Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 2 dicembre 2013

QUESTA E’ LA SINISTRA ITALIANA. Per chi avesse dimenticato chi sia effettivamente questa nostra sinistra politica che si presenta,oggi, con la faccia democristiana di Renzi. Repetita juvant. Qualche ricordo non fa male. E’ meglio fare un panorama quasi completo, Non riesco proprio a considerarlo un fatto normale, ovvio, proprio non ci riesco. Per me resta la prova che la sinistra italiana non è degna, ripeto degna, di esistere in Italia, come non le è il Partito Fascista. Quando penso che Stalin è morto nel suo letto, come tutti i suoi successori; che Hitler s’è suicidato mentre buona parte dei suoi gerarchi sono sfuggiti e poi sono stati catturati e processati, ripeto:”processati”, una procedura da paese civile mi pare; che persino in Cecoslovacchia, paese disgraziato sotto il regime dittatoriale di Stalin, persino in quella Cecoslovacchia un Dubcek - il promotore della “primavera di Praga” del ’68 - che il regime staliniano si affrettò a far cadere – non sia mai che in Cecoslovacchia il popolo godesse oltre misura di quel poco di libertà che Dubcek aveva osato concedere - ha vissuto normalmente; certo fu allontanato da qualsiasi circuito di informazione, spedito a lavorare nell’ambasciata cecoslovacca ad Istanbul e, al suo rientro a Praga, confinato a svolgere un lavoretto manuale in un ente forestale statale mentre da noi, Mussolini è stato appeso a testa in giù , ma quale processo, si sono rivisti i fasti del più oscuro medioevo, come fossimo in uno sgozzatoio comunale, alle prese con un bue da scannare sull’ara dei sacrifici umani, come fossimo in Africa lontana, in una tribù incivile dove regna la legge del taglione, mi sento disgustato. Che devo dire? Certo, lo so, l’ho vissuta anche io, a Roma, la guerra. E’ stata terribile, tutto quello che volete, ma negli altri Paesi europei le cose non sono andate come da noi. Non date retta alla confusione con la quale vi hanno annacquato il cervello su chi abbia squartato Mussolini e la sua donna, fra Walter Audisio ed altri. Abili manipolatori, mi resta la indelebile immagine di un Sandro Pertini, che poi sarà anche portato al soglio del Colle ( e certo, c’erano da graziare alcuni compagni di sgozzamenti resistenziali, meglio portarci un compagno manesco, fedele esecutore anche se assai poco, diciamo, svelto. Mica come Saragat ( che di “graziare” , gratis, i compagni di sgozzamento neanche ci pensava!). Pertini, che appena seppe che Mussolini stava rinchiuso all’Arcivescovado di Milano, non seppe far altro che mettere in moto la sua raffinata cultura: dunque prese la pistola, l’armò e salì le scale di quell’edificio a quattro a quattro urlando a destra e a manca “ dove sta?” Ecco, diciamo che la statura intellettuale è miseranda. Inutile disegnarlo come un santo, perché questo era Pertini Sandro, quello che giocava a tresette con Zoff e Cabrini sull’aereo da Barcellona con la Coppa del Mondo di Bearzot e che i madonnari comunisti hanno dipinto come “ il Presidente fra la folla”. E per chi volesse approfondire l’argomento Pertini, si vada a leggere le testimonianze degli altri confinati a Ponza e vedrete cosa pensavano costoro – sempre comunisti erano – del loro compagno Pertini. La solita retorica da madonnari che è servita al Pci a costruire l’alone di santità intorno alla “ resistenza” alla quale dobbiamo tanto, ma non certo tutto e sulla quale sarebbe il caso di fare un poco di luce storica. Poi trucidarono Aldo Moro, ma si fecero aiutare, stavolta, con armi ed uomini addestrati nella Psss, ovvero “ Politicka Skola Soudrua Synka – Scuola Politica del Compagno Synka, - dove furono addestrati, dai compagni comunisti fatti fuggire all’estero per sottrarli alla galera italiana , coloro che avrebbero dovuto fare il “ colpo di Stato” in Italia nel febbraio del 1951. Tutti stanno zitti, anche il Sen Zanda, l’uomo “ culo e camicia” con l’unico che sapesse tutto, Cossiga, che da buon sardo, amico del padre di Zanda, per la legge che i sardi si fidano solo fra di loro, prese Zanda junior fra le sue amorevole braccia democristiane e se lo tenne accanto, sia come Ministro degli Interni sia, sopra tutto, quando stavano al Quirinale. E stavano insieme anche quando arrivarono la mattina verso le nove in Via Caetani e dove , ma stranamente solo alle ore 11, dissero, fu trovato nella famosa Renault il cadavere di Aldo Moro. Ancora oggi c’è chi ha la faccia tosta di dare la responsabilità dell’omicidio di Moro alla sola Dc. Moro stava corrompendo il Pci con oscene proposte di cogoverno. Per il Pcus , per il Pcc e per i tanti “ compagni che sbagliavano” ( alludo alle Brigate Rosse) era lo scempio perché il potere andava conquistato in ben altri modi. Poi è cominciata la svolta giudiziaria. Quando nel ’65 venne creata nell’ambito della Magistratura – il Csm è per costituzione guidato dal capo dello stato che in quella circostanza era il compagno Giuseppe Saragat che aveva avuto i voti della sinistra comunista come “corrispettivo” del consenso – la corrente Md , strettamente collegata con il Pci , inizia l’opera di stretta colleganza se non proprio di combutta per la conquista del potere per via giudiziaria fra Md ed il Pci, via Violante. Cadono sotto il tiro di questa “ associazione” tutti i principali avversari politici della sinistra, quelli che avessero osato sbarrare al Pci la strada della conquista del potere. E dunque , dopo Moro, giù Craxi ( il cui Psi post demartiniano aveva relegato il Pci ai margini della sfera politica attirandosi l’odio dei compagni e fu Mani Pulite e con essa il meritato “premio” ai Magistrati compiacenti o collusi. Ecco gli scranni senatoriali al Mugello: via con Di Pietro, poi con D’Ambrosio ora con Grasso, quello che andava premiato perché ha garantito, da Magistrato che le bufale di Spatuzza, un pentito, che Berlusconi fosse il mandante di tutto, anche delle guerre puniche), giù anche Andreotti per condannare alla damnatio memoriae tutta la Dc che aveva sempre tenuto a bada il Pci e dunque per dare una imbellettata di vittima al partito dei boia ed ora giù Berlusconi. La prossima svolta della sinistra? Quella militare. Non ve ne è altra, per conquistare il potere senza averne il consenso popolare.

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