Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 7 febbraio 2014

--------------------SANDRO PERTINI, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA O FANTOCCIO ETERODIRETTO?------------------------- Il comune sapere, quello che abbiamo appreso a Scuola, contiene storie incredibili che ci sono state tramandate ed anche inculcate secondo la versione più consona al potere dominante , tacendo sulle possibili altre sue versioni storiche. Giuda Iscariota è per antonomasia il traditore, Costantino il difensore del Cristianesimo, l’unità d’Italia dovuta all’eroico sbarco dei Mille. Ma è solo questa la verità? E perché, allora, non verificare ? Ma accade che appena passi all’esame storico dei fatti di queste versioni, ti rendi conto che la versione che ti è stata inculcata, quello che trovi sui libri di Storia , non è la sola versione possibile. Anzi, spesso, lo studio dei fatti storici consente di “verificare” ( carta canta e villan dorme) che la versione ufficiale è quella falsa o, quanto meno, quella assai meno credibile. Giuda, ad esempio, fu veramente l’Apostolo che tradì Gesù e che lo consegnò a Ponzio Pilato per trenta denari?Se studi bene la storia e non ti fai fuorviare dalla versione fideistica di Giuda traditore, ti rendi conto che un furbo e consumato amministratore di capitali altrui, come Giuda,non poteva certo accontentarsi di soli trenta denari per consegnare Gesù a quel potere che avrebbe pagato chissà quale ricompensa pur di poterlo crocifiggere E non poteva essere Giuda,invece, proprio l’unico fra gli apostoli che aveva compreso la tremenda missione evangelica del Cristo e che fece di tutto per agevolarla e per renderla possibile? Persino un Papa, Benedetto XVI, manifesta sull’argomento i suoi dubbi e nel 2006 scriveva:” Giuda era uno zelota e Cristo lo tradiva, perché non voleva la rivolta contro i romani. Non era dunque Cristo il suo Messia” E siamo davvero sicuri che Costantino sia stato veramente l’araldo del Cristianesimo e non un volgare impostore che legittimò la pretesa del potere temporale della Chiesa solo per ottenere il suo complice silenzio sulle sue numerose malefatte? E che bastarono mille individui per sconfiggere un esercito, quello Borbone, che fra Palermo e Napoli, marina esclusa, poteva contare su circa 100,000 uomini? Persino un eminente storico come Luigi Settembrini scriveva con una punta di ironia “ se mi vuoi far credere che con 1000 uomini hai sconfitto un esercito di 40.000 Borboni, riportando solo sette perdite, mi devo proprio preoccupare”. Basta tralasciare la fede religiosa o il pregiudizio ideologico per vedere la storia alla luce della semplice e cruda verità dei fatti. Sandro Pertini viene sovente indicato come uno dei Presidenti della Repubblica italiana più amati, viene rappresentato come un intransigente che non aveva ambizioni personali. La sua costante presenza nei momenti cruciali della vita pubblica italiana, nelle situazioni piacevoli come nei momenti difficili, è stata probabilmente uno dei motivi della sua grande popolarità. Chi non ricorda l’esultanza, peraltro scomposta, di Pertini al goal di Altobelli nella finale del Campionato mondiale di Spagna del 1992? E come dimenticare l’immagine di un Presidente scamiciato che urla giocando a briscola contro Zoff o Bearzot o Bruno Conti sull’aereo che riportava a casa i Campioni del mondo? Spesso è stato definito come il "presidente più amato dagli italiani" ricordato per il suo carisma, per il suo modo di fare schietto e ironico, per l'amore verso i bambini e per aver inaugurato un nuovo modo di rapportarsi con i cittadini, con uno stile diretto e amichevole («amici carissimi, non fate solo domande pertinenti, ma anche impertinenti: io mi chiamo Pertini... »). La schiettezza e la pragmaticità di Pertini si riflesse inoltre anche nella sua azione politica ed istituzionale, facendolo apparire come un presidente che puntava alla concretezza, rifiutando compromessi e imponendosi con il suo rigore morale. Ma è tutto così? Pertini dunque ha bisogno di adulatori per essere ricordato, persino di veri e propri speculatori dell’adulazione, come Antonello Venditti che nel 1982 ( “ Sotto la pioggia”) non resistette a scrivere ( e vendere in copie “ copiose”) scrisse quella fellatio iconografica del “ il Presidente dietro i vetri un po’ appannati fuma la pipa, il Presidente pensa solo agli operai, sotto la pioggia…” . Eppure non mancano le dissonanze. Per esempio su Il Corriere della Sera del 27 Ottobre del 1963, in data dunque non sospetta, Indro Montanelli scriveva:” Non è necessario essere socialisti per amare e stimare Pertini.” Ma si trattava dello stesso Montanelli,che sul Corriere della Sera del 16 giugno del 1997, scriveva "Pertini? Sono altri i grandi d'Italia." .E come fece, ci si domanda, un uomo così sprovveduto a diventare Presidente della Repubblica? Lo diventò appunto perché era sprovveduto, e come tale forniva buone garanzie di non interferenza agli uomini del potere vero, totalmente in mano ai partiti. Pertini però aveva una enorme e naturale capacità di connettersi con il pubblico, ne intuiva i desideri, le istanze, le voglie viscerali, ne secondava alla perfezione tutti i vizi , tutti i vezzi. Ogni tanto sbucava dalla televisione pronunziando terribili requisitorie contro la classe politica, come se lui non vi avesse mai appartenuto, come fece, da grande scenografo, ma di secondo piano, al momento del terremoto dell'Irpinia, quando accusò il parlamento di avere bocciato i disegni di legge per le misure di difesa in caso di emergenza, dimenticandosi che il Presidente della Camera che li aveva respinti era stato proprio lui. Non si lasciava sfuggire nessuna occasione per dare spettacolo seguendo in lacrime tutti i funerali possibili, baciando bandiere a josa, carezzando torme di bambini e insomma toccando sempre quel tasto del patetico e dell’ipocrita ai quali noi italiani siamo particolarmente sensibili. E come si può dimenticare la tragedia di Vermicino e di Alfredino Rampi , tragedia che Pertini cavalcò da consumato sceneggiatore ?I suoi discorsi di Capodanno erano poi delle autentiche sceneggiate degne di Mario Merola. Ma in sette anni di Presidenza, di sostanziale e sostanzioso fece poco o nulla. Di favori al Pci, che lo aveva appoggiato, tantissimi, come tutte le grazie .Della corruzione che allagava il Paese fin dalla sua unità (e dalla quale bisogna riconoscere non si lasciò mai infettare), o non si accorse, o preferì non accorgersi E’ proprio così o questa di un Pertini da “Libro Cuore” è l’ennesima edulcorata versione dei fatti, solo una iconografia utile alla sua santificazione posticcia? L'8 luglio 1978, dopo un estenuante scrutinio, Sandro Pertini venne eletto settimo presidente della Repubblica. Erano i giorni dell’uccisione di Aldo Moro, gli anni di piombo e del terrorismo, della crisi economica e della crisi politico-parlamentare seguita al fallimento dell'esperienza della solidarietà nazionale. Nei primi tre scrutini la DC optò per Gonella e il Pci votò in modo pressoché unanime il proprio candidato,Giorgio Amendola, mentre l'ala parlamentare socialista concentrò i propri voti su Pietro Nenni. Si andò avanti così, fino al 13º scrutinio, con il PCI che manteneva la candidatura di Amendola e il PSI che da Nenni propose Francesco De Martino ma senza trovare consensi. L’accordo fra i partiti ( sostanzialmente fra Dc, Pci e Psi) arrivò al 16º scrutinio, l'8 luglio 1978, la convergenza dei tre maggiori partiti politici si trovò sul nome di Pertini, che fu eletto con 832 voti su 995, a tutt'oggi la più ampia maggioranza nella votazione presidenziale nella storia italiana. La sua elezione apparve subito un importante segno di cambiamento per il Paese, grazie al carisma e alla fiducia che esprimeva la sua figura di eroico combattente antifascista e padre fondatore della repubblica, in un Paese ancora scosso dalla vicenda Moro. Non sto mettendo in discussione il suo inossidabile ed incorruttibile antifascismo, di tipo assolutamente intransigente, il che, dal punto di vista della coerenza, è anche un attestato di grande merito e di stima personale. Nemmeno metto in discussione il suo essere stato “partigiano”, la sua partecipazione a quel movimento, nel bene e nel male, è certa, sicura, a prova di bomba. Ma essere un ““antifascista”, un “ partigiano”, un “ uomo onesto ed intransigente” sono forse doti sufficienti per essere eletto Presidente della Repubblica italiana? Quando tutti ammettono che Pertini era la “ figura” che serviva, in quel momento storico, per mettere tutti calmi, tutti d’accordo, non stanno elevando Pertini a chissà quale altare , piuttosto lo stanno indicando come un personaggio senza spessore intellettuale proprio e politico ma che metteva d’accordo Dc, Pci e Psi perché rappresentava un prototipo : quello che non dava fastidio a nessuno, quello che serviva per tenere occupato il Colle mentre i tre partiti cercavano e studiavano come riconquistare il consenso dopo l’uccisione di Aldo Moro. Come fare entrare un contadino nella casa del Principe. Sandro Pertini fu sempre sprovvisto di capacità e di sagacia politica, la sua presenza in Parlamento e nello stesso partito non ha mai lasciato qualche segno politicamente rilevante. Nel suo stesso partito non esercitava alcun peso, era considerato un "compagno" di sicuro affidamento, ma quanto meno una testa calda, imprevedibile e sempre pronto a qualche colpo di teatro, spesso ricorreva alle armi. Rimase famosa la sua folle e ridicola corsa su per le scale dell’Arcivescovado di Milano, pistola in punto, quando si sparse la (falsa)notizia che Mussolini e la Petacci fossero ivi nascosti. L’antesignano di Charles Bronson, una sorta di “ giustiziere” ante litteram che sarebbe arrivato al Quirinale. Anche la sua carriera nella “resistenza” non fu cristallina. In una intervista a Gianni Bisiach nel 1977 Pertini ribadì da un lato la sua “ assoluta estraneità” all’attentato di Via Rasella a Roma ma ammise anche , con scarsa coerenza, che alla fine appoggiò quell’attentato “ perché così volevano sia il Pci che Amendola”. Anche dopo il suo settennato egli confidava ad Alberto ed Elisa Burani ( autori di “ Attentato e Rappresaglia. Il Pci a Via Rasella”, Marsilio, Venezia, 1999) la medesima incongruenza. Pertini, nell’intervista del 1977 a Gianni Bisiach confessava che nel Pci erano state attentamente valutate e soppesate le terribili conseguenti rappresaglie che l’attentato di Via Rasella avrebbe provocato nei tedeschi. Dunque Pertini sapeva che con quella sua partecipazione al via libera per quell’attentato scriveva la condanna a morte di più di trecento inermi vittime incolpevoli. Lo confermava anche Matteo Matteotti, il figlio di Giacomo, in una intervista del 1994 e lo ribadiva anche Massimo Caprara, l’ex segretario di Togliatti, in un suo scritto del 1997. Lo stesso Pietro Nenni, che gli voleva bene, disse e scrisse di Pertini : "Io non sono certamente un uomo di cultura e alla cultura non attribuisco, per un politico, una decisiva importanza. Ma qualcosa so, qualche libro l'ho letto, anche grazie a Mussolini quando mi mandò' al confino a Ponza. C'era anche Sandro. Lui, l'unica cosa che leggeva era L'Intrepido. Il resto del tempo lo passava a giocare a briscola o a scopa coi nostri guardiani. Alle nostre discussioni sul futuro dell'Italia e del partito non partecipava quasi mai, e quando lo faceva, era solo per invocare il popolo sulle barricate, per lui la politica era solo quella". Nenni dixit! Sta per emergere una constatazione che discende dai fatti e che non vuole né offendere la memoria del Presidente Pertini né tanto meno criticarne la figura: ma i fatti dicono che Sandro Pertini divenne Presidente della Repubblica perché non dava fastidio a nessuno , ma soprattutto e forse esclusivamente perché era stato un “ partigiano”, partigiano rosso di prima leva e dunque organico a quel movimento partigiano che riuniva sia comunisti, democristiani e partigiani socialisti , un movimento che volle arrogarsi la esclusiva paternità della liberazione dal nazifascismo Dunque mi devo riallacciare alla storia di tutti quei partigiani comunisti, socialisti e azionisti che , una volta e non ostante fosse terminata la guerra, furono fatti riparare in Cecoslovacchia dal Pci perché accusati di omicidi e di vendette personali contro “presunti o veri ex fascisti” e contro “ inermi civili” che non manifestavano simpatie per il comunismo. Moltissimi furono fatti eleggere dal Pci deputati per godere della relativa immunità ed impunità, fatti poi riparare in Cecoslovacchia e poi, fatti rientrare in Italia. Come? Semplice : c’erano i compagni della resistenza, al Quirinale, prima Giuseppe Saragat e poi Sandro Pertini e al Presidente della Repubblica spetta la concessione della grazia presidenziale. Eccoci dunque al nocciolo della questione: Pertini divenne Presidente della Repubblica perché doveva graziare i compagni partigiani che avevano commesso crimini ed omicidi dopo la fine della guerra ed era la persona che non avrebbe fatto alcuna resistenza a continuare a concedere quelle grazie presidenziali che un suo predecessore, sempre di sinistra, Saragat, aveva lasciato incompiute. Giuseppe Saragat pagò subito la sua cambiale più grossa al Pci : la grazia a Francesco Moranino, rifugiato a Praga , paese nemico, dove lavorava alla “Scuola Politica del Compagno Synka” che organizzava i campi di addestramento militare per i terroristi che dovevano compiere azioni militari eversive nei loro Paesi, che ospitò anche Giangiacomo Feltrinelli. Saragat pagò un debito di riconoscenza al Pci che aveva contribuito ad eleggerlo in quanto era diventato capo dello Stato il 28 dicembre 1964, con il contributo determinante del Pci. La grazia arrivò a tamburo battente il 27 aprile 1965. Ci fu un evidente baratto, oggi si direbbe un “ voto di scambio”: l'elezione in cambio della chiusura di quel capitolo orrendo. Moranino rientrò con comodo, nel '68, e il Pci non ebbe alcun imbarazzo a ricandidarlo e a farlo rieleggere. A Palazzo Madama. Sandro Pertini deve dunque completare il lavoro di graziare i compagni assassini e condannati di che era stato iniziato con Saragat e che era stato interrotto perché dopo Saragat fu eletto Leone. Così come Saragat, anche Pertini fu sostenuto, dopo l’accordo, dai voti del Pci e come Saragat il compagno Pertini obbedì al richiamo della foresta: nel 1982, nel silenzio omertoso, approfittando del clamore gioioso della vittoria dell’Italia ai mondiali di Calcio in Spagna, il compagno della resistenza Sandro Pertini concesse la grazia presidenziale agli ultimi partigiani comunisti accusati in Italia di crimini commessi nel nostro Paese dopo la fine della guerra. Quello che poi fa proprio cadere le braccia è avere scoperto da documenti del Quirinale che Pertini tenne segrete le grazie che stava predisponendo: aspettava che l’Ambasciata Italiana a Praga rilasciasse ai beneficati il passaporto. A pochi mesi dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro e non ostante pesanti responsabilità che coinvolgevano nel caso Moro persone vicine al Pci ed ai partigiani messi in salvo in Cecoslovacchia, il 26 ottobre del 1978 quello stesso Pci che aveva deciso di sostenere Pertini ricevette da Pertini la stabilita ricompensa: la grazia per i suoi ex partigiani della seconda guerra mondiale. Numerose le grazie presidenziali scoperte man mano di cui hanno goduto , grazie a Saragat ed a Pertini, numerosissimi ex partigiani comunisti fatti riparare dal Pci illegalmente in Cecoslovacchia colpevoli per crimini commessi in Italia dopo il provvedimento di amnistia voluto nel 1946 dallo stesso Togliatti.Si continuò, dopo l’amnistia, con un indulto molto ampio nel 1949, si proseguì poi con un’altra amnistia sempre molto ampia del 1953 e successivamente con numerosi provvedimenti “ ad personam” si grazie presidenziali. Il partigiano Sandro Pertini, da poco eletto Presidente della Repubblica, firmò il decreto di grazia per Giulio Piaggio, per Paolo Finardi , per Natale Burato e per molti altri, tutti pluriomicidi condannati in Italia in via definitiva e fatti fuggire clandestinamente dal Pci in Cecoslovacchia , senza scontare nemmeno un giorno di prigione e poi inspiegabilmente graziati da Pertini.Devo ricordare, per dare ai fatti il loro giusto peso, che per costoro il Pci aveva avanzato già la richiesta di grazia quando era Ministro della Giustizia Oronzo Reale , domanda che fu respinta. Ma ora c’era al Colle l’uomo giusto, che non avrebbe fatto storie a pagare il prezzo della sua elezione: Sandro Pertini. Così il Pci condusse a buon fine molte spinose domande di grazia che Saragat non era stato in grado di portare a buon fine nonostante l’accordo preventivo tra Saragat ed il Pci per la sua elezione. E’ anche necessario rammentare che alcune volte Pertini sostenne persino di “aver firmato senza saper cosa firmasse” accusando il suo Segretario Generale Antonio Maccanico (vedasi articolo di Silvana Mazzocchi su “ Repubblica” del 9 giugno 1985 dove Pertini disse testualmente :” se avessi saputo chi era, non le avrei dato la grazia”). Si riferiva, Sandro Pertini, alla concessione, da parte sua, della grazia a Fiora Pirri Ardizzone , una terrorista di “Prima Linea” la cui grazia fu fatta passare sotto silenzio stampa. In altre circostanze Pertini preferì tacere, come nel caso della grazia al partigiano Mario Toffanin, altro pluriomicida graziato e dei tantissimi altri che Pertini graziava come nulla. Insomma la nomina di Sandro Pertini al Quirinale altro non fu se non un imbroglio frutto marcio del consociativismo. La scelta di un Presidente della Repubblica , grazie alla Costituzione più bella del mondo, è dunque il frutto di imbrogli, di accordi, di inciuci vergognosi, come quelli che vi ho descritto. Non credo che quanto ricordato denigri Pertini, perché santificarlo come è stato fatto da sempre, presentarlo come il presidente più amato dagli italiani è solo il risultato di una truffa al popolo italiano perpetrata dal potere consociativo fra quei tre partiti (Dc,Pci e Psi). Il significato intimo di questo scritto è dedicato a Giorgio Napolitano ed a tutti i creduloni ( o profittatori?) che lo ritengono l’uomo della provvidenza.

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