Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 16 ottobre 2013

INFORMAZIONE E DISINFORMAZIONE. UNA STORIA SOLO ITALIANA Io capisco, capisco che dire apertamente a noi, a tutti noi, che siamo stati indottrinati e non acculturati; che siamo cresciuti come dei capponi, allevati in un pollaio che si chiama “scuola di Stato” ed “università di Stato” (dove s’è mangiato, per fame, il becchime culturale che ci veniva propinato, gettato, lanciato, alle ore prefissate, da mani aguzzine ) e non aquile, in grado di volare con ali culturali e critiche proprie; io capisco quanto sia deludente, disarmante e scioccante fare i conti con la propria vita. Lo capisco, ma, perdio, guardiamoci allo specchio! Vedo in questi giorni gente, tanta, troppa gente che, invece che stupirsi ed indignarsi , gioisce, accidenti , gioisce, nel vedere il modo, ostentato e ripugnante, con il quale la Chiesa Cattolica, il Vaticano, Papa Francesco e tutto il loro invadente ambaradam ignorino vergognosamente le fondamentali virtù per le quali dovrebbero vivere e cioè la misericordia ed il perdono di Dio; come si sentano nel giusto mentre invece vilipendono scelleratamente le spoglie umane di questo Priebke, negando loro un cristiano addio quasi per bilanciare come mai avessero decisamente condannato , a quei tempi, quel mostro criminale ( fascismo e nazismo) che ha partorito omuncoli privi di un proprio intelletto, com’è stato , nella sua vita, questo sciagurato boia: non un soldato che combatte altro soldato che offrono la loro vita in cambio di una croce , ma un assassino che massacra gente inerme. E vedo anche che ogni anno, da settanta interminabili anni, obbedendo ,da bravi soldatini etero diretti , agli ordini ricevuti dai manipolatori della mente , dagli indottrinatori, troppa gente crede di darsi una lucidatina alla coscienza ed un tono politicamente corretto intonando , nella ricorrenza delle Ardeatine, peana contro Priebke e degni soci così onorando, invece che disonorare come ampiamente meriterebbe , quell’infame Tribunale italiano che travestì una squallida , miserabile ed incivile “ vendetta “ da processo, tanto la storia la scrivono i sopravvissuti …. Ma il copione va esattamente ribaltato , è il tavolo dove ci han fatto ingurgitare stereotipi utili al potere invece che la vera storia, perché è proprio contro gli attentatori di Via Rasella che un popolo dovrebbe scagliarsi , contro quei dieci o undici vigliacchi che , sordi al dovere di immolarsi per salvare la vita, come preavvisato, dei 350 civili innocenti, hanno fatto, grazie a noi, grazie alla nostra mostruosa incapacità di giudicare i veri fatti senza pregiudizi ideologici, di vigliaccheria vanto, per riceverne pure onori e gloria e pensioni e privilegi parlamentari , gente che ridicolmente e spudoratamente , viene invece venerata, con appellativi di “ eroi” mentre sono solo loro, i veri ed unici responsabili che hanno sulla coscienza quei 350 civili uccisi , altro che Priebke! Mettendoli, idiozia sovrumana, sulla stessa stregua di un Salvo D’Acquisto che offrì invece la propria di vita , giovane vita, per evitare similare rappresaglia . La manipolazione della storia e dei fatti segue percorsi carsici, si cela sotto sembianze difformi dalla realtà, si camuffa, s’agghinda, si traveste,intriga, allappa, attrae, mette in scena il suo spettacolo condito da “ a me gli occhi, please!” ma son tutti imbroglioni come il “ Mago Do Nascimiento”, quello di Vanna Marchi, l’illusionista truffaldino che cattura attenzione usando il palco giusto. Ecco, il palco giusto. L’informazione, la stampa, il cinema, i libri, la libertà di informazione, la libertà di stampa. La cultura, quella imposta dalla “ democrazia bloccata” che ha paralizzato l’Italia proprio dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Dove abbonda la “ informazione dei potenti”, i megafoni ed i manipolatori della realtà asserviti agli interessi del padrone e così la “ kultura di Stato” non poteva che produrre, nella “ scuola di Stato” che un soldatino di questo Stato. Motivo per il quale da anni è stata eliminata una materia che di chiamava “ Educazione civica”. Ricordate la frase di Cappuccetto rosso, “ Nonna, che bocca grande hai!”. Dove sta, signori, la pluralità dell’offerta formativa se dal 1948 si è solo costruito la “ scuola di stato” , la “ cultura di stato” e si è affossata ogni possibilità di una alter natività di offerte culturali? Ma non si dice nel politicamente corretto che la pluralità delle offerte fa bene alla democrazia? E dove sta, signori, la stampa che informa? Quando mai sono esistite in Italia le “ pubblic Company” che editano giornali di informazione? Da noi abbondano invece i “ ciclostili di famiglia”, le “ veline dei Magistrati”, strumenti di puro imbarbarimento culturale, mezzi di pura manipolazione dell‘informazione peraltro anche sostenuti economicamente dal potere con svariati sussidi. Rispetto a questa melma culturale, parlare del conflitto di interessi per Berlusconi meriterebbe la fucilazione sul posto. Come “ La Repubblica”, che non è un “ quotidiano indipendente”, alla stessa stregua di come non lo è “ Il Giornale”. Sono entrambi due “ giornali di casa”, il primo di casa di Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. e notoriamente ben ammanicato fin dalla nascita con i poteri forti ( Casa Agnelli, Fiat, Olivetti, forniture al Ministero delle Poste, fallimento del Banco Ambrosiano, uno ammanicato con la DC degli anni ottanta in poi , ma fatto diventare – con un accordo criminale fra magistratura e potere , accordi che certamente voi ignorate, ci mancherebbe altro, sottoscritto per salvarlo dalla galera insieme ad altri sempre nel 1993 , accordo che face diventare Agnelli, De Benedetti, Bernabè solo dei “ concusso”, cioè vittime della corruzione anziché , come tutti gli altri, protagonisti di quel cancro ). Il secondo di “ casa Berlusconi” quel teocoon , opposto ma speculare a De Benedetti, ugualmente ricco ma impegnato come leader del centrodestra frontalmente ( e non tramite qualche fratello De Rege del momento come De Benedetti) in politica. Come “ La Stampa” che non è un giornale indipendente, perché sabaudo, di “ casa Agnelli”. Come “ Il Corriere della Sera”anch’esso una velina, magari tutta agghindata, tutta ingioiellata ma pur sempre si tratta di una velina che ha sempre fatto gli interessi di quelli che comunemente si indicano come “ poteri forti” e che poi sono quegli stessi industriali, banchieri, assicuratori, etc che hanno dominato l’economia chiusa dell’Italia, che con l’Italia del protezionismo prima e con l’Italia del consociativismo dopo si son fatti ricchi e potenti. Cosa resta, signori, que rest-t-il ? Ci fan credere di essere liberi, ma siamo solo rinchiusi in un recinto, captivi di una cultura e di una informazione da sempre al servizio di chi ha i mezzi per governare ed indirizzare l’opinione pubblica. Venti anni dopo il “patto dei quattro” ( la famosa “ banda dei quattro” che la gente ovviamente ignora) che indirizzò l’opinione pubblica degli anni dal 1993 in poi ( il patto era fra “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “La Stampa” e “L’Unità” e fu stretto con il Pool di Mani Pulite al fine, appunto, di indirizzare ed influenzare l’opinione pubblica italiana orientandola nel senso più favorevole alle mire egemoniche della Magistratura faziosa, cosa che è poi ampiamente avvenuto ) e tante belle carrierone giornalistiche dopo ( solo Paolo Brosio e Piero Sansonetti, per motivi diversi, non han fatto fortuna di quei giornalisti che servirono diligentemente i compitini loro assegnati dai boss in toga di quella masnada) qualcosa si muove nell’editoria. Ma in peggio. Da un lato vedo come “ La Repubblica” sta tentando una manovra d’acchiappo nei confronti di Renzi. Non è una novità, Repubblica da tempo immemore s’avventa su possibili, su probabili “Premier”, ma sappiamo anche come il suo sia sempre stato un “ abbraccio mortale”; mi tengo stretto e ricordo solo Veltroni, poi Prodi al Quirinale, poi Marini al Quirinale, poi Bersani a Palazzo Chigi. Ora, se “Repubblica” fa il filo a Renzi che , a sua volta, vorrebbe opporsi all’invadenza del Quirinale, dopo che dal 2010 ha fatto società con Napolitano e con le sue creaturine ( Monti e Letta) , lo strangolamento di Renzi è fatto ormai prossimo. Potrà mai “ Repubblica” rinunciare alla sua rendita “ da antiberlusconismo viscerale” per posizionarsi su un Renzi che predicava “ voglio battere Berlusconi in politica, non con le armi della Magistratura”. Dunque , Renzi è avvisato, sappiamo per chi stravede “Repubblica” sia per guidare il PD. Che come “Premier”. Non è certo un socialdemocratico come Renzi. E questa non è una bella novità, assisteremo allo strangolamento di Renzi come abbiamo assistito a quello di Marini, di Prodi, di Veltroni, di Bersani ecc. Dall’altro lato vedo che l’accordo fra gli azionisti proprietari del Corriere della Sera - che veniva chiamato “ patto di sindacato” – è stato sciolto con quasi un anno di anticipo. Una volta c’era Cuccia a dirimere i vari interessi dei poteri forti e poi c’era il comitato di redazione che contrattava linea editoriale e direzione gradita. Oggi assisto ad un duello impari per la futura “cara guida” del Corriere: da una parte Diego Della Valle che ambisce al comando dentro quel “ salotto buono” dove fin’ora è stato più sopportato che accolto. Della Valle è l’esibizionista che è sempre stato: il finanziamento per il restauro del Colosseo, da un lato , che molti interpretano come l’opportunità per farsi perdonare gli impressionanti utili guadagnati con una delocalizzazione spaventosa delle sue imprese e dall’altro le “paginate” del Corriere affittate per mostrarsi un antiberlusconiano doc, altro modo per acquisire quell’importanza culturale della quale non possiede altre chiavi se non quelle che il denaro gli consente di poter “ comprare”. Tremo al pensiero di una sua “ guida” del Corriere, evento che ritengo dannoso come far guidare una Ferrari ad un neopatentato ottantenne. Dall’altra parte vedo un duo risoluto, Elkann e Marchionne, che hanno fatto diventare la Fiat un azionista maggioritario nel Corriere e sento puzza di “dominio sabaudo”. “La Stampa” ed il “Corriere della Sera” nelle mani dei torinesi, dei piemontesi, dei sabaudi, vorrebbe dire un disastro culturale. Voi che siete così attenti , così sensibili, così occhiuti verso questioni che appena appena odorino di democrazia o di diritti umani ( così si descrivono i lettori dei giornaloni di cui sopra tessevo le miserie intellettuali) , mi stupite , ancora una volta mi stupisce la vostra ignavia, quel vostro appiattirvi sulle posizioni che i vostri “ pret a penser” vi cucinano giornalmente, anche su argomenti che dovrebbero letteralmente indignarvi. E invece ve ne fottete altamente, voi, delle tortura carcerarie italiane . Voi che non avete firmato i referenda perché così vi ha spiegato di comportarvi Repubblica o il Corriere o La Stampa, a voi che cazzo ve ne strafrega se in carcere non si rieduca una persona, se invece la si rende più criminale? Applaudono Renzi perché dice di no all’indulto o all’amnistia , poi si confondo perché credono che quella precedente del Governo Prodi sia stata una amnistia, invece era un indulto e nemmeno sanno che l’ultima amnistia fu cucinata apposta per il Pci, per emendarli da tutti i reati penali commessi con i finanziamenti russi , roba del 1990, ventitré anni fa. Comunque anche il sottoscritto è contrario sia all’amnistia che all’indulto, come Renzi, ma, contrariamente all’imbonitore fiorentino, il sottoscritto ha firmato e sottoscritto i referenda di Pannella. Dunque Renzi è un bluff, se ne frega della vita in carcare, se ne sbatte della carcerazione preventiva, se ne strafotte delle condanne che riceviamo dall’Europa per la giustizia, lui si butta dove c’è da raccogliere qualche voto e negare riforme della giustizia e misure per svuotare le carceri sazia l’animo manettaro del paese. Renzi è la riedizione di Veltroni, quello “ yes , we can”, questo “ Yes, you have to”!

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