Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 24 novembre 2013

                       LIBERALIZZAZIONI O LIBAGIONI ( PER SOLITI NOTI)?

In un Paese civile, democratico, liberale, con una economia libera si vive nel mercato nazionale ed estero, le “industrie di Stato” con le sue holding di Stato ( IRI,etc)che ne possiedono le quote, uno Stato onnivoro, ingordo, pervasivo, impiccione ed avido che umilia, con imposte da record del mondo,ogni lavoratore e con il controllo del pensiero dominante ogni cittadino, semplicemente non esistono . In Italia, invece, dove dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi la democrazia , la libertà economica e la libertà di opinione e pensiero sono state “minime” perché la vera democrazia, fino alla caduta del muro di Berlino, fu minacciata, intimidita, tarpata, bloccata, nanizzata, marginalizzata, intimorita, ricattata nel suo auspicato sviluppo dalla presenza del Pci -la cui politica fu, fino al 1989, la nostra annessione all’impero sovietico oppure una non mai e meglio identificata ( si veda Berlinguer ) “via europea al comunismo”,che comunque non aveva mai rinnegato la fedeltà all’impero sovietico ancorché fosse in caduta libera – e poi, successivamente e fino ad oggi, ugualmente minacciata, intimorita, ricattata, letteralmente violentata nel suo aspetto costituzionale dall’accordo( una complicità certamente criminale ed illegale ) fra “sinistra post comunista “ e quella cospicua parte della Magistratura italiana ad essa profondamente “organica ”, vera e propria “ banda criminale” che ha segnato la “ via giudiziaria alla conquista del potere” attuata , dal 1992 ad oggi, da quello stesso Pci ancorché registratosi con altre sigle ( PdS, D.S., P.D…) e con nuovi soci , il cui fine era ed è quello di appropriarsi del dominio assoluto dell’Italia anche e soprattutto senza alcuna vittoria elettorale democratica ( un’altra presa del palazzo, ma di quello Chigi a Roma e non più di quello d’inverno del 1919 in Russia ) attraverso la criminalizzazione, la persecuzione giudiziaria e l’eliminazione anche fisica degli oppositori politici. Come dal 1934 in Unione Sovietica, con le famigerate “ purghe staliniane” , anche in Italia ,posticci tribunali “speciali” hanno criminalizzato, perseguito, eliminato tutti gli oppositori del Pci e cioè, nell’ordine, Craxi il Psi ed il pentapartito, Andreotti e tutta la Dc non di sinistra, ora Berlusconi e tutto il popolo che non vota a sinistra. Noi invece abbiamo avuto in Italia una economia , una industria , una finanza, un system banking, oltre che vaste proprietà demaniali, immobiliari ampiamente centralizzate, di proprietà dello Stato con una formula politica e sociale che si può definire “ verso il socialismo” , formula consociativa , opaca, incestuosa che ha privilegiato il clientelismo, il voto di scambio, la corruzione, l’assistenzialismo, l’esasperato sindacalismo, l’improduttività del lavoro e, di conseguenza, il nostro stratosferico debito pubblico ed il nostro inesistente PIL . Se vogliamo uscire da questo “ cul de sac”, da questa vera e propria “foiba economica e sociale ” nella quale ci siamo infilati ( chiedo scusa per l’azzardato paragone con le foibe carsiche, ovviamente), noi dobbiamo avere il coraggio di liberalizzare il più possibile tutto questo. E dunque dovremmo “privatizzare” queste costose, improduttive proprietà statali. Ecco dunque le così dette “liberalizzazioni”. Ma in un Paese così fragile, profondamente e storicamente clientelare, burocratizzato, rigido, profondamente sotto acculturato e conseguentemente corrotto come è l’Italia , che su quel consociativismo maleodorante e corruttivo ha costruito la sua ricostruzione post bellica e la sua “ending entry “ negli otto Paesi più industrializzati , ogni forma di liberalizzazione viene vissuta, causa sprovvedutezza culturale, della miopia sociale o per ingordigia , in modo sciagurato e criminale. Ripercorre la storia italiana delle liberalizzazioni fa tremare le vene dei polsi. A parte le paginate di inesistenti liberalizzazioni del Ministro Bersani ( liberalizzare l’orario dei barbieri, le tariffe dei taxi, gli orari dei negozi non è la liberazione economica che integra il concetto di privatizzazione, si tratta di un semplice e mediocre deregolamento municipale o burocratico), le “svendite” (camuffate da liberalizzazioni) degli anni novanta ben sappiamo come siano state vere e proprie “ rapine allo Stato ”, costruite ed agevolate dalla complicità di grandi burocrati politici italiani (sono vivi e vegeti ancora oggi, alcuni sono ancora deputati, altri anche Senatori a vita, alcuni oggi lavorano a Bruxelles, altri a Francoforte, al tempo erano tutti “ advisors” di banche d’affari o di gruppi finanziari esteri, forse già da quel tempo legati tutti nella famosa associazione Trilateral o compiacenti oratori al servizio del famoso Studio Ambrosetti, quello che li riunisce una volta l’anno a Cernobbio) a favore di collusi , potenti e molto riconoscenti poteri forti italiani e stranieri. Peggio ancora la privatizzazione di Telecom, quella voluta da D’Alema negli anni 2000, a favore dei “ capitani coraggiosi”, una pagina nera della economia italiana e della Giustizia italiana , che definirei assolutamente da rapina criminale ma sulla quale nessuna luce giudiziaria è stata mai accesa. Ancora più deprimente il tentativo di Berlusconi e del centrodestra con l’ Alitalia, soldi sprecati, buttati dentro una società che, se fosse stata privata, avrebbe dovuto solo portare i propri libri contabili dal Curatore fallimentare. Partendo da questa situazione e trovandoci in questa situazione, gli obiettivi che una sana privatizzazione deve perseguire nel nostro Paese sono essenzialmente di due tipi. Il primo è quello di immettere le imprese fuori dall’orbita delle clientele politiche, fuori dalle grinfie assistenzialistiche e corruttive dei partiti politici, fuori dunque dall’influenza dello Stato. Ma riconsegnare al “ mercato” ed alle sue leggi economiche un’impresa finora guidata senza il rispetto di quelle leggi di mercato, da finti imprenditori collusi col potere politico è impresa delicata e pericolosa, come gettare in mare un bambino perché impari a nuotare. Che forse Telecom s’è ripresa dopo quella “ privatizzazione per favorire i capitani coraggiosi protetti dal Pci di D’Alema “ o che forse anche Alitalia si è ripresa dopo il suo sciagurato salvataggio berlusconiano? Ma quando mai! Stanno ancora peggio di prima. In compenso, però, con quelle privatizzazioni, ohhhhh! Quante belle famiglie si sono sistemate! E qualche partito politico pure! Pensiamo , per esempio, alla famiglia Colaninno, che vanta oggi addirittura un suo virgulto in Parlamento, ovviamente fra gli eredi di quel Pci; pensiamo alla Unipol, la finanziaria – assicuratrice – banca del sistema delle Cooperative rosse emiliane , toscane, umbre, liguri, etc , che , non sazia di quanto guadagnato con la Telecom avrebbe voluto anche strafare acchiappandosi anche la BNL con la benedizione di D’Alema, di Fassino e del Pci tutto ( ricordate le telefonate “ Abbiamo una banca”? o la voce di D’Alema che sussurrava a Consorte Unipol “ Vai, facci sognare”? o la Banca del Salento di De Bustis, intimo di D’Alema e del MPS….). Quel sistema consociativo, opaco, clientelare, corruttivo, ha tirato su imprenditori fasulli, gente vissuta come Carlo De Benedetti, come Agnelli, come Impregilo, come Fiat di Romiti ecc con contratti e forniture che la Dc ed il Pci e poi anche il Psi assegnavano loro contro tangenti, occupazione, clientelismo, ecc. I pochi imprenditori che nel frattempo “ hanno imparato e studiato” sul vero mercato internazionale degli ultimi venti anni dal Trattato di Maastricht, sono pochi ( Diego Della Valle, Luxottica, ecc) , settoriali e possibilmente senza liquidità da investire per la recessione e l’imposizione fiscale insopportabile. Acquirenti esteri? Vediamoci prima molto chiaro. Il secondo ed ultimo obiettivo della privatizzazione dovrebbe consistere nel portare a casa un bel gruzzolo. E qui casca proprio del tutto l’asino. Cioè il Governo. Tutti i Governi italiani, ma quello Monti e questo Letta in modo più sfacciato. Un solo esempio, prendiamo la “ ventilata” dismissione della “Stm”, microchip, che opera come impresa pubblica di proprietà del Tesoro. Palazzo Chigi parla di un suo valore di circa 1miliardo di Euro. Si dice potrebbe essere acquistata dalla Cassa Depositi e Prestiti (CdP). Si tratta di una pura idiozia. Seguitemi. I proprietari della CdP sono due : lo Stato ( Tesoro) per l’80% ed alcune Fondazioni Bancarie ( Mps, ed altre due) per il restante 20%. Questo vuol dire che lo Stato vende un gioiello da 1 miliardo per incassare solo 200 milioni. Il resto è partita di giro. Ritengo inutile proseguire, ma mi domando: Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

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