Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 29 ottobre 2013

BREVE STORIA E SIGNIFICATO DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA ORIGINI Nel 1962 un Magistrato appassionato di narrativa, pubblicò , come appendice al suo libro “ Cento anni di mafia” ( Editore Vito Bianco, Roma) , tale Giuseppe Guido Lo Schiavo, il copione del dramma popolare e dialettale siciliano “ I mafiosi di la Vicaria” ( autori furono Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca) che risaliva all’epoca della sua prima rappresentazione , avvenuta nel 1863. Studiando quel copione e la storia della Sicilia di quegli anni preunitari e immediatamente postunitari, si apprende che il protagonista, tale Gioacchino Funciazza ( che significa in siciliano “ faccia brutta”) era la trasposizione teatrale di tale Gioacchino D’Angelo, un pericoloso mafioso realmente esistito, che aveva costruito la sua fama di capo indiscusso imponendo ai protetti “ ‘u pizzu”. Insomma la mafia era già radicata in Sicilia fin dai tempi pre unitari e quel drammone teatrale ebbe ,proprio per questi motivi, un enorme successo popolare. Si pensi che solo che a Palermo si ebbero trecento repliche e che fu rappresentato anche nelle più importanti città. A Napoli, addirittura, alla presenza di Umberto I, per dire. L’UNITA’ D’ITALIA I Mille salparono da Quarto alle quattro del mattino del 6 maggio 1860, su due piroscafi messi a disposizione da una compagnia di navigazione battente bandiera Inglese, il “Lombardo” ed il “ Piemonte”. A bordo del due piroscafi, come certificano molti scritti, molti uomini forniti dalla Gran Bretagna, zwavi algerini, volontari indiani, esperti militari inglesi. Quando i due piroscafi arrivarono a Marsala c’erano ad aspettarli ben due cannoniere inglesi, la Argus e la Intrepid. Nelle memorie dei rispettivi Ammiragli che comandavano le cannoniere, sui loro “ giornali di bordo” si legge che la loro presenza era dovuta alla protezione dei loro interessi nei vicini stabilimenti di vino: Woodhouse, Ingham, Hopps, ecc. Nei libri poi scritti da quei due Ammiragli viene invece svelata che la loro presenza a Marsala era per impedire che la flotta borbonica bombardasse i due piroscafi dei Mille (quale fonte, cito George Rodney Mundy ed il suo testo “ La fine delle due Sicilie e la Marina britannica. Diario di un Ammiraglio, 1851 - 1861” edito nel 1966 da Berisio, Napoli ed il libro di Patrick Keyes O’Clery “ La rivoluzione italiana. Come fu fatta l’unità”, pubblicata nel 200 da Ares). Quando l’11 maggio 1860 i Mille sbarcarono a Marsala, come testimoniano gli scritti citati, Garibaldi fu ricevuto dal Console Inglese Richard Cossins e quando, pochi giorni dopo, a Salemi, si autoproclamò “dittatore della Sicilia” si erano unti ai Mille anche gli uomini ed i “picciotti “ del Barone Stefano Triolo di Sant’Anna. Dalle memorie dello scrittore garibaldino Cesare Abba, risulta che si unirono ai Mille anche circa 3.500 picciotti: era il tributo dei potenti locali che così decisero di contribuire nell’impresa garibaldina onde assicurarsi i futuri immaginabili vantaggi. Così il 27 maggio del 1860, all’alba, i Mille – ormai divenuti multipli di quel numero iniziale - si misero tutti in marcia verso Palermo, usando strade note solo ai picciotti ed ai contrabbandieri e portano Garibaldi dentro le mura di Palermo, senza che fosse sparato un solo colpo. A Garibaldi furono consegnati un milione di ducati prelevati dai fondi del Banco di Sicilia e due milioni di ducati prelevati dai fondi del Banco di Napoli . Servirono per pagare picciotti e uomini. Si pensi che lo stesso Alessandro Dumas ricevette 500.000 ducati per la sua partecipazione e per i suoi scritti e che la contabilità di quelle somme fu redatta non solo dai due istituti bancari ma anche da Ippolito Nievo. Questa è la storia dell’ unità dell’Italia, questa. Le oleografie sui Mille, su Teano, le considero per quello che possono valere, a mio personale parere una favola quasi come quella di Cenerentola per quanto tutta quella santificazione unitaria risulta non solo ridicola ma anche offensiva per la dignità intellettuale di ogni cittadino italiano. Solo paragonare il quadretto da madonnaro di piazza della nostra unità nazionale con le storie dei moti unitari di altri Paesi viene da ridere. Quel che accadde in Francia è noto a tutti. Negli Usa stessi la storia delle guerre contro i “ nativi d’America” è chiara. Guerre, teste mozzate, terrore, boia, scalpi, giacobini, pistoleri, ecc. Perché solo da noi l’unità deve essere un bel ritratto di qualche santa Rita dipinta da una madonnaro ? Altro che una semplice “trattativa” dunque! L’Unità d’Italia non è affatto l’oleografico e santificante quadretto di Garibaldi a Teano e del “ qui si fa l’Italia o si muore” ma questa trama tra il colonialismo, la rapina , l’accordo con la mafia e con la malavita, prima in Sicilia e poi a Napoli. Come dire: tale madre tale figlio. LA SPECULAZIONE CULTURALE SULLA SICILIA STRUMENTALE ALL’USO POLITICO DELLA MAGISTRATURA Nasce così la predicazione di una Sicilia sempre rappresentata nell’ottica di una terra con una dominazione medioevale in un mondo che correva verso forme sempre più raffinate di civiltà. Se ci si riflette bene, infatti, a questo “cult” hanno contribuito tutti, scrittori, storici, letterati, scuola, Università , cinema e registi, tutti sedicenti “ di sinistra” ed anche sedicenti “ democratici”: la Sicilia era la terra dove nel 1861 ancora esistevano i Don Rodrigo ( i potenti del luogo, baroni, latifondisti ) e tutta la loro ciurmaglia di “bravi” ( la mafia ), così come tre secoli prima a Milano Manzoni raccontava di Don Rodrigo e del Griso e del Nibbio. Nacque così una vera e propria criminalizzazione della Sicilia, ma intanto, contribuendo a questo scempio , si sono fatti ricchi e famosi tanti uomini, politici, scrittori, registi: faccio solo due esempi in epoche diverse. Cito prima il “ compagno” Pietro Germi, siamo nel 1948 e in Italia, nel “ continente” il Pci di Togliatti, sotto l’alibi di combattere il predominio clericale, attirò sul Pci le intelligenze ad esso “organiche”. Tutti abbiamo poi scoperto, Vittorini prima degli altri e sulla propria pelle , come quello del Pci fosse solo un tragico inganno, sia perché sotto il Pcus non esisteva proprio nessuna libertà di pensiero, sia perché lo stesso Pci assunse in Italia posizioni liberticide e censorie ( si veda appunto Vittorini) che rivelarono come volesse combattere il predominio clericale ma per imporre un'altra tirannia, quella comunista, forse peggiore dell’altra. Germi ambienta il suo film cui alludo nella Sicilia del 1948 dove racconta di un giovane magistrato di Palermo che viene inviato come pretore a Capodarso ( Barrafranca nella realtà), paesino siciliano e che , per amore della giustizia e della legalità, si trova costretto a combattere contro varie ingiustizie sociali. Il suo zelo lo porterà a scontrarsi contro un notabile, il barone Lo Vasto e contro la mafia, rappresentata dal massaro Turi Passalacqua e dai suoi uomini. Tutto ciò contornato da una realtà omertosa e fortemente diffidente che non fa che ostacolare il suo lavoro. Solo contro tutti, appoggiato unicamente dal maresciallo della locale Stazione Carabinieri e dal giovane amico Paolino (la cui barbara uccisione lo convincerà a rinunciare alle dimissioni appena presentate), condurrà fino alla fine la sua battaglia che consiste non solo nell’applicare la legge ma anche nell’insegnarne il valore. Germi trasse il film ( “ In nome della Legge” ) da un libro del Magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo ( Piccola Pretura) il quale non esaltava affatto i temi che Germi invece esaltò, perché quel Magistrato con quel libro invocava ( il suo titolo è eloquente in merito) una rafforzamento di quella Pretura e di quella Legge , proprio l’opposto di quello che Germi, per compiacere il pensiero comunista, vi costruì sopra. Poi viene Andrea Camilleri, che sforma dieci romanzi al giorno , ognuno dei quali inchioda la Sicilia come la terra dove domina il malaffare, la mafia , la malavita, dove la gente rispetta e si prostituisce al mafioso, una terra dove il suo Commissario Montalbano invece si ammanta di sobrietà, di populismo, di buonismo, tutta roba che a me, puro siciliano, fa letteralmente vomitare. Finisco con la Chiesa, dato che anch’essa contribuisce al potere mafioso. Alcune fonti ( cito Mario Tedeschi,” La Chiesa e la questione della mafia in Sicilia”, edito da Rubettino nel 1983 e la “ Storia criminale. La resistibile ascesa della mafia dall’ottocento ai nostri giorni” di Enzo Ciconte,editore Rubettino nel 2008) hanno consentito di constatare , attraverso un’inchiesta parlamentare condotta fra il 1875 ed il 1876, quanto forti e indissolubili fossero i legami fra le cosche mafiose ed il Clero. Nella relazione del senatore lombardo Romualdo Bonfadini si legge “ di un monaco astuto, colto, dai modi gentili, mansueto all’aspetto ”che aveva fondato addirittura un clan, cui aveva anche imposto il nome di San Francesco d’Assisi, conferendo così alla mafia addirittura un’aura addirittura religiosa. LA COMMISSIONE ANTIMAFIA Nella sua memorabile, fondamentale e documentata ma decisamente quasi sconosciuta ( chissà come mai questa relazione non è stata adeguatamente pubblicizzata ?) relazione conclusiva della sua Presidenza della “ Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla Mafia” ,nel 1976 , il Senatore democristiano Luigi Carraro scriveva ( tratto da Documento XXIII , N.2, VI Legislatura, Camera dei Deputati) che “ nel vuoto di potere locale, si rafforzava il potere privati di gruppi o di singoli che condussero a posizioni di assoluto privilegio e dominio al cui servizio proliferò la mafia , sia come strumento di difesa di tali privilegi sia come forza in grado di condizionare la stessa classe privilegiata”. Da allora, la mafia esiste ancora oggi, più forte e potente che mai, non ostante le svariate Commissioni Parlamentari Antimafia. La Commissione parlamentare Antimafia, (denominata ufficialmente Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere) è una Commissione di inchiesta bicamerale del Parlamento, composta da 25 deputati e da 25 senatori,istituita per la prima volta con legge del 20 dicembre 1962 e da allora viene promossa con legge all'inizio di ogni Legislatura. In Sicilia l' Assemblea Regionale Siciliana istituisce una analoga Commissione Regionale Antimafia. Una non ne bastava, evidentemente. La prima commissione si insediò il 14 febbraio del 1963. Nelle successive legislature, eccetto che nella VII, l'istituzione di una commissione parlamentare antimafia fu sempre riconfermata. Siamo dunque alla quindicesima Commissione Antimafia ed alla quindicesima Presidenza. COSA HANNO FATTO TUTTE QUESTE COMMISSIONI ANTIMAFIA ? Nessuna di queste Commissioni ha inciso sul problema della mafia. Certamente qualcosa hanno smosso, ma si tratta di robetta. Ad un certo momento storico, diciamo dal ’76 in poi, si arriva al punto che le relazioni finali delle Commissioni non riescono nemmeno a d essere calendarizzate in tempi decenti. Non per niente, ma proprio in quegli anni e non ostante le due Commissioni antimafia, quella nazionale e quella regionale, Palermo diventa quasi come Chicago e nessuno muove ciglio. Nomi ? Ricordo alcuni Magistrati ( Scaglione, Costa, Terranova) il Presidente della Regione Mattarella, il Segretario della Dc Reina, quello del Pci Pio La Torre, il Generale Dalla Chiesa, un’ecatombe., una strage a colpi di lupara. O di Kalashnikov. Anche la mafia si evolve. La prima ed unica svolta della Commissione fu quella dovuta alla Presidenza di Luciano Violante. La svolta di Violante fu quella di disporre, alla Commissione, l’audizione di alcuni pentiti. Fu così che assassini e delinquenti, mafiosi puri, purché formalmente pentiti, furono ammessi a parlare dentro le aule del Parlamento italiano. C’era dunque non solo la questione di merito ( se fosse lecito che un delinquente condannato parlasse in Parlamento o che il Parlamento desse ascolto ad un delinquente condannato ) , ma sopra tutto vi fu una non secondaria questione di diritto perché in tal modo Violante praticamente trasformò surrettiziamente la Commissione d’inchiesta in una vera e propria aula di Giustizia. Una sorta di Tribunale ma assolutamente “ . Insomma, si tornava ai” Tribunali speciali”, robetta alquanto medioevale o, in tempi più recenti, robetta fascista o nazista o sovietica. Scegliete voi. Cossiga intuì la deriva pericolosa che Violante aveva impresso alla Commissione e cominciò a suo modo ad allertare la politica contro quella deriva giudiziaria con le sue picconate contro Violante, che lui definì “ il piccolo Vishinsky”. Non va dimenticato che Violante era stato la guida della politica giudiziaria del Pci, né che era stato molto ostile al Giudice Falcone sia quando Falcone istituì la figura del “Procuratore nazionale antimafia” ( ruolo al quale Falcone aspirava, ritenendo di essere il Magistrato con la giusta esperienza per gestirlo nel modo giusto) , ostacolando però così le mire personali di Violante, sia quando accettò di spostarsi al Ministero di Giustizia, scelta per la quale Violante lo criticò aspramente. A Via Arenula c’era Martelli ed il Psi di Craxi stava letteralmente massacrando il Pci di Violante. Ma vi è molto di più, perché, oltre a trasformare la Commissione in un’aula giudiziaria di un Tribunale speciale, Violante pretese anche di “auto assegnarsi “ una sorta di “ diritto di esclusiva” degli interrogatori dei pentiti. Così si arriva a Tommaso Buscetta, un interrogatorio, quello di Violante, semplicemente fra il ridicolo ed il folle: mancava poco che suggerisse a Buscetta anche le generalità che voleva sentirsi dire, quelle del Belzebù cui addossare tutte le colpe, Giulio Andreotti e dunque la Dc. E’ l’apertura ufficiale dell’uso politico della Magistratura , la degenerazione della Magistratura nella sua parte militante che già dal 1965 aveva creato la corrente di Magistratura democratica, che era la frangia più estremista dei Magistrati. Era l’inizio dello scempio del dettato costituzionale per il quale il “reato” è personale, mentre da allora i Magistrati iniziano a processare “il sistema”; che aveva abolito la “ tortura” come strumento di indagine, che veniva invece ripristinata con l’uso surrettizio delle carcerazione preventiva in spregio dei limiti imposti dal Codice stesso; che voleva vedersi concretizzare le prove della colpevolezza dell’imputato durante il dibattimento pubblico e ad armi pari fra accusa e difesa e non nel chiuso delle stanze dei P.M. ; che aveva come vessillo di civiltà “ in dubbio pro reo” trascinato da questa deriva anticostituzionale nel suo esatto opposto: la ricerca di “ un colpevole” anzi che la ricerca “del colpevole” ; che sanciva come tutti fossimo innocenti fino a sentenza definitiva e che invece è stato ribaltato dall’asse mediatico giudiziario che ha in pratica , usando come una clava quel segreto di Pulcinella che è “il segreto istruttorio” , condannato, torturato, dissanguato, disastrato, svergognato, rovinato tanti rei poi risultati innocenti senza che nessun Magistrato pagasse per questi scempi; che imponeva come tutti i cittadini fossero uguali davanti alla Legge ed a chi l’amministra mentre i casi Andreotti, Craxi, Forlani , Mori, Mannino, Berlusconi, ecc. testimoniano come non sia affatto vero e come la Magistratura tratti alcuni in un modo ( Berlusconi evasore di 7,5 milioni di Euro che “ non poteva non sapere”, mentre De Benedetti tessera n.1 del P.D. ed editore di Repubblica ha evaso 250 milioni di euro ma può stare tranquillo perché a suo carico c’è solo un processo fiscale e non un processo penale). Colpire la Dc accusandola di alleanze mafiose in Sicilia fu un’operazione non solo velleitaria ma anche e sopra tutto la prima spregiudicata operazione di “magistratura politicizzata “ messa in piedi dal Pci. Era anche facile, se vogliamo, perché era la storia stessa della Sicilia ad evidenziare come in quella Regione il Pci non avesse mai ottenuto grandi consensi politici, al contrario della Dc , non ostante la presenza e la pervasività della mafia. Viene da chiedersi se non fosse accaduto lo stesso , qualora la Dc avesse pensato o potuto ( tramite Magistrati democristiani, cioè inesistenti o silenti davanti allo strapotere dei colleghi di sinistra) mettere sotto inchiesta tutto il sistema delle Cooperative Rosse dell’Emilia – Romagna . Ho sempre riconosciuta la grande lungimiranza di Togliatti nell’assicurarsi , sbandierando il falso ed ingannevole vessillo della “ nuova democrazia progressiva” e della “ libertà di pensiero” , la padronanza ed il dominio dei settori vitali di quell’Italia stracciona ed analfabeta che usciva dalla seconda guerra mondiale. Potendo contare sui generosissimi finanziamenti della Russia staliniana, il Pci divenne egemone nella Magistratura, nella letteratura, nella cultura, nella Scuola , nelle Università ed ora, dopo quaranta e passa anni ecco che di quella egemonia, sebbene estorta con l’inganno, il Pci ne raccoglieva succosi frutti. Così la Commissione che pretese di criminalizzare la Dc ed Andreotti per supposte collusioni mafiose, fingeva di non vedere , girandosi dall’altra parte, i finanziamenti illegali del Pci dalla Russia, né quella rete di connivenza fra Pci e territorio che ha sempre caratterizzato la regione dove dominavano le Cooperative Rosse. Il metodo Violante ha fatto scuola, in Italia: fu seguito dai Magistrati del Pool di Mani Pulire contro il Psi, contro Craxi , contro la Dc non di sinistra e contro gli altri partiti che formavano il famoso “ pentapartito” e poi, negli ultimi venti anni, contro il centrodestra, contro la figura di Berlusconi. Non fu certo un caso, ma una prova della “ via giudiziaria dei tribunali speciali del popolo” fu il fatto che proprio Violante individuò l’anello debole di Berlusconi in Marcello Dell’Utri, cresciuto a Palermo e dunque facilmente aggredibile con quell’ignobile “ reato inesistente” che è “ il concorso esterno in associazione mafiosa” che fu voluto proprio da Violante. Cosa accadde con il maxi processo contro Andreotti voluto con questi mezzi assolutamente fuori dal dettato costituzionale da Violante e dunque dal Pci? Nulla. Proprio nulla. Andreotti ebbe una sentenza ridicola, dove era colpevole solo per reati commessi in anni ormai prescritti ( bella trovata) mentre era innocente ma per mancanza di prove per gli anni non prescritti. Il Bignami delle sentenze politiche di questa Magistratura politicizzata. Ma era stata introdotta la via all’uso politico della Magistratura. Oggi Violante, davanti alle deleterie e squalificante estremizzazioni di quel suo bel capolavoro , dissente, svicola, fa il pentito, cerca scuse, si divincola, sfugge, si dissocia . L’Italia dei furbi e dei Badoglio viene sempre fuori. Ovvio che ora ci vada Rosi Bindi, la guardiana giusta.

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