Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 6 ottobre 2014

LA GRAZIA A CORONA, CELENTANO PAPA FRANCESCO E LA NOSTRA DERIVA VERSO LA GIUSTIZIA SOMMARIA Iniziative come quella di Celentano, di invocare e chiedere la grazia per Corona, sollevando una “ asserita sproporzione “ fra reato commesso e pena inflitta (dai Magistrati) , scatenano dibattiti pubblici sui giornali, in radio e nella televisione con trasmissioni, sapete,simili a quegli assembramenti dove nerborute lavandaie, negli antichi lavatoi, spettegolavano, urlando e dandosi sulla voce, diffamando questo mondo e quest’altro, ora sono assembramenti solo più contestualizzati con i tempi nostri. Non più corpulente lavandaie come protagoniste ma figuranti e sedicenti opinionisti “pret a penser”,sempre pronti , come quelle lavandaie anni ’50, a darsi sulla voce, a urlare, fino anche alla classica “pigliata pei capelli”, per imporre il loro pettegolezzo . In più oggi si sdottrineggia , ci si impanca, si cazzeggia alla grande, in scena l’eterno duello rusticano fra colpevolisti e innocentisti, fra buonisti e rigoristi, riduciamo il tutto fra destra e sinistra, fra “orecchianti del diritto” e “parassiti del perdonismo” , e…… E? Dice, sollevando ondate di ululante e devoto compiacimento Papa Francesco ( detto anche “ il Papa nuovo che avanza”) “ Chi sono io per giudicare?”- ma il far decidere gli altri (Gesù o Barabba?), il lavarsi le mani (Ponzio Pilato) millantando un alibi apparentemente nobile ( rimettersi alla volontà popolare quando regnava una monarchia tirannica) per nascondere i propri meschini interessi ( altro che miseri trenta denari avrebbero pagato i Romani per catturare quel Cristo che seminava un verbo che poteva corrodere il loro potere dominante) non erano tutti attentati dinamitardi “ contro” la lezione di Cristo che ,invece, decise eccome , e senza cercar alibi alcuno, andando contro i suoi interessi di uomo, di sacrificare la sua vita per quella gentaglia che preferiva salvare Barabba e non chi dava la vita per loro – non “insegna”nulla ,ma “catechizza” le menti? Celentano non insegna nulla ai seguaci, ma li catechizza, inducendoli a rifiutare pregiudizialmente il definitivo esito processuale, usando argomentazioni che attengono da un lato al potere riabilitativo della pena inflitta e dall’altro al naturale ed umano progredire della maturazione dell’uomo. La decisione dei magistrati non può essere inquinata dal post pensiero che essa sia stata ex tunc assunta in misura “sproporzionata” rispetto al delitto commesso, perché tutti i reati prevedono appunto un massimo e un minimo della pena e spesso la forbice è ampia proprio per consentire di agire sulla pena edittale. Se Corona è maturato sono contento per lui, ma chiederne per questo motivo la grazia è un insulto alla Costituzione, alla logica, alla democrazia stessa. Se Celentano e Papa Francesco ed i loro lacrimosi ed ipocriti seguaci avessero qualche motivo di ragionevolezza nelle loro richieste umanitarie per Corona, non capisco come non la si possa avere anche, poniamo, con un Graviano che , dopo decine di omicidi , oggi dedica la sua vita a Dio. Togliergli dunque qualche ergastolo fra i tanti comminatigli per festeggiare la sua redenzione? Quale uomo e quale donna non si felicita, non si commuove, davanti alla redenzione , alla “ chiamata” alla fede di un pluriomicida? Si sta facendo largo, a fari spenti e veleggiando in silenzio costa a costa, quel “ mostro giuridico” che è stata la legislazione premiale per mafia e terrorismo, che però ora non s’innesta più con la dissociazione , col pentitismo, con la collaborazione con la legge del condannato o dell’inquisito , ma dal semplice e naturale percorso umano interiore. E ci risiamo con una giustizia a “ due binari”, non uguale per tutti, ma diversa per tutti. Che è la negazione dello Stato di Diritto. Non sono da meno di Celentano, i Magistrati, che iniettano la stessa cellula tumorale che “il molleggiato” ha iniettato nel sistema legale italiano per Corona, con sorprendente e stupefacente leggerezza. I casi di omicidio stradale , per esempio, purtroppo reato ormai molto diffuso , è paradigmatico allo scopo. L’autore vien spesso accusato di “omicidio volontario” quando le fattispecie di omicidio sono tre: colposo, preterintenzionale e volontario ( perché correva, o perché aveva sbevazzato o assunto droghe, ecc). Ma se un omicidio è volontario significa che chi lo ha commesso “voleva” uccidere le vittime. Per regolarizzare questa inammissibile illegalità ( sia chiaro che non difendo assassini e delinquenti, ma solo lo Stato di Diritto) i Magistrati hanno “ scoperto” il “dolo eventuale”. Tradotto in lingua corrente quell’assunto significa che si suppone che l’imputato fosse in grado di sapere che compiendo quella determinata azione (guidare in stato di ebbrezza a gran velocità) c’era il rischio di ammazzare qualcuno o che avrebbe potuto uccidere ( “eventuale”). Siamo alla follìa, volere classificare come “ omicidio volontario” un evento omicidiario che tutto può essere meno che “volontario”. Insomma, è necessario che un omicidio venga classificato in una delle tre previsioni in base al “comportamento dell’imputato” senza farsi influenzare dalla gravità delle conseguenze del suo reato. Un omicidio è colposo se non è volontario, proprio perché c’è un dolo e c’è una colpa. Se non ci fosse la colpa e non ci fosse il dolo non sarebbe neanche omicidio. Cioè, non sarebbe reato. Nei casi di omicidio stradale la colpa è quella di guidare troppo veloce e con l’aggravante dello stato di ebbrezza. E qui ci si deve arrestare, se vogliamo salvare il vivere civile. Perché se la tragicità dell’evento luttuoso spingesse la Giustizia a modificare il tipo di reato, perché intimidita e soggiogata da una opinione pubblica inferocita , voglio avvertire i troppi Celentano, i troppi “ Papi Franceschi” e tutti i loro scodinzolanti e ascetici seguaci che questa è una deriva trogloditica, che ci porta a mistificare come “ giustizia” solo un vero e proprio “linciaggio”. E’ tempo che ve ne facciate una ragione, non può essere la “ furia del popolo” a determinare la durata della pena, ma il codice penale. Che poi a voler essere proprio sinceri e schietti, ecco. Chi ragiona come Celentano, come Papa Francesco, come i loro fidelizzati e piagnucolanti seguaci vorrebbe restaurare il famigerato “ tribunale del popolo” – ricordate Stalin o credete che sia scomparso nel nulla come il Comunismo, come dice l’esercito degli imbecilli solo perché il Pci di Occhetto, nel 1991, alla Bolognina, invece che al Tribunale Fallimentare della Storia, dove il Pci doveva finire e subire un processo mondiale per genocidi plurimi, lo portò da un Ragioniere chiedendogli di cambiarne il nome alla Camera di Commercio ? – quello che provvede lui a definire la pena e che infatti è quello vagheggiato da Pietro Germi nel film del 1948 – il “manifesto” della giustizia socialista che ci avrebbe condotto con la democrazia progressiva verso il paradiso sovietico dove vera stato estirpato lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo - “ In nome della legge”, quando crea alla fine il “ tribunale del popolo” sulla piazza del Paese dove onora la mafia e dove la giustizia popolare riscuote l’approvazione del popolo degli astanti?

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