Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 24 marzo 2014

-----------RAGGIRI E GLI INGANNI DI TRAVAGLIO E DE ” IL FATTO QUOTIDIANO”------------------------ Quello che Travaglio scrive su Il Fatto Quotidiano a proposito della querelle fra il P.M. Robledo ed il Procuratore Capo Bruti Liberati - e cioè che il guasto che essa mette in evidenza deriverebbe solo da alcune misure assunte nel 2006 dal Governo Berlusconi - sono le consuete ed ormai stucchevoli e noiose “patacche” che Travaglio rifila ai suoi “chierichetti” per appagarne (con la dose quotidiana di ossessione antiberlusconiana , droga perigliosa della quale non si conosce ancora il relativo metadone)il ventre rancoroso. Chi è attrezzato in materia, non ha potuto che compatire quelle sue “amenità” , troppo sfacciato che Travaglio rinchiude a querelle Robledo – Bruti Liberati inserendovi le asserite ma inesistenti responsabilità berlusconiane per sviare l’attenzione della gente dal vero significato della faccenda. Che non è, come dice Travaglio, il frutto avvelenato delle misure berlusconiane del 2006 né, come sostiene “Il Foglio” della sola smania di protagonismo dei Magistrati, ma il frutto della secolare esperienza che la Magistratura ha maturato affiancando lo Stato italiano in tutta una lunghissima serie di trattative con la peggiore malavita organizzata. Esperienze che hanno invece consentito alla magistratura stessa di esondare dai suoi compiti costituzionali per inondare il terreno politico e per giungere dunque, magari sotto il falso alibi della famigerata “ legalità”, a dominare il Paese. A surrogarsi alla politica? E di cui è lampante e paradigmatico esempio il processo di Palermo sulla pretesa “trattativa Stato – Mafia”. Guai dunque , pensa Travaglio, ad indicare la vera luna ( cioè svilire quel processo palermitano) , meglio fare in modo che gli italiani guardino solo al mio dito puntato contro il solito Berlusconi. E cos’altro sta facendo, infatti, nella Procura di Palermo, quel gruppo di Magistrati - come Di Matteo ora ed Ingroia ed altri prima - nell’arrogarsi da venti anni la pretesa di processare lo Stato asserendo l’esistenza di una “trattativa ” con la Mafia” negli anni 92/93, esistenza mai provata, se non esercitare una evidente ed incostituzionale supplenza politica? Nel Codice Penale italiano , come osserva acutamente Macaluso dall’alto dei suoi tanti anni vissuti sempre sulla breccia, non esiste il reato di “ trattativa con la mafia” o con qualsivoglia malavita organizzata, chiamatela mafia, chiamatela ndrangheta, chiamatela camorra, chiamatela come volete. Ma se proprio bisogna parlarne , magari tanto per ridicolizzare quanto sostiene Travaglio, allora si deve riconoscere che di “trattative”, di “accordi”, di “ patti” dello Stato italiano con associazioni delinquenziali e malavitose, oh! quanti ce ne sono stati in Italia e tutti ben i più gravi di quello che questo drappello di invasati Magistrati ed i loro reggicoda mediatici tentano vanamente di farci credere sia intercorso fra lo Stato e la mafia negli anni 1992/1993. Spataro, Scarpinato, Ingroia, Di Matteo, Caselli , D’Ambrosio, Casson, Il Fatto Quotidiano, appunto Travaglio , certe associazioni antimafia come “Agenda rossa”, quella del fratello di Borsellino o quella della sorella di Falcone ( le pecore nere ci sono sempre, anche nelle migliori famiglie), giornalisti come Padellaro, come Gomez, sedicenti esperti come un tal giornalista Lodato ed il consueto codazzo di “apprendisti imbroglioni”, televenditori di teoremi come gli ineffabili Santoro e Sandro Ruotolo, ecc. alimentano e nutrono, innanzi tutto con loro ricco tornaconto economico e con una partigianeria senza pari , dogmaticamente, l’accusa di “trattativa” non ostante la desolante assenza, ormai endemica , del minimo straccio di prova al riguardo. Aver deciso di togliere il carcere duro del 41-bis ad una serie di detenuti per mafia – non ai loro capi, solo ai “picciotti” – è dunque una concessione elargita a “Cosa Nostra” come ricatto per porre fine agli attentati mafiosi del 1992/1993, come “accordo criminale di quella presunta trattativa”, come resa dello Stato alle intimidazioni stragiste mafiose ( attentati del ’92 e ’93) o non rientra piuttosto nei poteri ordinari di un Governo italiano salvaguardare con ogni possibile misura la vita dei propri cittadini? Suvvia signori , avete avuto i vostri anni di notorietà mediatica, vi siete sistemati alla grande, vi siete anche arricchiti diciamoci la verità suvvia, occupate ancora la scena mediatica nei talk show urlati, siete anche arrivati a crearvi un vostro partito politico con un vostro leader politico (per ora praticamente ridicolizzato dal voto popolare), ma abbiate almeno il senso del ridicolo e della misura! Non esasperate gli animi, non abusate oltre della nostra pazienza, non tirate troppo la corda della sopportazione degli italiani , perché non sta bene esagerare nel raggirare in modo così brutale e meschino la credulità popolare come da anni voi state facendo. E che diamine! Irrita ed infastidisce l’arrogante ed isterica pretesa di questo manipolo di “Hooligan o skinhead della trattativa” di voler vedere tutto il marcio possibile solo in “questa presunta trattativa del 92/93” chiudendo gli occhi su tutto il resto. Ormai è evidente che il loro rimestare nella fogna del pentitismo a gettone non ha, come stella polare, la ricerca storica culturale , ma la speranza di trovarvi anche il più futile dei “pretesti” che permetterebbe loro di celebrare ben altro processo: quello, tutto politico ed a vantaggio del proprio partito ( quello delle Procure politicizzate) alla Seconda Repubblica ed a Forza Italia. Il disegno è quello di completare, definitivamente, il “lavoro sporco” iniziato nel 1992, quando con la fucilazione alla schiena del pentapartito e con la sfacciata impunità elargita al pur corrotto Pci il Pool di Mani Pulite di Milano si illuse di aver messo ormai definitivamente il Paese nelle mani di Giorgio Napolitano and partners. Per farla breve , sotto l’etichetta della “ trattativa “, della “ lotta alla mafia” e della fantomatica “lotta per la legalità” si nasconde solo la bramosia di conquista del potere politico, che viene ricercata attraverso questo (eterno) processo. Un processo che, non esistendo il reato di “ trattativa”, sconfina ormai “ in una vera e propria continua intimidazione” della Magistratura sul Governo, arrivando anche a concretizzare il reato penale previsto e punito dall’articolo 338 del c.p. , quello di “minaccia ad un corpo politico dello Stato”. Per di più la loro tesi o teorema ( che solo la presunta trattativa del ‘92/’93 costituisca un inammissibile reato compiuto da rappresentanti dello Stato italiano, che quella sia stata la prima “resa concordata” fra lo Stato e simili bande criminali e che questo lassismo nel trattare con bande criminali sia stato inoculato nelle istituzioni italiane dal “ mondo berlusconiano” che nasceva proprio in quegli anni e che di consensi mafiosi era impastato e che per estirpare radicalmente una tale metastasi vadano condannati penalmente ed esemplarmente ( fucilarne uno per educarne mille) quei pezzi dello Stato e della politica che agirono a tale fine , che sia quindi assolutamente inaccettabile e riprovevole l’esistenza di una qualsivoglia forma di trattativa fra lo Stato e la mafia ) è clamorosamente smentita dai fatti, dalla storia e, fino ad oggi, anche dalla assoluta mancanza di prove . Per smentire questo falso assunto della corporazione trattativista, basta indicare sommariamente tutte le altre principali “trattative” che lo Stato italiano ha intrattenuto, complice la Magistratura, con la malavita organizzata nel corso della nostra storia , una incredibile serie di “accordi” che solo quel manipolo di “maneggioni da cancelleria giudiziaria” si ostina a non voler vedere. Inizio dallo sbarco a Marsala dei Mille, dove Garibaldi arrivò nel maggio del 1860, trovando le falangi mafiose al suo fianco. Tutta la mafia si schierò con lui , tanto da indurlo, in un delirio di onnipotenza, ad autonominarsi, trionfante, a Salemi “ Dittatore della Sicilia” e così tanto da arrivare , il 27 maggio del 1860, a Palermo , per strade conosciute solo dai mafiosi e senza che fosse stato sparato un solo colpo d’arma da fuoco. E cosa dire poi della sua entrata trionfale a Napoli, il 7 settembre 1860, con la camorra arruolata come forza dell’ordine dal famoso Don Liborio Romano ? Dunque lo Stato italiano e la sua Magistratura convive con la mafia sin dai suoi albori unitari e quel rapporto così perverso e patologico non parve , sin da allora, neppure alla Magistratura un prezzo troppo esoso e criminale da pagare per tenere a bada ogni territorio. Sull’ esperienza dell’operazione “ Project Underworld “ degli anni Trenta, a New York con l’ “Operazione Husky” viene usata la stessa mafia siculo statunitense per creare le migliori condizioni logistiche , politiche e psicologiche per agevolare lo sbarco alleato in Sicilia. L’ “Operazione Husky” fu un patto segreto fra il “potere mafioso”( sia siciliano che americano) e gli Usa , un patto che avrebbe avuto conseguenze così rilevanti per l’Italia anche dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, tanto da essere seppellito sotto una fittissima coltre di indicibilità. Lucky Luciano ed Albert Anastasia stabilirono con il capo mafia siciliana di quei tempi, Don Calogero Vizzini, l’arruolamento della mafia siciliana per proteggere ed agevolare lo sbarco alleato a Cassibile. Gli alleati poterono così sbarcare a Cassibile e la mafia siciliana riciclò se stessa, la rete degli amici e la Chiesa per occupare il posto “politico” principale : caduto il fascismo si doveva aprire una nuova politica e la mafia puntò, per ingordigia, al M.I.S. , al movimento separatista ed indipendentista siciliano che avrebbe dovuto dominare l’isola, determinare la classe politica dominante per far fronte comune al pericolo comunista. Questa sarebbe stata, poi, l’origine della così detta “Gladio bianca”. Ma questa è tutta un’altra storia. A Parigi, 10 febbraio 1947, si formalizza il “do ut des” degli accordi: le nazioni vincitrici del secondo conflitto mondiale scrivono le regole da imporre alle nazioni vinte e dunque anche all’Italia. Ma, a sorpresa, i vincitori inseriscono, nell’articolo 16 del Trattato di Pace, una clausola che riguarda il nostro Paese, poche righe ma saranno queste poche righe a condizionare pesantemente la storia d’Italia dei successivi sessanta e passa anni. “L’Italia non perseguirà né disturberà i cittadini italiani ,particolarmente i componenti delle forze armate, per il solo fatto di avere, nel corso del periodo compreso fra il 10 giugno del 1943 e la data di entrata in vigore del presente Trattato ( 10 febbraio 1947) espresso la loro simpatia per la causa delle potenze alleate e associate o di avere condotto azioni a favore di detta causa”. Ecco la più completa impunità a favore di criminali boss mafiosi di primo rango: ecco l’affermarsi, oltre tutto in un Trattato di pace, quella concezione di “ zoccolo duro” dove s’intrecceranno, coperti dal segreto, delinquenti collaborativi all’occorrenza, pentiti ex ante, fascisti, repubblichini, ladri. La “ zona grigia” viene istituzionalizzata, grazie alla Magistratura . Il 5 luglio 1950 Giuliano, un bandito criminale che imperversava nella Sicilia di quegli anni e che sfruttava il Movimento per l’Indipendenza della Sicilia (MIS) usando l’ EVIS (esercito volontari indipendenza Sicilia ), il braccio armato del Movimento, per rapine, sequestri, razzie e per eseguire stragi, ordini omicidi , venne ritrovato morto a Castelvetrano. Il Ministero degli Interni annunciò ufficialmente che era stato ucciso in un conflitto a fuoco col capitano Antonino Perenze, un uomo del colonnello Luca, Arma dei Carabinieri. Gaspare Pisciotta era il suo luogotenente , ma dietro promesse consistenti ( impunità, soldi, varie utilità, una forma antesignana del pentitismo ) da parte della Magistratura di Stato era segretamente diventato un informatore del colonnello Luca. Il 9 febbraio del 1954 Pisciotta fu avvelenato con un caffè alla stricnina : avrebbe dovuto di lì a poco rendere la sua testimonianza sulla famosa strage di Portella della Ginestra al procuratore Scaglione. Ecco, la Magistratura italiana non solo stringe patti coi criminali ma da questo momento migliora la sua strategia e inizia a comportarsi come un bandito con i compagni : uccidendoli , dopo aversi sfruttati, quando capisce che potrebbero rappresentare un pericolo. Nasce il segreto di Stato. Ah! Dimenticavo! Ovviamente Luca e Perenze furono encomiati, promossi. Promoveatur ut amoveatur. Ma di lì a poco, lo saranno pure veri e puri delinquenti ed assassini abituali. Cito solo i pluriassassini : Toffanin, Moranino, Capponi, graziati da due Presidenti della sinistra, Saragat a Pertini. La strategia dei “patti criminali” si sposta così dalle bande criminali ai “Palazzi della Politica e della Magistratura”. Il Pci e la sinistra italiana si adeguano alla strategia delinquenziale dei criminali: offrono i loro voti per la nomina di Saragat e di Pertini a Presidenti della Repubblica ma solo a condizione di essere ripagati con le “ grazie presidenziali” per i suoi cari assassini. La Magistratura è coinvolta fino al collo in tutto questo. Altro che voto di scambio, qui siamo alla trasformazione della “politica” in “ pura strategia da criminale”. Gli effetti omertosi della clausola del Trattato di Pace di Parigi del 1947 terminano di esplicare efficacia in Italia il 16 dicembre 1987 quando, dopo le esecuzioni mafiose a raffica di quegli anni, compresa quella del Generale Dalla Chiesa trucidato nel 1982, eccellenti Magistrati (Antonio Caponnetto, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta) ottennero dal Tribunale di Palermo la condanna all’ergastolo dei diciannove “uomini d’onore” più potenti, a cominciare dal “capo dei capi”, da Totò Riina. Dal 1986 era giunto in Sicilia il Colonnello Mario Mori e grazie a lui vide la luce il dossier “Mafia e Appalti “che svelava tutti gli intrecci mafiosi e politici , con nomi e cognomi. Il 16 febbraio del 1991 il dossier “Mafia e Appalti” viene depositato in procura ma, essendo Falcone – allora ancora P.M. - in partenza per Roma, quella denuncia rimase nelle mani dei sostituti procuratori Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone e del Procuratore Capo Giammanco, Procura di Palermo, Sicilia, Italia. Nel dossier erano elencati 44 nomi di imprenditori e uomini politici di tutti i partiti, ma nessuno di loro fu disturbato da quella Procura. Passano solo sei giorni da quel 19 febbraio quando, improvvisamente, il 25 febbraio 1991 il geometra Li Pera, divenuto improvvisamente «pentito», comincerà la sua opera di “pentito” e confessando, i coinvolti nell'inchiesta: gli imprenditori, i politici e i mafiosi coinvolti vengono così messi in guardia. il dossier di Falcone e De Donno è stato sterilizzato. Intanto ad ottobre del 1992, con la velocità della luce, la Procura di Palermo decide di archiviare, senza indagini, l’inchiesta su Mafia ed Appalti”. Ma Falcone era anche impegnato nell’inchiesta sul così detto “oro di Mosca” , sui riciclaggi di denaro sporco del Pci ed avrebbe dovuto avere, proprio nel Giugno del ’92, un incontro quasi decisivo a Mosca con il Procuratore Russo Valentin Stepankov. La mafia uccise a Maggio del ’92 prima che Falcone potesse incontrare Stepankov a Mosca. Tre settimane dopo il 25 giugno Paolo Borsellino è stato ucciso. Era il 1992 e già occupava in quella Procura siciliana un posto di rilievo il procuratore Antonio Ingroia, che dunque ha vissuto, come P.M. , tutti i processi a Mori , a De Donno , a Obinu e a De Caprio . Ingroia è quello che capeggia il partito politico di cui “Il Fatto Quotidiano” è l’organo e Travaglio il mentore /narratore. Ed è sempre Ingroia che ieri vezzeggiava il figlio di Vito Ciancimino chiedendogli del “papello e della 'trattativa'” , oggi lascia che Di Matteo coccoli Spatuzza. Che raccontano verità che nessuno conferma. Cioè pure patacche. Un altro passo avanti, dunque. Ora la Magistratura non si limita a concludere solo patti criminali con i mafiosi, ma usa metodi mafiosi per combattere fazioni che vivono nel suo corpaccione. Allora: un partito politico, il Pci, che addita un Magistrato, Falcone, all’ira vendicativa della mafia , complice Santoro ed Orlando e Falcone viene trucidato dalla mafia. Siamo alla delazione mafiosa da parte di un partito politico, con la Magistratura che assiste, silente, compiaciuta. Mi sono sempre chiesto:” per quale motivo la mafia aveva gli stessi obbiettivi del Pci di allora, tanto che ammazzava solo quei Magistrati che lo stesso Pci indicava come suoi nemici?”. Non solo, perché da ora inizia anche la guerra tra le Procure, spesso sulla base dell’appartenenza ad una corrente politica del sindacato delle toghe. Dunque è quanto meno da allora che esiste la guerra fra Procuratori, altro che dal 2006, come vorrebbe darci da bere il buon Travaglio!Davanti ad un quadro storico del proprio Paese così desolante, un uomo di cultura, libero, indipendente non dovrebbe spacciare corbellerie solo per dar da bere ai suoi chierichetti l’odio contro la parte politica avversaria. Dovrebbe, se avesse a cuore le sorti del Paese e non solo quelle del proprio conto corrente bancario, farsi una semplicissima domanda: ma perché la Magistratura , che ha vissuto tutto questo percorso “opaco e oscuro “ non è stata mai in grado di debellare tutta la malavita organizzata , pur essendo trascorsi 153 anni ( più o meno) dalla sua comparsa ? Io la risposta non ce l’ho in tasca , forse Travaglio ed Il Fatto Quotidiano si. Di quelle prestampate.

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