Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 26 gennaio 2014

TRATTATIVA STATO – MAFIA,REGISTRAZIONI LORUSSO – RIINA. A CHE GIOCO STANNO GIO CANDO ALLA PROCURA DI PALERMO E NEL SUO GIORNALE? ---------------------------------------- Rileggendo le registrazioni ed i vari commenti sulla faccenduola di Lorusso e di Riina , mi sono reso conto come sia indispensabile, per la dignità di questo Paese, che sulle parole di Totò Riina, e sul meccanismo con il quale sono state acquisite si faccia estrema chiarezza. E subito. Alberto Lorusso, un boss della Sacra corona unita, detenuto al 41 bis, parla ( a me sembra che voglia imbeccare il vecchio capomafia )con Riina. E chi è questo Signore, poi? Se fosse vero che sia un provocatore, una sorta di spia infiltrata ( ci credo poco che questo giochetto possa passare inosservato in un carcere come quello di Opera) per conto di chi e di quale apparato dello stato ha agganciato il vecchio mafioso? Qual era la missione di Lorusso? Mafia e potere pubblico si sono sempre reciprocamente intersecati nella storia di questo Paese. Si veda, per tutti, l’inchiesta “ Mafia ed Appalti” che il Gen. Mario Mori ed i ROS costruirono, nei primi anni novanta, per combattere il potere mafioso ed il colluso potere economico e politico ( con nomi, cognomi, aziende, fatti, transazioni, etc) ma che la Procura di Palermo s’ affrettò ad archiviare , senza ulteriori indagini, solo dopo tre mesi la morte di Falcone e di Borsellino. Quando, negli anni a venire, la Magistratura italiana penserà a fare solo il suo lavoro, quello che la Costituzione le assegna ed abbandonerà, se mai questo sogno s’avverasse , i suoi attuali intenti politici, forse da quel giorno si guarderà la storia degli anni novanta con intento e sguardo sereni e finalmente si accerteranno le troppe verità nascoste che affossano l’Italia nel pozzo dei misteri ( Moro, Piazza Fontana, Calabresi, Italicus, Stazione Bologna, Brigate Rosse, Gladio Rossa, Unità d’Italia, Falcone, Borsellino, Lima, etc) e verrà fuori finalmente la vera ragione per cui sono morti Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino poi. Ragione che, a mio personale giudizio, è duplice, ma nessuna delle due è stata (volutamente?)svelata nei Tribunali italiani: l’indagine su Mafia e Appalti condotta dai carabinieri del ROS del Generale Mario Mori e l’indagine sull’oro di Mosca condotta da Falcone sul riciclaggio dei fondi occulti del Pci italiano, motivo per il quale proprio nel giugno del 92 Falcone doveva recarsi a Mosca, dove aveva un importante incontro con il Procuratore russo. Inizio dall’inchiesta su “ Mafia e Appalti” per arrivare – un filo rosso sangue lega tutto – alla fumosa inchiesta della Procura di Palermo sulla “trattativa Stato – Mafia”. L’’inchiesta su “ Mafia ed Appalti” è una delle vicende oscure ed imbarazzanti e dunque più taciute e nascoste, avvenute tutte all’interno della Procura di Palermo, una vicenda soffocata tra segreto di Stato e condizionamenti della mafia, tra soldi e potere , che si fa improvvisamente chiara, quando leggiamo quell’indagine da cui tutto ha avuto origine e che ha portato i Giudici istruttori, appunto sia Falcone prima che Borsellino poi, alla morte e i suoi autori, l’allora colonnello Mario Mori e l’allora il capitano Giuseppe De Donno a un ventennio di processi a loro carico. I passaggi di cui sopra sono tutti certificati e agli atti dei tribunali Il ROS depositò alla Procura della Repubblica di Palermo l’informativa Mafia e Appalti il 20 febbraio 1991 , molto prima che in Sicilia si scatenasse la guerra del 1992 .In quell’informativa , sulle connessioni tra politici, imprenditori e mafiosi il ROS rivelava l’esistenza di un comitato d’affari illegale e faceva i nomi di società e persone coinvolte. - Ecco Falcone sull’inchiesta “Mafia e Appalti” Il deposito di Mafia e Appalti alla Procura di Palermo fu richiesto espressamente da Giovanni Falcone, il quale all’epoca stava passando da quella Procura alla Direzione degli Affari Penali del Dipartimento di Giustizia di Roma: il Giudice raccomandò personalmente ai carabinieri del ROS di depositare subito quelle carte, poiché ritenute cruciali per spiegare le connessioni tra mafia e politica, lo ricorda lo stesso giudice durante uno specifico convegno tenuto a Palermo nei giorni 14 e 15 marzo del 1992, al Castello Utveggio: “la mafia è entrata in borsa” disse in quella occasione e ricordando le sue raccomandazioni pubblicamente, solo due mesi prima di saltare in aria. Ma quelle carte dei ROS “scottavano” e provocarono imbarazzo e indecisione da parte della Procura di Palermo. Le prove di tali fatti sono tutti elencati in questa breve nota. Infatti all’inizio , sulla base di quella informativa, quella Procura emise in data 7 Luglio 1991 solo 5 provvedimenti di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso, mentre tutta l’informativa dei ROS ne suggeriva addirittura e ben 44 . Si legge nei diari di Falcone a proposito dell’inchiesta “Sono scelte riduttive per evitare il coinvolgimento di personaggi politici”. Risulta, dalle ammissioni degli indagati e dalla documentazione prodotta dai loro legali, che, contrariamente a quanto dispone la Legge , ai difensori dei 5 arrestati fu indebitamente consegnata l’intera informativa del ROS (si tratta di un fascicolo corposo,parliamo di circa 890 pagine più 67di appendice, dunque comprensiva di tutte le 44 persone oggetto d’indagine), anziché i soli suoi stralci e dei soli passaggi relativi alle loro posizioni. Con ciò fu svelata agli stessi indagati tutta l’architettura investigativa complessiva, con i nomi di tutti i soggetti coinvolti e dunque si vanificò sostanzialmente l’intera indagine avendo consegnato nelle mani degli accusati le armi per difendersi. Siamo all’estate del 1991 e la Procura di Palermo tradisce il riserbo necessario, vuol fare naufragare l’inchiesta Mafia e Appalti. Che viene così svelata e tradita. Fate attenzione alla successione delle date, in questa storiaccia la consecutio temporum è basilare. Il tempo necessario per la mafia di studiare bene quella lunga e complessa informativa, diciamo giusto sei, sette mesi. Dopodiché a Palermo, si scatena l’inferno e comincia a scorrere il sangue. Il primo a morire il 12 marzo 1992, fu Salvo Lima, il proconsole andreottiano in Sicilia,che, ormai spiazzato da quelle rivelazioni , non solo non poteva più garantire per la mafia, ma era divenuto un pericoloso e potenziale traditore. Dopo una ventina di giorni , il 4 aprile successivo, toccò ad un oscuro maresciallo, a Giuliano Guazzelli, ucciso perché - su esplicita richiesta - rifiutò di stemperare le accuse contro Angelo Siino, uno dei 5 arrestati di Mafia e Appalti e ritenuto dal ROS “l’anello di congiunzione tra mafia e imprenditoria”. Dopo un mese e mezzo, il tempo per preparate tutto, ed il 23 maggio toccò allo stesso Falcone. Dopo quasi due mesi, il 19 luglio 1992, fu la volta di Paolo Borsellino. - Borsellino e Ingroia Borsellino, il 25 giugno del ‘92, volle incontrare segretamente negli uffici del ROS gli autori dell’informativa, il colonnello Mori e il capitano De Donno, riferendo loro che l’inchiesta Mafia e Appalti era “il salto di qualità” investigativo che avrebbe permesso di individuare sia i responsabili della corruttela siciliana sia gli autori della morte di Falcone. Borsellino indicò proprio in Mafia e Appalti la causa della morte dell’amico giudice e chiese il massimo riserbo sull’incontro, in particolare nei confronti dei colleghi della Procura di Palermo, per timore di fughe di notizie. Dopo l’esperienza dell’inchiesta Mafia ed Appalti era il minimo che un Magistrato potesse richiedere. Fu peraltro lo stesso giudice Antonio Ingroia, intimo amico di Borsellino, che confermò alla Corte d’Assise di Caltanissetta , deposizione trascritta nei verbali di un processo, tutto ciò e che Borsellino era assolutamente convinto che, attraverso gli appunti di Falcone relativi all’inchiesta Mafia e Appalti, si sarebbero potuti individuare i moventi della strage di Capaci. Ulteriore conferma di tutto ciò si riscontra , in tempi successivi, nella deposizione di Giovanni Brusca, l’ autore materiale della strage di Capaci, il quale nel 1999 dichiarò alla DDA di Palermo che i vertici di Cosa Nostra erano “preoccupati delle indagini sugli appalti”. - La strana, precipitosa ed inspiegabile ’archiviazione” dell’inchiesta dei ROS “Mafia e Appalti” Il fatto più incredibile , più misterioso, più illogico per non usare il termine “ sospetto “ avvenne addirittura il 20 luglio del 1992, il giorno dopo la morte di Borsellino, proprio mentre i brandelli del suo cadavere venivano depositati in ordine sparso su un tavolo di marmo dell’obitorio: la Procura di Palermo deposita la richiesta di archiviazione dell’inchiesta Mafia e Appalti, nella parte in cui ci si riferiva a imprenditori e politici. Senza disporre ulteriori indagini. Neanche un mese ed arriva, puntuale, il decreto di archiviazione: era il 14 agosto 1992. Qualcuno ha forse avviato una inchiesta dentro la Procura di Palermo su questi fatti misteriosi? Mai. Sarebbe possibile abrogare l’archiviazione di un procedimento? In pura teoria, perché concretamente, spettando l’azione penale ai Magistrati e vista la competenza territoriale, il boccino sarebbe sempre nelle mani della Procura di Palermo. La velocità dell’archiviazione dell’inchiesta mafia ed appalti è dunque opera di tutta la Procura di Palermo. Cane non mozzica cane non appena Falcone e Borsellino sono finalmente morti o qualcosa d’ altro? - Irrompe Vito Ciancimino e la trattativa Stato – Mafia Proprio mentre la Procura di Palermo si dava da fare per sotterrare definitivamente l’inchiesta Mafia ed Appalti ( richiesta di archiviazione richiesta il 20 luglio 1992, ottenuta il 14 agosto 1992) , il 5 agosto 1992, dopo le stragi di mafia i carabinieri dei ROS avvicinarono Vito Ciancimino perché collaborasse alle indagini Mafia e Appalti, visto che Vito rivestiva da sempre, a Palermo, il ruolo di cerniera tra il mondo politico-imprenditoriale e quello mafioso. L’ex sindaco consentì e consegnò ai militari. il libro “Le Mafie” scritto dallo stesso Vito, dal quale emergeva una identità di risultati con quelli dell’inchiesta Mafia e Appalti dei ROS. Durante quegli incontri, Vito Ciancimino chiese ripetutamente di essere ascoltato dalla Commissione Parlamentare Antimafia, cioè dall’On. Luciano Violante. Nel mese di settembre del 1992 il Gen. Mori discusse dell’importanza dell’inchiesta investigativa relativa agli appalti ed alla mafia anche con Piero Grasso, all’epoca consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. Il 20 ottobre 1992 il Gen Mario Mori informò l’On Violante dei contatti con Ciancimino durante la sua audizione all’Antimafia e gli consegnò anche una copia del libro di Vito Ciancimino. Il 15 gennaio 1993 il Gen. Mori informò dei fatti anche il Giudice Giancarlo Caselli, poco prima che costui divenisse Procuratore della Repubblica . Sempre 15 gennaio del 1993 fu arrestato dal Crimor (una squadra speciale dei ROS guidata dal Capitan Ultimo) Salvatore Riina, il capo di Cosa Nostra. - Prime conclusioni In poche parole e sul processo della famosa e fumosa trattativa Stato – Mafia ora affidata al P.M. Nino Di Matteo. Come può essere credibile che vi sia stata una “trattativa segreta” del ROS finalizzata a favorire e ad agevolare in vario modo la mafia, quando erano stati proprio gli stessi carabinieri del ROS a svelare e fin dal 1991 la connessione mafia-politica attraverso l’indagine Mafia e Appalti e quando tali fatti erano stati portati a perfetta conoscenza dei più alti rappresentanti delle istituzioni italiane, come questa consecutio temporum, dimostra ? Per quale motivo, poi, uomini dello Stato, carabinieri, politici avrebbero voluto favorire Cosa Nostra? Forse per Salvatore Riina? Forse per pagare a Riina il prezzo di qualche preventivo suo favore ? Ma scusate , Totò u curtu è o non è in carcere da vent’anni grazie alle indagini del ROS? E non è forse vero che la mafia fa affari miliardari con gli appalti, scoperti grazie alle indagini dei Carabinieri , come sentiamo dire ogni giorno nei telegiornali , proprio come ritenevano Giovanni Falcone, Salvatore Borsellino e come penso ritenga anche il Generale Mario Mori ? Torniamo ad oggi, dunque, a Lorusso e Riina. Si è forse usato Riina per lanciare un messaggio? Riina, non poteva essere diversamente, parla di sangue, di omicidi, elogia Giorgio Napolitano, ma l’elogio di un pluriomicida è diffamazione pura. In siciliano, “mascariato fu”. Certo questa storiaccia fra Lorusso e Riina è strana sotto parecchi profili e farsi delle domande è doveroso. E’ forse per capire cosa succede nella mafia, a Palermo , che qualcuno ha mandato Lorusso a parlare con Riina ? E come mai è stato scelto questo Lorusso, altro gentiluomo della Sacra Corona unita pugliese e non un infiltrato? Quale compenso gli è stato promesso ?E da chi è stato scelto? Dal tenore delle registrazioni si capisce che Lorusso , mentre parla con Riina, è a conoscenza di fatti e circostanze di cui non dovrebbe sapere nulla, data la sua condizione di detenuto al 41 bis. Non solo, ma il Signor Lorusso dimostra anche di avere informazioni riservate, nella disponibilità di poche persone. Quali? Sa, per cominciare, che i magistrati di Palermo avrebbero voluto manifestare pubblica solidarietà al dottor Nino Di Matteo presentandosi tutti in aula nel corso di un’udienza. Questa è una informazione che era circolata solamente nelle mail private dei magistrati. Mi spiegate come mai il Signor Lorusso lo sa? Già, come mai lo sa? Sono state le telecamere e i microfoni che hanno registrato le immagini e la voce di Riina e Lorusso nel cortile del carcere di massima sicurezza di Opera. Dunque entrambi i due gentiluomini ben sapevano di essere videoregistrati, stanno lì da decenni! Ho anche notato che i due , Riina e Lorusso, nei video pubblicati su internet e nelle foto apparse sui giornali, andavano a parlare fra di loro sempre nello stesso angolo del cortile. Come mai vanno sempre lì ?In quel carcere tutti sanno che in quell’angolo ci sono i microfoni, perciò Riina sapeva d’essere registrato! E Lorusso? In breve, finché qualcuno non si degnerà di spiegare per chi lavorava Lorusso e quale fosse il suo mandato, il sospetto di una sceneggiata rimane. Riina confessa a Lorusso di voler uccidere un magistrato. E Lorusso, che collabora con lo stato, che fa? Lo ha denunciato alla polizia? Non lo so, ma se non lo ha denunciato vuol dire che non voleva si sapesse in giro, vuol dire che sta giocando un altro gioco. O forse, invece, che era del tutto superfluo denunciare perché tanto era tutto registrato. Insomma chi ha mandato Lorusso da Riina, qual era il suo compito e chi è questo signor Lorusso? Perché “Il Fatto Quotidiano” non ce lo spiega? ---------------MA GUARDA CHE FACCIA DI TOLLA!!!!-------------------------------------- Questo Stato mostruoso, onnivoro, che ci succhia il sangue ogni giorno per mantenersi, per sovvenzionare le sue amicizie e le sue clientele, è stato edificato dal 1945 fino al 1994 grazie al patto criminale di intesa fra la Dc ed il Pci di quei tempi i quali al di là delle apparenti diatribe che recitavano in Parlamento e talvolta nelle strade avevano assaggiato la bontà del “ dominio politico ed economico” sull’Italia non appena cessò il primo periodo del centrismo degasperiano, con le prime aperture a sinistra, fino ad arrivare a forme complesse di consociativismo puro. Dal 1994 ad oggi, quel tipo di Stato, onnivoro, devastato dalla corruzione prodotta dal proprio apparato burocratico, è sempre stato difeso, con qualsiasi mezzo, lecito ed anche illecito, con violenza inaudita cercando di criminalizzare l’unica forza che avrebbe voluto modificare questo tipo di Stato rappresentato sempre e solo dal centrodestra, dalla sinistra post comunista e post democristiana grazie alla complicità della Magistratura ideologizzata. Ora suscita pena , commiserazione,vomito ed anche ribrezzo la faccia da sedere con il quale “ Il Fatto Quotidiano”, giornale a ciclostile proprio di quelle Procure giudiziarie di cui sopra, oggi vorrebbe addossare ad altri tutte le proprie responsabilità, quelle, cioè, di aver difeso a cannonate lo statu quo, come il Tancredi del Gattopardo , quello che “ tutto cambi perché nulla cambi” . Stavano tutti a vivere nel bosco fra i sette nani di Biancaneve i signori Padellaro, Travaglio, Gomez, Tinti, etc. quando il Pci e la Dc pappavano e spartivano l’Italia e le sue risorse economiche fra gli amici e gli amici degli amici ed i signori Magistrati stavano distratti, salvo girarsi dalla parte giusta solo quando c’era da incassare stipendi, consulenze, profitti, incarichi, seggi senatoriali, poltrone varie, etc. Questa gente che ha ridotto alla fame questo Paese governandola insieme alla Dc nei suoi primi cinquanta anni e poi difendendola da ogni possibile sua riforma dal 1994 ad oggi, riparandosi pusillanimemente dietro l’alibi del “ dagli al Berlusconi” oggi ha anche il coraggio di parlare di “ sprechi” e di lamentare pure che la casta degli intoccabili pubblici dipendenti sia senza aumenti! Il boia che si finge vittima e gli imbecilli che si credono furbi nel credere a queste spudorate menzogne.

Nessun commento:

Posta un commento