Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 31 gennaio 2014

-----------------------------LA LEGGE DEL TAGLIONE------------------------------------ Inesorabile, inarrestabile, la legge del taglione sta distruggendo l’Italia e travolgendo i suoi ridicoli sepolcri imbiancati . Che ci vuoi fare ? E’ la forza della storia, bellezza! Inizio, per pura cavalleria, dalle donne del P.D. che un grillino, ieri, ha sbertucciato,attribuendo l’unico motivo del loro seggio parlamentare alla loro arte di “esperte pompinare ”. Così quelle stesse educande dalle Orsoline che fino a qualche tempo fa scendevano in piazza a stracciarsi le vesti contro quel mandrillaccio di Arcore che di quella suprema arte femminile – del pompino per restare in tema M5s e P.D. – ipotizzavano avesse goduto – roba da maiali , da unfit, da “imbresendabili” n’est pas, Madame Lucia Annunziata ?- ora scoprono a loro spese cosa voglia dire e dove conduca titillare il corpaccione ipocrita del Paese, eccitare e solleticare il ventre viscerale di quel tumore maligno che ormai pervade come una immensa metastasi l’animo degli italiani,l’ipocrisia e la falsità calviniste che per venti anni loro stesse hanno contribuito ad inculcare nei lettori della stampa di sinistra, tipo Repubblica, L’Espresso, La Stampa, Il Corriere della Sera, Il Fatto, etc . La storia, maestra della vita, ammonisce “ Chi di pompino ferisce, di pompino perisce, mie care onorevoli donne del P.D.!” Tanto così per dire che a sinistra la coerenza è merce non solo rara, ma decisamente messa all’indice e vietata dal partito. E’ tollerata, a volte addirittura anche sollecitata un po’ di droga, ma la coerenza proprio no. Assolutamente. Discende tutto dal terzo teorema di Togliatti, quello che recitava “ tanto peggio per l’Italia, tanto meglio per il Pci”, teorema mai smentito dal Pci e dai suoi eredi e ripreso poi da tutti i segretari di quel partito, Berlinguer compreso ovviamente. Non so se ho qualche problema di memoria, ma non era proprio con questo M5s che il P.D. bersaniano, con la sua “ meravigliosa squadra di super esperti,qualcuno addirittura spacciato per “mago“( Speranza, Fassina, Gotor, ecc) ( roba da Staffelli!) che il P.D. voleva governare l’Italia a Febbraio e Marzo dell’anno scorso? Allora lo volete capire o no? Sono svariati decenni che provmo a far capire ai vari Cisl, Uil, Cgil, Landini, Camusso, comunisti duri e puri, sinistri ecologici e stalinisti, sinistra dossettiana di frequentatori di azioni cattoliche apparentemente asessuate ma sempre più ferocemente arrapate , etc, lo volete si o no capire una buona volta che “ difendere il posto di lavoro” è una battaglia persa dall’evoluzione del mondo e dal suo stesso svilupparsi e che bisogna cambiare , cominciando a difendere semplicemente “il lavoro”? L’esercito dei difensori del “posto di lavoro” (roba da mafia,tipo“quel posto è mio e guai a chi me lo tocca”!) ci ha fatto praticamente rimanere in mutande, ci sta facendo fallire. Per quest’ultima volta possiamo portare le ultime lenzuola buone al Monte di Pietà, ma dopo di che l’Italia non ha altro da impegnarsi o da vendere per sopravvivere. Avete distrutto il paese. Faccio qualche esempio,sapete la storia deve ricordare! Cominciamo dagli anni novanta, una serie di imprese italiane ricchissime, tutte svendute a quattro soldi dai nostri grandi governanti ( Amato, Ciampi, Prodi, etc) a quei signorotti che in bermuda aspettavano il rientro serale dei loro inviati(gli stessi nostri governanti del tempo o loro Grisi)sul piroscafo Britannia, alla fonda davanti a Portofino. Passo poi,tanto per sintetizzare,ecco: Valentino e la grande moda italiana , venduta in Francia, case vinicole vendute in Svizzera, Alitalia distrutta dai “capitani coraggiosi“tanto cari a D’Alema ed ora costretta a licenziare qualcosa come 1.900 persone se vuole gli arabi di Athid coi loro soldoni sonanti per respirare, un bel 40% delle attività del Ministero delle Poste,la Fiat che saluta e se ne va un po in Inghilterra ed un po’ in Olanda ma si compra Chrysler, Electrolux una multinazionale che un po’ brutalmente ha avuto la franchezza di dire la pura verità: che, a causa vostra, è impossibile produrre in Italia con la vostra presenza spossante, con quel po’ po’ di cuneo fiscale che è venti volte quasi quello medio europeo e con questa Magistratura! Termino con Giorgio Napolitano. Anche con lui la storia insegna e la legge del taglione funziona. Non fu sempre lui, eminenza del Pci da sempre, a spingere per la messa in stato d’accusa del Presidente Giovanni Leone insieme alla compagna Camilla Cederna ? Con accuse false, ovviamente, tanto che la Cederna , definitivamente condannata per diffamazione aggravata, sta ancora pagando, a piccole rate mensili, la pesante somma di risarcimento alla famiglia Leone deciso dal Tribunale. E non era sempre lui, eminenza fulgida del Pci, che nel non poi tanto lontano 1991 assediava, peggio di come oggi lui è assediato dal M5S, l’allora Presidente Cossiga minacciando di metterlo sotto accusa a causa della pretesa sua infermità mentale? Ha criminalizzato e sporcato due galantuomini, prima Leone e poi Cossiga, con false accuse, con ignobili e miserabili grida spagnolesche,si illudeva di passare valla storia come un fior di Presidente ed invece oggi raccoglie quel che ha seminato: la vergogna eterna,il pubblico disprezzo, nazionale ed internazionale. Alla stessa strega di come ha coperto di disprezzo e di vergogna sia Leone che Cossiga, due innocenti. Mai legge del taglione è stata più sacrosanta. ---------------CARO TRAVAGLIO TI SCRIVO, COSI’ MI DISTRAGGO UN PO’-------------------- Sulle intercettazioni fra Riina e quel tale Lorusso, o Lo Russo che sia, Travaglio ed Il Fatto raggiungono il massimo. Di cosa, siate voi a stabilirlo. Travaglio ed Il Fatto spacciano quell’imbroglio ( le intercettazioni fra quei due) come fosse Vangelo, ma i “messìa dei mascariamenti” leggono ed adorano,di quel Vangelo, solo una piccola parte, praticamente solo quella piccola parte che fa loro comodo. Tutto il resto nemmeno lo leggono. Così mentre il “messia dei mascariamenti ” scrive un romanzo per creduloni sulle fanfaronate ( o sfoghi)– quattro invettive rispetto a tutta la registrazione -di un vecchio boss ultra ottantenne,ormai da venti anni costretto al carcere duro (ed a morirci in quel carcere) proprio da quegli stessi uomini che vorrebbe vedere alla sbarra ed umiliati come complici della mafia( Mori, De Donno, etc),trasformando in “ sacrosante verità” delle semplici fanfaronate(o sfoghi)( le minacce a Di Matteo, il P.M. che eredita il processone sulla trattativa Stato – Mafia che da decenni tiene occupata la Procura di Palermo, quella che si fa prendere per i fondelli da un pataccaro come Ciancimino o da un barbierucolo di paese come Scarantino), tutto il lunghissimo resto di quelle registrazioni , tutte le altre numerose pagine di quel Vangelo, Travaglio ed Il Fatto nemmeno le leggono. Perché il “messia dei mascariamenti ” non spiega come mai se Riina è credibile quando minaccia Di Matteo poi non lo è più quando parla di Mancino? Perché Il Fatto e Travaglio si guardano bene dal pubblicare le parole di Riina , quelle :«Ma che vogliono sperimentare che questo... Mancino tratta, trattò con me, così... loro vorrebbero, così vorrebbero, ma se questo non è avvenuto mai... questo!».?E come mai Travaglio ed Il Fatto nulla dicono sulla Boccassini la quale a proposito delle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino, denuncia le omissioni e gli errori dei pm rispetto alle sue dichiarazioni?E come mai Travaglioed Il Fatto,che vorrebbero “ coraggiosamente” scaricare le responsabilità, alle quali allude la Boccassini sull’ortolano del caso, cioè sulla polizia giudiziaria,nemmeno hanno il coraggio di replicare alla stessa Boccassini che stronca i loro vaneggiamenti con un bel «Il dominus dell'indagine resta sempre il pubblico ministero". La polizia non ha alcun peso sulle indagini, solo i pm o magistrati possono e debbono dare le direttive!Infatti da quando pensano di poter fare tutto loro,la giustizia è andata a rotoli ! Sono i pm che devono aver deciso di andare avanti con Scarantino. Non possiamo immaginare un paese dove un investigatore può far soccombere l'autorità giudiziaria. Se così fosse, sarebbe grave».? Già, coma mai? Indovinatela, oh grulli!!!!! Insomma, per i due messia delle mascariate, Travaglio ed Il Fatto, Riina è credibile a corrente alternata, solo per quello che fa comodo a loro ed ai loro amichetti in toga e tocco. Cosa ci dice il Principe delle mascariate Travaglio su questo ? Cosa ci dice Il Fatto sul punto? Fino ad oggi, nulla, nisba, zero. Come scriveva il Giusti “ Che fa il nesci, Eccellenza, o non l’hai letto? Ah!Intendo! Il suo cervel, Dio lo riposi, in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato”!!!! E perché e come mai i “messia delle mascariate ” ignorano proprio del tutto la pur corposa e copiosa parte delle registrazioni di Riina e Lorusso su Messina Denaro e le sue considerazioni sulla nuova mafia? Come mai i due messia delle mascariate non accendono i loro illuminanti fari su queste affermazioni di Riina«A me dispiace dirlo questo... questo signor Messina (Matteo Messina Denaro, ndr) questo che fa il latitante che fa questi pali eolici, i pali della luce, se la potrebbe mettere nel c... la luce. Ci farebbe più figura se la mettesse nel c... la luce e se lo illuminasse, ma per dire che questo si sente di comandare, si sente di fare luce dovunque, fa luce, fa pali per prendere soldi ma non si interessa...”? Alla spasmodica ricerca di qualsiasi cosa possa arrecare il seppur minimo appiglio alla famosa e fumosa “trattativa Stato – Mafia”,ai due professionisti del mascariamento delle verità gliene può fregare di meno di Riina e di quello che effettivamente Riina dice con Lorusso.Al duo dei mascariatori professionisti basta solo svolgere il loro compitino assegnato loro dai padroni: rimpolpare mediatamente, per i grulli che abboccano,l’inchiesta su Stato e Mafia, distrutta dalla condanna del suo principale sostenitore,Ciancimino jr. e dalla prima assoluzione del Generale Mario Mori. Così questi sedicenti combattenti della mafia – professionisti ben pagati dell’antimafia di facciata, militante, alla Borsellino brother – preferiscono tacere sugli affari della mafia nella finta energia pulita. Eppure Riina sull’energia e sui pali dell’eolico dice cose che dovrebbero allarmare. Invece i due mascariatori professionisti accusano di volta in volta di collusione con la mafia politici, assessori, sindaci, parlamentari ed addirittura ministri,presidenti del consiglio , imprenditori grandi e piccoli, poliziotti ed ufficiali dei carabinieri, mentre due "razze di capitani coraggiosi"sembrano esser immuni da ogni peccato per i due mascariatori. Indovinate chi sono????? Ma sì, propri loro , quelli che fanno sostanziosi affarucci con l'eolico e col solare, proprio là dove la mafia nuova di Matteo Messina Denaro, come sostiene Riina,sembra andare a nozze,a far soldi a palate con gli appalti. E sapete chi in Italia produce o vende questa roba?Vi dice nulla un nome,Sorgenia ed un finanziere italiano con residenza in Svizzera che è anche un protetto dalla Magistratura?Qualcuno ricorda quel bel cadeau,robetta di più di cinquecento milioni di euro,di un annetto fa da parte di un Tribunale monocratico a De Benedetti Carlo a spese di Berlusconi? O una accertata evasione fiscale di 250 milioni di euro da parte dello stesso De Benedetti che nessun Magistrato ha visto e perseguito con lo stesso zelo come quell’altra da sette milioni? Ah!!!Dimenticavo! Ora capisco! Stiamo parlando niente di meno che della tessera numero 1 del partito P.D. e del padrone di Repubblica, dell’Espresso. Già! Il conflitto di interesse è roba buona solo per Berlusconi! E poi, diavolo, va bene qualche guerriciola a sinistra, ma Dio santo, fra cani non si mozzicano!!!
Ma il M5s non era “ antisistema”? Non avrebbe dovuto “rovesciare il tavolo”? Invece vorrebbe mandar via Napolitano. E senza volere modificare l’elezione del capo di stato. Dunque il M5s accetta gli accordi, le combine, i veti, le reciproche intimidazioni che bloccano le prima quattro votazioni del CdS! Così dalla quinta votazione il M5s spera di imbrogliare con qualche cespuglietto per portare il suo uomo al Colle. Lo ripeto e lo scrivo da anni: Napolitano “usa” tutte le zone d’ombra, tutte gli escamotage che la così detta “ Costituzione più bella del mondo”, essendo proprio per questo la peggiore del mondo, gli consente per togliere, per rapinare, per stuprare il vero ed unico diritto che qualifica un sistema istituzionale in una “DEMOCRAZIA”: cioè che la decisione e cioè il voto spetta solo e sempre al popolo. Ritengo sufficiente per integrare la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica il suo contributo da Capo di Stato nel costringere alle dimissioni il Governo Berlusconi nel 2011 ( le mie motivazioni saranno dettagliate nel concreto a tempo debito) senza che quel Governo fosse stato “prima” sfiduciato dal Parlamento. Un’azione premeditata, col il concorso di più persone che ha mirato non solo a violare l’articolo 1 ,secondo comma, della Carta ma che ha gettato enorme discredito internazionale sul nostro Paese esposto al ludibrio mondiale come un Paese dove non v’è alcuna certezza del Diritto e nemmeno della Costituzione. Ma tutto questo avrebbe solo il retrogusto amaro di una vendetta ed io non cerco vendette, ma giustizia. Dunque processare e cacciare Napolitano certamente ma solo se si modifica anche il sistema dell’elezione del Capo dello Stato. Che va eletto dal popolo e non stabilito dagli accordi di corridoio fra M5s e qualche cespuglio in cerca di cibo. ------------CARO TRAVAGLIO TI SCRIVO, COSI’ MI DISTRAGGO UN PO’----------------------- Sulle intercettazioni fra Riina e quel tale Lorusso, o Lo Russo che sia, Travaglio ed Il Fatto raggiungono il massimo. Di cosa, siate voi a stabilirlo. Travaglio ed Il Fatto spacciano quell’imbroglio ( le intercettazioni fra quei due) come fosse Vangelo, ma i “messìa dei mascariamenti” leggono ed adorano,di quel Vangelo, solo una piccola parte, praticamente solo quella piccola parte che fa loro comodo. Tutto il resto nemmeno lo leggono. Così mentre il “messia dei mascariamenti ” scrive un romanzo per creduloni sulle fanfaronate ( o sfoghi) – quattro invettive rispetto a tutta la registrazione - di un vecchio boss ultra ottantenne, ormai da venti anni costretto al carcere duro (ed a morirci in quel carcere) proprio da quegli stessi uomini che vorrebbe vedere alla sbarra ed umiliati come complici della mafia ( Mori, De Donno, etc),trasformando in “ sacrosante verità” delle semplici fanfaronate (o sfoghi) ( le minacce a Di Matteo, il P.M. che eredita il processone sulla trattativa Stato – Mafia che da decenni tiene occupata la Procura di Palermo, quella che si fa prendere per i fondelli da un pataccaro come Ciancimino o da un barbierucolo di paese come Scarantino), tutto il lunghissimo resto di quelle registrazioni , tutte le altre numerose pagine di quel Vangelo, Travaglio ed Il Fatto nemmeno le leggono. Perché il “messia dei mascariamenti ” non spiega come mai se Riina è credibile quando minaccia Di Matteo poi non lo è più quando parla di Mancino? Perché Il Fatto e Travaglio si guardano bene dal pubblicare le parole di Riina , quelle : «Ma che vogliono sperimentare che questo... Mancino tratta, trattò con me, così... loro vorrebbero, così vorrebbero, ma se questo non è avvenuto mai... questo!».? E come mai Travaglio ed Il Fatto nulla dicono sulla Boccassini la quale a proposito delle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino, denuncia le omissioni e gli errori dei pm rispetto alle sue dichiarazioni ? E come mai Travaglio ed Il Fatto , che vorrebbero “ coraggiosamente” scaricare le responsabilità, alle quali allude la Boccassini, sull’ortolano del caso, cioè sulla polizia giudiziaria , nemmeno hanno il coraggio di replicare alla stessa Boccassini che stronca i loro vaneggiamenti con un bel «Il dominus dell'indagine resta sempre il pubblico ministero. La polizia non ha alcun peso sulle indagini, solo i pm o magistrati possono e debbono dare le direttive ! Infatti da quando pensano di poter fare tutto loro, la giustizia è andata a rotoli ! Sono i pm che devono aver deciso di andare avanti con Scarantino. Non possiamo immaginare un paese dove un investigatore può far soccombere l'autorità giudiziaria. Se così fosse, sarebbe grave».? Già, coma mai? Indovinatela, oh grulli!!!!! Insomma, per i due messia delle mascariate, Travaglio ed Il Fatto, Riina è credibile a corrente alternata, solo per quello che fa comodo a loro ed ai loro amichetti in toga e tocco. Cosa ci dice il Principe delle mascariate Travaglio su questo ? Cosa ci dice Il Fatto sul punto ? Fino ad oggi, nulla, nisba, zero. Come scriveva il Giusti “ Che fa il nesci, Eccellenza, o non l’hai letto? Ah!Intendo! Il suo cervel, Dio lo riposi, in tutt’altre faccende affaccendato, a questa roba è morto e sotterrato”!!!! E perché e come mai l “messia delle mascariate ” ignorano proprio del tutto la pur corposa e copiosa parte delle registrazioni di Riina e Lorusso su Messina Denaro e le sue considerazioni sulla nuova mafia? Come mai i due messia delle mascariate non accendono i loro illuminanti fari su queste affermazioni di Riina«A me dispiace dirlo questo... questo signor Messina (Matteo Messina Denaro, ndr) questo che fa il latitante che fa questi pali eolici, i pali della luce, se la potrebbe mettere nel c... la luce. Ci farebbe più figura se la mettesse nel c... la luce e se lo illuminasse, ma per dire che questo si sente di comandare, si sente di fare luce dovunque, fa luce, fa pali per prendere soldi ma non si interessa...”? Alla spasmodica ricerca di qualsiasi cosa possa arrecare il seppur minimo appiglio alla famosa e fumosa “trattativa Stato – Mafia” , ai due professionisti del mascariamento delle verità gliene può fregare di meno di Riina e di quello che effettivamente Riina dice con Lorusso. A duo dei mascariatori professionisti basta solo svolgere il loro compitino assegnato loro dai padroni: rimpolpare mediatamente, per i grulli che abboccano, l’inchiesta su Stato e Mafia, distrutta dalla condanna del suo principale sostenitore, Ciancimino jr. e dalla prima assoluzione del Generale Mario Mori. Così questi sedicenti combattenti della mafia – professionisti ben pagati dell’antimafia di facciata, militante, alla Borsellino brother – preferiscono tacere sugli affari della mafia nella finta energia pulita. Eppure Riina sull’energia e sui pali dell’eolico dice cose che dovrebbero allarmare. Invece o due mascariatori professionisti accusano di volta in volta di collusione con la mafia politici, assessori, sindaci, parlamentari ed addirittura ministri , presidenti del consiglio , imprenditori grandi e piccoli, poliziotti ed ufficiali dei carabinieri, mentre due "razze di capitani coraggiosi " sembrano esser immuni da ogni peccato per i due mascariatori. Indovinate chi sono????? Ma sì, propri loro , quelli che fanno sostanziosi affarucci con l'eolico e col solare, proprio là dove la mafia nuova di Matteo Messina Denaro, come sostiene Riina, sembra andare a nozze , a far soldi a palate con gli appalti. E sapete .chi in Italia produce o vende questa roba ? Vi dice nulla un nome,Sorgenia ed un finanziere italiano con residenza in Svizzera che è anche un protetto dalla Magistratura ? Qualcuno ricorda quel bel cadeau, robetta di più di cinquecento milioni di euro, di un annetto fa da parte di un Tribunale monocratico a De Benedetti Carlo a spese di Berlusconi? O una accertata evasione fiscale di 250 milioni di euro da parte dello stesso De Benedetti che nessun Magistrato ha visto e perseguito con lo stesso zelo come quell’altra da sette milioni? Ah!!!Dimenticavo! Ora capisco! Stiamo parlando niente di meno che della tessera numero 1 del partito P.D. e del padrone di Repubblica, dell’Espresso. Già! Il conflitto di interesse è roba buona solo per Berlusconi! E poi, diavolo, va bene qualche guerriciola a sinistra, ma Dio santo, fra cani non si mozzicano!!!

martedì 28 gennaio 2014

--------------A PROPOSITO DI SHOA , PRESIDENTE NAPOLITANO---------------------------- Mi chiedo, incredulo ed ormai esausto, ascoltando ieri le scontate e stucchevoli lamentele del Presidente Napolitano, le solita minestrina riscaldata. mi chiedevo, ormai ridotto all’esasperazione, se ci sia proprio tutto questo bisogno che ogni anno, da quasi settanta anni, i soliti noti si impanchino col ditino alzato e ci ammoniscano di “ non dimenticare” la tragedia del popolo ebraico nei campi hitleriani di sterminio? C’è forse qualcuno che possa averla dimenticata? Giusto un matto! C’è forse qualcuno che possa, per esempio, aver dimenticato la guerra nel Vietnam? O c’è forse bisogno che qualche sepolcro imbiancato stia lì a ricordarci, una volta l’anno, la seconda guerra mondiale? Non siamo forse in grado di ricordare tutto da soli? E non c’è forse la storia, come materia di studio e d’insegnamento nelle scuole italiane , che abbia lo scopo di tramandare queste conoscenze ai giovanissimi? Poi , d’improvviso, mi sono ricordato che vivo in Italia , dove, faccio solo qualche esempio, nel così detto “ programma di storia” per scuole ed Università italiane il massacro nelle foibe da parte dei comunisti italiani e titini è stato accuratamente e premeditatamente tenuto nascosto, taciuto per secoli. Non voglio perdermi nella macabra contabilità dei cadaveri per paragonare il numero degli ebrei italiani massacrati nei campi di sterminio nazisti con quello degli innocenti italiani che i comunisti massacrarono in quei campi di concentramento comunisti che furono le foibe triestine. Chi coltiva simili sadici interessi i vada pure a leggersi Hannah Arendt . E cosa dire, infine, della falsa, ipocrita ma beatificante ed agiografica rappresentazione dell’unità d’Italia dovuta ai famosi Mille, altra pagina di imperitura vergogna imposta nei programmi di storia ? E del rapimento e massacro di Aldo Moro, ancora oggi e dopo ben cinque processi giudiziari, spiegato, da pseudo storici di parte , come una questione tutta interna alla DC e relativa ai suoi rapporti con gli Usa e l’immancabile Cia ? E della madre di tutte le falsità storiche, quella favoletta che l’Italia dovrebbe la sua libertà dal nazifascismo alla sola resistenza rossa, tanto da coniare la rituale frase “ la liberazione nata dalla resistenza”? E come mai del filosofo Giovanni Gentile si divulga a palate il suo sostegno alla Repubblica Sociale Italiana ( come se coltivare un’opinione non omologata sia reato!) ma si tace e si sorvola spesso sulla sua morte? Più veri e propri “ programmi di imbonimento e di ammaestramento culturale ” che programmi di “ insegnamento” dunque. Per non star lì, poi, a rivangare tutti gli attacchi, le diffamazioni, le denigrazioni, le criminalizzazioni, le minacce cui sono stati esposti e sottoposti quei pochi e coraggiosi intellettuali, giornalisti e studiosi che svelarono al mondo , dopo un quarantennio di silenzio e vergogna, le atrocità e la contabilità mortuaria delle foibe, i patti criminali con mafia e camorra che permisero l’unità del Paese, la vera e propria “ condanna a morte ” che il Pci emise nel 1944 contro Gentile a causa delle sue idee ( nemmeno Mussolini osò arrivare a questo punto con Gramsci ) sentenza di morte che fu diligentemente eseguita da Faciullacci e Martini, il 15 aprile del 1944, la reciproca solidarietà ed omertà fra “partigiani rossi” e “ partigiani democristiani”, quella impostura culturale e storica del “ resistenzialismo rosso” come padre dell’Italia libera, che ha rappresentato il collante protettivo e trasversale fra il Pci e la Dc che , come una vera e propria “ ragion di stato occulto”, ha contribuito a creare le “nuove Brigate Rosse” di Moretti che, sotto il comando e la regia dell’Stb cecoslovacco, rapirono ed uccisero Aldo Moro. L’accondiscendenza del Pci e dei suoi eredi verso il popolo italiano di religione ebraica , come quella che Giorgio Napolitano, da sempre come eminenza grigia del Pci sotto le sue varie sigle e da otto anni come Capo di Stato, fulgidamente rappresenta ed incarna, è certo fastidiosamente invadente, ma del tutto apparente, falsa, farisaica, pelosa ed ingannevole. Gonfia di retorica come pretende ogni funzione religiosa di qualsiasi credo religioso, come s’addice a chi voglia usare la pseudo sacralità di un ritualismo di tipo tribale che alla lunga fidelizza e soffoca le menti deboli dei seguaci; subdola, come sempre è stata ogni azione che provenga da un comunista cresciuto nel brodo culturale del marxismo e dunque in quello della “ doppia morale togliattiana”. Nulla ha mai detto, Signor Presidente, per esempio, per ammonirci a ricordare , con o senza identica retorica enfasi divinizzante, su tutti gli attentati dei palestinesi compiuti in Italia, come quello sanguinario all’aeroporto di Fiumicino, come l’attentato alla Sinagoga di Roma dove morì il giovane ebreo Gay o come l’assalto alla nave Achille Lauro con l’omicidio del cittadino americano di religione ebraica Leon Klinghoffer , accaduti negli anni settanta ed ottanta, tutti colpevolmente nascosti dall’accordo consociativo fra Dc e Pci , come la sporcizia del pavimento, sotto il tappeto dell’oblio storico e tutti lasciati incredibilmente e sfacciatamente impuniti. Mai che abbia speso anche una sola parola di perdono , Signor Presidente Napolitano per aver avallato e sottoscritto o quando meno condiviso , altro esempio vergognoso, quel famigerato “Lodo Moro” stipulato dai governi d’epoca con l’OLP , la formazione terroristica palestinese guidata allora da Arafat, col quale Lodo ,la Dc ed il Pci concedevano all’OLP l’uso del nostro territorio come tranquillo deposito delle loro armi e dei loro ordigni terroristici, ottenendone in cambio la falsa promessa di tenere il popolo italiano al riparo da sanguinosi attentati terroristici , accordo che però ignobilmente escludeva dalla protezione proprio gli italiani di religione ebraica , così di fatto consegnati da Pci e dalla Dc ai loro boia terroristici. Mai che avesse alzato il ditino presidenziale dell’ammonimento per svelare le menzogne storiche che il suo Pci ha imposto al Paese elevando al rango di padri della patria , al rango di Onorevoli e Senatori , al rango di persone degne delle grazie presidenziali conclamati delinquenti e pluriomicidi come quel Mefisto , quel “compagno” Moranino che in tempo di pace si dedicava alla caccia di inermi civili sospettati di aver avuto simpatie per il passato regime o di sacerdoti e che poi, senza alcun processo, impiccava e fucilava, non solo fatto dal Pci prima fuggire e riparare in Cecoslovacchia , non solo poi reso impunito sempre dal Pci con la sua “nomina” a Senatore ma addirittura anche graziato dal “ compagno Presidente” quel tal Sandro Pertini sul quale è arrivata ormai l’ ora di svelare la commendevole esistenza; come Rosario Bentivegna e Carla Capponi , autori, nei bui anni quaranta cinquanta dell’attentato di Via Rasella a Roma, un codardo agguato contro militari tedeschi disarmati, che nessun vantaggio portò alla popolazione già sofferente ma tanti ne apportò allo stesso Pci e che provocò, come prevedibile ritorsione ( la legge della guerra era quella ) l’eccidio delle Fosse Ardeatine ( furono fucilati trecento e passa italiani, molti dei quali civili ), i quali anziché essere emarginati per aver provocato coscientemente e vigliaccamente tante vittime ( avrebbero potuto consegnarsi, avrebbero evitato la rappresaglia) furono dal Pci di Napolitano premiati con seggi parlamentari, con immunità parlamentari,con relativi vitalizi e con le solite Medaglie D’Oro resistenziali elargite a delinquenti, ad assassini, a veri e propri boia e carnefici. La verità storica dei fatti reali, spogliata delle stucchevoli ritualità santificanti costruite da prezzolati aedi, dice che in Italia il consociativismo fra Dc e Pci ha fondamentalmente disprezzato il popolo italiano di religione ebraica, arrivando a consegnarlo proditoriamente e premeditatamente al nemico arabo palestinese con quell’immondo Lodo Moro, mentre usava toni suadenti di pelosa e falsa benevolenza quando poteva sfruttare la sua persecuzione come arma per la propria propaganda politica con la quale pretendeva di assicurarsi la esclusiva paternità di vincitore del nazifascismo. Se poi andiamo in politica estera la cosa appare anche addirittura ridicola perché sempre quel consociativismo fra il Pci ed la Dc ha sostenuto i nemici di Israele, coloro che vogliono cancellare dalla faccia della terra quella terra ed il suo popolo in nome di quell’antisemitismo da cui è permeato il pensiero comunista. E allora, signor Presidente Napolitano, ma di che shoa va lamentando, se in Italia ed all’estero, Lei e la sua fazione politica siete sempre i boia del popolo ebraico? ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ --------------------------DEDICATA AL DR CANZIO------------------------------------- Bene e così anche il presidente della Corte d'Appello di Milano Giovanni Canzio s’è assicurato il suo bravo quarto d’ora di celebrità, le prime pagine di Repubblica, de Il Fatto, anche del Corriere della Sera, dell’Unità, etc. Secondo questo Signore dunque, guai a criticare la giustizia, guai a criticare i suoi ritardi secolari, le sue storture, guai ad avere un’ idea di quello che dovrebbe essere la vera giustizia. Insomma, la dissidenza è un reato, o quasi. Lesa Maestà. Ma calma, ci ha detto il Dr Canzio, c’è lui che ci pensa, c’è lui che pensa a crocchiarlo a dovere questo maledetto Berlusconi che osa criticare la giustizia italiana, che osa addirittura delegittimarla, osa svelare i suoi errori, osa parlare di “ giudici impuniti”, osa, il maledetto !! Ma ora ci pensa lui, Canzio, a metterlo a dargli la lezione che si merita. Vostra Eccellenza non mi stia in cagnesco! Una volta, a Roma, si diceva , a chi fosse preda di deliri di onnipotenza come il suo ,” ma ti credi d’essere? Cacini?” Senta Canzio, pensate a lavorare invece di continuare a nascondere le vostre responsabilità dietro il solito Berlusconi. Ancora e sempre con questa solfa! Guardi che Berlusconi non c’entra col fatto che le carceri sono piene di innocenti, la colpa è solo dell’uso immondo che voi Magistrati avete fatto della carcerazione preventiva. Guardi che l’affollamento delle carceri non è dovuto a Berlusconi, ma sempre ai Magistrati come Lei che usano, ormai dal 1992 , la carcerazione preventiva come mezzo di estorsione e di tortura. Guardi che Berlusconi non c’entra nulla con la bellezza di trecentomila reati l’anno che Voi Magistrati lasciate impunemente cadere in prescrizione. Guardi che Berlusconi non c’entra niente ( faccio un solo esempio per brevità) con un anno di galera preventiva che avete fatto scontare ad uno Scaglia che era innocente. Guardi che Berlusconi non c’entra niente con la vostra immorale e disgustosa totale impunità medioevale. Insomma, Dr Canzio, guardi che Lei ed i Magistrati come Lei, si delegittimano da soli, basta farvi parlare.

domenica 26 gennaio 2014

TRATTATIVA STATO – MAFIA,REGISTRAZIONI LORUSSO – RIINA. A CHE GIOCO STANNO GIO CANDO ALLA PROCURA DI PALERMO E NEL SUO GIORNALE? ---------------------------------------- Rileggendo le registrazioni ed i vari commenti sulla faccenduola di Lorusso e di Riina , mi sono reso conto come sia indispensabile, per la dignità di questo Paese, che sulle parole di Totò Riina, e sul meccanismo con il quale sono state acquisite si faccia estrema chiarezza. E subito. Alberto Lorusso, un boss della Sacra corona unita, detenuto al 41 bis, parla ( a me sembra che voglia imbeccare il vecchio capomafia )con Riina. E chi è questo Signore, poi? Se fosse vero che sia un provocatore, una sorta di spia infiltrata ( ci credo poco che questo giochetto possa passare inosservato in un carcere come quello di Opera) per conto di chi e di quale apparato dello stato ha agganciato il vecchio mafioso? Qual era la missione di Lorusso? Mafia e potere pubblico si sono sempre reciprocamente intersecati nella storia di questo Paese. Si veda, per tutti, l’inchiesta “ Mafia ed Appalti” che il Gen. Mario Mori ed i ROS costruirono, nei primi anni novanta, per combattere il potere mafioso ed il colluso potere economico e politico ( con nomi, cognomi, aziende, fatti, transazioni, etc) ma che la Procura di Palermo s’ affrettò ad archiviare , senza ulteriori indagini, solo dopo tre mesi la morte di Falcone e di Borsellino. Quando, negli anni a venire, la Magistratura italiana penserà a fare solo il suo lavoro, quello che la Costituzione le assegna ed abbandonerà, se mai questo sogno s’avverasse , i suoi attuali intenti politici, forse da quel giorno si guarderà la storia degli anni novanta con intento e sguardo sereni e finalmente si accerteranno le troppe verità nascoste che affossano l’Italia nel pozzo dei misteri ( Moro, Piazza Fontana, Calabresi, Italicus, Stazione Bologna, Brigate Rosse, Gladio Rossa, Unità d’Italia, Falcone, Borsellino, Lima, etc) e verrà fuori finalmente la vera ragione per cui sono morti Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino poi. Ragione che, a mio personale giudizio, è duplice, ma nessuna delle due è stata (volutamente?)svelata nei Tribunali italiani: l’indagine su Mafia e Appalti condotta dai carabinieri del ROS del Generale Mario Mori e l’indagine sull’oro di Mosca condotta da Falcone sul riciclaggio dei fondi occulti del Pci italiano, motivo per il quale proprio nel giugno del 92 Falcone doveva recarsi a Mosca, dove aveva un importante incontro con il Procuratore russo. Inizio dall’inchiesta su “ Mafia e Appalti” per arrivare – un filo rosso sangue lega tutto – alla fumosa inchiesta della Procura di Palermo sulla “trattativa Stato – Mafia”. L’’inchiesta su “ Mafia ed Appalti” è una delle vicende oscure ed imbarazzanti e dunque più taciute e nascoste, avvenute tutte all’interno della Procura di Palermo, una vicenda soffocata tra segreto di Stato e condizionamenti della mafia, tra soldi e potere , che si fa improvvisamente chiara, quando leggiamo quell’indagine da cui tutto ha avuto origine e che ha portato i Giudici istruttori, appunto sia Falcone prima che Borsellino poi, alla morte e i suoi autori, l’allora colonnello Mario Mori e l’allora il capitano Giuseppe De Donno a un ventennio di processi a loro carico. I passaggi di cui sopra sono tutti certificati e agli atti dei tribunali Il ROS depositò alla Procura della Repubblica di Palermo l’informativa Mafia e Appalti il 20 febbraio 1991 , molto prima che in Sicilia si scatenasse la guerra del 1992 .In quell’informativa , sulle connessioni tra politici, imprenditori e mafiosi il ROS rivelava l’esistenza di un comitato d’affari illegale e faceva i nomi di società e persone coinvolte. - Ecco Falcone sull’inchiesta “Mafia e Appalti” Il deposito di Mafia e Appalti alla Procura di Palermo fu richiesto espressamente da Giovanni Falcone, il quale all’epoca stava passando da quella Procura alla Direzione degli Affari Penali del Dipartimento di Giustizia di Roma: il Giudice raccomandò personalmente ai carabinieri del ROS di depositare subito quelle carte, poiché ritenute cruciali per spiegare le connessioni tra mafia e politica, lo ricorda lo stesso giudice durante uno specifico convegno tenuto a Palermo nei giorni 14 e 15 marzo del 1992, al Castello Utveggio: “la mafia è entrata in borsa” disse in quella occasione e ricordando le sue raccomandazioni pubblicamente, solo due mesi prima di saltare in aria. Ma quelle carte dei ROS “scottavano” e provocarono imbarazzo e indecisione da parte della Procura di Palermo. Le prove di tali fatti sono tutti elencati in questa breve nota. Infatti all’inizio , sulla base di quella informativa, quella Procura emise in data 7 Luglio 1991 solo 5 provvedimenti di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso, mentre tutta l’informativa dei ROS ne suggeriva addirittura e ben 44 . Si legge nei diari di Falcone a proposito dell’inchiesta “Sono scelte riduttive per evitare il coinvolgimento di personaggi politici”. Risulta, dalle ammissioni degli indagati e dalla documentazione prodotta dai loro legali, che, contrariamente a quanto dispone la Legge , ai difensori dei 5 arrestati fu indebitamente consegnata l’intera informativa del ROS (si tratta di un fascicolo corposo,parliamo di circa 890 pagine più 67di appendice, dunque comprensiva di tutte le 44 persone oggetto d’indagine), anziché i soli suoi stralci e dei soli passaggi relativi alle loro posizioni. Con ciò fu svelata agli stessi indagati tutta l’architettura investigativa complessiva, con i nomi di tutti i soggetti coinvolti e dunque si vanificò sostanzialmente l’intera indagine avendo consegnato nelle mani degli accusati le armi per difendersi. Siamo all’estate del 1991 e la Procura di Palermo tradisce il riserbo necessario, vuol fare naufragare l’inchiesta Mafia e Appalti. Che viene così svelata e tradita. Fate attenzione alla successione delle date, in questa storiaccia la consecutio temporum è basilare. Il tempo necessario per la mafia di studiare bene quella lunga e complessa informativa, diciamo giusto sei, sette mesi. Dopodiché a Palermo, si scatena l’inferno e comincia a scorrere il sangue. Il primo a morire il 12 marzo 1992, fu Salvo Lima, il proconsole andreottiano in Sicilia,che, ormai spiazzato da quelle rivelazioni , non solo non poteva più garantire per la mafia, ma era divenuto un pericoloso e potenziale traditore. Dopo una ventina di giorni , il 4 aprile successivo, toccò ad un oscuro maresciallo, a Giuliano Guazzelli, ucciso perché - su esplicita richiesta - rifiutò di stemperare le accuse contro Angelo Siino, uno dei 5 arrestati di Mafia e Appalti e ritenuto dal ROS “l’anello di congiunzione tra mafia e imprenditoria”. Dopo un mese e mezzo, il tempo per preparate tutto, ed il 23 maggio toccò allo stesso Falcone. Dopo quasi due mesi, il 19 luglio 1992, fu la volta di Paolo Borsellino. - Borsellino e Ingroia Borsellino, il 25 giugno del ‘92, volle incontrare segretamente negli uffici del ROS gli autori dell’informativa, il colonnello Mori e il capitano De Donno, riferendo loro che l’inchiesta Mafia e Appalti era “il salto di qualità” investigativo che avrebbe permesso di individuare sia i responsabili della corruttela siciliana sia gli autori della morte di Falcone. Borsellino indicò proprio in Mafia e Appalti la causa della morte dell’amico giudice e chiese il massimo riserbo sull’incontro, in particolare nei confronti dei colleghi della Procura di Palermo, per timore di fughe di notizie. Dopo l’esperienza dell’inchiesta Mafia ed Appalti era il minimo che un Magistrato potesse richiedere. Fu peraltro lo stesso giudice Antonio Ingroia, intimo amico di Borsellino, che confermò alla Corte d’Assise di Caltanissetta , deposizione trascritta nei verbali di un processo, tutto ciò e che Borsellino era assolutamente convinto che, attraverso gli appunti di Falcone relativi all’inchiesta Mafia e Appalti, si sarebbero potuti individuare i moventi della strage di Capaci. Ulteriore conferma di tutto ciò si riscontra , in tempi successivi, nella deposizione di Giovanni Brusca, l’ autore materiale della strage di Capaci, il quale nel 1999 dichiarò alla DDA di Palermo che i vertici di Cosa Nostra erano “preoccupati delle indagini sugli appalti”. - La strana, precipitosa ed inspiegabile ’archiviazione” dell’inchiesta dei ROS “Mafia e Appalti” Il fatto più incredibile , più misterioso, più illogico per non usare il termine “ sospetto “ avvenne addirittura il 20 luglio del 1992, il giorno dopo la morte di Borsellino, proprio mentre i brandelli del suo cadavere venivano depositati in ordine sparso su un tavolo di marmo dell’obitorio: la Procura di Palermo deposita la richiesta di archiviazione dell’inchiesta Mafia e Appalti, nella parte in cui ci si riferiva a imprenditori e politici. Senza disporre ulteriori indagini. Neanche un mese ed arriva, puntuale, il decreto di archiviazione: era il 14 agosto 1992. Qualcuno ha forse avviato una inchiesta dentro la Procura di Palermo su questi fatti misteriosi? Mai. Sarebbe possibile abrogare l’archiviazione di un procedimento? In pura teoria, perché concretamente, spettando l’azione penale ai Magistrati e vista la competenza territoriale, il boccino sarebbe sempre nelle mani della Procura di Palermo. La velocità dell’archiviazione dell’inchiesta mafia ed appalti è dunque opera di tutta la Procura di Palermo. Cane non mozzica cane non appena Falcone e Borsellino sono finalmente morti o qualcosa d’ altro? - Irrompe Vito Ciancimino e la trattativa Stato – Mafia Proprio mentre la Procura di Palermo si dava da fare per sotterrare definitivamente l’inchiesta Mafia ed Appalti ( richiesta di archiviazione richiesta il 20 luglio 1992, ottenuta il 14 agosto 1992) , il 5 agosto 1992, dopo le stragi di mafia i carabinieri dei ROS avvicinarono Vito Ciancimino perché collaborasse alle indagini Mafia e Appalti, visto che Vito rivestiva da sempre, a Palermo, il ruolo di cerniera tra il mondo politico-imprenditoriale e quello mafioso. L’ex sindaco consentì e consegnò ai militari. il libro “Le Mafie” scritto dallo stesso Vito, dal quale emergeva una identità di risultati con quelli dell’inchiesta Mafia e Appalti dei ROS. Durante quegli incontri, Vito Ciancimino chiese ripetutamente di essere ascoltato dalla Commissione Parlamentare Antimafia, cioè dall’On. Luciano Violante. Nel mese di settembre del 1992 il Gen. Mori discusse dell’importanza dell’inchiesta investigativa relativa agli appalti ed alla mafia anche con Piero Grasso, all’epoca consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. Il 20 ottobre 1992 il Gen Mario Mori informò l’On Violante dei contatti con Ciancimino durante la sua audizione all’Antimafia e gli consegnò anche una copia del libro di Vito Ciancimino. Il 15 gennaio 1993 il Gen. Mori informò dei fatti anche il Giudice Giancarlo Caselli, poco prima che costui divenisse Procuratore della Repubblica . Sempre 15 gennaio del 1993 fu arrestato dal Crimor (una squadra speciale dei ROS guidata dal Capitan Ultimo) Salvatore Riina, il capo di Cosa Nostra. - Prime conclusioni In poche parole e sul processo della famosa e fumosa trattativa Stato – Mafia ora affidata al P.M. Nino Di Matteo. Come può essere credibile che vi sia stata una “trattativa segreta” del ROS finalizzata a favorire e ad agevolare in vario modo la mafia, quando erano stati proprio gli stessi carabinieri del ROS a svelare e fin dal 1991 la connessione mafia-politica attraverso l’indagine Mafia e Appalti e quando tali fatti erano stati portati a perfetta conoscenza dei più alti rappresentanti delle istituzioni italiane, come questa consecutio temporum, dimostra ? Per quale motivo, poi, uomini dello Stato, carabinieri, politici avrebbero voluto favorire Cosa Nostra? Forse per Salvatore Riina? Forse per pagare a Riina il prezzo di qualche preventivo suo favore ? Ma scusate , Totò u curtu è o non è in carcere da vent’anni grazie alle indagini del ROS? E non è forse vero che la mafia fa affari miliardari con gli appalti, scoperti grazie alle indagini dei Carabinieri , come sentiamo dire ogni giorno nei telegiornali , proprio come ritenevano Giovanni Falcone, Salvatore Borsellino e come penso ritenga anche il Generale Mario Mori ? Torniamo ad oggi, dunque, a Lorusso e Riina. Si è forse usato Riina per lanciare un messaggio? Riina, non poteva essere diversamente, parla di sangue, di omicidi, elogia Giorgio Napolitano, ma l’elogio di un pluriomicida è diffamazione pura. In siciliano, “mascariato fu”. Certo questa storiaccia fra Lorusso e Riina è strana sotto parecchi profili e farsi delle domande è doveroso. E’ forse per capire cosa succede nella mafia, a Palermo , che qualcuno ha mandato Lorusso a parlare con Riina ? E come mai è stato scelto questo Lorusso, altro gentiluomo della Sacra Corona unita pugliese e non un infiltrato? Quale compenso gli è stato promesso ?E da chi è stato scelto? Dal tenore delle registrazioni si capisce che Lorusso , mentre parla con Riina, è a conoscenza di fatti e circostanze di cui non dovrebbe sapere nulla, data la sua condizione di detenuto al 41 bis. Non solo, ma il Signor Lorusso dimostra anche di avere informazioni riservate, nella disponibilità di poche persone. Quali? Sa, per cominciare, che i magistrati di Palermo avrebbero voluto manifestare pubblica solidarietà al dottor Nino Di Matteo presentandosi tutti in aula nel corso di un’udienza. Questa è una informazione che era circolata solamente nelle mail private dei magistrati. Mi spiegate come mai il Signor Lorusso lo sa? Già, come mai lo sa? Sono state le telecamere e i microfoni che hanno registrato le immagini e la voce di Riina e Lorusso nel cortile del carcere di massima sicurezza di Opera. Dunque entrambi i due gentiluomini ben sapevano di essere videoregistrati, stanno lì da decenni! Ho anche notato che i due , Riina e Lorusso, nei video pubblicati su internet e nelle foto apparse sui giornali, andavano a parlare fra di loro sempre nello stesso angolo del cortile. Come mai vanno sempre lì ?In quel carcere tutti sanno che in quell’angolo ci sono i microfoni, perciò Riina sapeva d’essere registrato! E Lorusso? In breve, finché qualcuno non si degnerà di spiegare per chi lavorava Lorusso e quale fosse il suo mandato, il sospetto di una sceneggiata rimane. Riina confessa a Lorusso di voler uccidere un magistrato. E Lorusso, che collabora con lo stato, che fa? Lo ha denunciato alla polizia? Non lo so, ma se non lo ha denunciato vuol dire che non voleva si sapesse in giro, vuol dire che sta giocando un altro gioco. O forse, invece, che era del tutto superfluo denunciare perché tanto era tutto registrato. Insomma chi ha mandato Lorusso da Riina, qual era il suo compito e chi è questo signor Lorusso? Perché “Il Fatto Quotidiano” non ce lo spiega? ---------------MA GUARDA CHE FACCIA DI TOLLA!!!!-------------------------------------- Questo Stato mostruoso, onnivoro, che ci succhia il sangue ogni giorno per mantenersi, per sovvenzionare le sue amicizie e le sue clientele, è stato edificato dal 1945 fino al 1994 grazie al patto criminale di intesa fra la Dc ed il Pci di quei tempi i quali al di là delle apparenti diatribe che recitavano in Parlamento e talvolta nelle strade avevano assaggiato la bontà del “ dominio politico ed economico” sull’Italia non appena cessò il primo periodo del centrismo degasperiano, con le prime aperture a sinistra, fino ad arrivare a forme complesse di consociativismo puro. Dal 1994 ad oggi, quel tipo di Stato, onnivoro, devastato dalla corruzione prodotta dal proprio apparato burocratico, è sempre stato difeso, con qualsiasi mezzo, lecito ed anche illecito, con violenza inaudita cercando di criminalizzare l’unica forza che avrebbe voluto modificare questo tipo di Stato rappresentato sempre e solo dal centrodestra, dalla sinistra post comunista e post democristiana grazie alla complicità della Magistratura ideologizzata. Ora suscita pena , commiserazione,vomito ed anche ribrezzo la faccia da sedere con il quale “ Il Fatto Quotidiano”, giornale a ciclostile proprio di quelle Procure giudiziarie di cui sopra, oggi vorrebbe addossare ad altri tutte le proprie responsabilità, quelle, cioè, di aver difeso a cannonate lo statu quo, come il Tancredi del Gattopardo , quello che “ tutto cambi perché nulla cambi” . Stavano tutti a vivere nel bosco fra i sette nani di Biancaneve i signori Padellaro, Travaglio, Gomez, Tinti, etc. quando il Pci e la Dc pappavano e spartivano l’Italia e le sue risorse economiche fra gli amici e gli amici degli amici ed i signori Magistrati stavano distratti, salvo girarsi dalla parte giusta solo quando c’era da incassare stipendi, consulenze, profitti, incarichi, seggi senatoriali, poltrone varie, etc. Questa gente che ha ridotto alla fame questo Paese governandola insieme alla Dc nei suoi primi cinquanta anni e poi difendendola da ogni possibile sua riforma dal 1994 ad oggi, riparandosi pusillanimemente dietro l’alibi del “ dagli al Berlusconi” oggi ha anche il coraggio di parlare di “ sprechi” e di lamentare pure che la casta degli intoccabili pubblici dipendenti sia senza aumenti! Il boia che si finge vittima e gli imbecilli che si credono furbi nel credere a queste spudorate menzogne.

sabato 25 gennaio 2014

QUANDO UN POPOLO E’ GOVERNATO DA UOMINI CHE NON HA VOTATO O QUANDO VIENE FATTO SOGGIACERE AI VOLERI ED AI CAPRICCI DI UN SIMULACRO DI MAGISTRATURA, E’ VITTIMA DI UN COLPO DI STATO.------------------------------------------------------------------- A noi che vantiamo una certa età fa ringiovanire, ci sembra di rivivere la nostra fanciullezza, popolata di rastrellamenti tedeschi, dominata dal rumore caratteristico dei loro scarponi in marcia ,da quello delle loro camionette, dal rimbombo –in un Monte Verde Nuovo di Roma degli anni quaranta disseminato di villini liberty – di portiere d’auto sbattute e di voci metalliche, ordini come shoots, freddi, implacabili. A quei tempi bastava la parola di mia madre o di mio padre , l’abitudine ormai c’era ed era consolidata e metabolizzata dalla lunga fila di carri armati tedeschi parcheggiati tutti ,ordinatamente, lungo il Viale del Re, come allora si chiamava quello che oggi è Viale di Trastevere, quello che porta giù, dalla collina di Monte Verde , giù, fino alla Casa di Dante, fino alla statua del Belli, fino al fiume, fino al Ponte Garibaldi ed all’Isola Tiberina. Ecco oggi, dopo settantacinque anni, circa, tornano alla mente ed alla bocca parole che credevo ormai definitivamente espulse dal progresso, definitivamente sepolte , meglio dei rifiuti tossici in Terra di Lavoro, nell’oblio assoluto dove, settanta e passa anni di progresso civile mondiale, ritenevo avessero ormai relegato parole come “rastrellamenti”, come “ ostaggi”, come “retata”, come “ sospetto dunque reo” di Inquisitoria fascista,nazista e comunista memoria. Cosa bastava per far scatenare quei rastrellamenti, quelle retate dei fascisti e più tardi dei tedeschi se non, appunto, “il semplice sospetto” quando, non addirittura, la ritorsione o l’intimidazione ? Come anche prima dei tedeschi, con il regime fascista quando bastava inimicarsi il caposcala o il capo via o il capataz del posto per essere considerato “ scomodo”, “pericoloso”, seguito, controllato, occhiutamente spiato quando non anche sequestrato. Il reato non c’era o, quanto meno, era solo una supposizione se non addirittura un miserabile e razzista “ pregiudizio”, intanto andavi in carcere e così la Polizia , che sempre è il braccio violento della legge e del potere, aveva tutto il tempo di rovistarti casa, sgabuzzini, ripostigli, amicizie, di sputtanarti , di minacciare ed intimidire amici e vicini di casa, estorcendo loro mezze frasi ma sufficienti – per una giustizia gaglioffa e tirannica - per incastrarti ( altrimenti erano stracazzi tuoi). Cioè, intanto che si trovava il reato ipotizzato – o qualsiasi altro a portata di mano – tu eri al gabbio, eri segnato, morto: chi ti avrebbe più avvicinato se eri stato “ sospettato” dal regime? C’era il pericolo degli occhiuti spioni che ti seguivano, che annotavano le tue amicizie, i tuoi incontri, le tue frequentazioni. Insomma, tutta roba che credevo sepolta fra gli orrori della guerra. Ci ha pensato il Capo della Procura di Milano, il Dr. Bruti Liberati, faccia da crucco del Giusti , a farmi rivivere l’incubo: dice “ si tratta di un atto dovuto” che siano rastrellate cinquanta persone , Berlusconi compreso ovviamente, perché “ sospettate”di un qualche possibile reato. Ecco: sospettate. Io ti sospetto, la stampa diffonde che ti si addebitano svariati reati ( ma è solo un sospetto, le prove ancora non ci sono, quelle debbono venire dopo, si devono realizzare e materializzare solo nel corso del futuro processo) e tu, semplice sospettato ed innocente per la costituzione più bella del mondo , diventi un appestato ed un colpevole. Il Dr Bruti Liberati ha un cognome , Liberati, che appiccicato ad un Magistrato come lui, è puro ossimoro. Per chi stenta a capire, una contraddizione in termini perché il nostro Liberati a dispetto della etimologia del suo cognome, dovrebbe chiamarsi Schiavi e Truffaldini. E sapete per quale ragione semplice? Eccovela, la ragione , la truffa, l’imbroglio : perché affibbiarti alcune ipotesi di reato sul groppone e di questi “ sentori” farne la base giudiziaria per un tuo futuro processo che si terrà fra quattro o cinque anni ( e solo durante quel futuro processo dovranno venire fuori le prove della tua eventuale colpevolezza) è lo scempio dello Stato di Diritto, la negazione della Giustizia. Lo dovrebbero fare prima, i gaglioffi. Tu, dopo anche un solo anno di sputtanamento mediatico , figurati dopo due o tre, non solo sei distrutto, hai perso la famiglia, hai perso il lavoro, ti hanno revocato fidi bancari e prestiti fiduciari, sei dichiarato fallito ma a quel punto anche se ti assolvono per non aver commesso il fatto o archiviano addirittura il processo , ma tu ormai sei distrutto. Tutto qui l’imbroglio, la grande truffa, lo scempio del Diritto. Ma la gente italiana è gente di mondo, magari possiede anche una Laurea, magari breve,talvolta brevissima come la classica “ sveltina”, tal’altra comprata presso qualche supermercato universitario, raramente ottenuta per merito e studio, ma dentro resta il servo del potente, il servo della gleba, il suddito del “principe” che è sempre stato ( da Cavour alla Mafia al Papa Re e poi al potere politico, all’associazione a delinquere costituita fra Dc e Pci per dominare e spartirsi il Paese fingendo di combattersi e facendo vivere l’italiano come un parassita della società ), il tifoso, quello che accoltella chi tifa per la squadra avversa, quello dei Capuleti, dei Montecchi, dei Pazzi, dei Neri, della Contrada nemica, quello che fino a quaranta anni fa poteva uccidere la moglie supposta infedele e non era omicidio ma delitto d’onore , roba talebana, quello che va in chiesa a battersi il petto la domenica per “ usanza” ma vestito bene, tutto profumato, mentre scopicchia con mogli, amanti, servette e frequenta case di intolleranza o mignottone, quando non maschietti piglia inculo. Un popolo pieno zeppo di tanti Calvino, moralisti da strapazzo, sudditi psicologi di saccentoni cattivi maestri che han facile partita a inculcar nelle loro labili menti il pensiero unico corretto ed organico al potere politico ed economico del quale essi stessi sono i Griso ed il Nibbio o i picciotti. Che Berlusconi sia colpevole, per questi ammaestratori di cervelli a prescindere dalle inutili prove , per assioma, in questa contesto, nulla o poco importa. Quello che terrorizza è l’ignoranza della gentaglia che non si avvede della grande truffa e che anzi venera i propri carnefici. ------------------------MAGISTRATI PUNTELLATORI--------------------------------------- Seguendo la moda dei puntellatori – dicevo di quelli che stanno puntellando il processore Stato – Mafia, sparsi fra nuovi eroi alla Di Matteo e rimpiazzi di icone ormai ridicolizzate come Ciancimino, ingaggiati fra pluriassassini casalesi, – tanto cari a Travaglio, a Tinti, al partito dell’antimafia professionale del fratello di Borsellino, agli agitatori di un’ agenda rossa che poi era un semplice parasole da auto, ( ma avete sentito quante trasmissioni e quanto chiasso da trivio su questi Lorusso e Riina e sui presunti minacciosi messaggi contro il nuovo omerico ” prode Ettorre” Ninuzzo Di Matteo , uno che non ha arrestato nessun ricercato mafioso, solo aggredito gente come Mori, Contrada, De Gennaro, Capitan Ultimo, etc che di mafiosi ne avevano arrestati parecchi e mentre nessun giornale o mezzobusto arrapato di soldi e share sa neanche chi cazzo sia tale Dottoressa Principato ,una P.M. della Dda di Trapani che ha assestato colpi mortali al gruppo mafioso di Matteo Messina Denaro incarcerando tanti dei suoi da spiazzare la cosca e che, credo, ancora non abbia nemmeno la scorta) chiedo di focalizzare la vostra cortese attenzione su Massimo Cialente, che era stato costretto a rassegnare le sue dimissioni da Sindaco dell’Aquila perché una parte della sua Giunta è risultata implicata in una storiaccia ignobile di tangenti e malaffare per la ricostruzione post-terremoto, il quale d’incanto “va oltre ” la “questione morale” e ritira le sue pubbliche dimissioni con la facilità con cui berrei un sorso d’acqua, senza vergognarsi insomma, per il semplice fatto che , oltre alle pressioni dei partiti della Sinistra che lo invitavano a non mollare per non sbracare l’immagine del PD corrotto, è arrivato, puntuale e scontato ( ohhhhh! se era scontato!) l’immancabile puntello dei Magistrati di sinistra ,sempre vicini alla porta girevole fra Procure e Parlamento, in persona niente po’ po’ di meno che del Procuratore Capo di Pescara, quel tale Nicola Trifuoggi, or ora andato in pensione, che si è offerto di fare il vicesindaco. Bè, diciamo la verità, il Dr Trifuoggi è veramente un “unforgettable” . Come posso dimenticare quando il Dr Trifuoggi appariva in televisione vantandosi d’aver avviato il processo per corruzione contro Ottaviano Del Turco, socialista, affermando che c’erano montagne di prove inconfutabili delle sue tangenti ? Sono passati quattro o cinque anni, ma quella Procura del Dr Trifuoggi non ha in mano alcuna prova delle pretese tangenti di Del Turco. E quando , non sapendo di essere ascoltato e registrato, cinguettava con Fini in quel famoso fuorionda – una vera gag da Fratelli De Rege, quei due fratelli comici uno dei quali era scemo ( Valter Chari) e l’altro idiota ( Carlo Campanini)- nel quale come due lavandaie nel chiuso del lavatoio sulla “padrona” spettegolavano ridacchiando su Berlusconi? Bene, non appena Trifuoggi dall’alto del suo innegabile carisma ha sussurrato all’orecchio di Cialente che era pronto a “puntellare”la Giunta Cialente delle stecche e delle tangenti , bè, la questione morale dell’Aquila si è dissolta di colpo. Trifuoggi sarà all’Aquila come Vice sindaco e come “esponente per la legalità”. Cosa vuol dire? Niente, ma l’importante è dirlo, fare l’impressione di essere “ diversi”, “ con le mani pulite”. La gente abbocca. E siccome la storia si ripete , c’era bisogno di un supporto per i “puntellatori” e così gli stessi Sostituti che condussero quell’inchiesta su Del Turco assieme al Dr. Trifuoggi, cioè tali Dr. Di Florio e Bellelli, hanno messo su , in quattro e quattro otto, un’inchiesta sulla Giunta di Centrodestra, Presidente Gianni Chiodi e su oltre 23 persone quasi tutte del centrodestra Non so ancora se il Dr. Trifuoggi abbia fatto in tempo, prima di andare in pensione da Magistrato , a metterci del suo in questo processo all’Amministrazione Regionale Chiodi. I Magistrati vanno alla guerra ma stavolta devono imbrattarsi un poco le mani, devono andare sul campo mentre si erano ormai abituati a governare senza uscire da casa. Sarebbe ora che gli italiani, anche gli abruzzesi, aprano gli occhi.

venerdì 24 gennaio 2014

-------LA7 E L’ARMATA BRANCALEONE DEI RICCHI PROFESSIONISTI DELL’ANTIMAFIA------------ Quousque tandem, Catilina,……… Ultimo ad unirsi alla corte dei miracoli, Salvo Sottile, da Catania. Cacciato via da Mediaset, ha trovato capanna e paglia , ma niente cometa, a LA7, da Cairo; vuole scimmiottare un decadente Santoro, ormai sull’orlo di un share da prefisso intercontinentale con gli Usa , qualcuno lo sobilla sussurrandogli di imitare la Gabanelli. Qualcuno non ha detto all’ultimo “ embedded” che la Gabanelli non paga i risarcimenti miliardari che le sue trasmissioni provocano nei Tribunali perché li paga la RAI, in silenzio per la vergogna, cioè noi. Tutto sommato, affari loro. Intanto però “Linea Gialla” sta diventando “ Linea rossa”, come la fantomatica agenda di Borsellino Paolo, quella che è come la Sora Camilla, tutti la vogliono ma nessuno la piglia. Cominciano da Sottile le “ ospitate” di Magistrati, forse una captatio benevolentiae ante litteram? May be, can be, j suppose. Anche personaggi come Ingroia ( ma non è fuori della Magistratura e che c’entra con la Camorra?) , l’altro giorno con Sottile a parlare della Terra dei Fuochi. Carmine Schiavone, boss dei Casalesi, provenienza dalla martoriata Terra dei Fuochi, una cinquantina di omicidi, uno più uno meno, sulla coscienza , trenta e passa in galera, alcuni col 41 – bis, esibiti on trasmissione da Carmine come un vanto, come una medaglia . A La7 si comincia dal solito decadente Santoro, dove Carmine, solo soletto, tranquillo, protetto, senza alcun contraddittorio può recitare . «Dove sono finiti i verbali dove parlo di Paolo Berlusconi” recita con piglio inquisitorio? Poi da Sottile, sempre Carmine e stavolta con Salvo giù a fare l’elenco delle società che avrebbero venduto scorie alla camorra e che poi questa avrebbe seppellito sotto la Terra che una volta era “ di lavoro”( la patria dei pomodori San Marzano era quella piana ) e che oggi è “ dei fuochi”. E Salvo, al quale scotta ancora sulle chiappe quel sonoro e plateale calcio in culo rimediato da Mediaset Rete Quattro , non resiste alla bramosia della vendetta ( tipica del siculo catanese, roba da Verga, Cavalleria Rusticana, compare Turiddu e Donna Lola) ed attribuisce a Paolo Berlusconi la proprietà e le azioni di una società che vendeva rifiuti alla camorra e che con Paolo Berlusconi, invece, non c’entra nulla. Solo una omonimia, come nel caso, guarda il destino, di Tortora. E le prime due denuncie sono partite a razzo. Ma si tratta di contorno, perché il piatto forte è che nel settembre dell’anno scorso un certo Alberto Lorusso ha avuto la fortunata occasione di scambiare due chiacchiere niente meno che con Totò Riina nel cortile del carcere di Opera, settore massima sicurezza. Lo sanno tutti di essere video sorvegliati ma stranamente Lorusso sembra un maestro nel fare domande che richiedano certe risposte e Riina appare un coglione che casca nella provocazione. Bah! Mai sentito un capo mafia che minaccia, la mafia tace. Ammazza, ma in silenzio, “adusa ad ammazzar, tacendo”. Ne sono venute fuori centinaia di pagine di trascrizioni della conversazione, insomma il colloquio come collusione subdola in funzione del suo stesso uso politico. I soliti “pataccari professionisti” , gente come Travaglio, Padellaro, Santoro, il farfallato Tinti, svariati e noti giornalisti e, ultimo ad arrivar Salvo Sottile da Catania, ci hanno costruito sopra il solito teorema. Il capo dei capi in pensione a spese nostre da 21 anni, sbattuto al gabbio da Mori e dagli uomini che i processi stile Inquisizione di Ingroia - Di Matteo hanno cercato per anni di incastrare come collusi,confida a questo Lorusso che Napolitano è della partita ed è nemico della procura di Palermo, che l’immancabile ”; Berlusconi è un suo complice e che il pm Di Matteo è “ er mejo fico der bigoncio” e che va fatto fuori come un tonno. Bah! Sintesi del teorema de “Il Fatto Quotidiano”: qualche settore dello stato italiano è coinvolto in una demonizzazione del presidente della Repubblica, per calunniare il solito Berlusconi santificare il pm Di Matteo. Questa gente va trattata senza tanti scrupoli, come quella malattia venerea che, se la conosci, la eviti. Allora vi spiego . Ingroia è fuori dalla Magistratura e lo sostituisce Di Matteo, Ciancimino, la loro icona antimafia, è ormai un conclamato infamatore di De Gennaro perciò condannato, un pataccaro falsificatore di documenti fabbricati col foto shop utili per raggirare questi occhiuti Magistrati; ci aggiungi che il Generale Mario Mori è stato assolto e il processo decennale sulla trattativa Stato – Mafia sta crollando. C’era bisogno di qualcuno che lo puntellasse, come si fa con le case che stanno crollando dopo lo sconquasso di un terremoto. Ecco allora la “ protezione incivile” del Lorusso e del codazzo dei professionisti super pagati dell’antimafia militante, alla Borsellino fratello, alla Ingroia, alla Di Matteo. Ma tutto preparato fin dalla estate del 2012, quando due personaggi, l’On Lumia del P.D. e l’On. Sonia Alfano dell’Idv andarono a visitare nel carcere di Parma Zu Binnu Provenzano , due parlamentari investiti del “colloquio investigativo” speciale riservato agli onorevoli e muniti con i sacri e pomposi paramenti parlamentari . Lo fecero allo scopo di ottenere dichiarazioni e pentimenti utili a chissà che cosa. I due, mascherati da un “impegno istituzionale” e vittime, a loro giudizio, di una fuga di notizie, erano parlamentari del partito trasversale di Antonio Ingroia e della famosa “agenda rossa”, la famosa agenda che poi altro non era, come si è ormai scoperto, se non un semplice parasole della macchina di Borsellino . E’ ora che questa gente la pianti di abusare della libertà di pensiero , sono dieci anni che ne abusa, altro che Catilina. Credo sia urgente e necessaria una immediata inchiesta, certamente non giudiziaria e tanto meno di rito palermitano o milanese, ma una inchiesta parlamentare urgentissima . Per capire se la rabbia dei capi della mafia, ristretti a vita nelle patrie galere da quegli stessi uomini che questa gente vuole incriminare come loro collusi ,non venga per caso usata da frange ideologizzate della politica e della Magistratura in modo che , dietro idonea provocazione o interessato e concordato suggerimento , vengano dette “cose” che siano “organiche” ai loro scopi . Questa gente ca trattata senza tanti fronzoli, senza le così dette buone maniere. Ci dicano allora questi Signori come sia possibile che uno stato colluso, carabinieri collusi, politici collusi, abbiano devastato la mafia corleonese a colpi di arresti e di ergastoli. Come mai? Quale risposta siete in grado di fabbricare dopo dieci anni di indagini ridicole? Signori, aspetto una vostra risposta. Siamo il paese di Collodi, del Gatto e la Volpe, siamo il Paese dominato per cinquanta anni da un consociativismo occultato di due fazioni politiche che apparentemente si facevano la guerra, siamo un Paese che è sorto grazie alla malavita mafiosa e camorrista del 1860, quello che, appunto, riesce a santificare perfino un Massimo Ciancimino, un pataccaro, pur di criminalizzare qualche nemico politico o qualche mente che disturba il conducente, quello che assiste inerme e istupidito alle scorribande politiche di gente come De Magistris, come Di Pietro, come Ingroia , cioè dei colleghi di Di Matteo che cercarono, anche grazie a televisioni e mezzibusti assetati di vendetta e di quattrini di infangare Napolitano come un colluso alla camorra piuttosto che per le sue responsabilità politiche e forse costituzionali nell’aver trascinato il Paese in un colpo di Stato che sempre viene attuato quando un Paese non è governato da chi quel popolo ha eletto. TORNIAMO SU ARMELLINI, PLEASE Avevo promesso di ritornare sul caso Armellini. Ci torno solo per esternare la mia meraviglia nel constatare come questo scandalo sia già praticamente scomparso dalle prime e seconde pagine della “ grande stampa”. Che strano! Un’evasione fiscale da paura, ICI, IMU, IRPEF, IRPEG, ILOR , IVA. AVA, EVA, UVA OVA,ecc e questa scialacquona che si divide fra Monte Carlo e Monte Antenne, Dio mio che puzza , che fetore! Eppure se consultate il sito de “ Il Fatto Quotidiano” di oggi, non ne trovate traccia. Stessa cosa se consultate il sito di “ Repubblica.it”. Non è strano? Non è strano che Venier o Perego o Gruber o Santoro o Sottile – the last embedded – non ci abbiano infiocchettato sopra cinque o sei indignate trasmissioni televisive ? Eppure che piatto ricco! Pensate: lei, erede di una famiglia di biechi palazzinari , gentaglia e pidocchi rifatti oltre che sfruttatori del popolo, secondo la sinistra comunista e democristiana degli anni settanta a Roma. Bè, andiamoci piano con i “ biechi palazzinari, gentaglie e pidocchi rifatti ”, perché , come sottigliando come Berlinguer , se però erano “organici” – cioè proni, sdraiati , agli ordini, genuflessi, servili, munifici, col Pci e la sinistra Dc - allora non erano “ biechi palazzinari, infami sfruttatori del popolo” ma erano “ imprese di costruzione “ delle quali il Paese aveva bisogno. Insomma come quelle di Marchini Alfio tanto per capirci , costruttori certo, ma col pugno chiuso, anyone remember ? Una che trasferisce la residenza nel Principato! Come Tomba o come Rossi o come Pavarotti! Tutti miserabili evasori , tutti seguaci del berlusconismo dell’ultimo ventennio! Avessi letto una riga una di un Gomez, di un Padellaro, di una Spinelli o Spinellì ( come la chiamano a Parigi, dove la madamina vive) , di un Mauro, di uno Scalfari, magari di una Milella o- mi sarei accontentato persino di un Fazio Fabio o di una Lucia Annunziata! Niente! Zeru tituli su Armellini. Comprensibile, cane non mangia cane. Fui involontario testimone quando nei primi anni settanta il Comune di Roma prese in affitto, a proprie spese ( cioè a nostre) s’intende, tutta una serie di palazzoni nella zona della Nuova Ostia – dove vivevo a quei tempi – dove fece traslocare migliaia di baraccati dalle periferie romane. Ebbene da quel “ contratto” e “ contatto” fra Comune di Roma e famiglia Armellini ( che era ed è la proprietaria di tutti quegli appartamenti ) è cominciato un vero e proprio matrimonio fra Comune di Roma e famiglia Armellini. Sono passati quarantaquattro anni, più o meno, gli appartamenti degli Armellini affittati al Comune di Roma sono diventati milleduecento e ogni anno quei contratti venivano rinnovati con canoni aggiornati. Dunque il Comune di Roma conosceva i nomi delle società proprietarie degli immobili degli Armellini tanto che ora viene fuori che gli Armellini hanno in corso persino una domanda giudiziale per l’aggiornamento dei canoni di locazione. Ora ci vogliono fare bere la favoletta per bambini deficienti che nessuno sapeva niente di milleduecento appartamenti? Ah! Dimenticavo! Devo forse fare l’elenco del colore politico delle Giunte che hanno governato in questo modo Roma?

mercoledì 22 gennaio 2014

-------------LASCIAMO I COMIZIETTI DELLA POLITICA FAZIOSA------------------------- Premessa necessaria: impossibile per un democratico liberale come chi scrive non ambire alle preferenze . Certo in un sistema veramente democratico, ma oggi in Italia del tutto illusorio, ogni cittadino dovrebbe possedere quella giusta e libera cultura democratica ( non quella attuale da tifoso e fazioso) per poter votare una determinata persona da spedire in Parlamento per il suo valore, per il suo “merito” e non per la sua appartenenza ad un partito ed anche indipendentemente dalla sua iscrizione in una lista. Forse in un lontano futuro questo in Italia sarà possibile, oggi è solo auspicabile. Ed io lo auspico, ma ora non lo ritengo ammissibile. Gli orrori delle preferenze meriterebbero una pinacoteca sterminata , un percorso di ammonimento e di ricordo eterno, come per Via Tasso o per i tanti genocidi che l’odio politico,che la politica faziosa ed incivile ci ha comminato. Non voglio tediare col ricordo dei Lauro, dei De Mita, dei Mastella, del fratello di Prodi ( un carneade!) in Europa, di Franco Fiorito con le sue belle 75.000 preferenze, di Totò Cuffaro detto il baciatore, che portò all’Udc 300.000 preferenze in Sicilia, l’autostrada di Remo Gaspari, detto il “ Duca degli Abruzzi” , soprannominata anche “ Roma – Pescara – L’Aquila” o la deviazione ad Arezzo dell’Autostrada del Sole grazie ad Amintore Fanfani o un tale Samuele Piccolo, un tizio che a Roma raccolse per la sinistra 12.000 preferenze per tacere dei vari Marrazzo, Gruber, Badaloni e la processione dei mezzibusti con pruderie politiche serviti solo ad impinguare le loro entrate di denaro e a satollare il loro incontenibile egocentrismo a nostre spese . Noi votiamo con le preferenze Comuni, Provincie, Regioni ma l’effetto, diciamo, “etico” e “ democratico” non lo vedo. Vedo solo scandali, non so voi. «Se si vogliono partiti solidi il voto di preferenza deve essere escluso come un male assoluto» scriveva tempo fa il giurista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti . E pensare poi che nel 1991 gli italiani, a furor di referendum (95,6% di sì) le avevano abolite, seppur parzialmente, con la cosiddetta preferenza unica lanciata da Mario Segni e rilanciata dal Pds, grande sponsor del no alla preferenze. Ora, invece,tutti a lamentarsi della mancanza delle preferenze, ma nella Prima Repubblica c'erano ed al potere c'erano sempre le stesse persone, ovvero il "ricambio parlamentare" avveniva solo quando il Partito non ti candidava più. E pensare che, fino a poco fa, guai a parlare di preferenze ai bersaniani ( la Sen. Finocchiaro, due anni fa: «Se qualcuno vuole le preferenze sappia che non siamo disponibili»).. «Craxi (che invitava invece ad andare al mare, ndr) commette un grave errore – sentenziava ì Occhetto, capo dei comunisti Pds - il referendum punta a ottenere un Parlamento più autorevole, un elettore più libero e responsabile, un rapporto più stretto e trasparente tra cittadini ed eletti». Le stesse parole, al contrario, di chi oggi sostiene il ritorno alle preferenze. Sarà anche un caso, ma nei grandi paesi europei non si vota con le preferenze. Non ci sono in Francia, in Spagna, in Germania, in Gran Bretagna. Oggi un voto di preferenza – lo scrive l'Espresso non il sottoscritto - si compra con una ricarica da 50 euro del cellulare , il biglietto per una partita di calcio, eccolo il rapporto eletto - elettore. E poi chi decide le liste? Il Partito ! E nella lista ci mette i fedelissimi. Gioco facile quindi per TUTTI i partiti far eleggere i loro preferiti. Adesso, gridando al lupo,al lupo, i seguaci di Cuperlo, di Fassina, di Bersani si stracciano le vesti per tornare al vecchio sistema che era e tornerebbe ad essere clientelare forse più di prima. Perché, inoltre, in un contesto come quello dell’Italia attuale , mettere le preferenze in mano al cittadino significa far controllare il voto, come in Sicilia dalla mafia, come in Campania dalla Camorra, come in Calabria con la ndrangheta, come in Puglia con la Nuova corona unita, come ormai ovunque. E non solo, perché con le preferenze in mano ai cittadini si trasferisce potere politico ai padroni dell’informazione ( cito solo De Benedetti e Berlusconi tanto per capirci ).La storia delle preferenze è solo fumo negli occhi perché il cittadino può scegliere solo nel menù sottoscritto dalle segreterie e Cuperlo come Fassina come Bersani sono seguaci della “ disciplina del Pci” come Berlusconi lo può essere per scegliersi i nominati. A coloro che sostengono che la Corte Costituzionale ha detto che bisogna rimettere le preferenze, ricordo che c'è stato un referendum vinto che di fatto le abrogava e che la Corte ha dichiarato legittimo. Se un referendum ha abolito le preferenze il messaggio civile che ne discende è che i partiti devono maturare democraticamente ( ed i cittadini culturalmente ) e presentare delle liste con nomi che piacciano ai cittadini che, altrimenti, non lo votano . Un possibile rimedio sarebbe l'indicazione del candidato scelto con primarie di partito. Ma con primarie serie, sotto l'egida dello stato che ne garantisca la forma e la veridicità dei risultati. Insomma con le stesse garanzie di una elezione vera e propria che impedisca sia i brogli sia la votazione multipla. Oppure si potrebbe applicare un sistema misto nel senso di lasciare, sui cinque nomi del listino, tre alle Segreterie e due alla libera determinazione del cittadino. Insomma, come le preferenze(specie quelle multiple)hanno fatto degenerare la politica in passato,lo stesso effetto lo abbiamo avuto con le liste bloccate oggi. Il sistema perfetto non esiste, illusorio ritenere migliore quello che fa solo comodo al proprio partito. Certo la democrazia e' un esercizio difficile e continuo e gli effetti degenerativi di alcune liberalità insite nella democrazia e nel parlamentarismo sono da tenere in conto per via delle ineliminabili debolezze e astuzie degli uomini. Cominciamo con lo sforzo di rendere tutti i partiti veramente democratici nella sostanza, al di là delle ingannevoli e false etichettature ed il popolo più correttamente istruito ed informato. Infine e per limitare il “ trasformismo”, problema che incide sulla legge elettorale e sulla “ governabilità”la mia proposta è la seguente. Il parlamentare che voglia abbandonare il partito col quale è stato eletto deve essere libero di farlo, ma deve ottenere il benestare da parte di chi lo ha eletto. Quindi va previsto un piccolo referendum per questi casi, nella sola circoscrizione nella quale costui è stato eletto, le spese siano anche a suo carico, per ottenere la nuova investitura popolare.

domenica 19 gennaio 2014

QUINDICI ANNI DOPO CRAXI E VENTI ANNI DOPO BERLUSCONI. MA L’ITALIA E’ ANCORA SOTTO IL DOMINIO DELLA SINISTRA COMUNISTA------------------------------------------------------ Nel mese di gennaio del 2008 , durante il Governo Prodi, moriva il partigiano Arrigo Boldrini. Non mancò la rituale e consueta corsa alla sua santificazione a mezzo della solita stampa. Non ricordo,in quella triste circostanza,non dico qualche coraggioso e civile dissenso, ma nemmeno un qualche disperato tentativo magari da frustrazione di mettere in discussione il resistenzialismo rosso. Nulla di personale , sia chiaro, contro Arrigo Boldrini, molte riserve e parecchi sospetti, suffragate da documenti, invece contro quello che io chiamo “ resistenzialismo rosso ” del quale Arrigo Boldrini fu un esponente. Poteva essere quella , forse, l’occasione, per l’opposizione di centrodestra di mettere al centro del dibattito politico e culturale italiano la questione del “resistenzialismo rosso” che nemmeno successivamente il centrodestra berlusconiano ha avuto però la forza o il coraggio di scoperchiare, per svelarne i tanti punti oscuri e i tanti, i troppi misfatti. Storicamente il “ resistenzialismo rosso”è una sorta di filo rosso, un filo di Arianna che, se srotolato con accuratezza, documenta e rivela il progressivo svilupparsi di quel “ consociativismo” fra la vecchia Dc di sinistra ed il vecchio Pci che, al di là delle reciproche minacce e degli apparenti insulti , ha portato quei due partiti, pure all’apparenza così antitetici, a costruire” insieme “ questo nostro Stato (le sue istituzioni, la sua burocrazia, la sua cultura, etc) dove appunto domina il pensiero “ politicamente corretto”,quello, cioè, prodotto da quel loro “consociativismo ormai secolare” .Che parte dall’aver messo il proprio cappello, per intestarsene indebitamente la paternità, sulla tribale impiccagione di Mussolini e della Petacci e dalla auto edificazione del mito della libertà dal nazifascismo dovuto principalmente alla resistenza rossa, due storiche ed incommensurabili “patacche “ tuttavia ripetute e dunque santificate da un prezzolato codazzo di intellettuali al soldo della ricca sinistra comunista, fino ad etichettarli come (falsi) elementi fondanti della nostra democrazia. Quel consociativismo resistenziale rosso, trasformatosi strada facendo da “pura e semplice omertà”, quale fu all’inizio, in “ complicità” che ,seguendo le regole delle bande criminali, obbligava i complici alla più assoluta e reciproca omertà, si è trasformato in una tale comunanza di intenti e di interessi da condurli , nel 2007, addirittura alla loro fusione ed unificazione nell’unico P.D. E questo “ filo del resistenzialismo rosso“ ha rappresentato sopra tutto una sorta di linea Maginot sociale e politica, al di là della quale il loro “resistenzialismo consociativo” ha sempre isolato il “nemico politico”, esponendolo al fuoco dei propri plotoni d’esecuzione. Troppe sono state infatti le operazioni , e tutte di alta precisione chirurgica, che hanno condotto, strada facendo, all’eliminazione fisica e politica sempre e solo di chi nulla ebbe a che fare, negli anni della resistenza ed in tutti quelli successivi, con quel tipo di resistenzialismo rosso, che fu tipico e proprio solo del Pci e della Dc di sinistra. La “ legge dell’oblio”di ateniese memoria imposta sul caso Moro; la vendetta tipica del complice che si vende allo sbirro pur di eliminare il boss Craxi ed i suoi luogotenenti onde usurparne il ruolo con Mani Pulite ; l’uso del pentitismo mafioso premiale contro Andreotti ( e con la complicità della Commissione Antimafia non appena questa fu nelle mani- dal ’92 al ’94 - di Luciano Violante, un Magistrato talmente ideologizzato da istruire un processo con arresto per Edgardo Sogno e Luigi Cavallo - due conclamati eroi della resistenza italiana ma liberale e mai rossa -imputati niente di meno che di tentativo di colpo di stato con Randolfo Pacciardi che, tuttavia, vennero assolti da ogni accusa) che osa nel 1990 svelare segreti inconfessabili della Gladio Bianca e della Gladio Rossa che da quel resistenzialismo rosso è stata prodotta; l’uso della giustizia organica a quel resistenzialismo rosso usata per gettare in pasto all’opinione pubblica i “peccati veniali” della polizia giudiziaria onde sviare l’attenzione dalle enormi responsabilità di quella stessa Magistratura ( che la comanda e dirige) organica al resistenzialismo rosso, come è stato fatto con Contrada, con Mario Mori, con Pollari, con Grattieri, con Mancini, con la fumosa trattativa Stato – Mafia che la Procura di Palermo, una volta” liberatasi” di Falcone e di Borsellino, sta cercando da decenni di mettere insieme;le storie degli omicidi di Falcone e Borsellino eseguiti dalla Mafia senza mai aver approfondito chi siano stati i loro veri mandanti , mentre quella stessa Procura palermitana s’ affrettata ad archiviare, appena dopo tre mesi dalle morti di Falcone e di Borsellino e senza aver svolto alcuna indagine , l’inchiesta su “ mafia ed appalti” che era stata approntata dai ROS di Mario Mori ;per proseguire con le rapine ai danni Rizzoli, con quelle ai danni di Gardini, con alcuni “ cadaveri eccellenti” – cito Cavallari, un dirigente dell’IRI trovato morto a Roma agli albori di Mani Pulite -, per non infierire oltre parlando di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, del Commissario Calabresi, di Guido Rossa, di Sossi, dell’Italicus, della stazione ferroviaria di Bologna, delle Brigate rosse di Franceschini e Curcio e delle “ nuove Brigate Rosse” quelle dirette da Mario Moretti, del famigerato e sempre celato “ Lodo Moro” e degli attentati palestinesi in Italia, ecc. ne sono solo un parziale elenco . E non solo. Perché, mi chiedo, persino il Governo Berlusconi, che pure disponeva nel 2001 di una considerevole maggioranza e che nulla assolutamente aveva avuto a che fare con quel resistenzialismo rosso,seppure istituì formalmente la famosa “Commissione Mitrokhin” ma non le consentì poi di indagare ufficialmente in Parlamento anche sulla “Gladio Rossa “? E perché coloro i quali fecero parte di quella Commissione, a cominciare dal suo Presidente, hanno accettato di chiudere gli occhi? Forse perché avevano in mente quanto accadde ad Andreotti, un democristiano non certo di sinistra e dunque inviso al “ consociativismo dominante” , che fu letteralmente sbranato da quando nel 1990 osò parlare pubblicamente - ma i fatti erano tutti ben noti - dell’esistenza della “ Gladio Stay Behind”, detta anche “ Gladio Bianca” nata negli anni cinquanta in Italia per opporsi, all’occorrenza, alle minacce intimidatorie della “ Gladio Rossa”, la cui esistenza e la cui sanguinosa storia , anch’essa pure nota a tanti , doveva restare segreta per non delegittimare e disonorare il Pci con la sua sequela di omicidi, attentati, golpe ? ( La Gladio Rossa era la struttura militare creata nella Cecoslovacchia staliniana dagli esponenti della resistenza comunista ed addestrata nei campi militari sotto la guida della Sbt - servizio segreto cecoslovacco - e del Kgb - servizio segreto sovietico-. In quei campi militari cecoslovacchi lavorarono per anni un gran numero di comunisti messi colà in salvo dal Pci dalle condanne penali italiane, oltre al famoso Moranino, in quei campi militari sovietici era stato addestrato alle azioni terroristiche, fra i tanti altri,anche Giangiacomo Feltrinelli). A costruire questa “ melma storico ideologica” hanno contribuito tutti: studiosi, storici, opinionisti, giornalisti, politici che da giovani hanno vissuto quelle esperienze resistenziali e che poi sono stati “ ingabbiati” all’interno di una tacita lobby, ottenendo in cambio fulgide carriere ed eterne benemerenze. Come appunto è accaduto per Sandro Curzi, non a caso piazzato a RAI3 dove creò “Tele Kabul” e come è accaduto anche ad Arrigo Boldrini ed a tutti i troppi ignoti ma ben compensati il cui unico merito è stato quello di aver partecipato alla resistenza rossa. Quanti sono stati e sono ancora dunque gli ex partigiani, i loro simpatizzanti, i loro parenti, i loro discendenti, i loro beneficiati, i loro raccomandati, i loro assistiti, le loro clientele , i loro amici che hanno occupato e che ancora occupano, grazie a questa lobby tacita, posti di rilievo nell’apparato burocratico, politico, giornalistico, mediatico dello Stato italiano e che hanno così fattivamente contribuito a mantenere il segreto sull’attività terroristica dei partigiani rossi e della loro Gladio Rossa? In tal modo il controllo comunista sul potere mediatico e giudiziario è stato assoluto e totale. Andreotti minacciò rivelazioni scabrose sulla Gladio Rossa parlando nel 1990 della Gladio Bianca ? Subito quel potere mediatico – giudiziario riuscì a trasferire l’interesse che sarebbe nato intorno a quello scandalo storico politico, con la manovra diversiva del processo contro Andreotti, che attrasse subito l’attenzione dell’opinione pubblica italiana. Craxi credeva di poter tenere sotto controllo i comunisti perché pagava loro un terzo delle tangenti? La tacita lobby ha calato l’asso pigliatutto, la Magistratura che , unica a poter intraprendere l’azione penale , ha finto di non vedere la corruzione del Pci. Così era ormai diventata una cosa scontata per il resistenzialismo rosso giungere al potere politico in Italia per assenza di competitori. Ecco perché quando nel 1994 fu ridicolizzato nelle urne democratiche da Silvio Berlusconi , il resistenzialismo rosso si rivoltò, come un bulldozer inferocito, sfoderando tutta la potenza di fuoco della sua imponente struttura mediatico – giudiziaria contro di lui. Se anche il centrodestra berlusconiano o post berlusconiano è popolato da seguaci di quel resistenzialismo rosso- e tali mi appaiono i tanti che davanti a simili ragionamenti storici altro non sanno profferire se non degli stentati ed inutili “ ma è roba passata”, “ roba sepolta”, una “ inutile perdita di tempo” allora il regime del resistenzialismo rosso è totale, soft, completo. E addio alle nostre libertà.

giovedì 16 gennaio 2014

------------------------L’ABITO NON FA IL MONACO-------------------------------------- La confusione che regna in questo Paese è incredibile, talvolta rasenta il ridicolo. Come nel caso della legge elettorale. Sia chiaro, anche io ritengo necessario stabilire una volta per tutte e per tutti – anche se una parte consistente di un grande partito politico che si autodefinisce, burlescamente, pure come “ democratico” vorrebbe mettere il bavaglio a quel terzo di italiani che non lo votano , per dire quanto siamo immersi fino al collo nel ridicolo – che venga definita questa benedetta legge elettorale e che sia basata su alcuni capisaldi: che ritornino le preferenze, che l’eventuale premio di maggioranza spetti solo al superamento di un certo quorum, che – ma questo è un pensiero solo mio – comunque il premio di maggioranza spetti non alla “ coalizione” ma ad “un partito”, perché una tale previsione rafforzerebbe il potere di governabilità dando maggior forza solo al partito che viene premiato dal popolo e non ad un suo socio più o meno interessato. Certo non si può negare o nascondere che il sistema maggioritario nell’Italia degli anni dal 1993 ad oggi ha avuto lo stesso effetto di un elefante fatto entrare in una cristalleria: ha rovinato tutto. Perché è stato “ calato” su un Paese che era fermo, culturalmente e politicamente parlando, agli intrighi di palazzo, aduso ai governi balneari, agli assalti alla diligenza mascherati come “Leggi Finanziarie” di fine anno dentro le quali si mungevano i soldi dei contribuenti sperperandoli a favore di lobby, clienti, per acquisire voti di scambio e dunque potere e dove tutti, anche i partitini creati da una scissione seppur minimale , ricevevano linfa vitale. E quanto questa arretratezza culturale fosse vera e certa lo dimostrano i fatti che si sono verificati proprio mentre cadeva la Prima Repubblica, cadeva il mito del proporzionale. Se il potere politico ha dunque pensato , col maggioritario, di riacquistare la propria indipendenza ed il proprio decoro, ci ha pensato la Magistratura , come mai aveva fatto durante la Prima Repubblica, a rimettere la scena politica nella melmosa confusione della Prima Repubblica. Insomma, dal 1994 ad oggi, solo due Governi su cinque hanno portato a termine stentatamente le rispettive legislature, quello del 1996 di Prodi, D’Alema, etc e quello di Berlusconi del 2001. Gli altri tre Governi eletti dal popolo ( Berlusconi 1994, Prodi 2006 e Berlusconi 2008) sono stati assassinati da “ forze esterne al Parlamento”. Comunque sempre meglio aver prodotto due governi su cinque ( maggioritario) che 49 governi in undici legislature ( con il proporzionale). Gli anni dal 1989 al 1993 non risparmiarono sciagure e drammi per gli italiani. Con la caduta del regime comunista in Russia, il Pci si trovò in crisi profonda, sia finanziaria ( finiti i finanziamenti sovietici) sia perché, con la fine della guerra fredda , la geopolitica lasciava il Pci senza lo storico referente politico. Così il Pci sopravviveva , grazie al suo “ terzo” delle tangenti così dette “craxiane”( gli altri due terzi andavano alla Dc ed al Psi)mentre da un punto di vista politico, era al margine del potere a causa del pentapartito e del Caf. Così quando nel 1990, quasi inaspettatamente, l’On Andreotti rivelò l’esistenza della “ Gladio Stay Behind”( una struttura paramilitare segreta detta anche “ Gladio Bianca”) il Pci ed il mondo resistenziale gli gira intorno da sempre , si sentì tradito da una “ antico compagno e sodale”, da quella Dc con la quale, dal 1948 fino ad allora ,sotto una finta contrapposizione politica e sociale combattuta anche con violenza, aveva pur sempre – ed è questo l’assunto di fondo inescusabile – creato e consolidato uno Stato fatto a loro immagine e simiglianza, dove ciascuno conosceva i segreti dell’altro e dove la “legge dell’omertà” reciproca garantiva da ogni tradimento . Quella uscita di Andreotti , dunque, era la “ soffiata” del complice mirata a far emergere la così detta “ Gladio Rossa”, una vera struttura militare costituita a Praga, nella Cecoslovacchia comunista del 1949/50, composta e diretta da svariati fuoriusciti comunisti italiani ( Moranino, et) , appoggiata e voluta dal Pci, allevata ed addestrata militarmente per atti eversivi ed insurrezionali nei campi militari sovietico – cecoslovacco nei campi militari cecoslovacchi , guidata dal Servizio segreto Cecoslovacco di quel tempo ( la Stb) su mandato del Servizio segreto Staliniano (Kgb). Perché la “ Gladio Bianca” era stata costituita in Italia proprio per arginare i piani e le azioni eversive della “ Gladio Rossa”. Preso dal panico, furente per il tradimento del patto storico, il Pci – che non poteva consentire si rivelassero le responsabilità della Gladio Rossa anche sul caso Moro (1978)- reagì con inusitata violenza, proprio come chi si sente tradito da un complice . La reazione si svolse su due fronti. Tradendo a sua volta il patto criminale del sistema delle tangenti del quale era parte il Pci , trovato l’aiuto e l’accordo sia della Magistratura di sinistra che della stampa dei poteri forti, mise in moto il processo di Mani Pulite , che sterminò tutti i vecchi avversar sari politici ottenendo anche le stimmate posticce dell’impunità penale compensata con splendide quanto ingiustificabili carriere politiche per i Magistrati di Milano in questione e, sull’altro fronte, quello della mafia, mettendo in moto , grazie alla Procura di Palermo ormai orfana dal 1992 di Falcone e di Borsellino, il pentito Tommaso Buscetta per infamare l’infame Andreotti. Per non parlare poi degli attentati di mafia, dell’uccisione di Falcone , di Borsellino, dell’arresto di Bruno Contrada, delle prime incriminazioni per il ROS e per il Generale Mori, dell’archiviazione del fascicolo su “ Mafia ed Appalti”. Come doveva sentirsi il cittadino italiano al quale, per di più, tutti questi fatti venivano presentati secondo una logica controllata dal potere mediatico e giustizialista nelle mani dei comunisti? Impreparati culturalmente e politicamente ad una vera democrazia dell’alternanza, poco edotti e poco e male informati, Il 18 Aprile del 1993 i cittadini italiani chiamati ad esprimersi con il referendum, scelsero il sistema maggioritario quasi per esasperazione , ritenendo che il sistema proporzionale avesse incentivato la corruzione e la pratica dei finanziamenti illeciti ai partiti. Non era vero, perché la corruzione è figlia della burocrazia asfissiante che da sempre schiaccia il cittadino come un suddito, ma vi era la speranza ed anche la ferma convinzione che qualcosa sarebbe dovuto cambiare. Il sistema insomma non ha mai ottenuto i risultati sperati. Ha invece prodotto un bipolarismo muscolare che è la continuazione della guerra civile fra destra e sinistra che è degenerata coinvolgendo anche la Costituzione italiana e le sue evidenti pecche ed i suoi incredibili limiti. Non credo che una nuova legge elettorale risolva qualcosa. Puoi anche mettere un abito nuovo, griffato, ma se sei rachitico quell’abito è semplicemente sprecato. Anzi ridicolo. Poniamo di trovare una legge elettorale che, una favola, vada bene alla maggioranza . Ci sono le preferenze, c’è il premio al partito che superi un certo limite, ma se si lasciano come sono le norme costituzionali, nessuno potrà mai governare secondo il proprio programma se non nel caso di vincere le elezioni con una propria maggioranza numerica , senza premio di maggioranza. Ma nelle vere ed autentiche democrazie occidentali funziona proprio così ed il potere è nelle mani di chi vince le elezioni, non in quelle del Parlamento o nelle redazioni di alcuni giornali.

martedì 14 gennaio 2014

--------------------RINFRESCARE LA MEMORIA E’ UN DOVERE------------------------------ La straordinaria rapidità con la quale i maggiori giornali e televisioni hanno fatto scomparire dalle loro prime pagine sia lo scandalo del Terremoto dell’Aquila che coinvolge tutta la sinistra politica locale e non solo ed i suoi deprecabili e squallidi risvolti ( quali, tanto per esser chiari, avere accusato altre persone di reati che invece venivano commesse da loro stessi, quali aver favorito indegnamente dei parenti elargendo loro scandalosi e stratosferici rimborsi dei danni, aver accusati “ altre persone “ di aver riso sul terremoto quando erano proprio loro in altre e ben nascoste telefonate a gongolare per quel terremoto che era visto come un vero “ colpo di culo” , etc), sia l’incredibile scandalo dell’On Speranza eletto Senatore del P.D. grazie a comprovati ed incredibili reati di “ voti di scambio”, trova conferma nella prima pagina di ieri e di oggi di Repubblica che piazza nella sua prima , come fosse una notizia importantissima, la questione del Ministro Nunzia Di Girolamo e la sua querelle a distanza di sette anni con Clemente Mastella, tacendo sullo scandalo dell’Aquila e su quello di Speranza . Lo sappiamo che non è così. Ma Repubblica cerca di sviare l’attenzione dei suoi lettori dagli scandali del P.D. all’Aquila ed altrove , semplicemente perché il suo editore e padrone è tale Ing. Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. stesso. Sento già il coro dei melensi che sussurrano “ perché, Berlusconi non è forse l’editore de Il Giornale”? Certo, ma mentre Berlusconi è un capo di partito, De Benedetti finge di non esserlo e la differenza non la vede solo un cieco. Ma non è questo il problema. Perché che in Italia la stampa sia in mano ad una oligarchia lo sanno pure i sassi. Il vero problema è che la stampa e l’informazione di parte viene usata come una clava sulla testa dei lettori ( poco informati e poco acculturati e molto indottrinati) per creare un diversivo ( la Di Girolamo) che seduca ed allappi il gusto viscerale e calvinista dei suoi lettori in modo da far loro arrivare il messaggio che la querelle Di Girolamo sia la vera priorità del Paese , non lo scandalo del P.D. dell’Aquila o quello di Speranza in Basilicata. Questo era il mestiere di Goebbels con Hitler, per dire, quello di “ addomesticare” l’informazione. E purtroppo questo è lo schema seguito da sempre dal Pci e dai suoi eredi e dal caravan serraglio mediatico e giudiziario al seguito .Ma non è una novità. E’ sempre la solita storia, della storia – chiedo scusa della ripetizione – scritta da coloro che vogliono coprire le loro vergogne con mistificazioni e menzogne, comunque con artifici e raggiri. Potrei cominciare da molto lontano nel tempo, ma è sufficiente restare negli ultimi venti anni per capire bene il funzionamento di questa imposizione mistificatoria . Nel 1989, a novembre, crollò il muro di Berlino e venne giù anche quel che restava della dittatura comunista nell’Unione Sovietica, cessò il regime della guerra fredda, il Pci rimase senza i propri referenti sovietici e privo dei loro generosissimi - e chi se ne frega se erano anche “illeciti” – finanziamenti in rubli. In Italia, intanto, la stagione di Craxi lo aveva emarginato,, sospinto fuori dal potere ed unito, caso strano, con i fascisti del Msi nell’opposizione a Craxi ed al Caf ( il pentapartito di Craxi, Andreotti e Forlani). In quella mutata situazione geopolitica,nel 1990 Giulio Andreotti gettò un amo che mirava ad affossare definitivamente il Pci, parlando e svelando l’esistenza – molto nota agli storici ed ai giornalisti e scrittori intelligenti e non asserviti – della Gladio Stay Behind, la così detta “ Gladio Bianca” ( una struttura segreta simil militare ), cosa che permise di aprire un dibattito politico parlamentare che portò alla deflagrante evidenziazione della “Gladio Rossa”, ossia di quella struttura paramilitare comunista , formata dagli ex partigiani comunisti rifugiati in Cecoslovacchia e sostenuti dal Pci italiano fin dalla fine della seconda grande guerra , addestrata nei campi militari di quel Paese comunista per azioni terroristiche e militari, che aveva sempre operato contro il nostro Paese. L’apertura degli schedari segreti cecoslovacchi ed italiani, dopo trenta anni dagli accadimenti e dopo il crollo di quel regime dispotico, hanno consentito il recupero di documenti che hanno accertato che la Gladio Rossa fu costituita appunto in Cecoslovacchia su iniziativa, appunto, dei partigiani comunisti fuoriusciti . Non appena venne divulgata la notizia di questa struttura segreta nata per opporsi ad eventuali invasioni o azioni militari e terroristiche della Gladio Rossa, subito gli ex partigiani comunisti italiani e la loro allora non indifferente sfera politico mediatica entrarono in fermento, in fibrillazione. Erano convinti – ed era la verità – che Andreotti avesse tirato il sasso della “ Gladio bianca” nello stagno immobile della storia scritta da loro proprio per disvelare, nel dibattito che ne sarebbe proseguito, l’esistenza della Gladio Rossa e con essa di tutti i misteri che essa celava. Il 1992 fu l’anno orribile per l’Italia ed anche decisamente drammatico per il Pci: non solo vi fu la pubblicazione del volume parlamentare sulla “ Gladio Stay Behind”(Camera dei Deputati, Relazione del Comitato parlamentare sulla “Operazione Gladio”, documento XLVIII n. 1, del 4 marzo 1992), ma vennero fuori anche una marea di nomi di spie italiane al servizio dei servizi segreti cecoslovacchi (Stb) e sovietici (Kgb) gente in prevalenza ex partigiani comunisti . Questo dibattito dunque permise di far conoscere all’opinione pubblica italiana che la “Gladio rossa “ era una realtà documentata. La destabilizzazione causata da quell’inchiesta sarebbe stata enorme, sopra tutto perché né il Pci né la Dc di sinistra potevano consentire che , tramite la Gladio Rossa si arrivasse in Italia alla verità sul caso Moro, sul suo sequestro e sul suo omicidio. Il discredito che avrebbe prodotto il disvelamento delle collusioni e delle complicità , sul sequestro e sull’uccisione di Aldo Moro, delle Brigate Rosse ( anzi, preciso meglio, delle “ nuove Brigate Rosse” quelle guidate da Moretti e non da Curcio e Franceschini - che intanto erano stati messi in disparte perché stranamente entrambi arrestati nel settembre del 1974 - ) con i servizi segreti cecoslovacchi (Stb) e sovietici (Kgb) sarebbe stato esiziale e funesto, per entrambe le fazioni politiche. Come fare per evitare quel disastro politico ? Era necessario creare un possente diversivo, una strategia politica in grado di dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica dall’inchiesta sulla Gladio Rossa, per evitare che Pci e Dc di sinistra fossero sommerse da accuse infamanti e da abissale discredito. Fu dunque in quei due anni, 1992 e 1993 quando Giorgio Napolitano era non solo “magna pars” del Pci ma anche Presidente della Camera, che il legame consociativo fra Pci – Dc – quello che oggi è il P.D. –si tramutò in una vera potenza distruttiva , reagì con la violenza tipicamente fascista all’emergere di quelle nascoste vergogne e come ogni regime reazionario che si rispetti – come fece il fascismo, come fece il franchismo, come face anche dal 1934 anche lo stalinismo – con la complicità della Magistratura di sinistra ( tutta arroccata intorno a Md nel Csm fin dal lontano 1965) scatenò una duplice offensiva mediatico giudiziaria. Così mentre la Magistratura di Milano elaborava il suo bel “piano pur sempre criminale di sovvertimento costituzionale”diretto alla sua conquista della sovranità politica – che spettava, per Costituzione (art. 1, comma 2) al “ popolo”- anche senza alcun consenso popolare - rapina poi consumata con la evidente sfacciata ed arrendevole connivenza del Presidente della Camera Giorgio Napolitano con la modifica dell’articolo 68 della Costituzione nell’ottobre del 1993 - si creò una “ task force” composta dal Pci , dalla Dc di sinistra, dalla Magistratura di sinistra e da buona parte dei poteri forti italiani che, a loro volta, fornirono alla task force anche tutta la potenza mediatica ingannatrice della propria stampa ed informazione ( Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, L’Espresso, La Nazione, Il Sole 24Ore, L’Unità, i telegiornali, etc) .La grande stampa ( Corriere della Sera, L’Unità, Repubblica, La Stampa, telegiornali, ecc) strinse un ulteriore vero e proprio patto, anch’esso profondamente criminale, con la Procura di Milano (fu battezzata come la famosa “banda dei 4 + 4 “rivelata da due interviste di Antonio Polito e di Piero Sansonetti ) , pactum sceleris che aveva lo scopo di “manipolare l’informazione”attraverso la rappresentazione dei fatti in modo artefatto, unico ,dominante e precedentemente concordato con i Magistrati nel modo che meglio consentisse a quella Magistratura politicizzata di acquisire la inconscia fiducia del popolo e consenso politico” ed ai giornalisti luminose carriere editoriali . Insomma, approfittando della debolezza e della ricattabilità di un politica sulla gogna mediatica della corruzione,Magistratura di sinistra e stampa uniti nella lotta avevano creato anche un’associazione “ per la disinformazione” .Per gli scettici ai quali non bastassero le “incredibili” assoluzioni elargite da quella Magistratura di Milano a gente come Romiti, come Carlo De Benedetti, come Agnelli, come Bernabè, come Occhetto, come D’Alema, fatti passare per “ poveri concussi” ( una specie di imbecilli al posto sbagliato) invece che come “ ordinari ed abitudinari corruttori” , basta citare il “ caso Conso” per afferrare la potenza criminale di tale banditismo informativo. All’Unità – dove lavorava Sansonetti in quegli anni, diretta da Walter Veltroni - era pronto un articolo di fondo di un funzionario di Via Botteghe Oscure praticamente d’accordo col Decreto Conso che depenalizzava il reato di finanziamento illecito ai partiti politici. Ma il “ Comitato centrale” della “ banda dei 4+4”, sostanzialmente la Magistratura, decise che quel Decreto – che depenalizzando quel reato toglieva potere ricattatorio a quella Magistratura - andasse affossato, anche se avrebbe fatto del bene al Paese. Così Sansonetti dovette fermare le rotative , ottenne un veloce assenso da Veltroni e L’Unità, come anche La Stampa, Il Corriere della Sera, Repubblica ed i diversi telegiornali dissero e scrissero che quel Decreto Conso era un “ decreto salva ladri”. E Scalfaro, divenuto Presidente della Repubblica, che aveva concordato quel decreto fin nei minimi particolari, una volta letti i giornali si rifiutò di firmare quel Decreto. La gente veniva portata in piazza dal Pci e dal Msi stranamente uniti , il Presidente della Repubblica si arrendeva alle minacciose intimidazioni di piazza, il Presidente della Camera (Giorgio Napolitano) taceva gongolando per il successo consegnato alla Magistratura comunista ( con la modifica dell’art. 68 della Carta) la quale in cambio garantiva al Pci il futuro “ dominio politico sul Paese “ anche senza vittoria elettorale ( si veda quel che è infatti accaduto nel 1995 quando la Magistratura fucilò il Governo Berlusconi I , che aveva sorprendentemente vinto le elezioni politiche del 1994 a discapito dello stesso Pci di Occhetto , con accuse di corruzione rivelatesi poi solo delle ignobili falsità ma solo nel 2001 ) , i P.M. impazzavano su giornali, riviste e schermi televisivi e raccontavano che con quel decreto non avrebbero potuto arrestare più alcun corrotto, i grandi industriali – quali la Fiat su “La Stampa”, Carlo De Benedetti su “ Repubblica”, Mediobanca su “ Il Corriere della Sera” – premiati ed salvati dalla galera con la storia della “concussione” patteggiata – manifestavano la loro riconoscenza verso il Pci e la sua task force scrivendo sui loro giornali la parola “ ladri”, l’Italia rimase vittima della truffa. Da allora questo gioco al massacro del Paese s’è ripetuto più volte. E continua ancora oggi. L’azione dirompente fu duplice: da un lato il Pci svelò – per esserne stato complice accertato per il suo terzo di tutte le tangenti – gli arcani corruttivi che introdussero il processo Mani Pulite contro Craxi ed il pentapartito,con la complicità della Magistratura di Milano; dall’altro,con la complicità della Commissione Nazionale Antimafia allora presieduta ( dal 28 giugno 1992 fino al 10 maggio del 1994) dal compagno Luciano Violante e con la diretta partecipazione del pentito di mafia Tommaso Buscetta e della Magistratura di Palermo , Andreotti, il grande accusatore, fu messo sul banco degli imputati come referente politico della mafia. Una reazione di spropositata violenza che nulla ha avuto di “ politico” e nulla di “ democratico”. Gli avvenimenti di quei due anni furono terribili, perché la posta in gioco era tragica e la guerra civile che ne scaturì fu crudele : o moriva il Pci ed i suoi complici o la Dc e il pentapartito socialdemocratico. Così tutti i tragici avvenimenti di quei due terribili anni furono rappresentati agli italiani , dalla stampa e dalla informazione complice, nell’unico modo con il quale faceva comodo alla task force guidata dal Pci. Si pensi agli attentati mafiosi a Roma, a Firenze, a Milano, presentati come una sorta di intimidazione da parte della mafia contro una certa politica ( quella della Dc di Andreotti ) la quale si permetteva di condannare i mafiosi al tremendo 41-bis quando di quei mafiosi ( questo era l’assunto) essa era complice ( ecco la fumosa trattativa Stato – Mafia), ecco la strage di Capaci e di Via D’Amelio sempre rappresentata come la difesa della mafia contro una Magistratura minacciosa nelle sue inchieste , si pensi alle terribili accuse insinuate contro personaggi insospettabili, come quelle del 1992 contro l’ex capo della Mobile di Palermo, Bruno Contrada , uscito fuori dalle dichiarazioni del pentito Buscetta o quelle, datate nel 1994, per strage, mafia e corruzione che aspettavano Silvio Berlusconi. Un fuoco di fila impressionante, ma la vera vittima è stato il cittadino italiano, al quale è stata comminata solo una storia addomesticata e falsata ed al quale è stata estorta la sua costituzionale sovranità politica. Certo nemmeno la vecchia Dc riuscì ad arginare tale forza distruttiva,anche se non mancarono tentativi di reazione e di intimidazione. Esemplare la storia di Giovanni Falcone. Occorre sapere – perché pochi lo sanno, grazie alla completa disinformazione attuata dalla task force - che il 26 maggio 1992, tre giorni dopo Capaci, La Nuova Isvestia. rivelò che tra la fine di maggio e i primi di giugno di quell’anno Falcone sarebbe dovuto “tornare a Mosca per coordinare le indagini sul trasferimento all'estero dei soldi del Pcus”. Secondo la Nuova Isvestia di vent’anni fa, il magistrato (in quel momento direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia) sarebbe stato incaricato di coordinare le indagini sul colossale riciclaggio dei fondi del Pcus in Italia, "su invito dell' ex presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga". Il magistrato ucciso, scriveva ancora il giornale russo, "lavorava in coordinazione con la brigata speciale che si occupa della medesima indagine a Mosca". L'Italia, per la Nuova Isvestia, "faceva parte del ristretto numero di Paesi in cui i soldi del disciolto Pcus e dello Stato sovietico scorrevano a fiumi: solo negli anni Settanta, 6 milioni di dollari erano stati trasferiti annualmente dal Politburo come aiuto fraterno". “Non è escluso” aggiungeva l’articolista “che i fondi del partito e dello Stato (russi, ndr) siano stati pompati in strutture occulte italiane per altre strade: attraverso Paesi terzi, sotto forma di tangenti per contratti vantaggiosi e come profitti derivanti dal traffico illegale di oro e di altri preziosi... L'Italia non veniva scelta a caso per gli investimenti del partito. Le strutture della mafia molto sviluppate, la posizione di forza dei comunisti locali, i solidi contatti stabiliti da tempo, tutto ciò prometteva grandi profitti agli investitori del Pcus". Per questo, quando scoppiò la bomba di Capaci e poi quando due mesi dopo venne trucidato anche Paolo Borsellino, il primo procuratore generale della Federazione russa Valentin Stepankov si era incontrato già due volte con Falcone: una in Russia, l’altra a Roma, alla fine del 1991. E un terzo incontro era stato appena concordato. Falcone aveva aderito a una precisa richiesta di collaborazione avanzata da Cossiga. In effetti, di una cooperazione tra la magistratura italiana e quella russa si era parlato in dettaglio durante la visita del presidente Cossiga a Mosca, nel marzo 1992. E proprio nel marzo del 1992 la mafia trucidò Salvo Lima. Anche questa una casualità? A quanto sostenne vent’anni fa il quotidiano moscovita, Stepankov e Falcone "si scrivevano costantemente, concordavano incontri di persona e pianificavano azioni comuni dei giudici italiani e russi". E il procuratore generale russo, oggi divenuto avvocato, ha raccontato di avere consegnato a Falcone una notevolissima quantità di documenti, tutti prelevati dagli archivi segreti del Pcus.Il giornale concludeva adombrando l'ipotesi che gli inquirenti russi nel 1992 sospettassero che i miliardi trafugati dal Pcus in Italia potessero essere stati riciclati non solo in imprese legali, ma anche e soprattutto attraverso canali mafiosi. Era vero? Era falso? E non fu proprio in quegli anni – nello stesso 1991 – che il Generali Mori del ROS consegnò alla Procura di Palermo quella ricostruzione degli affari mafiosi intitolata “ Mafia e Appalti” che quella procura siciliana provvederà ad archiviare immediatamente senza degnarla nemmeno di una adeguata inchiesta? Perché? Perché escludere pregiudizialmente che Falcone e Borsellino siano stati eliminati perché proprio troppo pericolosi nelle loro inchieste sui fondi neri del Pci? Perché nessun Magistrato ha prestato attenzione a quella pista? Falcone, Borsellino e Cossiga, purtroppo, non possono più rispondere a nessuna domanda. Stepankov, forse, potrebbe. Perché nessuno in Italia ci ha pensato o ne ha mai parlato ? Ma una cosa resta certa: dopo questa guerra tribale che ha insozzato l’Italia in quegli e nei successi venti e passa anni, ne sono usciti indenni solo alcuni personaggi tutt’altro che venerabili : Carlo De Benedetti, l’esperto in fallimenti di aziende prima dissanguate a suo favore, Romiti, un manager della Fiat condotta come una filiale dello Stato, Gianni Agnelli, un capitalista che socializzava le perdite della Luxor mentre privatizzava e portava all’estero tutti i suoi profitti ed i rimborsi statali, Franco Bernabè, che sarà il pupillo della sinistra finanziaria per privatizzare Telecom , D’Alema, Occhetto, Napolitano, tutti sedicenti all’oscuro delle tangenti craxiane quando avrebbero dovuto spiegare allora per quale motivo, a partire dal 1994 ( finite, appunto, quelle tangenti) il Pci ha dovuto licenziare migliaia di dipendenti e addirittura vendere la sede di Botteghe Oscure, ecc. E, guarda caso, solo un partito politico è rimasto fuori da quella bufera, il Pci che nel frattempo aveva provveduto a cambiarsi d’abito, vestendosi con una mise nuova: griffe Pds. Le vere origini della stagione terribile di tangentopoli e della mafia furono del tutto ignorate, subissate da un’ondata crescente di giustizialismo che man mano seppellì e distrusse quello che una volta era il nostro Stato di Diritto e la sua fondamentale e costituzionale architrave che era “ il garantismo”. Non è certo un caso che fu usata sempre la stessa “ task force” ( la Magistratura di Milano) per delegittimare e screditare il nuovo governo di centro destra colpevole, agli occhi della sinistra comunista e della sua banda,di aver fatto fallire il suo bel progetto di dominio assoluto sull’Italia nel 1994. Da quel 21 novembre del 1994 ( inchiesta di Di Pietro su Berlusconi per corruzione, poi, distrutta in Cassazione come costruita su accuse false ed inesistenti, ma solo nel 2001), sempre con la stessa arma , la Magistratura comunista . E la storia continua ancora, indorata, per i creduloni, da una misera condanna giudiziaria ridicola, pur dopo cinquanta e passa processi. Non è forse chiaro e lampante l’intrigo dei comunisti e dei loro seguaci?