Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 31 dicembre 2014

PIGNATONE E TORQUEMADA Il 41 bis è un articolo di legge ormai assai noto, ma pochi sanno che non riguarda il codice penale o quello civile o le due procedure, no. Riguarda il regolamento carcerario ed è una delle “meravigliose perle” che la Magistratura “ de sinistra” si inventò, nel lontano anno 1992, per – decantavano quei Torquemada –“ combattere la mafia”. Infatti s’è visto! Ora , a parte le varie condanne che l’Italia rimedia in Europa proprio per l’inumanità del proprio sistema carcerario , tutti dovrebbero sapere ( meno i grillini alla Di Maio, cioè tutti i grillini e molti “sedicenti democratici”) che da tempo nessuna forma di tortura fisica e morale è consentita dalla Costituzione italiana. Eppure questo fantomatico “ 41-bis”, col quale tanti forbiti ignorantoni si riempiono l’orifizio anteriore quando lo usano , prevede un trattamento inumano e degradante per quei detenuti . Tutto questo è semplicemente inammissibile. Perché non solo tradisce lo scopo “ rieducativo” della pena inflitta ma raddoppia la condanna per lo stesso reato. Chi è dunque che affibbia la tortura del 41 bis? Ovvio, i Magistrati,” les patrones d’Italie “! A chi? Ad efferati assassini, a chi fosse considerato ( da loro) un mafioso o un tangentaro o anche a chi cadesse nel trappolone del “ concorso esterno in mafia”, il famoso reato – non reato. È illegale. Nacque , comme d’habitude, come misura temporanea e d’emergenza ma,ma , come d’habitude, dura da 22 anni. Per offuscare, coprire con segnali di fumo, con il solito “ spettacolo mediatico “ , affibbiano il carcere duro a Carminati, ar cecato e proprio per questo il Dr Pignatone s’ inventato il reato di associazione mafiosa. Ripeto il concetto al Dr Pignatone: guardi che la questione della corruzione al Campidoglio esiste da sempre e si è incistata nella amministrazione proprio negli anni settanta. Basta saper leggere le varie “ delinquenze romane” senza “occhiali siculi”. Se il Dr Pignatone avesse studiato la storia della malavita romana , che non è solo la storia esemplare della famosa “ banda della Magliana”, se avesse studiato lo sviluppo urbanistico di Roma, gli intrecci fra i Sindaci ( ripeto dal 1970 in poi) e le grandi famiglie dei costruttori romani o palazzinari sempre “ sdraiate ai sindaci romani” seppure suddivisi fra quelli “ organici al Pci” e quelli “ organici alla Dc”, avrebbe capito che Buzzi e Carminati sono solo gli epigoni di una “ rete di corruttele” , amicali, clientelari, omosessuali , che soffoca il Campidoglio ed anche la Regione. Ma ha voluto fare come si usa fare in quella Palermo dalla quel proviene, dalla “ procura dei veleni”, dove è nato come persona e cresciuto come magistrato ( tra l’altro anche abbastanza chiacchierato - si dice così , no, dalle parti dei forcaioli - per certe sentenze, per altro anche inappellate - vedi Caltanissetta - che lo hanno coinvolto , con Lo Forte, con Scarpinato, con Giammanco , in alcune inchieste risolte, sia chiaro senza alcuna condanna certo, ma che, se lette bene non diradano le ombre del suo passato) e cioè usando “ la rete a strascico per pescare qualche cefalo”. Facendo trovare “ casualmente” operatori televisivi , giornalisti, carabinieri armati – mancava l’FBI - , allo scattar di manette. E poi concedendo , nella più assoluta e imbarazzante impunità , interviste che hanno violato allegramente il segreto istruttorio. Questo tipo di Magistrati lo ho già conosciuti, avevano altri nomi, si chiamavano Casson, Violante, Grasso, Di Pietro, D’Ambrosio, Emiliano , ecc. ma chi esercita la magistratura piegando il diritto, con l’arroganza del satrapo, per conquistarsi una poltrona politica, merita tutto il nostro disprezzo. Noi dai magistrati pretendiamo ben altro, questi sono solo “ mestieranti”, ricchi azzeccagarbugli non altro. Solo Pignatone non ha capito che il gruppetto che organizzava le tangenti a Roma – “ se “ sarà riconosciuto colpevole – svolgeva una normalissima azione illegale, proseguiva il clientelismo affaristico che ha sempre dominato il Comune di Roma, dal 1970 in poi. Ma quel gruppetto non ha mai “ controllato con la violenza armata il territorio”, non ha mai avuto lo spessore intimidatorio armato della mafia, non ha mai ammazzato nessuno, non ha seminato terrore mettendo bombe e dedicandosi allo stragismo per imporre la sua volontà al Sindaco di Roma. Anzi, sono stati proprio i Sindaci che si sono succeduti al Campidoglio dal 1970 in poi, Alemanno compreso, che hanno contribuito a rafforzare questo sistema corruttivo, “ gli amici palazzinari”,” gli amici delle lobby gay, tutta una filiera di clientelismo che, sotto gli occhi di tutti, si è irrobustita , qualcuno ( come Alemanno) ha cercato di fare lo “ spoil system” ,cadendo dalla padella nella brace fino ad arrivare al serafico e ridicolo Marino, che si fa finanziare da Buzzi , che gli regala il primo stipendio, che gli affida appalti ma che dice , come un vero siciliano” niente vidi, niente seppi, niente sentii”. Se il 41 bis serve, come afferma la sua legge istitutrice, ad interrompere ogni possibile collegamento tra il mafioso detenuto e la mafia , che c’entra Carminati? Pignatone, Carminati non c’entra niente e le poltrone al Senato si guadagnano solo regalando impunità al P.D., non facendo il Maramaldo con un cecato.

lunedì 29 dicembre 2014

IL PROGETTO COMUNISTA DI VIOLANTE PER DESTABILIZZARE IL SISTEMA POLITICO DOMINANTE DEGLI ANNI NOVANTA PARTE SECONDA ED ULTIMA Come ultimo “indizio” scelgo l’esecuzione , avvenuta il 12 marzo del ’92 a Mondello, di Salvo Lima. La vulgata dominante sostiene che l’On Lima sia stato giustiziato dalla mafia corleonese per non averla salvata dalla condanna al maxi processo di Palermo. Questa “ipotesi”, perché di un’ipotesi si tratta sempre, vorrebbe far apparire la mafia così superficiale, leggera , irresponsabile da aver creduto che Lima ed Andreotti avrebbero continuato a proteggerla ( dalla sentenza definitiva) quando già dal 1989 le avevano praticamente girato le spalle come dimostra il precedente indizio ? Possibile che una organizzazione che ha messo a soqquadro l’Italia – per non parlare dell’America e della nostra storia – sia composta da simili cretini che reagiscono ad una delusione o tradimento, peraltro annunciata e prevedibile , freddando platealmente il traditore? E da quando in qua la mafia uccide “il traditore” ? Semmai , come l’esperienza ha dimostrato con i vari pentiti ed i vari dissociati che non seguivano le istruzioni della cupola, la mafia sterminava i suoi familiari ( chiedere a Don Masino Buscetta in merito) e non certo tutti insieme , ma ad uno ad uno , centellinando la lupara per riservarsi la possibilità di continuare nell’intimidazione e nel ricatto. E credibile che la terribile mafia corleonese si comportasse d’improvviso come un Renatino Depedis da quattro soldi , ossia come un bulletto di periferia romana o napoletana , uno che ammazza e spara per imporre la sua legge in un quartiere di periferia ? Evidentemente a marzo del ’92 era ormai diventato urgentissimo , imperativo, irrimandabile chiudere per sempre la bocca di Salvo Lima perché Lima sapeva troppe cose sul Pci e su Violante , sui vari governo locali siciliani dove le cooperative rosse del Pci si accordavano con la mafia e con quella si spartivano potere, appalti, ricchezze, voti, tutte cose che Lima non doveva dire a quel Falcone che invece insisteva a chiedergliele . E se Falcone avesse davvero interrogato Salvo Lima che fine avrebbe fatto il processo ad Andreotti ? E che fine avrebbe fatto il progetto del Pci e di Violante di usare la mafia per destabilizzare il sistema politico dominante e cioè l’egemonia democristiana e socialista utilizzando come grimaldello sia l’arma dei pentiti e dissociati – etero diretti - quanto la “ la condanna giudiziaria della asserita collusione con la mafia della sola Dc”? Allora il vero problema non è nell’affermazione, datata maggio ’96, di un evento di dicembre del ’91, che Giovanni Brusca rende noto solo quando viene arrestato. “ Prima dell’esecuzione di Falcone, ho viaggiato in aereo con Violante da Palermo a Roma , abbiamo parlato ed abbiamo trovato l’accordo su come liquidare Falcone e Andreotti”, infama Brusca. Certo era una bufala, era un tentativo di “ ricattare” Violante ed il Pci che nel 1996 era praticamente al Governo con Prodi e l’Ulivo , ma questo dimostra che nella mafia corleonese l’idea di usare il progetto comunista (di conquistare il potere usando la mafia per cancellare il dominio democristiano e socialista) per stabilizzare e rafforzare la propria posizione era presente. Questo episodio è sconosciuto alla grande informazione, volutamente “ silenziato” ed imbavagliato perché il suo essersi solo verificato metteva in evidenza come il Pci e Violante , al contrario di quanto andavano facendo e dicendo , erano “ sotto schiaffo” , ricattabile dalla mafia, proprio come loro asserivano lo fossero la Dc ed Andreotti. La macchinazione di Cosa nostra nasce da una coincidenza: un volo Palermo Roma del 21 o del 22 dicembre 1991, il giorno in cui si sono trovati sullo stesso aereo i fratelli Brusca (Giovanni non era ancora latitante) e Luciano Violante, a quei tempi vice presidente dell' Antimafia. Una bella concomitanza temporale, un colpo eccezionale, che ha poi indotto il mafioso Brusca a non buttare nella spazzatura quel preziosissimo biglietto Alitalia: la carta era troppo ghiotta per non essere messa in un cassetto fino al momento più propizio per metterla all’incasso. Ma chi viene incaricato da Caselli di espletare le indagini? Guarda caso proprio un procuratore aggiunto di Palermo, quel Guido Lo Forte, ora vice di Caselli, che la sentenza inappellata di Caltanissetta aveva asfaltato sotto le sue responsabilità per avere “ sabotato” , con Giammanco e la Procura di Palermo, tutta l’inchiesta “ Mafia e Appalti” che era voluta fortemente da Falcone e da Borsellino . Quale sia stata la verità nessuno lo sa. La premiata Ditta Caselli & Lo Forte l’hanno ben bene sabotata e poi sotterrata. Eppure non vi sono argomentazioni che rendano questa trattativa “ mafia-Violante” meno credibile del bacio di Andreotti a Riina. Non è poi tanto difficile pensare ad una “trattativa” fra la mafia corleonese ed il Pci di Violante, complici nel progetto eversivo ma sempre pronti a spararsi alle spalle per liberarsi, alla prima occasione propizia, per sempre di un complice, scomodo e pericoloso. Di certo c’è che da allora la mafia non ha ucciso più nessuno, dunque qualcosa di grosso le è stato concesso, quella trattativa potrebbe ragionevolmente essere avvenuta. Con una tale soddisfazione della mafia da consentirle di far dire all’avvocato proprio di Brusca “"Brusca e' un collaboratore credibile e non più un dichiarante come lo aveva definito Caselli. Ha dimostrato di essere un collaboratore serio e determinato". Da Palermo risponde Lo Forte: "Ci domandiamo tutti perché lo ha fatto. La Sicilia e' difficile da capire per tutti, spesso anche per i siciliani". Eppure la mafia aveva già organizzato anche i soliti pentiti eterodiretti: non solo le dichiarazioni di Brusca, ma anche quelle di un pentito Monticciolo, di due medici di San Giuseppe Jato, Lino Maniscalco, il fratello del sindaco Maria Maniscalco ( del Pci ) e Giuseppe Migliore.. Se a Palermo torna la calma vuol dire che la mafia è stata accontentata. Così a Roma le acque sono ancora agitate. Così inizia una specie di corsa tra il Viminale e il ministero di Grazia e Giustizia: Caselli, Tinebra e Vigna corrono da Napolitano e da Masone e poi da Flick: lo fanno per rinnovare la piena solidarietà al prefetto De Gennaro che per primo era uscito allo scoperto per denunciare il piano diabolico di Cosa nostra. Dunque una trattativa fra la mafia ed il Pci, un do ut des, un ricatto ed il pagamento del riscatto, del pizzo potrebbe essere avvenuta se da quel momento la mafia non ammazza più nessuno in Sicilia e in Italia né compie altre stragi o attentati. E poi non è forse una verità accertata che oggi la mafia controlla e si arricchisce anche con l’immigrazione clandestina ? A Giovanni Brusca comunque la minaccia anche se tardiva a Violante ed al Pci è servita, eccome se è servita Lui, che ha ucciso circa duecento persone , è stato agevolato con una detenzione nel carcere romano di Rebibbia fin dal suo arresto del 20 maggio del 96 anzi che in qualche carcere invivibile. Poi , alla chetichella, nel 2004, , grazie ad una decisione autonoma della Magistratura e precisamente del Tribunale di sorveglianza di Roma, gli sono stati concessi periodicamente dei permessi premio per buona condotta, consentendogli così di poter uscire dal carcere ogni 45 giorni e poter far visita alla propria famiglia, in una località protetta. C’è poi il maggiore fra gli indizi e cioè che l’uso dei “pentiti” a comando, offerti dalla mafia ed entusiasticamente ed acriticamente accolti a braccia spalancate e senza alcuna circospezione ( non certo come fece Falcone con il Pellegriti) da Violante, da Caselli, dalla Commissione Antimafia ecc ( i Buscetta , i Balduccio Di Maggio, ecc) hanno consentito alla mafia di punire la politica che aveva di fatto tradito il loro vecchio patto di alleanza. E ne hanno distrutto le carriere politiche. Le accuse contro Andreotti, l’uccisione di Salvo Lima, quella di Falcone sono soprattutto servite al Pci ed a Violante per delegittimare Andreotti ed evitare che fosse eletto al Quirinale. Dove il progetto el Pci e di Violante doveva essere messo un uomo “ di comodo”, “gradito” e “ servile” al Pci e che fosse dunque un elemento facilmente ricattabile. Che fosse proprio questo il progetto del Pci , di Volante e della mafia lo conferma il più importante dei pentiti di mafia, proprio Giovanni Brusca quando riferisce che “ quando si cominciò a lavorare per l’uccisione di Falcone” , riferisce il super pentito Brusca, Riina diceva “ speriamo che ci riesca ora questo fatto di Falcone, in modo che “ ci fazzu fari u Prisidente de Repubblica..” Insomma uccidiamo Falcone e Andreotti e bello che bruciato per la Presidenza della Repubblica. L’elezione di Oscar Luigi Scalfaro, che avvenne al sedicesimo scrutinio, è avvenuto con i voti decisivi del Pci ed è stato non un semplice indizio ma “ una decisiva prova documentale” dell’esistenza del progetto comunista di Violante di destabilizzare il sistema politico dominante e cioè l’egemonia democristiana e socialista utilizzando come grimaldello sia l’arma dei pentiti e dissociati – etero diretti - quanto la “ la condanna giudiziaria della asserita collusione con la mafia della sola Dc”. I “pentiti” forniti dalla mafia ( Balduccio Di Maggio e Buscetta su tutti, i loro interrogatori gestiti dal solo Presidente Violante , in una Commissione antimafia di intimiditi e di corrotti, la impunita complicità di Orlando Cascio e di Santoro Michele nell’uccisione di Falcone e nel disperato suicidio del Maresciallo Lombardo – che eviterà a Badalamenti di smentire pubblicamente Don Masino Buscetta – ed un candidato – Oscar Luigi Scalfaro – gradito al Pci ed a Violante perché era già ricattabile , compromesso con una vecchia questione di “ fondi neri” che il Sisde gli forniva negli anni in cui Scalfaro era Ministro degli Interni, più che indizi certi, precisi e concordanti, sono delle vere e proprie prove di quel progetto scellerato e criminale . E infatti, appena eletto, Scalfaro fu agguantato ed appeso per le palle dalla Procura di Roma alla sua inchiesta su quei fondi neri. Se la cavò solo favorendo in modo determinante per la sua influenza istituzionale, l’abolizione sia del reato di “ abuso di atti d’ufficio” – che salvò non solo Romano Prodi – allora leader del centrosinistra post comunista nelle elezioni politiche del ’96 – dall’inchiesta e dal rinvio a giudizio proprio per “ abuso in atti d’ufficio” da Presidente dell’Iri per lo scandalo della Bertolli all’Unilever spiccato dal P.M di Roma Giuseppa Geremia ma anche, proponendo la contemporanea modifica del codice di procedura penale sul divieto di utilizzare dichiarazioni resi in altri processi come prova per altri processi , modifica che mandò impuniti una inimmaginabile pletora di amministratori locali comunisti e di personale delle cooperative rosse tutti resi improcessabili per tutti i reati che pure avevano commesso con la rete locale delle cooperative rosse nel finanziare il Pci e nel realizzare un gigantesco reato di voto di scambio fra le clientele locali e il sistema di lavoro e di mantenimento delle cooperative rosse da quella modifica . E’ dunque perfettamente ipotizzabile l’esistenza nella mafia corleonese di una “ strategia politica” così sintetizzabile:” mettiamo insieme con il Pci e con Violante per ammazzare Salvo Lima, Falcone e Borsellino” così salvando il Pci per la sua collusione mafiosa in Sicilia (nota nei dettagli a Salvo Lima il quale doveva essere interrogato da Falcone sull’argomento così bruciando Andreotti vero il Quirinale dove il Pci avrebbe deciso di mettere il ricattabile e obbediente Scalfaro. Aveva ragione dunque e tutto sommato Brusca quando asseriva che vi fossero “ menti raffinatissime” a suggerire , a gente come lui e come Riina, un disegno così raffinato e contemporaneamente così crudelmente efficace nell’organizzare un attentato, quello di Capaci a Falcone, che mai la mafia aveva osato nemmeno pensare e tutto scadenzato con una tempistica oserei dire quasi perfetta per eliminare per sempre possibili e temibili confessioni ( di Lima a Falcone) e per influenzare in modo così determinante l’elezione di un Presidente della Repubblica il cui destino era già nelle mani della magistratura politicizzata della quale Violante era l’indiscusso dominus. Per cercare di depistare l’opinione pubblica da queste verità fattuali concatenate fra di loro in modo sincrono, il Pci e Violante lasciarono che Travaglio ed i magistrati di Palermo costruissero la loro “teoria” che si incentra su una trattativa , bollata come criminale, intercorsa tra lo Stato e la mafia finalizzata a soddisfare le richieste della mafia. E così dal 1993 in poi costoro hanno portato avanti la loro teoria fondata sul classico “ doppio Stato” secondo la quale la Dc si è sempre servita delloa capacità stragista della mafia per rafforzare e puntellare il suo potere. E quando poi si sono resi conto che quella loro teoria non reggeva ad obiezioni elementari perché la Dc ed il Psi era stati praticamente rasi al suolo da Mani Pulite, ecco la nascita dell’ultima loro teoria, servita anche per delegittimare e distruggere, per via giudiziaria, il nuovo avversario politico , secondo la quale teoria che ispirò la stagione stragista , chi suggerì alla mafia i delitti che sappiamo sarebbero stati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri per abbattere la Prima Repubblica e per diventare eredi del suo potere. Ma anche questa ultima teoria o trovata è stata abbattuta miserevolmente da una serie di archiviazioni che, seppure a malincuore, le Procure di Palermo e di Caltanissetta hanno dovuto decidere. Ma se tutto questo appartiene alla “ teoria”, ad una “ supposizione” che, per quanto attraente, è già stata sonoramente bocciata dalla stessa Magistratura, non altrettanto può dirsi sul fatto che l’uccisione di Lima e di Falcone determinò l’elezione al Quirinale di Scalfaro. E’ un “ dato di fatto” che il Pci dette i suoi voti al sedicesimo scrutinio a favore di Scalfaro, non una mia supposizione. Questo fu un innegabile successo della fazione più oltranzista della Magistratura politicizzata che, raggiunto nel 1992 un simile inimmaginabile traguardo, inebriata da un tale successo , decise di affondare il coltello nella schiena del sistema istituzionale espropriando “ la supremazia politica” alla politica con la rapina dell’articolo 68 della Costituzione ( ottobre del ’93) . E’ grazie a quel bottino che oggi la Magistratura condiziona la vita politica, economica, scolastica, sportiva, artistica, civile, istituzionale di questo Paese. E’ grazie a quel bottino se dall’ottobre del 1993 ogni avversario politico del Pci e dei suoi eredi viene eliminato per via giudiziaria, cioè fucilato, dalla magistratura politicizzata. Prima Berlusconi, oggi anche la Lega Nord. Il progetto criminale sta riuscendo. Occorre reagire.

domenica 28 dicembre 2014

IL PROGETTO COMUNISTA DI VIOLANTE PER DESTABILIZZARE IL SISTEMA POLITICO DOMINANTE DEGLI ANNI NOVANTA PARTE PRIMA Il discorso sull’On Luciano Violante non può finire solo con il ricordo delle sue “gesta”, no, perché l’On Violante, in concorso con Occhetto, D’Alema, Natta, Napolitano ed altri è stato la vera e propria guida del Pci negli anni immediatamente precedenti e successivi al crollo del sistema comunista sovietico e dunque la sua “ azione giudiziaria” e politica deve ancora essere meglio definita e chiarita. Come mai , premessa necessaria da chiarire, un Pci, che in quegli anni avrebbe dovuto essere seppellito dalle macerie politiche del crollo del muro, invece nel 1991 fu in grado, grazie proprio all’opera di Violante, di ottenere una serie impressionante di successi? Dai Governi Andreotti “la legge Vassalli, una riforma del codice di procedura penale che ha di fatto regalato ai “suoi magistrati politicizzati” un arbitrio ed un potere di vita e di morte sulla “politica” e sul popolo impensabili in un regime veramente democratico, la nomina a Presidente della Commissione Antimafia dello stesso Luciano Violante, la Presidenza con Ugo Pecchioli del Comitato dei servizi segreti, mentre a Palermo una congiura di palazzo - fomentata da sette magistrati tutti iscritti alla corrente di Magistratura Democratica, praticamente al Pci - costringeva il Procuratore Capo Pietro Giammanco, peraltro compromesso con Salvo Lima, alla dimissioni lasciando il posto di comando della Procura dei Veleni al “Sancho Panza” in toga dell’On Luciano Violante e cioè a Gian Carlo Caselli. Tutti comunisti, tutti ai posti giusti, non ostante il crollo del sistema e dell’ideologia comunista. Come mai? E Violante si permetteva pure di imporre all’intera Commissione Antimafia ( peraltro composta da personaggi ricattati ed intimiditi dalla Magistratura politicizzata) non solo l’interrogatorio di quattro pentiti di mafia ( uno era , guarda caso, Tommaso Buscetta), ma sopra tutto che spettasse solo al Presidente – cioè a lui – porre domande agli interrogati. Come mai, chiedo? True Stalin’s style, rispondo. La Dc ed il Psi di Craxi si prostrarono alle intimidazioni ed ai ricatti di Violante, il quale rispedisce Buscetta in Brasile ( “ vado a riordinare i miei ricordi” dirà Don Tommasino alla partenza dopo l’interrogatorio di Violante), convince Paolo Cabras ( Dc di sinistra) vice presidente della sua Commissione, convince Claudio Martelli un Ministro del Psi, convince il vice presidente del Csm Giovanni Galloni ( sempre sinistra Dc) e, con una vera e propria “ovazione da ola”,et voilà Caselli, comunista “ duro e puro” , proprio alla Violante, diventa Capo della Procura di Palermo. Evento ridicolmente omaggiato , con un biglietto di congratulazioni, niente di meno che da un delinquente – ma “ un pentito ed indottrinato a dovere” - come Don Masino Buscetta. Il 17 dicembre del ’92 la Procura di Palermo ed i suoi magistrati schierati tutti con Violante e con Magistratura democratica hanno un nuovo capo: Gian Carlo Caselli, che inizierà il suo compito proprio il 15 gennaio ’93, il giorno della cattura di Riina da parte dei Ros di Mario Mori. In questo clima di generale prostrazione alle intimidazioni ed ai ricatti della debordante magistratura comunista , Violante impone alla Commissione Antimafia la delibera trappola – nessuno ha il coraggio di opporsi – che recita “ Risultano certi alla Commissione i collegamenti di Salvo Lima con uomini di Cosa Nostra. Egli era il massimo esponente in Sicilia della corrente democristiana che fa capo a Giulio Andreotti”. I fatti successivi e i due processi ad Andreotti dimostreranno che Violante millantava e diffamava ( questa , preciso, non è una difesa di Andreotti, sia ben chiaro) , ma la “ vigna dei coglioni”, cioè l’Italia, era stata per un cinquantennio ben arata e concimata per produrne, di gabbasisi, in quantità stratosferica. E dunque il 6 aprile ’93 , mentre a San Macuto Violante fa approvare all’unanimità dalla commissione antimafia ( si trattava della “commissione degli intimiditi e dei ricattati”) quel documento, il Dr Gian Carlo Caselli spicca il volo ( di stato ) verso la Florida per portare a Don Masino Buscetta, colà immerso nei suoi ozi dorati per riordinare i suoi ricordi, il “ contratto da pentito di mafia” ed un bel mucchio di nostri soldi. Don Masino firma il contratto, conta i bigliettoni, intasca il malloppo e “ Oggi posso dire con certezza che il referente politico nazionale cui Salvo Lima si rivolgeva per le questioni di interesse di Cosa Nostra che dovevano essere risolte a Roma, era Giulio Andreotti” la sua dichiarazione alla stampa. La vigna dei coglioni, l’Italia che segue “L’Espresso”, “Repubblica” , “ Il Corriere della Sera”, “L’Unità”, “La Stampa”, “Il Piccolo” , Rai3 è percorsa da un fremito. Sembra un fremito di indignazione, ma è solo “pura coglioneria”. La Dc si rifiutò di combattere, fatta eccezione per Cossiga, si arrese, condotta alla resa ignominiosa dal suo becchino, Mino Martinazzoli, specialista in sepolture politiche ed umane. Senza nemmeno lottare e combattere. Il terrore del “ complice di quaranta anni di misfatti”, cioè del Pci di Violante , che usa la delazione per incriminare e per delegittimare il tremebondo correo, spinge la Dc di Martinazzoli “ cuor di leone” a riservare ad Andreotti lo stesso ignobile trattamento che aveva riservato a Craxi: abbandonarli al loro destino. Abbandonando Craxi al suo destino significava per la Dc non solo sperare di accontentare, implorandone la clemenza , le Procure, ma anche e sopra tutto eliminare un avversario politico ingombrante. La Dc, abbandonando Andreotti alla fucilazione giudiziaria , un plotone guidato da Violante con Caselli - come fuciliere scelto – Scarpinato, Lo Forte ( per la Procura di Palermo) e da Franco Cardella ( per quella di Perugia, per l’omicidio di Mino Pecorelli), si illuse di poter salvare il salvabile. Non tutti i democristiani si prostrarono, Mario Segni , per esempio, scappò via dalla Dc, indignato e Francesco Cossiga condusse una lotta impari e solitaria, mentre la Dc di sinistra era già saltata sul carro del presunto vincitore, ormai asservita al Pci di Violante. Non fu dunque un caso che Cossiga (Presidente della Repubblica dal 1985 all’aprile del ’92) provvide a nominare “ senatore a vita” il 1° giugno del ’91 Andreotti, per fargli almeno usufruire di una parziale tutela. Mentre Violante e Caselli e le Procure di Palermo e di Perugia cercavano di seppellire alla svelta, previa loro criminalizzazione con uso di pentiti a pagamento manovrati da magistrati politicizzati sia Andreotti che la Dc, per seppellire insieme a loro anche tutte le identiche responsabilità del loro partito politico, si accese un barlume di dignità in due democristiani. Erano Gerardo Bianco ( oggi ancora in Parlamento,in qualche cespuglietto politico ) e Gabriele De Rosa ( uno storico napoletano, deceduto nel 2009), i quali il 3 aprile del ’93 presentarono alla Procura di Roma una denuncia nella quale asserivano l’esistenza di una “ cospirazione” contro la Dc e contro i vertici dello Stato da parte di settori della mafia e di ignoti burattinai “. Occorre a questo punto precisare che la “ nuova mafia corleonese” non era una banda che si poteva “controllare”, che si poteva irretire, che si poteva “addomesticare” magari minacciandola con sanzioni e restrizioni varie . La banda dei corleonesi , così ben strutturata ( oltre la cupola , il settore militare agli ordini dei fratelli Graviano, poi quello finanziario, ecc) aveva assunto, con l’uso della violenza stragista, un ragguardevole potere intimidatorio e, sopra tutto, aveva in mano potenti armi di ricatto e di intimidazione non solo verso la Dc ( referente Lima) ma anche verso lo stesso Pci di Violante ( referente Antonino Fontana e prima il Senatore Ludovico Corrao, ucciso dal suo amante ragazzino nel 2010 a Gibellina) per tutti i governi locali ( Villabate, Ficarazzi, Baucina, ecc) nei quali la mafia aveva spartito, in Sicilia, potere ed appalti con il Pci. Era dunque nell’ordine delle cose che il nuovo nucleo mafioso dominante pensasse, magari illudendosi, di poter destabilizzare a proprio favore ogni possibile equilibrio politico istituzionale, nella consapevolezza di avere nelle proprie mani due potenti e temuti grimaldelli per destabilizzare l’Italia intera e tutta la classe politica ed istituzionale : da un lato la minaccia di uno spietato e crudele stragismo ( certificato dai fatti appena trascorsi ) e dall’altro l’uso, assolutamente devastante per ogni istituzione e partito politico, di una massa di “ pentiti e di dissociati di mafia”, tutti telecomandati e teleguidati verso uno scopo stabilito dalla cupola ( ai quali personaggi la mafia corleonese assicurava persino il mantenimento della famiglia durante la detenzione ), il tutto agevolato dalla legislazione premiale che proprio Violante e la magistratura politicizzata avevano fatto edificare. Ebbene questa è la mia domanda : questa possibile strategia mafiosa, questo suo vero e proprio “delirio di onnipotenza” poteva “sposarsi”, poteva aderire, come un guanto aderisce ad una mano e cioè alla perfezione, con il progetto comunista di Violante di destabilizzare il sistema politico dominante e cioè l’egemonia democristiana e socialista utilizzando, come era nelle sue intenzioni , come grimaldello sia l’arma dei pentiti e dissociati – etero diretti - quanto la “ la condanna giudiziaria per asserita collusione con la mafia della sola Dc”? Che la mafia corleonese abbia “usato”, anzi “ ricattato” il Pci e Violante per strappare proprie posizioni di potere e di garanzia di “quieta convivenza ” è comprovato da un episodio molto significativo. Tanto significativo da essere stato “ silenziato”, “imbavagliato”, “ celato quanto più possibile” dalla solita stampa ed informazione . A sparare dritto sul bersaglio grosso, a sbrigare il lavoro sporco, come al solito ci deve pensare “ u verru”, il maiale , il killer della mafia corleonese, proprio lui, Giovanni Brusca . Ma non lo fa “ in tempi contestuali al fatto” ( che risale al dicembre del 1991 quando ancora dovevano essere ammazzati Lima, Falcone, Borsellino, quando ancora non erano stati avviati gli interrogatori di Buscetta, quando ancora Violante non era Presidente della Commissione antimafia, quando ancora Caselli non era Capo della Procura di Palermo, quando ancora Andreotti guidava i suoi ultimi due governi, quando ancora era Cossiga il Presidente della Repubblica . Il lettore capirà il perché di queste annotazioni solo leggendo le successive mie conclusioni )cioè “ durante “ gli anni di piombo , perché nel 91/92/93 lo stragismo mafioso aderiva, come un guanto aderisce alla sua mano, cioè alla perfezione, con il progetto del Pci e di Violante di destabilizzare il sistema politico segnato dall’egemonia dominante della Dc e del Psi. Ma una volta arrestato, nel maggio del 1996, davanti alla proposta di diventare “un pentito di mafia”, Brusca tentenna. La proposta della Magistratura a Brusca viene tenuta segreta per qualche tempo. Il “fattaccio” aveva visto protagonisti sia Giovanni Brusca che Luciano Violante , era avvenuto la sera del 21 o del 22 dicembre del lontano 1991 all’aeroporto di Punta Raisi, quando Giovanni Brusca e Luciano Violante fecero il volo Palermo – Roma sullo stesso aereo dell’Alitalia. Nella mafia le decisioni vengono prese sempre dalla cupola, mai da un Brusca. Perché la mafia non sfruttò subito quella coincidenza ? Perché Brusca però si conservò gelosamente quel biglietto aereo? Che motivo aveva per conservarlo tanto accuratamente? Perché Riina ( che era ancora latitante) e Provenzano, la cupola della mafia corleonese insomma non cercò di sfruttare subito , manipolandolo e mascariandolo, quell’episodio usandolo subito – ed invece lo fece solo molto più tardi, appunto nel 1996 - come una clava contro il Pci e Violante che pure stavano usando i suoi dissociati ed i suoi pentiti come un ariete per abbattere il potere politico dominate della Dc e del Psi? Possibile e credibile che la mafia abbia avuto “ rispetto” per il Pci e per Violante , tanto da non minacciarli subito con quell’episodio? Nessuno può credere a questa fandonia, perché la mafia è la mafia non una riunione di condominio . Tutto va a posto invece e la mafia torna al suo ruolo di mafia, sempre crudele e spietata, solo se si ipotizza ( sto infatti solo “asserendo” una tesi, non affermando una pretesa verità) che la mafia avesse tratto il massimo del profitto ritraibile dall’accordo con il Pci e con Violante per assecondarne, con il suo crudele e cinico stragismo , il progetto destabilizzante. Quale fu dunque il prezzo che il Pci e Violante garantirono alla mafia corleonese come corrispettivo per il suo contributo stragista al progetto comunista di destabilizzazione politica il cui “immediato incasso” non spinse la mafia ad utilizzare l’episodio Brusca – Violante già dal suo verificarsi e cioè dallo stesso 1991 ? Gli “ indizi” sono molteplici ed anche tutti “ certi, precisi e concordanti”. Ne elenco solo i principali. Gli ultimi due Governi Andreotti avevano presentato in Parlamento misure drastiche per rimandare in galera una trentina di boss mafiosi che erano stati scarcerati per “ decorrenza dei termini di custodia cautelare” , fra essi anche il famigerato “Papa” Greco. Il Pci votò caparbiamente “ contro” quei provvedimenti, trincerandosi dietro l’alibi di un sua caparbia ed ottusa opposizione al suo acerrimo nemico , il Psi, che era al Governo. Una scusa controproducente perché esponeva il Pci alla facile critica di essere sordo agli interessi della legalità del Paese solo per il suo odio viscerale contro il socialismo. No, troppo ridicola, come scusante. C’era ancora in ballo, a dicembre del ’91, la sentenza definitiva della Cassazione sul maxi processo di Palermo contro i principali boss della mafia corleonese ( sentenza del 30 gennaio ’92). Ma dal momento che, come sostengono molti , la mafia era abituata a procacciarsi impunità ed affari per via politica , perché mai limitare questa possibilità al solo Salvo Lima ed alla sola Dc andreottiana, quando, in tutta la passata storia della mafia il Pci ed il suo sistema delle cooperative rosse quanto meno alla pari con la Dc colludevano con la mafia per spartirsi appalti e potere nei Comuni siciliani a partire da quelli di Villabate, di Ficarazzi , di Partinico , di Baucina , ecc ? E non era forse in quell’ anno ’91 ancora in corso presso il Tribunale di Palermo il processo proprio al “boss” delle cooperative rosse siciliane, quel tale Antonino Fontana ( che la Cassazione condannerà definitivamente ad una ventina di anni di galera solo nel 2010, avendo buona cura di farne passare del tempo sotto i ponti onde far evaporare ogni ricordo) , contro i cui ” intrallazzi con la mafia” il povero Pio La Torre aveva presentato continue e ripetute denuncie alla direzione regionale del Pci ( Segretario Occhetto) ed anche a Botteghe Oscure di Roma ( regnante Enrico Berlinguer) senza riceverne alcuna risposta, se non i colpi di lupara mafiosa che lo uccisero ed i cui “ veri mandanti politici ” non sono mai stati scoperti ? E’ davvero credibile che un mafia tanto efferata e crudele come quella corleonese fosse, nel ’91, nel pieno del suo delirio di onnipotenza , invece così compìta , così giudiziosa , così rispettosa di un “ suo complice” – tra l’altro così facilmente ricattabile ed intimidibile come il Pci e Violante - da astenersi dal ricattarlo, dal mettergli le mani alla gola con l’uso di un evento che , pur manipolato, avrebbe potuto screditarlo in modo irreparabile, se non fosse stata, essa mafia corleonese, abbondantemente soddisfatta dalla ricompensa garantitale dal Pci e da Violante ? Mi riallaccio al primo indizio, perché a dicembre del ’91 era ancora in vita l’On Salvo Lima, ma erano già state emesse ben due sentenze di condanna al maxi processo di Palermo ed i boss mafiosi non avevano altra “ via di scampo” in cui sperare per evitare l’ergastolo che la decisione, tanto attesa, della Cassazione che sarebbe avvenuta di lì a poco tempo, alla fine di gennaio 92, praticamente solo un mese dopo il viaggio Palermo – Roma fatto insieme da Violante e da Brusca a Natale del ’91. Molti sostengono che la mafia corleonese contasse sulla omertà dell’ On. Salvo Lima – a sua volta rappresentante in Sicilia della Dc andreottiana - per “ sistemare a dovere” le sentenze. E che lo uccise , il 12 marzo del ’92, proprio per vendicarsi della sentenza definitiva della Cassazione di fine gennaio del ’92 che condannava all’ergastolo i boss mafiosi. Ma è credibile che una mafia così potente, avveduta, crudele e sanguinaria come quella corleonese, si fidasse ancora ciecamente del solo On Lima e della Dc andreottiana nel dicembre del 1991 non ostante avesse dovuto già ingoiare ben due condanne al maxi processo ( era la prima volta nella storia d’Italia) e non ostante che, dal 1989 in poi , il 6° e poi successivamente il 7° Governo Andreotti ( praticamente Andreotti col in Psi ed il pentapartito governarono l’Italia ininterrottamente dal Luglio del 1989 fino alla fine del mese di Aprile del 1992 ) avessero deciso di ricorrere a procedure ed a mezzi eccezionali per ostacolarla ? Perché era già dal settembre del 1989 che con il decreto legge Andreotti – Vassalli che si allungava il periodo di carcerazione preventiva agli imputati di associazione mafiosa, per riportare in galera , da dove erano usciti per decorrenza dei termini di custodia cautelare, una trentina di boss mafiosi fra cui il famigerato “Papa Michele Greco”. Perché il Pci e Violante si batterono “ contro” quei provvedimenti?

giovedì 25 dicembre 2014

PER CHI VOLESSE VIOLANTE AL QUIRINALE Sentendo fare il nome di Violante per il Quirinale, dove secondo la Costituzione “ più bella del mondo” dovrebbe sedere solo un personaggio che offra garanzia assoluta di imparzialità politica come principale sua caratteristica, provo la stessa sensazione di quando nominarono Dracula come “ custode notturno ” della Banca del sangue. Tutto il suo lungo passato politico lo crocefigge al suo ruolo di ultrà giustizialista, portatore di una visione manichea e ideologica che ha inoculato massicce dosi di veleno nella storia della nostra Repubblica. Per Cossiga, che conosceva misteri e miserie dell’Italia,da Presidente della Repubblica ( non da politico) nel ’90 , ritenendo l’imminente crollo del regime comunista sovietico foriero in Italia di una fatale “ riappacificazione” fra la “fazione” comunista e quella che le si era sempre opposta, dopo la famosa “ cena del pesce” al Quirinale( quando Violante si rifiutò di stringere la mano di Sogno per sancire quella pacificazione ), Violante era niente altro che un “ piccolo Vishinsky”, alludendo con disprezzo al magistrato freddo e feroce, un boia esecutore delle purghe staliniane del ’34. Consapevole dei misfatti commessi e della deriva forcaiola e da “ stato di polizia” cui aveva condotto l’Italia con la sua faziosità , solo recentemente, in tarda età, Violante ha cercato di slegare il suo nome dal marasma dell’antipolitica e del forcaiolismo pretesco e curiale che sta soffocando il paese : e siccome nella sinistra ci metti un giorno a diventare “ eroe” ma basta un semplice “sospetto” per diventare “colpevole”, ecco che Violante , a forza di “ distinguo” ( per una sua auto riabilitazione ) è stato impallinato dalla sua stessa sinistra come Presidente della Corte Costituzionale perché gli Epifani, Zanda, D’Alema, Bersani, Cuperlo, Fassina, Bindi, Civati , ecc. non gli hanno perdonato le posizioni assunte sull’ applicazione retroattiva della elegge Severino a Berlusconi. Proprio negli anni in cui Violante e Caselli accusarono Andreotti di collusioni mafiose in Sicilia, era proprio il Pci nazionale e siciliano che costruiva governi locali siciliani proprio con la mafia di Salvo Lima . Fu per nascondere le responsabilità del Pci che Violante, col suo Sancho Panza Gian Carlo Caselli, inscenarono a Palermo il processo Andreotti ,costruito alla scopo di destabilizzare l’opinione pubblica con una incredibile “asserita” criminalizzazione della Dc “non di sinistra” , accusandola di collusioni mafiose per nascondere gli speculari reati commessi dal Pci . Molti fingono di non ricordare come Andreotti era stato, per questo scopo, “ messo nel mirino” dal forcaiolismo del Pci guidato da Violante e dalla mafia corleonese ( che utilizzò lupare, dinamite e molti pentiti) guidata dal duo Riina e Provenzano. Occorre rammentare che fu proprio il Governo Andreotti a varare “provvedimenti speciali” per riportare in carcere trentanove boss mafiosi ( tra cui il famigerato “papa”, Michele Greco) scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Ed il Pci votò sempre compatto contro quei provvedimenti. Ed il Pci non ha mai spiegato i motivi di quell’irresponsabile dissenso se non come una semplicistica forma di opposizione politica contro il governo dell’odiato Psi di Craxi, scusa peraltro meschina ed ancora più infamante della , sottaciuta ma intuibile, collusione mafiosa. In quegli anni Violante guidò compatto il Pci a testa bassa contro l’odiato Giovanni Falcone del quale Violante ( ed il Pci) si dichiarò “ inconsolabile vedovo” ma solo “ dopo” che compiacenti manine mafiose o avevano “ sistemato per bene” e, sopra tutto, “ per sempre “. La convivenza “civile” con Falcone divenne impossibile per Violante ed il Pci all’esplodere di tre precisi fatti :1. il pentimento di Giuseppe Pellegriti; 2. lo sviluppo che le indagini di Falcone sul riciclaggio del denaro sporco del Pci avevano raggiunto a Mosca; 3. quando “La Rete” di Orlando Cascio e la sinistra comunista iniziarono a sparare direttamente su Falcone . In sintesi. Primo. Nell'agosto del ‘89 cominciò a collaborare con la Giustizia il pentito Giuseppe Pellegriti, che asseriva di poter fornire preziose informazioni sull'omicidio del giornalista Giuseppe Fava e di poter rivelare al P.M. Libero Mancuso fatti inediti sul ruolo del politico Salvo Lima e quindi di Andreotti negli omicidi di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre. Violante, già il 19 agosto del 1989 solo sulla base delle “asserzioni” del Pellegriti, quasi fosse dotato di capacità divinatorie, scriveva sulla solita “L’unità” “ Siamo vicini ad una verità pericolosa, che può squarciare il sipario che finora ha nascosto il livello politico della strage di Bologna e gli assassini di Palermo”. Ma Mancuso informò subito Falcone che, dopo due mesi di indagini dalle “asserite rivelazioni” del Pellegriti , lo incriminò per calunnia. Dopo quell'incriminazione, Pellegriti prese atto delle responsabilità che nemmeno la “ legislazione premiale per pentiti e dissociati di mafia ” avrebbe potuto evitargli in caso di “accuse senza riscontri “, cominciò a ritrattare scaricando le sue accuse su altre persone. La schiena dritta di Falcone scatenò la rabbia inconsulta dei ben noti “ professionisti dell’ antimafia” ( dal Pci di Violante alla corrente di Magistratura democratica alla stampa ed alla informazione collusa) che furono costretti dalla decisione di Falcone di rimandare di tre anni il processo ad Andreotti. Ma non era questo il solo ed unico motivo che ineluttabilmente portava alla eliminazione fisica di Giovanni Falcone. V’era anche l’esecuzione , avvenuta grazie alle solite “ compiacenti manine mafiose” a Palermo, nel marzo del ’92, di Salvo Lima. Falcone sapeva troppe cose su Salvo Lima e sulla storia della Sicilia ed aveva già espresso su Lima pareri dissonanti con quelli che Violante asseriva su “L’Unità”. Era così fondato convincimento di Falcone che, essendo Lima un navigato politico siciliano “molto attento a gestire certi equilibri”, Lima non potesse essere scioccamente affiliato alla mafia , ma un “ oculato gestore” degli equilibri locali. In altre e più semplici parole, se Falcone fosse rimasto in vita ( “ dopo il 12 marzo del ‘92”) , solo esponendo le sue conoscenze su come e perché avevano ucciso Salvo Lima, non avrebbe consentito a Violante ed a Caselli di processare Andreotti. Secondo. Tre giorni esatti dopo la morte di Giovanni Falcone, il 26 maggio ’92, il quotidiano moscovita La Nuova Isvestia rende noto che tra la fine di maggio e i primi di giugno di quell’anno Falcone sarebbe dovuto “tornare a Mosca per coordinare le indagini sul trasferimento all'estero dei soldi del Pcus”. La pista dell’”oro di Mosca” nel corso del tempo è stata battuta e poi abbandonata, ma ancora oggi resta fra le più misteriose e suggestive come possibile “causa” o “concausa” della morte di Falcone, ma mai approfondita dalla Magistratura. Secondo la Nuova Isvestia di ventidue anni fa, il magistrato (in quel momento direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia) era stato incaricato di coordinare le indagini su un colossale riciclaggio dei fondi del Pcus in Italia, "su incarico dell' ex presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga". Il magistrato ucciso, scriveva ancora il giornale russo, "lavorava in coordinazione con la brigata speciale che si occupa della medesima indagine a Mosca". L'Italia, per la Nuova Isvestia, "faceva parte del ristretto numero di Paesi in cui i soldi del disciolto Pcus e dello Stato sovietico scorrevano a fiumi: solo negli anni Settanta, 6 milioni di dollari erano stati trasferiti annualmente dal Politburo come aiuto fraterno". L'Italia non veniva scelta a caso per gli investimenti del partito. Le strutture della mafia molto sviluppate, la posizione di forza dei comunisti siciliano locali, i solidi contatti stabiliti da tempo in Sicilia , tutto ciò prometteva grandi profitti agli investitori del Pcus. Per questo, quando scoppiò la bomba di Capaci, il primo procuratore generale della Federazione russa Valentin Stepankov si era incontrato già due volte con Falcone:, una in Russia, l’altra a Roma, alla fine del 1991. E un terzo incontro era stato appena concordato. E il procuratore generale russo, oggi divenuto avvocato, ha raccontato di avere consegnato a Falcone una notevolissima quantità di documenti, tutti prelevati dagli archivi segreti del Pcus. Il giornale concludeva adombrando l'ipotesi che gli inquirenti russi nel 1992 sospettassero che i miliardi trafugati dal Pcus in Italia potessero essere stati riciclati non solo in imprese legali, ma anche e soprattutto attraverso canali mafiosi. Era vero? Era falso? Falcone e Cossiga, purtroppo, non possono più rispondere a nessuna domanda. Stepankov, forse, potrebbe, ma nessun magistrato italiano ha pensato di chiederglielo. Chissà perché!!!! Terzo. Da ultimo, a maggio del ’90 riesplose, violentissima, la polemica, allorquando Orlando Cascio interviene alla seguitissima trasmissione televisiva di RAI 3 , Samarcanda, dedicata all'omicidio di tale Giovanni Bonsignore, scagliandosi contro Falcone, che, a suo dire, avrebbe "tenuto chiusi nei cassetti" una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti della mafia. Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice Roberto Scarpinato oltre al procuratore Pietro Giammanco ritenuto “vicino” ad Andreotti. Santoro e Orlando Cascio “ asserirono ”, in quella trasmissione senza confronto, responsabilità politiche di una fantomatica “ cupola mafiosa” (il cosiddetto "terzo livello"), ma Falcone dissentiva sostanzialmente da queste conclusioni, sostenendo, come sempre, la necessità di “ prove certe” e bollando simili affermazioni come "cinismo politico".Ad Orlando e Santoro dirà: "Questo è un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario che noi rifiutiamo. Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che dice. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati". L’astio del Pci contro Falcone raggiunse punte insopportabili proprio in prossimità della data della sua morte. A Gennaio del ’92, durante una seduta del Csm attivato da una denuncia di Orlando Cascio contro di lui, Falcone dirà “…quanti danni deve ancora fare la politicizzazione della magistratura...l cultura del sospetto non è l’anticamera della verità ma l’anticamera del khomeinismo”! Vengono i brividi se si rilegge quanto scriveva il 12 marzo del ’92, due mesi ed undici giorni prima della strage di Capaci, tale Alessandro Pizzorusso su “L’Unità” “, quando, con l’esplicito assenso del Pci scriveva che “ …Falcone non offre più garanzie di affidabilità e di indipendenza…” Ma guarda che fatica che mi tocca fare!!! Anche fare una specie di difesa della Dc di Andreotti! Ma non si tratta di nessuna “ difesa”, ma solo di ristabilire la realtà sgombrando il campo dalle menzogne e dalle manipolazioni che certi personaggi si illudono di propalare pubblicamente contando sull’ignoranza dei fatti veri. Questa è la mia risposta alle loro menzogne.

domenica 21 dicembre 2014

BENIGNI? COME VANNA MARCHI Vuoi per la tematica “ curiale” affrontata – in un periodo storico nel quale massimizzare certi dogmi di stampo religioso vuol dire scavare fosse incolmabili fra uomini e paesi – sono io che non riesco proprio a capire come possa ogni persona normalmente dotata di discernimento , di capacità di analisi e di sintesi, non rimanere disgustata quando Benigni passava – e lo ha fatto spessissimo - dal ruolo di “ voce narrante e sia pure recitante dei 10 comandamenti ” a quello di “ sedicente cara guida” annunciando al mondo, con una spudoratezza pari solo al suo disprezzo per il fruitore considerato un imbecille ed un cretino da ingannare, svelava e annunciava presupposte verità assolute e universali. Sfruttare la fede di “credenti” per qualunque fine ( potere, soldi, ecc) è come sfruttare una persona con handicap o u n bambino , è già di per se stesso un odioso e ributtante reato penale : lo commettono tanti imbonitori, da Vanna Marchi in avanti, che si spacciano per sensitivi, guaritori, medium e c’è anche chi, sfidando il ridicolo, dice di parlare con Dio e ce ne fa anche il report su “ Repubblica”, ovvero Scalfari. Solo chi avesse fette di prosciutto sugli occhi e incapacità di critica può non essersi accorto che Benigni ha “ usato” i comandamenti , cioè la fede e la credulità popolare conseguente, per farsi apologeta principe di Dio come accadeva nelle parrocchie italiche degli anni cinquanta con l’esercito della salvezza italiano, quello creato da La Pira, i “ picciotti dell’azione cattolica” che, quando ero ragazzo, inscenavano “ ridicole omelie curiali” con le quali volevano imporci, a noi ragazzotti, stupefacenti misteri divini che si scatenavano ad ogni nostra parolaccia. E, a proposito dei 4 milioni di Benigni, sono testimone che tutti quei picciotti da sagrestia trovarono facilmente certi posti d’oro mentre noi massa di peccatori languivamo in attesa di qualche concorso……. Presentarsi con l’aureola e la dignità dell’ attore per poi surrettiziamente tramutarsi in apologeta in diretta televisiva di Dio come un Vescovo , come un predicatore pro domo sua cercando di ipnotizzare quel pubblico infantile con ieraticità ridicole è l’identica postura di una Vanna Marchi che ingannava i “ suoi fedeli” con le pomate contro il cancro. Caro Benigni, tu puoi fottere solo gli sprovveduti ormai. O chi gode nel farsi fottere. E le folle dei fedeli creduloni: che so, quelli che vanno in ginocchio sui ceci fino al Divino Amore o quelli che vedono la Madonna a Siracusa, a Civitavecchia ecc.

sabato 20 dicembre 2014

WARNING! ALTRA EMERGENZA!!!! IL TELECAMERISMO!!!! Piano piano, da Bossetti e da Yara, per dire , stiamo scivolando verso la deriva fatale e nemmeno ce ne accorgiamo. Perché, sia per Bossetti (Yara) che per Veronica (Loris) ci stanno rincoglionendo con le “immagini delle telecamere di sorveglianza “che “ schiaccerebbero” sia Bossetti che Veronica come assassini. Su questo aspetto delicatissimo – propalare e diffondere notizie false come verità assolute – specula l’informazione con inguardabili e disgustose trasmissioni televisive e articoli e reportage semplicemente da ricovero immediato. Ma quali prove! Ma di cosa andate sproloquiando, Sciarelli dell’inguardabile “Chi l’ha visto” tramutato da nobile ricerca di scomparsi a miserabile Tribunale del Popolo e Gianluigi Nuzzi dell’altrettanto indigesto “ Quarto grado” ( forse “ di giudizio”) ? Guardate che – fino a prova contraria – le immagini riprese dalla telecamere di sorveglianza non sono una prova certa, ma solo un indizio, un elemento fattuale che va messo in relazione con altri indizi ( tanto che la legge parla della necessità che gli indizi siano “ certi, precisi e concordanti”, dunque plurimi per conceder loro la “ dignità” dibattimentale di “ prova” ) e soprattutto con il movente che, nel caso di Loris, continua a latitare. Ce lo vuole esplicitare la Procura di Ragusa questo movente o no? Le immagini delle telecamere sono una “ rappresentazione del reale” non” il reale” né, tanto meno, la verità. Eppure il pm e poi il gip, che hanno autorizzato rispettivamente il fermo e la conferma dell’arresto di Veronica, si sono basati su alcune immagini delle telecamere di sorveglianza. Certo quel paese – Santa Crace Camerina – è tutta sotto controllo di telecamere, per fortuna dico. Queste mostrano l’auto di Veronica che va e torna dal mulino ( dell’orrore) ma questo, come ripeto, è solo “un indizio”, null’altro. Invece proprio partendo da quel semplice indizio la Procura di Ragusa ( deliberatamente? inconsapevolmente?) costruisce una grande truffa : mentre nemmeno sa quale possa essere stato il movente spaccia come realtà l’immagine ripresa dalle telecamere. Non è vero: le immagini riprese dalle telecamere sono, ripeto, solo “ una –fra le tante possibili- rappresentazione del reale”. Punto. Eccola, la deriva forcaiola , incistata nel Paese dai loro “untori” : informazione e magistratura , spacciata al popolo coglione dalle Sciarelli e dai Nuzzi televisivi, gente che finge di nutrirsi del “ beneficio del dubbio” facendo un’immane operazione di preparazione ad una forma di autoritarismo: stendendo il red carpet , l’Arco di Trionfo al forcaiolismo giudiziario. Ecco, nel caso dell’omicidio di Loris ed in quello di Yara le telecamere sono diventate la prova che incastrerebbe da subito e per sempre Bossetti e Veronica. A me, vedendole, quelle immagini consegnano ombre che però , per la Procura di Ragusa inchiodano Veronica e per quella di Bergamo Bossetti. A me , tutto questo, consegna solo disperazione. Perché c’è il rischio, molto fondato, che innocenti restino in carcere e che non vengano mai condotte, con la sufficiente perizia, altre indagini. Così come gli italiani si bevono ogni “ emergenza” , d’ora in poi temo che le telecamere diventeranno la nuova emergenza. S’aprirà la stagione del “ telecamerismo” come quella del “ pentitismo” e i nastri, sfocati ma “ pentiti”, sveleranno – dietro benefit da stabilire – le loro ombre e , come gli Apostoli, siederanno , vicino ai nastri delle intercettazioni telefoniche, alla desta del Giudice, a giudicare, appunto. Ed io che credo nello stato di diritto dovrò emigrare.

venerdì 19 dicembre 2014

Come mai, vi chiederete, parli sempre di stampa ed informazione asservita al potere e non spieghi mai la cosa? Perché non è sintetizzabile, replico. Ma posso tentare. Dunque ci sono i “poteri forti”, un manipolo di famiglie che con le loro imprese, con i loro amici, con i loro complici, con le loro industrie, con le loro banche, con le loro assicurazioni, con i loro giornali, riviste ecc. , già abituate a “ servire il potere ed a viverne alla grande “ con il fascismo autarchico, hanno progredito nel loro arricchimento e dominio del Paese mettendosi “ al servizio” del “ potere politico consociativo “ fra la Dc ed il Pci che ha dominato l’Italia repubblicana fino al 1994 mentre quello stesso “potere politico consociativo dominante” si metteva al loro servizio, assicurando loro la padronanza assoluta del mercato dietro compenso di finanziamenti illeciti e la creazione di reti locali e nazionali di corruzione sistemica con istituzionalizzazione di accordi spartitori con le organizzazioni malavitose locali , di tangenti e voti di scambio. Nell’Italia meridionale mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona e malavita locale varia con le tanto agognate “preferenze “ e con il consenso “ di quel potere consociativo dominante” faceva eleggere i propri candidati ( sia locali che nazionali) garantendo così la sicurezza al “ potere consociativo dominante” ed assicurandosi a sua volta anche una assicurazione perenne. Ecco come si è formata ed irrobustita quella ragnatela di regime che intossica il nostro paese ed avvelena il mercato. Chi non fa parte di quella corte imperiale , chi non si fa cortigiano , chi decide di non far parte di quella trama, viene imbavagliato, emarginato, silenziato e la conoscenza delle loro proposte, del loro cercare di fare, il loro essere, viene impedito e negato. Loro hanno il controllo dell’informazione, la manovrano, la modificano, la mistificano, l falsificano, la esaltano , insomma la piegano agli interessi di quella corte. Questo comporta un’altra amara verità: non è affatto “ l’opinione pubblica”, oggi “il web” che creano “le mode”, “ i personaggi”, “ le emergenze” e via dicendo ma sono solo loro che usano l’informazione per imporli al popolo. In questo modo essi (poteri forti) creano i leader politici, i santoni di riferimento, i guru che siano utili alla crescita del loro dominio sul Paese. Così li creano e li esaltano come “ leader antisistema” in modo da imporli al popolo che, seguendoli, si troverà sempre più suddito. Insomma da Grillo a Benigni, da Berlusconi a Veltroni, tanto per fare solo quattro esempi. Ecco perché da tempo ormai istruzione ed informazione subissano il popolo di una quantità enorme di informazioni e di emergenze ma di scarsissima conoscenza. Così si creano i faziosi, i fedeli, così si divide, così si impera, così si domina un Paese come un principato. Anche se gli si appiccica l’etichetta di democrazia

giovedì 18 dicembre 2014

I segni premonitori della nuova “ marcia su Roma” ci sono tutti : la “ deriva autoritaria” perseguita dal partito dei magistrati politicizzati, proconsole romano,oggi, il Dr. Pignatone, col plotone del suo “ Stato Maggiore” al seguito – un parterre di notabili da Sabelli a Gomez, da Grillo a Travaglio, da Santoro a Benigni, da Scarpinato a Gratteri, da Pecchioli a Violante, da Caselli ad Esposito, da Zagrebelsky a Rodotà, a Scalfari e loro epigoni – e , in retroguardia, la truppa, la plebaglia dei grillini e dei forcaioli d’ogni risma: ecco le sue “orde squadriste”. Fasciste o staliniane, fate voi, tanto è la stessa cosa. La violenza per instaurare un regime politico. E deve essere chiaro che questa mia non è affatto una doglianza politica , siatene certi, ma un preciso e responsabile “atto di accusa ” Alle querule “ animucce belle e sante “ che , col consueto sorrisetto di compatimento d’ordinanza stampato in “ore stultorum” la irridono spacciandola come una volgare “ pretesa di bavaglio”,assicuro che un liberale, come il sottoscritto, non invoca, per questioni, queste sì genetiche, bavagli o punizioni corporali contro l’altrui pensiero ed opinione al contrario del loro genitore, del Pci, che, “ comme d’habitude” , voleva bavaglio, mordacchia ed eterno silenzio per Leone, per Cossiga, per Falcone, per Borsellino, per il Maresciallo Lombardo, per il P.M. Geremia, per il P.M. Perenti, per “ i revisionisti”, per Farina, ecc, come i post comunisti per Berlusconi, per Dell’Utri, per Squillante, per Coiro, ecc. perché ad un liberale basta ed avanza la sua sola “ libertà di pensiero e d’opinione” per asfaltare l’eventuale avversario. Questa mia è solo l’invocazione di “ giustizia” contro chi , vuoi per arrivismo ed ingordigia personali ( Eugenio Scalfari ), vuoi per intestarsi ingannevoli consensi politici ( Enrico Berlinguer) ha truffato la credulità del popolo. Quella forma di falso manicheismo della “pretesa diversità morale ed antropologica” dei comunisti , usata da quei due irresponsabili fin dal 1981 per ipnotizzare e distrarre il popolo dal fallimento del loro “progetto politico”del 78, per ingannarlo poi , continuativamente e con spietata ed efferata crudeltà, con raggiri e truffaldini artifici intellettuali, inculcati, nelle menti di un popolo rozzamente incolto - dalla “scuola di stato e di potere” – e storicamente fazioso usando perfino un deteriore, falso, bigotto, inquisitorio e curiale “forcaiolismo etico” per veicolarne la rabbia irrazionale ed istigarlo ad una rancorosa e tribale resa dei conti allo scopo di abbattere un loro avversario politico, il liberalismo, politicamente dimostratosi, nell’ultimo ventennio, politicamente indistruttibile ( il Bignami di ogni dittatura ) . E’ per procedere nel loro progetto stalinista ( ovvero di conquista del potere senza il previo voto popolare) che ( grazie ai magistrati, al Pci ed alla stampa e cultura asservita al potere) in Italia, fin dal 1993, una ristretta oligarchia di poche centinaia di P.M.( tutti rigorosamente iscritti alla corrente di Magistratura Democratica”, praticamente “devoti” al Pci non al Paese ) tiene in ostaggio la Costituzione italiana e , stretti nel loro ferreo pugno , anche i coglioni della politica e degli italiani. Sono stati intercettati i colloqui del difensore di Carminati. Sono consapevole che il fatto non indignerà nessuno, perché Carminati, non ha bisogno di processo : il fascista, il killer, lo stragista nero, il gangster della banda della Magliana, l’assassino , il capo di tutti i truffatori, che altre prove servono per condannare Carminati? Ieri asseriva un Magistrato romano in televisione che “ il paese chiede giustizia , chiede severità, chiede che i colpevoli dei reati siano” puniti” (attenzione : “puniti”, non “individuati”), chiede che la corruzione sia stroncata e dunque è necessario usare mezzi straordinari”. E questo, per le orde squadriste, significa che per punire i colpevoli non bisogna più rispettare i principi costituzionali e la legge. In questo modo ingannevole ed intimidatorio quella ciurma di Magistrati si arroga l’autorità ed il diritto di “ volare sopra la legge” , di calpestarla pure , quando serve , perché lo si fa – dicono – per il bene della legge stessa. Così si intercetta l’avvocato di Carminati , così si comprime e si elimina il diritto di difesa di ogni imputato, così si trasmette al popolo incolto che il diritto alla difesa, il diritto al giusto processo non sono “ diritti sacrosanti e costituzionalmente garantiti” ma solo scorciatoie da azzeccagarbugli per la ricerca dell’impunità. Cioè, il diritto di difesa viene visto come fosse un delitto, un reato e l’avvocato di un imputato come un complice. Questa è l’ultima deriva di quelle truffe alla credulità popolare, un disfacimento culturale e civile progressivo, una disgregazione della “ giustizia da mondo civile” perseguita da quelle “ orde squadriste “ , con il sostegno interessato di stampa e Tv, per spiantare dal terreno costituzionale il diritto alla difesa, poi quello al giusto processo e poi avanti fino all’ultimo scopo ovvero la presa del potere per via giudiziaria mascherata da restaurazione dell’ordine e della legalità. Una conquista del potere mascherato, dicevo, con motivazioni apparentemente “alte” che rende questo assalto dei magistrati italiani politicizzati al “potere del popolo” molto pericoloso per la democrazia italiana perché la “ subcultura “ impartita nella “ scuola del potere “ alligna ormai nella vita sociale, nella quale si sta facendo largo l’assunto che “la necessità di punire” possa relegare il “ diritto alla difesa” nel tentativo di sfuggire alla giusta punizione. Così, la soldataglia plebea di quelle orde squadriste oggi invoca la verità reale dei fatti , non più quanto meno la “ verità giudiziaria”dal processo giudiziario, considerata un alibi , un escamotage per evitare ai criminale il carcere ed aprendo così un’autostrada per sostituire, allo “ stato diritto”( cioè al garantismo della Costituzione), lo “ stato giustizialista” e cioè la “ presunzione di colpevolezza”. Non ho sentito proteste né girotondi né scioperi della fame per quei quattro ragazzi “ no Tav” tenuti un anno intero al carcere duro perché – nella difesa delle loro priorità ideali – erano arrivati a commettere anche pericolose illegalità ( molotv ed altro). Ma da questo ad accusarli di un reato gravissimo, come quello di terrorismo, trattarli cioè alla stessa stregua di chi uccideva magistrati, politici, di chi fa strage di bambini per motivi religiosi, di chi tagli le gole degli infedeli, non “ mi sembra”, “è” una esagerazione ridicola. Certo non lo trovi nel libro di Monsignor Della Casa incendiare un compressore con una bottiglia molotov, ma 10 anni di carcere - tanti ne aveva chiesti il P.M. - e quello sproposito del “ terrorismo”, che spalancava ai quattro ragazzi lo spettro dell’incivile trattamento penitenziario del 41-bis ( come per i mafiosi ), era una vergogna , tanto più a mio giudizio che la considera una tortura, una schifezza che viola ogni diritto umano e che non deve essere applicato a nessuno, nemmeno ad un mafioso. Nata come repubblica laica e sicuramente anticuriale , la repubblica italiana è ormai su una deriva politico religiosa che la sta trascinando verso lo stato etico religioso. Come la Turchia, come l’Afghanistan, come lo Yemen. Così Benigni si candida al ruolo di italico Komeini, esaltando i dogmi della religione cattolica, come in uso nelle madrasse, per irreggimentare le truppe dei fedeli ed assumendo così la leadership del kemeinismo italiano. Argomenti religiosi sfruttati per arricchimento personale in un Paese dove esistono addirittura bel due Concordati (Mussolini e Craxi): semplicemente da galera.

domenica 14 dicembre 2014

CORRUZIONE: INCREMENTO DELLE PENE, ELIMINAZIONE PRESCRIZIONE, CIALTRONATE DA M5S. Assisto , stupefatto, ad una inarrestabile corsa all’incremento delle pene, come se questo fosse sufficiente a dare tranquillità e certezza al popolo. Serve, invece, solo a veicolarne la miserrima cultura civica verso forme di giustizia primordiale, che usava roghi, pire, torture, gogne . Ma come ? Sono passati appena due anni dalla legge Severino, che ha riformulato le norme sui reati contro la pubblica amministrazione e già si torna a rimettere mano alla materia, introducendo un sistema sanzionatorio ancora più pesante? E ancora assisto , basito, alla richiesta – da parte della magistratura, di una parte della società e della politica – di reintrodurre una legislazione premiale per i “ corrotti pentiti”, del tutto analoga a quella prevista per i delitti di mafia e quella per il terrorismo. Presi tutti dalla facile ricerca del consenso popolare, dalla bramosia di cavalcare il disgusto popolare - cosa esiste di più meschino che usare la violenza popolare per ottenerne vantaggi personali? – nessuno fa osservare che proprio avendo considerato il malaffare come fosse una “ emergenza democratica” da Mani Pulite in poi a favore dei “ corrotti pentiti” è stata concessa ampia libertà,con la formulazione a loro carico di capi di accusa assai meno gravi di quelli effettivamente compiuti. E’ sparita la corruzione, per caso? La corruzione, a differenza del terrorismo e della criminalità organizzata, nasce dalla storica ed irrisolta frattura fra “ Paese reale” e “ Paese Legale” , frattura che nessun regime, monarchico, fascista, repubblicano è mai riuscito a sanare o a ridurre. Così “ il potere politico ed istituzionale” ( se preferite, le lobby politiche che si sono succedute al governo dell’Italia dall’Unità ad oggi), per “imporre” ad un popolo “ recalcitrante “ ordine e legalità, ha man mano edificato – a propria difesa - uno Stato soffocante, la mostruosa burocrazia e la selva di pandette che soffoca ogni cittadino ed ogni iniziativa, costringendo, nel contempo, lo stesso “ stato” ad espropriare il cittadino con imposte crescenti necessarie per foraggiare la “ macchina del consenso e dell’ obbligo”. Ovvio che quel tumore, strada facendo, abbia corroso tutto il sistema, ovviamente “ compresa “ anche la “ politica” la quale, mai dimenticarlo, è un “ prodotto della società” , non scende dal cielo a “ miracol mostrare”. E’ la “scuola” – anche la famiglia, purtroppo, è un prodotto della scuola - , in Italia sempre e solo “nelle mani” del potere ( guai a scuole in concorrenza fra di loro, ma non per altro, solo perché la concorrenza culturale minerebbe il “ dominio culturale” sul popolo del “ potere dominante”) ( e gli insegnati devono essere sudditi devoti del potere dominante , irretiti da incarichi annuali sempre in bilico ( bastone) e la carota di leggine “ a sorpresa” per “ premiare qualche plotone di fedeli” , ma dopo decenni di noviziato ) ,che forma questa società, sotto acculturata, anarchica per la sua origine storica,una scuola che svilisce e denigra ogni “ merito personale” considerandolo “pericoloso” per il suo potere, una scuola che partorisce una società composta da una “ massa di assistiti e di mantenuti pubblici ”, con l’assistenzialismo usato non per “umanità” ma per smorzarne le eventuali pulsioni rivoluzionarie , per ammansire e per inquadrare quella società come è utile al potere , una scuola che non è stata mai capace – per questi motivi - di insegnare la democrazia : cioè il rispetto delle regole e, con esso, quel “sentimento” che ti spinge a non derubare , a non saccheggiare il “ tuo Paese”. La cellula tumorale della corruzione ormai si annida ovunque: a nulla, proprio a nulla sono servite le azioni di rastrellamento giudiziario che negli anni passati una inguardabile magistratura ci ha propinato come “ operazioni salvifiche”. Infatti, s’è visto ! Ecco perché , se non si vuole tornare alla fine del 1500 con le famose “ grida manzoniane”, la strada maestra non è quello del pentitismo né tanto meno quella della “ emergenza” che conduce alla legislazione emergenziale, cioè a doppio binario, una mostruosità in un Paese che si dice “ democratico”nel quale, quindi, la legge “ dovrebbe essere uguale per tutti” nessuno escluso. Per altro è da tempo che stiamo assistendo ad un costante aggravamento delle pene, ad un costante “ allargamento dei reati penali”, ad un costante trattamento premiale da tempo riservato ai “ pentiti”. Ma non se ne vedono i decantati frutti migliorativi, anzi! Si assiste invece ad un progressivo deterioramento della vita sociale – non solo di quella politica – che comporta, ovviamente, come ineluttabile conseguenza, un progressivo ed inarrestabile indebolimento della politica quale “ frutto della società” e non piovuta dal cielo. Gli imbroglioni rimestano questa fanghiglia a piena mani , cercando di nascondere le proprie responsabilità e colpe con le solite manovre da meschini , quelli che “ la colpa è sempre e solo degli altri”. Cito l’emblema di questa infame posizione “ sotto culturale”, quella di “ La Repubblica” di Mauro, Scalfari, Giannini ecc, la quale presentava una proposta di Renzi ( la pubblicazione online dei bilanci dei partiti politici ) come un’arma di ricatto contro i precedenti segretari comunisti. Quale migliore prova provata di quello che sto scrivendo? Non appena si ipotizza una manovra – non una legge si badi, non un aggravamento di pena, ma una semplicissima disposizione - per attaccare la corruzione proprio dove essa si annida, ecco che essa viene addirittura brandita come fosse un’arma per ottenere posizioni di potere personale. Questo è il tasso di ipocrisia infame che la scuola italiana ha incistato nella popolazione, una ipocrisia senza fine. La mala fede o, nella migliore delle ipotesi, la cecità che sta in questo pur minimo episodio stanno conducendo il paese ad un progressivo oscuramento della dimensione democratica. A cosa serve dunque il M5s? Solo a facilitare la rovina.

giovedì 11 dicembre 2014

Su il Garantista” di oggi, Piero Sansonetti , con la sua consueta franchezza e senza alcuna subalternità intellettuale, ci svela coem, oggi, 2014, la Commissione Antimafia agisca e pensi come un Tribunale fascista e pubblica la prima puntata della sua inchiesta sulla Commissione informandoci sulla sua deposizione in Commissione che , da “ deposizione” che supponeva dovesse essere si è tramutata in un vero e proprio interrogatorio, una specie di terzo grado. VI INVITO A LEGGERE IL RESOCONTO Ora bisogna ricordare come la Commissione parlamentare Antimafia, istituita nel 1962 , dal 1983 in poi fino al 1992, fu letteralmente “ dominata” da uomini del Pci, come Alinovi nella IX Legilsatura, come il successore Chiaromonte, nella X Legislatura e , soprattutto, come l’On Luciano Violante , Presidente della Commissione Antimafia nella XI Legislatura. La Presidenza dell’On Violante rappresenta ancora oggi una pietra miliare nella conquista del potere in Italia, con mezzi di stampo staliniano, da parte degli uomini del Pci e dell’On Violante in modo particolare. Fu infatti sotto la sua Presidenza che l’On Violante , suggeritore della strategia del “ rastrellamento giudiziario” degli avversari politici del Pci negli anni fra il 1985 ed il 1994 appunto, impose di condurre “ da solo” l' interrogatorio di Tommaso Buscetta. Vi ricordo che Buscetta era un sottopanza del vero boss della vecchia mafia, parlo di Don Tano Badalamenti. Badalamenti e Buscetta, persa la guerra di mafia con quella “ corleonese “ di Riina e Provenzano, emigrarono, a causa delle condanne di Catanzaro. Ombretta Fumagalli Carulli che fece parte di quella Commissione conferma: "Violante adesso dovrebbe spiegare perche ci prese tutti alla sprovvista. Ci disse che Buscetta sarebbe venuto a deporre a Palazzo San Macuto ma le domande le avrebbe fatte solo lui. Condusse l' interrogatorio con grande abilità , tirò letteralmente fuori dalla bocca di Buscetta alcuni nomi. E io polemizzai pubblicamente per quel modo di fare". Ricorda Alfredo Biondi, allora rappresentante del Pli nell' Antimafia: "Fare il testimone muto fu per me molto frustrante. Come era in suo potere, Violante fece tutte le domande. Condusse l' interrogatorio con gelida efficienza e grande capacità istruttoria". La domenica delle Palme del ' 93 arrivarono due avvisi di garanzia. Uno ad Andreotti per mafia e uno a me per camorra. Il primo era firmato da Caselli, il secondo dal meno noto Paolo Mancuso. Caselli e' amico personale e politico di Violante. Mancuso fu consulente della Commissione antimafia presieduta da Violante. Adesso sono insieme, come numero uno e numero due della direzione delle carceri. Se dovessimo ragionare con la mentalità di certe procure questa sarebbe già una prova di colpevolezza". Un altro postdemocristiano, Agazio Loiero sostiene che "Tangentopoli non sarebbe bastata a uccidere la Dc". La prova? "Alle elezioni del ' 92 il partito uscì indebolito, ma sfiorava ancora il 30 per cento". A dare "il colpo mortale arrivò provvidenziale il processo ad Andreotti, l' uomo simbolo della continuità del potere democristiano". Da qui ad accusare i postcomunisti di aver cavalcato le vicende giudiziarie per sbarazzarsi della Dc e del Psi, i due principali partiti della Prima Repubblica il passo e' breve. Infatti anche il socialista Ottaviano Del Turco, attuale presidente dell' Antimafia, attacca Violante: "Farebbe bene a partecipare a questa discussione, anche lui ha qualche autocritica da fare perché non tutto e' stato limpido nel lavoro della nostra commissione". Buscetta serviva per accusare Andreotti sia di mafia ( Procura di Palermo, guidata dal sodale di Violante, Gian Carlo Caselli) che per l’assassinio di Mino Pecorelli ( Tribunale di Perugia). Badalamenti era stato convinto dal Maresciallo Lombardo, della tenenza dei Carabinieri di Terrasini, ad essere estradato in Italia perché voleva sconfessare Buscetta, che Badalamenti considerava un “ quacquaracquà”. Michele Santoro in collaborazione con Leoluca Orlando Cascio provvidero, durante una trasmissione televisiva, ad informare la “ sanguinaria mafia corleonese, pochi giorni prima della sua partenza per gli Usa accusando il Maresciallo Lombardo di “ collusioni mafiose”. Esponendolo così alle scontate reazioni da parte della mafia corleonese contro la sua famiglia ; onde salvare la vita ai suoi Lombardo si suicidò prima di andare negli Usa. Badalamenti, venuto a sapere del tutto, non volle più collaborare con l’Italia e si è portato nella tomba i suoi segreti. Ma non ostante tutto ciò, Andreotti incassò due assoluzioni: una, completa e totale, da Perugia, sull’omicidio di Pecorelli e l’altra da Palermo, un maxi processo, quello di Violante e di Giancarlo Caselli contro la Dc andreottiana – e dunque non certo subalterna al Pci –dove la asserita ( da Violante e da Caselli) mafiosità di Andreotti non venne riconosciuta da una completa assoluzione per gli anni dal 1980 in avanti, mentre per il periodo precedente al 1980, quel Tribunale escogitò una formula nuova: cioè che Andreotti era assolto perché i reati ascrittigli erano tutti prescritti. E’ un bene per la democrazia italiana che finalmente qualcuno inizi a scavare in questo verminaio della Commissione.

domenica 7 dicembre 2014

Ma quale mafia ! Nel “ mondo di mezzo” ci sono solo le Cooperative rosse della sinistra ex comunista e la struttura banditesca di un fascista. Punto. Insieme . Punto. Come è evidente, la Procura di Roma non ha uno straccio di prova per i reati ipotizzati, forse verranno fuori, per ora non ci sono. Ecco perché il Dr. Pignatone – e lo ripeto ancora – ha usato la solita e trita tattica dell’antimafia professionale, quella di gridare “ al lupo” Al lupo ” molto prima che si sia almeno visto un lupo , brandendo, per abbindolare l’opinione pubblica e scatenare il Tribunale del popolo , il solito 416-bis, quel “ non reato” – per me solo una circostanza aggravante se accompagnata da uno specifico reato – che dovrebbe sparire da un Paese civile ma che dispensa “ odore di mafia” , che dunque permette alla magistratura ogni forma di sopruso : intercettare, sbattere in galera, perquisire, stritolare ogni persona , processarla mediaticamente e screditarla, rovinandole la vita ben prima che sia provata l’esistenza di un reato ma solo sulla base del classico “ si dice”, del solo “ sospetto”, inducendola persino alle dimissioni politiche, anche prima che vi sia un rinvio a giudizio con la contestazione della commissione di un reato penale e senza che vi sia una sentenza definitiva. Calpestando la Costituzione, insomma. Confesso di non avere più alcuna fiducia in questa Magistratura da quando l’ho vista assistere – compiacente – alle “ esecuzione annunciate” – da televisioni e da giornali di sinistra - di Falcone, di Lombardo, di Borsellino. Non solo non ha mosso un dito contro chi, da televisioni e giornali, aizzava la mafia ad eseguire quelle “condanne a morte” ,ma poi , addirittura, vederla in prima persona approfittare di quelle “ benedette esecuzioni” per correre ad “archiviare” , nemmeno ancora sepolti i brandelli dei tre, l’inchiesta – voluta solo dai suddetti e dai ROS – su “ mafia e appalti”, che la Procura di Palermo , quella dei Giammanco, dei Caselli, dei Pignatone, dei Lo Forte, degli Aliquò, degli Ingroia, ecc aveva sempre, dal 1991 in poi, sabotato . E sapete quando quella Procura ha avuto la faccia di fare tutto questo ? Niente di meno che il giorno 15 agosto 1992, per festeggiare Ferragosto ‘92 e l’eliminazione dell’ultimo dei tre rompicoglioni e cioè Borsellino ! Inoltre , signori di sinistra e di destra , se “ non ci sono prove” mi spiegate il perché di questi 37 arresti? Hanno forse ucciso qualcuno? Hanno forse stuprato qualche bambino? Avete lo sequestrato qualche tonnellata di droga? Dov’è andato a finire quel “ rispetto per la Costituzione più bella del mondo”, quel “ garantismo ” col quale vi sciacquate la bocca tanto per prendere per i fondelli i vostri militanti, se poi siete proprio voi i primi a scatenare gli istinti bestiali del tribunale mediatico per utilizzare poi le sue predeterminate condanne da medioevo? Signori di sinistra , signori grillini, signori leghisti, signori della destra , state tutti pisciando sopra la “ costituzione più bella del mondo” la quale, vi piaccia o meno, dice che anche un Carminati ed anche un Buzzi ed anche tutti gli altri personaggi , per quanto disgustosi, coinvolti in questa cloaca politico/affaristica, tipica del Campidoglio, sono persone innocenti fino a che non vi sia una sentenza definitiva che dica l’opposto. Lo dico, lo ripeto, lo urlo, ma inutilmente , tanto un “comunista d’animo”, un “ grillino dentro” , un “leghista duro”, un militante della destra , uno come Antonio Di Pietro, gente del genere , forcaioli , giustizialisti, Torquemada del terzo millennio, di “ rispettare la Costituzione” non ne vuole nemmeno sentir parlare. Pretende però , questo sì, di arrogarsi le stimmate divine del “ duro e puro”, di spacciarsi per ”unto”, di millantare d’essere “antropologicamente superiore” , di catoneggiare da una inesistente cattedra, mentre è immersa fino al collo in una vera e propria cloaca. ancora insieme, hanno saputo sfruttare il sempiterno andazzo corrotto, marcio, fetido che cinquantennali amministrazioni capitoline comuniste e democristiane hanno ( consociativamente, no? Era la traduzione in italiano del Patto di Yalta !) costruito, consolidato , realizzato ed imposto a Roma, dentro e fuori il Campidoglio. Alla guida di questa banda personaggi di sinistra e di destra ,per l’aspetto “ costrittivo ed intimidatorio” il nero Carminati ed i suoi accoliti, per quello affaristico economico gli eredi del Pci ,il sistema delle cooperative rosse - da sempre lo strumento di corruzione imposto dal Pci al Paese per finanziarsi illegalmente creando un a rete capillare di “ controllo del territorio “ fondato sul ricatto : “ tu mi dai il voto politico ed io ti faccio lavorare nelle coop”, altro che mafia !- alla tolda Buzi, ma il cui stratega è l’attuale Ministro Poletti .Che, infatti, sedeva al tavolo della celebre cena . Non che partecipare ad una“ cena” costituisca peccato o presunzione di reato, ma partecipare a “ quella cena” è un reato oltre ad essere un peccato politico , perché quella non era “ una cena”, ma “ il festeggiamento” di un “bottino” realizzato, da tutti i partecipanti, commettendo un reato ( inducendo un francamente imbarazzate Alemanno al pagamento- diretto o indiretto - della cooperativa di Buzi in violazione della par conditio creditorum ), che ha illegalmente avvantaggiato la cooperativa rossa di Buzi, la quale, presumibilmente , avrà “distribuito” tali benefici anche ai complici, senza che di tali dazioni vi siano ancora prove. Il Campidoglio di Roma non è soltanto corrotto, sporco, clientelare, ma anche è cinico e ipocrita. Cosa sfruttano questi delinquenti? La solidarietà, l’ambiente, il verde pubblico, la raccolta differenziata, le case popolari, gli immigrati, i campi rom, le primavere arabe, le guerre che spingono disgraziati a rischiare la vita per emigrare in Italia, insomma tutti i temi sostenuti dalla sinistra. Dunque la sinistra si batte in Parlamento per le “ accoglienze e le tutele” per poi, sotto sotto, sfruttarle a proprio vantaggio? Pare di sì, visto che sullo “ stato sociale” ci tessono sopra loschi affari, se ne spartiscono la torta con la delinquenza comune , danno le briciole a impresentabili politici, piazzano questo o quello sulla poltrona giusta per continuare a fare i soldi sull’accoglienza, sulla fraternità, su quelli che loro ipocritamente chiamano “ gli ultimi”. Lo teorizzano, ci hanno costruito sopra una ideologia politica che accomuna la sinistra ai grillini ed al Sel e lo Stato elargisce miliardi. C’è da considerare anche il dato allarmante delle elezioni in Emilia Romagna dove basta dare uno sguardo alla partecipazione per capire meglio la questione Campidoglio. Ve lo dico io: elezioni del 1992 la sinistra contava su partecipazioni bulgare, a Bologna era al 94% , a Reggio Emilia al 93%. Sapete qual è stata la percentuale dei votanti delle regionali dei giorni scorsi? 36/37%. La bestia è moribonda, i partiti politici stanno fallendo, lo vado dicendo da una vita. Il Partito dei Magistrati, come le iene, sente odore di morte, vede spazi di consenso lasciati vuoti dal fallimento dei partiti politici tradizionali e s’avventa sul cadavere. Questa Magistratura latra come uno scimpazè, come Tarzan. Vedete, dice all’esercito degli idioti, come siete ridotti? Vedete che razza di politici avete? E l’esercito degli idioti, grillini, sellini, sinistra, fascisti ecc tutti ad insultare la politica, Grillo in testa. Ecco, quella Magistratura sta facendo vedere tutto il suo potere, sta umiliando la politica . E’ quasi pronta alla presa del potere. Dirà: vi debbo ripulire dei vostri errori, debbo guidarvi come bambini deficienti. Brava la sinistra e bravo il M5S, siete i boia dell’Italia democratica.

sabato 6 dicembre 2014

HO ATTESO, MA NON E’ SUCCESSO NIENTE. LA MAFIA A ROMA E’ SOLO UNA FARSA. Ho atteso qualche giorno, per vedere cosa ci avrebbero fatto vedere e sentire tv e giornali. Sulla così detta “ Mafia” al Campidoglio. Di nuovo –le registrazioni sono sempre quelle quattro sceneggiate da rubagalline- ho visto solo una ridicola scena, immortalata peraltro da un cameraman televisivo e dunque “ preavvisato” di quanto sarebbe poi accaduto ( sic!) degna di John Wayne ,con mitra spaianti, - come usano i banditi, signor Capo della Polizia e Signor Questore ed esimio Dr Pignatone, non forze dell’ordine e Magistratura di un Paese dignitoso e sopra tutto civile ( ma lo avete capito quanto siete stati ridicoli davanti a tutto il mondo o no?) – per fermare un tizio disarmato che guidava un ’auto da luna park, urli da “mattanza” per arrestare “ un cecato” che nemmeno abbozzava una reazione , che posso dire se non che avete fatto schifo, pena e ribrezzo ? “Er forfora” , “er cecato”, “ lo scureggia”,” er ciccione” e qualche loro fedele teppistello, quattro cialtroni che millantano di tenere sotto la loro cappella questo e quello, che si sentono Dio ( ma non lo dite a Scalfari!), che smargiassano di pagare stipendi a questo e quello , questa specie di “quacquaracquà o di “ pigliainculo ( con rispetto parlando) da operetta” dovrebbero essere i Badalamenti, Riina, i Bontate, i Provenzano all’amatriciana? Sti quattro rubagalline sarebbero, signori miei, “ la mafia de noantri”? Ma la conoscete la mafia o vi riempite la bocca senza sapere di cosa andate parlando? Lo sapete o no che la mafia è più antica dell’Unità d’Italia, che ha contribuito in maniera determinante a farvi “conquistare” e colonizzare “ manu militari” tutto il mezzogiorno del Paese, da Napoli in giù e che se non era grazie a mafia e camorra Garibaldi e i suoi mille sciancati ma quando mai avrebbero potuto conquistare la Sicilia in trenta giorni e con nessun morto ammazzato? E lo sapete o fate finta di non sapere che Roosevelt e Churchill decisero , a Casablanca nel 1943, di sbarcare il Sicilia perché i servizi segreti americani avevano già concordato un piano con la mafia italo americana ( quella di Lucky Luciano, di Joey Socks Lanza, di Albert Anastasia ecc.) e quella siciliana che avrebbe facilitato e consentito lo sbarco alleato a Cassibile ? La mafia è delinquenza e criminalità, certo, ma non una accolita di rubagalline come questa. Ecco a cosa serve il Dr Pignatone ed il suo ricorso al solito 416 –bis , a far credere, ad una opinione pubblica cerebrolesa, che sia la mafia il “ pericolo pubblico numero 1 “ a Roma e nel Lazio , sia la mafia che minaccia e disgrega e corrompe il Paese e dunque tutti a riempirsi la boccuccia a culo di gallina con la solita litania dell’antimafia professionale, quella banda di “papponi” che s’è fatta ricca e potente sfruttando la mafia vera, una mafia che dal 1860 è ancora viva e vegeta, forse oggi imborghesita ( ma anche gli eredi del comunismo di piazza non si sono forse imborghesiti anch’essi di pari passo? ) persino anche appagata dal potere economico ormai raggiunto e da quanto le è oggi consentito ( droga, pizzo e speculazione sull’ immigrazione clandestina sono ormai le specialità della premiata ditta) di praticare in tutta tranquillità, tanto che non si sente più parlare di stragi o di omicidi di mafia, da una vita. La mafia criminale , che prosperava in Sicilia assicurando voti al partito politico che le offrisse di più e che stringeva accordi di governo con Pci e con la Dc, una volta sparita la Dc ancora domina la Sicilia. Strano no? Strano vero che la mafia non abbia più bisogno di alzare il suo prezzo ammazzando qualcuno? Strano vero che la mafia si senta così tranquilla, no? Strano, vero, che mentre qualche rubagalline va dicendo e scrivendo che la mafia aspettava solo Forza Italia per smettere di ammazzare la gente, guarda un po’, la mafia ha smesso di ammazzare la gente invece solo da quando domina il P.D. che è il solo erede di quel Pci, Napolitano in testa ? E strano, no? Che ci fosse la corruzione “ dentro il Campidoglio” lo sapevano tutti, meno proprio chi con quella corruzione ci si è fatto ricco e potente :certi politici, certi loro sodali e collusi costruttori e palazzinari di Roma, con gli appalti del Comune di Roma , quelli regionali, le “ case popolari” con il vecchio IACP e le sue ricche ed incontrollate “ revisioni prezzi”, con l’edilizia economia e residenziale da costruire e con la quale arricchirsi ed assicurare consenso ai sindaci compiacenti, spesso speculando alla grande pure su piani regolatori modificati a loro profitto da sindaci collusi con delibere approvate alla mezzanotte dell’ultimo giorno del loro sindacato, gente senza faccia e senza vergogna, che ora fa uscire fuori dalle loro fogne dorate , ma sempre fogno sono, figli , nipoti , direttori di giornali ( veline di certe “ case del popolo “, dato che “Il Messaggero” ed “Il Tempo” di Roma sono nelle mani rispettivamente di due famose dinastie di palazzinari romani molto “ proni” al Pci e cioè di Caltagirone e di Bonifazi, così tanto per gradire e per non star lì a parlare della “Marchini’s Dinasty” ! ) che sproloquiano pure in televisione di corruzione da combattere, loro, proprio loro, i ricchi e dorati figli , prediletti e regali nipoti, i “ cascami ” dei corruzione del Campidoglio. Lo dovrebbe ben sapere, prima di tutti, quella nomenclatura politica e mediatica proveniente dal Pci e dalla Dc , nomenclatura e loro reggicoda che hanno dominato Roma ed il Lazio dal 1950 in poi. I soliti e ben noti lestofanti che, non certo da ieri, ma da almeno cinquanta e passa anni gestiscono il Campidoglio e tutti i Sindaci che si sono succeduti nel tempo, una banda affaristico-politica-malavitosa tutta di sinistra e oggi tutta dentro la casa del P.D. , una banda di delinquenti politici che ha creato tutte le splendide borgate romane, quella meraviglia del Serpentone “der Trullo”, quell’oasi paradisiaca di “ Tor Bella Monaca” , quel paradiso in terra della “ Serpentara”, “ der Tufello, della Magliana, il paradiso del Laurentino38 e simili delizie. Ma oggi , lo sappiamo dal 1993, dai tempi di Mani Pulite, la politica è al guinzaglio di una certa magistratura, deve genuflettersi davanti a simili “ farse giudiziarie” che diventano “ opinione pubblica dominante ” grazie alla stampa ed all’informazione nelle mani dei corrotti, inchieste farsa come questa su Roma e Mafia, che, per l’appunto, è nata dalla magistratura e poi sempre dalla Magistratura è stata condotta, allevata, nutrita ed infine, al momento opportuno, diffusa dall’asservita catena giornalistica. Non sto affatto affermando che a Roma vi sia stato solo “ un complotto della magistratura», perché so bene che effettivamente c’è una spaventosa corruzione, trasversale e bipartisan, nella politica romana e del Lazio. Ma invece affermo e sostengo che questa inchiesta è “anche” una nuova operazione di potere della magistratura. E che questa operazione è solo una “presa in giro” del popolo. Una farsa messa su dalla Magistratura, per far vedere alla politica i suoi muscoli, usare scenografia da film western, spiattellare intercettazioni di quattro rubagalline “ alla amatriciana” il cui delirio di onnipotenza stava mettendo in pericolo “ l’omertà del potere oscuro ma noto che da una vita stritola il Campidoglio”. Son perfettamente consapevole che criticare un’operazione del genere , che è stata “ imposta” all’opinione pubblica, da una “ informazione” disgustosamente “ servile” al potere delle toghe, come “ salvifica”- perché sarebbe diretta contro quel mostro storico della “ mafia” – sarà, per il manicheismo straccione che ormai suborna e domina l’immaginario popolare, disattesa, diffamata, ignorata o, quanto meno, bollata come “ provocatoria”, “ becera”, rozza. Ma , attenzione, perché quel giudizio del popolo italiano è per me un vanto, una medaglia al valore. Perché proviene da quello stesso popolo che ignora troppe cose della vita pubblica di questo Paese . Faccio solo due esempi ma certi, precisi e concordanti. Ignora, per esempio, e totalmente una verità fondamentale per questo Paese , che, cioè, ben il 70% degli inquisiti di Mani pulite sono stati assolti perché “ il fatto non costituisce reato” e “ per non aver commesso il fatto”, notizia che, ovviamente, la stampa e l’informazione non hanno mai dato, ci mancherebbe che si dovesse informare sul serio “ sto popolo de cojoni ”che adorava Antonio Di Pietro come un San Sebastiano! Ignora, per finire in gloria, che nel famoso maxi processo di Palermo – quello condotto dal pool di Caponnetto, Chinnici, Ayala, Guarnotta, Aliquò, Falcone e Borsellino , l’unico vero e solo “ pool antimafia “ che abbia avuto la Magistratura italiana – la sentenza definitiva del gennaio del ’92 cancellò la bellezza di 7 ergastoli su quindici richiesti, cancellò all’incirca 158 anni di reclusioni dai 296 richiesti. Ed io devo forse tenere in qualche considerazione il giudizio o il pensiero di un popolo simile?

venerdì 5 dicembre 2014

ALEMANNO E POLETTI, MA DOVE VIVONO COSTORO? Ieri sera, nella trasmissione di RAI2 “Virus”, Gianni Alemanno ha detto che la cena era per festeggiare il pagamento a favore delle cooperative rosse di un loro credito verso il comune di Roma , ma effettuato con un “ pro – soluto”. Così, con una “ nonchalance” da sbigottire. Non credevo alle mie orecchie, perché , al di là delle chiacchiere, con quel latinorum si vuole indicare quanto stabilito dall’art. 1267 c.c. e cioè che il Comune di Roma abbia “ garantito” ( prestato fidejussioni, garanzie di liquidità, insomma sopportato oneri – per interessi e spese –) “la certezza e la validità “ di un credito che le cooperative di Poletti vantavano nei confronti del Campidoglio della Giunta Alemanno. Pur non essendosi spinto fino a garantirne anche il pagamento ( pro – solvendo ) , mi sfugge il motivo per il quale il Comune di Roma abbia tenuto un simile comportamento di acquiescenza , diciamo pure servile e clientelare, solo nei confronti della sola cooperativa di Poletti, arrivando persino a sopportare un peso economico ( per garanzie ed interessi a favore della “ parte cessionaria”, quasi sempre una Banca ) la quale avrebbe così liquidato alle cooperative di Poletti tutti il suo credito ma caricando gli oneri finanziari sul cessionario. E la par conditio creditorum, Alemanno? Che facciamo? Non la rispettiamo perché il Campidoglio è ente pubblico e dunque asseritamente non obbligato a rispettare un obbligo che il codice civile impone agli operatori economici? E da quando “ favorire” alcuni fornitori rispetto a tutti gli altri è una pratica giuridicamente legale e politicamente opportuna ? Ovviamente identico discorso, mutatis mutandis, va imputato anche al Ministro Poletti: che brinda , in quella cena, all’avvenuto incasso del netto ricavo da parte della sua cooperativa, ma ben sapendo essere quell’incasso il frutto di un vero e proprio reato penale . Anzi Poletti, notoriamente nato e cresciuto nelle cooperative e dunque smaliziato nell’amministrazione finanziaria , assume , nei confronti di Alemanno, uno spessore di colpevolezza infinitamente maggiore rispetto a quella di un subornato Alemanno, al quale pare del tutto naturale – bontà o ingenuità sua - privilegiare un fornitore a scapito di tutti gli altri e regalargli anche un ulteriore costo certo non previsto in nessun contratto. Perché avere indotto in errore un amministratore, fino al punto di fargli infrangere il tabù della “ par conditio”, per ricavarne utilità, per sé o per enti ad esso riferibili , di vario genere, integra un reato penale ben preciso e ben noto a tutti che spazia dalla truffa fino alla concussione per induzione. Virus, preso nella morsa del dibattito fra Alemanno ed il Direttore de “ Il Messaggero” di Roma, non ha posto nella giusta evidenza un altro gravissimo problema che comunque questa inchiesta , spettacolare che sia , che crolli o meno davanti all’esigenza delle prove da mettere al posto dei troppi “ si dice” e delle incredibili millanterie ascoltate e profferite da possibili fanfaroni, ha scoperto una piaga maleodorante davanti alla quale vorrei chiedere oggi come si sentono le tante animucce belle e sante, così democratiche e sensibili alle esigenze popolari, da fare il tifo sa stadio a favore delle preferenze nelle votazioni politiche? Come vi sentite fanfaroni politici davanti allo scempio che proprio sulla preferenze sta distruggendo il P.D.? I soliti fanfaroni, i soliti italiani brava gente.
REPORT DI DOMENICA SCORSA. UNO SPETTACOLO INDECOROSO DELLA PREMIATA DITTA GABANELLI GRATTERI. Ma veramente un carcerato ci costa 4.000 euro al mese? Ma veramente i carcerati “ rifiutano il lavoro” ? Lo sostiene una certa coppia, la Dr.ssa Gabbanelli di RAI3 “Report” e quel P.M. con isteriche velleità da Torquemada del terzo millennio, al secolo il Dr Nicola Gratteri ,quando a “Report”, di domenica scorsa, ha dato ampia riprova del loro disdicevole vizietto di “ spacciare bugie” per prendere per i fondelli i meno preparati e della sua profonda e meschina disonestà intellettuale. Se facessimo anche noi i conti , per esempio, sui “cardiopatici assistiti “ con la stessa “ follia” con la quale la coppia ha stabilito e spacciato – su una televisione pubblica, non dimentichiamolo – come fosse vero che un carcerato ci costa al mese euro 4.000 ( per starsene mani in mano in cella!) e cioè sommando tutte le spese della sanità cardiologica, tutti gli stipendi dei cardio chirurghi, dei cardiologi e degli infermieri, tutte le spese di manutenzione dei centri operativi specializzati ( ecg, ecocardio, etc.) , dei macchinari necessari, etc. per poi dividerle per il numero dei cardiopatici assistiti , l’infarto verrebbe a noi, davanti ad una cifra spaventosa. Davanti alla quale verrebbe spontaneo esclamare che sarebbe necessario eliminare ogni cura pubblica per i cardiopatici, meglio lasciarli morire. Quando poi la coppia, alla “ Totò e Peppino” o, meglio, alla “Stanlio ed Olio”- o forse sarebbe preferibile il paragone con altra famosa coppia di imbroglioni patentati come “il Gatto e la Volpe” – spaccia come fosse “espressione del corpo mistico della verità” che “ i carcerati rifiutano il lavoro “ , generando, nei soggetti scarsamente informati o del tutto ignoranti circa l’argomento , il solito “ sospetto” del malaffare italiano, facendo intravedere il solito ladrocinio all’italiana, l’ascoltatore – già abbastanza lobotomizzato di suo per sopportare un Report su RAI3 – è bello che “ cucinato” a dovere per trovare ovvia e di bon senso la ricetta della coppia: lavoro obbligatorio per i detenuti. Ma la “ coppia” si guarda bene dal dire sull’argomento, la cosa più importante e cioè che la mancanza di un lavoro non va imputata ai detenuti , ma semmai tutta alla sola magistratura di sorveglianza la quale , dati statistici del Ministero di Giustizia alla mano, di permessi lavorativi ai detenuti ne concede con il contagocce. Sapete come si chiama tutto questi? “ Lavori forzati”, roba da Cayenna, da Siberia comunista, mai usati nemmeno dal fascismo col “ confino” , ma d’uso quotidiano con il nazismo, in quei “campi” nei quali “ il lavoro nobilitava l’uomo”! Così , dopo aver fatto sfoggio di bugie ecco la coppia pavoneggiarsi in tutta la sua indecente disonestà , scatenando una guerra fra miserabili.Una guerra fra i milioni di imprenditori in crisi, impossibilitati ad assumere un lavoratore ( che deve essere pagato, con le dovute tariffe, contributi, illicenziabilità, liquidazione, ecc. ecc.) davanti alla possibilità di sfruttare “ il lavoro forzato del detenuto”. Ecco l’ennesimo tentativo di mettere gli ultimi contro altri ultimi, un divide et impera fondamentale per una mente illiberale e comunista perché permette di evitare i temi davvero importanti facendo focalizzare l’attenzione pubblica su argomenti ( lavori forzati) di sicuro impatto emotivo, ma, a conti fatti, decisamente di retroguardia rispetto ai veri problemi accantonati. Non crediate che gli italiani abbiano una corretta cultura sui temi carcerari, perché ogni volta che si parla di carceri italiane tenute in condizioni «disumane e degradanti» ti rispondono che, con la crisi economica, anche chi sta fuori dalle sbarre non se la passa bene e l’argomento ha scarsa presa su un’opinione pubblica sempre più cinica e individualista. E poi il successo è scontato, lo share s’impenna, se insinui anche il “ sospetto” che i carcerati sono dei nullafacenti che costano 4.000 euro la mese. Ma la pena, scusate, non dovrebbe servire a riabilitare il reo? Il che significa “ ricondurre nella casa della legalità chi ha sbagliato”. Ecco il principio illuminista e liberale che la coppia non arriva a comprendere: che la “ pena” serve solo per lo scopo che ho sopra indicato. E invece la coppia usa “ la pena” come elemento di ghettizzazione del reo, per criminalizzare “ chi sbaglia” ( ovviamente meno che per i loro amici , per i famosi “ compagni che sbagliano”), così da creare fossati che diventeranno invalicabili per una necessaria reintegrazione di chi “ ha pagato” con chi non ha sbagliato. E fare quattrini e ottenere consenso e visibilità speculando poi proprio sui nefasti effetti che le loro idee hanno prodotto. Report c’è stata domenica scorsa. L’hanno vista gli italiani, l’esercito dei cerebrolesi che la seguono. Hanno visto e sentito tutto quello che io sto ora descrivendo . Qualcuno ha forse manifestato qualche forma di indignazione ? Italiani, brava gente!