Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 3 giugno 2014

TRATTATIVA STATO – MAFIA SISTEMA CRIMINALE FRA PCI E MAGISTRATURA POLITICIZZATA Decima ed ultima parte. Voglio concludere il ragionamento intorno alla “ Memoria” dei Magistrati palermitani con poche parole. Queste. Ma se i magistrati di Palermo sono veramente in grado, come sostengono nella Memoria, di provare che tutti i “ concorrenti non mafiosi” ( carabinieri e politici) hanno agito da consapevoli intermediari per convalidare e rafforzare, negli uomini di “ cosa nostra” la propensione alla prosecuzione del progetto stragista e criminoso come strumento della trattativa , mi chiedo: allora come mai non è stato prospettato per costoro ben più gravi ipotesi di reato penale, quale quello di concorso morale nelle operazioni stragistiche , con tutte le conseguenze del caso? E con queste osservazioni, chiudo la mia interpretazione critica della “Memoria”, ma passo all’aspetto, diciamo, politico, come fa anche la stessa magistratura che ipotizza , come abbiamo visto nella quarta puntata, che sia Forza Italia la forza politica fiancheggiatrice della mafia. E’ di primaria importanza ed altamente significativo il fatto che queste “investigazioni” o “ serie di investigazioni” promosse dalla Procura palermitana inizino proprio nell’anno 1986. Infatti proprio verso la fine del 1986 erano ormai diventate vistose crepe gli impressionanti scricchiolii dell’impero comunista che ormai si succedevano da qualche anno e che avevano messo in allarme non solo il mondo diplomatico dei Paesi interessati dalla guerra fredda, ma anche i rispettivi Servizi segreti e tutto questo tremore si riversava anche sulle istituzioni e sui partiti politici italiani, anch’essi tenutisi in equilibrio dalla fine della seconda guerra mondiale, da vicendevoli e ben bilanciati equilibri interni che erano il frutto compromissorio di quelli internazionali. E questi equilibri interni , che hanno governato l’Italia per tutta la durata della così detta Prima Repubblica, consistevano nella condivisione fra i due più grandi partiti della Prima Repubblica, e cioè fra la Dc ed il Pci, di un patto ( factum sceleris) che prevedeva il Sud del Paese - ed ovviamente la Sicilia e con essa la mafia - gestito dal potere della Dc e da essa Dc controllato e gestito ed il Nord centrale ( Umbria, Lazio, Marche, Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, ecc.) controllato e gestito dal potere del Pci grazie alla fitta rete delle cooperative rosse, ai finanziamenti di Stalin ed alla incredibile minacciosa pressione sull’ordine pubblico esercitato dal Pci con le organizzazioni terroristiche comuniste situate in Cecoslovacchia –tipo “ Volante Rossa” e poi “Brigate Rosse” - che già da Febbraio 1951 , dopo la sorprendente vittoria elettorale della Dc del 1948 , stavano organizzando un colpo di Stato in Italia, colpo di Stato bloccato solo per volontà di Stalin, al quale serviva un Pci “ credibile forza di governo” e non un partito d’insurrezione per la quale il regime comunista già disponeva delle sue truppe addestrate in Cecoslovacchia. Ciascuna delle due parti era anche militarmente organizzata, con la Gladio Bianca e la Stay Behynd con le loro lobby e camarille a sostegno e difesa di un’Italia a favore del Patto Atlantico e con la Volante Rossa, la Gladio Rossa e poi le due formazioni delle Brigate Rosse ( prima quelle dirette da Curcio e poi quelle dirette da Moretti) dell’altra Italia che il Pci voleva portare sotto il dominio staliniano, che si fronteggiavano, che si conoscevano, che si temevano e che determinavano nel Paese gli equilibri interni : una “ democrazia bloccata”, un “patto ad excludendum” che era solo menzogna per il popolo, la fatale Legge Mosca condivisa fra Dc e Pci che ha scavato la fossa del debito pubblico dell’Italia, il ricorso di comune accordo ai finanziamenti esteri illeciti ( russi quelli del Pci, angloamericano quelli della Dc), il ricorso reciproco ad amnistie per cancellare i loro rispettivi reati finanziari in barba ad una contrapposizione che era solo uno specchietto per le allodole, ecc. Insomma conflitti di interesse stratosferici e leggi ad personam a frotte. E cosa mai faceva in tutti quegli anni la Magistratura? La Magistratura, che la Dc aveva abbandonato nelle mani del Pci, quella “ nuova Magistratura” che ,secondo la propaganda comunista, avrebbe sostituito quella vecchia Magistratura albertina, la “nuova Magistratura” il cui “manifesto ideologico” fu mirabilmente tratteggiato da Pietro Germi ( uno dei tanti registi più servile che “ organico “ al Pci) nel film del 1948 “ In nome della Legge”, cosa mai faceva? Nulla, perché accettava di fatto quell’equilibrio illecito, aveva accettato l’impunità e la pace mafiosa instaurata dall’articolo 16 del Trattato di Pace di Parigi del 1947 e dalla stessa Magistratura poi tacitamente ma inesorabilmente prorogato fino al 1990. D’altra parte persino nel film manifesto della “nuova Magistratura”, quello, appunto di Germi, si tratteggiava e si intuiva l’accordo e l’accettazione del potere mafioso da parte di una Magistratura apparentemente nuova , ma pur sempre benevola nei confronti del potere mafioso. Non è infatti lo stesso pretore a blandire il mafioso , nel finale del film, con quel lungo loro dialogare, con quel “ voi che siete uomo d’onore”, con la loro collaborazione per mantenere il controllo del territorio, non emergono forse le basi ideologiche di una connivenza fra la Magistratura e la mafia, non è forse quella – il magistrato che lavora insieme al mafioso – di Germi una ammissione di una eterna illecita, illegale eterna “trattativa” con la mafia e con la mala vita, sollecitata, condivisa ed attuata dalla stessa Magistratura fin dal 1948? Una Magistratura che, non ostante sia stata poi pervasa dalla sua politicizzazione, con la costituzione di Magistratura Democratica nel 1965, ha incredibilmente e volutamente ignorato tutti gli allarmi che, registi più preveggenti che servili , avevano ripetutamente lanciato anche nel cinema, come Rosi, con il suo Magistrato Bonifazi, che sfrutta cinicamente il suo immenso potere bruciando le prove dell’innocenza dell’odiato imprenditore Santenocito che così verrà ingiustamente condannato, seppure innocente, in nome dell’odio di classe preconcetto . E così, fra il 1948 ed il 1990 , la Magistratura ha colpevolmente e consapevolmente prorogato e rispettato la mafia e la sua impunità. Nessuna inchiesta per voto di scambio, nessuna condanna contro i mafiosi al Sud dove veniva perpetuata la “ pace mafiosa “, la “ impunità mafiosa” del Trattato di Parigi del 1947, come nessuna inchiesta per voto di scambio, nessuna condanna per finanziamenti illeciti, per sovversione costituzionale, nei confronti del Pci nel centro Nord. Anzi! Leggi “ ad partita” ( uso una specie di plurale e mi riferisco alla Legge Mosca, in primis), amnistie fatte apposta per sanare reati penali di entrambi. I grandi Segretari, sia della Dc che del Pci, annuivano sorridendo, mentre discettavano con un cinismo ributtante di “ diversità antropologiche e morali” indottrinando gli sprovveduti . Fra compari, fra briganti, una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Quando il regime comunista crollò, fu lo spartiacque storico. Ma i due blocchi italiani fecero scelte opposte. Da un lato la vecchia Dc, sciaguratamente presumendo che anche il Pci fosse ormai stanco ed esausto di questa ormai insostenibile situazione e che cercasse finalmente anche esso una definitiva pacificazione interna, iniziò ad aprire spontaneamente i suoi cassetti segreti e ad offrire all’Italia spicchi di verità ignote ai molti. Così il Presidente Cossiga dall’Inghilterra, così anche, subito dopo, Andreotti, a scoprire le carte della Dc, quasi ritenendo fatale ed ineludibile in quel momento storico la pacificazione nazionale, a rivelare quello che già da tempo storici e giornalisti sapevano, ma sottacevano, per poter meglio indottrinare il popolo allevato nelle “ scuole di stato”: la Sicilia, i servizi segreti inglesi e statunitensi, la Gladio Bianca, la Mafia , la Stay behind, le formazioni eversive tardo fasciste, ecc. gli scheletri nell’armadio per la Dc come la Volante Rossa, le Brigate Rosse, il voto di scambio nell’Italia centro settentrionale instaurato dal Pci tramite la ragnatela delle Cooperative Rosse, il terrorismo politico cresciuto ed allevato nei campi di addestramento cecoslovacchi, il golpe del febbraio del 1951 voluto da Togliatti ma bloccato, soffocato dallo stesso Stalin ( il quale finanziava munificamente il Pci per avere un “ suo partito “ presentabile in Italia che avrebbe potuto conquistare il potere per via democratica qualora l’opzione dell’invasione militare titina e dell’esercito del Patto di Varsavia fosse andata a male e per la quale opzione bastava ed avanzavano le truppe del Patto di Varsavia) quelli per il Pci. La “ pacificazione nazionale”, così necessaria all’unità del Paese, dopo l’esperienza divisoria della lunghissima guerra fredda, finalmente, se non ora, mi chiedo, quando? Gli uomini guida del Pci di quegli anni furono senz’altro due: Napolitano Giorgio e Luciano Violante . Proprio quel magistrato , che Cossiga apostrofava addirittura come il “piccolo Vishinsky”, il freddo esecutore delle repressioni staliniane iniziate nel dicembre del 1934, era diventato fin dal suo ingresso nel partito, come Magistrato, fin dal 1979/1980 la guida ideologica della politica giudiziaria del Pci di quegli anni. Giorgio Napolitano era la “memoria storico politica” del Pci, in quegli anni travagliato e combattuto fra il suo definitivo tracollo politico, la sua scomparsa definitiva appresso al crollo del Muro e la spasmodica ricerca di un via di sopravvivenza politica del partito che fu di Togliatti. Intorno agli anni novanta, con Cossiga al Quirinale , accadde l’episodio paradigmatico: Cossiga aveva rilasciato da Londra, dove era in visita di Stato, un’intervista dove tratteggiava la speranza di nuovi equilibri interni all’Italia a seguito, appunto, della fine della guerra fredda, parlava di Stay Behind, della Gladio Rossa , si esprimeva come chi ritenesse ormai prossima una svolta pacificatrice nazionale . Così, di ritorno da Londra, Cossiga pensò bene di invitare a cena, al Colle, due personaggi simbolo della riappacificazione nazionale: da un lato Luciano Violante e dall’altro Edgardo Sogno, un ex partigiano “ bianco”, il secondo, che il Magistrato Violante aveva perseguitato, insieme a Cavallo e Pacciardi, fra il 1977 ed il 1979, con diversi processi con accuse di “ colpo di stato” e di “terrorismo”, fino a rinchiuderlo addirittura in carcere. Sogno, Pacciardi e Cavallo furono però completamente assolti da ogni accusa. Dunque quale migliore riappacificazione direi plateale se non quella concordata davanti ad un Presidente della Repubblica fra due avversari o nemici acerrimi, quale Sogno, un liberale di destra e Violante , il Magistrato comunista fino al midollo tanto da essere, appunto soprannominato, dal Capo dello Stato, il “piccolo Vishinsky”? Fu la famosa cena a base di pesce. E, dopo “una bella mangiata di pesce” ( testuali parole del Presidente Emerito) , Violante rifiutò la pacificazione con Sogno, si rifiutò, davanti a Cossiga, di stringere la mano di Sogno , si rifiutò di riconoscere quello che è la storia di questo Paese: che si poteva essere di destra ed in perfetta buona fede, come , sempre in perfetta buona fede, si poteva essere comunisti. Quel rifiuto non fu solo un atto di arroganza, un atto che pretendeva di delegittimare, dall’alto di chissà quale cattedra e magistero, qualsiasi ideologia che non fosse quella comunista. Era anche una dichiarazione di guerra, altro che l’armistizio che Cossiga e la Dc si auguravano. Il Pci, dunque, aveva già deciso, ma diversamente dalla Dc. Rifiutava ogni possibilità di riappacificazione nazionale, assunse una posizione decisa per la prosecuzione “sine die” della guerra civile italiana, una decisione carica di responsabilità che ha generato altri venti e passa anni di eterna guerra civile italiana. Il perché di una tale scelta lo si è compreso mano a mano che il progetto diretto alla sovversione dell’ordine costituzionale e democratico dell’Italia , ordito a tavolino fra il Pci di Napolitano e la Magistratura comunista di Violante, tappa dopo tappa, step by step, andava realizzandosi e materializzandosi . Dunque il Pci, forte della complicità della Magistratura, non solo lasciò chiusi i propri armadi ma addirittura li rinserrò sostenendo la sua totale estraneità ad un sistema di governo , quello condiviso fra Dc e Pci, che pure aveva condiviso, appunto, fin dal 1948. Fece lo “ gnorri”, fece finta di non sapere tutto quello che aveva accettato, finse di cadere dalle nuvole. Come Checco Zalone. Vedremo poi come e perché. Davanti allo sfacelo del Pcus e del regime sovietico , davanti al crollo del potere che lo sosteneva , senza più un riferimento politico, seppellito dalla macerie che quel regime comunista aveva provocato, la camarilla fra il Pci di Napolitano e la Magistratura di Violante aveva però scoperto di possedere almeno quattro scrigni preziosi, nascosti nel suo armadio degli scheletri: 1. Conosceva tutti gli scheletri nascosti negli altrui armadi perché erano gli stessi scheletri che il Pci nascondeva nei propri armadi; 2. Aveva a sua completa disposizione la Magistratura, una corporazione potente e costituzionalmente intimidente, potenzialmente minacciosa, una lobby curata e coltivata nella cultura della sinistra che avrebbe potuto , seguendo i dettami costituzionali, trasformarsi da “ organo” dello Stato a “ potere dello Stato” solo modificando il testo dell’articolo 68 della Carta e così sottomettendo ogni “ eletto” al “proprio potere”, una corporazione la cui componente comunista era maggioritaria nel Csm , con Magistratura Democratica; 3. Aveva a disposizione la generazione dei “ sessantottini”, gente influenzabile ed indottrinata a dovere nella “ scuola di stato, con la cultura di stato”, gente che non aveva conosciuto alcuna forma di una cultura liberale, dato che anche l’ informazione, la stampa e l’editoria erano da sempre nelle mani della sinistra; 4. Seppure obbligato a rinunciare ai finanziamenti illeciti di Mosca ed a quelli di Mani Pulite – ed infatti il Pds, erede diretto del Pci, tanto era al verde negli anni 92/923 che dovette contrattare con le banche per i suoi debiti, dovette licenziare circa tremila impiegati e dovette persino vendere la sede storia di Botteghe Oscure nel primo semestre del 1994 – il Pci aveva trovato altre risorse per sopravvivere: quelle che Carlo De Benedetti aveva razziato da Fiat, da Olivetti, da Rizzoli, dal fallimento di Calvi e del Banco Ambrosiano, da una serie di Banche ( l’Agricola Mantovana, quella del Salento, l’Unipol, le Cooperative rosse , i finanzieri “ capitani coraggiosi” che s’erano impossessati della Telecom con la benedizione benevola di D’Alema, con la istituzione delle Fondazioni bancarie ad opera della sinistra di Amato, che hanno determinato il signoraggio della sinistra comunista quanto meno nell’Unicredit di Bazoli , nell’Intesa di Passera , nel Monte dei Paschi di Siena) Così, forte di queste ricchezze, quando i cupi scricchiolii del sistema comunista sovietico ne facevano ormai già prefigurare la caduta e quando di conseguenza gli equilibri interni che erano stati imposti dalla “ guerra fredda” internazionale stavano traballando , la “ combutta criminale” fra la sinistra comunista e la sua Magistratura improvvisamente scoprì la “legalità” , scoprì l’esplosiva potenza , la enorme carica di ricatti e di minacce alla politica tutta, la trama destabilizzante , eversiva e sovversiva dell’ordine costituzionale che quella “ combutta” poteva ordire per sovvertire l’ordine costituzionale democratico, per estirpare la sovranità politica al popolo, sfruttando le sue stesse ed antiche complicità con la Dc nell’ossequio alla mafia , ricatti e minacce da utilizzare cavalcando la tigre costituzionale della “ legalità” , cominciando dal luogo più debole ed adatto allo scopo: dalla Sicilia. Ma c’era un problema: il Pci e tutta la sinistra, praticamente connivente da sempre con la Dc nella obbedienza alla mafia siciliana ed alla perpetuazione della impunità mafiosa, era già stata scavalcata, nella strada della “ legalità” , nel contrasto alla mafia siciliana, dai Carabinieri, dai Ros, dal Generale Dalla Chiesa, dal Generale Mario Mori, da De Donno, da De Caprio e da tanti altri come il Maresciallo Lombardo, da Falcone , da Borsellino , da Caponnetto, ecc.. Così, improvvisamente ed inaspettatamente, dall’intesa ( un patto criminale? Lo vedremo ! ) fra il Pci di Napolitano e tutta la sinistra comunista con la corporazione dei Magistrati politicizzati di Violante, nacque la loro “ nuova frontiera”, il loro “ new deal” , una operazione ideologica piuttosto usuale nel il Pci, tanto che , a suo tempo, anche Berlinguer, davanti alle difficoltà politiche interne ed esterne del Pci, aveva avuto la geniale idea di lanciare quel famoso e fumoso “ new deal” comunista - quello della “ diversità antropologica e morale dei comunisti “ – recitato dal segretario sardo nel mentre era impegnato però a contare ed incassare , senza provare la minima vergogna o evidenziare alcun rossore, le montagne di dollari dei munifici ed illegali finanziamenti sovietici - gettato in pasto all’opinione pubblica per distrarla dall’inesorabile ed inarrestabile declino politico del Pci . Sto parlando esattamente di quella “ lotta per la legalità” che ha avvelenato la vita italiana di questi ultimi venti anni , trasformando di fatto il nostro Paese da uno “Stato di Diritto” , dove nessuno è colpevole se non in forza di una sentenza giudiziaria definitiva, in uno “Stato di polizia”, dove basta essere indagati dalla Magistratura, anche per imputazioni false ( vedi per tutti le false accuse che il P.M. Antonio Di Pietro lanciò contro Silvio Berlusconi a proposito delle tangenti alla Guardia di Finanza nel 1994 che estromisero dal Governo lo stesso Berlusconi a favore di “tecnici” molto benevolenti con la sinistra comunista , accuse la cui assoluta falsità fu accertata dalla sentenza definitiva della Cassazione nel 2001) per essere ritenuti colpevoli del reato ascrittogli, anche senza quella seccatura inutile che ormai è il processo, specialmente quello “ giusto”, ed i suoi tre gradi di giudizio. E per recuperare consenso e credibilità , questa “ combutta “ arriva fino a schierarsi con la Procura di Palermo, quella che irride, calpesta ed osteggia Falcone, Borsellino, i due martiri magistrati. S’infiamma il dibattito politico, che si fa quindi più aspro: si approntano nuovi strumenti legislativi adatti alla caccia all’avversario politico, ma restano insufficienti la qualità e la quantità dell'intervento di repressione sia della polizia e dei carabinieri, sia della magistratura, divisa da conflitti e rivalità sconcertanti (il palermitano Palazzo di giustizia diventa il cosiddetto ''palazzo dei veleni''). E nondimeno il magistrato G. Falcone riesce a istruire il ''maxi processo' di Palermo (1986), che porta alla sbarra i vertici della mafia siciliana e riesce per la prima volta a consegnarne al paese i volti, l'ampiezza delle attività, la ricchezza, in una parola la potenza. Ecco dunque nascere negli anni novanta del secolo scorso un accordo , questo sì criminale, questo certamente un “ sistema criminale” fra Pci e Magistratura politicizzata , dapprima per consentire agli eredi del Pci di conquistare il potere politico anche senza il voto popolare e via con la stagione giustizialista , iniziata con le delazioni, anche sotto tortura del carcere, di Mani Pulite, la distruzione per via giudiziaria del pentapartito, del Psi , di Craxi, l’inspiegabile corsa all’ accaparramento, proprio di quegli anni, delle poltrone essenziali del sistema giudiziario da parte degli uomini della sinistra giudiziaria : Violante alla presidenza dell’Antimafia, Caselli che fa fuori Giammanco a Palermo, l’isolamento di Falcone e di Borsellino operata della Magistratura e dalla grande stampa, l’invito alla mafia ad uccidere Falcone che Leoluca Orlando Cascio lancia dalla televisione di Santoro, l’esecuzione di Falcone, moglie e scorta a Capaci alla fine di maggio 1992 pochi giorni prima che il Giudice Falcone volasse a Mosca per incontrare il Procuratore sovietico con il quale aveva istruito il processo sul riciclaggio del denaro sporco del Pci, la Procura di Palermo che sabota in modo delinquenziale l’inchiesta su “ mafia ed appalti” istruita da Falcone e da Borsellino sulla base delle notizie raccolte dai Ros del Generale Mori , la diffamazione ancora da parte di Orlando Cascio e Santoro del maresciallo dei carabinieri Nino Lombardo, l’uomo che stava andando in America per ritornare con il pentito Don Tano Badalamenti che stava per accettare di testimoniare a Perugia( al processo Pecorelli) e che faceva ormai intravedere la sua disponibilità a collaborare con i Carabinieri per debellare la mafia corleonese e che a seguito del suicidio del Lombardo si ritirerà in silenzio morendo dieci anni dopo portandosi nella tomba i segreti mafiosi che così tali sono rimasti grazie a Santoro e Orlando Cascio, l’archiviazione del procedimento sul dossier “ Mafia e Appalti” che la Procura di Palermo s’affretta ad ottenere addirittura il 15 agosto del 1992, dopo nemmeno un mese dalla strage di Borsellino e della scorta, l’introduzione molto discussa e discutibile dell’inesistente reato del “ concorso esterno in associazione mafiosa”( pronunzia delle Sezioni Unite , Decisione 05/10/1994 n. 199386) che serviva per impiccare e ricattare a proprio piacimento ogni avversario politico ( Contrada, Mannino, Mori, De Donno, De Caprio, Subranni, Dell’Utri, Cuffaro, Lombardo, ecc)contro i quali non fosse stato possibile rinvenire qualche altro reato . Onde evitare sciocche retoriche menzogne e tardivi accaparramenti delle spoglie di Falcone e di Borsellino, ricordo che il 9 gennaio 1992 “ Repubblica” uscì con un articolo che oggi, guarda caso, è sparito da qualsiasi archivio. E il motivo è evidente: l’editorialista, tale Sandro Viola, titolava “Falcone, che peccato”, sciorinando una serie di velenose accuse su Falcone, fino a sminuire il suo operato liquidandolo con la frase “un magistrato che a metà degli anni ’80 inflisse alcuni duri colpi alla Mafia”. Un epitaffio contro Giovanni Falcone, principale artefice del maxi-processo che di fatto scoperchiò per la prima volta nella storia, con Borsellino ed altri coraggiosi Magistrati (Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta, Chinnici , ecc.) l’intera Cupola mafiosa che quella stessa Magistratura aveva invece “onorato e rispettato” per quattro lunghi decenni. Sandro Viola gli mosse accuse durissime, come nello stesso periodo altre sedicenti “icone anti-mafia” quali il sempre presente Leoluca Orlando, Nando Dalla Chiesa, Alfredo Galasso, Carmine Mancuso. Pochi mesi dopo, il 23 maggio, esattamente 22 anni fa, Giovanni Falcone sarebbe stato ucciso per mano mafiosa. Taceva Viola e neppure sommariamente accennava all’inchiesta “ l’oro di Mosca” alla quale ho già fatto esplicito riferimento. Forse era preferibile far passare il messaggio che Falcone sarebbe morto per mano della mafia perché aveva condannato la mafia. Ma la mafia non concede tregua se deve vendicarsi, non lascia passare quattro mesi, quanti ne sono trascorsi dalla conferma delle condanne in Cassazione, per ammazzare il Magistrato colpevole. Salvo Lima, ad esempio, colpevole agli occhi della mafia di non aver voluto o potuto aggiustare la sentenza della Cassazione sul maxi processo, fu freddato dopo nemmeno un mese dalla condanna definitiva. Perché invece per Falcone la mafia avrebbe atteso tutto quel tempo? L’articolo di Sandro Viola è letteralmente sparito dagli archivi di Repubblica, quotidiano bandiera di quella “ combutta criminale ”che proprio in questi giorni esce con il supplemento allegato “Uomini soli a Palermo”, documentario sulla vita di Falcone e Borsellino venduto alla modica cifra di 12,90 euro che finiscono nelle casse del gruppo editoriale. Sfruttamento delle proprie vittime . Perché? Poi, davanti all’incapacità degli eredi di Togliatti, che la “ combutta criminale” aveva pur graziosamente “depositato” a Palazzo Chigi nel 1995 e nel 1996 ( Amato, Ciampi, Prodi, D’Alema,) grazie alle false accuse di uno di quei Magistrati, Antonio Di Pietro, contro Berlusconi nel 1994 ( infatti Berlusconi per quelle accuse fu totalmente dichiarato innocente dalla Cassazione ma solo nel 2001), dopo il crollo della sinistra nel 2008 , ecco la svolta autoritaria della stessa Magistratura ( Idv, Ingroia, Il Fatto Quotidiano, ecc.) . Farsi essa stessa parte politica, sottomettere e ricattare anche il partito erede del comunismo, il P.D., ritenuto un covo di incapaci, recitare due ruoli nella commedia costituzionale, agguantare il potere sventolando la falsa insegna ( “ el panuelo” dicevano i pirati spagnoli) della “legalità” come specchietto per le allodole per abbattere il garantismo stabilito dalla Costituzione, per indottrinare e fidelizzare la generazione sessantottina ed utilizzare l’ultima generazione, i grillini, come forza di stampo fascista, utile per terrorizzare la maggioranza dei moderati e presentarsi dunque come forza di governo. Fine della decima ed ultima parte ==========================

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