Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 14 gennaio 2014

--------------------RINFRESCARE LA MEMORIA E’ UN DOVERE------------------------------ La straordinaria rapidità con la quale i maggiori giornali e televisioni hanno fatto scomparire dalle loro prime pagine sia lo scandalo del Terremoto dell’Aquila che coinvolge tutta la sinistra politica locale e non solo ed i suoi deprecabili e squallidi risvolti ( quali, tanto per esser chiari, avere accusato altre persone di reati che invece venivano commesse da loro stessi, quali aver favorito indegnamente dei parenti elargendo loro scandalosi e stratosferici rimborsi dei danni, aver accusati “ altre persone “ di aver riso sul terremoto quando erano proprio loro in altre e ben nascoste telefonate a gongolare per quel terremoto che era visto come un vero “ colpo di culo” , etc), sia l’incredibile scandalo dell’On Speranza eletto Senatore del P.D. grazie a comprovati ed incredibili reati di “ voti di scambio”, trova conferma nella prima pagina di ieri e di oggi di Repubblica che piazza nella sua prima , come fosse una notizia importantissima, la questione del Ministro Nunzia Di Girolamo e la sua querelle a distanza di sette anni con Clemente Mastella, tacendo sullo scandalo dell’Aquila e su quello di Speranza . Lo sappiamo che non è così. Ma Repubblica cerca di sviare l’attenzione dei suoi lettori dagli scandali del P.D. all’Aquila ed altrove , semplicemente perché il suo editore e padrone è tale Ing. Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. stesso. Sento già il coro dei melensi che sussurrano “ perché, Berlusconi non è forse l’editore de Il Giornale”? Certo, ma mentre Berlusconi è un capo di partito, De Benedetti finge di non esserlo e la differenza non la vede solo un cieco. Ma non è questo il problema. Perché che in Italia la stampa sia in mano ad una oligarchia lo sanno pure i sassi. Il vero problema è che la stampa e l’informazione di parte viene usata come una clava sulla testa dei lettori ( poco informati e poco acculturati e molto indottrinati) per creare un diversivo ( la Di Girolamo) che seduca ed allappi il gusto viscerale e calvinista dei suoi lettori in modo da far loro arrivare il messaggio che la querelle Di Girolamo sia la vera priorità del Paese , non lo scandalo del P.D. dell’Aquila o quello di Speranza in Basilicata. Questo era il mestiere di Goebbels con Hitler, per dire, quello di “ addomesticare” l’informazione. E purtroppo questo è lo schema seguito da sempre dal Pci e dai suoi eredi e dal caravan serraglio mediatico e giudiziario al seguito .Ma non è una novità. E’ sempre la solita storia, della storia – chiedo scusa della ripetizione – scritta da coloro che vogliono coprire le loro vergogne con mistificazioni e menzogne, comunque con artifici e raggiri. Potrei cominciare da molto lontano nel tempo, ma è sufficiente restare negli ultimi venti anni per capire bene il funzionamento di questa imposizione mistificatoria . Nel 1989, a novembre, crollò il muro di Berlino e venne giù anche quel che restava della dittatura comunista nell’Unione Sovietica, cessò il regime della guerra fredda, il Pci rimase senza i propri referenti sovietici e privo dei loro generosissimi - e chi se ne frega se erano anche “illeciti” – finanziamenti in rubli. In Italia, intanto, la stagione di Craxi lo aveva emarginato,, sospinto fuori dal potere ed unito, caso strano, con i fascisti del Msi nell’opposizione a Craxi ed al Caf ( il pentapartito di Craxi, Andreotti e Forlani). In quella mutata situazione geopolitica,nel 1990 Giulio Andreotti gettò un amo che mirava ad affossare definitivamente il Pci, parlando e svelando l’esistenza – molto nota agli storici ed ai giornalisti e scrittori intelligenti e non asserviti – della Gladio Stay Behind, la così detta “ Gladio Bianca” ( una struttura segreta simil militare ), cosa che permise di aprire un dibattito politico parlamentare che portò alla deflagrante evidenziazione della “Gladio Rossa”, ossia di quella struttura paramilitare comunista , formata dagli ex partigiani comunisti rifugiati in Cecoslovacchia e sostenuti dal Pci italiano fin dalla fine della seconda grande guerra , addestrata nei campi militari di quel Paese comunista per azioni terroristiche e militari, che aveva sempre operato contro il nostro Paese. L’apertura degli schedari segreti cecoslovacchi ed italiani, dopo trenta anni dagli accadimenti e dopo il crollo di quel regime dispotico, hanno consentito il recupero di documenti che hanno accertato che la Gladio Rossa fu costituita appunto in Cecoslovacchia su iniziativa, appunto, dei partigiani comunisti fuoriusciti . Non appena venne divulgata la notizia di questa struttura segreta nata per opporsi ad eventuali invasioni o azioni militari e terroristiche della Gladio Rossa, subito gli ex partigiani comunisti italiani e la loro allora non indifferente sfera politico mediatica entrarono in fermento, in fibrillazione. Erano convinti – ed era la verità – che Andreotti avesse tirato il sasso della “ Gladio bianca” nello stagno immobile della storia scritta da loro proprio per disvelare, nel dibattito che ne sarebbe proseguito, l’esistenza della Gladio Rossa e con essa di tutti i misteri che essa celava. Il 1992 fu l’anno orribile per l’Italia ed anche decisamente drammatico per il Pci: non solo vi fu la pubblicazione del volume parlamentare sulla “ Gladio Stay Behind”(Camera dei Deputati, Relazione del Comitato parlamentare sulla “Operazione Gladio”, documento XLVIII n. 1, del 4 marzo 1992), ma vennero fuori anche una marea di nomi di spie italiane al servizio dei servizi segreti cecoslovacchi (Stb) e sovietici (Kgb) gente in prevalenza ex partigiani comunisti . Questo dibattito dunque permise di far conoscere all’opinione pubblica italiana che la “Gladio rossa “ era una realtà documentata. La destabilizzazione causata da quell’inchiesta sarebbe stata enorme, sopra tutto perché né il Pci né la Dc di sinistra potevano consentire che , tramite la Gladio Rossa si arrivasse in Italia alla verità sul caso Moro, sul suo sequestro e sul suo omicidio. Il discredito che avrebbe prodotto il disvelamento delle collusioni e delle complicità , sul sequestro e sull’uccisione di Aldo Moro, delle Brigate Rosse ( anzi, preciso meglio, delle “ nuove Brigate Rosse” quelle guidate da Moretti e non da Curcio e Franceschini - che intanto erano stati messi in disparte perché stranamente entrambi arrestati nel settembre del 1974 - ) con i servizi segreti cecoslovacchi (Stb) e sovietici (Kgb) sarebbe stato esiziale e funesto, per entrambe le fazioni politiche. Come fare per evitare quel disastro politico ? Era necessario creare un possente diversivo, una strategia politica in grado di dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica dall’inchiesta sulla Gladio Rossa, per evitare che Pci e Dc di sinistra fossero sommerse da accuse infamanti e da abissale discredito. Fu dunque in quei due anni, 1992 e 1993 quando Giorgio Napolitano era non solo “magna pars” del Pci ma anche Presidente della Camera, che il legame consociativo fra Pci – Dc – quello che oggi è il P.D. –si tramutò in una vera potenza distruttiva , reagì con la violenza tipicamente fascista all’emergere di quelle nascoste vergogne e come ogni regime reazionario che si rispetti – come fece il fascismo, come fece il franchismo, come face anche dal 1934 anche lo stalinismo – con la complicità della Magistratura di sinistra ( tutta arroccata intorno a Md nel Csm fin dal lontano 1965) scatenò una duplice offensiva mediatico giudiziaria. Così mentre la Magistratura di Milano elaborava il suo bel “piano pur sempre criminale di sovvertimento costituzionale”diretto alla sua conquista della sovranità politica – che spettava, per Costituzione (art. 1, comma 2) al “ popolo”- anche senza alcun consenso popolare - rapina poi consumata con la evidente sfacciata ed arrendevole connivenza del Presidente della Camera Giorgio Napolitano con la modifica dell’articolo 68 della Costituzione nell’ottobre del 1993 - si creò una “ task force” composta dal Pci , dalla Dc di sinistra, dalla Magistratura di sinistra e da buona parte dei poteri forti italiani che, a loro volta, fornirono alla task force anche tutta la potenza mediatica ingannatrice della propria stampa ed informazione ( Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, L’Espresso, La Nazione, Il Sole 24Ore, L’Unità, i telegiornali, etc) .La grande stampa ( Corriere della Sera, L’Unità, Repubblica, La Stampa, telegiornali, ecc) strinse un ulteriore vero e proprio patto, anch’esso profondamente criminale, con la Procura di Milano (fu battezzata come la famosa “banda dei 4 + 4 “rivelata da due interviste di Antonio Polito e di Piero Sansonetti ) , pactum sceleris che aveva lo scopo di “manipolare l’informazione”attraverso la rappresentazione dei fatti in modo artefatto, unico ,dominante e precedentemente concordato con i Magistrati nel modo che meglio consentisse a quella Magistratura politicizzata di acquisire la inconscia fiducia del popolo e consenso politico” ed ai giornalisti luminose carriere editoriali . Insomma, approfittando della debolezza e della ricattabilità di un politica sulla gogna mediatica della corruzione,Magistratura di sinistra e stampa uniti nella lotta avevano creato anche un’associazione “ per la disinformazione” .Per gli scettici ai quali non bastassero le “incredibili” assoluzioni elargite da quella Magistratura di Milano a gente come Romiti, come Carlo De Benedetti, come Agnelli, come Bernabè, come Occhetto, come D’Alema, fatti passare per “ poveri concussi” ( una specie di imbecilli al posto sbagliato) invece che come “ ordinari ed abitudinari corruttori” , basta citare il “ caso Conso” per afferrare la potenza criminale di tale banditismo informativo. All’Unità – dove lavorava Sansonetti in quegli anni, diretta da Walter Veltroni - era pronto un articolo di fondo di un funzionario di Via Botteghe Oscure praticamente d’accordo col Decreto Conso che depenalizzava il reato di finanziamento illecito ai partiti politici. Ma il “ Comitato centrale” della “ banda dei 4+4”, sostanzialmente la Magistratura, decise che quel Decreto – che depenalizzando quel reato toglieva potere ricattatorio a quella Magistratura - andasse affossato, anche se avrebbe fatto del bene al Paese. Così Sansonetti dovette fermare le rotative , ottenne un veloce assenso da Veltroni e L’Unità, come anche La Stampa, Il Corriere della Sera, Repubblica ed i diversi telegiornali dissero e scrissero che quel Decreto Conso era un “ decreto salva ladri”. E Scalfaro, divenuto Presidente della Repubblica, che aveva concordato quel decreto fin nei minimi particolari, una volta letti i giornali si rifiutò di firmare quel Decreto. La gente veniva portata in piazza dal Pci e dal Msi stranamente uniti , il Presidente della Repubblica si arrendeva alle minacciose intimidazioni di piazza, il Presidente della Camera (Giorgio Napolitano) taceva gongolando per il successo consegnato alla Magistratura comunista ( con la modifica dell’art. 68 della Carta) la quale in cambio garantiva al Pci il futuro “ dominio politico sul Paese “ anche senza vittoria elettorale ( si veda quel che è infatti accaduto nel 1995 quando la Magistratura fucilò il Governo Berlusconi I , che aveva sorprendentemente vinto le elezioni politiche del 1994 a discapito dello stesso Pci di Occhetto , con accuse di corruzione rivelatesi poi solo delle ignobili falsità ma solo nel 2001 ) , i P.M. impazzavano su giornali, riviste e schermi televisivi e raccontavano che con quel decreto non avrebbero potuto arrestare più alcun corrotto, i grandi industriali – quali la Fiat su “La Stampa”, Carlo De Benedetti su “ Repubblica”, Mediobanca su “ Il Corriere della Sera” – premiati ed salvati dalla galera con la storia della “concussione” patteggiata – manifestavano la loro riconoscenza verso il Pci e la sua task force scrivendo sui loro giornali la parola “ ladri”, l’Italia rimase vittima della truffa. Da allora questo gioco al massacro del Paese s’è ripetuto più volte. E continua ancora oggi. L’azione dirompente fu duplice: da un lato il Pci svelò – per esserne stato complice accertato per il suo terzo di tutte le tangenti – gli arcani corruttivi che introdussero il processo Mani Pulite contro Craxi ed il pentapartito,con la complicità della Magistratura di Milano; dall’altro,con la complicità della Commissione Nazionale Antimafia allora presieduta ( dal 28 giugno 1992 fino al 10 maggio del 1994) dal compagno Luciano Violante e con la diretta partecipazione del pentito di mafia Tommaso Buscetta e della Magistratura di Palermo , Andreotti, il grande accusatore, fu messo sul banco degli imputati come referente politico della mafia. Una reazione di spropositata violenza che nulla ha avuto di “ politico” e nulla di “ democratico”. Gli avvenimenti di quei due anni furono terribili, perché la posta in gioco era tragica e la guerra civile che ne scaturì fu crudele : o moriva il Pci ed i suoi complici o la Dc e il pentapartito socialdemocratico. Così tutti i tragici avvenimenti di quei due terribili anni furono rappresentati agli italiani , dalla stampa e dalla informazione complice, nell’unico modo con il quale faceva comodo alla task force guidata dal Pci. Si pensi agli attentati mafiosi a Roma, a Firenze, a Milano, presentati come una sorta di intimidazione da parte della mafia contro una certa politica ( quella della Dc di Andreotti ) la quale si permetteva di condannare i mafiosi al tremendo 41-bis quando di quei mafiosi ( questo era l’assunto) essa era complice ( ecco la fumosa trattativa Stato – Mafia), ecco la strage di Capaci e di Via D’Amelio sempre rappresentata come la difesa della mafia contro una Magistratura minacciosa nelle sue inchieste , si pensi alle terribili accuse insinuate contro personaggi insospettabili, come quelle del 1992 contro l’ex capo della Mobile di Palermo, Bruno Contrada , uscito fuori dalle dichiarazioni del pentito Buscetta o quelle, datate nel 1994, per strage, mafia e corruzione che aspettavano Silvio Berlusconi. Un fuoco di fila impressionante, ma la vera vittima è stato il cittadino italiano, al quale è stata comminata solo una storia addomesticata e falsata ed al quale è stata estorta la sua costituzionale sovranità politica. Certo nemmeno la vecchia Dc riuscì ad arginare tale forza distruttiva,anche se non mancarono tentativi di reazione e di intimidazione. Esemplare la storia di Giovanni Falcone. Occorre sapere – perché pochi lo sanno, grazie alla completa disinformazione attuata dalla task force - che il 26 maggio 1992, tre giorni dopo Capaci, La Nuova Isvestia. rivelò che tra la fine di maggio e i primi di giugno di quell’anno Falcone sarebbe dovuto “tornare a Mosca per coordinare le indagini sul trasferimento all'estero dei soldi del Pcus”. Secondo la Nuova Isvestia di vent’anni fa, il magistrato (in quel momento direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia) sarebbe stato incaricato di coordinare le indagini sul colossale riciclaggio dei fondi del Pcus in Italia, "su invito dell' ex presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga". Il magistrato ucciso, scriveva ancora il giornale russo, "lavorava in coordinazione con la brigata speciale che si occupa della medesima indagine a Mosca". L'Italia, per la Nuova Isvestia, "faceva parte del ristretto numero di Paesi in cui i soldi del disciolto Pcus e dello Stato sovietico scorrevano a fiumi: solo negli anni Settanta, 6 milioni di dollari erano stati trasferiti annualmente dal Politburo come aiuto fraterno". “Non è escluso” aggiungeva l’articolista “che i fondi del partito e dello Stato (russi, ndr) siano stati pompati in strutture occulte italiane per altre strade: attraverso Paesi terzi, sotto forma di tangenti per contratti vantaggiosi e come profitti derivanti dal traffico illegale di oro e di altri preziosi... L'Italia non veniva scelta a caso per gli investimenti del partito. Le strutture della mafia molto sviluppate, la posizione di forza dei comunisti locali, i solidi contatti stabiliti da tempo, tutto ciò prometteva grandi profitti agli investitori del Pcus". Per questo, quando scoppiò la bomba di Capaci e poi quando due mesi dopo venne trucidato anche Paolo Borsellino, il primo procuratore generale della Federazione russa Valentin Stepankov si era incontrato già due volte con Falcone: una in Russia, l’altra a Roma, alla fine del 1991. E un terzo incontro era stato appena concordato. Falcone aveva aderito a una precisa richiesta di collaborazione avanzata da Cossiga. In effetti, di una cooperazione tra la magistratura italiana e quella russa si era parlato in dettaglio durante la visita del presidente Cossiga a Mosca, nel marzo 1992. E proprio nel marzo del 1992 la mafia trucidò Salvo Lima. Anche questa una casualità? A quanto sostenne vent’anni fa il quotidiano moscovita, Stepankov e Falcone "si scrivevano costantemente, concordavano incontri di persona e pianificavano azioni comuni dei giudici italiani e russi". E il procuratore generale russo, oggi divenuto avvocato, ha raccontato di avere consegnato a Falcone una notevolissima quantità di documenti, tutti prelevati dagli archivi segreti del Pcus.Il giornale concludeva adombrando l'ipotesi che gli inquirenti russi nel 1992 sospettassero che i miliardi trafugati dal Pcus in Italia potessero essere stati riciclati non solo in imprese legali, ma anche e soprattutto attraverso canali mafiosi. Era vero? Era falso? E non fu proprio in quegli anni – nello stesso 1991 – che il Generali Mori del ROS consegnò alla Procura di Palermo quella ricostruzione degli affari mafiosi intitolata “ Mafia e Appalti” che quella procura siciliana provvederà ad archiviare immediatamente senza degnarla nemmeno di una adeguata inchiesta? Perché? Perché escludere pregiudizialmente che Falcone e Borsellino siano stati eliminati perché proprio troppo pericolosi nelle loro inchieste sui fondi neri del Pci? Perché nessun Magistrato ha prestato attenzione a quella pista? Falcone, Borsellino e Cossiga, purtroppo, non possono più rispondere a nessuna domanda. Stepankov, forse, potrebbe. Perché nessuno in Italia ci ha pensato o ne ha mai parlato ? Ma una cosa resta certa: dopo questa guerra tribale che ha insozzato l’Italia in quegli e nei successi venti e passa anni, ne sono usciti indenni solo alcuni personaggi tutt’altro che venerabili : Carlo De Benedetti, l’esperto in fallimenti di aziende prima dissanguate a suo favore, Romiti, un manager della Fiat condotta come una filiale dello Stato, Gianni Agnelli, un capitalista che socializzava le perdite della Luxor mentre privatizzava e portava all’estero tutti i suoi profitti ed i rimborsi statali, Franco Bernabè, che sarà il pupillo della sinistra finanziaria per privatizzare Telecom , D’Alema, Occhetto, Napolitano, tutti sedicenti all’oscuro delle tangenti craxiane quando avrebbero dovuto spiegare allora per quale motivo, a partire dal 1994 ( finite, appunto, quelle tangenti) il Pci ha dovuto licenziare migliaia di dipendenti e addirittura vendere la sede di Botteghe Oscure, ecc. E, guarda caso, solo un partito politico è rimasto fuori da quella bufera, il Pci che nel frattempo aveva provveduto a cambiarsi d’abito, vestendosi con una mise nuova: griffe Pds. Le vere origini della stagione terribile di tangentopoli e della mafia furono del tutto ignorate, subissate da un’ondata crescente di giustizialismo che man mano seppellì e distrusse quello che una volta era il nostro Stato di Diritto e la sua fondamentale e costituzionale architrave che era “ il garantismo”. Non è certo un caso che fu usata sempre la stessa “ task force” ( la Magistratura di Milano) per delegittimare e screditare il nuovo governo di centro destra colpevole, agli occhi della sinistra comunista e della sua banda,di aver fatto fallire il suo bel progetto di dominio assoluto sull’Italia nel 1994. Da quel 21 novembre del 1994 ( inchiesta di Di Pietro su Berlusconi per corruzione, poi, distrutta in Cassazione come costruita su accuse false ed inesistenti, ma solo nel 2001), sempre con la stessa arma , la Magistratura comunista . E la storia continua ancora, indorata, per i creduloni, da una misera condanna giudiziaria ridicola, pur dopo cinquanta e passa processi. Non è forse chiaro e lampante l’intrigo dei comunisti e dei loro seguaci?

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