Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 14 maggio 2014

------------------ SISTEMI CRIMINALI E FORZA ITALIA------------------------------- Tuttavia, non ostante tutte queste incongruenze e smentite giudiziarie, piovute sull’inchiesta palermitana in tanti anni , pervenute dalla stessa Procura di Palermo, da quella nissena, da quella fiorentina , sancite peraltro in sentenze definitive, la teoria di un “negoziato fra Stato e mafia” continua ancora oggi ad essere sostenuta dalla Procura di Palermo, seppure nei termini della “Memoria” della pubblica accusa del 2012 e sfruttato economicamente da sedicenti ricostruttori storici che in realtà sono solo personaggi “ di casa” nelle Procure ai quali è consentito far copia ed incolla di stralci di inchieste, di relazioni, di pezzi di sentenze in modo da costruirci libri e dispense con le quali , propalando semplici artifizi e raggiri, fare soldi. E non solo, perché fra le pieghe della “ memoria” stessa, la Procura palermitana riconferma , tortuosamente e quasi di soppiatto, la continuità di un’altra vecchissima inchiesta , sorta sempre nella Procura di Palermo, un filone nato da una serie di investigazioni che hanno riguardato un lungo periodo temporale, fra il 1986 ed il 1997. Questo filone di indagine venne pomposamente e mediaticamente etichettato come “ sistemi criminali”. Secondo le suggestive congetture dei Magistrati (il procuratore aggiunto Scarpinato e i sostituti Ingroia e Gozzo con l’approvazione del procuratore Pietro Grasso e dell’aggiunto Lo Forte , il tutto durante la gestione Caselli e mentre Violante era alla Presidenza della Commissione Parlamentare Antimafia ) , tra il ’91 ed il ’93 Cosa Nostra avrebbe progettato di dividere, con un golpe, il Meridione dal resto d’Italia. Per farlo sarebbe stato indispensabile l’appoggio (c’era forse da dubitarne ?) della massoneria deviata e dell’estrema destra ( sempre becera ed eversiva , si intende) ma, prima, si sarebbe dovuta liberare dei referenti politici fino ad allora “utilizzati”. Ecco dunque l’omicidio di Salvo Lima (marzo ’92) , il referente della Dc andreottiana che aveva dimostrato di non essere più in grado di proteggere la mafia. La nuova alleanza si sarebbe consolidata sulla base di un progetto separatista che avrebbe avuto come punto di forza un progetto politico nuovo proveniente da Nord. Ma, alla fine del ’93, la strategia della tensione e lo stragismo si sarebbero improvvisamente bloccati, poiché tutte le forze di Cosa Nostra sarebbero andate a favore e sostegno di una formazione politica emergente, cioè Forza Italia. Ma il Tribunale di Palermo lungi dall’accogliere le richieste dell’accusa ha deciso l’archiviazione, non ancora definitiva, delle posizioni di 14 indagati nell’ambito di tale inchiesta: Licio Gelli, Stefano Menicacci, Stefano Delle Chiaie, Rosario Cattafi, Filippo Battaglia, Salvatore Riina, Giuseppe e Filippo Graviano, Nitto Santapaola, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Giovanni Di Stefano, Paolo Romeo e Giuseppe Mandalari. Ma non è finita. Fra i protagonisti dell’inchiesta ritroviamo, oltre a quelli prosciolti, anche altri nomi “autorevoli”: di Francesco Cossiga, Umberto Bossi, Roberto Maroni, Gianfranco Miglio, Marcello Dell’Utri, nonché del solito Giulio Andreotti. La decisione finale comunque, spetterà ad un giudice che dovrà decidere se soddisfare la richiesta della pubblica accusa , se archiviare il caso, rinviare a giudizio gli indagati o, invece, ordinare ulteriori indagini. Nel 2002 un collaboratore di giustizia, Antonino Giuffrè, dichiarò che nell'ottobre del 1993 i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano trattarono con Silvio Berlusconi attraverso l'imprenditore Gianni Ienna per ottenere benefici giudiziari e la revisione del 41 bis in cambio dell'appoggio elettorale a Forza Italia ( “ probabilmente “ nelle elezioni del 2001); secondo il Giuffrè, nello stesso periodo Bernardo Provenzano attivò alcuni canali per arrivare all’onnipresente Marcello Dell’Itri e Berlusconi per presentare una serie di richieste su alcuni argomenti che interessavano alla mafia. Anche altri collaboratori di giustizia (Tullio Cannella, Angelo Siino, Giovanni Brusca, , Salvatore Grigoli, Maurizio Avola, Salvatore Cucuzza, Giuseppe Ferro) parlarono dell'appoggio fornito da Cosa Nostra a Forza Italia fin dalle elezioni del 1994 . Nel 2008 un altro collaboratore di giustizia, Gaspare Spatuzza, dichiarò che nell'ottobre 1993 Giuseppe Graviano gli avrebbe confidato , durante una conversazione in un bar di Via Veneto a Roma, di aver ottenuto tutto quello che voleva grazie ai contatti con Marcello Dell’Utri e, tramite lui, con Silvio Berlusconi. Si chiamano “ dichiarazioni de relato”. Per completare il panorama, debbo dar conto e ricordare che, nel 1994 la Procura di Firenze aprì un secondo filone d'indagine parallelo per accertare le responsabilità negli attentati del 1993 di eventuali suggeritori o concorrenti esterni all'organizzazione mafiosa (i cosiddetti "mandanti occulti" o "a volto coperto"), che venne condotta sempre dal procuratore capo Vigna e dai sostituti procuratori Fleury, Chelazzi e Nicolosi: nel 1996 vennero iscritti nel registro degli indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri sotto le sigle “Autore 1” e “Autore 2” per concorso in strage, in seguito alle dichiarazioni, sempre “ de relato”, dei collaboratori di giustizia Pietro Romeo, Giovanni Ciaramitaro e Salvatore Cancemi. Nel 1998, il GIP di Firenze archiviò l'inchiesta su “Autore 1” e “Autore 2” al termine delle indagini preliminari poiché non si era potuta trovare la conferma delle chiamate de relato]. Infine nel 2008 la Procura di Firenze archiviò definitivamente l'inchiesta sui "mandanti occulti" poiché le indagini non avevano trovato ulteriori risultati investigativi. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Chi scrive conosce la storia di questo Paese, non solo quella “costruita” per indottrinare le persone nella “ scuola di Stato”, ma anche quella che risulta da scritti, atti e documenti probanti, ma sempre con l’occhio e la mente dello storico; conosce le vicende della mafia siciliana, le vicende della mafia italo americana, le strane vicende dell’Unità del 1861 , il fondamentale contributo che la mafia siciliana e la camorra napoletana hanno dato alla vulgata di Garibaldi e dei Mille, le trame ed i patti fra i servizi segreti americani degli anni quaranta e la mafia italo americana , gli accordi dei servizi segreti anglo americani con la mafia e con la camorra per gli sbarchi in Sicilia ed a Anzio per la liberazione dal nazifascismo, il regime di impunità riservato ai fascisti ed ai mafiosi dall’articolo 16 del Trattato di Parigi del 1947, la nascita della Gladio Bianca, della Stay Behind, le azioni eversive della Gladio rossa, della Volante rossa, dei campi di addestramento cecoslovacchi, delle Brigate Rosse dei Curcio e dei Moretti, il mistero del circolo trapanese Scontrino, ecc. Non sono affatto, dunque, estraneo alla teoria ( perché sempre di una teoria si tratta, anche se supportata da una serie di elementi storici certi, precisi e concordanti ed anche se mi trova consenziente ) che la mafia siciliana abbia avuto sempre un peso determinante nella storia di questo Paese e della Sicilia in particolare. Ma non pretendo certamente di imporre alcuna verità. Perché lo storico non impone nulla, ma suggerisce una chiave di lettura dei fatti storici fra i tanti possibili. Ecco perché ritengo sia un vero e proprio “ baratro della ragione” attribuire, come fa la pubblica accusa palermitana , una generale ed assoluta inaccettabilità ( uso le parole di Ingroia stesso) etico – politico ad ogni possibile trattativa fra Stato e mafia. Non voglio deviare il filo del mio discorso dalla sua logica giudiziaria specifica che lo guida, col rischio di disperdere l’attenzione nelle tante, plurime trattative fra Stato e mafia , sia come Unità, come liberazione dal nazifascismo , come teatrino del caso del Bandito Giuliano, come i l caso Moro, come il “ Lodo Moro” per riaprire qui l’interessante dibattito storico sulla “ tributarietà” dello Stato italiano alla malavita mafiosa siciliana e camorristica e quasi come per usare a proprio beneficio il “ così fan tutti” . Sotto questo aspetto la Magistratura di Palermo, insieme alla Magistratura nel suo complesso non solo esagera , ma addirittura tracima dai suoi argini costituzionali, impancandosi su una inesistente cattedra , alla cui titolarità la Magistratura peraltro non è legittimata da alcuna disposizione della Carta né da alcuna legge , pretendendo così di assurgere al Magistero di rappresentate istituzionale dell’indignazione sociale scatenata dal terrorismo mafioso di quegli anni. Un “ vittimismo” che posso anche condividere ma, sia detto con estrema franchezza, dallo stampo molto corporativo e fascista , peraltro identico alle tante altre similari doglianze vittimistiche (vuoi dei Carabinieri o vuoi della Polizia) verso le quali, invece, quella stessa Magistratura non intende concedere nemmeno un briciolo di quella “ comprensione” che essa pretende per se stessa. Appare sconcertante questo arroccamento culturale involutivo della Magistratura palermitana, che ha creato una pericolosa deriva che vorrebbe legittimare la “ giustizia delle contrazioni viscerali popolari”, contrazioni viscerali spesso indotte ad arte, al rango di uno “ Stato di diritto “. Questa confusione, questa commistione fra “ condanna etica” e “ teorema vittimistico” conduce la pubblica accusa palermitana a delegittimare ogni opinione contraria alla “ sua tesi dell’accusa”, come fosse un infame attacco sferrato da chissà quali “ nemici della verità”. Non mi sorprende invece che tale “ forma mentis” sia la stessa , identica supponente arroganza che esibiva il” Tribunale speciale fascista” nel ricercare un qualche capo d’imputazione valido contro Gramsci , poi condannato per “ eversione” contro lo stato fascista e così ben dipinto dalle parole, dal sen fuggite, del suo Presidente, quando esclamò” dobbiamo evitare a questo cervello di funzionare per i prossimi venti anni”. O quella, molto più recente, del Tribunale di Milano il quale , davanti alla condanna penale e definitiva di Silvio Berlusconi si sta sforzando di trovare lo spunto per tramutare una “ condanna penale” in una sorta di “ negazione delle libertà di pensiero e di espressione” del condannato Berlusconi. Infatti da una condanna penale definitiva deriva una pena da scontare. ma non la perdita dei diritti fondamentali della persona che la Costituzione riconosce a tutti, rei o meno, fatta eccezione per il diritto all’elettorato attivo e passivo che, infatti, è un’eccezione specificamente prevista. Sono queste “ commistioni” fra lo sfruttamento del sentimento popolare e le pretese egemoniche di una lobby che generano mostri e tiranni. Riallacciandomi, dunque, all’inchiesta sui così detti “ sistemi criminali”, chi scrive e gli storici cercano di studiare gli eventi di quegli anni ( ripeto 86/99 dello scorso secolo) per capire bene gli equilibri , anche mafiosi, che, una volta sfaldati quelli imposti dalla guerra fredda – che pur tanto hanno contato proprio per la mafia siciliana e per la Sicilia in termini di immunità penale mafiosa e di conquista di potere economico e malavitoso per lo meno fino al 1988 – si sono andati costruendo. L’indagine , dal titolo esagerata mente ambizioso, più che una “indagine” – che spetta all’Ordine Giudiziario – è stata una sorta di inquisizione di carattere generale, senza un qualche reato che consentisse l’apertura di una indagine, ma una scusa , una rete a strascico lanciata nel mare delle informazioni per andare alla ricerca di specifiche ipotesi di reato. Ora non è necessario essere un Magistrato o un Legale per sapere che per aprire un’inchiesta giudiziaria è necessario aver prima individuato un reato penale: i “ sistemi”, siano essi politici o civili, non possono essere oggetto di giudizio penale per il semplice fatto che il reato penale è individuale e non collettivo. Pretendere dunque di mettere sotto processo penale un “ sistema” è la negazione assoluta del principio di legalità sancito dalla nostra Costituzione . Tuttavia , a prescindere dalla evidente problematicità di diritto dell’indagine “ sui sistemi criminali”, operazione distruttrice dello Stato di Diritto come lo fu l’inchiesta pressoché contemporanea di “Mani Pulite” di Milano ( contro il sistema politico), la tesi dei magistrati di Palermo è più una ( delle tante, peraltro) interpretazioni di natura storica dei fatti di quegli anni che una inchiesta giudiziaria. Vi è la suggestione dell’esistenza di un intreccio , di una interazione tra il “ sistema criminale mafioso siciliano” ed un “ sistema altrettanto criminale non mafioso e non solo siciliano” , insomma della famosa “ super cupola” o del “ grande comitato criminale ,politico, affaristico”, composto – neanche ci sarebbe bisogno di ripeterlo – dai soliti “ servizi segreti deviati”, dalla “ destra becera ed eversiva”, dalla “ massoneria e da settori non meglio e mai identificati della “finanza deviata” che governerebbe il Paese. Nelle ricostruzioni storiche più complesse, come per esempio quella sull’operazione “ Husky” dello sbarco angloamericano in Sicilia, vi sono sempre delle prove documentali che ne suffragano dapprima la sola “ proponibilità” e successivamente, dopo controlli adeguati, la “possibilità”: in questa operazione dell’intelligence navale americana e dei servizi anglosassoni vi sono articoli di famosi quotidiani americani, libri scritti dagli stessi personaggi dell’intelligenze statunitense, etc. Nella vicenda dell’Unità, per esempio, l’appropriazione indebita di tre milioni di ducati con i quali Garibaldi pagò la mala vita mafiosa e camorrista sono documentati dalle contabilità del Banco di Sicilia , dalla contabilità del Banco di Napoli, da un libro di Alessandro Dumas padre che, lo ricordo, seguì l’impresa dei Mille come inviato. Se invece leggiamo la “ Memoria” palermitana e i numerosi libri che alcuni Magistrati palermitani hanno già scritto sull’argomento ( cito R. Scarpinato col suo “ Il ritorno del principe” ed Antonino Ingroia col suo “ Io so”, tralasciando altri epigoni ) scopriamo che l’esistenza di questa “ grande cupola” viene data come per scontata, senza portarne prove credibili (certe, precise e concordanti) a supporto, se non delle personali e discutibili ricostruzioni storiche . Da questa impostazione di indagine , da questo modello interpretativo dei fatti, è chiaro che l’ipotesi di base dei Magistrati palermitani su questo filone di indagine è che il successo politico del 1994 di Forza Italia altro non sia che il frutto di un accordo con la mafia . Berlusconi, Dell’Utri, Forza Italia altro non sarebbero, secondo questa tesi, se non i nuovi referenti politici disposti a dare copertura agli interessi criminali della mafia. Ho ricordato, poco fa, come questa interpretazione storica che vuole attribuire impronte criminali alla nascita di Forza Italia sia arrivata fino al punto di ipotizzare che alcune stragi siano state appositamente ordinate dal duo satanico “ Berlusconi – Dell’Utri” al fine di creare il necessario panico che legittimasse poi , nel 1994, la richiesta popolare dell’uomo forte al comando, cioè di Silvio Berlusconi. L’enormità dell’accusa , peraltro archiviata ormai dal Tribunale di Firenze, mi ha sempre sospinto a chiedermi se gli episodi stragisti addebitati al “ duo satanico” fossero veramente necessari per consentire il travaso del consenso politico dal vecchio sistema politico ( Prima Repubblica, Pci, Psi e Dc) al nuovo sistema politico ( Seconda Repubblica, Forza Italia). Solo un pregiudizio criminalizzatore a partito preso contro Forza Italia , questa è la mia risposta, può ipotizzare questo schema, per il semplice fatto che non esistono ragioni valide per supporre che il ricorso ad una strage di civili fosse una “ conditio sine qua non” per consentire il passaggio dal vecchio sistema Dc al nuovo sistema berlusconiano. Infatti se giudici, Magistrati , giornalisti, scrittori, presentatori televisivi propendono, forse per inclinazione intellettuale, forse per un pregiudizio assolutamente inammissibile e disdicevole , forse per un interesse economico che deriva loro dalle ricche vendite dei loro opuscoli e sermoni, forse per attaccare il somaro dove vuole il padrone, a privilegiare complotti, trame oscure, tra esponenti politici, boss mafiosi ed i soliti servizi segreti deviati e l’immancabile “ destra becera ed eversiva” accompagnati sempre da qualche P, segreta, terza, quarta, lo storico non ama complotti i oscure trame, privilegiando una interpretazione dei fatti storici non solo sulla base degli interessi di una cosca di delinquenti come la mafia, ma per ragioni storiche complessive. Ad onor del vero che il successo politico di Berlusconi e di Forza Italia sia indissolubilmente connesso alla stagione criminale delle stragi mafiose ed addirittura originato e promosso da quella forza criminale è una interpretazione die fatti che non trova successo fra gli storici, ma tra alcuni scrittori e fra i giornalisti ed i politici. Scrittori, giornalisti e politici che , intuibilmente, saranno certamente, scrittori e giornalisti, più diretti dal tornaconto economico per le loro pubblicazioni, dall’obbedienza alla ideologia del proprio partito politico i politici , che non dal desiderio di effettuare un esame “ asettico” degli avvenimenti storici, senza pregiudizi o antipatie. Basta leggere il bel libro di G. Orsina ( Il berlusconismo nella storia d’Italia) per capire come gli storici più avveduti ed attenti rifuggano da simili facili e populistiche anche se suggestive interpretazioni. Sarà bene, comunque, procedere ad un esame, rapido ma deciso, del problema, per capire quale validità possa avere la tesi secondo la quale Berlusconi, col successo del 1994, avrebbe dato copertura ai criminali mafiosi ed ai loro loschi traffici. Antonino Ingroia, Magistrato valido ma pensatore “ debole”, afferma , non avendo altro cui appigliarsi al riguardo , con un pregiudizio grosso come l’Everest, che “ Berlusconi ha legalizzato gli interessi criminali attraverso l’azzeramento della vecchia classe politica” (nel suo libro “Io so”) . Questa frase altro non è che un puro assioma apodittico, generato da un pregiudizio semplicemente vergognoso per un Magistrato. Perché la stessa affermazione, senza prove, si può fare anche contro lo stesso Ingroia che, leader politico, alle elezioni del 2013 si sarebbe presentato per legalizzare gli interessi illeciti e criminali della Magistratura che , stracciando la Costituzione , pretenderebbe di imporre un “ controllo di legalità” che fa venire meno lo Stato di Diritto, di guidare il Paese usando o una vittoria elettorale del partito delle Procure o le armi ricattatorie che la stessa Magistratura ha usato contro la sovranità parlamentare già nel 1992 ( quando con intimidazioni ad un Parlamento di corrotti ottenne la modificazione dell’articolo 68 della Costituzione). Se poi per “legalizzazione degli interessi criminali” si dovesse intendere un atteggiamento legislativo di favore alla criminalità organizzata, allora dal pregiudizio ci trasferiamo alle pure menzogne . Quali sarebbero stati questi asseverati e mediatizzati “ colpi mortali alla legislazione antimafia” che sarebbe stati inferti dai governi berlusconiani? La cronaca ci racconta una ben altra verità: che nessun provvedimento berlusconiano ha interessato, demolito o attenuato il carcere duro del 41 bis per i mafiosi , che fu il governo berlusconiano a provare un contrasto locale alla malavita con il “poliziotto di quartiere”, che fu sempre un governo berlusconiano a dare un colpo di vite definitivo per confiscare e sequestrare i patrimoni di provenienza criminale e delittuosa, nel 2011 fu un governo berlusconiano ad emanare il “ nuovo codice antimafia” (D.L. 6 settembre 2011 n. 159), non risulta che qualche governo berlusconiano abbia ostacolato l’attività della Magistratura nel suo contrasto alle mafie. E tutto questo nei dieci anni , sui venti della seconda repubblica, di governi berlusconiani. Insomma, se non si inforcano gli occhiali che rendono ciechi, cioè quelli del “ pregiudizio assoluto”, io vedo che oggi la mafia siciliana non ha conseguito alcun vantaggio dalla stipulazione di questo fantomatico nuovo patto di convivenza sottoscritto con Berlusconi e con Forza Italia e che dunque lo Stato avrebbe dovuto garantirle. Anzi, al contrario, Perché invece che legittimata e rafforzata, la mafia è indiscutibilmente andata indebolendosi per effetto di un’azione di contrasto che ogni governo succedutosi al comanda dal 1994 ha adeguatamente sostenuto. E questo è un piano fattuale e storico inattaccabile. Fine della quarta parte

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