tu invece chiedi aiuto alla Consulta ed ora pretendi pure di recitare ancora la parte della verginella nel nostro mondo di consumate bagasce? Caro Giorgio ,come Togliatti troncò le gambe a Vittorini, così noi Magistrati ti spezzeremo le ossa. Sappi che di te non abbiamo più bisogno ( ed in effetti, dopo venti anni di asservito servizio, “ what else?”),adesso ti sputtaniamo noi. Così Giorgio Napolitano dovrà andare a Canossa (Palermo) e non potrà non testimoniare sulla trattativa Stato – Mafia degli anni ’93. Perché è morto Loris D’Ambrosio? Perché quell’infarto improvviso? Che c’era scritto in quella lettera che D’Ambrosio scrisse a Napolitano? Esaltato dal suo delirio di onnipotenza, Napolitano ha dimenticato che i Magistrati non sono servi sciocchi e sanno bene come ricattarlo, come intimidirlo. E’ dal 1992 che gestiscono in questo modo il loro dominio tirannico sul Paese. E se non bastasse a Giorgio Napolitano è anche scoppiato in mano quel palloncino gonfiato di Monti, il Senatore di cui nessuno ( tranne appunto Giorgio Napolitano) sentiva la necessità. Monti è stato “l’uomo di Napolitano”, su Monti Napolitano contò ciecamente per costringere nel luglio del 2011 Berlusconi a dimettersi . Quel “ Governo del Presidente”è stato un fallimento planetario. E come si usa nelle bande della malavita, l’uomo che non è più d’aiuto alla ghenga va eliminato perché potrebbe ricattare. Quel brandello della vecchia Dc che s’è chiamata Scelta Civica, informata che la Magistratura avrebbe colpito Napolitano e con lui tutti i suoi amici degli amici,ha pensato bene di isolare Monti,di sconfessarlo e l’ha abbandonato al suo destino da naufrago. Insomma i vari Casini, Buttiglione, Pisanu ecc si sono rimessi sotto la tutela dei Magistrati, obbedienti, allineati e coperti. E dove lo mettiamo Silvio Scaglia? L’uomo che inventò Fastweb e che , nel 2007, fu fatto ricco da Swisscom , che acquistò a peso d’oro Fastweb. Il 13 marzo del 2007 Scaglia viene interrogato dai Magistrati romani su una presunta truffa fiscale internazionale sulle telecomunicazioni. Vide archiviata la sua posizione il 22 maggio 2007. Allora Scaglia fonda “Babelgum”, la sua nuova creatura, mentre nel giugno sempre del 2007 lascia i suoi incarichi in Fastweb perché ormai di proprietà della Swisscom.Il 23 febbraio 2010 i Magistrati arrestano 56 persone , arresto così spacciato “ cautelare “ ,per “ presunto riciclaggio e frode fiscale internazionale “ che coinvolgerebbe anche i vertici Telekom Sparkle e Fastweb. Fra i 56 c’è anche Silvio Scaglia, quello la cui posizione era stata archiviata nel 2007. Vengono posti sotto sequestro conservativo tutti i suoi beni e Scaglia, che si trovava all’estero, affitta un aereo privato pur di precipitarsi a Roma per costituirsi, tanto è certo della sua estraneità a quei fatti delittuosi. Scaglia viene messo in “ regime di isolamento giudiziario” per novanta giorni, vale a dire non può nemmeno vedere i familiari né moglie e figli, tanto meno i suoi legali. Il 19 maggio 2010 gli vengono concessi gli arresti domiciliari. Il 24 febbraio 2011 , dopo 363 giorni di galera , il Tribunale di Roma accoglie l’istanza di scarcerazione ripetutamente presentata dai suoi avvocati. Fate un attimo mente locale: se Scaglia rientra a Roma per costituirsi, se dal giugno del 2007 non ha più alcun ruolo nella Fastweb, come avrebbe potuto “ reiterare il reato”, oppure “ inquinare le prove” oppure “ scappare dall’Italia”, che sono le tassative condizioni imposte dal Codice penale per consentire ai Magistrati di imporre la carcerazione preventiva? Nessuna, ovviamente. Bene, solo ieri, 17 ottobre 2013 ( quanti anni sono trascorsi dal quel 13 marzo del 2007, dall’inizio del calvario?) la I sezione del tribunale penale collegiale, presieduta da Giuseppe Vito Mezzofiore assolve Scaglia da ogni accusa. Il messaggio alla nazione è limpido, chiaro: non scassateci i gabasisi, noi facciamo quello che ci pare e piace, alla faccia anche dei Codici. Perché noi abbiamo “il potere”, lo abbiamo sottratto al popolo nell’ottobre del ’93, complici il Pci di Napolitano e la stampa dei poteri forti, ma a comandare , in Italia, ricordatevelo , siamo solo noi. Sempre i Magistrati, sempre ieri, altro colpo a Berlusconi, che ancora non è morto, come speravano. Così hanno rimesso in grande spolvero il processo Ruby: tanto per tenere il nemico sotto tiro, sotto ricatto. Come la mafia. E come la mafia usa i suoi “ picciotti”. Così i Magistrati usa i suoi servitori, omuncoli adusi al servizio, obbedienti,devoti. Tipo Travaglio, Padellaro, Santoro. Così ( strana coincidenza vero?) proprio giovedì scorso Santoro è stato un paio d’ore fra mutande e culi , insomma stava proprio nel suo ambiente, per eseguire l’ordine di criminalizzazione ed emarginazione di Berlusconi. Come diceva Sciascia più che omuncoli, dei meschini quaquaracquà. Gente che non conosce dignità, perché Santoro da un lato finge di difendere l’uguaglianza, la scuola di stato ecc, poi , di nascosto manda i suoi figli alla Chateaubriand,dove si parla francese, mica romano, non certo fra i figli puzzolenti del popolaccio bue ed incolto. Santoro, che deve umile asservimento a quella Magistratura che lo ha , per sentenza, rimesso al suo posto in RAI, da dove la RAI l’aveva cacciato. Insomma un pappone pubblico, pagato per cinque anni con i nostri soldi ma non per le sue capacità, ma per l’ordine di un Magistrato. La rappresentante dell’esercito degli imbecilli puri, tale Signora MIRTILLA2011, lettrice di “ Libero” , su Scaglia ha scritto il 17 ottobre ’13: “...lei si che è un uomo. Non come "altri" che ben conosciamo “. Ecco la Signora MIRTILLA2011 mi pare proprio la degna rappresentante di quel popolo rozzo, incolto, incivile,al quale si riferiva Scalfari su “ Repubblica” per togliergli il diritto di voto, per cretinaggine acuta.

mercoledì 16 ottobre 2013

INFORMAZIONE E DISINFORMAZIONE. UNA STORIA SOLO ITALIANA Io capisco, capisco che dire apertamente a noi, a tutti noi, che siamo stati indottrinati e non acculturati; che siamo cresciuti come dei capponi, allevati in un pollaio che si chiama “scuola di Stato” ed “università di Stato” (dove s’è mangiato, per fame, il becchime culturale che ci veniva propinato, gettato, lanciato, alle ore prefissate, da mani aguzzine ) e non aquile, in grado di volare con ali culturali e critiche proprie; io capisco quanto sia deludente, disarmante e scioccante fare i conti con la propria vita. Lo capisco, ma, perdio, guardiamoci allo specchio! Vedo in questi giorni gente, tanta, troppa gente che, invece che stupirsi ed indignarsi , gioisce, accidenti , gioisce, nel vedere il modo, ostentato e ripugnante, con il quale la Chiesa Cattolica, il Vaticano, Papa Francesco e tutto il loro invadente ambaradam ignorino vergognosamente le fondamentali virtù per le quali dovrebbero vivere e cioè la misericordia ed il perdono di Dio; come si sentano nel giusto mentre invece vilipendono scelleratamente le spoglie umane di questo Priebke, negando loro un cristiano addio quasi per bilanciare come mai avessero decisamente condannato , a quei tempi, quel mostro criminale ( fascismo e nazismo) che ha partorito omuncoli privi di un proprio intelletto, com’è stato , nella sua vita, questo sciagurato boia: non un soldato che combatte altro soldato che offrono la loro vita in cambio di una croce , ma un assassino che massacra gente inerme. E vedo anche che ogni anno, da settanta interminabili anni, obbedendo ,da bravi soldatini etero diretti , agli ordini ricevuti dai manipolatori della mente , dagli indottrinatori, troppa gente crede di darsi una lucidatina alla coscienza ed un tono politicamente corretto intonando , nella ricorrenza delle Ardeatine, peana contro Priebke e degni soci così onorando, invece che disonorare come ampiamente meriterebbe , quell’infame Tribunale italiano che travestì una squallida , miserabile ed incivile “ vendetta “ da processo, tanto la storia la scrivono i sopravvissuti …. Ma il copione va esattamente ribaltato , è il tavolo dove ci han fatto ingurgitare stereotipi utili al potere invece che la vera storia, perché è proprio contro gli attentatori di Via Rasella che un popolo dovrebbe scagliarsi , contro quei dieci o undici vigliacchi che , sordi al dovere di immolarsi per salvare la vita, come preavvisato, dei 350 civili innocenti, hanno fatto, grazie a noi, grazie alla nostra mostruosa incapacità di giudicare i veri fatti senza pregiudizi ideologici, di vigliaccheria vanto, per riceverne pure onori e gloria e pensioni e privilegi parlamentari , gente che ridicolmente e spudoratamente , viene invece venerata, con appellativi di “ eroi” mentre sono solo loro, i veri ed unici responsabili che hanno sulla coscienza quei 350 civili uccisi , altro che Priebke! Mettendoli, idiozia sovrumana, sulla stessa stregua di un Salvo D’Acquisto che offrì invece la propria di vita , giovane vita, per evitare similare rappresaglia . La manipolazione della storia e dei fatti segue percorsi carsici, si cela sotto sembianze difformi dalla realtà, si camuffa, s’agghinda, si traveste,intriga, allappa, attrae, mette in scena il suo spettacolo condito da “ a me gli occhi, please!” ma son tutti imbroglioni come il “ Mago Do Nascimiento”, quello di Vanna Marchi, l’illusionista truffaldino che cattura attenzione usando il palco giusto. Ecco, il palco giusto. L’informazione, la stampa, il cinema, i libri, la libertà di informazione, la libertà di stampa. La cultura, quella imposta dalla “ democrazia bloccata” che ha paralizzato l’Italia proprio dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Dove abbonda la “ informazione dei potenti”, i megafoni ed i manipolatori della realtà asserviti agli interessi del padrone e così la “ kultura di Stato” non poteva che produrre, nella “ scuola di Stato” che un soldatino di questo Stato. Motivo per il quale da anni è stata eliminata una materia che di chiamava “ Educazione civica”. Ricordate la frase di Cappuccetto rosso, “ Nonna, che bocca grande hai!”. Dove sta, signori, la pluralità dell’offerta formativa se dal 1948 si è solo costruito la “ scuola di stato” , la “ cultura di stato” e si è affossata ogni possibilità di una alter natività di offerte culturali? Ma non si dice nel politicamente corretto che la pluralità delle offerte fa bene alla democrazia? E dove sta, signori, la stampa che informa? Quando mai sono esistite in Italia le “ pubblic Company” che editano giornali di informazione? Da noi abbondano invece i “ ciclostili di famiglia”, le “ veline dei Magistrati”, strumenti di puro imbarbarimento culturale, mezzi di pura manipolazione dell‘informazione peraltro anche sostenuti economicamente dal potere con svariati sussidi. Rispetto a questa melma culturale, parlare del conflitto di interessi per Berlusconi meriterebbe la fucilazione sul posto. Come “ La Repubblica”, che non è un “ quotidiano indipendente”, alla stessa stregua di come non lo è “ Il Giornale”. Sono entrambi due “ giornali di casa”, il primo di casa di Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. e notoriamente ben ammanicato fin dalla nascita con i poteri forti ( Casa Agnelli, Fiat, Olivetti, forniture al Ministero delle Poste, fallimento del Banco Ambrosiano, uno ammanicato con la DC degli anni ottanta in poi , ma fatto diventare – con un accordo criminale fra magistratura e potere , accordi che certamente voi ignorate, ci mancherebbe altro, sottoscritto per salvarlo dalla galera insieme ad altri sempre nel 1993 , accordo che face diventare Agnelli, De Benedetti, Bernabè solo dei “ concusso”, cioè vittime della corruzione anziché , come tutti gli altri, protagonisti di quel cancro ). Il secondo di “ casa Berlusconi” quel teocoon , opposto ma speculare a De Benedetti, ugualmente ricco ma impegnato come leader del centrodestra frontalmente ( e non tramite qualche fratello De Rege del momento come De Benedetti) in politica. Come “ La Stampa” che non è un giornale indipendente, perché sabaudo, di “ casa Agnelli”. Come “ Il Corriere della Sera”anch’esso una velina, magari tutta agghindata, tutta ingioiellata ma pur sempre si tratta di una velina che ha sempre fatto gli interessi di quelli che comunemente si indicano come “ poteri forti” e che poi sono quegli stessi industriali, banchieri, assicuratori, etc che hanno dominato l’economia chiusa dell’Italia, che con l’Italia del protezionismo prima e con l’Italia del consociativismo dopo si son fatti ricchi e potenti. Cosa resta, signori, que rest-t-il ? Ci fan credere di essere liberi, ma siamo solo rinchiusi in un recinto, captivi di una cultura e di una informazione da sempre al servizio di chi ha i mezzi per governare ed indirizzare l’opinione pubblica. Venti anni dopo il “patto dei quattro” ( la famosa “ banda dei quattro” che la gente ovviamente ignora) che indirizzò l’opinione pubblica degli anni dal 1993 in poi ( il patto era fra “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “La Stampa” e “L’Unità” e fu stretto con il Pool di Mani Pulite al fine, appunto, di indirizzare ed influenzare l’opinione pubblica italiana orientandola nel senso più favorevole alle mire egemoniche della Magistratura faziosa, cosa che è poi ampiamente avvenuto ) e tante belle carrierone giornalistiche dopo ( solo Paolo Brosio e Piero Sansonetti, per motivi diversi, non han fatto fortuna di quei giornalisti che servirono diligentemente i compitini loro assegnati dai boss in toga di quella masnada) qualcosa si muove nell’editoria. Ma in peggio. Da un lato vedo come “ La Repubblica” sta tentando una manovra d’acchiappo nei confronti di Renzi. Non è una novità, Repubblica da tempo immemore s’avventa su possibili, su probabili “Premier”, ma sappiamo anche come il suo sia sempre stato un “ abbraccio mortale”; mi tengo stretto e ricordo solo Veltroni, poi Prodi al Quirinale, poi Marini al Quirinale, poi Bersani a Palazzo Chigi. Ora, se “Repubblica” fa il filo a Renzi che , a sua volta, vorrebbe opporsi all’invadenza del Quirinale, dopo che dal 2010 ha fatto società con Napolitano e con le sue creaturine ( Monti e Letta) , lo strangolamento di Renzi è fatto ormai prossimo. Potrà mai “ Repubblica” rinunciare alla sua rendita “ da antiberlusconismo viscerale” per posizionarsi su un Renzi che predicava “ voglio battere Berlusconi in politica, non con le armi della Magistratura”. Dunque , Renzi è avvisato, sappiamo per chi stravede “Repubblica” sia per guidare il PD. Che come “Premier”. Non è certo un socialdemocratico come Renzi. E questa non è una bella novità, assisteremo allo strangolamento di Renzi come abbiamo assistito a quello di Marini, di Prodi, di Veltroni, di Bersani ecc. Dall’altro lato vedo che l’accordo fra gli azionisti proprietari del Corriere della Sera - che veniva chiamato “ patto di sindacato” – è stato sciolto con quasi un anno di anticipo. Una volta c’era Cuccia a dirimere i vari interessi dei poteri forti e poi c’era il comitato di redazione che contrattava linea editoriale e direzione gradita. Oggi assisto ad un duello impari per la futura “cara guida” del Corriere: da una parte Diego Della Valle che ambisce al comando dentro quel “ salotto buono” dove fin’ora è stato più sopportato che accolto. Della Valle è l’esibizionista che è sempre stato: il finanziamento per il restauro del Colosseo, da un lato , che molti interpretano come l’opportunità per farsi perdonare gli impressionanti utili guadagnati con una delocalizzazione spaventosa delle sue imprese e dall’altro le “paginate” del Corriere affittate per mostrarsi un antiberlusconiano doc, altro modo per acquisire quell’importanza culturale della quale non possiede altre chiavi se non quelle che il denaro gli consente di poter “ comprare”. Tremo al pensiero di una sua “ guida” del Corriere, evento che ritengo dannoso come far guidare una Ferrari ad un neopatentato ottantenne. Dall’altra parte vedo un duo risoluto, Elkann e Marchionne, che hanno fatto diventare la Fiat un azionista maggioritario nel Corriere e sento puzza di “dominio sabaudo”. “La Stampa” ed il “Corriere della Sera” nelle mani dei torinesi, dei piemontesi, dei sabaudi, vorrebbe dire un disastro culturale. Voi che siete così attenti , così sensibili, così occhiuti verso questioni che appena appena odorino di democrazia o di diritti umani ( così si descrivono i lettori dei giornaloni di cui sopra tessevo le miserie intellettuali) , mi stupite , ancora una volta mi stupisce la vostra ignavia, quel vostro appiattirvi sulle posizioni che i vostri “ pret a penser” vi cucinano giornalmente, anche su argomenti che dovrebbero letteralmente indignarvi. E invece ve ne fottete altamente, voi, delle tortura carcerarie italiane . Voi che non avete firmato i referenda perché così vi ha spiegato di comportarvi Repubblica o il Corriere o La Stampa, a voi che cazzo ve ne strafrega se in carcere non si rieduca una persona, se invece la si rende più criminale? Applaudono Renzi perché dice di no all’indulto o all’amnistia , poi si confondo perché credono che quella precedente del Governo Prodi sia stata una amnistia, invece era un indulto e nemmeno sanno che l’ultima amnistia fu cucinata apposta per il Pci, per emendarli da tutti i reati penali commessi con i finanziamenti russi , roba del 1990, ventitré anni fa. Comunque anche il sottoscritto è contrario sia all’amnistia che all’indulto, come Renzi, ma, contrariamente all’imbonitore fiorentino, il sottoscritto ha firmato e sottoscritto i referenda di Pannella. Dunque Renzi è un bluff, se ne frega della vita in carcare, se ne sbatte della carcerazione preventiva, se ne strafotte delle condanne che riceviamo dall’Europa per la giustizia, lui si butta dove c’è da raccogliere qualche voto e negare riforme della giustizia e misure per svuotare le carceri sazia l’animo manettaro del paese. Renzi è la riedizione di Veltroni, quello “ yes , we can”, questo “ Yes, you have to”!

martedì 15 ottobre 2013

IL SENSO DE “IL FATTO QUOTIDIANO” E DELLA SINISTRA DI RODOTA’ PER LA GIUSTIZIA Qualcuno ricorda, per caso, chi erano tali Gabriella Alletto, Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro? O chi fosse la signorina Marta Russo? Era il 1997, Marta Russo moriva all’Università, per un colpo di pistola. La Signora Alletto era una teste, lavorava in Segreteria e andava giurando di non essere mai entrata quel 9 maggio nell’Aula n. 6 , da dove, presumibilmente, erano stati sparati quei colpi micidiali . Ricordo quei P.M., le loro intimidazioni , assolutamente vergognose. La loro minaccia di incriminazione per la Signora Alletto veniva seguita con frasi come “ lei va in carcere e non esce più”. Sta di fatto che la Alletto , dopo un mese a ripetere di non saper nulla, il 14 giugno , senza più piangere e disperarsi, inchioda i due assistenti, come pretendevano i P.M. Sulla base di quella sola testimonianza, i due vengono condannati definitivamente nel 2003 a 5 anni e 4 mesi per omicidio colposo per Scattone ed a 4 anni e 2 mesi per favoreggiamento per Ferraro. Ferraro sconta un anno e 4 mesi , presunto innocente per la Costituzione, di carcere preventivo, più otto mesi i arresti domiciliari. Poi quando viene condannato “in primo grado” viene scarcerato. Scattone a sua volta, sconta la pena inflittagli e poi riprendere ad insegnare, Storia e Filosofia. Finché non sceglie la cattedra al Liceo Cavour. Scattone ha pagato il prezzo dovuto, espiando la pena comminatagli, ma chi esce fuori a disquisire di “inopportunità”per Scattone di insegnare al Liceo Cavour? Gli alfieri della “ legalità” di facciata, quelli che la illegalità sta sempre dall’altra parte, insomma quelli de “Il Fatto Quotidiano”. Capito che razza di moralisti a senso unico politico? Capito con chi viaggiano Zagrebelky, Rodotà, Landini, Fiom e quelli che “ costituzione non si tocca”? Ho provato a chieder loro: “ va bene la Carta non si tocca. Ma , ditemi, quale Costituzione? Quella originaria , tutta pesi e contrappesi ben equilibrati o quella attuale , quella stuprata da sinistra e da Magistrati , per esempio, con l’abolizione dell’articolo 68, con l’applicazione di un Titolo V che grida vendetta ? Ovviamente nessuna risposta , come s’usa per chi canta “Bella ciao” credendo di difendere chissà cosa mentre difende l’arroganza e l’arbitrio dei potenti impuniti. Anche don Mariano Arena , personaggio sciasciano, sembrava votato a difesa del popolo, poi s'è visto che razza di delinquente fosse. Certo, i potenti non hanno bisogno dello schermo protettivo della Legge, della Carta, possono anche violarla legge e Carta perché vivono di sopraffazione e godono di una regale impunità totale. . Proprio come ha fatto la Magistratura, in Italia dal 1990 in poi. Sopraffacendo, intimidendo, minacciando, un Parlamento di corrotti e di intimiditi (perché scoperti tutti a steccare, tutti ), sottomettendo ai suoi i voleri una stampa asservita ( perché di proprietà di industriali corrotti in quelle tangenti del ’92 come De Benedetti, Agnelli, Mediobanca, Bernabè, etc, ) ,ricattando il Pci come prezzo della sua impunità, costruendo l'abbattimento della Carta dei Padri. Qualcuno non ricorda? Nel 93, buttando giù,con muto ma interessato complice Napolitano , Presidente di quella Camera ed eminenza grigia dei Ds ( partito che avrebbero goduto, pur sotto il giogo di un salvacondotto giudiziario della fucilazione del pentapartito da parte del Pool di Milano ) quell'originale ed unico " peso e contrappeso" previsto dall'articolo 68 che consentiva l'equilibrio costituzionale fra il "potere" legislativo e "l'ordine" magistrale ; nel 1994 rapinando, con accuse che la Cassazione stessa definirà poi nel 2001 " inesistenti" , al popolo credulone un Governo eletto dal popolo; nel 1998 imponendo, sempre per via di intimidazioni e di ricatti, che D'Alema smentisse quanto concordato nella famosa Bicamerale che avrebbe dovuto modificare gli assetti istituzionali tramite quegli accordi; modificando nel 1999 con una legge ordinaria e con soli 4 voti di maggioranza tutto il Titolo V della carta, che tante nefaste conseguenze ha prodotto sull'iter burocratico. Eccola la " legge dell'arbitrio", la legge del sopruso, della sopraffazione, dell'uso criminale della carcerazione preventiva, c'è l'arroganza dello strapotere della Magistratura sulla politica, perché ormai la Carta non è più che un piano inclinato che andrebbe completamente resettato e rimesso com'era. E come non ricordare in qual criminale modo stampa e Magistratura nel 1994 non vollero venisse approvato il famoso “Decreto Conso” perché depenalizzando il finanziamento ai partiti politici avrebbe fatto terminare il clima di guerra civile ch'essi invece volevano che perdurasse per conservare il loro potere? La memoria corta degli italiani o la loro ignoranza è un vero dramma per gli onesti, una pacchia per gli imbroglioni.

mercoledì 9 ottobre 2013

IN NOME DELLA LEGGE Antonio Bassolino, che ha governato Napoli e la Campania per 12 anni ( dal ’93 al 2005, Sindaco e Presidente della Regione Campania) ha gestito un consolidato sistema di potere che ha visto l’incontestabile dominio del Pci – Pds - Ds . Nel febbraio del 2008 viene rinviato a giudizio con ipotesi di reato che vanno dalla frode in pubbliche forniture, alla truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali .Bassolino dal canto suo: «Ho la coscienza a posto e le mani pulite». Frase già in uso da tempo a Via delle Botteghe Oscure o a Via Nazionale. Il 23 aprile 2012 sono caduti in prescrizione molti di quei capi di accusa. Del processo ancora non si sa nulla. Ma viaggia, questo sì, verso la completa prescrizione. Il 30 marzo 2010, Bassolino è stato nuovamente rinviato a giudizio, accusato di peculato. Il processo è ancora fermo al palo. La prescrizione galoppa. Il 4 luglio 2012 la Corte dei Conti della Campania ha sentenziato sulla strage di Sarno del maggio 1998, condannando Bassolino a risarcire la Protezione civile. È la conseguenza di un'ordinanza del 21 luglio 2004 con cui Bassolino dispose di assegnare ai dipendenti regionali in servizio presso il commissariato, “in aggiunta allo stipendio già in godimento”, un compenso mensile ‘omnicomprensivo' di 2700 euro per coordinatore, 2100 euro per dirigente, 900 euro per collaboratore e 700 euro per collaborazioni di personale con qualifiche inferiori.. Nel febbraio 2013 la magistratura contabile lo condanna a risarcire al Comune 560.893 euro per i centinaia di operai ed ex lavoratori socialmente utili chiamati negli anni 2000 negli enti di bacino per lavorare alla raccolta differenziata ma in realtà inattivi.. Ma i suoi processi penali sono fermi, immobili, praticamente paralizzati. Che stiano aspettando una completa prescrizione? ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Anni intorno al 1990, parlo di Repubblica – Espresso, che appartiene da qualche anno all’Ing. Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. Il management del gruppo definisce una fusione per incorporazione di alcune proprie società. “ Repubblica “ va conferita nella “Cartiera di Ascoli”. Una pratica da normale commercialista. Per realizzarla vengono chiamati in causa tre soggetti: l’editoriale la Repubblica, la Cartiera di Ascoli e l’editoriale l’Espresso, tutti parte della galassia dell’Ing. De Benedetti. E’ l’Agenzia delle Entrate che controlla le tre dichiarazioni fiscali : che essendo riferite all’anno ’90 potevano essere rettificate dall’Agenzia entro il ’96. E l’Agenzia interviene con una mega rettifica che evidenzia una mega evasione fiscale, ma dopo aver fatto passare il massimo della dilazione. Perché viene messo in moto questo accertamento ? La risposta scritta dai giudici tributari di primo e di secondo grado ( ormai manca solo l’ultimo grado, la Cassazione) è tranchant: «Dagli atti emerge con sufficiente chiarezza che tale operazione ( la fusione per incorporazione) non era assistita da valide ragioni economiche». E allora? «E allora – si legge nel verdetto – se ne deve dedurre che la stessa non aveva altro scopo se non quello di ottenere un risparmio di imposta integrando così gli estremi della fattispecie elusiva di cui all’articolo 10 della legge 408/90, avendo le società partecipanti alla fusione, Cartiera e Repubblica, esposto “fraudolentemente“ ragioni economiche che solo in apparenza potevano giustificarla»”. Sull’avverbio “fraudolentemente“ i giudici tributari si dilungano per pagine e pagine spiegando che «compito del giudice non è quello di perdersi in un’astratta definizione di frode o fraudolenza, ma di verificare in concreto, nei fatti, se l’operazione di fusione sottoposta al suo vaglio sia o non sia sostenuta da “valide ragioni economiche“». E le ragioni economiche per i giudici non stanno in piedi. Anzi, tutti i passaggi, a cominciare dalla quotazione in Borsa di Repubblica, appaiono dettati da altre esigenze, di natura, semmai, finanziaria: «Le ragioni economiche offerte in valutazione non risultano idonee, per essere anche contraddittorie e scarsamente convincenti, a raggiungere quel particolare “grado“ di validità richiesto dalla legge» per concedere i benefici previsti dalla norma. Stiamo parlando di una “ fraudolenta evasione fiscale “ che ammonta alla bella cifra di 225 milioni di Euro ai quali, ovvio, andranno sommati poi penalità, interessi, etc. Una cifra trenta volte superiore a quella che è costata quattro anni di carcere ed il seggio senatoriale a Silvio Berlusconi. La cosa incredibile – si fa per dire – è che cercando con Google informazioni su questa vicenda, non si troverà nulla. Come mai questo silenzio tombale?. Parliamo di una cifra colossale. Una cifra che diventa ancora più colossale se pensiamo che i presunti responsabili del misfatto sono quelli che da venti anni vorrebbero recitare la farsa di moralizzatori di Berlusconi e che oggi pretendono di moralizzare l’intero paese. La salvezza, per l’editore di Repubblica, è però, anche se a caro prezzo, dietro l’angolo, perché credo che questa sua sia una delle pochissime cause in corso presso le Commissioni Tributarie che, dovendo passare il vaglio solo dell’ultimo grado e cioè della Cassazione, si possono estinguere pagando un tot per cento. La legge credo, mamma mia!, proprio del Governo di Berlusconi! Se l’evasione fraudolenta di Berlusconi per non pagare 7,5 milioni di Euro gli è valsa quattro anni di carcere, c’è da domandarsi come mai per una identica evasione fiscale, ma di ben 225 milioni di euro, nessun Magistrato commini a De Benedetti una parallela condanna penale. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Ora parliamo di un’altra frode fiscale, relativa al 2002 e al 2003, che ammonta a 7,3 milioni di euro. In ambito fiscale l’evasione di quegli anni poteva essere contestata dall’Agenzia delle Entrate , in ambito tributario e dunque civile, entro il 31 dicembre 2009 e 31 dicembre 2010. Invece i Magistrati di Milano hanno deciso di bruciare l’Agenzia delle Entrate ed il 22 aprile 2005 i P.M. Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale, che hanno collezionato 500 000 pagine di atti con rogatorie in vari paesi, hanno richiesto il rinvio a giudizio dell’autore di quella fraudolenta evasione fiscale , Silvio Berlusconi . Il 18 giugno 2012 i PM Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro chiedono al giudice una condanna di 3 anni e 8 mesi per frode fiscale di 7,3 milioni di euro. Il 26 ottobre 2012 i giudici del Tribunale di Milano hanno condannato Silvio Berlusconi a quattro anni di reclusione, L'8 maggio 2013 la Corte d’Appello di Milano conferma la condanna di 4 anni di reclusione. Il 1º agosto 2013 la sezione feriale della Corte di Cassazione conferma la condanna a 4 anni di detenzione per frode fiscale a carico di Berlusconi Qualche giorno fa la Giunta del Senato si è dichiarata favorevole alla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore in base alla Legge Severino. ^^^^^^^^^^^^^^^ Allora ricapitolo. Per Bassolino sono passati cinque anni senza neanche si sia tenuta nemmeno una che è una udienza del processo che lo riguarda. Prescrizione in arrivo al galoppo. Per una evasione fiscale con frode, risalente addirittura a 23 anni fa, al 1990, Carlo De Benedetti – che avrebbe evaso 225 milioni di euro – potrà versare una certa cifra che seppellirà questa sua mega evasione fraudolenta. Di processo penale, per lui, neanche l’ombra. Per lo stesso reato, evasione fiscale con frode, ma per un importo assai inferiore, a Silvio Berlusconi in un anno e due mesi ( dal 18 giugno 2012 al 1 agosto 2013 ) la giustizia italiana ha comminato quattro anni di galera. Ho voluto tacere su Penati, su Banca del Salento, su Monte Paschi Siena. E questa sarebbe la giustizia uguale per tutti ? Questa sarebbe la giustizia che rispetta la costituzione sul giusto processo? Sarebbe dunque questa la Giustizia che viene amministrata in nome del popolo italiano davanti alla quale “ tutti” sarebbero uguali? A tutte queste domande e ad altre ancora, c’è una sola risposta certa che si può dare e che discende dai fatti accaduti. La sinistra italiana, questa sinistra difende questa giustizia , vuole conservarla, vuole mantenere questo stato di cose, perché alla sinistra va bene così evidentemente. Da non credere, una cosa pazzesca, ma purtroppo,è proprio così. E’ esattamente dal 22 febbraio del 1998, se vogliamo creare una data spartiacque, che la sinistra difende, protegge, accarezza, liscia il pelo a questa magistratura da quarto mondo. Da quando la Bicamerale guidata da Massimo D’Alema , come controparte Silvio Berlusconi, aveva concordato una riforma della Giustizia in seno alla ormai raggiunta più ampia riforma istituzionale. A sferrare l’attacco decisivo, a uscire allo scoperto fu il Corriere della Sera,diretto già da De Bortoli. Ma si trattava sempre di quello stesso “ Corriere della Sera” che già nel ’93 aveva partecipato a quel patto, con “Repubblica”, con “La Stampa” e con “L’Unità” , per “ indirizzare” l’opinione pubblica come fosse tornato più utile allo strapotere dei Magistrati, strapotere conquistato ad Ottobre dello stesso ’93, con la modifica dell’articolo 68 della Costituzione. Attenzione, non lo dico io, ma due dei giornalisti che furono attori principali di quell’accordo: Antonio Polito ( confessione nell’intervista del 17 ottobre 2005 )allora cronista giudiziario di “Repubblica” e Piero Sansonetti ( intervista confessione del 2003) , allora vice direttore dell’Unità). La Magistratura dominava, faceva e disfaceva governi eletti dal popolo, la faceva da padrona su ogni fronte, minacciava ed intimidiva istituzioni, parlamento, parlamentari , media . Davanti un tale “strapotere”, la “grande stampa” si inchinò , servile si mise al suo servizio per assicurarsene la benevolenza, la protezione e per assicurarsi anche una bella carriera. Fu il compianto Giuseppe D’Avanzo ad intervistare Gherardo Colombo, uno dei P.M. del Pool di Milano, di Mani Pulite, certamente quello più politicizzato di quel pool. Fu così che il Corriere quella domenica mattina sparò in prima pagine quel “Le riforme ispirate alla società dei ricatto”che fu un cazzottone sui denti di D’Alema, il quale aveva osato trovare un accordo sulle riforme istituzionali, giustizia compresa, con Berlusconi! Non sto a rivangare quella intervista, chi vuole se la vada a rileggere, basta un clik. Fu, però, un avviso chiaro , preciso, minaccioso, intimidatorio, mafioso: non v’azzardate a fare alcuna riforma perché noi conosciamo tutti gli scheletri che tenete nei vostri armadi. Vi abbiamo già salvato una volta ( Tangentopoli) , non si fa nessuna riforma se noi non vogliamo. E da allora è sempre stato così. Infatti la sinistra s’è ben guardata dal proporre riforme della Giustizia ed ora si è ben guardata dall’invogliare a sottoscrivere i referenda di Pannella. Perché la sinistra difende e protegge a livello politico questo tipo di Magistratura? Risposta ovvia: ne è ricattata – perché fu salvata dalle condanne per le sue tangenti di Mani Pulite – e perché è proprio questo tipo di Magistratura, come gli esempi sopra riportati dimostrano, che gli sgombra il campo, con fucilazioni e sante inquisizioni, da tutti gli avversari politici. Sommariamente:Andreotti, Mannino, Forlani, Craxi, ora Berlusconi. Vogliamo spezzare questo nodo gordiano per il bene del Paese? ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

martedì 8 ottobre 2013

NAPOLITANO E LE PROMESSE DA MARINAIO SULLA PACIFICAZIONE Parlano come se fossero nati e registrati all’anagrafe con il marchio di “ razza superiore”, tanto per parlare del loro razzismo, come se non avessero le mani sporche di rubli sovietici -scambiati nelle papali stanze dello IOR - , di tangenti come Dc e Psi - depositate nei vari conti Gabietta in Svizzera - e la coscienza sporca di leggi ad personam, come fosse vero lo slogan berlingueriano del “ noi siamo diversi” o “ noi abbiamo le mani pulite”. Parlano come se non fosse stata la loro ideologia comunista a produrre inferni come quello sovietico, come quello polacco, come quello ungherese, vietnamita ecc e centinaia di milioni di morti e di oppressi. Certo, le esecuzioni di massa ed i genocidi avvenivano per consunzione e per repressione , quelle dei dissidenti erano compiti da Kgb, non certo da dirigenti del Pcus o del Pci, c’erano i vopos berlinesi, le milizie rosse, i kmer rossi a fare per loro il lavoro sporco. Fingono di indignarsi davanti a quelle che loro, puzzetta sotto il naso, bollano come “ leggi ad personam” – sappiamo tutti di cosa sto discutendo, vero? -dimenticandosi, come smemorati di Collegno o peggio ancora se pure in mala fede, di tutte quelle leggi, disposizioni, circolari, riforme costituzionali, “liberi convincimenti” di Magistrati , ecc, varate dal 1948 dalla sinistra o concordate per consociativismo o per ricatto di piazza con la Dc al solo scopo di agevolare nomenclature e clientele comuniste e post-comuniste. Come se non esistesse una legge fisica, oltre che umana , che certifica come ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria , come se i goffi tentativi del centrodestra dal 2001 ad oggi di varare disposizioni che proteggessero un leader accerchiato non fossero la umana risposta alle innumerevoli “ inchieste contra personam” intraprese dalla Magistratura rossa con un isterismo ideologico mascherato sotto il falso alibi dell’obbligatorietà dell’azione penale azionata, però, solo quando faceva comodo. Certo che non va bene, certo che non è mia intenzione santificare leggi ad personam, ma non intendo nemmeno sottovalutare dapprima una sequela incredibile di leggi “ ad partitum Pci” dal 1948 in poi seguita da un’altrettanto imbarazzante sequela di inchieste “contra partitum di centrodestra “ scatenate da una indifendibile Magistratura partigiana e gaglioffa. Qui, ipocriti, sta il nocciolo della questione italiana, in quella agognata “pacificazione” che era stato l’argomento contrale del discorso che Napolitano aveva tenuto alla Camera in occasione della sua rielezione bipartisan. E dov’è, signor Presidente Napolitano, questa pacificazione della quale si è riempito la bocca quel giorno in Parlamento, se proprio da Lei, che l’aveva posta al centro dell’azione di questo governo di larghe intese, Lei che avrebbe dovuto dare l’esempio, proprio Lei che ha come precipuo dovere costituzionale quello di “ far rispettare la Costituzione” , proprio Lei, Presidente s’è girato, come un Ponzio Pilato o come un congiurato, dall’altra parte, mentre il Senato calpestava svariati articoli della Costituzione ( almeno due, 25 e 66 ) pur di applicare la Legge Severino in modo retroattivo contro il Sen. Berlusconi? Lei crede che i tanti italiani che non dimenticano i suoi trascorsi comunisti, che per questo non l’hanno mai amata, ai quali Lei non ha mai chiesto perdono per aver sostenuto una infernale dittatura alla quale voleva soggiogare il nostro Paese, per aver applaudito al genocidio degli insorti ungheresi, polacchi, berlinesi, ecc, quelli che mai hanno votato per il Pci o per le successive sigle, Lei crede che dimentichino? Lei crede che non abbiano ben capito di come Lei s’è fatto gioco di loro, di tutto questo popolo , ben celato e protetto, Presidente Napolitano, non sia mai, dietro quel comodo paravento della sua irresponsabilità ? La Legge Severino è solo l’ultimo obbrobrio che la sinistra ha preparato e cucinato a dovere. Non tanto, ormai, per parlare dei suoi svariati profili di incostituzionalità quanto perché ha abbreviato i termini della prescrizione rei reati per concussione. Certo, la Severino è stata votata anche dal PdL, ma il Governo Monti l’aveva predisposta sulla base di una delega, di una procura. Così, eccedendo da quei limiti , la legge Severino, ha consentito a P.L. Bersani di vedere caduta in prescrizione la prolungata concussione che Filippo Penati aveva imposto da svariati decenni a Sesto San Giovanni. E che dire della Legge approvata da un Parlamento a maggioranza centrosinistra l’11 novembre 1998, passata come “Legge Sofri” in riferimento al delitto del Commissario Calabresi , con la quale furono mandati nella pattumiera principi costituzionali sacri come quello del “ giudice naturale” così da agevolare , appunto, Sofri? E perché dimenticare poi, così, tanto per ricordare: l’amnistia per i massacri del dopo guerra; la elezione blindata di Moranino a Senatore, la sua fuga in Polonia ed il suo rientro in Italia dove quell’assassino non ha scontato per i suoi tredici omicidi, neanche un giorno di galera? O come la famigerata Legge Mosca quella che ha consentito al Pci ( ed anche agli altri partiti, sia chiaro) di dare pensioni a nostre spese a tutti i loro clienti, autisti, portaborse, etc, una Legge miserabile che ha distrutto indissolubilmente il nostro debito pubblico? E come dimenticare quella legge varata dal Governo Andreotti nel 1972 che concesse la libertà provvisoria anche a Valpreda, quell’anarchico che era in carcere per la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre del ’69 e che tanto caro era alla sinistra ? Ma il caso più esilarante di una legge che vuole favorire gli inghippi del potere di sinistra fu senz’altro quella dovuta – neanche a dirlo! – al Governo di Romano Prodi , anno 1997 , nel quale Governo era ministro di Grazia e Giustizia il Prof. Giovanni Maria Flick. Quella Legge , sostenuta ovviamente dall’Ulivo, consentì l’abrogazione dal codice penale del reato di “ abuso d’ufficio non patrimoniale “. Vale la pena ricordare che con questa Legge . Il reato di abuso d'ufficio non patrimoniale non è più considerato reato se non si dimostra che da tale abuso ne ha anche avuto un vantaggio quantificabile. Tale riforma ha portato ad esempio alla fine prematura dell'inchiesta di Affittopoli e all'assoluzione di due ex presidenti del Coni, Mario Pescante e Bruno Gattai, per la bellezza di 959 assunzioni senza concorso. Inoltre il 22 Dicembre 1997 questa riforma (che , ripeto, fu approvata quando Romano Prodi era presidente del Consiglio) fu una delle motivazioni grazie alle quali il Gup respinse il rinvio a giudizio dello stesso Prof. Romano Prodi per uno dei capi di imputazione del caso Cirio. Legge che, guarda caso, riguardava proprio Romano Prodi, presidente del Consiglio, e Claudio Burlando, ministro dei Trasporti, indagati per quell’odioso reato. Risultato: Prodi uscì indenne da un’inchiesta contornata da molti punti oscuri, fu prosciolto, evitando il rinvio a giudizio, e continuò la sua brillante carriera politica. Identica sorte toccò a Burlando, uomo del Pci dalemiano. Dicevo esilarante perché il trio di governo Prodi – Burlando - Flick era accomunato dal fatto che quest’ultimo, allora Guardasigilli e dunque direttamente chiamato in causa nel momento di controfirmare la legge, era stato l’avvocato difensore dei primi due. Conflitto di interessi? Ma quando mai! Presidente Napolitano, ci vuole tanto coraggio e tanta onestà intellettuale per promuovere una reciproca legittimazione, una vera pacificazione che ponga fine a questa eterna e meschina guerra civile e che riduce il nostro Paese ad essere tessuto e poi azzerato, come una tela di Penelope. Credo che Lei abbia ancora il tempo per ricredersi, per promuoverla, questa pacificazione. Riconoscendo gli errori commessi e chiedendo scusa. Lasciando perdere gli onirismi berlingueriani. Sarà mai pronto per questa sfida con se stesso e con il suo mondo politico e di infischiarsene di ricatti e minacce ? Roma mercoledì 9 ottobre ’13 Gaetano Immè