Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 4 gennaio 2014

------------------------------QUESTA NON E’ DEMOCRAZIA------------------------------- Scriveva François Mauriac , il Premio Nobel per la letteratura del 1956, quando nel 1936 i seguaci del Gen. Franco aggredivano i repubblicani spagnoli, che “le guerre civili ,ispirate da conflitti di dottrina o di religione, sono le più impure di tutte le guerre e generano, per quell’atroce carattere di violenza passionale che assumono, le più ineluttabili sequele di crimini”. La storia insegna come le guerre civili nascano in un clima culturalmente grezzo del popolo, ancora pervaso ed incendiato da principi e da valori tribali e divisori , da un “ conflitto ideologico” , accuratamente usato da un manipolo di interessati tribuni , fra opposte fazioni politiche , fra opposti schieramenti, che pure dicono di richiamarsi ai medesimi valori molto simili fra di loro. Volendo tracciare una immaginaria linea dell’esplodere di guerre civili fratricide si potrebbe iniziare dall’Atene del quinto secolo a.c., passare per le guerre fra Silla e Mario a Roma, poi per l’Irlanda del Nord con la guerra religiosa fra il protestante Guglielmo d’Orange ed il Re cattolico Giacomo II, per la Rivoluzione Francese, per la Guerra americana fra Sud e Nord, poi per l’Italia e la Spagna divise dal fascismo e dal comunismo, per la Francia , quella antinazista e quella collaborazionista di Pétain, oggi per l’Egitto dove una “ giunta militare” al potere pretende di escludere i “Fratelli Musulmani” dal potere ma con le armi della violenza militare invece che con quelle della cultura laica, per i Balcani e ovviamente l’elencazione sarebbe zoppa, incompleta, monca. Ma in tutti questi casi, a prescindere dal sistema istituzionale in vigore, in tutte le guerre civili trovo un comune denominatore che le determina. La scintilla scatta quando una delle due fazioni ( solitamente ve ne è una più propensa all’uso della violenza fisica nel confronto muscolare) diventa incapace di riconoscere aspetti quanto meno ragionevoli nell’avversario. La detonazione comporta l’uso della criminalizzazione dell’avversario come arma che conduca alla sua demonizzazione fisica ed ideologica ed essa esplode , in alcuni casi, con un processo popolare spontaneo ma molto più spesso è la “fazione “ che viene indotta alla guerra ed allo scontro da interessati “ conduttori” che vellicano gli istinti primordiali del proprio popolo incolto per spingerlo a compiere quei massacri che insanguinano ogni storia. Questa opera di indottrinamento della “fazione”, politica o religiosa che sia, non può che prosperare dove la conoscenza, il potere di analisi e di sintesi di ciascun individuo siano estremamente carenti,una fase di “ alfabetizzazione misurata” e spesso volutamente “regolata” (come il flusso dell’acqua è regolabile dal rubinetto, così allo stesso modo ogni “potere politico”consente per il popolo discente un flusso di culturizzazione – occhiutamente regolabile attraverso i rubinetti dei “programmi ministeriali” e quelli del “l’insegnante precario”che deve “meritare” una futura immissione in ruolo – che educhi a respingere ,a criminalizzare chiunque non condivida il proprio pensiero, stimolando così, in politica come nella religione e nei temi etici, un’opposizione preconcetta e faziosa, anche ricorrendo ad una artificiosa costruzione di falsi miti e di menzogne storiche )per “esaltare il non dialogo”con l’opposta fazione a titolo di merito quando invece è un vero e proprio obbrobrio civile e culturale . Così, finita che sia la guerra civile armata, l’avversario – diventato nel frattempo un vero e proprio nemico da cancellare , da destinare unicamente alla damnatio, sul quale addossare le responsabilità di ogni nefandezza e con il quale ci si addirittura scontrati con le armi in pugno – nella storia scritta dai vincitori o dai sedicenti vincitori, quell’avversario, sconfitto, è demonizzato, ridotto ad una totale disvalore. Così quella “ guerra civile” serve ai vincitori per spacciare quella vittoria per una nuova rifondazione della democrazia che di fatto, nella rozza culturizzazione popolare, impedisce per decenni di esaminare storicamente l’accaduto senza pregiudizi o ideologie deformanti. Contaminando tutto il campo, perché una eventuale voce fuori dal coro verrebbe subito soffocata, ricattata, intimidita dall’accusa di voler fare un favore a quel nemico del popolo. Precisamente quello che è successo in Italia. Nell’Italia fascista, con la storia scritta da Mussolini, con Gramsci ed altri. Nell’Italia sotto il dominio del consociativismo fra Dc e sinistra con Craxi, con Andreotti, con Moro, etc. Nell’Italia , con dominio di una Magistratura che pretende di imporci una sua “ legalità” che nessuno ha mai votato e voluto, con Berlusconi. Ecco i motivi per i quali non ritengo Giorgio Napolitano all’altezza del suo magistero. Perché ancora spaccia per “ democrazia” quella che non è ancora una vera democrazia, ma è solo un simulacro istituzionale mascherato come fosse “una democrazia” ma il dominus non è il popolo ma un manipolo di Magistrati. Come nell’Atene guidata dagli oligarchi , dai “Quattrocento” o dai “ Trenta”, ma nel quinto secolo a.c. Perché non capisce quanto sia urgente e necessaria un’opera di pacificazione nazionale e culturale , non riesce a capirlo schiavo, come è, del pensiero comunista . Gli abbiamo creduto, s’era impegnato per la pacificazione, ma Napolitano è solo un bugiardo, un acerrimo nemico della sovranità popolare che è l’essenza della democrazia. Lui è rimasto quello che è stato, un ossequioso suddito di Stalin, quello che enfatizzava l’invasione dei carri armati di Budapest e di Praga, il sostenitore delle false accuse contro Leone, al massimo “ il comunista più gradito alla Casa Bianca” che non è un complimento, ma l’essenza della sua doppiezza da comunista togliattiano. Lui si batte ancora “ contro” Berlusconi, sempre “ contro l’avversario politico”, mai per l’unificazione del Paese, ma per la radicalizzazione della sua storica guerra civile mai cessata. Un’operazione , la sua, storicamente degna di un solo aggettivo : criminale oltre che scellerata.

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