Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 21 aprile 2014

---------LE MENZOGNE E GLI INGANNI DELLA TRATTATIVA STATO - MAFIA--------- La apparente pervicacia con cui il partito delle Procure ( Il Fatto Quotidiano) insiste nello sbandierare la fantomatica trattativa Stato – Mafia, che si sarebbe dipanata, secondo loro, intorno agli anni 1992/1993 tra pezzi delle istituzioni e bande mafiose, non depone certo a favore dei suoi sostenitori, perché allarma, disarma e stupisce come costoro, tutti peraltro dell’area del partito giustizialista della magistratura politicizzata, da più di venti anni insistono a presentare questo loro “teorema” , questo loro “ indimostrato assioma” , questo loro “pregiudizio” come fosse un fatto criminoso ed “ il” fatto criminoso per eccellenza nella storia del nostro Paese. Si tratta di un classico esempio di capovolgimento della realtà e della ragione. La prima menzogna , il vero “ mascariamento della verità ” – come direbbe un mafioso siculo – che costoro ineffabilmente ed impunemente compiono, consiste nel drammatizzare l’evento ipotetico del 1992, la pretesa trattativa fra istituzioni e mafiosi per arginare gli attentati mafiosi di quegli anni , come fosse un evento del tutto nuovo per il Paese, come fosse una sorta di “ deriva amorale” di fare politica, iniziata proprio in quegli anni a partire dai quali sarebbe venuta a mancare, stando a questa loro tesi, la correttezza e la legalità nell’azione politica. Questa mastodontica falsificazione si basa su un inganno che rivela come invece si tratti di una indegna operazione di sfruttamento della ignoranza popolare. Innumerevoli, infatti, fino al 1992, sono state le trattative, gli accordi, i patti, le conventicole, le camarille che lo Stato italiano, anche repubblicano, ha stretto con mafia, camorra, ‘ndrangheta, etc. L’Italia, infatti, deve la sua Unità del 1861 proprio all’opera della mafia e della camorra ,più che ai Mille della vulgata, così come deve la sua liberazione dal nazifascismo al ruolo fondamentale svolto sempre dalla mafia italo americana e siciliana che creò negli anni interessati tutti i necessari presupposti che consentirono poi lo sbarco degli angloamericani in Sicilia, Un Paese, l’Italia, talmente in debito nei confronti della mafia da avere accettato e rispettato supinamente , dal 1947 per lo meno fino al 1987 ( vedi avanti) – e dunque per quasi tutta la Prima Repubblica - l’articolo 16 del Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1946 che praticamente riconosceva la più completa impunità per ogni delitto compiuto ( da mafiosi, ex fascisti, repubblichini, ecc.) dal giugno del 1943 fino al febbraio del 1947 . Un Paese, l’Italia, che giunse persino – negli anni cinquanta – ad elargire a favore della mafia , come ringraziamento per le opere svolte, addirittura il Movimento Indipendenza Siciliana e l’Esercito relativo guidato dal bandito Giuliano Ma il popolo ignorava tutto questo, ne era tenuto scrupolosamente all’oscuro. E la Magistratura, che pretende di aver trovato lo scandalo da crocifiggere sul Golgota della sua vanesia legalità questa altrettanto pretesa trattativa Stato - Mafia, dove stava in tutti questi anni? Cosa faceva? Nulla. Acconsentiva e taceva. Presentata il pompa magna come la “nuova Magistratura” che avrebbe portato in Italia il “ paradiso comunista di Stalin” , enfatizzata da qualche regista “ ingaggiato dalla propaganda comunista” per illudere il popolo italiano analfabeta sul paradiso terrestre comunista, come Pietro Germi ( col suo “ In nome della Legge”, un film propaganda del 1949 ) e non ostante le forti voci di allarme che registi liberi ed illuminati, come Dino Risi, avevano lanciato ( “In nome del popolo italiano” nel 1971) contro la futura magistratura alla Bonifazi, e cioè ideologizzata fino al punto da condannare l’innocente Santenocito distruggendo impunemente le prove della sua innocenza per “odio ideologico”, la Magistratura si acquattò, silente e servile, al servizio del Pci di quegli anni. Era Mosca che elargiva suntuosi finanziamenti illeciti al Pci per avere in Italia la sua “brava quinta colonna” che potesse contare sul consenso popolare per la conquista del potere per via elettiva qualora non fosse riuscita la conquista del potere con l’invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Dunque una Magistratura che si limitava ad “applicare” le leggi, perché aveva l’ordine di Mosca di comportarsi come voleva la Costituzione , per rendere credibile il Pci come partito di governo. Solo quando gli scricchiolii dell’ormai prossimo crollo dell’impero sovietico si fecero assordanti, la Magistratura uscì fuori dalla trincea nella quale s’era rinchiusa. Aveva afferrato la lezione premonitrice del Bonifazi di Risi e si organizzò , caduto il potere sovietico come referente mondiale, per conquistare il potere per via ,diciamo, costituzionale. Il 16 dicembre 1987 la Corte d’Assise di Palermo condannò finalmente diciannove mafiosi, tra i più potenti: era la fine dell’impunità mafiosa sancita dal Trattato di Parigi del 1947. Ma era tutto dovuto alle forze dell’Ordine, non alla Magistratura. Non a caso a Palermo da settembre del 1986 era arrivato il Gen. Mario Mori, non a caso quella sentenza è storica perché vi parteciparono personaggi come l’ideatore del Pool antimafia, Rocco Chinnici ed il suo successore Caponnetto, Falcone , Borsellino, Guarnotta, Di Lello. Fu in quegli anni che la Magistratura occupò le istituzioni ( Violante a capo dell’Antimafia ed i processi contro Andreotti, Contrada e Mori) , non era un caso che strettissimo era il legame professionale fra il Generali Mori e Falcone e Borsellino. Non è un caso se l’inchiesta “ Mafia ed Appalti”, prodotta dalle forze dell’ordine di Mori e De Donno, fu affossata dalla Magistratura palermitana non appena furono trucidati Falcone e Borsellino. Messi sotto accusa Mori, Contrada, De Donno, fatti ammazzare Chinnici, Falcone, Borsellino ( il problema non è scoprire chi li ha materialmente uccisi ma chi li aveva mandati) , la Magistratura politicizzata , Violante all’antimafia, Caselli alla Procura di Palermo, messo sotto schiaffo Andreotti, trovò vita semplice facendo un patto scellerato con Pci, sotto la regia di Giorgio Napolitano : campo libero politico e la sua impunità penale per le tangenti se avesse consegnato Craxi e la DC al Pool di Milano e la sovranità politica alla Magistratura. Con quale onestà di pensiero “Il Fatto Quotidiano” ed il partito delle Procure alla Bonifazi ed i loro seguaci o i loro “ bravi manzoniani” possano tacere tutto ciò appartiene più alla vergogna ed allo sfruttamento dell’ignoranza e della credulità popolare, all’inganno, alla truffa che alla politica . Ma si capisce bene il loro bel progettino .Insistere con il processo Stato – Mafia consentirebbe loro di condannare sia la sinistra politica comunista e post comunista, responsabile anch’essa della deriva mafiosa, sia di sostenere che la deriva etica cui alludevo all’inizio sorge con l’ingresso in politica, proprio nel ’94, di Forza Italia. Fino ad oggi costoro hanno preso calci sui denti alle elezioni: vedi Ingroia a febbraio del 2013. Simili vergognose operazioni di disinformazione e di indottrinamento sono una vergogna per il Paese. I sostenitori e gli imboniti seguaci di questa truffa ai danni del popolo italiano, vogliono replicare qualcosa?

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