Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 24 dicembre 2013

--------------------AUGURI NATALIZI, SENZA IPOCRISIA----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Quest’anno voglio anch’io fare gli auguri agli italiani. Ma a modo mio, senza sdolcinati ed ipocriti “ auguri a te e famiglia” perché questo rito salvifico di mitizzazione religiosa,che pure rispetto pienamente sia chiaro, per me è solo uno dei molteplici ricatti ed intimidazioni che abbiamo subìto , solo noi italiani, dell’opprimente ed incombente regime clericale fin dalla nostra nascita ( e diciamo da sempre, facciamo prima), tutte mirate ad “inculcare” nel nostro animo la fede cattolica. Con noi è stata usata la “legge cattolica” in modo non dissimile da come viene impartita nelle madrasse quella “coranica” , con le sue lapidazioni, fustigazioni, punizioni corporali, ecc.,legge coranica nei confronti della quale, mentre, come ignobili farisei, predichiamo ipocritamente “ la fratellanza fra tutti i popoli” contemporaneamente assumiamo , con dose industriale di faccia tosta, posizioni “ censorie” come se noi fossimo “ a divinis” “nel giusto” o abilitati a concedere licenze o patenti . Insomma cari italiani, noi siamo nati, dobbiamo capirlo prima che sia troppo tardi, in un Paese dove, dopo l’epoca tribale, medioevale e papalina, l’ autorità e la giustizia, sono state amministrate da mafia, camorra, malavita e ciò fin dall’era preunitaria. La nostra unità non è dovuta, come ci vogliono far credere, a Garibaldi ed ai Mille, ma alla mafia siciliana, che, al servizio dei potentati locali dell’epoca, colse l’occasione di Garibaldi per assecondarlo, acquisendo così un ancora maggiore potere locale, proprio grazie alla benevolenza dei sabaudi agevolati. Giuseppe Garibaldi era circondato già da ben noti mafiosi quando a Salemi si autoproclamò “Dittatore della Sicilia” e poi raggiunse Palermo, sempre guidato da orde mafiose , per strade e sentieri note solo ai mafiosi e senza che le milizie borboniche sparassero un solo colpo. Garibaldi ottenne ( ma dubito che questo sia il verbo giusto) tre milioni di ducati dal Banco di Napoli e dal Banco di Sicilia, testimoni Alessandro Dumas padre e lo scrittore Ippolito Nievo , soldi poi distribuiti come “ soldo” ai mafiosi e camorristi ormai decisamente “ organici” al nuovo potere sabaudo, visto che quello borbonico, invece che “premiarla”, cercava di restringere la malavita ai margini sociali. L’iconografia garibaldina,Teano e altre ricostruzioni oleografiche ed ormai immagini sepolcrali, altro non sono se non il frutto della storia “ scritta dai vincitori” e guai che appaia anche la versione dei vinti” ( oggi si demonizza la ricerca della verità affibbiandole il marchio di “ revisionismo”, non a caso era l’epitaffio che sia Stalin che Mussolini usavano con i dissidenti quando li dovevano eliminare con i famigerati “ Tribunali popolari comunisti” e con i “ Tribunali Speciali Fascisti”). La nostra Liberazione dal nazifascismo, non ostante ci abbiano triturato il cervello per farcelo credere, non è dovuta alla così detta “ resistenza” se non in termini minimali , perché buona parte di quella resistenza non voleva liberarci dall’occupazione nazifascista per lasciarci liberi ma solo per annettere l’Italia all’impero sovietico staliniano. E poi, senza gli alleati, ma quando mai avremmo avuto i mezzi e gli uomini per mettere in fuga nazisti e fascisti? Ed a proposito della Liberazione, con quali “poteri” gli angloamericani si sarebbero accordati per garantirsi uno sbarco abbastanza tranquillo in Sicilia e nel Lazio? Semplice e storicamente documentato: con mafia, camorra, ndrangheta, malavita. Fu la mafia, tutt’altro che morta, come voleva far credere la propaganda fascista , nel frattempo divenuta una vera e propria multinazionale in grado di “condizionare”( lecitamente ed illecitamente) molti giochi sia in Italia che negli Usa, quella di Don Vito Genovese ( amico di Mussolini stesso e di Ciano) e del calabrese Lucky Luciano, il vero boss dei boss dell’epoca, che, come si legge negli “Atti Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla mafia in Sicilia , VI Legislatura, documento n. XXIII, numero 2” , “una volta iniziato a collaborare negli anni ’40 con le autorità americane a New York, prese contatto con tutti i capi mafia siciliani a New York per far trovare un terreno favorevole all’esercito americano che sarebbe sbarcato clandestinamente in Sicilia “. Infatti era proprio la Sicilia la mira degli americani, i quali , dopo aver sconfitto i nazisti nel Nord Africa, proprio dalla Sicilia avrebbero mosso le proprie armate verso il settentrione per chiudere il nemico nazifascista in una morsa europea fatale. Anche per la Liberazione dunque “ dobbiamo” alla malavita, alla mafia e dovremmo essere loro , in un certo senso, “riconoscenti”. Fu in questo brodaglia opaca che venne messo in scena un patto d’onore, di quelli che non si scrivono ma si rispettano : quello di lasciare ai vincitori italiani una immagine dalla quale quel potere opaco avrebbe potuto trarre un tornaconto eterno: quello d’apparire , nella storia scritta dai vincitori, come il solo autore di quella Liberazione del Paese dal fascismo. Intestandosi dunque tutto il merito della Liberazione . E quale migliore occasione se non quella di mettere in scena un’esecuzione del popolo furibondo contro Mussolini? Così, mentre tutti i gerarchi nazisti, tutti i gerarchi staliniani, quelli spagnoli, ecc hanno avuto il loro processo, più o meno giusto e democratico e le loro brave ma civili condanne, a Mussolini questo elementare diritto civile fu negato. La sua barbarica esecuzione, insieme a quella sanguinaria ed inutile di Claretta Petacci, fu il segno dell’inciviltà dell’Italia, un Paese rozzo, incolto, analfabeta, tribale, incivile e profondamente asservito al potere di turno, purché lo si lasci mangiare ( Franza o Spagna, perché se magna!) , dove si esce da un periodo storico ma non per la progressiva maturità ed acculturamento del popolo, ma per l’ impiccagione del nemico. Così il “resistenzialismo”, mostrando sulla picca dell’alabarda i corpi e le teste di Mussolini e della Petacci, come capi tribù trogloditiche , ha acquisito il riconoscimento del predominio , imposto con la violenza ed ha “comprato” una sorta di “ diritto di esclusiva” sulla liberazione, che è una pura infamia . E di questo imbroglio non solo vive e sopravvive ma s’è anche fatto ricco. Ma la perché la storia, come insegna Yalta, la scrivono i vincitori. Ma per l’Italia si tratta solo di inesistenti verità celate sotto bugie e menzogne che ci sono state inoculate fin dalla nascita per decenni nel cervello, insieme a dosi industriali di cloroformio per addormentare resistenze, dissidenze e revisionismi scomodi. La pervicace violenza con la quale questo “resistenzialismo opaco e mefitico ” s’è appropriato del più assoluto potere ( domina da sempre la Scuola, le Università, la cultura, l’informazione, il cinema, il teatro, la Magistratura, lo stesso Stato di cui occupa le cariche più importanti – ecco Napolitano, Grasso, Boldrini, Letta ed i partiti politici , poteri forti e mediatici che li sostengono - ) pur senza essere maggioranza nel Paese; difende occhiutamente e col massimo pregiudizio le casematte occupate , usando ogni e qualsiasi mezzo o giudiziario o interpretando la Costituzione come più convenga loro ); disprezza il voto del popolo sovrano al quale l’hanno strappato con la violenza del ricatto e dell’intimidazione nel 1993; non lascia alcuno spazio istituzionale all’opposizione dissidente, che pure a parole, definiscono una risorsa del Paese mentre lo massacrano; tutto questo dimostra la sua paura che la menzogna sulla quale è stato eretto il suo infingardo ed effimero trono, frani d’improvviso e si dissolva sotto il disvelamento di verità celate e nascoste. Ecco svelata la sua profonda avversione nei confronti di una vera e compiuta democrazia , ecco spiegato il suo profondo interesse a coltivare, con prezzolati scribi assoldati, e ad incentivare culturalmente l’eterna guerra civile italiana, quella che frappone “ il resistenzialismo rosso” – falso titolare di Liberazione, Unità e miti vari - e il disincanto popolare dell’opposizione liberale che mai ha voluto bere la favola scritta dal resistenzialismo rosso. Ecco perché il “ resistenzialismo rosso” usa ogni arma per incitare all’odio dell’avversario. Lo ha fatto con Gramsci il regime fascista, Stalin ed il comunismo sovietico con le “ purghe staliniane”, il “ resistenzialismo rosso” italiano con gli stessi mezzi usati dal Fascismo e dallo Stalinismo, con la Magistratura asservita alla causa con Moro e poi Craxi e poi Andreotti e poi Mori e poi Craxi ed ora Berlusconi. Sempre dunque con “mezzi giudiziari di chiara matrice e di stampo e di violenza fascista”. Occorre dunque che gli italiani, cioè i suoi sudditi, credano alla criminalizzazione che costruisce su questi personaggi: Gramsci non era forse un “istigatore” al disordine ?E Moro non era forse colpevole di corrompere il “resistenzialismo rosso” duro e puro, imborghesendolo con le sirene della chiamata al governo? Craxi non fu forse il politico che mise il “resistenzialismo rosso” ai margini della vita politica, contro il muro delle sue responsabilità e fu dunque non “il ladro”, ma il “ solo ladro” che, però, aveva diviso la refurtiva con il resistenzialismo rosso? Berlusconi non è stato dunque quello che ha sbarrato la strada da venti anni alla conquista del potere assoluto da parte del “ resistenzialismo rosso” dopo Mani Pulite ,un liberale che risorge ogni volta che sembra cadere e che dunque va definitivamente eliminato fisicamente e, come Gramsci, non deve più nemmeno parlare? Ecco la sua decadenza, una criminalizzazione costruita con venti anni di ricerche, di spiate , di registrazioni, smanacciando liberamente fra carte, carteggi, amicizie, usi, debolezze, vizi, ambiguità, peccati ed altre eticità , costruendoci sopra cinquanta procedimenti giudiziari, scagliandogli contro tutte i reati previsti dal codice penale per poi accontentarsi,in tutta fretta, dopo estenuanti venti anni di inutili tentativi tutti miseramente falliti , di una supposta ed anche risibile “evasione fiscale” (di 7,5 milioni) che fa solo ridere se paragonata con quella di 250 milioni di Euro di tale Carlo De Benedetti , grande finanziatore e sostenitore del “ resistenzialismo rosso” , reato che, ovviamente, resta impunito per il puro arbitrio dei Magistrati ? Cosa sono questi arbitrii giudiziari se non chiare violenze di puro stampo fascista? La risposta a Giuseppe Giusti che, già dalla prima metà dell’ottocento, scriveva “ quest’odio, che mai non avvicina il popolo lombardo all’alemanno, giova a chi regna dividendo, e teme popoli avversi affratellati insieme”. Voglio infine rivolgermi personalmente anche all’On Giorgio Napolitano, ma non certo per augurargli cose buone e giuste, perché non lo merita. Ma per stigmatizzare la sua sfacciata, lugubre e pusilla oltre che insopportabile ipocrisia nei confronti dei nostri Marò. Poteva starsene zitto, occasione persa. Ma dire “spero di rivedervi presto in Italia” è proprio da Caino puro. Non s’illudano, i due Marò, perché essi sono solo dei soldati da fatica, imbracciano un fucile non penne asservite o terzomondismo populista , non portano voti e consenso, non piacciono alle Spinelli, agli Scalfari, ai costruttori ed agli untori del “resistenzialismo rosso ad oltranza”, che se ne stiano buoni a cuccia in India e che non rompano i coglioni. Mica pretenderanno che il , Presidente della Repubblica faccia per loro tutto quello che ha fatto, pagato, concesso per far rientrare a casa una “cara compagna” come la Sgrena , facendo pure crepare Calipari , o come le due vispette Terese, tutte compagne rosse di partito , tutte adoranti suddite del “ resistenzialismo rosso” , tutte riportate subito a casa, a suon di vite umane e di miliardi, pagati però di tasca nostra. Che se ne stiano in India a non rompano i coglioni. Bravo Presidente Napolitano, i miei più vivi complimenti. Lei sì che è un sincero democratico.

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