Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 31 ottobre 2014

TRAVAGLIO E GOMEZ: COME TI SEVIZIO, CON GIOIA. CUFFARO Il linciaggio velenoso ed astioso fino al cannibalismo cui Procure e Travaglio-Gomez ( delle liberale Ditta Il Fatto Quotidiano) vorrebbero trucidare Cuffaro non ha nulla da invidiare alle esecuzioni in stile “purghe staliniane” o stile Matias de Torquemada. Solo una persona intellettualmente onesta, seppure di lui non condivido le sue idee ( che, però, rispetto, come lui rispetta quelle degli altri) , come Piero Sansonetti dedica a questa infamia la prima pagina de “ Il Garantista”. I due aguzzini al servizio delle Procure forcaiole , come prevede il loro ruolo di “ boia”, dalle colonne delle velina dei penitenziari ( Il Fatto Quotidiano), hanno impartito ai Magistrati l’ordine perentorio di revocare la pensione a Cuffaro. Il quale, già condannato per un reato ( favoreggiamento alla mafia) che in giudizio non è stato MAI PROVATO, al quale la stessa Magistratura , non ostante il parere favorevole del Procuratore Generale, non ha voluto concedere i benefici della legge carceraria ( come a Corona, altro bell’esempio!) , ora subisce anche una rapina : il duo degli spioni, cresciuti a pane e complotti, gli ha scatenato contro una mafia peggiore di quella corleonese: quella dei magistrati. E siccome “ quando mafia chiama, picciotto risponde”, ecco che la revoca della pensione è scattata immediata. A tutte le anime forcaiole che vivono e si beano di sanguinarie e pubbliche esecuzioni, ricordo che – non sono in grado io di stabilire se questa revoca sia o non sia legittima, anche se, ad occhio e croce, sono circa cinquanta o sessanta anni che sento sempre citare, da toghe, da pensatori, da filosofi, nani, ballerine, comici e buffoni che “ i diritti acquisiti non si toccano…”, ma chissà se vale anche per Cuffaro! – il comma 5° dell’articolo 28 del nostro Codice Penale , il mezzo con cui i due esaltati mentali si dedicano alla tortura di Cuffaro, è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con una vecchia sentenza che risale al 1966. Ma si sa: la Giustizia , per costoro, è solo un’arma carica con la quale essi possono trucidare ogni loro avversario. Non vale nemmeno la pena di star loro a rammentare che è dovere di uno stato democratico e liberale rendere economicamente autonomi i loro letti, in medo che essi siano, durante la loro carica, indifferenti alle ricchezze dei potenti e sereni davanti alla scadenza del proprio mandato. P.S. Per “La Repubblica”, per il “ Corriere della Sera” ecc questa notizia, ovviamente, non esiste. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ SE VOLETE RIPIOMBARE NELLA RUSSIA DI STALIN E DELLE PURGHE, NELLA DDR DELLA STASI, SE VOLETE FARVI BELLE E SANE RISATE DAVANTI ALLE PREOCCUPANTI CONDIZIONI MENTALI DI TANTI SEDICENTI INTELLETTUALI ( E VIA, ANCHE I NOMI! SCARPINATO, CASELLI, GRATTERI, NAVIGO, ZAGREBELSKY E LORO SVARIATI REGGICODA ) COMPRATE "MICROMEGA"! CI VOGLIONO METTERE ANCHE IL MICROCHIP, COME AI CANI!SO CHE NON E' EDUCATO, MA , RAGAZZI, GLIELO FACCIAMO SENTIRE IN CORO UN BEL " MA ANDATE A FARE IN CULO?!"

giovedì 30 ottobre 2014

ECCO CHI SONO I VERI RESPONSABILI DEI LICENZIAMENTI DELLA THYSSEN KUPP DI TERNI. Il fanatismo ideologico, assolutamente illegittimo, che la Magistratura italiana sfoggia davanti all’ “impresa privata” , sia per rafforzare ancora di più – assumendo irresponsabili posture da “ angelo vendicatore” – il proprio ostracismo “alla proprietà ed all’ iniziativa privata” sia per rinfocolare il suo “ delirio di onnipotenza”, sta riducendo l’Italia ad una sorta di “ terra bruciata” dove è impensabile ed assurdo fare impresa, lavorare ed investire e non solo per il sistema fiscale da strozzinaggio. Da diversi anni nei confronti “ dell’impresa” ( minima, piccola, media o grande che sia ) la Magistratura assume scelte giudiziarie assolutamente irrispettose del dettato costituzionale e della pur scarsa “ libertà d’impresa”garantita dalla Costituzione. Si vedano,emblematicamente, il caso Ilva di Taranto , nel quale il tanto “ asserito inquinamento dell’aria ”è stato perseguito dai giudici ma solo da quando i Riva hanno rilevato quello stabilimento che inquinava quella stessa ’aria da almeno cinquanta anni, come “ azienda pubblica”, senza che nessuno si accorgesse di nulla ; il caso di Vado Ligure, la cui inchiesta per “ omicidio” però, pur avendo ottenuto alcune “ prime pagine” giornalistiche per una decina di giorni, è letteralmente scomparsa dalle cronache e dai talk show televisivi, pur avendo le indagini epidemiologiche accertato in Liguria – come quelle a Taranto – la diretta responsabilità della proprietà di quella centrale nella mattanza della popolazione ligure. La solita “ giustizia” che, per gli amici ( e cioè per Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. e proprietario di una corazzata il cui cannone puntato fa paura a tutti ) si interpreta con il famoso “ libero convincimento del magistrato”, mentre per i nemici si applica con la dovuta rigorosità . Il “ blocco mentale” dei Magistrati italiani nasce, fateci caso, sopra tutto quando sorge una disputa, un conflitto fra la “tutela degli interessi dell’impresa” e quelli “basilari dell’ambiente “, dove vi sono in ballo tutele fondamentali come quella della “ qualità della vita”, della “ sicurezza della popolazione”, come quella dell’ ambiente. Eppure davanti a tali dilemmi non deve esistere alternativa o dubbio : le esigenze di qualsiasi impresa mai potranno e dovranno essere tutelate a discapito do quelle del popolo. E su questo principio non vi possono essere dubbi. Ma è proprio a questo punto che la Magistratura, accecata dall’ideologia marxista, inciampa clamorosamente ,smarrisce , pervasa dall’odio ideologico, ogni senso della giustizia e della misura e assumendo posture da “ giustiziere della notte”, come avvenuto proprio con quella stessa casa tedesca per l’incendio del suo stabilimento di Torino, invece che “ amministrare la giustizia”, inforca la maschera del Masaniello o di Charles Bronson e si mette a cavalcare l’andata di indignazione popolare per legittimare un “ vero e proprio linciaggio” dell’impresa spacciandolo come fosse “ il giusto processo”. L’accusa per l’azienda fu di “ omicidio volontario” vale a dire, in termini da codice penale, che la Thyssen voleva la morte di quei poveri disgraziati, come un assassino qualsiasi. Uno sproposito, un’enormità, un’assurdità :quell’accusa, come è poi emerso dal dibattimento, era mostruosamente eccessiva, del tutto fuori dal codice penale , perché quell’evento fu caratterizzato certamente da colpa, anche grave, ma non certo da dolo. Che c’è ora da stupirsi ed indignarsi se la Thyssen Krupp se ne vuole andare via, se vuole scappare , da un Paese, l’Italia, nel quale non è garantita nemmeno la giustizia e dove viene invece si usa linciare l’impresa? Signori sindacalisti, Landini, Camusso, che volete ora dal nostro Ministero del Lavoro? Che noi cittadini paghiamo di tasca nostra gli errori e le pazzie di una Magistratura che pretende di restare impunibile e della quale voi ne difendete gli assurdi privilegi ?

mercoledì 29 ottobre 2014

“CHI L’HA VISTO”, TRIBUNALE DEL POPOLO DI RAI TRE. SCIARELLI COME VYSINSKIJ Federica Sciarelli è simpatica. Ha l’aspetto e la postura bonaria dell’amica di tutti, ci fa commuovere con il suo “ Chi l’ha visto” quando il format televisivo, agli ordini della famiglia Berlinguer, evoca i drammi degli scomparsi, dei homeless, dei senzatetto, suscitando ondate oceaniche di commossa partecipazione. Ma questa è solo una maschera, un tranello per catturare “masse ormai schiacciate dal dominio del suo falso umanitarismo”, la Sciarelli è una “ comunista dentro” nel senso vero del termine perché usa “ fraudolenti ed ingannevoli specchietti per allodole” per catturare i poveri di critica. In realtà , usando quel suo “falso umanitarismo d’ordinanza” Federica Sciarelli incarna alla perfezione la figura di Andrej Vysinskij – stalinov prokurator – una figura centrale della criminale dittatura staliniana , un “magistrato criminale” che già dal 1931 era assurto alla carica di “commissario del popolo per la giustizia”, una frase che da sola mette i brividi e che Stalin stesso volle a capo uno di quei simulacri di Tribunali del popolo- dove non era concesso alcun diritto di difesa - istituiti il 1° dicembre del 1934 in seguito all’uccisione di Kirov . Sono rimaste famose alcune sue “ invettive ” – vere e proprie incitazioni all’ immediata impiccagione o all’immediato linciaggio pubblico dell’inquisito – con le quali sobillava la folla al suo massacro con espressioni tipo “ …sparate a questi cani rabbiosi, seppellite questi cadaveri puzzolenti di maiale e di volpe che vogliono recidere la nostra gloriosa nazione sovietica…..” Federica Sciarelli, quando non si occupa di homeless e di scomparsi, mette in onda un vero e proprio tribunale del popolo, in cui i giurati ed i giudici sono tutti a lei devoti e proni per contratto ( gli esperti) , un tribunale del popolo autorizzato dalla rete di casa Berlinguer ma finanziata da tutti gli italiani, dove, con processi sommari e senza mai concedere,proprio come Andrej Vysinskij,un elementare diritto di replica o di difesa, Sciarelli sobilla la “ sua massa” al linciaggio morale e fisico di persone che sono indagate ma per le quali non esiste ancora una sentenza definitiva , talvolta nemmeno una prima sentenza. La Sciarelli sceglie oculatamente le sue vittime secondo una sua logica ideologica, da brava v” comunista dentro”: chi non è del mio partito politico è colpevole. Così sobilla da tre anni il suo tribunale del popolo contro Antonio Logli, mai presente nemmeno tramite legale a questi processi sommari che pure lo vedono come “ imputato colpevole”, perché incarna il maschio cacciatore che si fa l’amante, perché nasconde alla moglie la tresca, perché è “ padrone”, capito che razza di lestofante è questo Logli? Un “ padrone” di un’autoscuola e dunque uno sfruttatore di essere umani per antonomasia. E addirittura è talmente identica a quell’esimio magistrato criminale russo che alcune volte diventa anche un altro Pubblico Ministero, si trasforma in segugio e sguinzaglia i suoi inviati ( la polizia giudiziaria per il P.M., i suoi inviati per la Sciarelli) per scovare altri e diversi testimoni che siano disposti a dire cose che possano sobillare sempre di più la sua massa ad impiccare Logli a testa in giù. Identico trattamento lo sta riservando anche a Bossetti , descrivendolo come un pedofilo ed ignorando sfrontatamente tutte le incoerenze dell’accusa ed sottacendo ogni elemento di difesa, perché Bossetti è bergamasco e dunque incarna il leghista perfetto e dunque un pedofilo, un criminale, un figlio di puttana , un vanesio che si fa le lampade e che circola sempre dove ci sono ragazzine e che dunque deve avere ucciso Yara. Anche Alberto Stasi è un suo inquisito e se lo hanno assolto è per un errore, perché uno che vive in villa, che è lombardo, che proviene da una famiglia di produttori cioè “ di padroni” non può che essere “il colpevole” dell’omicidio della povera Chiara.. Anche Parolisi era una sua vittima designata, perché rappresentava “un militare”, uno sciupa femmine vanesio e dunque non poteva che essere lui l’omicida della moglie indipendentemente dalle sentenze. Non dimentichiamo poi un’altra sua vittima preferita, il Vaticano. Sono trenta e passa anni che la famiglia della povera Emanuela Orlandi cerca verità e giustizia, ma la Sciarelli Andreij ha già trovato il colpevole, ma non Papa Francesco, meglio fare un pensierino a quel Papa che ha fatto crollare il comunismo e che tanti lutti addusse ai berlinguerini come Lei. E’ disgustoso questo “metodo Berlinguer” che cerca di intimidire e di influenzare anche la Giustizia, come hanno dimostrato ripetutamente le compiacenti e sdraiate interviste che il Procuratore capo di Pisa ha rilasciato a “ Chi l’ha visto” negli ultimi anni. O le frasi che il P.M. di Bergamo che inquisisce Bossetti ogni tanto rilascia. Signora Sciarelli abbia pietà almeno ! Lei che si dipinge come una persona sorridente, buona, che liscia il pelo agli umili, agli indifesi , ai reietti dalla società capitalistica e berlusconiana, lasci in pace questo povero popolo già di per se incapace di gestirsi, incapace di scegliere le proprie istituzioni, tenuto chiuso prigioniero nello sgabuzzino delle scope dal suo partito dal 1948 e fatto uscire solo nelle grandi occasioni: ogni cinque anni e per le primarie del PD. Ma giusto il tempo di firmare la sua bella cambiale in bianco a favore del partito di casa Berlinguer che sarà messa all’incasso appena messo piedi in Parlamento. Perché manipolarlo ancora di più, perché infierire ancora oltre ?

martedì 28 ottobre 2014

LA SPETTACOLO FARSA DEVE ANDARE AVANTI!!!!!! The farce must go on! La farsa deve continuare! Adesso che anche la mafia corleonese , fattasi da “killer criminale” a “ complice illustre ” della Magistratura, ha fatto l'ingresso ufficiale anche al Quirinale, più che scandalizzarmi che il Capo dello Stato sia interrogato da un magistrato sotto lo sguardo occhiuto del difensore di Totò Riina, provo indignazione e disgusto per tutti quei partiti politici che dal 1948 ad oggi hanno ridotto un “ popolo di individui anelanti alla libertà ” ad una “ accozzaglia talmente massificata” dal pensiero unico dominante, da non essere neppure ritenuta capace e degna di eleggere il proprio capo dello stato. Se il fascismo aveva militarizzato il popolo , la “banda dei partiti popolari” lo ha solo destituito, l’ha spogliato della divisa di figlio della lupa e lo ha rinchiuso nello stanzino delle scope. Da dove lo fa uscire solo quando “ loro, i partiti”, hanno bisogno di incassare “il potere”: una volta ogni cinque anni e alle primarie del P.D., giusto il tempo per firmare la cambiale in bianco a loro favore, che sarà messa all’incasso appena messo piede nel Parlamento. L'avere preteso il trasferimento del tribunale di Palermo al Colle è un delirio di potere della magistratura in un Paese ormai distrutto dalle procure. Probabilmente Cossiga e Craxi li avrebbero accolti con un battaglione di Carabinieri dispiegati in assetto di guerra e li avrebbero fatti arrestare tutti, magistrati compresi. Mi indigna l'elevato livello di indecenza, il degrado istituzionale e lo strazio tutto italiano, vedere a capo chino il capo dello Stato , istituzione già disonorata da Scalfaro, fortemente umiliato nella sua massima sede istituzionale(il Colle) da il leader maximo della Mafia! Nel "Palazzo dei veleni e dei segreti “Napolitano, Riina e qualche Magistrato parlano sui fatti oscuri del ‘93/94 , ma è stato imposto il “ bavaglio”: il popolo non deve sapere. Come si spiega che i processi giudiziari sono “segreti” se riguardano Napolitano e sono invece pubblici se riguardano Berlusconi? Cos'è questa disparità ? Una Giustizia a doppio binario , quella inflessibile e forcaiola per i nemici e quella tenera e comprensiva per “loro”, o la democrazia interpretata secondo le comodità della sinistra? Dove sta scritto che i processi si fanno a porte chiuse? Cosa ci nascondete? Ma guarda tu! Napolitano era Presidente della Camera, dunque niente intercettazioni, intercettazioni distrutte , mentre i Presidenti del Consiglio DEVONO ESSERE INTERCETTATI, CALUNNIATI, SPIATI, DECAPITATI, GHIGLIOTTINATI , UMILIATI IN PUBBLICO! Che strano modo di applicare la Legge, Cicerone si rivolta nella tomba. Ma già sento le anime belle sorridere di compatimento scrollando la testa, “ ma sono le prerogative presidenziali!”, bellezza! Ah si? Prerogative che però funzionano a corrente alternata? Allora per le intercettazioni si, per il ricorso la Consulta sì, per il processo al Colle sì , ma per il processo pubblico no? Ma guarda tu la coerenza! Siamo ormai nel 92° compleanno della Marcia su Roma, ma quella ebbe almeno la sfrontata arroganza di essere ben palese. Se é demenziale imporre a un Presidente della Repubblica presentarsi in un tribunale per rispondere alle interrogazioni dell'avvocato di un criminale mafioso, ancora di più lo é impedirne la trasparenza. Allora, niente trattativa, dice Napolitano ( chi si aspettava una verità, alzi la mano. Lo mando a raccogliere con l’ambulanza dei malati mentali) . Alla soglia dei novanta anni e con oltre settanta anni “ dentro il Palazzo del potere dei partiti” quest’uomo non ha mai mostrato una “ presa di coscienza” che rappresenti quanto meno un minimo sindacale di quello che tutto il popolo considera “ la trasparenza”! Certo, ditemi voi se è “ trasparenza “ il “potere dei partiti della sinistra” che da almeno anni fa ridere il mondo intero con i suoi fallimenti che tenta di nascondere sotto il tappeto. I due marò in india, l'arresto dell' amministratore delegato di Finmeccanica (che ha regalato affari e capitali a concorrenti esteri ), le tangenti imposte dal PD ad Orsoni, gli imbrogli del Monte dei Paschi di Siena, il caso Penati,il secondo caso Greganti, le coperture sugli abusi sessuali di un presunto pedofilo al Forteto, i 3 trans del caso Marrazzo incredibilmente tutti morti ammazzati. Tuttavia, anche senza scorrere i verbali della seduta, una virgola in più di quello che la corte e i pm già sapevano non l’hanno di certo appreso. Forse potevano essere carichi di speranze, le toghe, salendo al Colle, ma, scendendolo, a parte la grassa soddisfazione di avere sentito Napolitano come teste, una virgola in più, appunto, non l’avranno. Ma non si vive di solo pane e la vita senza qualche soddisfazione di tanto in tanto è davvero una vita agra . La stessa cosa vale per l’inquilino del Quirinale : anche lui si può ritenere soddisfatto. Dato che nella sala del Bronzino «Mai (è stata) usata la parola “trattativa”», pur avendo il Capo dello Stato testimoniato davanti alla Corte d'Assise di Palermo,proprio al processo sulla trattativa Stato - mafia. Come dire che l’unica trattativa vera che ha potuto aleggiare tra i severi busti di quella sala è quella che di sicuro c’è stata tra quella Procura e questo Colle, al fine di bandire la parola trattativa da quella deposizione. Dal comunicato della Pravda del Colle. Comunicato “ copia e incolla” delle “Pravda” italiane ( stampa ): "L'interrogatorio è durato oltre tre ore. "Napolitano ha risposto a diverse domande delle parti". "Altre volte si è avvalso della facoltà di non rispondere". Mi sembra che "la facoltà di non rispondere" sia concessa agli imputati e non ad un testimone . O si tratta di un’altra speciale prerogativa presidenziale ? Ma voglio rasserenare il nostro “ beneamato Presidente”: non si preoccupi, perché forte di quella giustizia che Lei , Caselli e Violante avete preteso , intimidendo il Psi, ed avallato dal 1989 , Lei che ha risposto "non sapevo" o “ mi rifiuto di rispondere” o “ non ricordo” domani non verrà incriminato per falsa testimonianza. Perché proprio per la giurisprudenza da lei avallata, Lei " poteva non sapere", non come Craxi o un Forlani o un Berlusconi, no! Proprio perché la “ giustizia è uguale per tutti “, asserto che rappresenta prova assoluta e incontrovertibile della sua “ menzogna” sotto giuramento. Credo invece che se la legge scritta , la giurisprudenza e le pandette fossero applicate in modo uguale a tutti i cittadini italiani, per Giorgio Napolitano potrebbe avvicinarsi un triste tramonto, il Sunset Boulevard .
OGNI TANTO SI MATERIALIZZA QUALCHE NON RICHIESTO SANTO PROTETTORE C’è un altro P.M. che sta studiando da Arcangelo San Gabriele, disceso in terra a miracol mostrare ;spero non sia ,gratta gratta, come quella “ madonna pellegrina” molisana degli anni 92, visto che è un validissimo P.M. a Reggio Calabria dove si occupa, con encomiabile successo, di ndrangheta e pandette. Ma siccome con questa Costituzione, come ammise Togliatti fin dal Dicembre del ’56 chiudendo l’VIII° Congresso del Pci , solo il Pci può fare quello che gli pare, sopra tutto il contrario di quello che la Costituzione ordina , così questo multiforme Magistrato, oltre a fare il P.M. , oltre a studiare come “ apprendista San Sebastiano”, oltre a volerci fare, senza che nessuno glielo abbia mai chiesto, da “protettore” , da “ tutore”, da nostra “ cara guida”, ad insegnarci quello che possiamo e dobbiamo pensare e quello che non dobbiamo pensare, oltre ad impancarsi a certosino e magnanimo correttore dei nostri errori , avrebbe voluto anche fare il Ministro di Giustizia) sostenuto dalla corrente estremista del P.D. di Renzi. Come fosse il nuovo Richelieu di un Re Sole ( il comunismo duro e puro del P.D. ) cui tutto è consentito , ius primae noctis incluso , il Dr Gratteri ha messo a punto, nella Commissione parlamentare per la riforma della Giustizia da lui presieduta, una feroce e rozza “ controriforma” con “ indecenti proposte”, che sono l’esatto contrario di quei cambiamenti che l’Europa pretende dalla nostra (in)giustizia. I punti fondamentali di questo “ manifesto del forcaiolismo giustizialista” toccano i punti essenziali che l’Europa e che la civiltà ci richiedono da decenni . La riforma del 1989, che avrebbe dovuto segnare la fine della “legislazione emergenziale”, della incredibile “ giustizia uguale per tutti ma su due binari” e segnare finalmente l’avvento di un vero “ garantismo” , concepita dapprima da illustri “ garantisti” fu poi colpevolmente lasciata scrivere da una lobby di Torquemada . Infarcita di innumerevoli violazioni rispetto alla sua “ legge delega”, permise la riuscita del sanguinario “ assalto alla diligenza del potere ” da parte del Pci di Violante e dei suoi accoliti seguaci di Tomas de Torquemada. “L’obbligatorietà dell’azione penale” – che inizia solo con la richiesta di rinvio a giudizio e dunque alla fine , invece che all’inizio, dell’inchiesta del P.M.- consegna un arbitrario, incivile ed immenso potere ad una casta di magistrati irresponsabili ( nel senso costituzionale del termine) che possono arrestare, incarcerare, esporre al pubblico ludibrio ogni persona “prima” che sia stato rinvenuto il reato da contestargli .Una deriva autoritaria che consentì ai “compagni Magistrati” di iniziare interminabili “ inquisizioni ispettive” e processi mediatici su personaggi politici che fossero da ostacolo al dominio politico del Pci. Tutto semplicemente demenziale. “ L’unicità delle carriere dei magistrati” quando proprio il nuovo “ rito accusatorio” del 1989 ,che abrogava il vecchio “rito istruttorio ”- dando valore solo alle prove che emergono dal “ dibattimento stesso”- per il ruolo che del giudice ne deriva, pretende , come logico, necessario ed indispensabile suo corollario, proprio la “ separazione delle carriere”. “La sottomissione , prevista dall’art. 109, della polizia giudiziaria, al giudice”, che mentre mortifica le professionalità investigative ( ed i risultati si vedono bene) non solo dilata arbitrariamente l’occhiuto “ potere di controllo” dei Magistrati,ma ha prodotto una infernale “ carro armato giudiziario “ che finisce con l’obbedire ad impulsi e tendenze di natura politica. “La demenziale disposizione del 3° comma dell’articolo 192 (c.p.p.) “, che ha letteralmente trasformato , per i Magistrati, i “pentiti ed i dissociati” nelle lobby clientelari e corrotte proprie dei partiti politici, senza che nessuna voce si levi contro questo conflitto di interressi. Bene adesso il P.M. Gratteri propone , per la riforma della giustizia, misure ancora peggiorative del processo penale. Il moderno Richelieu “ suggerisce” sistemi di tortura corporale e psicologica, oltre che praticamente abrogativi del residuo “ Stato di Diritto”. Suggerisce praticamente di abrogare la centralità del dibattimento estendendo il ricorso al più breve e punitivo “ rito abbreviato”, di inasprire il regime carcerario previsto dall’articolo 41-bis che già così è la causa delle condanne che umiliano l’Italia come un Paese che utilizza la tortura corporale e psicologica ed altre misure di minore portata. Sventolando il falso alibi , un vero “ specchietto per le allodole”, di una “ asserita” emergenza di una imprecisata “ legalità”, questo novello San Sebastiano usa la spada non per difenderci, ma per schiavizzarci. Per importare, in Italia, il dominio della Stasi. Ovviamente gestito da “ persone di sua fiducia”.

domenica 26 ottobre 2014

SAN GIOVANNI O LEOPOLDA? NESSUNA DELLE DUE, ABBIAMO GIA’ DATO FIN TROPPO . Se volessi irridere Piazza S. Giovanni potrei dire , fra le tante altre cose, che molti- non dico tutti, ma la stragrande maggioranza certo – di quelli presenti erano pensionati , c’erano “ anche” molti dipendenti ed anche politici. Loro erano lì, però, a spese nostre, ultimi eredi di gente abituata ormai dal 1948 a farsi la solita gitarella fuori porta pagata uno Stato onnivoro che solo “loro” hanno voluto e creato e dell’assistenzialismo clientelare del quale hanno vissuto dal 1948 fino ad oggi e che, mentre loro bevevano e cantavo belle ciao a sbafo, quello stesso Stato estorceva dalle tasche di tutti gli altri cittadini, che “non erano” a Piazza San Giovanni ma “ a lavurà” per pagare le imposte, una cifra di imposte astronomicamente maggiore di quella che “loro stessi” pagano a quello Stato così generoso e munifico , con un rapporto di 1 a 10 circa e senza che i rispettivi redditi abbiano le stesse proporzioni fra di loro, ma solo per effetto di una legge criminale ed illiberale che punisce con una scellerata “progressività” chi contribuisce di più ai bisogni dello Stato producendo redditi maggiori causa rischio. Del resto, stereotipi, meschinità, sindacati vanesi , dimostrazioni di arroganza muscolare tipiche della CGIL , stronzate inimmaginabili come esibire da venti o trenta anni i soliti striscioni “ CAMBIARE L’ITALIA” mentre poi si battono per una “ conservazione dei privilegi” dicendo sempre no ad ogni tentativo di cambiamento, anticaglie e petrella varie , belle ciao , stronzi a rivederci, non mi interessano. Ma, da uomo libero e liberale, non assumo posizioni censorie nemmeno davanti ad un Civati che te la strappa proprio col suo sorriso da saccente e forbito ebetino. Se guardo alla “Leopolda” vedo invece quell’umanità che popolava la terrazza del film “ Una grande bellezza”, i nuovi radical chic che credono sia democrazia prendere per il culo le persone nascondendosi dietro ad un “ ti rispetto ma faccio come mi pare”, relegare gioendone il popolo nello sgabuzzino delle scope, una “massa” ( massa, non popolo di individui) che agita peggio di Pinochet il suo 41% come fosse la spada di Brenno, una massa che ospita poteri forti mentre predica accoglienza e lavoro per tutti, una massa di “gggiovani” che ritengono gli altri una accozzaglia di idioti . Se volessi irriderla direi che sono i bamboccioni d’Italia, figli di benestanti devoti cattocomunisti arricchiti da clientelismo e politica corrotta – contro le quali svanverano slogan consunti peggio del cappotto di Monsieur Travet , così, tanto per far vedere quanto so’ ggggiovani e belli” - che offrono passerelle a pseudo imprenditori che sfruttano come “ i veri padroni del 1800 sfruttavano il contado “ e che s’inguattano fra questa “crema politica” per usufruirne qualche sontuoso benefit, pagando “il dovuto pizzo” ovviamente , vedo la stessa arroganza con la quale, quand’ero giovane, la Dc del dopo De Gasperi “decise” ( non da sola bensì in compagnia dei potentati angloamericani) di emanare una sorta di fatwa, il patto “ad escludendum dal potere” contro altre forze politiche , forse per unzione divina . Da uomo libero e liberale ne ho ribrezzo, ma non voglio irriderla. Ma sono costernato, perché vedo non più un solo partito, il P.D. ma ne vedo due : non sono io ad essere ubriaco, ma il P.D. ad essere fuori di testa e della storia, chiuso nel suo narcisismo senza fine e senza senso, sempre lo stesso di quando si chiamava Partito Comunista Italiano: sempre a ripetere il suo canto: TANTO PEGGIO PER L’ITALIA TANTO MEGLIO PER NOI DEL PCI. Anche oggi di questa guerra fratricida interna al P.D. conosciamo già le vittime: noi italiani. Ma gli italiani non riescono ancora a capire che occorre “ superare” il partito politico, le sue storture, le sue corruzioni endemiche, il suo potere illimitato, il suo fatale conservatorismo per mantenere il suo dominio sul popolo. Ogni partito politico vuole solo sfruttare il popolo, tenerlo chiuso nello sgabuzzino delle scope da dove farlo uscire solo una volta ogni cinque anni per fargli mettere la crocetta sopra il proprio simbolo, giusto il tempo di firmare, insomma, una bella “ cambiale in bianco” a sua favore, da mettere all’incasso non appena messo piede in Parlamento. Dalla Leopolda nasceranno gli eredi di Saragat o di Fanfani, da San Giovanni quelli di Togliatti e Secchia. Ideologie da 8/10% si e no. L’Italia non ha bisogno né dell’uno né dell’altro. Semmai , per avere finalmente una vera democrazia moderna, e non un suo simulacro, avrebbe assoluto bisogno di una “sinistra politica” non di fazioncelle forcaiole, di un vero laburismo moderno che facesse vivere nella sua pienezza democratica la contrapposizione del bipolarismo, allontanando lo spettro del proporzionalismo degli intrighi e delle corruttele al potere. I partiti politici sono tutti falliti, non lo dico solo io ma anche un apposito Tribunale Fallimentare: sia quello della storia che quello di Mani Pulite. Tutti i partiti sono falliti da 1861 ad oggi e loro ne vogliono creare due. E pretendono pure di chiamarsi “ progressisti”. Stanno rimettendo il Paese nelle mani di Berlusconi e nemmeno se ne accorgono.

venerdì 24 ottobre 2014

LE PRUDERIE SUI GAY Occorre una premessa fondamentale: io penso con la mia testa ( giusto o sbagliato, ovvio) e sono disponibilissimo ad accettare ogni forma di critica, da dovunque essa provenga, purché sia “ razionale” ovviamente ed ogni forma di dialogo. Quello che rifiuto nella maniera più categorica, assoluta e decisa- e specialmente in questa Italia dove “la cultura” e” la verità dei fatti” sono categorie del tutto rare , due principi tanto elementari quanto negletti e dove, storicamente, la questione della “ arretratezza culturale” del Paese ci opprime dalla sua Unità - è che io debba pensare quello che pensano gli altri soprattutto perché gli altri mi inducono a farlo. Un popolo è un insieme di individui ognuno diverso dall’altro. Dunque coartare ogni “libero” individuo di quel popolo per “indurlo” a condividere quello che “ altri” ritengono essere giusto, significa “ massificare” quel popolo, ovvero indurre con ogni mezzo quel popolo o sue frazioni o fazioni a condividere “alcuni principi comuni stabiliti da altri “. Ecco la creazione della “massa” al posto del popolo. Le pruderie di vario genere che ho letto sulla così detta “ apertura” di Berlusconi, cioè della “fazione dei moderati di destra” del popolo italiano, sulle coppie gay mi hanno confermato nel mio precedente assunto. Noto infatti che tutte le critiche, tutti i distinguo, tutte le precisazioni sull’argomento nascono, nella loro differenziazione, da un unico valore sociale : “ la normalità”. Nel senso ovvio e scontato che, appunto, gli omosessuali non sono normali. Mi sono quindi retoricamente chiesto cosa si intenda, oggi, per “ normalità” ed ho verificato che “normalità ” deriva dal sostantivo “norma”, che rappresenta “una unità di misura” di “una specifica massa” , unità di misura selezionata a seguito della ormai quasi bisecolare spinta all’omologazione, al “ pensiero unico dominante” , unità di misura con la quale ogni individuo di quella data massa giudica e misura i fenomeni sociali. Per costoro, detto che solo un uomo ed una donna possono procreare , solo un uomo con una donna sono “ nella norma”. Dunque coloro che, ormai massificati, usano ritenere che “l’omosessualità” sia una “ anormalità”e che dunque gli omosessuali non siano “ normali”, nemmeno si rendono conto che stanno invece rendendo il merito agli omosessuali di non fare parte di nessuna “massa”, appunto perché “ anormali”. Ma , osservo, mentre il sottoscritto, come asserivo in premessa, ha “scelto” di non fare parte di una “ certa massa” , l’omosessuale non esercita alcuna “ scelta intellettuale” ma segue “ per istinto sessuale” ( cioè per natura) anch’esso “ la sua massa”, perché l’omosessualità non una scelta ma una condizione umana e così l’omosessualità e tutto il suo ambaradam ( quartieri omosessuali, gay pride, ecc) finisce per ghettizzarsi da sola. Questa “ deriva di stampo nazista o cubano o islamico ”- sono paesi nei quali gli omosessuali vengono lapidati o fucilati o rinchiusi nei campi di concentramento, a Cuba grazie all’opera del mitico Che Guevara ( se questo è un mito!) - ha prodotto la creazione delle lobby omosessuali, forma di ghettizzazione volontarie che producono, come tutte le lobby, istanze divisorie che minano dalle fondamenta ogni possibilità di una vera e propria integrazione . La persona dunque veramente “ liberale” ed anche libertaria, come il sottoscritto, non può che aborrire ogni forma di “massificazione”, compresa quella degli omosessuali e dunque battersi per la abolizione della massificazione così come di ogni forma di pensiero che produca una visione manichea della società che invece deve essere composta da uomini liberi da ogni condizionamento. Come io vorrei il mio popolo, omosessuali compresi, ovviamente. Ben vengano, dunque, tutte le misure che la vergognosa ingerenza di questo Stato moloch si arroga di assumere ( perché le questioni etiche devono essere al di fuori del palazzo politico e se vi entrano non saremmo più in uno stato laico ma in una qualche forma di teocrazia religiosa) per coloro che “ non rientrano nella loro normalità”. Purché siano misure “ razionali”e dunque servano a fare vivere agli omosessuali una vita identica a quella degli eterosessuali. Distinguendo quindi “riconoscimenti” ( come quelli in corso di approvazione) dai “ capricci” ( adozioni, figli naturali ottenuti in vario modo, ecc). Per questi motivi ritengo l’iniziativa sulle coppie di fatto un auspicato passo in avanti sul cammino di una vera integrazione liberale , come invece trovo risibili e ghettizzanti matrimoni et similia che ridicolizzano senza dignità gli omosessuali, ponendoli come fenomeni di baraccone da vedere, magari rinchiusi in uno zooparco. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ GLI SPARGIMERDA DE IL FATTO QUOTIDIANO Grandi uomini, esempio di pura legalità, di cristallina trasparenza, di deontologia giornalistica, giornalisti dei quali andare veramente fieri, gli “ spargimerda “del “ Il Fatto Quotidiano “, un’accolita di “picciotti dei magistrati”, una squadraccia di picchiatori di stampo fascista ,i Gomez, Tinti, Travaglio, Padellaro & partners, proprio loro . Adusi nel rovistare nei cessi pubblici fra le varie merde per scoprire qualche peccato di Berlusconi , i nostri picciotti delle toghe usano le parole invece che la lupara. In Calabria, terra disgraziata per due motivi: storici, per la malavita organizzata che controlla ogni angolo di quella meravigliosa terra e giudiziari, perché c’è in Calabria, precisamente a Reggio Calabria, un Magistrato, un P.M., tale Gratteri che non solo è un ottimo magistrato che indaga sulla malavita ma è anche un esponente di spicco della corrente comunista della Magistratura, di Magistratura Democratica, non una “ corrente”, ma un partito politico vero e proprio di stampo maoista e comunista, che vorrebbe instaurare in Italia il regime marxista di Stalin ingabbiando gi italiani sotto il loro dominio assoluto ( anche nelle cose intime) con la scusa che tutto questo serva al famoso ed inesistente “ controllo di legalità”. Il P.M. Gratteri, però, al contrario di quello che Shakespeare dice essere Bruto, e cioè “ un uomo d’onore”, ha deliri di onnipotenza, smisurate ed incomprensibili manie di grandezza tanto che la sinistra comunista del P.D. lo voleva imporre a Renzi come muovo Ministro di Giustizia. Pericolo scampato, onore al vero, allo spiccato e pragmatico senso del ridicolo che ha colto Giorgio Napolitano, in uno dei suoi rari momenti in cui riesce va ragionare col cervello di riserva, quello senza il tumore comunista, quando alla vista dell’ennesimo Ingroia del momento è sbottato in una sana risata spedendo con un ben assestato calcio in culo l’esimio P.M. direttamente a Reggio. Napolitano, che quando aziona il cervello di riserva ragiona eccome, si era solo chiesto con quale faccia il P.M. antimafia Gratteri osasse proporsi come Ministro di Giustizia quando lo stesso Gratteri si trova coinvolto nel decidere estensioni, revoche e nuove applicazioni del 41 – bis a mafiosi e dunque in una posizione do ricattabilità estrema. Il P.M. Gratteri se ne è tornato al paesello col rancore in corpo, sfogando man mano quella bile proponendo al Ministro Orlando una riforma della Giustizia da avanspettacolo da Ambra Jovinelli, praticamente oscena, da paese talebano o bolscevico, restringendo al minimo i diritti della difesa, estendendo come la pelle dei gabbasisi la tortura della carcerazione preventiva, ampliando a dismisura i già trasbordanti poteri dei P.M. e via facendo tintillar il suono delle manette……..Naturalmente aveva la sua “ squadraccia di picchiatori” al suo servizio, loro si proclamano “ giornalisti”, ma di mestiere intellettuale “ servono i signori magistrati nei loro deliri di onnipotenza”, come chierici o picciotti. Così questa brodaglia di percolato manettaro è venuta a sapere che quella disgraziata terra calabra aveva forse e finalmente trovato due politici che, almeno a quanto se ne sa, non siano stati “ imposti” ( o si dice “scelti”?, fate voi) dalla ndrangheta e cioè tale Wanda Ferro, per il centrodestra e tale Mario Oliverio per il centrosinistra e che dovrebbero contendersi la Presidenza della Regione. Immediata la reazione della banda dei probi: possono frugare in ogni cesso, nei documenti riservati presso ogni sgabuzzino di ogni procura d’Italia, sono in combutta con i magistrati anzi sono compagni, hanno ai loro comandi anche la polizia giudiziaria , si servono dei servizi segreti, degli informatori, degli infiltrati, sanno come fare . E non tollerano che Oliverio o Ferro si impongano alla Regione, vogliono occuparla loro, i magistrati forcaioli e loro aguzzini. Allora scavano ovunque, nei cessi, fra le merde, dentro i rifugi dei sorci , nelle cantine, nelle carte ma per la Ferro non trovano niente. Nemmeno un reato ambientale, una violazione urbanistica, un incidente stradale. Ma hanno l’ordine di sputtanarla, di farla fuori, stile Berlusconi. Wanda Ferro ha tra i quaranta ed i cinquanta anni, è donna e dunque forse scopa, la spiano, la pedinano, scartabellano, chiedono. Alla fine l’unica cosa che scoprono è che Wanda Ferro, venticinque anni fa, aveva un fidanzatino col quale amoreggiava. Poi i due si lasciarono, avevano lei ventitre ani e lui ventiquattro, succede a tutti. Ma lui , molti anni dopo la sua relazione con la Ferro, fu inquisito per una storia di mafia. Inquisito non condannato , anzi, fu poi prosciolto. Messo in azione lo spargi merda, i nostri campioni di legalità e trasparenza hanno fabbricato ieri questo titolo: “Era la “pupa” del boss. Ora Berlusconi la candida”. Che intelligenze, i lettori de Il Fatto Quotidiano

giovedì 23 ottobre 2014

TRAVAGLIO UNO SFIGATO? MA QUANDO MAI!!!! Se uno ,come Travaglio, da galoppino - di mafiosi e di magistrati “ sedicenti antimafia”, ma cresciuti e vissuti, anche in vacanza, a culo e camicia con conclamati mafiosi - si fa Re , seppur di un esercito di straccioni, di pezzenti, di ignoranti foche ammaestrate, non è uno sfortunato, bensì uno che dalla vita ha riscosso ben oltre quanto il suo merito gli avrebbe potuto concedere. Non è segno di intelligenza, ma di furbizia, dote degli scarsi d’intelletto ma forti di olio di gomito. Suvvia, ormai da tempo lo sappiamo tutti che la sua fortuna, economica e professionale, la deve solo alla sua dimestichezza nel manipolare alcune verità, nel costruirci sopra , con rapidi click per fare “copia e incolla”, angosciosi teoremi, tenebrosi complotti , sempre circondati da surreali e foschi scenari, dove scorge l’ombra della mafia, il sospetto di qualche collusione con la politica ,la mano di qualche nuovo “ grande vecchio, l’ultima “edizione straordinaria” di una nuova loggia massonica, la solita destra becera ed eversiva, il Signor Franco oppure, se questi è troppo occupato con Ciancimino jr. va bene anche il suo surrogato, il Signor Carlo, una dose robusta di “ servizi segreti deviati”, una spruzzatina della solita trama giudaico massonica, una comparsata dell’immancabile Dell’Utri, il regime berlusconiano che ci condanna a soffocare sotto il peso del solito conflitto di interessi o di qualche pomiciata o evasione fiscale del solito “delinquente abituale”…….. Dio Santo, ce ne fosse stata almeno una, di queste “ fiction” della “premiata Ditta Travaglio & Partners ( Guzzanti’s son and daughter , Santoro, Vauro, Fazio, Littizzetto, Gabanelli, Gomez, Tinti, Padellaro, Ingroia, Di Matteo, Scarpinato, De Pasquale, Boccassini , Esposito, Tranfaglia, Tranfa e via cazzeggiando cazzegiando ) , che , dopo più di venti e passa anni, sia stata amorevolmente assistita e confortata da “ un misero seppure striminzito straccio di prova ”,che non sia l’affidarsi, come fosse un oracolo divino, al “bla bla” prezzolato di assassini, e mafiosi, una ciurmaglia di avanzi di galera ormai condannata al carcere a vita , ma che, sapientemente ammaestrata, ingolosita, indotta, ricattata , corrotta ed imbeccata a dovere dal giustizialismo togato nostrano ( quello dedito a “ fantasiosi liberi convincimenti personali ” invece che “ applicare la legge scritta dal Parlamento”, con le varie “ premialità” elargite a piene mani agli “usufruttuari della delazione rigorosamente de relato”, spessissimo addirittura di terza o anche di quarta mano ) purché reciti la “ parte in commedia” assegnata anche al cospetto di azzimati e compiacenti creduloni, tutti vestiti in tocco e toga, al fine di alimentare flebili fuochi fatui cimiteriali con la pretesa che essi facciano risplendere l’ottone delle false confessioni a gettone come fosse l’0oro colato e splendente delle pure verità. Ma ormai ben sappiamo grazie agli insegnamenti della psichiatria , come “l’ignoto” , “ il dogma”, “ l’asserito “ - tutti elementi di stampo fideistico e dunque completamente al di fuori del campo della ragione - attraggano, con la forza paralizzante di una potente calamita, tutte le “ menti deboli” che non sopportano lo sforzo, per esse sovrumano, di “ informarsi sui fatti”, di conoscere e che trovano quindi molto più “ facile”, “ comodo” “ rassicurante” e “ riposante” ,”aderire”, “ credere”, seguire ciecamente l’altrui verbo , che evita la fatica di “ misurarsi” con le proprie capacità di analisi e di sintesi nel mentre garantisce anche la protezione “ del branco”, “ della massa”, come accade nelle funzioni religiose. Prendiamo ad esempio la sua costruzione – una vera fabbricazione mediatica” - della così detta “ mancata perquisizione del covo” di Via Bernini, a Palermo, dove viveva il latitante Totò Riina fino alla sua cattura del 15 gennaio 1993. C’è stata una vera e propria gara a chi la sparava più grossa che ha coinvolto, in una gara del ridicolo, i pensatori di “ Repubblica” ( specie Mr Bolzoni e Mr D’Avanzo, sia pace per lui, Eugenio Scalfari, Ezio Mauro), Travaglio,Tinti, Gomez, Sabrina Guzzanti, Ingroia e via, anche un imbarazzante Giancarlo Caselli. Scrivono costoro , nelle loro fortunate edizioni dei loro imperdibili Bignamini delle falsità, che il ROS del Generale Mario Mori e il Capitano dei Carabinieri De Caprio , quel 15 gennaio 1993, dopo la cattura di Riina - avvenuta a distanza notevole dal suo covo - abbiano “omesso” di perquisire “ il covo “ , rientrando invece tale iniziativa fra i loro obblighi o anche soltanto tra le loro facoltà, e per poterlo fare, abbiano “ingannato” la procura. Per tale omissione i due ufficiali dei carabinieri sono stati processati. Nel processo sono stati assolti , ma per costoro la mancata perquisizione viene ritenuta comunque un’omissione “inspiegabile” e tale da comportare “responsabilità disciplinare”. Questa circostanza viene di norma sintetizzata dalla ciurma dei detrattori dei carabinieri con le allocuzioni sarcastiche “dimenticanza”, “hanno dimenticato di perquisirlo”, “inspiegabilmente non perquisirono”. Fornisco vari saggi di illuminanti cialtronate, passate addirittura per “ vulgate”, una sorta di bugia che ripetuta all’infinito, diventa una mezza verità. Sì, ma sempre per gli sprovveduti che, essendo all’oscuro dei fatti realmente accaduti , adorano la “ compagnia di giro” capeggiata da Travaglio e godono nel farsi fottere. Bahhhh! “La piantassero con le vite dei santi o, meglio, di personaggi ambigui santificati, come il capitano Ultimo: s’è “dimenticato” di perquisire il covo di Riina, se ce lo dicessero non sarebbe male”. (Marco Travaglio – cinematografo.it,10/4/13) “. …….potrebbe sforzarsi di leggere almeno 2-3 righe della sentenza: scoprirebbe che ha stabilito che i due ufficiali non perquisirono il covo, lasciandolo svuotare dalla mafia e ingan-nando la Procura, ma non c'è prova che l'abbiano fatto per favorire la mafia. In compenso -- scrive il Tribunale -- andrebbero puniti disciplinarmente per l'incredibile svarione investigativo: in un altro paese li avrebbero mandati a dirigere il traffico, da noi furono entrambi promossi.” (M.Travaglio – Piccoli pigi crescono – 08 luglio 2013) “I giudici spiegano che “non è stato possibile accertare la causale del comportamento degli imputati”: cioè perché “hanno omesso di perquisire il covo”..». (“L'Ultimo chiuda la porta” di Marco Trava-glio - marcotravaglio.it - 22 Ottobre 2006) “Il 20 febbraio del 2006 si concluse il processo principale. Il Tribunale di Palermo sentenziò che il fatto, cioè la mancata perquisizione, era certamente avvenuto, ma non costituiva reato.” (“Quelle omissioni coi boss mafiosi” di Nicola Biondo – L’Unità -) “..dobbiamo dire che tutto l'ufficio all'epoca, ancora era il 1995, … si parlava della vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina, che per noi, insomma, era una cosa obiettivamente inspiegata e inspiegabile. “ (dr. Alfonso Sabella – Magistrato) "Finche' non sapremo perche' e come il covo di Riina non e' stato perquisito e si e' data la possibilita' a soggetti diversi di appro-priarsi di quello che c' era, e' una storia irrisolta dalla quale pero' potrebbero dipendere tante altre risposte alla vera storia alla lotta alla mafia, o della non lotta alla mafia". (Giuseppe Di Lello, ex magistrato e politico, in una intervista al Tg3 regionale del 21/12/2000) “Pochi minuti dopo la cattura, infatti, un capitano e un tenente dei carabinieri - Domenico Minicucci e Andrea Brancadore - e il sostituto procuratore di turno Luigi Patronaggio si stavano precipitando nella villa covo per una perquisizione. Furono fermati alla porta della caserma «Bonsignore» da un appuntato,ordine del generale Mori. Lui e il procuratore Caselli decisero di rinviare il sopralluogo là dentro.” (Bolzoni , Repubblica, 2005) Spero abbiate letto bene, altrimenti leggetevi la “ summa delle manipolazioni” ( “E’ Stato la mafia”, Travaglio, “ Io so” di Antonino Ingroia, ecc.) o vedetevi la sceneggiata costruita da Travaglio anche a teatro, avvalendosi di un noto culo che il cinema utilizza per le scene di inchiappettamento anale ,ma stavolta elevato a voce narrante ( Isabella Ferrari finalmente vista di fronte ed in faccia anziché dal sedere ) o il film farsa della Sabina Guzzanti sull’argomento ( su altri argomenti , i fratelli Guzzanti sono molto in difficoltà) Bene , risulta dalle sentenze e dagli atti giudiziari e dalle testimonianze (i magistrati della Procura di Palermo Aliquò, Patronaggio e Gian Carlo Caselli, ecc) brevemente che, una volta diffusa la notizia della cattura del latitante ( avvenuta nella prima mattinata del 15 gennaio 1993) notizia che nei confronti dell'organizzazione mafiosa era già avvenuta verso le 9 del mattino subito dopo l'arresto (vedi testimonianze Brusca, La Barbera e Traina ), trascorsero cinque ore, altro che “ i pochi minuti” di cui parla ( a vanvera) l’ineffabile Bolzoni su “ Repubblica, prima del famoso “blocco della perquisizione” deciso nel primo pomeriggio dal Capitano De Caprio (Ultimo) e dal Dr. Gian Carlo Caselli ( insediatosi proprio quella stessa mattina a capo della Procura di Palermo al posto del Dr Giammanco), per cui egli non avrebbe potuto avere la facoltà, né la possibilità di bloccare la perquisizione, se l'autorità giudiziaria avesse voluto, in astratto, procedere . Una ridicola ed imbarazzante bugia, quella sparata dal solito Bolzoni di un appuntato che avrebbe “fermato” , su ordine del Generale Mario Mori , sia il Procuratore Patronaggio che due ufficiali dei Carabinieri. Lo attesta la dichiarazione al riguardo dello stesso Gian Carlo Caselli ( “DICH. CASELLI:io mi ricordo di aver parlato col Capitano De Caprio , ma difficile non aver parlato anche con Mori, quel giorno c’eravamo tutti e Mori era il dirigente della struttura. “ Il che significa che Caselli non ricorda cosa disse Mori, ammesso che gli abbia detto qualcosa. Però ricorda perfettamente che solo il Capitano De Caprio gli chiese di sospendere la perquisizione).Deposizione del Magistrato Patronaggio ( “Intorno alle 14 (QUATTORDICI) del 15 gennaio i carabinieri del reparto territoriale di Palermo erano già pronti per effettuare la perquisizione al residence di via Bernini. Non conoscevamo la villa dalla quale era uscito Riina e per questo ci accingevamo a perquisirle tutte.”) Si tratta circa di sei ore almeno dalla notizia dell’arresto di Riina al momento in cui si presumeva di iniziare la perquisizione del covo ( ritardo temporale non dipendente in alcun modo dalla volontà del Capitano De Caprio – arrivato peraltro nella caserma solo all’ora del pranzo e dunque verso le ore 14 ( testimonianza di Gian Carlo Caselli) – in un’abitazione occupata dalla “ famiglia Riina” e ben nota ed accessibile in via immediata, dunque, ai complici del boss corleonese. Ripropongo a questo punto a Travaglio & Partners la domanda da un bilione di euro:” secondo voi quanto tempo occorre a dei mafiosi di lungo corso per fare sparire qualche documento, qualche pizzino o una o due o tre o quattro o dieci scatole di documenti e di pizzini? Sei o sette ore o sei o sette minuti? La semplice verità era che sotto l’aspetto della capacità di custodire dei documenti in sicurezza, il covo abitazione del boss di Via Bernini era definitivamente bruciato. La decisione di sospendere la perquisizione fu dunque assunta da Gian Carlo Caselli su consiglio del Capitano De Caprio. Davanti a questo imprevisto scoglio contro il quale le cialtronate di Travaglio & Partners andavano a sbattere “ er grugno” in maniera disastrosa, ecco la masnada , schiacciata dalle inoppugnabili prove documentali ( brogliacci della Caserma) e testimoniali ( testimonianze varie – i magistrati Aliquò, Patronaggio, Caselli i cui verbali si trovano agli atti di processi e sono pubblicamente consultabili essendo le sentenze ormai definitive – ha tentato di richiamare Gian Carlo Caselli – pur sempre un compagno di Magistratura Democratica e dunque uno degli ispiratori della linea Violante per la conquista del potere da parte del Pci studiata ben prima del crollo del regime comunista – all’ordine della foresta. Devi fare la figura del cretino. E così per costoro Caselli ha compiuto una simile inaudita scelleratezza ( ha ordinato di fermare la perquisizione del covo) non perché anche lui colluso con la Mafia ( come il generale Mori ed il Capitano De Caprio che a questo scopo sono stati portati a ripetuti processi ) ma perché un demente, un deficiente, uno sprovveduto che si è lasciato ingannare, irretire da due volponi come Mori e De Caprio. Travaglio and his partners , quando si cimentano nei teatrini televisivi e cinematografici contro gli uomini del ROS, quasi questi avessero recitato una farsa da barzelletta anziché fare, e bene – visti i risultati - il loro lavoro , quando va in TV , dal “ sodale” Santoro e ci parla del ““...covo: quello che non abbiamo mai visto, e quello dove era proprio vietato entrare, il titolo del film era “non aprite quella porta”, ed era il covo di Riina. 15 gennaio 1993: Riina viene arrestato, i carabinieri che l'hanno brillantemente arrestato, toh!, si dimenticano di andarlo a perquisire, o meglio, bloccano una perquisizione e poi lo abbandonano a disposizione della mafia, perchè poi alla fine la mafia lo ha perquisito, il c-vo. Lo stato no, ma la mafia si. … E recentemente è uscita la sentenza di primo grado a carico dei due ufficiali che arrestarono e non perquisirono. (Naturalmente Travaglio non dice che la sentenza è di assoluzione !) (…) Nel processo è stato ricostruito che cosa è accaduto intorno a quel covo e quindi che alle 8:28 del mattino del 15 gennaio 1993, giorno in cui Giancarlo Caselli si insedia alla procura di Palermo, viene arrestato Totò Riina dagli uomini del Ros, grandi festeggiamenti. La prima cosa che fanno i magistrati è mandare alcuni carabinieri della territoriale e un pubblico ministero a perquisire la casa dove Riina abitava anche se era stato arrestato a qualche km di distanza. Mentre parte la perquisizione arriva il capitano Ultimo, il leggendario capitano Ultimo , quello della fiction, che non è Raoul Bova ma si chiama Sergio De Caprio, e chiede alla procura di soprassedere. “Blocchiamo e rinviamo di qualche giorno la perquisizione.” Perchè? “Perchè il covo noi non l'abbiamo ancora bruciato, Riina l'abbiamo arrestato lontano, quindi magari i mafiosi che assistono la latitanza di Riina, sono i fratelli Sansone e i loro uomini...metti che vadano a ...casa a prendere la moglie.... ” (Marco Travaglio, “opera”,si fa per dire, citata) Senti senti! A sentire Travaglio quella del ROS parrebbe proprio una strategia-farsa, fondata sulla rinuncia a qualcosa di così platealmente irrinunciabile e senza che si capisca bene in luogo di che cosa (appostarsi per vedere i Sansone e i loro uomini perché “metti che vadano a casa a prendere la moglie”?), tanto che avrebbe potuto essere condivisa solo da collusi o da incompetenti, i quali poi, se sono magistrati, si ha l'impressione che abbiano persino consentito al ROS di “bloccare una perquisizione” senza una valida ragione. Ma Caselli non era uno “ spettatore “ di quella decisione, ne era il decisore, l’unico decisore. Quindi la spiegazione è una sola: sbaglia Travaglio, perché la strategia era così profondamente ragionevole e ponderata da esser presa sul serio da Caselli, che altrimenti non l'avrebbe presa sul serio. A meno che Caselli non sia anche lui colluso con la mafia corleonese o un burattino scemo nelle mani di due carabinieri – briganti. Anche Sabina Guzzanti ha provato, nel suo recente film sulla trattativa a venire in aiuto al “ compagno Travaglio”. Ma, per quanto si sforzi, come ha rilevato pure il Corriere della Sera, Gian Carlo Caselli nella “scena clou del film della Guzzanti appare come uno sprovveduto che si fa abbindolare dai carabinieri di Mori per non perquisire il covo di Riina . Com'era ovvio, Caselli non ha gradito, ed è subito intervenuto sui giornali lamentando l'uso di una 'tecnica da cabaret per raccontare la pagina grave e oscura come la mancata perquisizione del covo'. «LA MIA SQUADRA FERMÒ LA MAFIA, MERITA UN RICORDO SENZA DILEGGIO», titola la sua disgustata replica . Presa alla sprovvista , la Guzzanti corre ai ripari ( ma spesso, come si dice in Veneto “ la pezza è peggio del buco”) e ammette ( dalle colonne ad alta legalità del “ Fatto Quotidiano” , minchia!) che se ci sono state sue omissioni nella ricostruzione del film queste sono state a favore di Gian Carlo Caselli . Ma guarda tu! E a quali “ omissioni” si riferisce la regista? A dire il vero né la Guzzanti né Travaglio hanno elencato quali fossero queste “ famose ma ignote omissioni” che peraltro avrebbero alleggerito la “postura da imbecille” che la congrega forcaiola ha riservato a Caselli. Bisogna quindi fare attenzione quando si sente parlare di “satira”, perché anche la satira, quando funge da supporto ad una versione forzata o omissiva dei fatti, pur sempre lecita specie se divertente, diviene comunque essa stessa forzatura. La diatriba fra forcaioli è ancora in corso. Io guardo i fatti da estraneo ma leggendo i libri e vedendo il cabaret ed il film mi rendo conto che la ghenga forcaiola i finisce per trasformare quello fra il ROS e i magistrati in una specie di convegno fra truffatori ed imbecilli , una scellerata combutta fra un cerebroleso al quale uno Stato idiota avrebbe affidato la guida della Procura di Palermo da una parte ed il gatto e la volpe che lo manovrano dall’altra. Ma per me questa non è satira, è solo mistificazione.
DUM ITALIA DELENDA EST, IUDICES CONSULITUR La toga non si tocca, per volere e decreto divino, il magistrato che sbaglia non deve paga. L’assedio dei magistrati “ al Palazzo” ha reso evidente , imbarazzante e sfacciato il vero e proprio” servile encomio”, l’ossequioso, profondo e prostrato servilismo “ dei post comunisti e dei grillini al dominio delle toghe della sinistra. Imbarazzante veramente. Intanto esso appare , con troppa evidenza, come un chiaro “ servile omaggio”, offerto dal P.D, dalla sinistra e dal M5s ( ma non doveva rivoltare l’Italia come un pedalino ?) all’ “arcigno ed antidemocratica potere togato” che, dal 1993, schiaccia l’Italia sotto il proprio tacco , un’offerta sacrificale, spesso, anche umana , per acquisire il “ gradito ed assolutamente necessario, talvolta certamente indispensabile occhio di riguardo” della Magistratura ( che notoriamente non tratta in modo uguale – come pure comanda la Costituzione – tutti i cittadini davanti alla Legge , in quanto alcuni “ maiali”, quelli di sinistra, sono per le toghe assai meno maiali degli altri maiali , tanto per abusare di Orwell) nei confronti propri o di propri congiunti o di propri “ cerchi magici” o di proprie lobby di potere o di proprie “ clientele politiche “. Gli “ emendamenti” , che stravolgono l’impianto del testo attualmente in esame presso la Commissione Giustizia del Senato presieduta da Enrico Boemi ( un socialista premiato dal P.D. con un bel seggio sotto il suo “ alto patrocinio”), eliminano, dopo che ovviamente sia stata accertata l’errore commesso dal Magistrato ai danni di un imputato, i casi di “ grave violazione di legge determinati da negligenza inescusabile” e “ quelli nei quali la sentenza si discosta , senza darne adeguata motivazione, dalle interpretazioni delle sezioni Unite della Corte di Cassazione”, dalla possibilità che lo Stato si rivalga dell’indennizzo corrisposto al danneggiato, sullo stipendio, entro sempre precisi limiti quantitativi, del Magistrato . Non discuto certamente sul fatto che si debba ascoltare il parere dell’Anm , come anche quelli di altre forze sociali, ma dopo che si è assistito ad una operazione, come quella della riforma del Senato, con la quale non solo si è modificata la Costituzione italiana ma sono state distrutti tutta una serie di “ diritti acquisiti, tutta una serie di esperienze e di professionalità o ad altre operazioni portate avanti con cinismo e pragmatismo anche condivisibile nel presupposto che tutte queste lacerazioni siano mirate all’ammodernamento del Paese , disgusta, irrita, indigna fortemente vedere come solo l’area della Magistratura sia “intoccabile” ( ma non era, Renzi, “ il rottamatore” ?) . Che è la “pistola fumante”, la prova provata di quanto la Magistratura stia intimidendo, ricattando e condizionando l’apparente democrazia italiana, le sue istituzioni, la sua società. Questi emendamenti , che solo ieri P.D. e M5s hanno prodotto per mano del Ministro Orlando, permettono ai giudici di rimanere sostanzialmente impuniti, alle toghe di fare tutto ciò che vogliono, sono un vero e proprio lasciapassare alla proliferazione delle più fantasiose interpretazioni della legge e la patente che permette ai magistrati di Magistratura Democratica di applicare la legge secondo il “ proprio personale libero convincimento”. Il regime delle toghe si consolida, mentre lo Stato di Diritto, la legalità e l’Italia vengono distrutte.

mercoledì 22 ottobre 2014

GRILLINI E COMUNISTI UNITI PER COMMINARCI UN’ALTRA EPURAZIONE ! Scene da basso impero, ieri, in questo “ regime delle toghe rosse” in Commissione Affari costituzionali della Camera dove è iniziata la discussione sulla proposta di legge sul “ conflitto di interessi dei titolari di cariche di Governo”, promossa da M5s, P.D., Sel e Scelta Civica. Si tratta di trovare il necessario bilanciamento tra “l’interesse pubblico” e la Costituzione che tutela l'iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), la proprietà (art. 42 Cost.), oltre al diritto di libero accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, come recita l’articolo 51 Cost. Sia detto con franchezza, ma la bozza presentata , con la sua pregiudiziale impostazione ideologica contraria alla piena attuazione di tutti i rammentati articoli della Carta - che grande rispetto per questa Costituzione trattata da costoro, grillini, sellini, piddini e sceltini vari, come una mignotta, una “cosa”, cioè, che esiste solo per soddisfare i loro primordiali istinti “ stalinisti”. Salvo poi recitare messe cantate per beatificarla ad uso e consumo degli imbecilli che abboccano! A parte l’ impostazione del testo che considera , pregiudizialmente, essere una vera e propria colpa , quanto meno una “ tara pregiudiziale”, di stampo razzista, esercitare un'impresa ( ma lo sanno, costoro, che in Italia “il lavoro” che esiste, il Pil, la ricchezza vera che consente al governo di mantenere tutto l’ambaradam, messo su con la politica del “ clientelismo e della corruzione totale del Paese”, dal consociativismo fra la vecchia Dc e la sinistra, proviene proprio dalle imprese piccole, minime, medie e grandi e che loro invece si ostinano, come imbarazzanti Sancho Panza a difendere l’inesistente “ posto di lavoro” ?), costoro vorrebbero introdurre una ulteriore esasperazione ideologica di stampo decisamente stalinista :oltre a quella politica, oltre a quella economico-finanziaria, oltre a quella anche sui problemi etici, anche quella di introdurre in maniera dirompente,ideologica, di parte, una efferata forma di esclusione, una vera e propria “epurazione” di individui la cui “inemendabile colpa “ sarebbe quella di esercitare, per loro merito e per loro libera scelta, per vivere, una professione , un'attività di impresa ,di avere delle proprietà (casa, macchinari, avviamento, ecc) frutto del loro lavoro e che , come una pena edittale prevista da un inesistente codice comunista, per estinguere il fio di tali loro “ col,pe o reati” debbano essere espulsi da qualsiasi carica politica. Manca quel tocco di grazia che aspetto prima o poi da simili intelligenze: il numeretto impresso a fuoco sul braccio del reprobo, puro stile nazista Ritengo che un simile “ scempio della civiltà” non possa succedere né in un Paese civile né in un Paese in cui si dice che siamo in democrazia e libertà. Ma questa è la loro ideologia, quella del M5s, Sel, del P.D., di quel partito “indefinibile” qual è Scelta Civica del Sen. Prof. Monti. Una legge di “ stampo grillino”, cioè cucita nelle loro adunanze via web sotto la “ cara guida” di Grillo , condita con dosi industriali di rancore bilioso contro chi ha saputo affermarsi con il merito e con il proprio lavoro , insomma “ nel chiuso del loro Palazzo”, come usava , appunto, fare Stalin ! Va a finire che in Parlamento ci sarà solo gente scelta dal web con un clic! Con una tale ridicola impostazione va a finire nel Parlamento entrerebbe solo gente priva di una necessaria “ indipendenza economica “, dunque ricattabile dal potere di lobby e clientele malavitose, gente che non ha mai lavorato. E l’articolo 51 della Costituzione, please, dove ve lo mettete ? Il diritto a partecipare al gioco politico in modo eguale, vale sia per il cittadino privo di mezzi che per il cittadino che ha più mezzi .Mi spiegate perché un dipendente pubblico che viene eletto può chiedere l’aspettativa e il privato invece no? Cioè, uno che fa l’avvocato o il medico dovrebbe chiudere lo studio, tornare dopo dieci anni e non trovarsi più neanche un cliente? Ma oltre ai deliri ideologici e a rosicar vendette da falliti, c’è qualcosa di altro nel vostro intelletto?

martedì 21 ottobre 2014

SE QUESTO – CHE LA SINISTRA DIFENDE – E’ UN PAESE CIVILE A proposito dell’Italia di oggi come “paese democratico” , creato e formato dal più che quarantennale “ assoluto dominio del sistema di potere dei partiti politici” della Prima Repubblica ( Dc, Pci , Psi, e minoranze ) - e come tale poi ereditato dal “ dominio del nuovo sistema delle coalizioni “della Seconda Repubblica – un Paese , quello ereditato – almeno così si asserisce – dove si coniugherebbero la democrazia ( che significa “ potere del popolo ”) con la libertà di opinione e di espressione grazie ad una Costituzione – che qualche buffone da circo schernisce essere anche “ la più bella del mondo” – che ai suoi comandamenti 13 e 27 introdusse, nel 1948, lo “ Stato di Diritto” edificato proprio su due fondamentali pilastri , l’assoluto ed irrinunciabile rifiuto della tortura fisica e di ogni costrizione morale dell’indagato – l’articolo 13 – e la totale ed incontrovertibile “ innocenza” di ogni imputato fino a sentenza di condanna definitiva – l’articolo 27 - i fatti di oggi dimostrano una realtà italiana ,invece, del tutto opposta a questa versione idilliaca, agiografica , auto assolutoria costruita e scritta, non a caso, dalla Magistratura - “ braccio violento e complice del potere del “ sistema dei partiti politici della Prima Repubblica - secondo la quale a seguito di Mani Pulite, la giurisdizione avrebbe riconsegnato alla politica Paese emendato do ogni forma di illegalità e di corruzione. Questa è la tesi sostenuta dalla sinistra post comunista, dalla sinistra Dc post dossettiana, dalla sinistra estrema ed extra parlamentare. Tanto è vero che tutta questa sinistra si oppone, ferocemente e testardamente , fin dall’inizio della così detta Seconda Repubblica, ad ogni tentativo di modificazione dello statu quo , come certificano ventidue anni di ostracismo ad ogni riforma della Giustizia, della Magistratura, delle relazioni sindacai, del lavoro, delle istituzioni, ecc. Senza scomodare mille altri precedenti casi accaduti tutti nell’ultimo ventennio ( Scaglia e Papa tanto per ricordare i più recenti ) , ma fermandomi solo al caso giudiziario di Yara Gambirasio e dell’indagato Massimo Bossetti la Procura di Bergamo e il P.M. Ruggeri ed i giudici delle due decisioni del Tribunale del Riesame e il GIP che a suo tempo ( 4 mesi orsono) confermò la richiesta del carcere preventivo per l’indagato , sconfessano la immagine democratica e civile dell’Italia. Bossetti è schiacciato da “un solo ” indizio serio, quell’esame del dna che ha scorto tracce ( forse ) di sangue sui leggins e slip della povera Yara. Ma il codice ordina che per mettere un indagato in carcere ( testuali) sono necessari “ indizi gravi, precisi e concordanti”. Non usa il legislatore forse il plurale? Dunque non è sufficiente “ un indizio” ma devono essere “ almeno due” e correlati fra di loro da una stretta connessione logica affinché essi assumano i caratteri della gravità, della precisione e della concordanza. Sono quattro mesi che Bossetti è “ sotto tortura”, altro che storia D..sa Ruggero, signori Magistrati, questa è tortura , fisica, psicologica, questa è violazione della Costituzione, questa è un’infamia. Ormai lo hanno capito pure i miei nipotini: i Magistrati di Bergamo aspettano solo che Bossetti esploda e che confessi. Prima o poi, chiuso in quella cella, prima o poi crollerà. Era la stessa tortura che Benvenuto Cellini o Matias de Toqueville infliggevano alle loto vittime. La stampa e l’informazione, timorosa del potere intimidatorio di questa Magistratura, le fa da chaperon, da lasciva ancella. Non ho mai letto o ascoltato una voce che osasse sfidare la Procura di Bergamo per questi scempi di legalità, sfidandola – è una eventualità che esiste nel codice ma della quale nessuno parla - a dimostrare la sua “ buona fede” richiedendo il ricorso al “ rito abbreviato” contro Bossetti. In quel caso le indagini si fermerebbero, le rispettive situazione verrebbero “ congelate” : dunque se la Procura di Bergamo è così certa della colpevolezza del Bossetti come afferma vuol dire che ne ha già le prove, altrimenti sarebbe una Procura che mente, che millanta, che imbroglia. E se ne ha già le prove ci dimostri la sua correttezza : chieda il rito abbreviato per Bossetti. Se non lo fa vuol dire che , oltre quell’unico e serio indizio, non ha null’altro in mano. Sta facendo la caccia alle streghe. Sottopone Bossetti alla tortura sperando che confessi ( Sacco e Vanzetti docent!) . Dunque tutti questi scempi giudiziari sono approvati dalla sinistra ! Francesco Storace è sotto processo per “ vilipendio” del Capo dello Stato. Storace ha ecceduto nella sua critica su Giorgio Napolitano lo ha definito “ inadeguato” , non certo con tutte quelle trivialità con le quali la sinistra dabbene ha infamato per gli ventidue anni un politico italiano, non è certo una ingiuria – e s’è scusato col Presidente. Napolitano non può far nulla, i Magistrati si sono mossi subito contro Storace e lo hanno incriminato per un reato creato da Mussolini. Ma è rimasta “immobile” davanti a La sinistra difende questi Magistrati, trova giusta questa “ purga” di stampo bolscevico e staliniano , questa infamia contro la libertà di critica, d’opinione e di pensiero. I delitti di vilipendio politico erano già noti fin dal 1889 e vennero mantenuti nel “ Codice Rocco” del 1930 come “delitti contro la personalità dello Stato”. Si tratta di un reato d’opinione, tipico di ogni regime dittatoriale, da quello comunista a quello fascista .Con l'avvento della così detta Repubblica e della nuova Costituzione – sempre quella più bella del mondo, i delitti di vilipendio, pur essendo bollati, davanti a tutto il mondo civile, come “ reati di mera opinione” e dunque contrari alla fondamentale libertà di manifestazione del pensiero e , aggiungo, a “contenuto indeterminato” ( il che lascia sconfinato il suo campo di applicazione) , furono dal “ sistema dei Partiti politici di quel tempo” gelosamente mantenuti. Un preclaro esempio di un “ becero conservatorismo di potere” avallato da una Costituzione inguardabile, altro che la più bella del mondo. Tra poco, il prossimo 2 novembre, sarà il trentanovesimo anniversario della tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini. Già iniziano a volteggiare, affamati di soldi e di media, nell’aria i corvi e gli avvoltoi che dal 1975 vivono nutrendosi con i resti del suo cadavere. I complottisti , i corvi, gli avvoltoi, quelli che si “ nutrono e si arricchiscono” con gli avanzi putrefatti di cadaveri eccellenti , da Pasolini a Falcone, dal poliziotto Annarumma alle vittime della bomba di Piazza Fontana, da Giorgina Masi al Maresciallo Lombardo, da Caponnetto a Pio La Torre, ecc. hanno costruito sulla sua morte violenta ipotesi e suggestioni, roba da rotocalco, pamphlet che coinvolgevano mandanti politici dello Stato per un omicidio politico, un delitto politico di chiaro stampo fascista al grido di “ daje ar frocio!”, i servizi segreti deviati che orchestrarono con la connivenza delle istituzioni lo scempio del corpo dello scrittore e via dicendo. Film , libri, articoli, monografie, interviste, opuscoli, commemorazioni, messe cantate, sacrifici umani e quanto altro , in abbondanza in questi 39 anni. Ma una sola sentenza giudiziaria definitiva, quella su Pelosi, un “ finocchio di borgata” rimorchiato a Termini per un pompino a pagamento all’Idroscalo di Ostia : nessun teorema, ipotesi, illazione, delirio ha smosso uno straccio di inchiesta. I chierici officianti sono sempre gli stessi, Veltroni è il cassiere fiduciario di questa congrega di sciacalli . Ma se essi sanno, come il delirante Pasolini andava cialtroneggiando quel 28 luglio del 1975 quando dalle colonne del “ Corriere della Sera” , preso da uno dei suoi consueti attacchi di isterismo omosessuale, urlava che “ lui sapeva i nomi, lui sapeva tutto e bastava quello che lui sapeva per impiccare, senza processo la Dc” (quando non sapeva un beneamato cazzo che non fosse la trita vulgata propagandistica della sinistra comunista del tempo) , perché invece di “ipotizzare”, invece che suggestionare” non prendono carta e pena e scrivono questa benedetta denuncia? Solita storia di questi avvoltoi della memoria, gettare il sasso nascondendo la mano. Per viverci sopra quelle ossa , da nababbi. Sfruttamento di cadaveri, peggio che sfruttare la prostituzione. Quello di Pier Paolo Pasolini è stato semplicemente uno dei tanti scannamenti fra omosessuali , fra “ frocio e finocchio” e Pelosi ha già confessato di aver massacrato Pasolini per questi banali e semplici motivi. Insistere oltre modo nel disconoscere una sentenza definitiva fino al punto di delegittimarla è, a mio giudizio, vilipendio dell’Italia e del suo popolo.

venerdì 17 ottobre 2014

IL CANCRO DELL’ITALIA? MAGISTRATI E COMUNISTI. Leggere le motivazioni scritte dai Magistrati in quel processo da Sacra Rota sul caso Ruby e che hanno legittimato l’assoluzione di Berlusconi ( sfruttamento prostituzione minorile e concussione erano i due reati penali contestati ) provoca disgusto ,,è come andare indietro di almeno un secolo e ritrovarsi in uno Stato papalino, senza l’ombra dello garantismo di uno “ Stato di Diritto. Dovendo, loro malgrado, sputtanare senza ritegno svariati Magistrati, in primo luogo Ilda Boccassini, e poi trovare una giustificazione per far credere che Berlusconi si sia salvato da quei due reati penali, ma che meriterebbe chissà quante condanne , essi ricorrono ad un moralismo bigotto, ritornano ai riti tribali del “ processo ad Oscar Wilde”, l’omosessuale scandaloso, inzuppano di un moralismo disgustoso sfoggiando i propri nascosti “ deliri sessuali” come fossero leggi sacrosante scritte in qualche codice. I loro repressi pruriti sessuali trovano sfogo nel loro moralismo da curato di campagna di primo novecento, come vivere nei “ Beati Paoli” di Natoli dei primi del novecento, con la sua “setta segreta”, con la sua rudimentale e primordiale contrapposizione del buono al cattivo, al reprobo, secondo schemi stereotipati e da Klu Klux Klan, c’è l’assunzione dell’ostia sacra che tutto purifica e cioè la “ giustizia consolatoria” , ma severa, arcigna, rigida, inflessibile, che però viene amministrata solo da un “ gruppo di eletti” – loro, appunto, i nuovi “Beati Paoli” – che Dio ha inviato fra noi stronzi per rivelarci cosa sia buono e cosa sia cattivo, l’idea del buon tutore, della “ cara guida” del cittadino idiota ed incapace. Le ragazze che andavano ad Arcore erano, per loro, tutte mignotte e prostitute, perché “esibivano le loro forme procaci per eccitare la libidine sessuale di Berlusconi e dei suoi i convitati maschi , non disdegnando di elevare il loro(dei maschi) grado di eccitazione sessuale con toccamenti e mosse e seduzioni femminili…”. E dunque erano mignotte, puttane, quel che si dice , in questo nuovo novecento, prostitute, a Napoli “ ‘a mundana”, per la morale pretesca e papalina dell’ottocento inquisitorio “ la peccatrice”. Per cercare di dimostrare che ad Arcore c‘era un giro di prostituzione i magistrati devono impancarsi a giudicare le ragazze ed il loro comportamento ma in base alla loro frustrazione sessuale . Guai dunque ad essere disinibita, guai a fare quello che una donna fa da quando nasce e cioè “sedurre” per sua stessa natura l’uomo, guai a provocare, guai a civettare. Tutte mignotte. Diffamando delle ragazze “ mantenute” come fossero mignotte. E infatti , grazie a questo percolato clericale , l’ Italia , com’è noto, è il paese dei “ diritti civili”, dove fino a dieci o venti anni fa l’omosessuale era “ er frocio”, l’essere malato, il contro natura, che i grandi miti di questi Magistrati - gli Stalin, i Che Guevara - infatti rinchiudevano nei gulag per sterminarli . Buon sangue non mente, vedo. E infatti l’Italia è ancora un Paese dove la prostituzione non è stata ancora “ legalizzata” e dove solo oggi arriva una legge per le coppie omosessuali. Se penso che avrebbe dovuto essere il Ministro di Giustizia del Governo Renzi mi sento male. Nicola Gratteri pensasse a fare il proprio dovere , a fare il P.M. a Reggio Calabria , dove la ndrangheta detta legge e dove questi signori Magistrati ci vogliono fottere ancora imponendoci di credere che Fortugno fu ucciso da tale Marcianò quando lo stesso Presidente Carlo Azeglio Ciampi, giunto a Locri nell’immediatezza del delitto proclamò : «Calabresi resistete, l’Italia tutta a con voi»: “Resistete ” , ma contro chi? Contro Marcianò? Se persino Napolitano sbottò con Renzi e col P.D. ( “ Un P.M. come Gratteri al Ministero di Giustizia? Ma come si fa ad essere così inopportuni ( o idioti?)? E che succederà quanto il P.M. Gratteri dovrà firmare , come P.M. a Reggio Calabria, la proroga, o la revoca di diversi 41- bis per i mafiosi? Ma fatemi il piacere…..!” ) Gratteri invece, oltre a fare, e bene, il proprio dovere da P.M. anti ndrangheta ( di questo l’Italia ha bisogno, Gratteri, non di nuovi Tomas de Torquemada !) presiede , ovviamente in quota P.D., anche una “Commissione Consultiva per la riforma della Giustizia” della quale ho consultato i suggerimenti. Non solo questo “ simulacro di riforma della Giustizia” manterrà inalterato l’enorme potere discrezionale, direi ormai divino, assoluto peggio di una monarchia e di una feroce dittatura, della Magistratura ma lo aggraverà. Le misure suggerite da Gratteri, in buona sostanza, pretendono di sacrificare quel poco che resta in Italia dello “ Stato di Diritto” sancito dalla Costituzione e sopra tutto il diritto alla difesa degli imputati per l’asserita necessità di una “ emergenza” della lotta alla criminalità. Gratteri, la prego, torni a fare il P.M., Di Pietro è sparito, Ingroia idem, Violante s’è rintanato, Caselli finge di incazzarsi per difendersi, Travaglio è stato cacciato a calci in culo anche da Santoro, Casson emigrerà dal P.D., ma che vuole fare? Renato Farina, giornalista di area “liberal”, accusato di aver collaborato con i Servizi Segreti Italiani ma poi prosciolto persino dai “ magistrati regnanti”, è da ieri diventato un “inquisito” per il Tribunale del popolo , cioè il “Comitato di Redazione” di “Repubblica. In quel giornalone, è noto, si respira aria “ altamente democratica” , nulla certo a che spartire con pratiche da giustizialismo tribale bolscevico , Bolzoni, Serra, Scalfari per dire la “creme degli intellettuali “ de sinistra, raffinati, colti, chi parla col Papa, chi con Dio, chi lavora da sempre nella portineria dei pettegolezzi, chi a Largo Fochetti chi a Capalbio, ma tutti Icari della democrazia, altro che storie. Ieri il Comitato di Repubblica ha ordinato ai signori giornalisti di Repubblica di linciare Renato Farina, con una mobilitazione contro Farina votata all’unanimità. Mai stato comunista, lo sapete, ma quanta nostalgia, signori miei, dell bella, vecchia Unità stalinista quando si assolveva anche uno che, come tale Jacoviello, osava criticare Stalin!

giovedì 16 ottobre 2014

I RESPONSABILI DEL DISASTRO DI GENOVA? I MAGISTRATI Le disgrazie, il dolore, le morti, le sciagure popolari usate come propaganda di partito. Di chi la colpa di quel disastro di Genova? Chi non serve un partito politico ma la semplice verità lo sa: l’invadenza ossessiva della Magistratura nella vita del Paese. L’Aquila docet, mi aspetto che qualche “ perito” ( di qualche giro clientelistico di qualche partito politico) scelga nel novero di quelli sempre “ a disposizione” ed una bella perizia anche asseverata infilerà la zucchina nel solito sedere: in quello della parte indifesa, come al solito, cioè di chi emette le previsioni. Ormai tutti vivono nel terrore dell’inquisizione da delazione o da denuncia. Gli insegnanti, che se per caso si permettono di dare un quattro si trovano sul banco degli imputati davanti ad un Tar a scelta; gli avvocati che corrono i medesimi rischi se s’azzardano a difendere la “ parte debole”; pensate ai medici, ormai costretti a curare il malato più al fine di precostituirsi prove a proprio discarico – onde pararsi le chiappe davanti a future ed ormai consuete denuncie – che per rigorose esigenze terapeutiche. Vi chiedo se, ad esempio, con L’Aquila e col profluvio di accuse e di inchieste della Magistratura , sia cambiato qualcosa. Sono passati dieci anni, la ricostruzione dell’Aquila è ferma, Pezzopane nel contempo s’è innamorata ed almeno non ci tritura più gli attributi con le solite colpe di Berlusconi. Ma per gli aquilani, per quei poveretti terremotati come stanno le cose? Sono cambiate in meglio? Le imprese stanno ricostruendo L’Aquila? No, tutto fermo. Ma gli arcigni lestofanti vestiti in toga hanno fatto i gradassi e se la sono presa , da perfetto “ braccio armato del potere” , con i derelitti, quattro professori di geografia astronomica messi lì nella Commissione Grandi Rischi. Che bella dimostrazione di arroganza con i deboli, signori Magistrati dell’Aquila! E com’era felici, gaudenti, ilari i Travaglio, le Guzzanti e voi tutti che leggete “Il Fatto Quotidiano” o “ La Repubblica” nel leggere le “ esemplari condanne ai responsabili….”. Non vi dovete risentire se, per dire la verità, vi chiamo miserabili. Ma dopo L’Aquila si sono decuplicati, invece, gli oneri giudiziari e burocratici per le imprese e per le amministrazioni Comunali. Ormai ogni sindaco, assessore, Presidente di Regione è schiacciato dall’oppressione giudiziario/burocratica terrorizzato dallo sbagliare un timbro, una data. Hanno elevato la burocrazia a totem democratico così che un semplice errore diventa un reato penale al quale la graziosa stampa italiana impicca sulla piazza il politico. Ci sono i Griso di questa “ casta di Don Rodrigo” in toga, come il Presidente della Regione Lazio che, non sapendo né leggere né scrivere – come si dice a Roma - si è rivolto direttamente all’ “ Illustrissimo Signor Procuratore della Repubblica di Roma” - l’untuoso e bavoso burocratichese – affinché si “pregi” di scegliere direttamente i propri dirigenti ! A Genova i lavori non sono stai iniziati non per responsabilità di Burlando né di Doria, . A Geova esiste il progetto, ci siano i soldi, la gara di appalto è stata espletata e anche l’assegnazione . Ma ogni gara d’appalto va frugata, rivoltata, inquisita, interrogata, seviziata, suddivisa non sia mai vi si nasconda un qualche corruttore, un presunto mafioso, chissà com’ha fatto quella Ditta a vincerla? Non è forse questo il vostro bel “ complottismo” che tanto vi arrapa? Elucubrare possibili foschi scenari, la sempre immancabile presenza di qualche nuova P2, magari qualche clientela massonica e giudaica , insomma il ricorso al Tar di chi perde la gara è oramai una consolidata prassi. Per la Roma di Totti lo diventerà presto, ad ogni sconfitta. E che fa il Sindaco? Che fa il Presidente della Regione se esiste il ricorso al Tar? E’ questo simulacro di giustizia che affossa il Paese, altro che P2 e logge massoniche! Perché il Sindaco o il Presidente della Regione deve finir stritolato se per caso il Tar accoglie quei ricorsi? E figurarsi come ci si butterà una Procura della Repubblica “politicizzata” ( tutte quelle italiane sono al servizio di qualche partito politico) su un’inchiesta sul Sindaco Tal dei Tali per verificare che quel sindaco non abbia in effetti commesso qualche abuso penalmente rilevante? Se cercate i responsabili dei mancati lavori di Genova che hanno provocato morti e danni, li avete trovai. Adesso vediamo che fate.

sabato 11 ottobre 2014

STORACE, ALTRO CHE GIUSTIZIA, QUESTO E’ UN LINCIAGGIO La incartano come fosse GIUSTIZIA, ma se scartate trovate invece un LINCIAGGIO. Pronto, il prossimo 21 ottobre per un politico dal quale dissento ma che merita il mio ed altrui rispetto, Francesco Storace. Francesco Storace è accusato di un reato gravissimo, come è in Italia dissentire dal pensiero dominante , osare usare il proprio cervello e farsi una propria opinione senza seguire quella, dominante , che il pensiero dominate ha cucinato per il popolo degli ebeti, reato condito alla ciociara, con una spruzzata non di cacio ma di una leggera invettiva contro Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica, qualificato da Storace come “ indegno”, offesa per la quale Storace ha già chiesto scusa al Presidente. Ma Napolitano è un uomo d’onore, come Bruto, un duro, lo so bene, ma solo con quelli di centrodestra, servile e genuflesso con i potenti compagni di sinistra. Si dice “ duro ed inflessibile con gli umili , servile con i potenti“, rende meglio e benissimo l’idea. Ma come disse quel tizio? Io non ho paura , perché non vivo di politica ma del mio lavoro ed una mia eventuale condanna per vilipendio di Giorgio Napolitano sarebbe per me una medaglia al valore civile – altro che un Nobel ! - da esibire con orgoglio e senza pregiudizio. E’ inflessibile con Storace non solo Giorgio Napolitano ma anche quella qual certa Magistratura che da un lato umilia Napolitano trascinandolo sul banco dei testi perché dica una buona volta quello che sa e che nasconde da venti e passa anni sulla fumosa trattativa Stato – Mafia , per svergognarlo davanti al mondo intero, tanto più che Napolitano potrebbe essere “ controllato” ed anche contraddetto e sbugiardato, durante la sua testimonianza, da due “ nobili pensatori”, presenti di persona o in videoconferenza, come Leoluca Bagarella e Totò Riina, due avanzi di galera da vomito, che quella stessa Magistratura santifica, alliscia, corteggia, accarezza, allupa con “ proposte indecenti”. E che dall’altro lato e contemporaneamente sembra “ cadere dal pero” e scoprire improvvisamente che la parola di Storace ha ferito a sangue le Istituzioni, lo Stato, il Quirinale, la Patria e la Repubblica , le Regioni , le Province, i Comuni, le Comunità montane, le Circoscrizioni, i circoli di quartiere, persino anche gli addetti all’AMA. Davanti a quel popo’ di reato d’opinione commesso da quel post fascista di Storace , improvvisamente la cosa che conta diventa tutelare il presidente della Repubblica che quella stessa Magistratura calpesta alla grande. Io sto con Storace, voi state con Corona e Celentano. Dio li fa e poi li accoppia.
MINEO, TOCCI, CUPERLO, CIVATI, BERSANI, FASSINA, CASSON E MASNADA VAIASSA . TANTO RUMORE PER LA SOLITA SCENEGGIATA Tutto questo agitarsi per un Jobs Act – astenersi o scappare dall’aula al voto , belli de mamma, è solo viltà intellettuale, disonestà allo stato puro e cristallino -, tutto sto casino dei Mineo, dei Tocci, dei Cuperlo, dei Civati, dei Bersani, dei Fassina, dei Casson, ecc. insomma del P.D. rimasto Pci , solo per ingannare la gente dipingendosi “indipendenti , liberi, autonomi e capaci di ragionare col proprio cervello e di votare secondo il proprio di cervello ” – come impone, mi pare, la Costituzione ad ogni parlamentare, quella stessa Costituzione che questa masnada di melense prefiche afferma di “ adorare” ma sulla quale, quando ne riceva l’ordine dal “ suo padrone”, orina e defeca in quantità industriale - è la solita meschina “ammuina” “pe fasse vede quanto so bravi“. Scusate la franchezza ma ci avete proprio rotto i coglioni: è dal 1953, altro che imputarmi oggi di “ benaltrismo”, che ci scassate i gabbasisi truffando, continuativamente e sfacciatamente , il popolo che vi vota. Siete solo delle meschine comparse in una sceneggiata di Mario Merola, tipo “ Felicissima sera, a tutte ‘sti signuri ‘ngravattat”. Col vostro culo sempre più inchiavardato a quella sedia parlamentare – e sopra tutto ai suoi privilegi come “il potere”, “ i vitalizi”, “ le prebende”, “i cerchi magici “ , ecc. tutta robaccia che voi “fate finta” di combattete, all’eroico grido di “ Armiamoci e partite!” – dove siete arrivati non solo senza alcun vostro merito, ma solo perché siete stati leccapiedi e lacchè della nomenclatura del vostro partito e giammai per investitura popolare , fate pure “ la mossa”, come Celentano il molleggiato, di dimettervi da “ incipriati cicisbei del cerchio magico ” quando siete ben consapevoli che “er padrone” non vi caccerà mai perché difficile trovare “altri devoti e servili soldatini” come voi . Col vostro sculettamento da vaiasse dietro al Jobs Act ed all’articolo 18 volete solo inchiappettarvi, ancora una volta e sempre a sangue , il popolo rozzo che vi vota ancora , ma che non deve sapere quello che “ er padrone P.D.” gli sta cucinando. “Popolo informato, suo controllo sfumato” diceva il saggio Stalin. Sta tornando il vero Pci originario, quello di lotta e di governo della Prima Repubblica ed il Pds – Ds - Pd , sempre di lotta e di governo del 2006 . Siete quasi come Gesù, non “ trini” come lui , ma “ bini” come Giano e come Giuda Iscariota , una faccia a Palazzo Chigi, l'altra in piazza con Landini, Camusso, Sel e quant’era bella e dura la mia CGIL. Una farsa comoda come recitare due parti in commedia, munifica per voi, ma tragica per gli italiani tutti che ne sono vittime secolari. Nella cucina segreta del Nazareno il menù è pronto. Volete cominciare con l’esautorare anche il Parlamento ( il Senato è bello che cucinato, ormai, fatto spezzatino ), ormai soffocato sotto la dittatura del vostro partito. State trasformando la sede del vostro partito in un organo della Costituzione ( sempre quella “ più bella del mondo) con il tacito consenso di Giorgio Napolitano che della vostra “ azienda politica” è sempre stato un Direttore Generale , ma guai a gridare al “ conflitto di interessi”, c’è pronto un Magistrato col vilipendio in canna. State “ asfaltando” i luoghi istituzionali della democrazia e realizzando un grumo antidemocratico, un accentramento dei poteri nelle sole mani del premier. State moltiplicano i luoghi di decisione politica esterna, svicolando dal Parlamento : il Patto al Nazareno, un discorso alla Direzione del Pd, un incontro con Draghi, un incontro con Berlusconi a Via del Plebiscito. State edificando una deriva antiparlamentare , col ricorso “ alla fiducia”, col ricorso alla “legge delega” , trasferendo sempre più il potere legislativo dal Parlamento al Governo, a Palazzo Chigi, alla Sede del Nazareno, a casa Renzi . Ma voi tutti zitti, allineati e coperti, basta che il popolo che vi vota non se ne accorga. Il popolo va erudito a dovere e voi , così “ democratici” , così orgogliosamente civatiani ma quando mai avete sentito il dovere di adeguare la Costituzione legale a questa reale. Non sia mai che chi vi vota si renda conto di quello che gli state tramando ai suoi danni. Creando in primis un regime di premierato forte: l’analisi politico – costituzionale dei messi passati sotto l’attuale Governo, ci consegna un’inedita trasformazione del ruolo del Presidente del Consiglio, a Costituzione assolutamente invariata e in discontinuità con le esperienze degli Esecutivi precedenti e con le relative prassi costituzionali. Il P.D., ha praticamente “imposto” , anche per esiguità di opposizione, un processo di rafforzamento del ruolo del Premier – nel quadro del nefasto ritorno alla devozione alla sua figura - che avete realizzato , con modifiche della legislazione ordinaria, imputando alcune funzioni (dapprima allocate o presso il Consiglio dei ministri o presso i singoli Ministri - in capo al Presidente . Preferisco il presidenzialismo , una volta approvato e costituzionalizzato. Il P.D. vuole invece un premierato forte? Basta dirlo con chiarezza e con lealtà , che lo sappia anche il popolo che vi vota, proponendo e promuovendo le riforme costituzionali adeguate. Io dissento con fermezza da questo piatto che vorreste propinarci , lo considero una schifosa forma dittatura non avallata da alcun voto popolare “imposta” con mezzi coercitivi di stampo fascista ( vedi Italicum o premio di maggioranza) , ma potrei arrivare anche a turarmi il naso e a non contrastarlo se almeno qualcuno di voi mi convincesse che produrrebbe qualcosa di positivo per il Paese. La dimostrazione della vostra profonda ed inesauribile “irrilevanza intellettuale” e della vostra servile prostrazione “ ar vostro padrone dove uno solo regna incontrastato sulle vostre coscienze e menti ” sta nel fatto che nel Jobs Act non è contenuto alcun accenno all'articolo 18, e dunque non c'è delega che tenga, non se parlerà più. E allora perché andate in piazza contro ciò che in fondo premia i conservatori della Cgil? Logico: mettete in scena la solita “ammuina”, la solita commedia “dell'apparenza” ,per ingannate il popolo con imbrogli linguistici e usando il richiamo della foresta ( la violenza della piazza e le minacce di Landini ) come arma di ricatto e di intimidazione contro un potere che però è tutto nelle mani del vostro stesso padrone del quale state al guinzaglio . State avallando Il becero e talebano “ritorno al medioevo”, al puro stalinismo che consiste nell’afferrare con qualsiasi mezzo il “potere” perché dopo la sua conquista quel potere consentirà di applicare un programma di governo. La vostra farsa è semplicemente il “ corrispettivo” ( periodico) che state pagando al padrone quale prezzo o pizzo per la vostra poltrona in Parlamento. Con le vostre “ sculettate” da vaiassa sul Jobs Act, voi cercate di evitare che il popolo si renda conto che voi state avallando una inesistente guerra contro il terrorismo islamico del Califfo, combattuta solo ma voce dal vostro padrone, durante inginocchiate interviste televisive, senza mai specificare se interveniamo in guerra o no. Volete evitare che il popolo ragioni sul caso della Libia , su quello della Finmeccanica in India, sulla faccenda dei due soldati italiani ivi detenuti da qualche anno, sulla vostra ignobile sudditanza ad Obama ed agli Usa nel farci nemica la Russia applicando sanzioni che saranno pagate non da Putin , non dagli americani ma dagli italiani . Voi siete dei lacchè al servizio di una visione dell’universalità del mondo ridotto alla “velina” di casa Renzi , di Palazzo Chigi e di Largo del Nazareno. Voi sculettate come vaiasse per distrarre la gente, perché ben sapete come su tali argomenti così gravi per il nostro destino di popolo, non si potrebbe evitare di dare voce a quel Parlamento che voi, invece, state disciogliendo nell’acido solforico delle vostre “vaiassate”. Dare voce al Parlamento mentre lo state disintegrando? Ex comunisti sì, ma proprio cretini totali non credo. Il fatto è che voi sculettate ma siete dei “ dead men walking”, anime morte suddite ad un partito che vi tiene a catena col collare ferreo del vincolo di mandato; il che, come in ogni schiavitù vi induce alla rancorosa vendetta , che voi vi ostinate a contrabbandare come fosse una ribellione, ogni volta che potete sfruttare l’ombra ,il segreto, l’opacità, come andate facendo ad esempio con lo squallido e triste vostro ricatto della mancata elezione dei giudici della Consulta. Ma non cavate un ragno dal buco, morti restate perché voi non avete alternative , come cercate di imbrogliare con fighe dall’aula, con astensioni ed altre vigliaccate. Renzi ha ragione da vendere quando, a Bersani e D’Alema che ardiscono pure protestare per l’andazzo odierno , li umilia rinfacciando la loro grande parte di responsabilità in merito . Spettacolo miserabile che solo questa Italia inchiodata al passato è capace di offrire al mondo. Perché non funziona così nelle altre parti del mondo rette da un sistema democratico. Per esempio in un regime presidenziale per eccellenza, come quello statunitense, i parlamentari hanno un incomparabile potere di condizionare le scelte dell’esecutivo. Perfino a Westminster le ribellioni in Aula sono all’ordine del giorno. Perfino in Germania la Merkel ha dovuto spesso ricorrere ai voti dell’opposizione per resistere alle defezioni interne della sua maggioranza. Istituti come la sfiducia costruttiva, sistemi elettorali basati sul collegio uninominale, o anche un presidenzialismo dotato di “controlli” e “ contrappesi” , consentono di avere insieme governi autorevoli e Parlamenti liberi. Se la smetteste di fare smargiassate inutili, di comportarvi da vaiasse sculettanti per fare contento il vostro padrone, ci potremmo fare un pensiero comune. Le cose basta capirle. E poi essere anche liberi di volerle.

venerdì 10 ottobre 2014

SABINA GUZZANTI NON HA CAPITO UN BEL NIENTE Giorgio Napolitano, originario “boss” con Violante della camarilla fra Pci, mafia e Magistratura, masnada nata intorno al 1985 per schiacciare l’Italia, liberata dagli equilibri militari della guerra fredda, sotto il regime del comunismo, è sotto ricatto del Partito dei Magistrati , che , deposto il Pci dal comando della brigata nel 2008, con il successivo ammutinamento del 2011 ha condannato a morte Napolitano, reo di non avere “prescelto” un Magistrato ( di Magistratura Democratica , ovviamente) invece che Monti e poi Letta per governare ( mettere ordine e legalità, abbattendo lo Stato di Diritto ) nel Paese. In perfetto stile “mafioso” Napolitano, dapprima minacciato , intimidito ed umiliato dalla Procura di Palermo con l’obbligo della sua testimonianza al processo Stato – Mafia con la ventilata presenza degli imputati Bagarella, Riina ( che galantuomini al Colle, anche se in videoconferenza, che “esimi controllori” delle dichiarazioni di un Presidente della Repubblica!) e Mancino, è stato poi letteralmente agguantato per le palle dalla Corte di Palermo la quale ha rigettato la richiesta di partecipazione dei tre imputati. Ma il messaggio mafioso, il ricatto in piena regola a Napolitano resta fulminante: guarda bene come ti possiamo ridurre, ma se tu ci obbedisci noi possiamo salvarti la vita e l’onore. La strategia dell’elastico. Ora però ci si rende conto che la Corte palermitana ha incredibilmente sbagliato: quello che distingue in processo penale in uno Stato di Diritto da un processo penale in un regime bolscevico e totalitario è proprio la garanzia assicurata agli imputati ( tutti, senza alcuna esclusione o graduazione) di essere presenti ad ogni fase del dibattito. Con la riforma del codice di procedura penale del 1989, targato Psi – Prof. Vassalli, il nuovo rito accusatorio prevede proprio il formarsi delle prove nel dibattimento e non più, com’era prima della riforma, dentro la stanza dell’inquirente. L’assenza di un imputato o il semplice omesso avviso dell’udienza determina la “nullità di tutti gli atti successivi”. Insomma , atteso che la ventilata “ video conferenza non risolve la questione (perché ammessa per i soli processi nelle aule bunker , in quanto costituisce una illegittima limitazione dei legittimi diritti della difesa) , la Corte palermitana vuole sabotare e sotterrare questo processo Stato – mafia ? Non posso credere ad un simile clamoroso errore e tutto questo serve solo a tenere Napolitano sempre più sotto ricatto. Ma quello che sta succedendo a Milano, fra Bruti Liberati e Robledo deve aprire gli occhi a tutti. C’è una guerra all’interno del sistema dei Magistrati e solo la magistratura politicizzata , quella che ora è rappresentata da Bruti Liberati ( nei peggiori anni della nostra vita lo era da Francesco Saverio Borrelli) sta conquistando le case matte gramsciane che le permettono di mettere sotto controllo il sistema produttivo ed economico del Paese ( con l’Authority Anticorruzione, con una gestione staliniana del Tribunale di Milano, con la reintroduzione della procedibilità per “falso in bilancio” d’ufficio, con la ventilata introduzione dell’auto riciclaggio, con la società Expo che già si prostra al preventivo controllo di legittimità di Cantone, ecc. Il processo Stato – Mafia dura da ventidue anni, non ha dato alcun risultato, il partito dei magistrati è stanco di aspettare, la sua strategia è cristallina. Con l’agguato del 1993 ha sottomesso la politica e devastato la costituzione e lo stato di diritto. Ora sottomettendo anche l’apparato economico dell’Italia ha il dominio completo sul Paese. E’ diventato pragmatico il partito dei Magistrati: basta processi ventennali, il potere subito per instaurare il loro “ regime democratico”. Insomma quel processo Stato Mafia può anche morire tanto Napolitano non solo non serve più alla masnada ma è ormai un peso morto, sa troppe cose e deve stare sotto ricatto per sempre. Ecco perché Sabina Guzzanti sbaglia clamorosamente: le manca la raffinatezza intellettuale della cultura vera, lei è solo una becera isterica volgare antiberlusconiana da quattro baiocchi, per questo sta con Bagarella, Macino e Riina. Non sarà certo una grande perdita, la sua, per il partito dei magistrati.