Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 24 gennaio 2014

-------LA7 E L’ARMATA BRANCALEONE DEI RICCHI PROFESSIONISTI DELL’ANTIMAFIA------------ Quousque tandem, Catilina,……… Ultimo ad unirsi alla corte dei miracoli, Salvo Sottile, da Catania. Cacciato via da Mediaset, ha trovato capanna e paglia , ma niente cometa, a LA7, da Cairo; vuole scimmiottare un decadente Santoro, ormai sull’orlo di un share da prefisso intercontinentale con gli Usa , qualcuno lo sobilla sussurrandogli di imitare la Gabanelli. Qualcuno non ha detto all’ultimo “ embedded” che la Gabanelli non paga i risarcimenti miliardari che le sue trasmissioni provocano nei Tribunali perché li paga la RAI, in silenzio per la vergogna, cioè noi. Tutto sommato, affari loro. Intanto però “Linea Gialla” sta diventando “ Linea rossa”, come la fantomatica agenda di Borsellino Paolo, quella che è come la Sora Camilla, tutti la vogliono ma nessuno la piglia. Cominciano da Sottile le “ ospitate” di Magistrati, forse una captatio benevolentiae ante litteram? May be, can be, j suppose. Anche personaggi come Ingroia ( ma non è fuori della Magistratura e che c’entra con la Camorra?) , l’altro giorno con Sottile a parlare della Terra dei Fuochi. Carmine Schiavone, boss dei Casalesi, provenienza dalla martoriata Terra dei Fuochi, una cinquantina di omicidi, uno più uno meno, sulla coscienza , trenta e passa in galera, alcuni col 41 – bis, esibiti on trasmissione da Carmine come un vanto, come una medaglia . A La7 si comincia dal solito decadente Santoro, dove Carmine, solo soletto, tranquillo, protetto, senza alcun contraddittorio può recitare . «Dove sono finiti i verbali dove parlo di Paolo Berlusconi” recita con piglio inquisitorio? Poi da Sottile, sempre Carmine e stavolta con Salvo giù a fare l’elenco delle società che avrebbero venduto scorie alla camorra e che poi questa avrebbe seppellito sotto la Terra che una volta era “ di lavoro”( la patria dei pomodori San Marzano era quella piana ) e che oggi è “ dei fuochi”. E Salvo, al quale scotta ancora sulle chiappe quel sonoro e plateale calcio in culo rimediato da Mediaset Rete Quattro , non resiste alla bramosia della vendetta ( tipica del siculo catanese, roba da Verga, Cavalleria Rusticana, compare Turiddu e Donna Lola) ed attribuisce a Paolo Berlusconi la proprietà e le azioni di una società che vendeva rifiuti alla camorra e che con Paolo Berlusconi, invece, non c’entra nulla. Solo una omonimia, come nel caso, guarda il destino, di Tortora. E le prime due denuncie sono partite a razzo. Ma si tratta di contorno, perché il piatto forte è che nel settembre dell’anno scorso un certo Alberto Lorusso ha avuto la fortunata occasione di scambiare due chiacchiere niente meno che con Totò Riina nel cortile del carcere di Opera, settore massima sicurezza. Lo sanno tutti di essere video sorvegliati ma stranamente Lorusso sembra un maestro nel fare domande che richiedano certe risposte e Riina appare un coglione che casca nella provocazione. Bah! Mai sentito un capo mafia che minaccia, la mafia tace. Ammazza, ma in silenzio, “adusa ad ammazzar, tacendo”. Ne sono venute fuori centinaia di pagine di trascrizioni della conversazione, insomma il colloquio come collusione subdola in funzione del suo stesso uso politico. I soliti “pataccari professionisti” , gente come Travaglio, Padellaro, Santoro, il farfallato Tinti, svariati e noti giornalisti e, ultimo ad arrivar Salvo Sottile da Catania, ci hanno costruito sopra il solito teorema. Il capo dei capi in pensione a spese nostre da 21 anni, sbattuto al gabbio da Mori e dagli uomini che i processi stile Inquisizione di Ingroia - Di Matteo hanno cercato per anni di incastrare come collusi,confida a questo Lorusso che Napolitano è della partita ed è nemico della procura di Palermo, che l’immancabile ”; Berlusconi è un suo complice e che il pm Di Matteo è “ er mejo fico der bigoncio” e che va fatto fuori come un tonno. Bah! Sintesi del teorema de “Il Fatto Quotidiano”: qualche settore dello stato italiano è coinvolto in una demonizzazione del presidente della Repubblica, per calunniare il solito Berlusconi santificare il pm Di Matteo. Questa gente va trattata senza tanti scrupoli, come quella malattia venerea che, se la conosci, la eviti. Allora vi spiego . Ingroia è fuori dalla Magistratura e lo sostituisce Di Matteo, Ciancimino, la loro icona antimafia, è ormai un conclamato infamatore di De Gennaro perciò condannato, un pataccaro falsificatore di documenti fabbricati col foto shop utili per raggirare questi occhiuti Magistrati; ci aggiungi che il Generale Mario Mori è stato assolto e il processo decennale sulla trattativa Stato – Mafia sta crollando. C’era bisogno di qualcuno che lo puntellasse, come si fa con le case che stanno crollando dopo lo sconquasso di un terremoto. Ecco allora la “ protezione incivile” del Lorusso e del codazzo dei professionisti super pagati dell’antimafia militante, alla Borsellino fratello, alla Ingroia, alla Di Matteo. Ma tutto preparato fin dalla estate del 2012, quando due personaggi, l’On Lumia del P.D. e l’On. Sonia Alfano dell’Idv andarono a visitare nel carcere di Parma Zu Binnu Provenzano , due parlamentari investiti del “colloquio investigativo” speciale riservato agli onorevoli e muniti con i sacri e pomposi paramenti parlamentari . Lo fecero allo scopo di ottenere dichiarazioni e pentimenti utili a chissà che cosa. I due, mascherati da un “impegno istituzionale” e vittime, a loro giudizio, di una fuga di notizie, erano parlamentari del partito trasversale di Antonio Ingroia e della famosa “agenda rossa”, la famosa agenda che poi altro non era, come si è ormai scoperto, se non un semplice parasole della macchina di Borsellino . E’ ora che questa gente la pianti di abusare della libertà di pensiero , sono dieci anni che ne abusa, altro che Catilina. Credo sia urgente e necessaria una immediata inchiesta, certamente non giudiziaria e tanto meno di rito palermitano o milanese, ma una inchiesta parlamentare urgentissima . Per capire se la rabbia dei capi della mafia, ristretti a vita nelle patrie galere da quegli stessi uomini che questa gente vuole incriminare come loro collusi ,non venga per caso usata da frange ideologizzate della politica e della Magistratura in modo che , dietro idonea provocazione o interessato e concordato suggerimento , vengano dette “cose” che siano “organiche” ai loro scopi . Questa gente ca trattata senza tanti fronzoli, senza le così dette buone maniere. Ci dicano allora questi Signori come sia possibile che uno stato colluso, carabinieri collusi, politici collusi, abbiano devastato la mafia corleonese a colpi di arresti e di ergastoli. Come mai? Quale risposta siete in grado di fabbricare dopo dieci anni di indagini ridicole? Signori, aspetto una vostra risposta. Siamo il paese di Collodi, del Gatto e la Volpe, siamo il Paese dominato per cinquanta anni da un consociativismo occultato di due fazioni politiche che apparentemente si facevano la guerra, siamo un Paese che è sorto grazie alla malavita mafiosa e camorrista del 1860, quello che, appunto, riesce a santificare perfino un Massimo Ciancimino, un pataccaro, pur di criminalizzare qualche nemico politico o qualche mente che disturba il conducente, quello che assiste inerme e istupidito alle scorribande politiche di gente come De Magistris, come Di Pietro, come Ingroia , cioè dei colleghi di Di Matteo che cercarono, anche grazie a televisioni e mezzibusti assetati di vendetta e di quattrini di infangare Napolitano come un colluso alla camorra piuttosto che per le sue responsabilità politiche e forse costituzionali nell’aver trascinato il Paese in un colpo di Stato che sempre viene attuato quando un Paese non è governato da chi quel popolo ha eletto. TORNIAMO SU ARMELLINI, PLEASE Avevo promesso di ritornare sul caso Armellini. Ci torno solo per esternare la mia meraviglia nel constatare come questo scandalo sia già praticamente scomparso dalle prime e seconde pagine della “ grande stampa”. Che strano! Un’evasione fiscale da paura, ICI, IMU, IRPEF, IRPEG, ILOR , IVA. AVA, EVA, UVA OVA,ecc e questa scialacquona che si divide fra Monte Carlo e Monte Antenne, Dio mio che puzza , che fetore! Eppure se consultate il sito de “ Il Fatto Quotidiano” di oggi, non ne trovate traccia. Stessa cosa se consultate il sito di “ Repubblica.it”. Non è strano? Non è strano che Venier o Perego o Gruber o Santoro o Sottile – the last embedded – non ci abbiano infiocchettato sopra cinque o sei indignate trasmissioni televisive ? Eppure che piatto ricco! Pensate: lei, erede di una famiglia di biechi palazzinari , gentaglia e pidocchi rifatti oltre che sfruttatori del popolo, secondo la sinistra comunista e democristiana degli anni settanta a Roma. Bè, andiamoci piano con i “ biechi palazzinari, gentaglie e pidocchi rifatti ”, perché , come sottigliando come Berlinguer , se però erano “organici” – cioè proni, sdraiati , agli ordini, genuflessi, servili, munifici, col Pci e la sinistra Dc - allora non erano “ biechi palazzinari, infami sfruttatori del popolo” ma erano “ imprese di costruzione “ delle quali il Paese aveva bisogno. Insomma come quelle di Marchini Alfio tanto per capirci , costruttori certo, ma col pugno chiuso, anyone remember ? Una che trasferisce la residenza nel Principato! Come Tomba o come Rossi o come Pavarotti! Tutti miserabili evasori , tutti seguaci del berlusconismo dell’ultimo ventennio! Avessi letto una riga una di un Gomez, di un Padellaro, di una Spinelli o Spinellì ( come la chiamano a Parigi, dove la madamina vive) , di un Mauro, di uno Scalfari, magari di una Milella o- mi sarei accontentato persino di un Fazio Fabio o di una Lucia Annunziata! Niente! Zeru tituli su Armellini. Comprensibile, cane non mangia cane. Fui involontario testimone quando nei primi anni settanta il Comune di Roma prese in affitto, a proprie spese ( cioè a nostre) s’intende, tutta una serie di palazzoni nella zona della Nuova Ostia – dove vivevo a quei tempi – dove fece traslocare migliaia di baraccati dalle periferie romane. Ebbene da quel “ contratto” e “ contatto” fra Comune di Roma e famiglia Armellini ( che era ed è la proprietaria di tutti quegli appartamenti ) è cominciato un vero e proprio matrimonio fra Comune di Roma e famiglia Armellini. Sono passati quarantaquattro anni, più o meno, gli appartamenti degli Armellini affittati al Comune di Roma sono diventati milleduecento e ogni anno quei contratti venivano rinnovati con canoni aggiornati. Dunque il Comune di Roma conosceva i nomi delle società proprietarie degli immobili degli Armellini tanto che ora viene fuori che gli Armellini hanno in corso persino una domanda giudiziale per l’aggiornamento dei canoni di locazione. Ora ci vogliono fare bere la favoletta per bambini deficienti che nessuno sapeva niente di milleduecento appartamenti? Ah! Dimenticavo! Devo forse fare l’elenco del colore politico delle Giunte che hanno governato in questo modo Roma?

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