Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 2 settembre 2013


SENATORI A VITA? NO GRAZIE!

Un profondo senso di umiliazione, l’amara consapevolezza di essere  “un figlio di un’Italia di serie B” , la pena e la vergogna per essere rappresentati davanti a tutto il mondo da una persona ormai senza più freni inibitori che non fa altro che prendersi gioco della maggioranza del Paese, trucidando la Costituzione a suo piacere,  non altro – figuriamoci rancore, rabbia o ira che non appartengono alla mia sensibilità culturale – provo ormai apertamente , senza falsi infingimenti, senza grida spagnolesche, davanti  ad un imbarazzante  Giorgio Napolitano.  Lo so che ci sono delle “ menti povere e vili” che furbescamente  si riparano dietro l’alibi che “ la nomina dei Senatori a vita è prevista e dunque è legittima”: animucce belle! Anche l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla giustizia è un fondamento  che “ dovrebbe esistere” per la Costituzione. Anche che la sovranità politica spetta al popolo italiano è un fondamento della Costituzione. Anche l’articolo 49, cito un solo esempio, della Costituzione esiste e non è stati mai applicato!  Provo a spiegare gli svariati motivi della mia posizione  , perché recitare il ruolo ottuso e servile del fan di qualsivoglia  parte politica o religiosa non mi interessa, io uso ragionare con la mia testa, senza prima andare a leggere la stampa organica o a sentire la televisione organica.

Il PdR “ è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale”, recita  l’articolo 87 della Carta , mentre l’articolo 59 stabilisce che “ Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”.L’articolo 87 impone che il PdR rappresenta  o “ dovrebbe rappresentare” tutto il popolo italiano o, se ciò fosse impossibile , dovrebbe bilanciare le sue scelte in modo equilibrato. L’articolo 59 conferisce al PdR questa  “facoltà ”,non un “ dovere”. Non v’era dunque alcun obbligo per Giorgio Napolitano di procedere alle cinque nomine( Monti e questi ultimi quattro)  se non il tornaconto  del suo partito , aduso ad occupare casematte dalle quali imporre la loro volontà, gramscianamente e cioè, indipendentemente dalla volontà del popolo!.E’ la storia, bellezza!!!!

Per rendersi conto di cosa si stia discutendo, basta illustrare un poco la storia di questo “istituto”. Esso era previsto dall’ articolo 33 dello Statuto Albertino ( esso  recitava: “Il Senato è composto da membri nominati a vita dal Re, in numero non limitato”). Una volta che l’Italia divenne una Repubblica , mi sarei aspettato che, col tempo, questo regale ed imbarazzante residuo dell’italietta del Regno Savoia  sarebbe stato accantonato nella rigatteria sociale, posto che ampiamente merita. Invece ancora esiste e sembra essere più vivo che mai. Ovvio che vi sia un “ cui prodest”, come pure invece ci sono abbondanti  motivi per i quali questo blog affermi che  i senatori a vita sono una vergogna per la civiltà e per le democrazia .

In primis , essi sono uno schiaffo a sessanta  milioni di cittadini italiani, ai quali la Costituzione repubblicana assegna la “ sovranità politica” ( articolo 1 , 2° comma) E’ un atto tipico del Marchese del Grillo ,non certo uno da additare quale  esempio di una democrazia liberale ( quello dell’ “io so io e voi nun siete un cazzo” detto seraficamente e col sorriso dei potenti in faccia alla plebaglia incolta, rozza e puzzolente),  è come dire al popolo : “io so scegliere meglio di voi”. Non spetta a una singola persona cambiare la classe politica , seppur marginalmente. Non è inoltre assolutamente scontato  che una persona di pur altissimi meriti artistici o scientifici sia in grado di votare con cognizione di causa ed equilibrio ( basta portare ad esempio le votazioni sull’economia, sui bilanci dello Stato,  sulle decisioni che comportano conoscenze del tutto estranee a quelle di cui i senatori a vita sono paradigmatici portatori, per rendersene conto).

La seconda ragione è che l’ apporto di conoscenze di queste indubbiamente prestigiose persone  è semplicemente ininfluente e minimale. Basta controllare dal sito del Senato per calcolare  il numero di votazioni cui sono stati presenti i senatori a vita durante la quattordicesima, quindicesima e sedicesima legislatura. Su un totale di circa 85.000 votazioni elettroniche a cui avrebbero potuto e dovuto partecipare, i senatori a vita (esclusi gli  ex-presidenti della repubblica in quanto più vicini se non addirittura provenienti dalla politica ) sono stati presenti al10%. La stragrande maggioranza di queste presenze è dovuta ai due Senatori a vita ex- politici e cioè  Andreotti e Colombo. Per esempio, nella quattordicesima legislatura, gli” altri” senatori a vita hanno partecipato a sole quattro votazioni su un totale di circa 21407 cui avrebbero potuto partecipare! Caso esemplare è quello della neo senatrice Cattaneo una valentissima ricercatrice  che, a soli 51 anni, sarebbe ancora nel pieno dell’ attività di ricerca. E’ ovvio che il benessere del paese sarebbe molto più elevato se continuasse a fare la ricercatrice, ruolo in cui ha pochi pari al mondo nel suo campo, piuttosto che diventare uno dei quasi 1000 parlamentari, ruolo in cui può essere rimpiazzata facilmente. Nominarla senatrice a vita non ha reso un servizio alla comunità se la costringerà a scegliere fra le due attività

La terza ragione è che l’ istituto dei senatori a vita è politicamente rischioso. L’ onorevole Alberti, promotore fra i padri costituenti dell’ articolo 59 della Costituzione, sosteneva davanti ad alcuni costituenti perplessi che, dato il loro numero esiguo, i senatori a vita “non potranno mai spostare il centro di gravità di una situazione politica”. In realtà, negli ultimi venti anni dei senatori a vita si è parlato quasi solo per il ruolo decisivo di alcuni di essi in due episodi cruciali della storia recente, la nascita del governo Prodi nel 2006 e la sua caduta nel 2008. Dallo studio del lungo dibattito fra i costituenti risulta evidente come l’intendimento fosse solo ed esclusivamente  quello di apportare cultura e conoscenze al Senato, ma  mai quello di modificare l’orientamento politico voluto dai cittadini. Invece è  avvenuto esattamente l’ opposto. I Senatori a vita votano pur non essendo stati incaricati dal popolo e ormai sono diventati addirittura anche decisivi.

La quarta ragione è che basta dare un’ occhiata al dibattito fra i costituenti sull’articolo 59 della Costituzione per capire l’ assurdo anacronismo dell’ istituzione. L’ onorevole Alberti a suo tempo lo propose per dare ( testuale)  “ai sommi, ai Geni tutelari della Patria una tribuna che essi non hanno”. Questo valeva forse nel 1947; ma oggi chiunque nella posizione dei senatori a vita appena nominati ha accesso a decine di media.

La quinta ragione è che, anche se i quattro senatori a vita nominati ieri sono al di sopra di ogni sospetto ( ma lo sono davvero o fra di loro c’è qualche trombone e grande paraculo che evita l’Italia come la peste e soprattutto evita il suo fisco ? Mi sono spiegato, signori di Repubblica?) , non sempre la scelta si è rivelata giudiziosa. Tra i senatori a vita del passato vi sono stati un ex presidente del consiglio che la Magistratura ha bollato , in appello,  colpevole di “associazione per delinquere” (reato prescritto), un altro ex presidente del consiglio che ammise l’uso di cocaina acquistata attraverso la scorta, un ex politico nominato per “meriti letterari e scientifici”, un noto avvocato ed  industriale il cui fondamentale ed unico  merito  è stato nascere  nella famiglia giusta  ma  la cui lista dei misfatti inizia con l’aver nascosto miliardi all’estero ( senza averci pagato imposte) sia al fisco italiano che addirittura ai suoi stessi figli.

Nella storia dell’Italia repubblicana  il Presidente Enrico De Nicola si rifiutò di nominare senatori a vita, Luigi Einaudi ne scelse ben otto, Giovanni Gronchi uno, Antonio Segni tre ,Giuseppe Saragat quattro, Giovanni Leone uno, Sandro Pertini cinque, Francesco Cossiga  cinque, Oscar Luigi Scalfaro nessuno, Carlo Azeglio Ciampi cinque. Di tutti coloro che sono stati eletti al laticlavio solo Arturo Toscanini ebbe l’onestà intellettuale  di rinunciare  pubblicamente al munifico e regale privilegio. Nel corso dei suoi due mandati Napolitano ha nominato al laticlavio nell’ordine:  Monti, Abbado,Piano, Carlo Rubbia, Elena Cattaneo. Pare che Napolitano – che interpreta la Costituzione sempre come meglio aggrada al suo partito politico e mai come converrebbe  meglio al popolo italiano – aderisca a quella corrente di pensiero che vorrebbe attribuire al PdR la facoltà di nominare  cinque senatori a vita ma per ciascun mandato. Temo dunque che “il migliore al Colle” abbia ancora altri cinque” compagni intellettuale organici”- roba da metà del secolo scorso – da farci mantenere .Quelli finora da lui  “unti”, sono tutti conclamati sostenitori della sinistra. E’ così che Napolitano sbertuccia la Costituzione, fregandosene delle sue disposizioni.

Non è certo una novità, anime belle!!!

Quando, quale tutore della Costituzione, spesso  afferma: «Le sentenze definitive vanno applicate», afferma  un principio indiscutibile  e cioè che “ la legge sia uguale per tutti”, principio costituzionale che si basa sul presupposto costituzionale  ( che Napolitano omette sempre di ricordare, mi sono sempre chiesto perché non dica la frase tutta intera in modo da essere chiaro senza lasciare zone d’ombra )  che”tutti  siano uguali di fronte alla legge ed a chi l’amministra ” indipendentemente dal censo, dalla razza, dalla religione, dall’ideologia politica ecc. Su questo credo che nessuno nutra dubbi di sorta.

E perché allora  a questo principio generale  che riguarda “ tutti i cittadini italiani” devono invece sottrarsi i magistrati che non hanno alcuna superiore investitura popolare e che , quali funzionari pubblici, hanno il dovere e l'obbligo di attenersi alla loro funzione costituzionale e cioè “ all’applicazione delle leggi” ( e non ad altro), al rispetto della obiettività prevista dalla costituzione  che proibisce loro qualsiasi carenza di equilibrio ? Queste norme sono a tutela dei diritti costituzionali di tutti i cittadini e devono rispettarle anche e soprattutto i magistrati, ai quali viene affidato il potere di privare chiunque della libertà personale e dei diritti civili. Non si possono lasciare spazi a convincimenti personali nell'emanare una sentenza giudiziaria perché questi aprirebbero le porte alla personalizzazione della giustizia, rinnovando i drammi dei regimi totalitari, dei regimi monocratici e financo della Santa Inquisizione. Perché Napolitano, sulla scena politica dal 1948, in vari momenti cruciali della storia del Paese addirittura in posti istituzionali , oggi addirittura per due volte Presidente della Repubblica ( quattordici anni sono proprio tantissimi)non ha mai mosso un dito, un mignolo, l’angolo della bocca per cancellare questa vergogna costituzionale?  Indovina indovinello…..

Giorgio Napolitano, altro ed ultimo esempio, come PdR non può certo ignorare che le evasioni fiscali sono di competenza della Guardia di Finanza e che una evasione fiscale non sempre produce anche un “reato penale” ai sensi della vecchia Legge 516/82 e sue successive modifiche. E non può neanche ignorare che usualmente è la Guardia di Finanza che, effettuato il controllo fiscale , redige il relativo “verbale di accertamento”,  nel quale contesta alla controparte le violazioni di diritto tributario e, se esistono, segnala al Magistrato anche gli eventuali reati penali che da esse violazioni derivano. Così come è altrettanto vero che l’azione penale è obbligatoria , che essa deve essere avviata quando il Magistrato ha la “ notitia criminis” e che , per Costituzione “ la responsabilità penale è sempre personale”. Ora una “ evasione fiscale” scoperta non dalla Guardia di Finanza ma da un Tribunale penale  mentre procede ad una inchiesta su quell’azienda per altri e diversi motivi , pur essendo legittima, è con tutta evidenza il segnale che quella inchiesta, nata per altri presupposti tipi di reato,sia come una  specie di “ rete a strascico”, buttata lì da quel Tribunale sperando che, mettendo le mani nelle scartoffie della società , qualche peccato prima o poi venga fuori. Perché allora quel Tribunale perché si è attivato  se non vi era alcuna  “notitia criminis” ab tunc , tanto è vero che il fatto criminoso ( l’evasione fiscale) è stato scoperto solo nel corso dell’inchiesta? . E se anche tutto questo guazzabuglio di competenze violate, di invadenza, di arroganza  dei magistrati lasciasse anche un minimo margine ad una  sua ridottissima legittimità, perché una evasione fiscale viene sanzionata penalmente mentre le altre identiche evasioni fiscali vengono sanzionate solo fiscalmente?  Perché dunque un signor X ( tessera numero 1 del PD e patron di Repubblica)  pur avendo evaso la bellezza di 250 milioni di Euro di imposte con operazioni societarie ( ha perso anche la Commissione Tributaria di Secondo Grado, resta solo la Cassazione) può cavarsela con una multa ma senza alcuna condanna penale, mentre il signor Y , azionista di riferimento di Mediaset, per l’identico reato fiscale (evasione fiscale, cioè imposte non pagate) per giunta  di soli 7,5 milioni di Euro, deve scontare quattro anni di galera?

Sarebbe un danno gravissimo ed un vulnus alla nostra. Solo gli stolti non possono non capire che un dramma del genere spalanca le porte alla supremazia di un semplice ordine dello Stato ( semplici funzionari ) sul potere legislativo. E chi , davanti a questo scempio incredibile, si trincea ignobilmente dietro a  dichiarazioni apodittiche quale “ non si baratta la legalità con la tenuta del Governo” non s’avvede che ha già barattato i principi fondanti della nostra democrazia costituzionale , consegnati vigliaccamente alla Magistratura intimidatrice , onde assicurarsi  in cambio la sua benevolente protezione, cioè l’impunità assoluta dei propri delitti di Mani Pulite? Cos’è stato quello, signori della sinistra, se non un baratto da vergogna?

A leggere le motivazioni della sentenza su Berlusconi (208 pagine in “italiano giudiziario”, tutta un’altra lingua !) personalmente  ho impiegato un pomeriggio intero. Una noia da abbattere un bisonte.

Sorprendente come moltissimi  altri –Epifani, Bindi, Civati ed eminenze similari -  l’hanno commentata a botta caldissima, all’impronta, il che significa che in precedenza sono riusciti anche a leggerla e, soprattutto, anche a capirla! Roba da fotocopiatrici !

In compenso ho partecipato a un dibattito che verteva proprio sulle  motivazioni della sentenza,  scoprendo che nessuno, dico nessuno aveva letto tutto quella mappazza. Oltretutto gli ospiti mi hanno anche spiegato che nemmeno  l’ avevano capite bene. E te credo! Trovi  scritto infatti  che Berlusconi fu «ideatore» del meccanismo illecito e che dunque «sapeva», il che lo ritengo  possibile e probabile, ma poi gira gira, leggi leggi, sfoglia sfoglia, nelle 208 pagine non ho trovato nessuna dimostrazione di questa affermazione. Nessuna prova. E mi devo pure sorbettare un imbarazzante Giorgio  Napolitano e tante animelle  candide che recitano la litania – come le prefiche -  che le sentenze si rispettano. Io dico solo che si devono applicare. Me ne voglio fare di risate!!!

 

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Roma lunedì 2 settembre 2013

Gaetano Immè