Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 22 gennaio 2014

-------------LASCIAMO I COMIZIETTI DELLA POLITICA FAZIOSA------------------------- Premessa necessaria: impossibile per un democratico liberale come chi scrive non ambire alle preferenze . Certo in un sistema veramente democratico, ma oggi in Italia del tutto illusorio, ogni cittadino dovrebbe possedere quella giusta e libera cultura democratica ( non quella attuale da tifoso e fazioso) per poter votare una determinata persona da spedire in Parlamento per il suo valore, per il suo “merito” e non per la sua appartenenza ad un partito ed anche indipendentemente dalla sua iscrizione in una lista. Forse in un lontano futuro questo in Italia sarà possibile, oggi è solo auspicabile. Ed io lo auspico, ma ora non lo ritengo ammissibile. Gli orrori delle preferenze meriterebbero una pinacoteca sterminata , un percorso di ammonimento e di ricordo eterno, come per Via Tasso o per i tanti genocidi che l’odio politico,che la politica faziosa ed incivile ci ha comminato. Non voglio tediare col ricordo dei Lauro, dei De Mita, dei Mastella, del fratello di Prodi ( un carneade!) in Europa, di Franco Fiorito con le sue belle 75.000 preferenze, di Totò Cuffaro detto il baciatore, che portò all’Udc 300.000 preferenze in Sicilia, l’autostrada di Remo Gaspari, detto il “ Duca degli Abruzzi” , soprannominata anche “ Roma – Pescara – L’Aquila” o la deviazione ad Arezzo dell’Autostrada del Sole grazie ad Amintore Fanfani o un tale Samuele Piccolo, un tizio che a Roma raccolse per la sinistra 12.000 preferenze per tacere dei vari Marrazzo, Gruber, Badaloni e la processione dei mezzibusti con pruderie politiche serviti solo ad impinguare le loro entrate di denaro e a satollare il loro incontenibile egocentrismo a nostre spese . Noi votiamo con le preferenze Comuni, Provincie, Regioni ma l’effetto, diciamo, “etico” e “ democratico” non lo vedo. Vedo solo scandali, non so voi. «Se si vogliono partiti solidi il voto di preferenza deve essere escluso come un male assoluto» scriveva tempo fa il giurista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti . E pensare poi che nel 1991 gli italiani, a furor di referendum (95,6% di sì) le avevano abolite, seppur parzialmente, con la cosiddetta preferenza unica lanciata da Mario Segni e rilanciata dal Pds, grande sponsor del no alla preferenze. Ora, invece,tutti a lamentarsi della mancanza delle preferenze, ma nella Prima Repubblica c'erano ed al potere c'erano sempre le stesse persone, ovvero il "ricambio parlamentare" avveniva solo quando il Partito non ti candidava più. E pensare che, fino a poco fa, guai a parlare di preferenze ai bersaniani ( la Sen. Finocchiaro, due anni fa: «Se qualcuno vuole le preferenze sappia che non siamo disponibili»).. «Craxi (che invitava invece ad andare al mare, ndr) commette un grave errore – sentenziava ì Occhetto, capo dei comunisti Pds - il referendum punta a ottenere un Parlamento più autorevole, un elettore più libero e responsabile, un rapporto più stretto e trasparente tra cittadini ed eletti». Le stesse parole, al contrario, di chi oggi sostiene il ritorno alle preferenze. Sarà anche un caso, ma nei grandi paesi europei non si vota con le preferenze. Non ci sono in Francia, in Spagna, in Germania, in Gran Bretagna. Oggi un voto di preferenza – lo scrive l'Espresso non il sottoscritto - si compra con una ricarica da 50 euro del cellulare , il biglietto per una partita di calcio, eccolo il rapporto eletto - elettore. E poi chi decide le liste? Il Partito ! E nella lista ci mette i fedelissimi. Gioco facile quindi per TUTTI i partiti far eleggere i loro preferiti. Adesso, gridando al lupo,al lupo, i seguaci di Cuperlo, di Fassina, di Bersani si stracciano le vesti per tornare al vecchio sistema che era e tornerebbe ad essere clientelare forse più di prima. Perché, inoltre, in un contesto come quello dell’Italia attuale , mettere le preferenze in mano al cittadino significa far controllare il voto, come in Sicilia dalla mafia, come in Campania dalla Camorra, come in Calabria con la ndrangheta, come in Puglia con la Nuova corona unita, come ormai ovunque. E non solo, perché con le preferenze in mano ai cittadini si trasferisce potere politico ai padroni dell’informazione ( cito solo De Benedetti e Berlusconi tanto per capirci ).La storia delle preferenze è solo fumo negli occhi perché il cittadino può scegliere solo nel menù sottoscritto dalle segreterie e Cuperlo come Fassina come Bersani sono seguaci della “ disciplina del Pci” come Berlusconi lo può essere per scegliersi i nominati. A coloro che sostengono che la Corte Costituzionale ha detto che bisogna rimettere le preferenze, ricordo che c'è stato un referendum vinto che di fatto le abrogava e che la Corte ha dichiarato legittimo. Se un referendum ha abolito le preferenze il messaggio civile che ne discende è che i partiti devono maturare democraticamente ( ed i cittadini culturalmente ) e presentare delle liste con nomi che piacciano ai cittadini che, altrimenti, non lo votano . Un possibile rimedio sarebbe l'indicazione del candidato scelto con primarie di partito. Ma con primarie serie, sotto l'egida dello stato che ne garantisca la forma e la veridicità dei risultati. Insomma con le stesse garanzie di una elezione vera e propria che impedisca sia i brogli sia la votazione multipla. Oppure si potrebbe applicare un sistema misto nel senso di lasciare, sui cinque nomi del listino, tre alle Segreterie e due alla libera determinazione del cittadino. Insomma, come le preferenze(specie quelle multiple)hanno fatto degenerare la politica in passato,lo stesso effetto lo abbiamo avuto con le liste bloccate oggi. Il sistema perfetto non esiste, illusorio ritenere migliore quello che fa solo comodo al proprio partito. Certo la democrazia e' un esercizio difficile e continuo e gli effetti degenerativi di alcune liberalità insite nella democrazia e nel parlamentarismo sono da tenere in conto per via delle ineliminabili debolezze e astuzie degli uomini. Cominciamo con lo sforzo di rendere tutti i partiti veramente democratici nella sostanza, al di là delle ingannevoli e false etichettature ed il popolo più correttamente istruito ed informato. Infine e per limitare il “ trasformismo”, problema che incide sulla legge elettorale e sulla “ governabilità”la mia proposta è la seguente. Il parlamentare che voglia abbandonare il partito col quale è stato eletto deve essere libero di farlo, ma deve ottenere il benestare da parte di chi lo ha eletto. Quindi va previsto un piccolo referendum per questi casi, nella sola circoscrizione nella quale costui è stato eletto, le spese siano anche a suo carico, per ottenere la nuova investitura popolare.

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