Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 23 maggio 2014

INCHIESTA STATO – MAFIA : SESTA PARTE Esaminiamo ora, punto per punto, meticolosamente, tutti i rilievi che la “Memoria” addebita ed imputa al tentativo dei Carabinieri dei Ros, Mori e De Donno, rilievi che, nel loro dipanarsi temporale, costituirebbero la prova del reato loro ascritto. Ma devo premettere, prima di procedere, una premessa indiscutibile : che, trattando di “ mantenere l’ordine pubblico” in un periodo temporale così fosco, minaccioso ed oscuro come quello degli anni 92/93/94 in Italia, deve risultare “cosa del tutto normale” che corpi speciali come i ROS siano impegnati in operazioni investigative e di contrasto alla criminalità classificabili come “ borderline”, ovverosia collocabili nella famosa “ zona grigia” delle forze dell’ordine e della Polizia giudiziaria. 1. QUESTE INIZIATIVE DEI ROS DEVONO ESSERE PREVIAMENTE AUTORIZZATE DALL’AUTORITA’ GIUDIZIARIA? Tralasciamo momentaneamente quanto afferma la Procura di Palermo nella “Memoria” su questo specifico punto e esaminiamolo autonomamente. Basta esaminare l’articolo 55 del Codice di Procedura Penale per affermare che , nel nostro ordinamento giuridico, è consentito alle forze dell’ordine , agli organi di polizia, di assumere e svolgere, di propria ed assoluta iniziativa, tutte quelle attività di natura “preventiva” mirate ad accertare notizie di reati , a contrastarne la successiva commissione nonché ad evitare che vengano reiterati reati già commessi. Inoltre l’articolo 203 dello stesso codice autorizza le forze dell’ordine a mantenere “ segreti” gli informatori dai quali assumere informazioni utili al contrasto dei reati stessi. Nessun dubbio, quindi, che i ROS e dunque Mori e De Donno avessero gli autonomi poteri per assumere quella iniziativa . 2. DOVEVANO I ROS RIFERIRE AL P.M. LE NOTIZIE RACCOLTE ED ENTRO QUALE TERIMNE? A questa “ autonomia” delle forze dell’ordine fa riscontro, ovviamente, né può essere altrimenti, l’obbligo che le stesse forze hanno di dover riferire all’autorità Giudiziaria e per essa al P.M. le notizie e gli elementi dei quali sono venuti a conoscenza. Sotto questo punto di vista , i ROS, Mori e De Donno, Bene, Mori e De Donno , i ROS nel loro insieme, hanno deliberatamente deciso di non adempiere a tale loro obbligo MA SOLO nei confronti di “ quella Procura di Palermo “. La Procura di Palermo, una Procura o il Porto delle Nebbie? Spiego meglio l’assunto: Mori, De Caprio, De Donno, Lombardi, ecc. decisero di non riferire gli eventi alla Procura di Palermo quando questa era diretta da Giammanco. Ingroia era giunto a quella Procura nello stesso 1992, Giammanco passava come “ uomo della Dc andreottiana”, il Tribunale di Palermo era il “ porto delle nebbie” dove tutti i magistrati, Giammanco in primis, si erano schierati contro “ Falcone e Borsellino”. 1. L’inchiesta sul dossier dei ROS “ Mafia e appalti”. i quali, da soli, supportavano l’inchiesta giudiziaria sul dossier dei ROS “ mafia e appalti”. I Carabinieri ed i ROS non furono mai accolti con simpatia da quella Procura, ma sempre con estrema diffidenza. Narrano i racconti che molti Magistrati di quella Procura non appena vedevano le figure di Mori o di altri carabinieri stagliarsi sull’ingresso, si precipitavano a rigirare le carte sul tavolo, per nascondere chissà cosa e perché. Nei resoconti di Mori, di Falcone e di Borsellino si rinvengono invece i forti motivi di empatia fra i tre servitori dello Stato, il cui accordo era pressoché completo. Solo Falcone Borsellino pressavano la Procura di Palermo sollecitando varie incriminazioni per l’inchiesta su “ mafia e appalti”, mentre, da Giammanco fino all’ultimo Procuratore quell’inchiesta veniva affossata. L ’inchiesta fu aperta nel 1991 ed in quel dossier vi erano nomi e cognomi, mafiosi, politici , imprenditori, società, net work del potere economico – politico della mafia siciliana . Tutta la Procura si schierò “ contro” quell’inchiesta, a favore solo Falcone e Borsellino. Per quale motivo? Eppure seguendo quel dossier dei carabinieri si sarebbero potuti inchiodare tanti responsabili dell’intreccio mafia – politica – potere economico sia della Sicilia che anche di Roma. Perché “ quella Procura di Palermo” ostacolò quell’ inchiesta mentre essa era caldamente e vigorosamente supportata da Falcone da Borsellino? Su questo argomento rammento un particolare semplicemente raccapricciante. La Procura di Palermo, non ostante le insistenze appunto di Falcone e di Borsellino, si limitò ad emettere cinque inchieste su pesci piccoli della mafia, tralasciando pesci più grandi. E non solo. Ma redigendo i cinque “ rinvii a giudizio” invece che limitarsi – come sempre viene fatto nei Tribunali – ad indicare gli stralci del dossier che interessavano solo la persona incriminata, allegarono l’intero dossier. Così tutti, sopra tutto i pesci grandi, seppero dove i Ros erano arrivati e cosa avevano scoperto. Insomma quell’inchiesta fu bruciata, svuotata, abbattuta dalla stessa Procura. E non solo. Ma sempre quel Tribunale e quella Procura di Palermo ebbe l’improntitudine di richiederne al Gip l’archiviazione solo dopo tre giorni dalla morte di Borsellino . E non basta ancora, perché il Tribunale di Palermo si superò: la sentenza del Gip che accettava l’archiviazione do quell’inchiesta venne assunta niente di meno che il 15 agosto del 1992. A Ferragosto. 2. Fascicolo su “ appalti a Marsala” di Paolo Borsellino Un episodio sconosciuto a molte persone , un’ulteriore riprova sia dell’animosità di “ quella Procura di Palermo” nei riguardi di Falcone e di Borsellino, sia nella inquietante – a dir poco – riluttanza di “ quella Procura” ad affrontare inchieste sulla mafia e sui suoi intrecci politici ed economici , accadde quando, prima che venisse trucidato, Borsellino trasmise a “ quella Procura” gli atti di una sua inchiesta su alcuni appalti a Marsala. Anche quell’inchiesta ricalcava lo schema del dossier dei Ros, “mafia e appalti”, metteva il dito sugli intrecci nascosti fra mafia, politica ed economia , ne svelava gli intrecci criminali, gli accordi indecenti. Tuttavia anche quell’inchiesta venne respinta da “ quella Procura” , non era di interesse, rispose “ quella Procura” a Paolo Borsellino. Il quale fu trucidato quindici giorni dopo. Non mi risulta che alcuna Procura d’Italia o che qualche giornalista o che qualche mezzobusto televisivo abbia mai speso una parola su questi fatti che considerare da verificare e sui quali indagare mi parrebbe doveroso. 3. Erano appena morti Falcone e Borsellino Trucidato Falcone a Capaci - e con lui la moglie e gli uomini di scorta - trucidato Paolo Borsellino - due mesi dopo Falcone - , ogni attività investigativa praticamente ferma e paralizzata a Palermo, lo Stato pareva essersi frantumato davanti a quegli scempi, ormai insabbiata da “ quella Procura” l’inchiesta su “ mafia e appalti” quel dossier dei Ros e quella istruita da Borsellino su “ appalti a Marsala”; come ci racconta la storia Antonio Caponnetto,il Giudice Istruttore di quella Procura, in quei momenti tragici mormorava distrutto “E’ finito tutto! E’ finito tutto!” Cinicamente, ma “ quella Procura” aveva vinto su Falcone, su Borsellino, sui Ros e , insieme a quella Procura, anche la mafia aveva vinto con i suoi intrecci politici ed economici salvati dalla delazione astuta che Giammanco ed i suoi amici Magistrati avevano escogitato. Perché le indagini sul dossier dei Ros fu sabotato da “ quelle Procura” fino al punto da cancellarlo del tutto appena tre giorni dopo l’uccisione di Borsellino? Perché “ quella Procura” sabotò anche, dopo la morte di Falcone, l’inchiesta di Paolo Borsellino su “ appalti a Marsala”? Perché “ quella Procura” ha scritto su quelle due inchieste “ non interessante” se Ros e Borsellino sono sinonimo di legalità, di trasparenza, di contrasto alla mafia come null’altro in Italia? E come mai nessun Magistrato, nessun organismo come il Csm, nessun giornalista, nessun conduttore di talk show, nessun comico, nessun ballerino, come mai nessuno – se non pochi ed oscuri – ha provato ad indagare su quelle scelte di “ quella Procura” quando proprio “ quella Procura” era così tormentata dalle diatribe interne, Giammanco che era “ l’uomo della Dc”, con Ingroia ed altri che lo avversavano e con tutti questi che avevano prima isolato, poi irretito , poi dileggiato ed infine anche pubblicamente condannato ( Leoluca Orlando, Santoro, ecc) Falcone ? E con Falcone anche Borsellino che di Falcone condivideva inchieste ? Fine della sesta parte

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