Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 6 marzo 2014

---------------DALLA POLITICA AL M5S, DALLE STELLE ALLE STALLE--------------- Nei Paesi a democrazia evoluta e matura ,basata su una cultura politica rivolta al bene comune invece che a quello di ciascuna fazione politica ( come accade in Italia) - cito gli Usa e lo stesso Regno Unito - il fatto che quasi la metà della popolazione non vada a votare non rappresenta una metastasi , un dramma per quella democrazia. Invece in Italia è un vero dramma sociale e civile. Perché? Per spiegarne i motivi occorre premettere che “l’astensione dal voto” in quei Paesi ( questa scoperta ci lascia sempre molto sbigottiti a noi italiani) è sempre motivata dalla estrema fiducia che ciascun cittadino ha nella forza della democrazia e nelle istituzioni del suo Paese. In America, in Inghilterra non si va a votare per sfiducia , per protesta o per indifferenza verso le istituzioni del Paese, ma, paradossalmente, proprio per il motivo opposto. Basta un briciolo di empirismo pratico di quei Paesi per sapere che quegli elettori “non aderiscono ad una fazione politica” ma sono tranquilli che quei pochi partiti ( normalmente sono solo due sia in Inghilterra che negli Usa) che si contendono il consenso degli elettori hanno come scopo il benessere del Paese e non l’affermazione di una fazione politica e dei suoi interessi di parte. L’elettore americano o inglese non è “schierato” pregiudizialmente per i repubblicani o per i tories , quell’elettore che oggi vota democratico o laburista non esclude di votare domani per i repubblicani o per i conservatori, quell’elettore non è stato istruito in famiglia, in società, nella scuola e nell’Università a considerare l’avversario politico un nemico da eliminare, perché sa bene che se vince “l’altro” per lui non sarà un dramma. I motivi di tale discrasia nella concezione del sistema dei partiti fra quei due Paesi e l’Italia sta tutto nelle rispettive storie . Perché non v’è dubbio che i popoli di quei due Paesi hanno entrambi lottato al loro interno e fra di loro ma quando poi hanno costruito la loro “nazione” lo hanno fatto di comune accordo. La guerra di secessione statunitense non ha diviso quel popolo fra le due fazioni, tanto che negli Usa sono onorati sia combattenti sudisti che nordisti. Stessa cosa è accaduto nel Regno Unito . In Italia, invece, una fazione politica , quella social comunista, s’è arrogata la pretesa di intestarsi tutto il merito d’aver liberato il Paese dal nazifascismo grazie alla sua “resistenza”, perseguitando e demonizzando quella parte di italiani che furono fascisti o presunti tali e che non si trasformarono negli antifascisti che saltavano sul carro dei vincitori “dopo” la caduta di quel regime ( come fecero moltissimi). Quella fazione politica ha preteso poi scrivere la storia di questo Paese come la scrivono i vincitori , come meglio loro aggrada e da allora la democrazia in Italia è solo una graziosa facciata , un fondale ben disegnato dietro il quale, però, si celano lotte fratricide per conquistare o conservare “il potere del vincitore ”,non per fare il bene di tutto il Paese. Inimmaginabile in Italia che una persona “ di sinistra” pensi di poter votare, domani, per la “ destra” o viceversa. L’italiano medio non dice “ io sono un elettore”, dice “ io sono di sinistra”, “ io sono di destra”. Nessuno dice “ io sono italiano” davanti alle fazioni politiche. E’ facile schierarsi pregiudizialmente , come aderire, difficile è capire . Ecco perché riesce arduo , davanti a tutto ciò, definire “elettore” sia un americano che un italiano. Più appropriato è invece dare una qualificazione a quel sostantivo. Così appare aderente definire “ elettore consapevole e compenetrato” quello americano o inglese e “ votante fazioso” quello italiano. Da questo brodo di coltura nasce il dramma italiano perché la scelta di non votare non indica tranquillità nei confronti dei possibili esisti delle elezioni ( right or wrong , this is my country) , ma completa sfiducia , profondo disgusto nei confronti delle istituzioni democratiche italiane. L’astensionismo italiano dunque è il veleno che ormai ha quasi distrutto la nostra credibilità democratica. E quando ci sono carogne in giro, si sa, escono le iene (politiche) per nutrirsi degli avanzi di quelle carogne (politiche) e per ingrassarsi. . Era il poco nobile scopo di Mani Pulite, ferire a morte, martoriare con la tortura quei partiti politici che erano d’ostacolo al Pci per la conquista del potere e lasciare che gli avanzi di quelle carogne lo nutrissero e lo rafforzassero . Passo prematuro perché la misura dell’astensionismo era ancora a livelli sotto la guardia. Essa però galoppava, passava da un trascurabile 10% circa nei favolosi anni ottanta, ad un più consistente 20% negli anni di Mani Pulite. Negli anni successivi al 1990 poi la gente ha capito finalmente le trame ed i tranelli che una certa fazione politica disseminava sul Paese onde sbarazzarsi degli avversari politici per agguantare il potere magari evitando, con la complicità omertosa fra le stesse istituzioni democratiche, le consultazioni popolari. Così la stagione di Mani pulite, il successivo giustizialismo, la demonizzazione dell’avversario politico hanno accresciuto e maturato il disgusto per la classe politica. L’astensionismo, che avevamo lasciato al 20% negli anni novanta, diventa il 30% nelle consultazioni europee del 2009. Oggi, nelle consultazioni del 2013, esso è diventato raccapricciante: su 50.449.979 elettori per le consultazioni del Febbraio 2013, hanno votato 29.225.286 elettori, non hanno votato 21.224.693 elettori. L’astensione è arrivata al 42% degli elettori, tanto più cruda quanto più si ponga a mente che è una menzogna dire che il P.D. ha ottenuto il 20,5%, che il PdL ha ottenuto il 19,9% e che il M5S ha ottenuto il 17,2% , perché se rapportiamo quei consensi invece che ai votanti agli aventi diritto al voto, i consensi di quei tre grandi partiti precipitano rispettivamente al 14% per il P.D., al 13,7% per il PdL ed al 8,8% per Grillo. Insomma oggi l’Italia ha un solo partito maggioritario: quello che si astiene dal voto e che paradossalmente non elegge nemmeno un rappresentate in Parlamento. Sta governando, da tre anni ormai, una assoluta minoranza. Con la complicità indecente di Giorgio Napolitano e della sinistra. Così è nato il M5s, dai resti del disfacimento di partiti politici i quali in Italia, lungi dall’essere partiti politici per il bene comune, sono solo contenitori di potere, lobby faziose che raccolgono consensi clientelari ed altrettanto faziosi quanto interessati. Dall’astensionismo al paraculismo acuto , i penta stellati che a chiacchiere hanno rimbambito gli sciocchi ed i sempliciotti, come rubagalline manzoniani, con altisonanti impegni di combattere, di cambiare, di sfasciare etc, eccoli lì. Iene pronte a spartirsi gli avanzi del cadavere del Paese, a far calcoli come un Mastella, come un Fini, come un Briguglio, come un Bocchino, come un De Gregorio, per uscire dal M5s e costituire il famoso gruppo autonomo. Paraculi come il loro capo. ----------DUE O TRE PESI, TRE O QUATTRO MISURE. SE QUESTO E’ UN PARTITO…--------- Ma come ci si può fidare di un partito come il P.D.? Qui non si parla di “opinioni” o di “ idee”, qui si parla di rispettare la Costituzione italiana che impone un principio, unico e basilare per uno Stato di Diritto: quello secondo il quale nessuno può essere condannato se non in forza di una sentenza definitiva. Si chiama “ garantismo” ed è dal 1989 circa, da quando al Pci venne a mancare l’appoggio politico e finanziario di sua madre patria, la Russia staliniana, che la sinistra italiana sulla Costituzione italiana ci piscia sopra. Il P.D., erede del Pci, lungi dall’essere un partito dove, come si auto dipingono, si dibatte, è solo una fazione dove decide la nomenclatura e vince l’interesse del mero e puro potere. In tutti questi anni, l’unica cosa che è riuscita a tenere unita la sinistra è stata per l’appunto proprio la negazione del “garantismo costituzionale” sostituito, per brama di potere, dall’antiberlusconismo,spacciato come “ legalità” ed utilizzato a più riprese per mostrare all’esterno la loro granitica coesione. Ma si è trattato di una coesione nel violare la Costituzione, non altro. Bella roba! Ora che ha trovato il bambino del “formaggino Mio”, ecco che il P.D. sbanda di nuovo. Torna ad essere bino, trino ed anche di più. Intanto, non sapendo decidere secondo una propria coerenza che non sia quella che il Partito deciderà ( il Soviet), per quanto riguarda le ultime vicende dei sottosegretari, il Pd è tornato ad adottare i soliti due pesi, due misure, ma anche tre se del caso. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha precisato che “il governo non ha intenzione di chiedere le dimissioni di sottosegretari sulla base di un semplice avviso di garanzia”. Benvenuti nel mondo civile, mi verrebbe da dire! Principio sacrosanto, che da sempre rivendico in scarsa e timorosa compagnia. Sarei felice se fosse vero che qualcuno della sinistra nel governo dopo tutti questi anni , dopo i disastri combinati in nome della “legalità”, ora si ravvedesse e si adeguasse alle mia tesi. Ma come faccio a fidarmi? Facciamo però un passo indietro. Non molto tempo fa, l’ex ministro Josefa Idem fu costretta a dimettersi per il mancato pagamento dell’Imu su un’abitazione poi rivelatasi essere una palestra in un momento in cui l’ex governo Letta aveva inaugurato la politica del rigore e della responsabilità contabile. Nunzia De Girolamo, ex titolare del dicastero dell’Agricoltura, subì il medesimo trattamento per una vicenda riguardante presunti scandali nella sanità beneventana, senza che il leader del suo partito Alfano, nonché vicepremier del Governo della sinistra lettiana all’epoca dei fatti, muovesse un sol dito in sua difesa. Ora è toccato ad Antonio Gentile, ma le grane in arrivo per Renzi portano anche i nomi di Barracciu, De Filippo, Del Basso de Caro e Bubbico. C’è già qualcuno, nello stesso P.D., che osa denunciare che “ nel P.D., sull’argomento, si sono usati “due pesi e due misure”. Ma no? Ho assistito, stupefatto, ad uno spettacolo surreale , kafkiano, nel senso che coloro che non sono raggiunti da avviso di garanzia sono stati cacciati via dal governo della sinistra , mentre vi restano, oggi, tutti quelli raggiungi da formale avviso di garanzia . Beata coerenza! Resto deluso, però, dal ragazzo del formaggino Mio. Mi pare che Renzi dia più retta agli avvisi di ipocrita ed occhiuto moralismo , come nei casi sopra indicati,che ad altro. S’è calato le braghe davanti ai paraculi del M5s, al circo mediatico giustizialista dei soliti noti ( Travaglio, Il Fatto, Repubblica, Mentana, Lerner e via vomitando) per evitare di rimanere vittima delle tagliole e delle forche che questa gente erige ad ogni angolo di strada. Altro che semplice “captatio benevolentiae”, qui siamo in piena ed evidente “ trattativa fra Stato e bande giudiziarie”. Urge inchiesta della Procura palermitana, targata magari dal P.M. Di Matteo. Ma in questo modo la dignità delle persone, connessa alla presunta innocenza dei singoli, viene trattata a bastonate. --TUTTI NE PARLANO DEL PROBLEMA CARCERARIO, MA SE LO PONE FORZA ITALIA ALLORA LO SI AFFOSSA. PERCHE’, SE E’ EMERGENZA NAZIONALE ?------------------------------------- Martedì scorso è accaduto che la mozione di Forza Italia, che affrontava sul serio la questione del sovraffollamento carcerario , sia stata bocciata dal governo e dalla maggioranza. Rita Bernardini, esponente dei radicali, su “Il Tempo” denuncia come Il Partito democratico e il governo abbiano in realtà buttato nella spazzatura le accorate riflessioni e le proposte d’emergenza del Capo dello Stato. “Schiaffo a Napolitano”, dice la Bernardini. In nessun punto la maggioranza prende sul serio la questione dell’amnistia e quella dell’indulto. Di fatto spedendo l’Italia a una sicura condanna per non avere ovviato alla illegalità delle nostre carceri ridotte a luogo di tortura. L’ultimatum della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo scade il 28 maggio. Dopo di che scatterà una condanna morale accompagnata da sanzioni pesantissime. Dalle ultime comunicazioni dello scorso gennaio del Ministro sull’amministrazione della Giustizia in Italia non emerge alcuna soluzione idonea a risolvere i problemi della giustizia italiana. La presenza di detenuti, rilevata al 14 ottobre 2013, è di 64.564 unità a fronte di capienza regolamentare di 47.599 posti (anche se tale ultimo dato dipende dal mancato utilizzo degli spazi dovuto a mancata ristrutturazione delle carceri stesse). Dei 64.564, i detenuti condannati definitivamente sono 38.625, in custodia cautelare sono 24.744. A queste due categorie vanno aggiunti 1195 internati. Per quanto riguarda i detenuti in custodia cautelare è possibile individuare un’ulteriore distinzione con riferimento al grado di giudizio: a)12.348 sono i detenuti ancora in attesa del primo grado di giudizio; b)6.355 sono stati condannati in primo grado e sono in attesa della decisione di appello;c)4.387 sono condannati in uno od entrambi i gradi di giudizio di merito e sono in attesa della decisione della Cassazione. Poco o nulla è stato fatto, posso ricordare giusto il decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 146, recante “Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria”, convertito dalla legge 21 febbraio 2014, n. 10), che ha introdotto una serie di misure assolutamente inadeguate per far fronte al sovraffollamento delle carceri. Tra le misure necessarie citate dal Presidente Napolitano lo scorso ottobre nel proprio messaggio alle Camere, spiccavano: la riduzione dell'area applicativa della custodia cautelare in carcere, e l'opportunità di considerare l'esigenza di rimedi straordinari. Sulla scia di quanto proposto dal Presidente della Repubblica è necessario valutare la possibilità di prevedere rimedi straordinari, quali l'amnistia e l'indulto,che riattiverebbero immediatamente i meccanismi giudiziari ormai prossimi al collasso consentendo così al nostro Stato di rientrare nella legalità e di ricondurre il sistema carcerario a forme più umane. Ma quando?

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