Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 25 novembre 2013

SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SULLA GRAZIA A BERLUSCONI, LEI DELUDE E SGOMENTA. Con fare e dire fra l’ irato e l’ intimidatorio, ieri Giorgio Napolitano ha detto, riguardo a Berlusconi ed alla eventuale grazia , che nulla ha potuto fare in merito perché “ non si sono realizzate le premesse di cui al mio discorso del 13 agosto 2013”. A cosa allude, dunque, Presidente Napolitano? Riporto di seguito le sue frasi salienti sull’argomento “Berlusconi – grazia” pronunciate appunto il 13 agosto scorso. Eccole in corsivo . “Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione - da parte di tutte le forze di maggioranza - del sostegno al governo Letta…Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere. Ma nell'esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta. L'articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell'esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l'esclusiva titolarità, il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonché dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso --- sulla base dell'istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia --- per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull'esecuzione della pena principale. Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese”. Alcune delle sue riportate affermazioni sono fortemente discutibili, talune addirittura contrarie alla stessa Costituzione. Come è possibile sostenere, come fa Lei, Presidente, che “ la funzione essenziale di controllo della legalità” spetti alla magistratura, quando la Costituzione,invece, le attribuisce solo ed esclusivamente l’applicazione delle Leggi? Ed a cosa si riferisce oggi, Presidente Napolitano, quando asserisce che “ non si sono realizzate le premesse di cui al mio discorso del 13 agosto 2013”? Non vedo nel suo discorso del 13 agosto le “premesse” che, secondo Lei, non si sarebbero realizzate, Perché non ci dice anche quali siano esse, per rendercene edotti, Presidente? E come devo interpretare, Presidente, il suo ormai ottennale ma sempre assoluto silenzio , tale da sembrare più una complicità, siglata in tempi ormai remoti, nei confronti delle toghe? Non una sola sua parola, nemmeno un suo rimbrotto, non una sua pur formale iniziativa , pur essendo Lei a capo del Csm, davanti agli innumerevoli esempi di indecenti storture, di inammissibili soprusi, di infami violazioni di un sano e giusto processo, di ignobili carcerazioni preventive, di manifestazioni indecorose, con le quali ( non devo essere io a ricordargliele ) la Magistratura italiana degli ultimi trenta anni ha infamato e ridicolizzato, davanti al mondo intero il Paese che, pure, Ella, rappresenta? E non Le sto parlando del caso dell’On. Berlusconi, Presidente, perché basterebbe citare i nomi di Scaglia , di Papa, di una tale Adriana, di Mori, di Tortora per avere tonnellate di vergogna e di ignominia da versare sull’Italia . Quello che Le chiedo nulla ha a che fare con l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura , che nessuno vuole sfiorare, nemmeno con una piuma. Quello che Le abbiamo sempre chiesto - e che Lei ha sempre ignorato - è solamente di svolgere il suo mandato presidenziale usando i suoi poteri non solo negando, come Lei ha fatto sia con il Governo Monti ed in parte anche con questo Governo Letta, la sovranità politica costituzionale al popolo italiano , ma anche difendendo il buon nome del nostro Paese davanti al mondo, richiamando la Magistratura ai suoi doveri costituzionali. Deve ammettere che la sua silente acquiescenza nei confronti di questi pur indipendenti ma sempre semplici funzionari dello Stato, non solo stupisce ed indigna, ma rende molto opaca, addirittura anche sospetta la sua relazione con essa Magistratura. Perché, ad esempio, Lei s’è difeso dalla Procura di Palermo in modo così , mi consenta, autoritario ( sapeva di poter contare sulla maggioranza dei componenti della Consulta che Le devono personalmente la loro carica ! ) e poi, una volta ottenuta la distruzione delle sue intercettazioni con Mancino, oggi Lei , come soddisfatto ed ormai tranquillo , assume posizioni sprezzanti e quasi irridenti nei confronti di quel Tribunale affermando “ di non sapere nulla” di Mancino? Perché Lei, che tanto ha combattuto per azzerare il segreto di Stato quando ciò faceva comodo alla politica del suo Pci, oggi lo usa per nascondersi dietro le sue prerogative e dunque fa trionfare il segreto di Stato, anche se in modo surrettizio? La verità è, per tornare al nostro piccolo, che grazia , commutazione delle pene e le altre prerogative presidenziali – si tradisce anche in questo Presidente, forse perché ormai percepisce le sue personali responsabilità verso il Paese e verso la Costituzione – sono poteri che la Costituzione ed anche la sentenza della Consulta cui si riferisce lasciano interamente nelle mani , nella volontà e nelle decisioni del solo Presidente della Repubblica, anche in assenza di una relativa domanda o richiesta . La prassi della storia repubblicana è zeppa di esempi, non voglio tediare ricordando come questa Repubblica Italiana, alla quale Lei ha sempre dato il suo consistente contributo, abbia addirittura graziato un pluri omicida come Moranino, casualmente suo compagno di partito nel Pci di Togliatti , per non parlar di tanti altri casi. La verità è evidente ed amara: Lei ci rimanda a suoi discorsi vecchi ( del 13 agosto ) forse contando sulla scarsa memoria del popolo italiano, sulle scarse sue conoscenze in quando da sempre ben ammaestrata da una stampa priva di qualsiasi necessaria e democratica indipendenza, difetti che Lei conosce molto bene e del quale spesso, nella sua vita, s’ avvalso , senza alcuna remora , rimpianto e abiura, sfruttando la ingenuità, la credulità, la buona fede , la scarsa cultura, degli italiani, sia questo accaduto in buona , come personalmente mi auguro, Presidente, come in cattiva fede. “Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese”, Lei diceva questo, Presidente, il 13 agosto scorso. Il suo personale apporto, all’invocato “clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese” quale, scusi, sarebbe stato? Io ne vedo uno solo: quello di schierare prima possibile i “bravi” per fucilare l’ultimo suo personale avversario politico, dopo aver sepolto, con identici metodi da purga staliniana , molti cadaveri di altri nemici politici: per restare in tempi recenti ed in Italia Craxi, Forlani, Andreotti, ora Berlusconi, e domani a chi toccherà ? Intanto sta morendo quel che resta del nostro Stato di Diritto e della nostra fragile democrazia.

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