Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 20 dicembre 2013

IL REGIME FASCISTA ROSSO ELIMINA GLI OPPOSITORI POLITICI COME IL REGIME FASCISTA NERO ELIMINAVA I DISSIDENTI POLITICI.--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- L'attentato che Mussolini subì a Bologna il 31 ottobre del 1926 fu preso a pretesto per arrestare il 5 novembre del 1926 Antonio Gramsci. Ma l'istruttoria giudiziaria andava per le lunghe per i gusti del Regime , perché i Magistrati, pur avvalendosi della Polizia del regime , pur avendo messo sotto torchio anche parenti ed amici del dissidente , pur scandagliando ogni attimo della vita di Gramsci e le sue opere, non riuscivano a montare su di lui accuse credibili che consentissero di andare a processo con la certezza di una condanna. Perché l’importante non era tanto “ la condanna” quanto la sua “ eliminazione fisica”, la sua “cancellazione come dissidente”, il suo essere non tanto un “ avversario politico” quanto “il nemico politico”. Si arrivò, su pressioni del regime, addirittura all’uso degli “ infiltrati” : fu avvicinato da due finti carcerati, prima da tale Dante Romani e poi da un certo Corrado Melani ,ma senza ottenere alcun risultato .Così il Regime fascista decise che era tempo di finirla, di calpestare quel poco che restava di democrazia in Italia: soppresse la libertà di stampa, introdusse il reato penale per i giornalisti, sciolse i partiti politici dissidenti e , il 1 febbraio del 1927, istituì il famoso “Tribunale Speciale Fascista “. Presidente è un generale, Alessandro Saporiti, giurati sono cinque consoli della milizia fascista, relatore l'avvocato Giacomo Buccafurri e accusatore l'avvocato Michele Isgrò, tutti in uniforme. Gramsci è accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all'odio di classe. Il pubblico ministero Isgrò concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa: «Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare»; e infatti Gramsci, il 4 giugno, venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Poi ci pensò il Pci di Palmiro Togliatti ad accelerarne la morte, ma questa è tutta un’altra storia. Nel 1992 il Pci di Giorgio Napolitano era allo sbando: crollato il regime sovietico, sparito Berlinguer , cessati i finanziamenti in rubli (cambiati in dollari nella sede dello IOR Vaticano), il Pci era ridotto ai margini della politica italiana, messo all’angolo dalla politica di Craxi e del Psi , ma divideva con Dc e Psi tutte le tangenti ( la regola era di un terzo alla Dc, un terzo al Psi ed un terzo al Pci, vedere indagini e relativi atti di Mani Pulite a Milano). A Botteghe Oscure già arrivano le prime notizie di una discesa in campo di Silvio Berlusconi. Nei mesi successivi – siamo alla fine del 1992 – due importanti Magistrati di Mani Pulite, sia il Procuratore Capo di Milano, Saverio Borrelli che un suo P.M. Gherardo Colombo , entrambi iscritti a Md che era sorta dal 1965 e imponeva sul Csm il suo dominio, apparvero in televisione per dar corso a vere e proprie intimidazioni contro chi volesse candidarsi per le prossime politiche. Non v’era motivo che due Magistrati apparissero in TV non per parlare di quel processo ma per intimidire , minacciare chi pensasse di scendere in politica se non appunto per intimidire Berlusconi . Le minacce non furono nemmeno “ oscure”, perché i due Magistrati parlarono chiaramente di come “ la macchina giudiziaria fosse in grado di scoperchiare tutti gli armadi e di rinvenirvi anche chissà quali scheletri”, una frase di stampo fascista e mafioso. I due “ infiltrati”. Non potendo però superare un certo limite di decoro democratico, almeno davanti al mondo civile ed all’Ue, ecco che , come il regime fascista istituì il Tribunale Speciale Fascista nel quale inserì solo Magistrati fedeli al regime , così Napolitano Giorgio si guardò bene dal difendere la democrazia e consegnò il Parlamento e la politica italiana alle manette dei Magistrati comunisti. L’abbattimento dell’articolo 68 del 1992 della Costituzione era servito. Era nato il “ Tribunale Comunista italiano” che, come il “ Tribunale Speciale Fascista” era composto da fedeli servitori del Pci con dichiarate ambizioni a ruoli politici di dominio sul Paese . Per uguagliare poi il passato Regime fascista, il nuovo Regime comunista nero attuò anche la soppressione della “ libertà di stampa e di informazione”. Non potendo esporsi oltre misura, si fece ricorso ad un accordo fra “Tribunale Speciale Comunista” di Milano e la grande stampa ( Corriere della Sera, Repubblica, L’Unità, La Stampa ): i rispettivi Direttori si riunivano ogni sera fra di loro ( anche telefonicamente) e con i Magistrati del Tribunale Speciale e decidevano come modificare le notizie per darle in pasto al pubblico nel modo che più fosse “organico” al nuovo regime. E così, come il Tribunale Speciale Fascista ebbe modo di scandagliare ogni angolo della vita di Gramsci per trovare finalmente lo spunto che avrebbe consentito la condanna del pensatore per “ cospirazione” – reato ovviamente d’opinione e dunque fumoso - così il Tribunale Speciale Comunista di Milano , che domina la vita politica del Paese in modo incontrollabile , come ogni regime, dal 1992 ha avuto modo di rovistare vita ed opera di Silvio Berlusconi e per diciannove anni, ha istruito settanta e più ipotesi di reato ( di ogni tipo), tenuto circa tremila pubbliche udienze, speso miliardi affinchè la Polizia o la Guardia di Finanza si dedicasse solo a scandagliare ogni atto di Berlusconi e di Mediaset , incardinato circa cinquanta processi penali con le accuse più disparate ( dalla mafia al terrorismo, guerre puniche comprese) riuscendo dopo venti anni di inutili sforzi, ad ottenere una condanna per una ridicola “ evasione fiscale” che è in Italia un peccatuccio di ogni italiano. Ma al Regime fascista rosso di Napolitano and partner basta per distruggere quel che resta della democrazia, per fucilare il dissidente Berlusconi, per eliminare l’avversario politico, l’ostacolo, l’unico e solo ostacolo alla conquista del potere assoluto da parte del nuovo fascismo rosso. Come fece Mussolini con Gramsci. Pretendere o addirittura imporre oggi ad un leader politico di non partecipare alla vita politica del proprio paese, pretendere di impedire allo stesso leader politico di muovere critiche politiche nei confronti di chi considera responsabile di aver fatto saltare le regole della democrazia imponendo sul Paese una sostanziale dittatura della Magistratura di ideologia comunista, costituisce una limitazione alla libertà ( a scelta: di movimento, di espressione, di pensiero, di stampa, ecc.) non solo di Berlusconi ma soprattutto di quel trenta per cento di italiani che la pensa come lui. E così come “ Roma Fascista” ed “Il Littorio” del regime fascista ad ogni refolo di protesta per Gramsci pubblicava articoli che ricordavano come lo stesso fosse un “ condannato”, così oggi , ripetendo il medesimo copione anche “Il Fatto” o “ Repubblica” o “ La Stampa” o “ Il Corriere della Sera” o alcuni telegiornali , davanti alle proteste dei dissidenti contro il regime dei magistrati comunisti non trovano di meglio che ripetere come pappagalli o segreterie telefoniche che Berlusconi è un condannato, un delinquente condannato. Non ho letto parole di coraggio a difesa della libertà di tutti , le scrivo: Berlusconi come Gramsci, non solo come persone fisiche, ma come capi delle opposizioni politiche. E così se Gramsci veniva impiccato al ruolo di “ cospiratore”, Berlusconi è stato impiccato al suo ruolo di “ grande corruttore”, di “ delinquente abituale”. Ruoli, si badi, artefatti entrambi dalla Magistratura di regime, dopo decenni di sforzi e di ricerche, di vani tentativi. Quel trenta per cento di opinione pubblica che vota Berlusconi vede nelle decisioni del Tribunale di Milano e del Csm la persecuzione giudiziaria nei suoi confronti così come accadde ai simpatizzanti del Pci davanti alla persecuzione giudiziaria di stampo fascista contro Gramsci. Una persecuzione che si riflette su tutto il popolo di centrodestra,criminalizzato come soldataglia pregiudicata e pezzente, sodale con il grande pregiudicato o, a scelta, con il grande corruttore. In questo modo il regime comunista nero di Giorgio Napolitano ha sotterrato ogni speranza della cosiddetta pacificazione,perpetuando così all’infinito quel conflitto ideologico che produce ed alimenta una guerra civile ormai francamente intollerabile ( divide et impera ). Mi auguro che qualcuno, che sia ancora in grado di discernere, in Italia ed all’estero, incominci a chiedersi che razza di lurido imbroglio sia la democrazia italiana nella quale i dissidenti politici vengono tutti eliminati fisicamente e tutti con l’uso , come ghigliottina, della Magistratura di regime. Gramsci, Cossiga , Leone, Craxi, Andreotti, Moro, Forlani, oggi Berlusconi e tralascio tutta una serie di servitori dello Stato ( Falcone, Borsellino, Chinnici, Mori, Pisani, Dalla Chiesa, etc) . Nessuno che si sia chiesto come mai da cento anni circa la Magistratura agisca come l’arma puntata alla tempia del dissidente, dell’oppositore. Una Magistratura che, guarda caso, non è mai rimasta chiusa ed incorrotta nella sua “ torre eburnea” delle legge ma che sempre si è inchinata al potere , al regime, qualunque esso sia. Inutile contare sul maggior responsabile di questo sfacelo, su Giorgio Napolitano e sui suoi sodali.

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