Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 26 maggio 2014

---------------------------------------------TRATTATIVA STATO – MAFIA------------------------------------- ----------------------------------------------- NONA PARTE----------------------------------------------- 6e. Come la mettiamo con il “ concorso criminoso” dei non mafiosi? Stabilisce la giurisprudenza preminente che per integrare il reato del “ concorso” ( di qualcuno nella commissione di uno specifico reato, nel nostro caso in quello p. e p. dall’articolo 338 del c.p.) in capo ad un soggetto, occorre verificare e provare che sussistano due condizioni essenziali: 1.la coscienza e la volontà, nel soggetto inquisito, di realizzare uno specifico reato ( nel caso quello di cui all’art.338 c.p.); 2. la volontà del soggetto inquisito di realizzare quello specifico reato in concorso con altri. Si tratta di quello che i giuristi chiamano “ il dolo di concorso” . Se ora lo applichiamo all’impalcatura accusatoria di “ quella Procura” nei confronti dei soggetti “non mafiosi” coinvolti, ci rendiamo subito conto come le cose non quadrino affatto sotto uno strettissimo profilo giudiziario perché il concorso criminoso – secondo l’impostazione della “Memoria” – non riguarda un solo e ben specifico reato, ma tutta una serie di “ presunti reati” ( tanto per riassumere brevemente: l’omicidio Lima, il tentativo di acquisire come informatore Vito Ciancimino; aver concorso nella minaccia al governo; aver ricevuto il “papello”, ecc.) commessi per di più in luoghi e tempi diversi, con una serie numerosa di soggetti interessati. Allora la domanda che bisogna porsi e che la Procura dovrebbe comprovare è la seguente: siamo certi che in tutti i soggetti intervenuti nella trattativa , anche nelle sue diverse fasi, anche nei suoi diversi reati – dall’omicidio al papello – sia stata costantemente presente una vera convergenza di intenti nel finalizzare ogni azione violenta al fine di costringere il Governo a cedere alle richieste della mafia? Come si capisce dalle condizioni richieste dalla legge per certificare l’esistenza, in capo ad ogni soggetto inquisito, il “ dolo di concorso” non è legittimo riferirsi ad un “ evento generico” non previsto come uno specifico reato penale, come sarebbe se , come fa la Procura, si volesse riferirsi più ad un contenitore etico ( la trattativa) che ad un reato specifico non costituendo, appunto, la trattativa un reato. La prova dunque del “ dolo di concorso” richiede che ogni azione minacciatoria o violenta , susseguitasi nel tempo e nello spazio, sia il frutto della volontà di ciascun indagato non mafioso. Che “ quella Procura”, sotto questo profilo giudiziario, sia in estremo affanno lo dimostra anche il suo tentativo di glissare, di evitare questa essenziale verifica ( del dolo di concorso ) ricorrendo ad un artifizio gracile. Si da per scontato ( quando non lo è affatto per tutte le ragioni e motivazioni che ho espresso nei punti precedenti ) che i molteplici atti violenti realizzati nel biennio della strategia criminale ( dal delitto Lima ai delitti Falcone e Borsellino, ecc.) abbiano rappresentato implicite minacce al Governo e poi facendo, la Procura, ricorso all’articolo 81 del c.p. per “ipotizzare” ( testuale , dalla “ Memoria”) l’unicità e la continuazione dei reati tutti riconducibili ad un unico disegno criminoso. Dunque, intanto devo rilevare che “quella Procura” “ipotizza” , ma non dimostra nulla. Personalmente ho fondati dubbi persino sulla configurabilità , per tutti gli atti della trattativa, della configurabilità del “medesimo disegno criminoso” in quanto una cospicua dottrina e giurisprudenza pretende che “ l’unicità “ si debba riconoscere solo se l’intero disegno criminoso emerge inconfutabilmente entro la commissione del primo dei reati penali da unificare ( ai sensi dell’articolo 81 c.p.) . Che sarebbe l’omicidio di Salvo Lima nel marzo del 1992. Inoltre, per gli imputati “ non mafiosi” non è sostenibile l’esistenza del “ dolo di concorso”, per i motivi prima elencati, invocando la semplice condivisione della trattativa. Occorre provare che nei singoli personaggi “ non mafiosi” coinvolti in questo processo da ! quella Procura” fosse provata per ogni singolo atto criminoso la volontà di supportare la mafia per quel fine criminoso. 6f. Alcuni miei dubbi suscitano notevoli perplessità su “ quella Procura”. Studiando e rileggendo varie volte quella “Memoria”ho avuto sempre di più la sensazione che “ quella Procura” dia per scontato , quasi come “ fatto incontrovertibile”, che i personaggi “ non mafiosi” coinvolti nell’indagine agissero da intermediari fra Stato e mafia con una specifica consapevolezza per ciascun atto del complessivo progetto criminoso, al fine di rafforzare nella Mafia la propensione alla realizzazione del suo disegno criminale come strumento per costringere poi lo Stato alla trattativa ed alle concessioni ai mafiosi. Resto basito da questa vera e propria “ pregiudiziale” tanto più arrogante quanto mai comprovata da documenti, testimonianze ed indizi certi,precisi e concordanti indicati nella “Memoria” e mi pongo una prima domanda: e allora, come mai lo stesso Tribunale di Palermo ha mandato assolto pienamente, già due volte, il Generale Mario Mori, per i medesimi reati poi addebitatigli nella “Memoria”? Ricapitolo passo dopo passo, per meglio rendere le idee. Il Generale Mori fu accusato di favoreggiamento aggravato alla mafia , insieme al Capitano De Caprio, perché quando fu catturato Totò Riina (15 gennaio 1993) non fu immediatamente perquisita la base mafiosa di Via Bernini dove si nascondeva il Riina. Orbene rammento che con sentenza della Terza Sezione Penale del Tribunale di Palermo del 20 febbraio 2006 , Mori e De Caprio furono assolti con formula piena da quel reato di favoreggiamento e che , per di più, quella stessa Procura di Palermo rinunciò a ricorrere in appello contro la sentenza assolutoria così riconoscendo ogni ragione al generale Mori ed al Capitano De Caprio. Ma se, come sostiene la “ Memoria” di “ quella Procura, questo “ favoreggiamento” era uno dei tanti e successivi atti criminosi che, unificati dal vincolo della continuità dell’articolo 81 del c.p., hanno realizzato il reato di cui all’art. 338 del c.p., una volta che Mori e De Donno sono stati assolti, non crolla giù tutta l’impalcatura assemblata da “ quella Procura”? Il Generale Mori fu poi anche accusato , dal colonnello Michele Riccio (poi querelato dai suoi accusati), insieme al Colonnello Mauro Obinu, di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, impedendone la cattura nel 1995 mentre si trovava in un casolare di Mezzojuso, a Palermo. Il 17 luglio 2013 la IV Sezione Penale del Tribunale di Palermo ha assolto con formula piena Mori e Obinu dall'accusa (di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano) ed ha ravvisato, a carico dei due principali testi dell'accusa, Massimo Ciancimino e Michele Riccio, ai sensi dell'art. 207 del Codice di Procedura Penale, indizi del reato di falsa testimonianza. Ma anche questa accusa a Mori ed Obinu è uno dei singoli episodi criminosi invocati da “ quella Procura” di Palermo come tassello del disegno criminoso che la stessa Procura ora riconduce all’articolo 338 del c.p..Ma allora , l’assoluzione di Mori ed Obinu non fa crollare anch’essa tutta quella impalcatura accusatoria? Alla luce di queste semplici constatazioni, mi rileggo ancora la “ Memoria” e , mentre prima rimanevo “ basito” dallo spregiudicato uso del “ pregiudizio” indimostrato dalla Procura di Palermo spacciato come verità assiomatica ( una specie di dogma ), dopo queste semplici pregresse constatazioni, pur avendo considerato come sia stentatamente ammissibile sostenere tutta l’accusa come formulata se vengono a mancare due tasselli quali sono quelli rappresentati dalle due assoluzioni del Generale Mario Mori, mi balena un’idea che tramuta il mio stato d’animo da “ basito” e “ stupito” ( da quel pregiudizio) a “ incredulo” . Ma se “ questa Procura” insiste nell’affermare di poter provare la sussistenza, in capo ad ognuno degli imputati “ non mafiosi”, del “ dolo di concorso” in relazione ad ogni specifico atto criminoso il cui insieme costituisce il disegno criminoso nel suo complesso, come mai, mi chiedo addirittura esterrefatto, allora per questi soggetti ( e li indico: Mori, De Donno, Subranni, Mannino, Dell’Utri ) invece che ricorrere ad un riduttivo articolo 338 del c.p. “ questa Procura” non li ha incriminati per reati ben più pesanti come quello di “ concorso ( morale,istigazione al) nelle singole azioni stragistiche”? Concorso nell’omicidio di Salvo Lima concorso nell’omicidio di Giovanni Falcone, concorso nell’omicidio di Paolo Borsellino, concorso per le bombe di Via Fauro a Roma , ecc? Già, perché? Proverò a dare una risposta a questa e ad altre domande nelle puntate successive, ripartendo dalla parte che ho dedicato ai “ sistemi criminali e Forza Italia”. Fine delle nona parte

Nessun commento:

Posta un commento