Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 28 dicembre 2013

---------------------------------------------------------------------------------------------------SINISTRA E MAGISTRATURA NELLA STORIA RECENTE D’ITALIA Posso sapere che ci sta a fare l’opposizione in Parlamento? A far da reggicoda al potere? A sostituire qualche Commesso in ferie natalizie ? La Corte Costituzionale decise, a suo tempo,che una norma ritirata o decaduta, non potesse essere reinserita ( reiterata) in altro Decreto Legge. Ma forse la Costituzione e la Consulta vanno “onorate” solo quando servono per abbattere un governo democraticamente eletto, ma che non “piace” “ alla gente che piace”, dimenticavo. Praticamente Giorgio Napolitano fa come gli pare, e la Consulta è solo un circolo di vecchi suoi amici di fazione, sempre pronti a ringraziarlo per la “ regale investitura ”elargita loro grazie alle sue “medioevali prerogative” alle quali è attaccato col bostik. Com’è accaduto , a riprova del mio assunto biricchino , con ben due recenti decisioni: quella di distruggere le conversazioni presidenziali con Mancino la prima e con la dichiarazione di parziale incostituzionalità dell’ultima Legge elettorale,la seconda, visto che con la prima decisione toglievano il loro “munifico anfitrione ” dal profondo imbarazzo di riferire alla Magistratura cosa mai avesse “suggerito” a Nicola Mancino sulla trattativa Stato – Mafia in quelle telefonate (che addirittura provocarono l’infarto mortale al dignitario del Quirinale, Dr Loris D’Ambrosio) e che con la seconda imbalsamavano il Governo Letta, cioè il Governo del Colle, per mancanza di legge elettorale. La cronaca mostra lo strano rapporto che lega il Presidente Napolitano alla “legalità costituzionale” ( dizione pomposa , spesso presente nelle lenzuolate presidenziali di fine anno, ma adatta solo a riempirsi la bocca senza profferire che fiato). Ricordo, per esempio, la sua intransigenza puntigliosa, quasi isterica, direi anche vagamente ieratica, che Giorgio Napolitano opponeva ripetutamente contro ogni “decreto legge” che il Governo Berlusconi osasse anche solo ipotizzare , arrivando, nel suo “animoso zelo imbalsamatorio”del Paese a creare, nella “giurisprudenza quirinalizia”, una sorta di “anticipazione di futuro presidenziale diniego” al ricorso alla decretazione. Il rispetto per il solo magistero non certo per l’uomo, in quella come in altre circostanze, mi indussero a sottacere quella “ presidenziale e monumentale sciocchezza”, dato che sarebbe bastato ripresentare il d.l. perché il Colle fosse obbligato a firmarlo, sbugiardando così il suo inquilino. E naturalmente non ho sentito nessun intellettuale sedicente “ sincero democratico” insorgere contro quelle assurdità del Quirinale, perché è sempre la storia che dimostra come non solo Giorgio Napolitano, ma tutta la sinistra post comunista italiana abbia avuto con la Magistratura un rapporto così altalenante e contraddittorio da poter affermare come sia la coerenza che l’onestà intellettuale nella sinistra italiana siano merce rara. Quando, negli ultimi anni quaranta del secolo scorso, il Pci occupò le fondamentali casematte gramsciane del Paese ( mi riferisco per ora e in modo specifico solo alla Magistratura), Pietro Germi , un regista cinematografico “molto organico al partito” , fissò le architravi della “nuova magistratura “( frutto di quella “nuova democrazia progressiva ”e di quella “ libertà di pensiero “ che il Pci dell’epoca millantava al popolo italiano per catturarne il consenso contrapponendolo a quel “ regime oscurantista clericale” che, come sosteneva la propaganda comunista, la Dc minacciava di instaurare sul Paese ) nel film del ’48 “ In nome della legge”. Il Pretore Schiavi che si scontra con il “preesistente mondo mafioso” siciliano e che, alla fine, convoca il popolo sulla piazza del Paese dove lo arringa ottenendo, come un maestrino dell’asilo infantile, il ridicolo silenzio di un popolo analfabeta ma ridicolmente estasiato davanti alla sua arringa, nonché la sottomissione ( o celestiale conversione?) alla sua “nuova legge” da parte della mafia, incarnata da un remissivo massaro Turi Passalacqua. Il Pci, tramite Germi, aveva così dettato le coordinate della “nuova Magistratura” invocata dal Pci:l’impossibilità di sopravvivenza della “vecchia legge”; una “santificazione aprioristica “ del suo “patto con la mafia ” ( e poi qualcuno dice che la trattativa Stato – Mafia ebbe luogo solo nel 1993 !), progenitrice di ogni successiva autoassoluzione ad ogni sua futura malefatta; portare il processo “ nella piazza del paese”, fuori dagli schemi usuali della “vecchia ritualità”arcaica, dove la Magistratura , così come il Pretore Schiavi ottiene il silenzio della folla, otterrà il consenso del popolo accogliendone gli “umori” ed i rancori . Ma v’è di più, perché nell’arringa sulla piazza il Pretore Schiavi accusa “ Paolino ( l’amico ucciso dalla mafia, n.d.a. ) l’avete ucciso voi tutti”, “perché avete tentato di impedirmi di amministrare la giustizia come volevo”. Ecco che “il reato penale “, che per Costituzione è “ personale, diventa un reato addebitabile al “ sistema”. C’è la destabilizzazione, anzi la vera e propria ed inappellabile condanna della vecchia Magistratura (raffigurata dal precedente Pretore che lascia Capodarso convinto della sua scarsa utilità) ormai “superata” dalla ridefinizione del nuovo ruolo sociale del Magistrato visto, dal Pci e da Germi, quale “ interprete del conflitto sociale”, come “ risolutore di ogni conflitto sociale” e non più e non solo come “applicatore delle Leggi approvate dal Parlamento”. Come c’è la idealizzazione del “ sospetto” elevato al rango di “reato” perché quel film - manifesto è l’elevazione del “ libero convincimento del magistrato” a principio e fonte (inesistente) di legge nonché la vera e propria consacrazione dell’inutilità dell’esistenza di “prove” sulle quali ( peraltro anche certe,precise e concordanti) “dovrebbero” basarsi tutti i verdetti di colpevolezza. E invece ecco che basta che il Magistrato abbia in odio un indagato per condannarlo anche se innocente. E’ come se un lanzichenecco, tipo Brenno , avesse fatto irruzione, con le sue truppe di barbari nel Mausoleo del Diritto e lo avesse raso al suolo : la colpevolezza dell’imputato diventa “un arbitrio” del magistrato, le prove non servono perché basta la convinzione ideologica del Giudice per mandarlo in galera. Così come nel ’49 Schiavi pur non avendo alcuna prova accusa gli astanti tutti ( cioè il sistema) dell’ omicidio di Paolino , così ,venti anni dopo quel film e cinque anni dopo l’irruzione di Md nella Magistratura , un altro regista, stavolta Dino Risi , nel film del ’70 “ In nome del popolo italiano”, illustrerà paradigmaticamente e profeticamente la figura del “ nuovo Magistrato democratico e progressista” , tale Bonifazi, l’antesignano del “ giustiziere” divino, il Magistrato che pur non avendo alcuna prova della colpevolezza dell’imputato Santenocito ne decide la condanna, considerandolo un male sociale in base alla “propria ideologia “ e gettando nel fuoco le uniche prove della sua innocenza. Da qui in poi, fino ai nostri giorni, la lista degli Schiavi, dei Bonifazi, dei Magistrati politicizzati, di magistrati che condannano imputati “ senza prove certe,precise e concordanti”, magistrati che usano più il “proprio pregiudizio che il Codice”, si è fatta lunga, come di pari passo è andato scomparendo lo “ Stato di Diritto” , perché lo “strapotere costituzionale”- consegnato alla Magistratura da un Parlamento con le mani alzate di fronte all’aggressione intimidatoria del Pool di Mani Pulite dell’autunno del 1993 – da allora nelle mani di “ questa Magistratura”, ha determinato la scomparsa definitiva della base di quello che fu il nostro Stato di Diritto: il “ garantismo costituzionale ” a sua volta asse reggente della Costituzione italiana . Davanti a tale sviluppo, molto significativa fu la posizione della sinistra italiana rispetto alla Magistratura. Vi fu un periodo iniziale – diciamo dal 48 fino verso il ’65 – durante il quale la sinistra comunista o frontista si schierò contro Magistratura ed, ovviamente, contro la polizia. La disfatta elettorale del ’48 costrinse il Pci ad assumere iniziative insurrezionali contro “ il regime democristiano” uscito vincente alle elezioni politiche: ecco dunque le continue minacce alla rivolta popolare , ecco la minaccia di un golpe ( quello del febbraio del 1951) costruito tutto in Cecoslovacchia, a Praga ed altrove, ordito dagli uomini del Pci fatti espatriare clandestinamente dal Pci in quel paese comunista per salvarli dalle patrie galere, colpo di Stato poi fatto abortire dalla decisione di Stalin stesso. Magistratura e Polizia erano ancora “ quelli vecchi” dunque da abbattere e demonizzare mentre “ il nuovo Magistrato ” si andava edificando piano piano. Nei successivi “ anni di piombo” la sinistra non assunse decise posizioni antimagistratura solo perché si rese conto troppo tardivamente delle proprie responsabilità sul “terrorismo rosso” e, davanti all’ipotesi ventilata di un suo futuro coinvolgimento al governo con il compromesso storico, alla fine cominciò ad assecondare la Magistratura al cui interno, nel frattempo, si era ormai radicalizzata ed istituzionalizzata la componente politica comunista. Dagli anni novanta in poi inizia fra comunisti e magistratura un rapporto nuovo: una volta caduto il regime sovietico il Pci si trovò “ nel deserto” , finanziariamente senza più finanziamenti russi, politicamente messo all’angolo da Craxi e senza la guida sovietica. Ogni ipotesi di vittoria democratica era dunque irrealizzabile ed inoltre non essendoci più la guerra fredda ed i suoi equilibri , sarebbe stato un azzardo seguire una via insurrezionalistica per conquistare il potere in Italia : meglio una via non violenta , anzi fintamente democratica , alla conquista del potere senza il necessario consenso popolare. Da qui un “pactum sceleris” con la Magistratura nel cui interno l’ala militante aveva ormai preso il sopravvento sulla casta intera e con i poteri forti italiani. Dagli anni novanta in poi la sinistra comunista sigla questo patto criminale con Magistratura e con i poteri forti al fine di eliminare il Psi craxiano ed il pentapartito che detenevano il consenso democratico. Fu prescelto il Tribunale di Milano perché lì, in quel Palazzo di Giustizia, aveva sede la “giusta squadra di magistrati”, tutti fedeli seguaci comunisti , tutti alla Bonifazi, per capirci”: D’Ambrosio, Borrelli, Colombo, Ghitti ed anche quell’Antonio Di Pietro da utilizzare come “ picchiatore” promettendogli una amnistia sui suoi plurimi reati contestatigli in sede giudiziaria e che stanno tutti lì, scritti, elencati, nero su bianco, nella sentenza Maddalo, di secondo grado, Tribunale di Brescia , sentenza che Di Pietro non ha mai appellato. E così prima Craxi ( con l’impunità smaccata per “il partito”), poi ieri Berlusconi, tutti coloro che hanno osato ostacolare la presa del palazzo da parte dei comunisti tutti eliminati, fisicamente, tutti sempre con strumenti giudiziari, il filo rosso e nero che unisce il secolo scorso al presente e che unisce tanti casi: Gramsci, Moro, Craxi, Berlusconi . Giorgio Napolitano al Quirinale è il perfezionamento di quel “patto criminale”: la lunga marcia iniziata nel 1990 sembra essersi finalmente conclusa nel 2011. Trasportato sul Colle dai soli voti comunisti ( Napolitano ha avuto la maggioranza semplice della quarta votazione ) ( parlo del 2006, quando Prodi ottenne una vittoria per soli 24.000 voti , ma nessun sincero democratico osò schifarsi dall’utilizzare il fascistissimo premio di maggioranza per occupare prepotentemente – ecco un esempio di dittatura di una maggioranza relativa - lo Stato), Napolitano al Colle, il compagno Bertinotti alla Presidenza della Camera , Scognamiglio a Marini al Senato, oggi Grasso e Boldrini, la presa del palazzo è stata perfezionata con le dimissioni del Governo Berlusconi. Era novembre del 2011. Il regime guidato da Napolitano , da Magistratura democratica e dai poteri forti ha concluso la sua marcia su Roma. Ecco perché Napolitano, Letta e sodali comunisti fanno quello che gli pare.

Nessun commento:

Posta un commento