Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 10 ottobre 2014

SABINA GUZZANTI NON HA CAPITO UN BEL NIENTE Giorgio Napolitano, originario “boss” con Violante della camarilla fra Pci, mafia e Magistratura, masnada nata intorno al 1985 per schiacciare l’Italia, liberata dagli equilibri militari della guerra fredda, sotto il regime del comunismo, è sotto ricatto del Partito dei Magistrati , che , deposto il Pci dal comando della brigata nel 2008, con il successivo ammutinamento del 2011 ha condannato a morte Napolitano, reo di non avere “prescelto” un Magistrato ( di Magistratura Democratica , ovviamente) invece che Monti e poi Letta per governare ( mettere ordine e legalità, abbattendo lo Stato di Diritto ) nel Paese. In perfetto stile “mafioso” Napolitano, dapprima minacciato , intimidito ed umiliato dalla Procura di Palermo con l’obbligo della sua testimonianza al processo Stato – Mafia con la ventilata presenza degli imputati Bagarella, Riina ( che galantuomini al Colle, anche se in videoconferenza, che “esimi controllori” delle dichiarazioni di un Presidente della Repubblica!) e Mancino, è stato poi letteralmente agguantato per le palle dalla Corte di Palermo la quale ha rigettato la richiesta di partecipazione dei tre imputati. Ma il messaggio mafioso, il ricatto in piena regola a Napolitano resta fulminante: guarda bene come ti possiamo ridurre, ma se tu ci obbedisci noi possiamo salvarti la vita e l’onore. La strategia dell’elastico. Ora però ci si rende conto che la Corte palermitana ha incredibilmente sbagliato: quello che distingue in processo penale in uno Stato di Diritto da un processo penale in un regime bolscevico e totalitario è proprio la garanzia assicurata agli imputati ( tutti, senza alcuna esclusione o graduazione) di essere presenti ad ogni fase del dibattito. Con la riforma del codice di procedura penale del 1989, targato Psi – Prof. Vassalli, il nuovo rito accusatorio prevede proprio il formarsi delle prove nel dibattimento e non più, com’era prima della riforma, dentro la stanza dell’inquirente. L’assenza di un imputato o il semplice omesso avviso dell’udienza determina la “nullità di tutti gli atti successivi”. Insomma , atteso che la ventilata “ video conferenza non risolve la questione (perché ammessa per i soli processi nelle aule bunker , in quanto costituisce una illegittima limitazione dei legittimi diritti della difesa) , la Corte palermitana vuole sabotare e sotterrare questo processo Stato – mafia ? Non posso credere ad un simile clamoroso errore e tutto questo serve solo a tenere Napolitano sempre più sotto ricatto. Ma quello che sta succedendo a Milano, fra Bruti Liberati e Robledo deve aprire gli occhi a tutti. C’è una guerra all’interno del sistema dei Magistrati e solo la magistratura politicizzata , quella che ora è rappresentata da Bruti Liberati ( nei peggiori anni della nostra vita lo era da Francesco Saverio Borrelli) sta conquistando le case matte gramsciane che le permettono di mettere sotto controllo il sistema produttivo ed economico del Paese ( con l’Authority Anticorruzione, con una gestione staliniana del Tribunale di Milano, con la reintroduzione della procedibilità per “falso in bilancio” d’ufficio, con la ventilata introduzione dell’auto riciclaggio, con la società Expo che già si prostra al preventivo controllo di legittimità di Cantone, ecc. Il processo Stato – Mafia dura da ventidue anni, non ha dato alcun risultato, il partito dei magistrati è stanco di aspettare, la sua strategia è cristallina. Con l’agguato del 1993 ha sottomesso la politica e devastato la costituzione e lo stato di diritto. Ora sottomettendo anche l’apparato economico dell’Italia ha il dominio completo sul Paese. E’ diventato pragmatico il partito dei Magistrati: basta processi ventennali, il potere subito per instaurare il loro “ regime democratico”. Insomma quel processo Stato Mafia può anche morire tanto Napolitano non solo non serve più alla masnada ma è ormai un peso morto, sa troppe cose e deve stare sotto ricatto per sempre. Ecco perché Sabina Guzzanti sbaglia clamorosamente: le manca la raffinatezza intellettuale della cultura vera, lei è solo una becera isterica volgare antiberlusconiana da quattro baiocchi, per questo sta con Bagarella, Macino e Riina. Non sarà certo una grande perdita, la sua, per il partito dei magistrati.

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