Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 18 dicembre 2013

LA GUERRA CIVILE ITALIANA CHE DEVE FINIRE Scriveva, con un vero e proprio istinto profetico nella prima metà dell’ottocento, Giusti, in “Sant’Ambrogio” “A dura vita, a dura disciplina, muti, derisi, solitari stanno, che lor non tocca e che, forse, non sanno; e quest’odio che mai non avvicina il popolo lombardo all’alemanno, giova a chi regna dividendo e teme popoli avversi affratellati insieme”. Ed ancora oggi, sono passati un secolo e mezzo, è ancora impensabile un’operazione culturale che possa finalmente appacificare il popolo italiano ancora “l’un contro l’altro armato”, quello del centrodestra e quello della sinistra. Ma chi dovrebbe occuparsene? Se si guarda alla storia , si deve constatare come questo cancro sociale ( una vera e propria incivile guerra fratricida dal chiaro sapore tribale ) abbia attecchito e poi corroso solo popoli Europei che non abbiano assaggiato direttamente sulla propria pelle il tirannico regime comunista (come, appunto, in Italia, in Francia ed in Spagna) e dove, dunque, la sua propaganda, sfruttando la ritrovata libertà d’espressione che la loro ideologia negava ferocemente ovunque dominasse , ha potuto impunemente dapprima illudere e poi ferocemente ingannare il popolo italiano più sprovveduto e credulone, abbindolandolo con la crudele e spietata chimera della fantomatica “ giusta società comunista di Stalin”. Chi ha vissuto quegli anni non può dimenticare il ributtante cinismo del Pci nello sfruttare sia la scarsissima alfabetizzazione del popolo italiano di allora , sia usando la minaccia di nuovi orrori del nazismo e del fascismo come arma di ricatto e di intimidazione popolare per strappare consenso, mentre cercava di nascondere le oscene purghe staliniane e tutti gli orrori che il regime comunista imponeva. La ineguagliabile potenza economica del Pci del dopo guerra, munificamente arricchito e sostenuto dai rubli del regime di Stalin, ricattando il Paese con la minaccia di scatenare la rivolta sociale delle piazze , ha consentito alla sinistra comunista italiana di costruire sull’intero Paese una “egemonia economico – politica “ frutto di quell’inganno e dunque illecita. Con la complicità, prezzolata , di intellettuali, di scrittori, di attori, di registi, di pittori, di scultori, di professori, di avvocati, di medici, ecc. ai quali solo quel “ricco Pci” poteva offrire, in quei tempi magri e di fame, la possibilità di lavorare e di arricchirsi. Scuola , università, informazione, teatro, cinema, letteratura, magistratura , burocrazia e lo stesso Stato sono stati letteralmente dominati dall’ideologia comunista e soffocati dalla sua tirannia economica. A nulla, praticamente, sono valsi gli scandali prima del “Politecnico” ( giornale del mio concittadino siracusano Elio Vittorini, uno scrittore “organico” al Pci che aveva creduto alla “ libertà di pensiero” millantata dal Pci e che fu umiliato , cacciato a pedate nel sedere, prima da Mario Alicata – Direttore dell’Unità - e poi da Palmiro Togliatti , reo di avere “osato” ospitare sul suo giornale letterario gente come Sartre o Gide , scrittori che Stalin e le sue “ purghe” avevano invece condannato praticamente a morte per le loro idee) e poi, nel 1956 l’invasione dell’Ungheria , gli scempi di Budapest e della Cecoslovacchia o le denuncie tardive di Krusciov per risvegliare l’onestà intellettuale, la dignità e le coscienze di coloro che avevano servito , per proprio tornaconto , il regime staliniano. Eppure dopo quel terribile 1956 era chiaro a tutti, nessuno escluso, come il Pci mentisse spudoratamente quando difendeva una fantomatica “libertà di pensiero e d’opinione” minacciata, a suo dire, dall’oppressione clericale mentre tramava per imporci un’altra e ben più drastica forma d’oppressione, quella staliniana. Questo è il brodo di “coltura” nel quale , piaccia o meno, sono cresciuti il Paese e tutti gli italiani e quello prodotto da quel tipo di “ cultura” è diventato il pensiero unico dominante che soffoca il Paese sotto una insopportabile cappa di ipocrisia ad ogni livello. A nulla è servito il crollo del regime comunista , perché per giustificare i suoi sinistri scricchiolii premonitori, il Pci di Berlinguer aveva ipotizzato la famosa “ via europea”, la famosa “terza via” ( né sovietica né antisovietica) al comunismo che poi nessuno ha mai conosciuto . Il Paese è cresciuto praticamente sotto la costante minaccia delle rivolta comunista, sotto la minaccia di un asservimento all’impero staliniano, sotto le intimidazioni continue di colpi di stato e di insurrezioni armate, fin dal famigerato febbraio del 1951. Così una cospicua parte del Paese segue quell’ideologia per convenienza,per comodità, per servilismo, per clientelismo: ha praticamente bloccato la democrazia italiana, rendendola una “rachitica e nana parvenza di democrazia” proprio a causa della presenza , minacciosa ed intimidatoria, del Pci , della sua potenza economica, della sua egemonia culturale e burocratica , sotto ricatto della sua vocazione alla lotta, il che ha praticamente “ quasi costretto” una classe dirigente democristiana, atlantica e clericale, a governare il Paese ma concedendo, in una eterna, lunghissima e criminale , questa certamente, trattativa , ampio potere al Pci, per garantirsene acquiescenza e propria sopravvivenza. E’ nato così il consociativismo che ha definitivamente imbalsamato l’Italia in un catafalco imbiancato , che ha creato una burocrazia potente ed avida e che è l’unica e vera origine della corruzione dilagante, che ha costretto ogni governo a venire a patti ed a fare concessioni al Pci nella prima repubblica e con la sinistra nella seconda Repubblica. E questo brodo di cultura spiega, meglio d’ogni altra pur possibile spiegazione, perché l’Italia sia oggi dominata , in particolare, da una Magistratura sfacciatamente di parte, la quale, con l’autoritarismo e l’arroganza tipica ereditata dal regime staliniano, con la complicità della sinistra italiana è riuscita a dominare la vita sociale e politica italiana stuprando la Costituzione . La decisione della sinistra italiana e della Magistratura di impedire la vita politica a Berlusconi “servendosi di un tribunale” è una azione antidemocratica di chiaro stampo fascista e comunista. Non solo quella sentenza della Cassazione, non solo l’insistere oltremodo tacciando Berlusconi come “ il delinquente”, come “ il pregiudicato”, come “ il delinquente condannato” hanno una chiara carica di violenza politica di matrice fascista (come quella che portò all’eliminazione di Matteotti), ma l’eliminazione fisica , politica e giudiziaria dell’avversario politico è stata la base , le fondamenta del regime di Mussolini e di quello di Stalin. Non fu forse rinchiuso in carcere Gramsci da Mussolini? Non furono forse rinchiusi in carcere e nei Gulag tutti coloro che ridicoli tribunali popolari tribali definivano come “ nemici del popolo sovietico” nel regime di Stalin ? E non è forse la fine che doveva fare, per fare un solo esempio, in Spagna anche Garcia Lorca , un poeta ed un intellettuale, oltre tutto omosessuale, con Franco ? Sinistra e Magistratura hanno dato il peggio di loro in questi venti anni. Sono sempre stati “mezzi giudiziari”, mai mezzi democratici e politici, proprio come avveniva nel regime comunista, a spazzare via in maniera brutale tutti coloro che hanno rappresentato un ostacolo alla conquista del potere da parte della sinistra comunista: Moro, Craxi, Andreotti, oggi Berlusconi. Domani? La Magistratura ha voluto dimostrare la sua superiorità sulla politica e dunque il suo “ dominio sul popolo sovrano” ed a questo tiranno siamo “obbligati”, siamo “ costretti”, siamo “ ristretti” a soggiacere. La guerra civile continua fra destra e sinistra iniziò nell’immediato dopo guerra, non interessa ora stabilire per iniziativa di quale delle due parti e non è più cessata. Anzi. Col tempo ha compiuto qualche cambiamento estetico, ma è rimasta guerra civile fratricida. Chi non ricorda , uno sguardo veloce, la guerra fra l’atlantismo ed il clericalismo del periodo degasperiano contro la chimera sventolata dal Pci del” socialismo sovietico che aveva abbattuto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”? Chi non ricorda il periodo critico della “ guerra fredda” e dei due blocchi, dei missili puntati sull’Italia che legittimavano quelli nostri puntati per difesa sull’est? E chi non ricorda la lunga stagione del terrorismo e gli anni buttati al vento nella polemica fra coloro che sostenevano le “ sedicenti brigate rosse” e coloro che avevano scoperto invece “ anche le nuove Brigate rosse”? E perché sottacere sulla lunga stagione di Mani Pulite, spacciata per un’operazione di risanamento etico quando invece fu solo uno scientifico e chirurgico genocidio politico contro gli avversari del Pci del tempo? E poi eccoci al periodo di Berlusconi, alla seconda repubblica, alla resa della sinistra alla conquista del potere da parte della Magistratura, ultima occasione per la sinistra complice di imporre la sua tirannia con gli stessi mezzi con i quali imposero le proprie tirannie Mussolini, Hitler e Stalin e Franco. Chi dovrebbe occuparsi di sanare questa ferita che lacera il Paese davanti al mondo intero come fosse un Paese del centro africa sub sahariano dove si combattono le fazioni rivali per diritto tribale o animista? Non ho dubbi che debba essere solo che è fuori dal coro, fuori dal marasma, libero, indipendente, povero ma sano. Ci vuole il movimento civile ma mai politico, culturale, senza anatemi e senza illusori cataclismi con i quali illudere le nuove generazioni. Se in Italia il Presidente della Repubblica fosse eletto dal popolo sovrano, forse spetterebbe al suo Magistero il compito supremo di attuare questa pacificazione. Ma un Giorgio Napolitano, nominato dapprima dai soli suoi mandanti, scelto nel chiuso dei corridoi dei palazzi del potere sottratto al popolo sovrano, non è intellettualmente all’altezza di un compito così gravoso. Ma non vedo chi possa in questo momento svolgere questa azione. Ci vorrebbe un partito politico, come ci vorrebbe un amico. Cosa sarebbe necessario? Prima di tutto prendere atto della decisione della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità della Legge elettorale in vigore, invitando ad eliminarla perché corrosa dai suoi vizi inguaribili di legittimità. E siccome gli effetti di questa decisione non possono che decorrere “ dalla sua pronuncia” e mai retroattivamente , riconoscendo coram populo la piena legittimità del presente Parlamento per il suo passato e l’urgenza di ridare la parola al popolo sovrano con nuove elezioni. Che dovranno essere tenute con la legge elettorale precedente ( Mattarellum) , piaccia o meno, con un eventuale “ premio di maggioranza” almeno legato ad un quorum minimo di coalizione o di partito e riconsegnando al popolo sovrano la scelta dei politici con le preferenze. E poi chiarendo che il formare un Governo è un dovere per ogni partito politico il quale non può esimersi dal governare, da solo o con chi vuole il popolo, il Paese solo perché il popolo decide in modo diverso da come ogni partito vorrebbe. Non conta il partito, conta solo il Paese. Non ci vogliono “ sedicenti prìncipi”, “ sedicenti padri della patria”, è solo il popolo che deve dire chi deve governare l’Italia , non il Parlamento. E se vota M5s ed altri partiti essi “ devono” governare insieme formando una maggioranza anche a dispetto dei facinorosi tifosi della guerra civile eterna. Il mio compito era quello di sollevare il problema, non certo la pretesa di risolverlo. Ma sono proprio curioso di vedere se questo appello avrà o meno un seguito adeguato. Sapete, c’è la Champion, la Roma gioca col Milan, strasera esce quel film, Belen ha detto, Melissa a fatto…….. ^^^^^^^^^^ LINEA GIALLA, MA DI BILE Non ho capito cosa c’entri il P.M. Nino Di Matteo con la questione di come si vive e si muore in carcere, che era poi l’oggetto della puntata di ieri sera su LA7 di “ Linea Gialla “ condotta da Salvo Sottile. Praticamente nulla. Ma buttar là, in trasmissione , spezzoni di intercettazioni e beatificare Di Matteo come vittima della mafia - perché appena la tocchi e vai sul vivo della sua carne ( cioè sei vicino a Berlusconi, è questo che intendono i vari Barbaceto, Sottile, Di Matteo, ecc gente che vive e si è arricchita con indimostrate dietrologie molto supponenti e che, non paga, adesso pretende di arricchirsi ancora di più sfruttando mediaticamente le tragedie di chi vive e di chi muore in carcere) subito reagisce a modo suo , dicono - avrebbe certo portato uno share da favola! Non credo proprio che la mafia sia come la descrivono Berbaceto e Sottile, una sorta di “ branco di bulli” fatta di “ominicchi” che sbraitano ed urlano contro il “nemico” . Ma quando mai! La sua lunga storia criminale , iniziata ancor prima dell’unificazione, dimostra proprio il contrario di quanto affermano Barbaceto, Sottile, Di Matteo, etc; ma questa è una storia diversa, buttata là da Sottile come una rete a strascico , che può catturare l’ interesse di gente che vive di teoremi, di supposizioni, di dietrologia schizofrenica, appunto, come la mente dei loro profeti. E che sta a “ Linea Gialla” come i cavoli stanno alla merenda. “Linea Gialla” era nata come trasmissione di approfondimento di indagini giudiziarie su gialli italiani, Salvo Sottile , estromesso da Mediaset da “ Quarto Grado “, aveva trovato in LA7 di Cairo un nuovo editore per il proseguimento di quel tipo di trasmissione. Tanto è vero che Sottile ha portato con sé molti filmati prodotti da “Quarto grado”, da Mediaset. Ma pare li abbia “presi” dimenticandosi di “ pagarli”, suscitando qualche rimostranza , forse anche giudiziaria, dalle parti di Cologno Monzese. La “ continuità” di contenuti fra “Quarto grado” e “Linea Gialla” è testimoniata anche dai suoi opinionisti, che infatti solo omologhi se non addirittura gli stessi “ Quarto grado”. Insomma , trasmissioni dove si parla delle indagini su Roberta Ragusa o sul delitto di Erba o che agevolano la ricerca di persone scomparse, opera meritoria di “ Chi l’ha visto?”. C’è stato a suo tempo un boom di share per queste trasmissioni, poi , pian piano, con il calo dell’interesse, sono iniziate puntate di avvicinamento verso un altro tipo di trasmissione. Così “ Quarto grado ” di Rete4, nella sua nuova versione condotta da Nuzi, è stata ormai trasformata in un surrogato di un processo piazzaiolo , sposando argomentazioni di un fastidioso e rancido moralismo da sacrestia , prodotte dal minimalismo culturale dominante, sui casi irrisolti. Così si processano bellamente in diretta televisiva, faccio un esempio, i testimoni del caso Ragusa , esponendoli alla pubblica riprovazione per i loro ricordi sbiaditi o tardivi ma senza tener conto che vi è una inchiesta della Procura in corso; così ogni puntata asserisce essere, il caso di Roberta, un omicidio, perché, pur in assenza di un cadavere, pur in assenza di riscontri oggettivi , il colpevole “ non può che essere il marito , che aveva pure l’amante”. Sta così perdendo sempre più tono l’ indubbio spessore tecnico investigativo di svariati suoi testimonial ed opinionisti ( da Gen. Garofano alla D.ssa Palombelli al Prof. Meluzzi, ecc ), messi ai margini e sviliti dall’andazzo inquisitorio , tribunalizio e moralisticamente purulento della trasmissione. E nel vuoto assoluto dell’inascolto culturale cadono sempre i pur encomiabili tentativi, per esempio, del Prof. Meluzzi di dissimulare e dunque di denunciare l’ inaccettabile deriva “ moralistico e clericale ” imbroccata dalla trasmissione. Così anche “ Linea Gialla”, platealmente impoverita dalla diffida legale di Mediaset contro Sottile per la restituzione di filmati che costituiscono il vero richiamo delle trasmissioni del genere , inaridita dalle evidente scarse capacità creative dello staff, ha pensato bene di ritagliarsi un proprio spazio creando, sotto l’alibi di “ Linea Gialla”- e dunque sulla scia mediatica di “ Quarto grado” - una trasmissione di una non meglio identificata “ denuncia “. Un ruolo che a LA7 ha, nel suo minuscolo, spazi notevoli, visto il suo target d’ascolto molto organico verso una sinistra antagonista e prona ad ogni tipo di dietrologia e di teoremi e di supposizioni. Ma il “ giornalismo di denuncia” è cosa troppo seria per giovani trentenni astiosi, bramosi di successo costi quel che costi e, soprattutto , non in grado di governare, con mano colta, onesta e ferma, una forma di giornalismo che, se non sapientemente indirizzata , inevitabilmente diventa una forma di diffamazione pura e semplice. E così Sottile, il cui disegno era attirare lo spettatore nel tranello di un giornalismo da denuncia per ingolosirlo, non ha trovato di meglio che riesumare, anche nel bel mezzo del dramma delle morti nelle carceri, il solito specchietto per le allodole che da venti anni incanta una parte del popolo italiano evidentemente ormai ebetizzato da un tale ventennale martellamento: la colpa è sempre di Berlusconi. Ecco quindi l’ineffabile e sorridente Barbaceto , sogghignante davanti al dramma delle carceri perché gongolante con la sua sacca di antiberlusconismo da sacrestia, in grande spolvero, sfoggiare l’unica farina che il suo sacco produce, cioè tacere vigliaccamente sulle inammissibili e degradanti condizioni di vita ( e di morte ) nelle carceri italiane svicolando, per guadagnarsi la convenuta pagnotta, il discorso dalle carceri e dal loro sovraffollamento , ai goffi tentativi di riforma della giustizia del solo Governo Berlusconi spacciati , ovviamente, per tiranniche autoassoluzioni. Come se le carceri scoppiassero per colpa dei due governi Berlusconi! Che idiozia, che pena, che squallore! Questa gente crede veramente che gli italiani abbiano gli orecchini al naso? Solo l’ineffabile Barbaceto ed il suo scodinzolante Sottile o il loro ebetizzato e fedele pubblico potevano sposare tesi così ridicole e così meschine. Come definire diversamente da ignobile chi, come loro , strumentalizza le disgrazie altrui usandole come una clava contro un nemico politico sul quale addossare ogni responsabilità , sopra tutto la propria, per acquisire visibilità e consenso? Nessuna parola sui referenda di Pannella, nessuna spiegazione del perché dentro le carceri si vive male e si muore peggio. Nessuno ha avuto il coraggio e l’onestà culturale di mandare a casa un conduttore incapace di dire una parola di verità sull’inguardabile ed incivile sovraffollamento carcerario, che costituisce il vero ed unico problema per il quale la UE ci condanna ogni giorno, delle sue origini, delle sue motivazioni . E quando uno dei suoi opinionisti è in tal senso onestamente intervenuto, ha pensato bene di ignorarlo completamente , di marginalizzarlo, di glissare sull’argomento, di fare coraggiosamente finta di niente. Si sa, a sinistra occorre cantare i magnificat alle toghe per assicurarsene benevolenza e occhio di riguardo!

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