Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 30 aprile 2014

----------------BERLUSCONI ED I MISERABILI CIALTRONI-------------------------- Le “indignate reazioni” di molti “sedicenti” uomini di cultura, sussiegose baldracche di lungo corso, tutte ripulite con bon ton ed arcigno pensiero unico dominante, alla frase di Silvio Berlusconi che ricordava come “ permane in molti tedeschi il rifiuto di accettare la realtà dei lager “, mi hanno confermato come il principale tumore dell’Italia sia la profonda ignoranza. Certe persone, peraltro annoverate chissà perché fra le “ persone colte”, cito solo Antonio Polito - addirittura “ columnist” del Corriere della Sera , paradigmatico ed esemplare nella sua confusa e lacunosa alfabetizzazione - conoscono la storia della Germania come conoscono la storia d’Italia: cioè zero. Ma perché, prima di aprire bocca e dargli fiato senza accendere il cervello , non vi andate a studiare un poco di storia? Chi ha la mia età e, soprattutto, la mia passione per i fatti realmente accaduti nel tempo ( e non per le idiozie di ignoranti uscieri di banche estere ) non può certo ignorare come in Germania la questione della “rimozione della colpa” del nazismo suscitò, per decenni e decenni, dibattiti drammatici nei migliori intellettuali tedeschi, da Karl Jaspers a Gunter Grass, tanto per citarne solo due . Fu coniata addirittura una parola per descrivere il faticoso e lungo processo di superamento del complesso di colpa ,“Vergangenheitsbewältigung” , letteralmente “superamento del passato” ( basta andare in Wikipedia, Polito, che diamine!) per descrivere la riflessione critica sul periodo nazista ed in particolar modo sull’Olocausto. Le varie fasi del superamento del passato, avviate dalle forze alleate, sia con i Processi di Norimberga sia con le leggi di denazificazione, con l'intento di sopprimere i valori nazisti parzialmente radicati nella popolazione tedesca , si sono succedute per svariati decenni , fino agli anni settanta - ottanta. Grazie al rinnovo generazionale degli anni Ottanta e Novanta la disponibilità da parte dell'opinione pubblica tedesca al confronto con lo scomodo passato è aumentata notevolmente, ma allo stesso tempo è ricresciuto il numero di coloro che ritengono ormai esaurito il compito “ culturale” della Vergangenheitsbewältigung (addirittura il 41% dei tedeschi in un sondaggio del 2005). Come si spiega allora, se non con l’ignoranza più crassa, l’esplosione progressiva di dichiarazioni spregiative verso Silvio Berlusconi per quella frase verità ? C’è ignoranza profonda ma anche untuoso e bavoso servilismo da accattoni in questa corte di melensi cortigiani.Certo la Germania esercita oggi ancora più di ieri, una potenza economica ( industriale, bancaria, politica, ecc.) e politica dissuasiva , intimidatoria, ricattatoria da paura. Non tollera alcuna allusione agli efferati crimini nati dalle sue pretese egemoniche – peraltro anche ripetute, reiterate - del passato. Questo arrogante rifiuto del popolo tedesco di ogni critica rispetto alla sua storia è a sua volta un segnale culturale molto pericoloso perché quando la Germania era ancora colpevolizzata universalmente e i segni del sangue versato relativamente freschi, molti tedeschi già allora si rifiutavano non solo di prendere su di sé come popolo l’ignominia commessa, ma rifiutavano persino l’idea che fosse giusto perseguire i criminali nazisti. La presenza in Europa di una Germania troppo potente economicamente ma ancora incapace di assumersi pienamente la responsabilità dei propri errori storici , tutt’al più vigliaccamente scaricate solo sulle spalle di un ristretto pugno di assassini pazzi, è stata presente per molti anni nella parte più acuta dell’intellettualità europea antifascista. Ancora nel 1970 quando Willy Brandt si inchinò di fronte al monumento alle vittime dell'insurrezione del ghetto di Varsavia il suo gesto fu ritenuto eccessivo dal 48% della popolazione tedesca. E come non ricordare fatti recentissimi, quale il rifiuto all’estradizione di vecchi criminali di guerra nazisti in Italia e l’archiviazione nel 2012 da parte della procura di Stoccarda dell'inchiesta per la strage nazista di Sant'Anna di Stazzema, la località toscana in cui il 12 agosto 1944 furono massacrati 560 civili, tra cui donne e circa 100 bambini ? E le stesse “vecchie battone ” della politica e del giornalismo italiano che si fingono indignate e si strappano ululando le mutande ( riflesso pavloviano dato dal loro antico mestiere ) per la frase di Berlusconi, non sono forse le stesse baldracche che osannavano Arafat, che osannano Hamas, gli Hezbollah e tutti quelli che vorrebbero cancellare dalla faccia della terra gli ebrei ed Israele? E non è stato forse solo Berlusconi ed il suo partito politico a dichiararsi da sempre come il miglior amico di Israele? E non solo le stesse vecchie baldracche quelle che hanno sempre negato, in Italia, gli eccidi della resistenza rossa e delle foibe? Gente fatta così: ignoranti cialtroni che , davanti alle loro colpe, sanno solo piagnucolare.

martedì 29 aprile 2014

------UNO STRANO CONNUBIO TRA MAGISTRATURA POLITICIZZATA E MAFIA ------------ C’è uno strano tempismo , una sospettosa “consecutio temporum “ nel rapporto fra la Magistratura italiana e la mafia: solo studiando la storia dell’Italia ci si rende conto di come per un lunghissimo periodo storico ( identificabile con la Prima Repubblica) la Magistratura italiana abbia avuto nei confronti del fenomeno mafioso un atteggiamento più che prudente, quasi distratto. Non si hanno notizie di grosse inchieste sulla mafia, né sugli accordi o sugli intrecci fra mafia, politica ed industria che pure dominavano la Sicilia praticamente ininterrottamente dal 1948 fino a Dicembre del 1987, praticamente per quaranta anni. C’era stato, certo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, che era tornato in Sicilia nel 1966 , al comando della legione carabinieri di Palermo, dove resterà fino al 1973 . Iniziò particolari indagini per contrastare Cosa Nostra , ma nulla di importante. Nel 1968 ci fu il terremoto del Belice, nel 1969 riesplose , con la strage di Viale Lazio e con la morte del boss Michele Cavataio. Nel 1970 svolse indagini sulla misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro ( che aveva promesso al regista Francesco Rosi “materiale scottante” sul caso Mattei) , nel 1970 la mafia freddò il suo collaboratore Boris Giuliano , nel 1971 prova ad indagare sulla morte del procuratore Pietro Scaglione.. Certo, il futuro Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa capisce la situazione che andava configurandosi nella mafia siciliana , con scontri violenti per giungere al potere tra elementi mafiosi di una nuova generazione, pronti a lasciare sulla strada cadaveri eccellenti. Ma fino al 1974, quando Dalla Chiesa lasciò la Sicilia, non vi furono grossi risultati giudiziari contro la mafia, se non il solo dossier dei 114 ( del 1974) in seguito al quale scattarono decine di arresti dei boss e del confino ( nelle isole di Linosa, Asinara, Lampedusa) Null’altro, fino a quando Carlo Alberto Dalla Chiesa lasciò, nel 1973, la Sicilia. Non molto. Eppure la Magistratura nata dalla Costituzione era “campo di raccolta” del Pci che aveva anche espresso un Ministro di Grazia e Giustizia come Palmiro Togliatti. Capisco come il perpetuare l’agiografia dell’Unità d’Italia omettendo di rilevare il ruolo decisivo svolto dalla mafia e dalla camorra in quelle vicende servisse al Pci come una sorta di onorificenza “ante litteram” contro il regime fascista per opporre a quel “ nazionalismo rigido ed esasperato” il disegno transnazionale e trans europeo dell’impero comunista . E la Magistratura , nata “organica” al Pci come “organici” al Pci furono una serie di intellettuali, dipendeva dal Pci e dalle sue volontà. E siccome il Pci eseguiva i voleri del Pcus di Stalin – il quale finanziava il Pci ma a condizione di avere in Italia una sua “ credibile e presentabile quinta colonna” che potesse servire per una eventuale conquista del potere per via democratica in Italia, nel caso fosse stato impossibile invadere l’Italia con le truppe del Patto di Varsavia – la Magistratura si adeguava agli equilibri ed ai compromessi interni che la guerra fredda imponeva all’Italia. Già negli anni dell’immediato dopo guerra , appena varata la Costituzione, la sinistra italiana “usò” la mafia più come “ arma di propaganda “ che come cancro da estirpare. Nel film classico della propaganda comunista , “In nome della legge” di Germi del ’49 ,viene rappresentata infatti la vittoria della “nuova magistratura”( quella che avrebbe dovuto portare in Italia il verbo comunista che aveva già debellato, in Russia, la speculazione dell’uomo sull’uomo”, rappresentata dal Magistrato Guido Schiavi che viene accolto a Capodarso, in Sicilia, con un misto di ossequio e di dissuasione intimidatoria ) sulla mafia del massaro Turi Passalacqua, che alla fine accetta di porre le sue usanze sotto la spada della Legge rappresentata da Schiavi, ma non la disfatta della mafia, anzi, omaggiata da Germi di un peloso rispetto che fa dire allo stesso Schiavi , rivolto al massaro mafioso “ tu che a tuo modo sei un saggio”. Eppure la strage di Portella della Ginestra era avvenuta 1 maggio del 47, il Movimento Indipendentista siciliano, col suo esercito di volontari capeggiato dal bandito Giuliano era stato praticamente concesso alla mafia come ricompensa per aver reso possibile ed aver agevolato lo sbarco degli alleati angloamericani in Sicilia, di lì a poco tempo la mafia avrebbe concordato con l’Italia un ulteriore patto ( ancora un accordo dunque, con la mafia, non una sua eliminazione, ma una sua affermazione) per eliminare nel 1950 sia il bandito Giuliano che, nel 1954, anche il suo sedicente assassino Gaspare Pisciotta. Erano, quelli, gli anni in cui il Pci e la “ nuova Magistratura” obbedivano, come premettevo, ciecamente agli ordini di Stalin, il cui regime elargiva certo generosi ed illeciti finanziamenti, ma a condizione di avere, in Italia, una sua “ quinta colonna credibile a presentabile nell’Occidente” per poter conquistare l’ Italia anche con il voto , qualora l’invasione dell’Italia da parte delle truppe del Patto di Varsavia non fosse andata in porto. Fu Stalin in persona a bloccare il progettato “putsch” organizzato contro l’Italia dai fuoriusciti del Pci in Cecoslovacchia e dai servizi segreti comunisti di quel Paese per il febbraio del 1951, proprio per questo scopo. Eppure non mancavano le dissonanze all’atteggiamento comunista piuttosto e stranamente “distratto” nei riguardi della Magistratura e della mafia. A nulla servì la lezione di Orson Welles del 1962 (“ Il Processo” di Kafka) , la terrificante preveggenza di Dino Risi col suo “In nome del popolo italiano” del 1971( dove tracciò la tragica figura del Giudice Bonifazi che “ stufo di dover rispettare le leggi che proteggono una società che mi fa schifo” distrugge le prove dell’innocenza di Santenocito e lo condanna sapendolo innocente), il l film-denuncia di Nanni Loy, “ Un detenuto in attesa di giudizio” del 1971 ( una sorta di incubo kafkiano calato nella realtà italiana, tratto da uno scritto di Lelio Luttazzi, che denunciava senza mezzi termini l'arretratezza e la drammatica inadeguatezza dei sistemi giudiziario e carcerario italiani) né tanto meno i tanti film che fra il 1948 ed il 1990 circa hanno rappresentato i guasti della mafia senza che la Magistratura italiana mutasse radicalmente il proprio cauto e sonnolento atteggiamento nei suoi confronti ( elenco lunghissimo, ma basta ricordare “L’onorata società” del 1961, “Salvatore Giuliano” ed “ Il mafioso”, sempre del ’61, “Le mani sulla città” del ’63, “ A ciascuno il suo” del ’66, “Il giorno della civetta” del ’67,ecc.) Ma non era solo il cinema o il teatro a denunciare i guasti mafiosi ad una sinistra politica e giudiziaria del tutto allineata ed obbediente ai voleri del regime comunista , c’era anche la cronaca che cercava di dare una scossa al torpore della sinistra nei confronti della mafia. Il 12 ottobre del 1957 nell’Hotel Delle Palme di Palermo si riunirono i capi delle più potenti famiglie mafiose siciliane ed italoamericane, Lucky Luciano e Tommaso Buscetta compresi, la strage di sette carabinieri a Ciaculli, nel 1963, il 1 marzo del ’79 l’omicidio del segretario della Dc Michele Reina, il competitore di Don Vito Ciancimino a Palermo, a luglio sempre del ’79 fu ucciso anche il capo della squadra mobile di Palermo, Boris Giuliano, a settembre del ’79 fu la volta di Cesare Terranova, capo Ufficio Istruzione del Tribunale. Anche l’irruzione sulla scena criminale italiana delle Brigate Rosse verso la fine degli anni settanta parve solo sfiorare la Sicilia. Il compito storico della Brigate Rosse fu quello di scardinare l’accordo fra la Dc ed il Pci , scongiurare l’evoluzione del Pci da “ partito di lotta” a “ partito di Governo”, operazione politica che era invisa a Mosca . Il regime staliniano richiamò all’ordine ed all’obbedienza il Pci di Berlinguer uccidendo Moro, perché costrinse di fatto Berlinguer a declinare immediatamente il compromesso storico - dietro l’alibi che la morte di Moro lo aveva privato dell’interlocutore necessario - così rassicurando Mosca sul ruolo che il Pci avrebbe continuato a tenere in Italia: come pretendeva Stalin, mai un Pci “ compromesso” con la Dc e con il potere, ma un partito di opposizione con la credibilità ed il consenso per poter aspirare alla guida del Paese con le sue sole gambe. Ma la domanda sorge spontanea: perché mai le Brigate Rosse risparmiarono la Sicilia? E come mai proprio mentre in Italia impazzava il terrorismo rosso , negli stessi anni il terrorismo mafioso seminava a più non posso morte fra le istituzioni che si schieravano contro la mafia? Questa strana “ comunanza “ degli obbiettivi ( le istituzioni sia politiche che giudiziarie) fra Brigate Rosse in Italia e mafia in Sicilia potrebbe nascondere qualche comune interesse, consapevole o inconsapevole, fra le due organizzazioni criminali ? Come mai questa “ comunanza di obbiettivi di guerra “ fra due così opposte fazioni? Quella siciliana, la mafia, che rappresentava il conservatorismo atlantico ed ecclesiale e le Brigate Rosse che rappresentavano invece le mire del Patto di Varsavia? Come mai la mafia non si tramutò in Gladio Bianca e come mai le Brigate Rosse non le si scagliarono contro? Certo, il regime di forzata convivenza che il Trattato di Pace di Parigi del 1947 e le forze angloamericane avevano praticamente imposto fin dai tempi dello sbarco in Sicilia ormai soffocava , stava stretto ad una larga parte della Dc. Questi segnali di insofferenza, questa intenzione di volersi anche se gradatamente sganciare da quel patto di convivenza furono i segnali che portano la mafia a freddare gli uomini della Dc siciliana. Erano un avvertimento, mafioso, di quello che sarebbe successo se la Dc avesse deciso di perseguire nell’intenzione di recidere il legame con la mafia. A loro volta le Brigate Rosse svolsero il loro lavoro, quello per il quale furono organizzate ed istruite: una volta tolti di mezzo, arrestati ( o fatti appositamente arrestare?) Curcio e Franceschini, i due rivoluzionari da salotto, i due “ Che Guevara all’amatriciana” e con l’arrivo di Mario Moretti, le “ nuove Brigate Rosse” realizzano il loro vero compito: bloccare ogni progresso democratico e civile in Italia, lasciare che il Paese piombasse e sprofondasse sempre di più nel caos , costringere il Pci e Berlinguer a rifiutare ogni accordo con la Dc come fosse una contaminazione, per presentarlo come il partito immune, incorrotto, che si rifiuta di condividere il “potere perverso” che la Dc gli vorrebbe far condividere per corromperlo e distruggerlo. Berlinguer obbedisce ai comandi delle Brigate Rosse , anche se tardivamente: dapprima accetta la proposta di Moro per il compromesso ma, solo dopo l’uccisione di Moro , dietro il falso alibi di “aver perso l’unico credibile interlocutore nella Dc”, Berlinguer si inchina ai voleri delle Brigate Rosse e di Mosca, ritira il Pci dal compromesso, rifiuta di mettersi in gioco nel governare il Paese e riposiziona, come vuole Mosca, il Pci alla più comoda e facile opposizione , per recuperare i perduti consensi e per continuare a ricevere i generosi ed illeciti finanziamenti da Mosca. Nasce così la fantomatica “ via europea al socialismo reale” che Berlinguer declamerà per cercare di convincere gli italiani di non essere più solo un partito al servizio dei russi, ma un partito indipendente ma fedele a Mosca. Dunque le Brigate Rosse avevano svolto solo una prima parte del compito, quella di massacrare la Dc , a completare l’opera ci avrebbe pensato poi Berlinguer: rendere l’Italia un Paese sempre in guerra fra i due blocchi, dilaniato da un’eterna guerra civile, sapendo che quanto maggiore fosse stato il caos politico e civile tanto maggiore sarebbe stato l’appeal del Pci che Berlinguer aveva , proprio per questo scopo, presentato come “ il partito dei diversi antropologicamente “, come il partito degli onesti e degli incorrotti, la famosa questione morale che è servita a Berlinguer per completare l’opera delle Brigate Rosse: bloccare e rendere ancor più drammatica la situazione civile e politica dell’Italia per sollecitare la richiesta popolare di un cambiamento che avrebbe consegnato il consenso politico ed il potere al Pci. Insomma, era la realizzazione del “ tanto peggio, tanto meglio” cdi togliattiana memoria, ma rapportato alla fine degli anni ottanta. Altro che “ terza via al socialismo”! Era una completa genuflessione a Mosca , mascherata con abiti posticci. Dunque vi era una comunanza di interessi e di obbiettivi fra la mafia, le Brigate Rosse ed il Pci berlingueriano : era la pretesa di imporre ancora, con la violenza e con il terrorismo, la propria egemonia su un’Italia che, per entrambe le parti doveva continuare ad essere quello che era sempre stata: una terra da colonizzare ( dagli angloamericani per la mafia), una terra da conquistare al Paradiso comunista ( per le Brigate Rosse e per il Pci di Berlinguer). Se consideriamo che nel 1988, mentre stava praticamente venendo giù il regime sovietico, dopo tutta la lunga stagione del terrorismo rosso e del terrorismo da mattanza siciliano, che solo nel 1988 si assistette ad un evento storico, il primo per la Sicilia: la condanna all’ergastolo comminata dalla Corte d’Assise di Palermo il 16 dicembre del 1987 ai diciannove “ uomini d’onore”, ai dominatori della Sicilia, ad iniziare dal “ capo dei capi”, da Totò Riina, si capisce meglio come la fine della impunità del Trattato di Pace di Parigi del 1947 sia stato rispettato ossequiosamente dalla Magistratura e dal Pci fino al crollo del Muro di Berlino. E allora , come mai la Magistratura non dava segni di vita? Ma voi, segnatevi i nomi di quei Magistrati: Chinnici, Guarnotta, Caponnetto, Di Lello, Falcone e Borsellino e, sopra tutto, non date retta ai partiti politici che , solo dall’attimo dopo che furono trucidati, da cadaveri, li annovera fra i propri fedeli. Con l’assenza di iniziative di contrasto contro la mafia, la mattanza , in Sicilia, si intensifica. Il 6 gennaio ’80 tocca a Piersanti Mattarella, Dc, il capitano dei carabinieri Emanuele Basile, il procuratore capo di Palermo Gaetano Costa, il 30 aprile del ’82 tocca a Pio La Torre, del Pci, poi al Commissario di polizia Ninni Cassarà, poi il capitano Mario D’Aleo. La mattanza raggiunse il suo apice a settembre del 1982 con l’assassinio del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, con l’eliminazione del magistrato Ciaccio Montalto, Procuratore capo di Trapani ucciso il 25 gennaio 1983, il 29 luglio del 1983 tocca a Rocco Chinnici , il Procuratore di Palermo. Una sequela impressionante di delitti eccellenti firmati dalla mafia. La mafia spadroneggiava ormai in Sicilia, uccideva uomini di legge e politici, attaccava le istituzioni, arrivava a ridicolizzarle, come nel caso del Generale Dalla Chiesa, ma la sinistra politica italiana pareva indifferente. Che fosse “indifferenza” o che fosse “ calcolo”, un agghiacciante e crudele calcolo strategico della sinistra lo testimonieranno i fatti concreti che si succederanno. Quando poi nell’ambito della guerra non convenzionale, nella guerra fredda, il Pci si presentava come un possibile partito di governo e di lotta nel Paese, in realtà ben sappiamo come ordisse la conquista dell’Italia da parte della Russia comunista mentre, in Sicilia e specialmente in Sicilia, mafia, chiesa, post fascismo ed atlantismo crearono l’humus per la Gladio bianca, una struttura pronta a rintuzzare ogni possibile attacco da parte dei comunisti. Gladio bianca in Sicilia, come Gladio Rossa in Emilia Romagna, Liguria, Toscana, ecc. ed in Cecoslovacchia. Era la guerra fredda e tutti sapevano, tutti. Quando implose il regime sovietico e gli equilibri geopolitici anche interni saltarono, accadde la svolta. La Dc sbagliò ad illudersi che anche la classe dirigente del Pci ( a partire da Giorgio Napolitano e da Occhetto) tirasse un sospiro di sollievo , che anche il Pci non vedesse l’ora di sotterrare per sempre e definitivamente l’ascia di guerra e di procedere ormai tutti insieme verso la ormai fatale e necessaria pacificazione nazionale. Mai errore fu più fatale per il Paese! Senza più finanziamenti sovietici, senza più la protezione politica, militare ed economica di quella enorme potenza , senza più una ideologia valida , senza ormai un progetto politico che legittimasse la sua presenza nel panorama politico italiano, ormai da tempo emarginato dalla politica di Craxi , il Pci e la sua classe dirigente reagì, al contrario della Dc impregnata di cattolicesimo, come un bestia ferita, con cieco furore, come ferito a morte. Sbagliarono sopra tutto Cossiga, allora Capo dello Stato ed Andreotti, come Presidente del Consiglio. Il primo da Edimburgo ( era il 27 ottobre del 1990) rivendicò con orgoglio la Gladio bianca ritenendo che ormai fosse arrivato il momento di scoprire tutti le proprie carte per una pacificazione nazionale. Ma sbagliava, Cossiga, e sbagliò colpevolmente, ancora di più colpevolmente in quanto aveva già assaggiato l’antipasto dell’atteggiamento che avrebbe assunto il Pci, lui, che aveva provocato a bella posta quella famosa “ bella mangiata di pesce” in compagnia di Sogno Edgardo e di Violante , destinata a metter giù e scoprire le carte . Ma Violante – e la cosa non gli rende certo merito – il pesce lo mangiò, ma si rifiutò di stringere la mano di Edgardo Sogno. Così, nel precipitare degli eventi a cavallo del crollo del Muro, la Magistratura militante riuscì a trovare il punto di equilibrio con la mafia. Cominciamo da Roma. Il Pci, ormai privo dei finanziamenti sovietici e dovendosi anche privare di quelli delle tangenti di Mani Pulite, era sull’orlo della bancarotta e del lastrico. Tanto che nel 1994, non appena rinunciato alla sua parte delle tangenti craxiane, dovette licenziare migliaia di dipendenti e vendere la storica sede di Botteghe Oscure. Il Pci, la “ quinta colonna “ del Pcus, senza più il referente ed il potente sponsor sovietico non serviva più per una conquista democratica del potere in Italia. Praticamente il Pci non aveva ormai alcuna ragione di vita. Così il Pci comprese che avrebbe dovuto tramutarsi in una “ cosa diversa da quella che era”, non più nel partito politico italiano agli ordini di Mosca, non più la “ quinta colonna italiana” del Pcus da utilizzare per la conquista del potere in Italia per via democratica, ma nel partito politico al servizio, ora, della Magistratura politicizzata aderente a Magistratura Democratica , la fazione più di sinistra della Magistratura italiana che, nel frattempo, grazie alla complicità dello stesso Pci e di Giorgio Napolitano aveva tracimato i suoi limiti costituzionali imponendo col ricatto la modificazione dell’articolo 68 della Costituzione e la sua supremazia sulla politica e sulla sovranità popolare. Così, con “ Mani Pulite”, nata dalle delazioni del Pci, quella Magistratura di sinistra aveva fucilato tutta la classe politica, meno che il Pci. In Sicilia, dopo la sentenza del 1987 la mafia capì che il “vecchio potere” della Dc stava crollando, né poteva trovare una sponda , ormai, negli angloamericani perché il crollo del regime sovietico aveva di fatto spento la guerra fredda e tutta la geopolitica che le girava attorno. E dunque nessun aiuto dalla Gladio Bianca, nessuna necessità di assicurare un ostacolo contro l’eventuale vittoria od invasione dei comunisti e la mafia capì che era il momento di alzare la voce per farsi rispettare e dunque di sparare. Se la Magistratura si permetteva di condannare , per la prima volta dal 1945, i diciannove “ uomini d’onore”, voleva significare che la Dc ormai non dava più alcun sostegno. Così la mafia uccise gli uomini Dc ( Salvo Lima) , uccise i Magistrati che ormai s’accanivano contro ( Falcone, Borsellino, ecc. ) seminò il terrore contro il Governo con la stagione degli attentati proprio come una bestia ferita si rivolta contro chi la minaccia. E quando Violante s’insediò alla Presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia, il 28 giugno del 1992 ( restò in carica fino al 10 maggio 1994) e non appena Giancarlo Caselli divenne ( 15 gennaio 1993 fino al 1999) Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, la mafia ( Buscetta, Badalamenti, ecc.) concesse al Pci di mettere sotto processo Andreotti e la Dc , ormai un rottame, a Palermo per associazione a delinquere. Seguirono i vari processi a Mannino, a Mori, a Contrada, a Cuffaro, a Lombardo , ecc., e, sopra tutto, l’inchiesta sulla trattativa fra Stato e Mafia. Anche questa fu una trattativa fra la mafia ed il Pci? Certo che lo fu: la mafia aveva consegnato alla Magistratura di sinistra tutto il potere politico impersonificato dal pentapartito e dalla Dc , la mafia non uccideva più i pentiti che svelavano trame fra mafia e Dc né ne minacciava i parenti, la mafia collaborava di fatto con la Magistratura di sinistra, le aveva messo in mano Buscetta, Ciancimino, Spatuzza, ecc. Era nato un nuovo equilibrio: la mafia e la Magistratura di sinistra avevano perfezionato un accordo. La mafia aveva rinunciato alla sua originaria missione di nemica del comunismo , aveva regalato alla Magistratura di sinistra i pentiti, voleva essere lasciata in pace. Ma due elementi fanno traballare questi nuovi equilibri fra la mafia e la Magistratura di sinistra. Il primo era Giovanni Falcone, nonché, a ruota, Paolo Borsellino. Entrambi i magistrati erano assertori delle verità svelate dal Generale Mori e da De Donno nel dossier “ mafia ed appalti”, di cui appresso, il secondo era proprio il Generale Mario Mori. Falcone nel 1991 viene chiamato da Claudio Martelli al Ministero di Grazia e Giustizia ed iniziò a collaborare con il governo , ma già dal maggio del 1990 era attaccato dalla Magistratura di sinistra e dalla sinistra stessa. Nel settembre 1991 Cuffaro intervenne a una puntata della trasmissione televisiva Samarcanda, di Michele Santoro. Cuffaro si scagliò con veemenza contro la trasmissione (tra i cui ospiti era presente Falcone), sostenendo come le iniziative portate avanti da un certo tipo di "giornalismo mafioso" fossero degne dell'attività mafiosa vera e propria, tanto criticata e comunque lesive della dignità della Sicilia. Cuffaro parlò di certa magistratura "che mette a repentaglio e delegittima la classe dirigente siciliana", con chiaro riferimento a Mannino, in quel momento uno dei politici più influenti della Dc. In un'intervista del 2008 al Corriere della Sera il presidente emerito Francesco Cossiga ha imputato al Csm grosse responsabilità riguardo alla morte del Giudice Falcone, ha infatti affermato : "i primi mafiosi stanno al CSM. [Sta scherzando?] Come no? Sono loro che hanno ammazzato Giovanni Falcone negandogli la Direzione Nazionale Antimafia e prima sottoponendolo a un interrogatorio. Quel giorno lui uscì dal CSM e venne da me piangendo. Voleva andar via. Ero stato io a imporre a Claudio Martelli di prenderlo al Ministero della Giustizia. La polemica sancì la rottura del fronte antimafia e da allora in poi Cosa Nostra si avvantaggerà della insofferenza della magistratura e della politica di sinistra nei confronti di Falcone e Borsellino , tensione che avvelenò sempre più il clima attorno ai due ,isolandoli. Pochi sanno , ma appena tre giorni dopo la morte di Giovanni Falcone, il quotidiano moscovita La Nuova Isvestia pubblicò una notizia che in Italia passò, guarda caso, quasi inosservata. Era il 26 maggio 1992. Il giornale rivelò che tra la fine di maggio e i primi di giugno di quell’anno , Falcone sarebbe dovuto “tornare a Mosca” per approfondire le indagini sul trasferimento all'estero dei soldi del Pcus”. La pista dell’”oro di Mosca” nel corso del tempo è stata battuta e poi abbandonata, ma ancora oggi resta fra le più misteriose. Potrebbe essere la possibile causa della morte di Falcone. Se tra la mafia e il Pci era stato trovato un punto di equilibrio , se la mafia aveva regalato alla Magistratura di sinistra tutti i pentiti , se la Magistratura di sinistra , grazie a questi aiuti della mafia, aveva sgombrato il campo politico da ogni competitore, perché non indagare ancora? Secondo la Nuova Isvestia , il magistrato (in quel momento direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia) sarebbe stato incaricato di coordinare le indagini su un colossale riciclaggio dei fondi del Pcus in Italia, "su invito dell' ex presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga". Il magistrato ucciso, scriveva ancora il giornale russo, "lavorava in coordinazione con la brigata speciale che si occupa della medesima indagine a Mosca". L'Italia, per la Nuova Isvestia, "faceva parte del ristretto numero di Paesi in cui i soldi del disciolto Pcus e dello Stato sovietico scorrevano a fiumi: solo negli anni Settanta, 6 milioni di dollari erano stati trasferiti annualmente dal Politburo come aiuto fraterno". “Non è escluso che i fondi del partito e dello Stato (russi, ndr) siano stati pompati in strutture occulte italiane per altre strade: attraverso Paesi terzi, sotto forma di tangenti per contratti svantaggiosi, e come profitti derivanti dal traffico illegale di oro e di altri preziosi... L'Italia non veniva scelta a caso per gli investimenti del partito. Le strutture della mafia molto sviluppate, la posizione di forza dei comunisti locali, i solidi contatti stabiliti da tempo, tutto ciò prometteva grandi profitti agli investitori del Pcus". Per questo, quando scoppiò la bomba di Capaci, il primo procuratore generale della Federazione russa Valentin Stepankov si era incontrato già due volte con Falcone: una in Russia, l’altra a Roma, alla fine del 1991. E un terzo incontro era stato appena concordato. E il procuratore generale russo, oggi divenuto avvocato, ha raccontato di avere consegnato a Falcone una notevolissima quantità di documenti, tutti prelevati dagli archivi segreti del Pcus. Dove sono? Il giornale concludeva adombrando l'ipotesi che gli inquirenti russi nel 1992 sospettassero che i miliardi trafugati dal Pcus in Italia potessero essere stati riciclati non solo in imprese legali, ma anche e soprattutto attraverso canali mafiosi. Falcone , Borsellino e Cossiga, purtroppo, non possono più rispondere a nessuna domanda. Stepankov, forse, potrebbe. .Ma la Magistratura italiana non ha proseguito l’inchiesta. Come mai? Il secondo era il Generale Mario Mori. Era arrivato in Sicilia alla fine del 1986, già tremava la terra per quel che stava accadendo a Mosca, ma chi lo avrebbe mai potuto pensare! Il colonnello Mario Mori , scuola Dalla Chiesa, capì che la mafia andava combattuta scoprendo i suoi interessi, non solo militarmente, ma da un punto di vista strutturale . Il colonnello Mori , caso strano, non riscosse un grosso successo con molti Magistrati palermitani. Racconta spesso nelle sue memorie come molti di loro , non appena li intravedevano sull’uscio dell’ufficio, s’affrettassero a rigirare le carte. Insomma i Magistrati palermitani tenevano con colonnello Mori e con i suoi uomini un comportamento quanto meno imbarazzante. Cominciamo a chiederci perché oltre che a prenderne atto. Sodalizio formidabile, invece, si instaurò con Falcone ed anche con Borsellino. E da quel sodalizio professionale nacque l’idea: penetrare la mafia scovando nel vasto mare degli “ appalti pubblici”. Occorreva studiarlo e colpirlo, quel nemico, nei suoi interessi strategici, legati sempre e comunque al fattore economico ma che facevano anche venire alla luce i rapporti di natura illecita tra mafia e politica, tra mondo imprenditoriale , mondo politico e mondo mafioso. Era una intreccio delicatissimo e segretissimo del quale troppi traevano consenso o vantaggio politico nel denunciarlo ( cosa fine a se stessa) ma senza minimamente preoccuparsi di investigarlo. Nacque così l’inchiesta su “ mafia ed appalti”, curata dal Colonnello Mori e dal tenete De Donno. Come spesso accade, fu un evento a scatenare il tutto: l’omicidio, il 13 maggio del 1988, di Barbaro La Berbera, a Baucina, ritenuto nell’immediato un boss di terza fila ma, scavando nelle sue molteplici attività, si intravide una realtà molto più complessa. Dopo quasi un anno di ricerche e di indagini Mori e De Donno consegnarono a Falcone un rapporto ( detto proprio” Mafia ed Appalti”) di circa mille pagine nelle quali venivano ricostruite le vie note ed ignote ed i legami noti ed ignoti del potere economico, finanziario ed anche politico di Cosa Nostra. Quel rapporto faceva luce anche su fatti antichi di mafia, perché contenevano anche la storia del sempre presente Don Vito Guerrasi, l’influente Avvocato siciliano che aveva addirittura collaborato col Generale Castellano nella firma dell’armistizio di Cassibile “ per conto della mafia”. I Carabinieri consegnarono il dossier a Falcone e Borsellino verso giugno del 1989 ed i due Magistrati lo definirono “ prezioso”. C’era scritti nomi, cognomi, fatti, prove, verifiche e quanto altro servisse per mettere sotto accusa imprenditori, politici e mafiosi. Ma il resto della Procura di Palermo era contraria a quel dossier. Così, approfittando dell’isolamento nel quale la sinistra politica e giudiziaria avevano relegato sia Falcone che Borsellino, la Procura di Palermo nel Luglio del 1991, dopo più di un anno di indagini, dunque, emise solo cinque provvedimenti di arresto, tutti e cinque per pesci piccoli. Ma accadde anche di peggio in quella Procura, un vero e proprio colpo di grazia contro quel dossier. Accadde che quella Procura invece di consegnare agli Avvocati degli indagati gli “ stralci” riguardanti la posizione dei loro assistiti – come avrebbe dovuto fare – consegnò loro l’intero dossier. Così tutti seppero dove erano arrivati, quali prove avevano, quali persone erano implicate, ecc. La Magistratura di sinistra salvò la mafia e la sua organizzazione, era il corrispettivo della consegna dei pentiti, era la prova dell’accordo fra Mafia e Magistratura. Falcone e Borsellino sono stati trucidati per questi due motivi, non per altri. Oro di Mosca e dossier Mafia ed appalti. Se si pensa che il Generale Mario Mori è ancora sotto processo mentre i mafiosi sono invece liberi , ricchi, potenti ed impuniti, la situazione appare più chiara. Nelle mani di chi è sia l’inchiesta su Falcone che i processi su Mori? Sempre della Magistratura di sinistra. Il cerchio è chiuso.

lunedì 21 aprile 2014

---------LE MENZOGNE E GLI INGANNI DELLA TRATTATIVA STATO - MAFIA--------- La apparente pervicacia con cui il partito delle Procure ( Il Fatto Quotidiano) insiste nello sbandierare la fantomatica trattativa Stato – Mafia, che si sarebbe dipanata, secondo loro, intorno agli anni 1992/1993 tra pezzi delle istituzioni e bande mafiose, non depone certo a favore dei suoi sostenitori, perché allarma, disarma e stupisce come costoro, tutti peraltro dell’area del partito giustizialista della magistratura politicizzata, da più di venti anni insistono a presentare questo loro “teorema” , questo loro “ indimostrato assioma” , questo loro “pregiudizio” come fosse un fatto criminoso ed “ il” fatto criminoso per eccellenza nella storia del nostro Paese. Si tratta di un classico esempio di capovolgimento della realtà e della ragione. La prima menzogna , il vero “ mascariamento della verità ” – come direbbe un mafioso siculo – che costoro ineffabilmente ed impunemente compiono, consiste nel drammatizzare l’evento ipotetico del 1992, la pretesa trattativa fra istituzioni e mafiosi per arginare gli attentati mafiosi di quegli anni , come fosse un evento del tutto nuovo per il Paese, come fosse una sorta di “ deriva amorale” di fare politica, iniziata proprio in quegli anni a partire dai quali sarebbe venuta a mancare, stando a questa loro tesi, la correttezza e la legalità nell’azione politica. Questa mastodontica falsificazione si basa su un inganno che rivela come invece si tratti di una indegna operazione di sfruttamento della ignoranza popolare. Innumerevoli, infatti, fino al 1992, sono state le trattative, gli accordi, i patti, le conventicole, le camarille che lo Stato italiano, anche repubblicano, ha stretto con mafia, camorra, ‘ndrangheta, etc. L’Italia, infatti, deve la sua Unità del 1861 proprio all’opera della mafia e della camorra ,più che ai Mille della vulgata, così come deve la sua liberazione dal nazifascismo al ruolo fondamentale svolto sempre dalla mafia italo americana e siciliana che creò negli anni interessati tutti i necessari presupposti che consentirono poi lo sbarco degli angloamericani in Sicilia, Un Paese, l’Italia, talmente in debito nei confronti della mafia da avere accettato e rispettato supinamente , dal 1947 per lo meno fino al 1987 ( vedi avanti) – e dunque per quasi tutta la Prima Repubblica - l’articolo 16 del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1946 che praticamente riconosceva la più completa impunità per ogni delitto compiuto ( da mafiosi, ex fascisti, repubblichini, ecc.) dal giugno del 1943 fino al febbraio del 1947 . Un Paese, l’Italia, che giunse persino – negli anni cinquanta – ad elargire a favore della mafia , come ringraziamento per le opere svolte, addirittura il Movimento Indipendenza Siciliana e l’Esercito relativo guidato dal bandito Giuliano Ma il popolo ignorava tutto questo, ne era tenuto scrupolosamente all’oscuro. E la Magistratura, che pretende di aver trovato lo scandalo da crocifiggere sul Golgota della sua vanesia legalità questa altrettanto pretesa trattativa Stato - Mafia, dove stava in tutti questi anni? Cosa faceva? Nulla. Acconsentiva e taceva. Presentata il pompa magna come la “nuova Magistratura” che avrebbe portato in Italia il “ paradiso comunista di Stalin” , enfatizzata da qualche regista “ ingaggiato dalla propaganda comunista” per illudere il popolo italiano analfabeta sul paradiso terrestre comunista, come Pietro Germi ( col suo “ In nome della Legge”, un film propaganda del 1949 ) e non ostante le forti voci di allarme che registi liberi ed illuminati, come Dino Risi, avevano lanciato ( “In nome del popolo italiano” nel 1971) contro la futura magistratura alla Bonifazi, e cioè ideologizzata fino al punto da condannare l’innocente Santenocito distruggendo impunemente le prove della sua innocenza per “odio ideologico”, la Magistratura si acquattò, silente e servile, al servizio del Pci di quegli anni. Era Mosca che elargiva suntuosi finanziamenti illeciti al Pci per avere in Italia la sua “brava quinta colonna” che potesse contare sul consenso popolare per la conquista del potere per via elettiva qualora non fosse riuscita la conquista del potere con l’invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Dunque una Magistratura che si limitava ad “applicare” le leggi, perché aveva l’ordine di Mosca di comportarsi come voleva la Costituzione , per rendere credibile il Pci come partito di governo. Solo quando gli scricchiolii dell’ormai prossimo crollo dell’impero sovietico si fecero assordanti, la Magistratura uscì fuori dalla trincea nella quale s’era rinchiusa. Aveva afferrato la lezione premonitrice del Bonifazi di Risi e si organizzò , caduto il potere sovietico come referente mondiale, per conquistare il potere per via ,diciamo, costituzionale. Il 16 dicembre 1987 la Corte d’Assise di Palermo condannò finalmente diciannove mafiosi, tra i più potenti: era la fine dell’impunità mafiosa sancita dal Trattato di Parigi del 1947. Ma era tutto dovuto alle forze dell’Ordine, non alla Magistratura. Non a caso a Palermo da settembre del 1986 era arrivato il Gen. Mario Mori, non a caso quella sentenza è storica perché vi parteciparono personaggi come l’ideatore del Pool antimafia, Rocco Chinnici ed il suo successore Caponnetto, Falcone , Borsellino, Guarnotta, Di Lello. Fu in quegli anni che la Magistratura occupò le istituzioni ( Violante a capo dell’Antimafia ed i processi contro Andreotti, Contrada e Mori) , non era un caso che strettissimo era il legame professionale fra il Generali Mori e Falcone e Borsellino. Non è un caso se l’inchiesta “ Mafia ed Appalti”, prodotta dalle forze dell’ordine di Mori e De Donno, fu affossata dalla Magistratura palermitana non appena furono trucidati Falcone e Borsellino. Messi sotto accusa Mori, Contrada, De Donno, fatti ammazzare Chinnici, Falcone, Borsellino ( il problema non è scoprire chi li ha materialmente uccisi ma chi li aveva mandati) , la Magistratura politicizzata , Violante all’antimafia, Caselli alla Procura di Palermo, messo sotto schiaffo Andreotti, trovò vita semplice facendo un patto scellerato con Pci, sotto la regia di Giorgio Napolitano : campo libero politico e la sua impunità penale per le tangenti se avesse consegnato Craxi e la DC al Pool di Milano e la sovranità politica alla Magistratura. Con quale onestà di pensiero “Il Fatto Quotidiano” ed il partito delle Procure alla Bonifazi ed i loro seguaci o i loro “ bravi manzoniani” possano tacere tutto ciò appartiene più alla vergogna ed allo sfruttamento dell’ignoranza e della credulità popolare, all’inganno, alla truffa che alla politica . Ma si capisce bene il loro bel progettino .Insistere con il processo Stato – Mafia consentirebbe loro di condannare sia la sinistra politica comunista e post comunista, responsabile anch’essa della deriva mafiosa, sia di sostenere che la deriva etica cui alludevo all’inizio sorge con l’ingresso in politica, proprio nel ’94, di Forza Italia. Fino ad oggi costoro hanno preso calci sui denti alle elezioni: vedi Ingroia a febbraio del 2013. Simili vergognose operazioni di disinformazione e di indottrinamento sono una vergogna per il Paese. I sostenitori e gli imboniti seguaci di questa truffa ai danni del popolo italiano, vogliono replicare qualcosa?

giovedì 17 aprile 2014

------------SOTTO LA DOGLIANZA, NIENTE. DENTRO LA TESTA, IL NULLA.------------------- Il terrore che il centrodestra ( al quale è stato impossibile imporre il bavaglio come credevano e speravano in tanti poveri illusi ed anche ignoranti - perché una cosa è una condanna penale, una cosa è anche il carcere, ma come fai ad arrestare ed imbavagliare “ un pensiero”?- ), riduca i consensi al M5s ed al P.D. in maniera drastica – salvo la diaspora dei cretini politici , genia sempre molto folta a destra, gli esempi non mancano di certo - ha costretto i grandi pensatori, le “ care guide” dei grillini e della sinistra, i loro spin doctors , gli ultimi emuli di Masaniello, di Calvino, di Goebbels a riproporre ai loro “aficionados”, sempre in attesa della dose giornaliera di rancoroso becchime antiberlusconiano, l’ultima doglianza. L’hanno trattato troppo bene……Se questa è persecuzione…. E via stronzeggiando. Manicaretti prelibati per i ventri assatanati degli “odiatori di uno”, perché lui è il male, lui è Devil, lui è da eliminare per avere il Paradiso sociale in terra , gente estasiata nel farsi fottere testa e culo dalle loro “ care guide” così come godevano, estasiate, le “ oceaniche adunate” di Piazza Venezia fascista, mentre Mussolini imboniva loro culo e testa. Berlusconi ai servizi sociali? Gemiti, urla, accuse, doglianze, ma, scusate, per quale ragione di diritto? Leggetevi le loro doglianze, leggetele ce ne fosse una , dico una che sia valida sotto il profilo giuridico.Nessuna, perché, signori odiatori, le misure alternative son fatte per essere concesse quando ne ricorrano tutti i presupposti. Lo decidono i Magistrati, mica scherziamo. O dobbiamo cambiare codici e codicilli quando sii tratta di Berlusconi? E le sentenze, signori odiatori, si rispettano o no? Decidetevi, una buona volta, ma che sia per tutte. La verità è che speravano di instaurare in Italia, grazie alla Magistratura, un vero e proprio regime autocratico, basato sul volere della Magistratura, ma non sono nemmeno capaci di accorgersi che ci siamo dentro fino al collo, ci hanno fottuto culo e cervello, ma in maniera subdola, come san fare i comunisti ( ridete, ridete pure). Perché “gli odiatori” appunto “ odiano” ma non “studiano” , “ aderiscono” ma senza “capire ed elaborare personalmente”, “ sottoscrivono” quello che dice il loro Goebbels di turno per sentirsi forti nel branco , ma, quanto a studiare, quanto a mettere in moto le famose“ qualità personali di elaborazione e di sintesi”- epitaffio che a scuola non si rifiuta a nessuno, visto che si tratta di “ scuola di Stato”( tutti uguali, tutti somari ) - neanche a parlarne. La frase del Magistrato, quella rivolta minacciosamente ed anche con una spettacolare carica mafiosa e ricattatoria a Berlusconi(“ se diffami la magistratura, le misure alternative ti verranno revocate e andrai in galera”) non hanno alcun valore giudiziario. Sono millanterie , fuffa o arroganze da tiranno. Non è un Magistrato che stabilisce quando e perché si possono revocare le misure alternative, ma la Legge ed un altro Magistrato . E nella Legge non c’è scritto che se un detenuto ammesso ai servizi sociali “ diffama” un magistrato perde , di diritto o di fatto, l’agevolazione. Aho, ma ‘ndo sta scritto? Ma sapete invece cosa ha volto dire quel Magistrato? Ha voluto, dentro un Tribunale, surrettiziamente – perché le leggi dovrebbe farle e modificarle il Parlamento non la Magistratura – far passare “ de facto” il ripristino di una disposizione del codice penale staliniano, quello varato nel 1934 ai tempi delle “purghe staliniane” ( c’è chi gode meglio che con un amplesso al solo sentire il nome!). Bastava che il Magistrato staliniano accertasse lo “ spessore antisovietico di ogni comportamento ritenuto atto ad “ indebolire il potere staliniano”, per autorizzare “ de facto” il Magistrato stesso a spedire il reprobo al confino, in Siberia, nel gulag, a scopo “ rieducativo” ma anche al plotone, d’esecuzione. La motivazione? Bastava che scrivesse: “ bieca propaganda capitalistica e filooccidentale”. Eccola dunque l’invenzione, da parte di questo Magistrato, di una fattispecie di reato/non reato che pare fatta su misura per ciascuno di noi, come si facevano una volta i vestiti. Levate il 1934 e ci mettete il 2014, togliete la Russia e ci mettete l’Italia, il risultato è il regime dei magistrati. Ad insaputa dei loro giannizzeri, pare. Che invece di ripararsi culo e cervello, pensano a dolersi che Berlusconi qui e che Dell’Utri lì, che Gasparri qui e che Gelmini lì…. Contenti loro…… Questi sono quelli che ci vogliono insegnare come cambiare il mondo. Mortacci!!!!!

lunedì 14 aprile 2014

DATO CHE IL “ CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA” NON E’ UN REATO PENALE PREVISTO DAL CODICE PENALE MA UNA SEMPLICE CONGETTURA O SUPPOSIZIONE O TEOREMA , UNA SORTA DI LIBERO CONVINCIMENTO TEORIZZATO DAI MAGISTRATI ITALIANI E CHE NEL 1970 - QUANDO FU STIPULATO L’ACCORDO COL LIBANO - LA MAGISTRATURA ITALIANA OBBEDIVA AL REGIME COMUNISTA DI MOSCA CHE FINANZIAVA ILLEGALMENTE IL PCI PER AVERE IN ITALIA UN PARTITO AFFIDABILE PER CONQUISTARE IL POTERE PER VIA DEMOCRATICA E SI LIMITAVA AL SUO DOVERE COSTITUZIONALE DI APPLICARE LA LEGGE , CREDO CHE NESSUN MAGISTRATO LIBANESE CONCEDA L’ESTRADIZIONE DAL LIBANO PER UN REATO CHE NON ESISTE NEL TRATTATO, NE’ ESISTE IN LIBANO NE’ IN NESSUNA ALTRA PARTE DEL MONDO CIVILE. AUGURO QUINDI A MARCELLO DELL’UTRI OGNI BENE , UNA VITA SERENA E GKLI SONO GRATO DEL SUO SACRIFICIO ALL’ESILIO PER DARCI QUESTA SODDISFAZIONE IMPAGABILE. CIOE’ DI FOTTERE QUESTA MSERABILE MAGISTRATURA CORROTTA E INFAME ,DI RIAFFERMARE SUPERIORITA’ DELL’INNOCENZA SULLA PERVERSIONE E SULL’INFAMIA POLIZIESCA, ASSICURANDOGLI IL COMPIACIMENTO DI TUTTO IL POPOLO NON DI SINISTRA NE’ GRILLINO. CIOE’ QUEL POPOLO CHE NON HA GIOITO, COME IL POPOLO DI SINISTRA PER UN CESARE BATTISTI, UN PLURI ASSASSINO CHE HA FOTTUTO LA GIUSTIZIA ITALIANA, MA QUEL POPOLO CHE PRETENDE CHE LA MAGISTRATURA CONDANNI CHI COMMETTE REATI PENALI CERTI E NON I NEMICI POLITICI. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ La commissione Giustizia della Camera dovrebbe , il condizionale con i grillini, col P.D. e con la sinistra “manettara” è obbligatorio, restituire la natura di 'extrema ratio' alla carcerazione preventiva, oggi usata come una rete a strascico dai Magistrati , rendendo più cogenti i suoi presupposti e le sue motivazioni e ampliando al contrario, come accade nelle altre nazioni democratiche e civili, le misure alternative al carcere. Per la verità dovremmo pure , con questa riforma carceraria, svuotare le carceri dai “ variegati detenuti in attesa di giudizio definitivo” e dunque persone costituzionalmente innocenti fino a sentenza definitiva, problema del sovraffollamento carcerario per il quale l’Ue ci condanna spesso, visto che costoro rappresentano un quarto circa dell’intera popolazione carceraria. Se poi si riflette sul fatto che , al momento attuale, i carcerati sono 65.000 e che la capienza massima dovrebbe fermarsi a 45.000, si può facilmente constatare che senza i 20.000 detenuti in attesa di giudizio definitivo il problema del sovraffollamento sarebbe già pressoché risolto. Niente prigione se in corso di processo basteranno il ritiro del passaporto o l'obbligo di dimora o il divieto di esercitare una professione. Lo auspico da tempo, lo considero un provvedimento indispensabile per ripristinare una cultura delle cautele penali fondata sul pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza. Dovrebbero essere cancellati, come si deve fare con una vergogna nazionale , gli attuali automatismi applicativi e la custodia cautelare potrà essere disposta soltanto quando risultino effettivamente inadeguate le altre misure coercitive o interdittive. Per giustificare il carcere preventivo , il “ pericolo di fuga” o quello della possibile “ reiterazione del reato” dovranno essere concreti ma anche “fattibili”'. Si tratta di eliminare , almeno come prima cura, quel principio da “ stato talebano” che è quel libero convincimento personale al quale ogni Magistrato può arbitrariamente e soggettivamente ricorrere per desumere il pericolo che deriverebbe dalla semplice gravità e modalità del delitto. Per privare della libertà una persona l'accertamento dovrà coinvolgere elementi ulteriori, quali i precedenti, i comportamenti, la personalità dell'imputato. Dovrebbero non solo intensificarsi, ma anche responsabilizzarsi le motivazioni. Il giudice che dispone la cautela non potrà infatti più limitarsi a richiamare, come è sempre stato e come è ancora oggi , 'per semplice relationem' gli atti del p.m. ma dovrà dare conto con autonoma motivazione delle ragioni per cui anche gli argomenti della difesa sono stati disattesi. Dovrebbero aumentare dagli attuali 2 mesi a 12 mesi i termini di durata delle misure interdittive (sospensione dell'esercizio di potestà dei genitori, sospensione dell'esercizio di pubblico ufficio o servizio, divieto di esercitare attività professionali o imprenditoriali) per consentirne un effettivo utilizzo quale alternativa alla custodia cautelare. Per i delitti di mafia e associazione terroristica resta la presunzione assoluta di idoneità della misura carceraria. Per gli altri delitti gravi (omicidio ad esempio, violenza sessuale, sequestro di persona per estorsione) vale invece una presunzione relativa: niente carcere se si dimostra che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. Dovrebbe anche cambiare in profondità la disciplina del riesame delle misure cautelari personali. Il tribunale del riesame dovrebbe ottenere 30 giorni di tempo per le motivazioni a pena di perdita di efficacia della misura cautelare. Dovrebbe inoltre prevedere finalmente qualora il giudice non abbia motivato il provvedimento cautelare o non abbia valutato autonomamente tutti gli elementi , l'ordinanza di custodia cautelare dovrebbe essere immediatamente annullata , con immediata liberazione dell’accusato ( invece oggi è possibile ricorrere all’integrazione dell’ordinanza) . Dio, se c’è, ci salvi dai grillini e dai manettari de sinistra.

domenica 13 aprile 2014

-------------- ESULTANZA FASCISTA , IERI ED OGGI ---------------------------- Gramsci, accusato di attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all'odio di classe – caspita che reato gravissimo avere una propria idea – viene arrestato dal regime fascista ( no, non da quello attuale guidato del M5s, da Grillo, da Travaglio, no, ma da quello condotto dal vero Duce, da Mussolini). Il pubblico ministero della Magistratura italiana di allora , del “braccio violento della Legge al servizio del regime di turno” ( non ancora zeppo di Boccassini , di Di Matteo , di Esposito, ecc. ) ,tale Isgrò, concluse la sua requisitoria “contro Gramsci e per la restaurazione della legalità” – citazione testuale - con questa grandiosa frase : «Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Oggi , sempre la Magistratura italiana, sempre “il braccio violento della legge al servizio del regime di turno”, stavolta col sostituto P.g. di Milano, Antonio Lamanna, nel dare parere favorevole all'affidamento ai servizio sociali per Silvio Berlusconi ha anche minacciato , con fare mafioso, ricattatorio ed intimidatorio, che l'affidamento può essere revocato se l'ex premier “diffamerà” i singoli giudici. E siccome saranno sempre gli stessi giudici che stabiliranno se una “osservazione” sia una “ critica” o una “ diffamazione”, guardate un po’ in che razza di regime mafioso stiamo vivendo. Berlusconi, accusato di ogni reato umano, viene condannato per una frode fiscale per 7,5 milioni di Euro “per elusione”( sto parlando, per l’esercito degli ignorantoni, dell’”abuso di diritto “ enunciato solo nel 2000 dalla Cassazione , a proposito di retroattività delle norme ), dopo venti anni di processi e di inchieste giudiziarie finite nel ridicolo. (Caspita che reato gravissimo in un Paese dove, un solo esempio, un grande sincero vero democratico come Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. ha evaso “ per evasione” ( niente “ abuso di diritto” ma “disapplicazione di norme” ) il fisco per 250 milioni di euro senza che nessun P.M. sentisse un qualche rodimento di intimo per quella tale “obbligatorietà dell’azione penale“ che vale solo “ contro i nemici politici”, dove Grillo, il Goebbels del M5s , ha ucciso due amici con la sua spericolata guida d’auto senza scontare un sol giorno di galera, dove Travaglio, l’altro Goebbels del partito dei secondini carcerari , è un diffamatore professionale condannato in via definitiva.) Dimostra, tutto questo, come , seppure sono passati novanta e passa anni da quei bui anni venti, la Magistratura resti sempre “ il braccio violento della legge al servizio del regime di turno”. Come accadde con Gramsci , la cui storia è nota, così accade oggi con Berlusconi, ormai iscritto nei libri della storia italiana ed europea, solo che, al contrario di quanto avvenne con Gramsci , stavolta la storia non la scriveranno solo coloro che si autoproclamano vincitori , cioè i calunniatori alla Travaglio, gli assassini alla Grillo ed il loro codazzo di stolti, ma anche quel terzo abbondante del popolo italiano che ha visto in lui , da sempre e nonostante gli accanimenti polizieschi e vessatori cui è stato sottoposto dal regime talebano di questa magistratura etica inquisitoria , l’unico leader della storia dell’Italia repubblicana che abbia loro parlato di maggiore libertà personale, di maggiore libertà economica, di ammodernamento del Paese, di pagare meno imposte, non il solito industriale “pappone di stato “ alla De Benedetti o Agnelli, ma l’imprenditore che ha svelato loro la nuova televisione , quella gratuita e l’editore di libri più importante d’Italia. La storia sarà certamente non faziosa e dunque sicuramente generosa con Berlusconi e lo consacrerà, piaccia o meno, per ciò che è stato e che resterà , non per come vorrebbero descriverlo, con raggiri e menzogne, i bavosi guardoni politici e i biliosi secondini carcerari , loschi figuri che ieri tenevano prigioniero il corpo di Gramsci e che oggi tengono prigioniero il corpo di Berlusconi. Ma non la loro mente ed il loro pensiero. Inneggiavano i facinorosi fascisti di ieri alla condanna di Gramsci, esultano i fascisti rossi e penta stellati di oggi a quella di Berlusconi. Nulla di muovo, ahimè, sotto il sole. I calunniatori, gli stolti, gli imbecilli, i guardoni politici ,i malati mentali giudiziari riusciranno mai a capire qualcosa che non sia la sola violenza prevaricatrice ?

sabato 12 aprile 2014

---PCI, SINISTRA E MAGISTRATURA UNITI NELLA CONQUISTA VIOLENTA DEL POTERE----- Solo i ciechi, gli ignoranti e i “magnaccia di regime” , quartum non datur, non s’avvedono come l’Italia della Costituzione del ’48 sia in completo stato di insolvenza. Sta franando tutta la struttura costituzionale studiata dai padri costituenti ed il crollo del sistema democratico parlamentare – più o meno perfetto che esso sia stato , poco ora importa - , in un certo qual senso offre un simulacro di legittimità alla surrettizia instaurazione di un sistema autocratico , il regime di questa “ magistratura” divenuta, strada facendo, addirittura anche “etica” , un tumore maligno nato fin dagli anni settanta dalle svariate malattie ( o virus?) incistate nel corpo del Paese proprio dai rottami della costituzione e mai adeguatamente curato con ammodernamenti e riforme adeguate. Né più, né meno quel che accadde negli anni venti in Italia quando il crollo della governance liberale e i deleteri effetti della grande guerra determinarono il crollo dell’architettura liberale del Paese ,lo stato di crisi profonda e il manifestarsi del movimento fascista , la sua dittatura, nato per mettere “ordine” nel Paese. Il copione è dunque lo stesso, nel malfunzionamento dei poteri popolari e democratici della Carta , eccolo il solito “braccio armato” , il “ questurino”, con annesso ordine giudiziario, ormai dal 1992 e come il Fascismo nel 1922, approfittare della sua subalterna prossimità al vero ed unico potere democratico ( regime parlamentare ) per limitare, soffocare, supplire ,surrogare la volontà popolare , per instaurare quello che , spacciato dalla propaganda di regime come “ legalità” è invece solo una dispotica sopraffazione di ogni libertà popolare e costituzionale ,un regime tanto più pericoloso per la nostra democrazia proprio perché promanato dai liquami, dal percolato della Carta. Perché mentre il fascismo nasceva al di fuori delle istituzioni dello Stato e si proponeva per una “ restaurazione” dell’ ordine nel Paese, questa presa del “ palazzo d’inverno”, questa violenta conquista del potere da parte della “ magistratura etica” è ancora più pericolosa per la democrazia, perché è un’escrescenza cancerogena che nasce dalle più interiori viscere della stessa Costituzione e le cui metastasi pervadono ormai tutto il Paese. Insomma, l’architettura costituzionale che i padri fondatori hanno ideato non è stata in grado di difenderci da questa nuova dittatura. E’ la dichiarazione del suo fallimento, come Costituzione. Ma “ciechi”,” ignoranti” e” magnaccia di regime” pensano alla Roma ed alla Lazio, alla Juve, a Berlusconi che forse scopa e forse evade il fisco, alle tiritere di Tà-Tà-Tà, alle batterie di pentole offerte da Grillo &Partners al mercatino rionale di Tor Marancia, ma se Napolitano avesse almeno un centesimo della perspicacia istituzionale di Francesco Cossiga , si sarebbe dovuto già da tempo precipitare a portare i libri contabili dell’Italia al Tribunale fallimentare, denunciando la satrapia della Magistratura, questo sì un vilipendio, uno sfregio alla Carta dei padri. Ma, è noto, il capo di stato altro non è che un “ nominato”: ed i “prescelti”, o “ nominati” o possiedono le doti di Cossiga – e allora dicendo le scomode verità vengono tacciati dai “magnaccia di regime” d’essere matti – oppure obbediscono alla camarilla che li ha “nominati”, attaccano il somaro dove vuole il padrone, come hanno fatto gente come Saragat, come ha fatto Pertini ed ora come ha fatto Napolitano: gente incaricata, dalla camarilla, di eseguire i voleri del padrone, cioè del Pci negli anni di Saragat e Pertini, della Magistratura dal 1992. La quale Magistratura è il primo “ strumento costituzionale” che ha smesso da tempo di funzionare come volevano i padri costituenti. Il suo percorso di “tracimazione” dai suoi argini costituzionali, rappresentati dagli articoli dal 101 al 113 della Costituzione, ha seguito, non sorprendentemente, lo stesso percorso politico del Pci/Ds/Pd. Presentata al suo esordio, nel 1948 davanti ad un’Italia lacera, analfabeta ed incolta come la “nuova magistratura “, personificata dal Magistrato Guido Schiavi nel film di Germi “ In nome della Legge” come la “ nuova Magistratura” che avrebbe garantito l’affermarsi in Italia di quel Paradiso che la propaganda comunista garantiva essere il regime comunista staliniano, la Magistratura ha seguito , docilmente, pedissequamente, con rigida disciplina di partito , quello che il Comitato Centrale del Pci stabiliva. Così , in una prima fase, che parte dagli anni 1948 e che dura circa fino agli anni sessantotto/settanta, Stalin aveva imposto la sua volontà , evitò non solo che il Pci attuasse il colpo di Stato del Febbraio del 1951 ( progettato con il Pc cecoslovacco usando i terroristi rossi della “Scuola politica del Compagno Siska”, addestrati nei campi di addestramento sovietici e con i suoi servizi segreti) ma anche imponendo che il Pci si proponesse all’opinione pubblica italiana come un partito che rispettava le regole e la costituzione, così da appropriarsi della fiducia e del consenso popolare necessario per conquistare il potere per via costituzionale ( ed era solo a questo scopo che Stalin e la Russia comunista inondava il Pci con generosissimi finanziamenti illeciti miliardari). Pur tuttavia non erano mancate, nel panorama culturale ed artistico italiano, le prime avvisaglie, le prime vibranti proteste, le prime denunce , assolutamente profetiche, del pericolo di un vero e proprio regime della magistratura che la Costituzione lasciava “sospettare”: Dino Risi, con il suo “ In nome del popolo italiano”, nel quale, già nel 1971, tratteggia quella tetra figura del Magistrato Bonifazi dimostrando come fosse semplice , con questa Costituzione, che un Magistrato possa condannare a morte un innocente Santenocito distruggendo le prove della sua innocenza ma emettendo una sentenza falsa “ in nome del popolo italiano”. E proprio come reazione corporativa della Magistratura contro questo movimento di critica culturale , la Magistratura pensò a rafforzare il suo potere , immettendo il servilismo ideologico nel proprio Magistero con la creazione di Magistratura Democratica . In realtà la difesa che il Pci faceva , in quel frangente, della “ libertà di pensiero “ come “fattrice” della figura del “magistrato politicizzato” era puramente strumentale e propagandistica, assolutamente propedeutica alla successiva fase storica, quella nella quale la Magistratura diventerà un braccio armato per la conquista del potere senza elezioni popolari. Negli anni novanta il repentino cambio di strategia . Il Pci , senza più il suo referente mondiale e la sua risorsa finanziaria primaria, per il crollo del regime comunista del 1989, ritenne inutile continuare nella sua condotta politica di rispetto per le regole e per la Costituzione che il regime staliniano aveva imposto al Pci in cambio dei suoi generosi finanziamenti. Trucidato Moro nel ’78, il Pci dovette rinunciare ad un ruolo politico “ di governo” per recuperare il consenso perduto con la progettata collaborazione con la Dc, riposizionandosi nella sua strategia di partito d’opposizione e di lotta. Ucciso o morto che sia stato Berlinguer , si manifestò in tutta evidenza come la sua la fantomatica “terza via al socialismo europeo” - svincolato dal servilismo al Pcus, tanto sbandierata a chiacchiere dal segretario Berlinguer – fosse solo la solita ed enorme menzogna propagandistica che era. La crisi economica dovuta alla fine dei generosi finanziamenti del regime comunista stringeva alla gola il Pci che a stento riusciva a sopravvivere solo grazie al suo terzo delle tangenti del sistema corruttivo, tanto che , cessate anche quelle nel 1992 (per effetto di Mani Pulite) il Pci dovette vendere la sede di Botteghe Oscure e licenziare circa 2.000 dipendenti. Fu a quel punto che il Pci capì di non avere altra scelta per sopravvivere politicamente se non regalare il potere assoluto alla Magistratura, avvenuto con la modifica dell’articolo 68 della Costituzione del 1992 e contare sulle capacità del braccio armato delle toghe di fucilare ogni avversario politico ( Andreotti, Forlani, Craxi, Berlusconi, Fitto, Formigoni, Del Turco, Scopelliti, Cota, Chiodi, ecc.) ed accodarsi ed accordarsi con il nuovo regime dal quale captare benevolenza e impunità. Ormai la Magistratura dilaga, non c’è angolo dove non disponga a suo piacimento. Persino nei fatti etici, che pure in uno Stato laico dovrebbero sempre essere al di fuori della politica per non trasformare il potere da politico a religioso. Vita, morte, calcio, sport, scuola, carriere, parlamento, burocrazia, orientamento sessuale, matrimoni, convivenze, opinioni, tutto ordina e dispone la magistratura etica di Italia. Oggi si arriva persino all’intimidazione: guai a parlare male dei giudici, come il secondo comandamento. Ai “ciechi”, agli ” ignoranti” ed ai ” magnaccia di regime” sta bene così. Agli italiani che vedono la realtà dei fatti, che si informano senza farsi “ indottrinare”, agli italiani che lavorano e producono quello che i magnaccia di regime si fregano, non sta bene.

venerdì 11 aprile 2014

------------STORIA DI UNA RIAPPACIFICAZIONE FATTA FALLIRE------------------- In una ricostruzione storica senza ipocrisie, falsi infingimenti e pregiudizi , senza ipotetici e misteriosi “grandi vecchi” o “ poteri occulti” o “ signori Franco” - pure fantasie, menzogne indimostrate ed indimostrabili, truffaldini artifizi creati ad arte da storici o intellettuali al guinzaglio o a libro paga di qualche fazione politica e comunque creati per per far velo all’ignoranza e per dissimulare grossolani tentativi di indottrinamenti - il variegato partito del complottismo dovrebbe essere iscritto all’Ufficio collocamento, dovrebbe stare a spasso, disoccupato. Solo per restringere l’esame a partire dall’instaurazione della Repubblica, dal Referendum, dalla fine della seconda guerra mondiale, non ci sono da fare scoperte mirabolanti o strepitose. Ormai , non ostante la vulgata ipocrita dominante e grazie alla paziente opera di ricostruzione storica - condannata da chi teme la verità come “ bieco revisionismo” - è storia accertata che le sorti del nostro Paese furono decise dall’attacco a Pearl Harbor - 7 dicembre 1941 – perché da quel momento gli Usa vissero nel timore di un attacco proditorio al porto di New York e, onde assicurarsene un completo controllo, l’intelligence americana , guidata da Mr Haffenden ( O.N.I. , Official of Naval Intellingence, servizi segreti marina) sottoscrisse un accordo con la mafia italoamericana e precisamente con Luciano Lucania, in arte mafiosa Lucky Luciano, Alberto Anastasia detto Albert Anastasia e il loro mozzateste, tale Giuseppe Lanza “ Socks”, il mitico boss del mercato del pesce di Fulton. E così con l’operazione “ Project Underworld” prima , mirata alla sola sicurezza del porto di New York e soprattutto poi con l’operazione “Husky” prese corpo e forma l’accordo fra le intelligence americane ed inglesi con la mafia italoamericana e siciliana per creare le migliori condizioni logistiche, politiche e psicologiche favorevoli allo sbarco alleato in Sicilia . La mala vita organizzata, come la mafia , come la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona ecc. che già avevano promosso, agevolato e consentito il successo dei Mille di Garibaldi e l’Unità del Paese , piaccia o meno, è l’elemento civile del nostro paese che ritroviamo sempre presente come “sollecitatore” , come regista, come suggeritore di tutto il nostro cammino nazionale unitario. Piaccia o meno. Ma non bisogna mai dimenticarlo e far finta di non saperlo. E neppure è un mistero che fu proprio grazie alla mafia ed ai servizi segreti del Patto Atlantico ( e cioè sia Usa che Inghilterra) che la Sicilia divenne ( vista la minaccia di invasione che opprimeva il Nord Est del Paese dove le truppe staliniste del Patto di Varsavia premevano per l’invasione dell’Italia, con l’aiuto certamente del tardo fascismo, della Chiesa, della grande proprietà agraria, del pretestuoso M.I.S del bandito Giuliano e di Finocchiaro Aprile , del velleitario insurrezionalismo anticomunista di Junior Valerio Borghese e del Principe Pignatelli, del romantico ottocentesco patriottismo di Edgardo Sogno ) la terra dell’anticomunismo, la base logistica della difesa dall’aggressione comunista. Sicilia dunque centro strategico , naturale portaerei al centro del Mediterraneo, l’autonomia della Sicilia promessa come ricompensa per l’aiuto mafioso agli angloamericani ,qui nacque e si affermò Stay Behind o Gladio Bianca pronta alle armi qualora si fosse avverata la minaccia comunista dell’invasione. Tanto che , col Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio del 1947 i vincitori del conflitto , con la famosa aggiunta all’articolo 16, regalarono la più completa impunità agli uomini della mafia per ogni sorta di reato che avessero compiuto fra il giugno del 1943 ed il 10 febbraio del 1947. Ma tutto questo non accadeva per caso o per un piano angloamericano di sopraffazione sul Paese, come qualche fazioso vorrebbe far credere. Nulla è frutto del caso ed ogni azione , si sa, determina una reazione opposta e contraria. Tutto questo accadeva solo perché esisteva concretamente un rischio di invasione dell’Italia da parte delle truppe staliniane che avevano la loro “ quinta colonna” in Italia nel Pci. Di fronte al fascismo, che pretendeva di legittimare l’eliminazione fisica ( vedi Matteotti) di un avversario come arma politica , apparve del tutto congrua , per quei tempi, a partire dal 1925 e cioè dal tentativo di Zaniboni di attentare alla vita del Duce, l’adozione, dal parte del Pci, dell’istigazione al conflitto sociale , del terrorismo, come risposta popolare a quel regime. E così dal 1925 inizia quel processo che porta una serie infinita di attivisti comunisti ad emigrare, clandestinamente, in Cecoslovacchia. Dove nasce e si rafforza una struttura militare , denominata " Volante Rossa” . Mentre in Italia si verificavano i massacri di civili , solo sospettati dalla resistenza rossa di simpatie fasciste, gli eccidi di Porzus ( nel 1645) , la strage di Strassera del 1944, le foibe e tutte le innumerevoli stragi compiute dai comunisti della resistenza rossa ben narrati da Panza, in Cecoslovacchia nascono campi militari di addestramento per operazioni terroristiche e nasce la “Gladio Rossa” destinata ad agire nel progettato colpo di Stato del febbraio del 1951. Scuole di sabotaggio, dunque, e progetti di “putsch” in Italia dove gli angloamericani avevano contribuito con la Chiesa alla vittoria della DC alle politiche del 1948. Insomma è storia ormai documentata la nascita negli anni venti e la crescita di una organizzazione terroristica strutturata in Cecoslovacchia ad opera dei partigiani espatriati clandestinamente e da parte del Pci, che venne a maturazione negli anni che interessano e che costituivano una costante minaccia di invasione e di azioni insurrezionali e terroristiche in Italia per favorire la penetrazione dal Nord Est delle truppe comuniste titine. Qui sorse e si affermò la radice della violenza terroristica dalla quale nacquero le Brigate Rosse, non tanto quelle guidate da Franceschini e Curcio, troppo ideologizzate , quanto quelle condotte da Mario Moretti, quelle che conoscevano un solo verbo: uccidere, sparare, ammazzare, prima Moro e dopo Berlinguer. Distruggere l’Italia. L’Italia è la vittima inconsapevole di questa guerra fra bande rivali i cui componenti erano tutti invece ben consapevoli delle loro azioni e degli infiniti lutti che la loro singolar tenzone addusse agli italici Achei .Qualcuno sostiene che la nostra sia stata una “ finta democrazia bloccata” a causa della presenza del più ricco e potente partito comunista d’occidente, il Pci; altri attribuiscono al Pci invece il merito di avere evitato che il Paese cadesse nell’orbita coloniale degli Usa e dell’Inghilterra. Il compito dello storico non è trovare argomenti che diano ragione o torto ad una fazione o all’altra, ma raccontare la storia del paese. Non importa, dunque, stabilire chi abbia ragione o torto, ma occorre protestare contro le due fazioni che ancora contano uomini nelle nostre istituzioni. Se Andreotti e Cossiga si decisero a confessare la loro partecipazione a quella guerra non ortodossa non appena caduto il Muro di Berlino, chi con giusto e rispettabile orgoglio, come Cossiga, chi per scoprire il vaso di Pandora, come Andreotti, non era dunque un caso ed era una scelta rispettosa del popolo. Un invito a deporre le armi per liberare il popolo italiano da una guerra non convenzionale ma terribile e sanguinosa. Caduto il regime del Muro una delle due fazioni, quella legata all’atlantismo, deponeva le armi, svelava Gladio e Stay Behind, come per invitare l’altra fazione a fare lo stesso, a deporre le armi. Non era per niente un caso che Cossiga , come Capo di Stato, proponesse allora un compromesso politico che aveva il significato preciso di una “ pacificazione nazionale” fra le due fazioni. Lo storico non può a questo punto che sottolineare che la risposta dell’altra fazione , quella che fa ancora capo a Giorgio Napolitano – per ragioni di età – è stata non una abbraccio pacificatore, ma una dichiarazione di guerra. L’uso del braccio armato della Magistratura contro gli avversari politici. Alla faccia della pacificazione nazionale. E lasciare che chi legge tragga le proprie conclusioni.

mercoledì 9 aprile 2014

-------------PERCHE’ SONO CONTRARIO A QUESTA RIFORMA DEL SENATO----------- Me la sono studiata per benino. Alla fine mi sono chiesto se questi qui son tutti matti da legare o se l’Italia sta per diventare un Afghanistan in Europa. Altro che governi fantoccio, qui si deve parlare di pura follia. Se il Senato fosse stato abolito, l’Italia avrebbe intrapreso un nuovo percorso democratico, quello del monocameralismo sul quale per ora mi pare inutile insistere. Invece la riforma voluta da Renzi non trasforma il nostro sistema da bicamerale in monocamerale, ma conserva il nostro bicameralismo costituzionale realizzando un raggiro delinquenziale della sovranità politica del popolo ( sancita dall’articolo 1 della Carta) che stupra la nostra già traballante democrazia e vorrebbe attribuire alcuni poteri costituzionali ad una “ congrega di prescelti e nominati “ quale sarebbe questo nuovo Senato. Premetto di far parte di coloro che seguono la Costituzione italiana fin quando le sue stanche,logore e logorate disposizioni non sono di evidente ostacolo al benessere civile, economico e politico del popolo. Dunque una posizione di osservanza rispettosa della Carta, ma una decisa volontà ai necessari suoi cambiamenti ed ammodernamenti , seguendo preferibilmente la via indicata dall’articolo 139 della Costituzione. Nulla assolutamente da spartire dunque con la ciurma papalina di Giustizia&Libertà, con Bonsanti, con Carlassere, con Tà-Tà-Tà-, Zagre “ er polacchetto” e via farneticando. Anche a voler prescindere dalla via seguita ( legge costituzionale o ordinaria),questa riforma del Senato voluta dal P.D.veramente “il sepolcro” per la democrazia italiana già tanto sbeffeggiata. In breve. Il P.D. vorrebbe un Senato intanto non elettivo, ma creando un carrozzone ( al servizio del P.D. ovviamente ed a spese nostre ) nel quale i 148 membri saranno: 24 “ nominati”, “ prescelti” dal Presidente della Repubblica – che è a sua volta uno spregevole “nominato” dall’accordo della casta - in parte saranno scelti – ma non si sa ancora in base a quale criterio – fra i membri dei consigli regionali e comunali, mantenendo in questo nuovo carrozzone anche i senatori a vita (che andrebbero soppressi perché retaggio dello Statuto Albertino e della Monarchia) e gli ex presidenti della Repubblica. Un carrozzone alla Gepi, alla IRI, altro che Senato delle autonomie. Questo è un carrozzone al servizio della sinistra pagato dai contribuenti. Dunque il P.D. vorrebbe rifilarci un nuovo “magna magna” i cui membri non saranno eletti direttamente dai cittadini, di fatto, sarà un organo di nominati o di meta-eletti. Sai che pacchia per la sinistra!!!Questo carrozzone dovrebbe poi votare le modifiche delle norme di legge in vigore, nominare il Presidente della Repubblica e votare le leggi costituzionali. Niente altro? E cosa resta a questo punto della sovranità politica del popolo ? Un bel nulla, visto che questo carrozzone modifica pure la Carta senza che nessun lo abbia eletto, visto che non risponde direttamente alla volontà dei cittadini e considerato che su di esso i cittadini non hanno alcun controllo diretto. E dato che la stragrande maggioranza dei comuni italiani sono in mano al centrosinistra o a sue compiacenti liste civiche come anche lo sono una buona parte delle regioni italiane ivi comprese quelle che la Magistratura le espropria al centrodestra vincitore per riservarle alla sinistra, tenuto conto che le province sono state abolite Et voila’ La truffa del P.D. è servita. Se questa pazzia del P.D. dovesse essere approvata da una massa di cerebrolesi asserviti , avremo un altro organo composto in stragrande maggioranza da esponenti del centrosinistra nominati o meta-eletti. E’ proprio vero il detto “ il pesce puzza dalla testa”! Infatti, ma che razza di paese se non uno di idioti si può affidare alle infide mani di un Giorgio Napolitano?

sabato 5 aprile 2014

----LA SCONVOLGENTE MESCHINITA’ DEI COMMENTATORI DEL REFERENDUM VENETO------------- La lettura dei commenti ai vari articoli che hanno trattato la richiesta del referendum veneto mi ha letteralmente sconvolto. Quanta ignoranza nei commenti . La Storia insegna che nulla è immutabile, nemmeno gli Stati Nazionali. Quante volte abbiamo visto nazioni formarsi e poi dissolversi ? Il Veneto, ricordo, era nazione ancora prima dell'Italia. E poi, diciamo la verità, i Veneti non vogliono la secessione, vogliono semplicemente essere riconosciuti come parte fondamentale del paese, non come il bancomat di Roma . Ecco cosa doveva essere il federalismo fiscale, una questione semplice, che il gettito fiscale del Veneto , o almeno la gran parte, resti tra al Veneto che solo una piccola parte vada allo Stato centrale, punto. Ma la gente legge “Repubblica” o “Il Fatto” e “aderisce” a quelle tesi, invece di sforzarsi a “ capire”. Capire è molto più complicato che aderire, ovvio, ci vuole tempo, fatica, intelligenza, studio, applicazione, molto più facile “ aderire”. Così la gente non si chiede mai il perchè di certe richieste. La verità è che il Veneto, da una vita, paga cifre esorbitanti allo Stato centrale, come saldo fra il proprio prodotto e servizi ricevuti. Se ci fosse una situazione giusta in questo povero "paese", il Veneto non penserebbe alla secessione. Gli imprenditori si suicidano per regalare 20 miliardi di Euro ogni anno allo Stato centrale. Voi, nei loro panni, sareste contenti e soddisfatti? Un Veneto indipendente potrebbe attirare imprese, risorse umane e finanziarie molto meglio dell’attuale Stato italiano onnivoro, proponendo imposte umane e buoni servizi. Potrebbe fare da traino allo sviluppo delle vicine regioni , obbligandole , per naturale concorrenza, a provare a fare sempre meglio. Poi la stupidità e la povertà d’idee espresse dalla maggior parte dei cosiddetti “ideologicamente corretti”, fa apparire plasticamente la profonda ignoranza in merito degli italiani. I diritti umani e i diritti dei popoli sono riconosciuti dal diritto internazionale. La Carta delle Nazioni Unite stabilisce all’art. 1 che l’autodeterminazione dei popoli costituisce uno dei fini principali delle Nazioni Unite. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del l948 specifica una prima lista di diritti umani e ne raccomanda il rispetto. I due Patti internazionali del 1966, rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali, contengono norme giuridiche vincolanti sul piano mondiale. L’Atto finale di Helsinki del 1975, recepisce le norme internazionali sui diritti umani e sull’autodeterminazione (v. principi VII e VIII). Le norme giuridiche internazionali riconoscono che ogni essere umano ha diritti innati, quindi inviolabili, inalienabili e imprescrittibili, che preesistono dunque alla legge scritta. L’individuo è soggetto originario di sovranità e viene prima dello stato e del sistema degli stati. Alcuni diritti innati (all’esistenza, all’identità, all’autodeterminazione) sono riconosciuti anche alle comunità umane che hanno il carattere di popolo. Individui e popoli sono dunque soggetti originari anche nel sistema legale internazionale e gli stati sono da considerarsi come entità complesse “derivate” anche nel sistema del diritto e della politica internazionale. Certo, nel villaggio globale, nel governo mondiale vengono fuori forze non omologate, è una regola umana. Esiste però un legame assai solido tra diritto di autodeterminarsi e la concezione liberale della vita e dello Stato, perché solo in uno Stato oppressore, centralista, tirannico, totalitario, come insegnano l’ideologia comunista e fascista, le idee separatiste diventano “pericolose forme d’opposizione” e vengono perseguitate come reati penali. Perché dunque molti catalani, molti scozzesi, o molti veneti intendono andarsene, perché anche l'Alaska ( la notizia è imbavagliata dai nostri grandi giornaloni) sta per presentare le firme per un referendum secessionista, o meglio, un referendum per passare con la Russia ? Semplice la risposta : perché si sentono in vario modo sacrificati, sfruttati, derubati da Madrid, da Londra e da Roma. Dal momento che sono maltrattati, vogliono dare vita a loro istituzioni loro. Perché è chiaro come in ogni democrazia la volontà popolare sia la prima e fondamentale fonte di legittimità dell'ordinamento politico. Difendo dunque a spada tratta il diritto di ogni comunità a decidere dove stare. La nazione esiste per volontà plebiscitaria di un popolo , non per legge divina e soltanto la volontà espressa dai cittadini può mantenerla all'interno di determinati confini geopolitici: non qualche legge ordinaria o costituzionale, fatte da uomini al servizio del loro partito politico e non del popolo sovrano , non certo la forza delle armi, non la ideologia dei nuovi fascisti post-marxisti. Con quale faccia possano questi nostri sedicenti «democratici», tanto innamorati della Costituzione, pensare di negare ai veneti o a qualunque altra comunità tale primario diritto di voto all’autodeterminazione non si capisce se non pensando ad una loro strenua e miserabile difesa dei privilegi dei quali godono alle spalle di una unità politica imposta con la forza delle armi e della mafia, all’origine, ed ora con quella delle leggi e della magistratura. Altro che volontà popolare! Ed a chi agita come una clava contro ogni forma di separatismo la sciocca bandiera degli Usa , che da 13 Stati sono poi diventati 50 – come a dire , vedete come si deve fare il cammino, all’inverso !- ricordo che quella grande democrazia – vadano a studiarsi la storia – nacque proprio da una rivolta popolare contro il fisco, dalla quale rivolta nacque , appunto, la guerra di indipendenza.

giovedì 3 aprile 2014

P.D. TUTTO SOPERCHIERIA , TUTTO ANGHERIA, TUTTO MENZOGNA , COME I CADETTI DI GUASCOGNA. Niente soperchierie, niente menzogne, ma una sana discussione, premettendo d’essere arciconvinto della necessità di abolire le Provincie .Ma esse sono organi previsti dalla costituzione e dunque la loro abrogazione o trasformazione deve passare attraverso una apposita legge costituzionale per l’articolo 138 o per il 139 della Costituzione. Non mi pare che il d.d.l del Governo Renzi risponda ai requisiti di forma e di procedura imposti dalla Carta. Né trovo i motivi di una urgenza che viene invocata dal Governo Renzi. A dire la cruda verità, io considero questo ddl un ennesimo scatarro del P.D. e del suo Governo Renzi sulla sbandierata sacralità della Carta , offesa e dileggio che mi auguro nessuno essere democratico voglia ancora condividere o appoggiare. Sarebbe un’onta indimenticabile. I profili di incostituzionalità del ddl Renzi, al di là del merito sui suoi propositi, sono molteplici ed ampiamente condivisi da costituzionalisti che pure sono stati “ auditi” nelle Commissioni parlamentari. Personalmente trovo queste disposizioni renziane una aperta violazione di numerosi articoli della Carta ma specificamente per gli articoli 1,5,48 , 114 ( ed anche 117,118 e 119). L’articolo 5 perché stabilisce un vincolo ferreo sulle “ autonomie locali” , come è la Provincia, che ogni legislatore può ampliare, ingrandire, sviluppare ma mai azzerare o comprimere come si vorrebbe fare. L’articolo 1 viene violato in quanto la configurazione della Provincia e della Città metropolitane come “ enti di secondo livello” comporta che i suoi organi non saranno legittimati dal voto popolare. L’articolo 114 perché prevede le Provincie e le città metropolitane come “enti costitutivi” della Repubblica, la cui legittimazione non può che derivare dal popolo sovrano. D’altra parte, queste mie riserve sono anche avvalorate da una recentissima sentenza della Corte Costituzionale che ha recentemente dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcune disposizioni, ancor ché secondarie, in materia di riordino delle provincie. Nel campo dell’opinabile, nel merito insomma, la critica fondamentale è quella che le disposizione del Governo Renzi non aboliranno le Province ma moltiplicherà in maniera esponenziale il numero degli amministratori locali. Ricordo che Forza Italia, favorevolissima all’abolizione “ vera” delle Province, ma nei modi e termini consentiti dalla Costituzione, proprio per questo scopo ha convintamente votato in Senato la procedura di urgenza per la modifica costituzionale diretta all’abolizione delle Provincie. Bisogna guidarli per mano come si fa con i bambini, a questi signori della sinistra, altro che invidiare la pragmaticità di Renzi.