Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 7 ottobre 2014

NESSUNA LITE BRUTI LIBERATI CON ROBLEDO SOLO UN ULTERIORE DOMINIO SULL’ITALIA DEL PARTITO DEI MAGISTRATI. Un atto di forza di Bruti Liberati contro Robledo. O una battaglia di una vera e propria guerra in atto? Certo, solo Bruti Liberati sa perché abbia deciso di revocare a Robledo il coordinamento del “Pool Anticorruzione”. Robledo non viene “promosso” ( promoveatur ut amoveatur, si diceva ) ma sbattuto a dirigere le donne di pulizia , a dirigere l’Ufficio delle esecuzioni penali, roba da coscritti, da novellini, da pischelli di Procura. Si tratta dunque di una vera e propria punizione, una spietata vendetta che Bruti Liberati, dalla sua poltrona di “ Capo della Procura di Milano” infligge ignominiosamente ad un “ aggiunto Pubblico Ministero”, Robledo, gerarchicamente un “inferiore”. Arrogante con i sottoposti? Ed ancora : avrebbe i poteri, Bruti Liberati, per fare tutto questo? Dai libri di storia e dai documenti disvelati dalla “glasnost” che ho letto, sembra che anche nell’Urss del 1934 funzionasse così. Prima di rispondere a questa domanda occorre scorgere cosa c’è dietro questa “guerricciola” fra Bruti Liberati e Robledo. Robledo aveva trascinato Bruti Liberati davanti al Csm proprio la “ sua gestione” della Procura di Milano , di stampo “ padronale” e avulsa dalle “competenze professionali” dei Magistrati e dei P.M. ma spudoratamente alle “ loro appartenenze politiche” ed alla loro “disponibilità” ad usare la Magistratura come uno strumento politico. Robledo, davanti al Csm, accusò Bruti Liberati di svariati e gravi misfatti: da una “ gestione personale”, che aveva messo in serio imbarazzo l’obbligatorietà dell’azione penale , all’assegnazione dei fascicoli senza tener conto delle esperienze professionali dei singoli Magistrati. Cito esempi paradigmatici delle due accuse di Robledo. Per il primo rilievo basta ed avanza ricordare lo stranissimo “ congelamento” imposto da Bruti Liberati per sei mesi sull’ inchiesta SEA assegnata a Robledo: furono i sei mesi sufficienti affinché Vito Gamberale organizzasse la società “F21” con la quale partecipò all’asta nella quale il Comune di Milano vendeva il 29,75% della “ società di gestione degli aeroporti milanesi”, aggiudicandosi il “ malloppo” senza che nessuno lo disturbasse. Solo “dopo” Bruti Liberati aveva concesso il “ via libera” a Robledo il quale, a quel punto trovò già tutto bello che sistemato, ma nella maniera che faceva il gioco politico della sinistra. Per il secondo rilievo basta ricordare la strana assegnazione alla D.ssa Ilda Boccassini del famoso “ processo Ruby” che , trattando di “ prostituzione minorile” doveva essere assegnata ad altro P.M. Ma nel dossier “ contro Bruti Liberati al Csm vi erano ancora ben altri rilievi ancora più inquietanti ovvero il fatto, clamoroso, ma non certo inconsueto nella sinistra comunista italiana, di vietare al P.M. Robledo ( che pure , era il “ coordinatore ufficiale del Pool Anticorruzione di Milano) di svolgere gli interrogatori nella nascente “inchiesta Expo”. Quasi la stessa manovra che Luciano Violante si affrettò a fare ,appena diventato Presidente della Commissione Antimafia - nel “ peggiore anno della nostra vita” e cioè nel 1992- quando si trattò interrogare , sui due processi Andreotti, sia a Palermo che a Perugia, il pentito Tommasino Buscetta, avocando esclusivamente a se tale facoltà. Tanto era insopportabile questo arrogante agire di Bruti Liberati che persino il suo Capo gerarchico, il Procuratore Generale di Milano Dr Manlio Minale lo aveva segnalato con esposti sia al Csm che al Consiglio Giudiziario. Ebbene, mentre il Consiglio Giudiziario ha sonoramente bocciato tutte queste “intemperanze” di Bruti Liberati, ecco che , miracolosamente, per il Csm arriva all’ultimo momento il San Sebastiano che salva Bruti Liberati, nella persona del Presidente della Repubblica e di Capo della Magistratura, ovvero Giorgio Napolitano. Non esistono altri “precedenti” nei quali Giorgio Napolitano, da quando è Capo dello Stato, intervenga per influenzare lo svolgimento della “ vita democratica delle istituzioni “ usando il suo “potere costituzionale”. Scrisse il Presidente della Repubblica una lettera al Vice Presidente del Csm Vietti suggerendo che , dagli esposti di Robledo e di Minale, fossero eliminati alcuni pesanti rilievi contro Bruti Liberati ( e due rilievi scomparvero: quello della conclamata “ inopportunità” dell’assegnazione al P.M. Boccassini del “processo Ruby” e quello dell’aver pesantemente interferito con l’obbligatorietà dell’azione penale ). Per questo motivi l’esito del Csm fu un pareggio fra Robledo e Bruti Liberati , ma “imposto” dal solito arbitro italiano, Napolitano, più o meno o cieco e più o meno venduto. Dietro tutto questo c’è una sola verità: che Bruti Liberati, Procuratore Capo del Tribunale di Milano nonché potente leader della corrente comunista dei Magistrati di Magistratura Democratica( proprio come accadeva nel 1992, quando Luciano Violante er al vertice di Magistratura Democratica e divenne anche Presidente della Commissione Antimafia, eco le famigerate “ case matte” del marxismo ), ha oggi totalmente nelle sue sole mani, grazie alla complicità di Giorgio Napolitano, il controllo economico – giudiziario dell’Expo di Milano e, avendo rinchiuso Robledo nella stanza delle scope, ha oggi il controllo totale anche di tutte le inchieste sulla Pubblica Amministrazione. Ebbene, forte della omertà di Napolitano e del “no contest”ottenuto dal Csm, Bruti Liberati assesta ancora un colpo decisivo: si è assegnato il coordinamento di tutti i fascicoli sull’Expo di Milano in quanto, avendo trasferito il “coordinatore ufficiale del Pool Anticorruzione” Robledo nello sgabuzzino dei secchi e delle ramazze, spetta a lui decidere il nuovo coordinatore. Insomma al Tribunale di Milano oggi comanda Bruti Liberati, imposto da Giorgio Napolitano, così come nel 1992 comandava Francesco Saverio Borrelli perché imposto da Oscar Luigi Scalfaro. I casi di Scalfaro e di Napolitano non sono uguali, assolutamente. Scalfaro, appena al Colle, venne ricattato ed intimidito dalla Magistratura che voleva processarlo a Roma per la faccenda famosa dei fondi neri del Ministero degli Interni negli anni nei quali Scalfaro era Ministro: chi non ricorda quella imprevista ed anche ridicola “ trasmissione a reti unificate” che Scalfaro pretese di mandare in onda durante la cena delle famiglie italiane per urlare il suo “ non ci sto” “ non ci sto” non ci sto”? Ma ormai le sue palle erano strette nelle mani di quella Magistratura la quale ottenne la sua resa ( serviva anche il Capo dello Stato per stravolgere la Costituzione dato che Giorgio Napolitano era Presidente della Camera!) per distruggere l’equilibrio costituzionale dell’articolo 68 e per ridurre la “politica” a suddita della Magistratura . Scalfaro si prostituì a quel baratto e pagò il riscatto, il pizzo e, come dimostra la storia, onorato il pagamento , quell’inchiesta venne archiviata dalla Procura di Roma. La mafia non estorce pizzi solo in Sicilia. Giorgio Napolitano ha recitato invece il ruolo di “ autore, regista e protagonista”, non solo di “ attore “ non solo di “figurante” come Scalfaro, nell’organizzazione di una lobby o camarilla o ghenga o cellula o chiamatela come vi pare , che, già dal 1990 ( i suoi componenti furono essenzialmente il Pci e la Magistratura, oltre la stampa ad essi organica , i suoi ispiratori furono senz’altro Violante, Caselli, Napolitano, Occhetto, D’Alema e tutta la corrente di Magistratura Democratica a quei tempi assolutamente dominante nella Magistratura ) aveva elaborato il progetto ( criminale? Non criminale ? Chi sono io per giudicare, dice Papa Francesco. Invece Travaglio, Di Matteo, Ingroia, Il Fatto Quotidiano se ne fregano del Papa e giudicano eccome giudicano) per condurre “comunque” ( cioè con qualsiasi mezzo) al potere il Pci ( o chiamatelo come vi pare) non ostante il recente crollo mondiale del comunismo. Il Pci ne fu dapprima il “ boss”, che si serviva della Magistratura come plotone d’esecuzione ( prima Craxi, il Psi e la Dc non di sinistra e dopo anche Berlusconi , il centro destra, la Lega Nord) per eliminare, sempre e solo per via giudiziaria, ogni possibile competitore politico. Ma una volta , dimostratosi del tutto incapace di guidare la ghenga con il suo ridicolo tracollo del 2008 , subì l’ammutinamento, la rivolta , l’insurrezione ed infine la sua deposizione da parte della Magistratura ( così nascono solo ora le inchieste su Penati, sul Mps, ecc per tenere gli eredi del Pci “ sotto sferza”),che, forte del suo “bottino costituzionale “, assunse il comando della camarilla, facendosi partito ( con Ingroia) e poi con “Il Fatto Quotidiano”. Napolitano ha avuto “magna pars” nell’attuazione negli “assedi” della ghenga alla vita democratica del Paese , specialmente come Presidente della Camera , scranno che occupò proprio nei “ peggiori anni della nostra vita” e cioè ‘92/93/94. Il suo “capolavoro” da Presidente della Camera fu la sua “recita”, scritta per arrivare alla distruzione della Costituzione del 1948 con la modifica dell’articolo 68. Dapprima , era il 2 febbraio del 1992, mise in scena la parte del “Presidente integerrimo “ che difende a spada tratta la “ sacralità “ e “ l’inviolabilità” del Parlamento ( quando si oppose alla richiesta della Procura di consegnare alla Guardia di Finanza i bilanci dei cinque anni precedenti del Psi) . Era solo “ ammuina” solo “ sceneggiata”, (compresa la telefonata indignata che Napolitano fece per protestare contro Borrelli, tutto materiale che comunque sarebbe andato sulla stampa compiacente con grande clamore) sia perché quei bilanci erano “pubblici” ( e quindi bastava andarseli a procurare dalla Gazzetta Ufficiale) sia perché vigeva ancora la divisione dei poteri che non consentiva alla Magistratura di tracimare liberamente sulla politica. Ma questa “operetta” , avvalorata dalla stampa asservita alla camarilla ( la famosa “ banda dei quattro giornali + quattro Magistrati ”) accrebbe , nell’immaginario collettivo dell’italiano, la fiducia in Napolitano come difensore delle prerogative del Parlamento non ostante gli scandali di Tangentopoli, che avevano azzerato la sua credibilità . Così , dopo quel “beau geste” del ’92 ecco che Giorgio Napolitano nell’Ottobre del ’93 non solo non difese più le prerogative costituzionali del Parlamento ma, mascherando la sua “ aperta complicità” col Pool di Milano come fosse anzi una sgomenta ma doverosa e dignitosa presa di coscienza della crescente corruzione della politica,non si oppose più ( in realtà si prostrò ) alla inusitata richiesta di quel Pool di Milano di stravolgere i regolamenti della Camera e di far votare quel 12 ottobre del 1993 invece che col voto segreto ( come prevede il regolamento) con il voto palese. Così quel Parlamento , già di suo corrotto, intimidito, soggiogato, ricattato da Napolitano e dall’opinione pubblica , pur si acquisire una qualche “ captatio benevolentiae” si prostrò a votare a favore della modifica dell’articolo 68, che distrusse le alchimie dei pesi e contrappesi che governava la Costituzione ed approvò quella mostruosità con 525 favorevoli , 5 contrari ed 1 astenuto. Giorgio Napolitano aveva così consegnato il dominio sul Paese , la sua refurtiva, alla camarilla, consegnato il futuro dell’Italia allo strapotere della Magistratura di sinistra. Credo che si cominci a vedere, ormai, il vero back – stage che sta dietro “ il dissapore “ ( come direbbe Riina) fra Robledo e Bruti Liberati. Si giunga che tutto avviene in un venerdì speciale, dopo che la corrente comunista dei Magistrati aveva di fatto costretto ad istituire una “Authority Anticorruzione” diretta, ovviamente, da un Magistrato, Raffaele Cantone. E guarda caso in quello stesso venerdì la società Expo, già intimidita da inchieste ed arresti della Magistratura, firma un “ accordo di collaborazione”con l’Authority di Cantone per riconoscere all’Authority una sorta di monitoraggio dei suoi appalti. La firma avviene in Prefettura e Bruti Liberati è solo con Cantone e con l’Expo, ormai intimidita a dovere. Quel giorno Bruti Liberati festeggia e si gode il trionfo della “ giustizia preventiva”, per ora sul giro degli appalti , domani si vedrà. L’importante è il messaggio che passa: l’uomo, l’imprenditore non è in grado di indire appalti perché corrotto ed incapace per definizione e dunque ecco il “ controllo di legittimità” teorizzato dal 1965 in poi dal Magistratura Democratica che pretende di assegnare alla Magistratura un compito di prevenzione e di guardiana su imprenditori corrotti ed incapaci, poteri che , invece, la Costituzione non prevede affatto. Insomma, se Renzi vuole svuotare la Legge 300/70 e togliere potere ai Sindacati di sinistra, ecco il partito dei Magistrati che con questa manovra blocca di nuovo il Paese perché mette sotto inchiesta perenne ogni impresa. Il messaggio dei Magistrati di sinistra è chiaro: lo volete capire che voi non siete un cazzo? Che dite, è pronto uno scranno senatoriale anche per Bruti Liberati ( che andrà in pensione nel 2015) come per Violante, Casson. Di Pietro, D’Ambrosio ?

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