Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 23 settembre 2013

ARROGANZA E PREGIUDIZIO Arroganza e pregiudizio nascono dallo stesso albero, l’ideologia, piantato sul terreno della sub cultura istillata, come una droga, dalla Scuola di Stato che domina(soffocando , come un despota tirannico, ogni tentativo di diversa offerta culturale) con la sua cultura di Stato dal secondo dopo guerra del secolo scorso sulle generazioni di italiani, prigionieri, fondamentalmente inconsapevoli , di una oppressiva ma ben organizzata cappa informativo – culturale , che cerca di imbrigliare le libere intelligenze del Paese nel recinto sub culturale “governato” ( giustappunto come bestie prigioniere ) dai maestri infettatori di una cieca sudditanza a questa nuova forma di imperialismo sotto culturale dominato dalla sinistra. Da simili alberi sta nascendo il nuovo nazismo del ventunesimo secolo: le sue truppe cammellate stanno marciando su Roma alla conquista del potere , alla presa del palazzo. E’ da tempo che sostengo questa tesi, s’avvicinano tempi cupi per la civiltà democratica del Paese , perché vedo e percepisco troppe affinità, troppe somiglianze tra certi enclavi cultural ideologici e politici con i peggiori regimi totalitari del secolo scorso . Illuminante in tal senso quanto ha scritto Barbara Spinelli su Repubblica, dove se scavi oltre la superficiale mano di vernice del “pensiero illiberale dominante”, trovi incredibili , terrificanti e spaventose identità con quello che scrivevano i fascisti negli iniziali anni venti: un profondo disprezzo per la democrazia, considerata una sorta di dittatura della minoranza o una vera e propria “ mania di contare i nasi”; una vanesia pretesa di possedere l’unica verità; una santificazione e beatificazione del proprio pensiero; e, last but not the least,l’ arrogante pretesa di comandare il Paese pur non avendone mai avuto il suo maggioritario consenso; il vomitevole uso della pura irrisione anche fisica di ogni libertà di pensiero ; una ormai trentennale campagna di pura criminalizzazione , questa certamente e squisitamente razzista , di tutti coloro che non la pensano come lei. Leggere questo bilioso rigurgito di quella cultura ,tipica del secolo scorso , di quella stessa ideologia che “ infiniti lutti addusse agli Achei “ per poi naufragare sotto il peso di stermini , olocausti e campi di rieducazione e sterminio, ha provocato in me imbarazzo, pena, disgusto, commiserazione: un miscuglio di queste sensazioni penose per la figlia di Altiero Spinelli. In un primo, confesso,il suo articolo aveva provocato in me il puro godimento, una sorta di nirvana del piacere. Assistere a questa esibizione muscolare della più pura e ridicola prosopopea berlingueriana,vedere questa arrogante, sprezzante , classista e razzista “elitaria” sporgere il proprio “ rifatto nasin”, lei sì, al di fuori della sua “torre eburnea” ( foss’anche Parigi, luogo dove sono rinchiusi, come in un ghetto , gli irriducibili seguaci della “ dittatura degli ottimati” ) rodersi il fegato inanellando una caterva di errori ( da maestrina presuntuosa ma saccentuosa), una sequela di pure menzogne , un rosario di clamorose bugie , valeva ben oltre un bel film comico. Poi ,però, rileggendo la sua sequela di cialtronate, il mio godimento è scemato, fino a scomparire, per far posto all’umana pietas, diventando così profonda pena, enorme imbarazzo, pura commiserazione. Avrà pure l’abitazione a Parigi, sarà pure un donna ricca, ma è certo ormai sulla via del disarmo, come un relitto, come la Costa Concordia. Non sono solo le navi della Costa Crociere o della Carrebean a fare il “grazioso omaggio” dell’inchino davanti al potente del momento. E questo è il primo elemento che accomuna la coppia Spinelli e Repubblica al fascismo ed allo stalinismo: c’è un dominus da idolatrare, colui che “ vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandar”, colui che ci deve indicare la strada anche se il popolo non lo ha mai votato e prescelto. Ecco che la Spinelli si prostra servile al dominus al quale vuole sottometterci ( e via con le ripetute fellatio a base di “ baluardo” di “ torre eburnea” e simili servilismi idioti ) a quella Magistratura che di Lei e del Pci tutto ha tenuto nascosti ed impuniti fatti, misfatti e scheletri a iosa,per limitarmi al periodo che va dagli anni 1993 ad oggi. C’è un salvacondotto penale da rinnovare da quel 1993 e la Magistratura concede il rinnovo solo a chi è stato bravo e ben bene accucciato ai suoi voleri. Altro che Caimano, qui siamo all’adorazione fideistica , a Franco, a Mussolini, a Stalin, a Mao, a Hitler. Tralascio per umana pietas le castronerie sull’Aids , sperando che qualcuno spieghi alla Spinelli la differenza che c’è fra Aids ( contagio) che viene introdotto dal suo virus Hiv e non viceversa! Ma la “poareta “, presa da raptus di puro odio razziale ( cosa diversa è discutere su temi concreti facenti parte di un progetto politico)e priva di altri argomenti intellettuali che non siano le pure e staliniane criminalizzazioni dell’avversario, s’aggrappa anche all’Aids per paragonare a quel virus gli “ uomini melma” ( bontà e raffinatezza intellettuale sua ) che votano per il centrodestra. Puro fascismo, puro stalinismo. Complimenti per il suo bel progettino politico: gulag! E poi cos’è mai la democrazia se non un sistema criminale che premia una maggioranza anche se composta da truffatori, pedofili, ladri, corruttori,sfruttatori della prostituzione, evasori fiscali,delinquenti, venditori di pentole, come ci etichetta la Signora Spinelli copiando l’alto pensiero di Eugenio Scalfari che affermò che di chi vota per Berlusconi “ non se ne deve tener conto”. Una raffinata politologia della democrazia spinelliana e di Repubblica. Come il fascismo ed il comunismo, la Spinelli usa poi invereconde menzogne pur di criminalizzare quelli che non votano la sinistra. Ridicola e penosa quella sua affermazione che “ negli ultimi trenta anni la politica non è stata in grado di far pulizia”. Da perfetta fascista, da stalinista doc, la Spinelli pensa che tutti gli italiani abbiano gli orecchini al naso perché indottrinati e drogati dalla cultura di Stato. Ultimi trenta anni, cioè dal 1983? Ma davvero la politica è solo dal 1983 che non riesce a far pulizia? Poveraccia, ha dimenticato tutti gli anni precedenti,quando il suo Pci intascava tonnellate di rubli sovietici, cambiati in dollari allo IOR , per finanziare il Pci ( loro dicevano che erano le salamelle delle feste dell’Unità a finanziare il Pci!) , quando s’accodava servile alla Dc barattando ed elemosinando una amnistia ad partitum che assicurasse la sua totale impunità penale, svendendo il controllo della piazza come arma di ricatto. Con la Spinelli mi fermo qui, per carità di patria, anche se la “ poareta” s’azzarda a parlare dei cadaveri ( che notoriamente non possono mandarla a fanculo )di Borsellino e Falcone, due cadaveri putrefatti che si arivortano come matti nella tomba a sentire le sue idiozie . Girano sul web frasi grilline da sbellicarsi dal ridere. Molte dicono che sono indignati perché lo Stato non gli consente di governare. Ma ce l’hanno o non ce l’hanno la maggioranza? No. Allora perché non hanno accolto la proposta di quello scienziato dello smacchiatore di giaguari o di quel pettinatore di bambole per formare a febbraio scorso il Governo? Non si sa. La verità è che pretendono di governare da soli, col in loro 25%. Come Mussolini, come Stalin, come Hitler. Stamo messi proprio male. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ QUEL CONFUSO E MELENSO VOCIARE SUL VOTO PALESE Qualche politico “ de sinistra” ed i suoi seguaci sostengono che al Senato la proposta di decadenza di Berlusconi si potrebbe votare a scrutinio palese, grazie ad un'interpretazione della Giunta per il Regolamento del 6 maggio 1993, secondo cui "le deliberazioni sulle proposte della Giunta delle elezioni e delle immunità in materia di autorizzazione a procedere in giudizio siano sottoposte alla disciplina generale relativa ai modi di votazione e, pertanto, debbano essere votate in maniera palese". Tale ricostruzione non è condivisibile, in quanto se pure è vero che si riferisce alle proposte della Giunta delle elezioni e delle immunità, essa comunque non riguarda le deliberazioni in materia di verifica dei poteri ( quali sono ineleggibilità, incompatibilità, decadenza, ecc.), ma solamente quelle "in materia di autorizzazione a procedere". Per capirci bene : le deliberazioni relative alla "vecchia" immunità (istituto poi abrogato nell'autunno del 1993, durante Tangentopoli) potevano essere votate a scrutinio palese. Senza peraltro voler tener conto, preliminarmente, che la stessa Giunta per il Regolamento, poi sancisce molto esplicitamente che "il ricorso al voto segreto si rende possibile per le autorizzazioni a procedere concernenti la sottoposizione all'arresto, alla perquisizione personale e domiciliare o ad altra privazione o limitazione della libertà personale". Mi pare dunque che tale parere non sia quindi utilizzabile al caso del Sen. Berlusconi , in quanto la Giunta per il Regolamento si espresse solamente in merito al modo di votazione in materia "immunità" senza fare invece alcun cenno al totalmente diverso ambito delle "elezioni". Rinunciare al voto segreto significa abbandonare uno dei principi fondamentali del costituzionalismo moderno e del parlamentarismo democratico: la libertà e la riservatezza del voto quando si decide della sorte giudiziaria e politica di una singola persona. E’ in gioco la difesa della autonoma valutazione di ciascun parlamentare in una scelta così' delicata, da richiedere, appunto, la riservatezza: proprio perché non sia condizionabile o intimidibile o ricattabile. L'alternativa è il ritorno al voto "controllato” che accompagnò i referenda del 1860 , al “voto servile”, la totale mortificazione di chi è chiamato dalla Costituzione a compiere quella scelta. La storia insegna. Il 21 ottobre del 1860 nei seggi allestiti per i plebisciti sull’annessione al Piemonte dell’ex Regno delle Due Sicilie dopo lo sbarco a Marsala del 27 maggio 1860 ( come narrano sia l’Ammiraglio inglese Sir George Rodney Mundy nel suo libro “ La fine delle Due Sicilie e la Marina britannica 1851 - 1861” edito da Berisio a Napoli nel 1966, che Fasanella e Grippo nel loro libro “ 1861. La Storia del Risorgimento che non c’è nei libri di storia” edito da Sperling & Kupfer , Milano, 2010) ( vedi anche “relazione conclusiva del Senatore Luigi Carraro, Commissione antimafia, VI Legislatura , documento numero XXIII, del 4 febbraio 1976 ) gli elettori dovevano depositare all’ingresso il certificato elettorale. Poi, verificata la sua idoneità ( cioè ben bene annotato)l’elettore passava fra due ali di guardie nazionali, arruolate fra camorristi, mafiosi e ex carcerati: in fondo erano poste due enormi urne, una contrassegnata dal “ SI” ed una dal “NO”, all’annessione. E dunque questi galantuomini sapevano bene chi fossero coloro che osavano votare per il NO , dove abitassero, chi fossero i figli, che lavoro facesse. Le rappresaglie si sprecarono. Ippolito Nievo, l’idealista padovano che aveva seguito lo sbarco in Sicilia per tenerne i conti e descriverlo, aveva un archivio zeppo di documenti che testimoniavano ruberie ( è noto come Giuseppe Garibaldi abbia “prelevato” ingentissime liquidità dal Banco di Sicilia e dal Banco di Napoli soldi con i quali ricompensò i “ picciotti ed i camorristi”),angherie, rappresaglie, spoliazioni, ecc. Ma il 4 marzo del 1861 la nave Ercole, sulla quale si trovava Nievo e la sue cassa di documenti, nelle vicinanze di Capri, affondò. E con essa sparirono Nievo ed i suoi documenti. Giovanni Corrao, l’uomo che reclutava i mafiosi per Garibaldi e per i mille( vedi “Memorie politiche di Liborio Romano” a cura di Giuseppe Romano, edito da G. Marghieri, Napoli )venne invece freddato il 3 agosto 1863 con colpi di lupara ( come dice quella battuta:” incidente fu!”) da assassini ignoti. Nello stesso 1863 a Palermo venne rappresentato per la prima volta il dramma popolare “ I mafiosi di la Vicaria”che narra il dramma di Corrao. Da allora la parola mafia occuperà le prime pagine di giornali e diventerà non più solo un fenomeno criminale da combattere , perché alcuni che lo hanno fatto o sono stati uccisi , trucidati, assassinati ( cito solo Falcone e Borsellino, per brevità) o sono stati dileggiati, irrisi, calunniati, diffamati . E qui l’elenco dei diffamatori si fa più dettagliato e preciso anche se doverosamente sintetico : Santoro e Leoluca Orlando Cascio ,che accusarono in diretta televisiva a Samarcanda il Magistrato Giovanni Falcone , accusandolo di “ tenere nel cassetto carte compromettenti per la mafia”, così invitando la mafia ad eliminarlo per metterlo a tacere, cosa che la mafia fece nel maggio del 1993; sempre il duo di sopra in altra trasmissione si scagliò sempre in diretta televisiva contro il Capitalo Lombardo che doveva trasferire dagli Usa il boss Badalamenti, sino ad istigarlo al suicidio; termino con un altro duo, quello di Antonio Ingroia, un ex – per fortuna del Paese - magistrato e di Ciancimino jr, i tessitori della trattativa Stato-Mafia degli anni 1992 e seguenti che hanno infangato il Generale Mori recentemente assolto dopo anni ed anni di umiliazioni pubbliche, in primo grado, “ per non aver commesso il fatto”, mentre altri, molto furbi ed intellettualmente disonesti , hanno trasformato il dramma italiano e siciliano in particolare rappresentato dalla mafia in un ricco filone per libri, interviste, comparsate, con le quali hanno addirittura ottenuto il bel risultato di mitizzare la mafia e di diventare ricchi speculando sui morti ammazzati. Ricorrere al voto palese solo perché è in gioco il destino di un leader avversario, di Berlusconi, significa orinare ulteriormente sulla peraltro già scarna dignità del Parlamento e di ciascun parlamentare . E significa soffocare l'autonomia e la libertà delle assemblee elettive, fondamento essenziale dello stato di diritto. Una vera e propria “infamia contra personam”. Sarebbe una cambiale in bianco per il centrodestra. Roma 23 settembre 2013 Gaetano Immè