Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 30 ottobre 2014

ECCO CHI SONO I VERI RESPONSABILI DEI LICENZIAMENTI DELLA THYSSEN KUPP DI TERNI. Il fanatismo ideologico, assolutamente illegittimo, che la Magistratura italiana sfoggia davanti all’ “impresa privata” , sia per rafforzare ancora di più – assumendo irresponsabili posture da “ angelo vendicatore” – il proprio ostracismo “alla proprietà ed all’ iniziativa privata” sia per rinfocolare il suo “ delirio di onnipotenza”, sta riducendo l’Italia ad una sorta di “ terra bruciata” dove è impensabile ed assurdo fare impresa, lavorare ed investire e non solo per il sistema fiscale da strozzinaggio. Da diversi anni nei confronti “ dell’impresa” ( minima, piccola, media o grande che sia ) la Magistratura assume scelte giudiziarie assolutamente irrispettose del dettato costituzionale e della pur scarsa “ libertà d’impresa”garantita dalla Costituzione. Si vedano,emblematicamente, il caso Ilva di Taranto , nel quale il tanto “ asserito inquinamento dell’aria ”è stato perseguito dai giudici ma solo da quando i Riva hanno rilevato quello stabilimento che inquinava quella stessa ’aria da almeno cinquanta anni, come “ azienda pubblica”, senza che nessuno si accorgesse di nulla ; il caso di Vado Ligure, la cui inchiesta per “ omicidio” però, pur avendo ottenuto alcune “ prime pagine” giornalistiche per una decina di giorni, è letteralmente scomparsa dalle cronache e dai talk show televisivi, pur avendo le indagini epidemiologiche accertato in Liguria – come quelle a Taranto – la diretta responsabilità della proprietà di quella centrale nella mattanza della popolazione ligure. La solita “ giustizia” che, per gli amici ( e cioè per Carlo De Benedetti, tessera numero 1 del P.D. e proprietario di una corazzata il cui cannone puntato fa paura a tutti ) si interpreta con il famoso “ libero convincimento del magistrato”, mentre per i nemici si applica con la dovuta rigorosità . Il “ blocco mentale” dei Magistrati italiani nasce, fateci caso, sopra tutto quando sorge una disputa, un conflitto fra la “tutela degli interessi dell’impresa” e quelli “basilari dell’ambiente “, dove vi sono in ballo tutele fondamentali come quella della “ qualità della vita”, della “ sicurezza della popolazione”, come quella dell’ ambiente. Eppure davanti a tali dilemmi non deve esistere alternativa o dubbio : le esigenze di qualsiasi impresa mai potranno e dovranno essere tutelate a discapito do quelle del popolo. E su questo principio non vi possono essere dubbi. Ma è proprio a questo punto che la Magistratura, accecata dall’ideologia marxista, inciampa clamorosamente ,smarrisce , pervasa dall’odio ideologico, ogni senso della giustizia e della misura e assumendo posture da “ giustiziere della notte”, come avvenuto proprio con quella stessa casa tedesca per l’incendio del suo stabilimento di Torino, invece che “ amministrare la giustizia”, inforca la maschera del Masaniello o di Charles Bronson e si mette a cavalcare l’andata di indignazione popolare per legittimare un “ vero e proprio linciaggio” dell’impresa spacciandolo come fosse “ il giusto processo”. L’accusa per l’azienda fu di “ omicidio volontario” vale a dire, in termini da codice penale, che la Thyssen voleva la morte di quei poveri disgraziati, come un assassino qualsiasi. Uno sproposito, un’enormità, un’assurdità :quell’accusa, come è poi emerso dal dibattimento, era mostruosamente eccessiva, del tutto fuori dal codice penale , perché quell’evento fu caratterizzato certamente da colpa, anche grave, ma non certo da dolo. Che c’è ora da stupirsi ed indignarsi se la Thyssen Krupp se ne vuole andare via, se vuole scappare , da un Paese, l’Italia, nel quale non è garantita nemmeno la giustizia e dove viene invece si usa linciare l’impresa? Signori sindacalisti, Landini, Camusso, che volete ora dal nostro Ministero del Lavoro? Che noi cittadini paghiamo di tasca nostra gli errori e le pazzie di una Magistratura che pretende di restare impunibile e della quale voi ne difendete gli assurdi privilegi ?

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