Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 21 ottobre 2014

SE QUESTO – CHE LA SINISTRA DIFENDE – E’ UN PAESE CIVILE A proposito dell’Italia di oggi come “paese democratico” , creato e formato dal più che quarantennale “ assoluto dominio del sistema di potere dei partiti politici” della Prima Repubblica ( Dc, Pci , Psi, e minoranze ) - e come tale poi ereditato dal “ dominio del nuovo sistema delle coalizioni “della Seconda Repubblica – un Paese , quello ereditato – almeno così si asserisce – dove si coniugherebbero la democrazia ( che significa “ potere del popolo ”) con la libertà di opinione e di espressione grazie ad una Costituzione – che qualche buffone da circo schernisce essere anche “ la più bella del mondo” – che ai suoi comandamenti 13 e 27 introdusse, nel 1948, lo “ Stato di Diritto” edificato proprio su due fondamentali pilastri , l’assoluto ed irrinunciabile rifiuto della tortura fisica e di ogni costrizione morale dell’indagato – l’articolo 13 – e la totale ed incontrovertibile “ innocenza” di ogni imputato fino a sentenza di condanna definitiva – l’articolo 27 - i fatti di oggi dimostrano una realtà italiana ,invece, del tutto opposta a questa versione idilliaca, agiografica , auto assolutoria costruita e scritta, non a caso, dalla Magistratura - “ braccio violento e complice del potere del “ sistema dei partiti politici della Prima Repubblica - secondo la quale a seguito di Mani Pulite, la giurisdizione avrebbe riconsegnato alla politica Paese emendato do ogni forma di illegalità e di corruzione. Questa è la tesi sostenuta dalla sinistra post comunista, dalla sinistra Dc post dossettiana, dalla sinistra estrema ed extra parlamentare. Tanto è vero che tutta questa sinistra si oppone, ferocemente e testardamente , fin dall’inizio della così detta Seconda Repubblica, ad ogni tentativo di modificazione dello statu quo , come certificano ventidue anni di ostracismo ad ogni riforma della Giustizia, della Magistratura, delle relazioni sindacai, del lavoro, delle istituzioni, ecc. Senza scomodare mille altri precedenti casi accaduti tutti nell’ultimo ventennio ( Scaglia e Papa tanto per ricordare i più recenti ) , ma fermandomi solo al caso giudiziario di Yara Gambirasio e dell’indagato Massimo Bossetti la Procura di Bergamo e il P.M. Ruggeri ed i giudici delle due decisioni del Tribunale del Riesame e il GIP che a suo tempo ( 4 mesi orsono) confermò la richiesta del carcere preventivo per l’indagato , sconfessano la immagine democratica e civile dell’Italia. Bossetti è schiacciato da “un solo ” indizio serio, quell’esame del dna che ha scorto tracce ( forse ) di sangue sui leggins e slip della povera Yara. Ma il codice ordina che per mettere un indagato in carcere ( testuali) sono necessari “ indizi gravi, precisi e concordanti”. Non usa il legislatore forse il plurale? Dunque non è sufficiente “ un indizio” ma devono essere “ almeno due” e correlati fra di loro da una stretta connessione logica affinché essi assumano i caratteri della gravità, della precisione e della concordanza. Sono quattro mesi che Bossetti è “ sotto tortura”, altro che storia D..sa Ruggero, signori Magistrati, questa è tortura , fisica, psicologica, questa è violazione della Costituzione, questa è un’infamia. Ormai lo hanno capito pure i miei nipotini: i Magistrati di Bergamo aspettano solo che Bossetti esploda e che confessi. Prima o poi, chiuso in quella cella, prima o poi crollerà. Era la stessa tortura che Benvenuto Cellini o Matias de Toqueville infliggevano alle loto vittime. La stampa e l’informazione, timorosa del potere intimidatorio di questa Magistratura, le fa da chaperon, da lasciva ancella. Non ho mai letto o ascoltato una voce che osasse sfidare la Procura di Bergamo per questi scempi di legalità, sfidandola – è una eventualità che esiste nel codice ma della quale nessuno parla - a dimostrare la sua “ buona fede” richiedendo il ricorso al “ rito abbreviato” contro Bossetti. In quel caso le indagini si fermerebbero, le rispettive situazione verrebbero “ congelate” : dunque se la Procura di Bergamo è così certa della colpevolezza del Bossetti come afferma vuol dire che ne ha già le prove, altrimenti sarebbe una Procura che mente, che millanta, che imbroglia. E se ne ha già le prove ci dimostri la sua correttezza : chieda il rito abbreviato per Bossetti. Se non lo fa vuol dire che , oltre quell’unico e serio indizio, non ha null’altro in mano. Sta facendo la caccia alle streghe. Sottopone Bossetti alla tortura sperando che confessi ( Sacco e Vanzetti docent!) . Dunque tutti questi scempi giudiziari sono approvati dalla sinistra ! Francesco Storace è sotto processo per “ vilipendio” del Capo dello Stato. Storace ha ecceduto nella sua critica su Giorgio Napolitano lo ha definito “ inadeguato” , non certo con tutte quelle trivialità con le quali la sinistra dabbene ha infamato per gli ventidue anni un politico italiano, non è certo una ingiuria – e s’è scusato col Presidente. Napolitano non può far nulla, i Magistrati si sono mossi subito contro Storace e lo hanno incriminato per un reato creato da Mussolini. Ma è rimasta “immobile” davanti a La sinistra difende questi Magistrati, trova giusta questa “ purga” di stampo bolscevico e staliniano , questa infamia contro la libertà di critica, d’opinione e di pensiero. I delitti di vilipendio politico erano già noti fin dal 1889 e vennero mantenuti nel “ Codice Rocco” del 1930 come “delitti contro la personalità dello Stato”. Si tratta di un reato d’opinione, tipico di ogni regime dittatoriale, da quello comunista a quello fascista .Con l'avvento della così detta Repubblica e della nuova Costituzione – sempre quella più bella del mondo, i delitti di vilipendio, pur essendo bollati, davanti a tutto il mondo civile, come “ reati di mera opinione” e dunque contrari alla fondamentale libertà di manifestazione del pensiero e , aggiungo, a “contenuto indeterminato” ( il che lascia sconfinato il suo campo di applicazione) , furono dal “ sistema dei Partiti politici di quel tempo” gelosamente mantenuti. Un preclaro esempio di un “ becero conservatorismo di potere” avallato da una Costituzione inguardabile, altro che la più bella del mondo. Tra poco, il prossimo 2 novembre, sarà il trentanovesimo anniversario della tragica scomparsa di Pier Paolo Pasolini. Già iniziano a volteggiare, affamati di soldi e di media, nell’aria i corvi e gli avvoltoi che dal 1975 vivono nutrendosi con i resti del suo cadavere. I complottisti , i corvi, gli avvoltoi, quelli che si “ nutrono e si arricchiscono” con gli avanzi putrefatti di cadaveri eccellenti , da Pasolini a Falcone, dal poliziotto Annarumma alle vittime della bomba di Piazza Fontana, da Giorgina Masi al Maresciallo Lombardo, da Caponnetto a Pio La Torre, ecc. hanno costruito sulla sua morte violenta ipotesi e suggestioni, roba da rotocalco, pamphlet che coinvolgevano mandanti politici dello Stato per un omicidio politico, un delitto politico di chiaro stampo fascista al grido di “ daje ar frocio!”, i servizi segreti deviati che orchestrarono con la connivenza delle istituzioni lo scempio del corpo dello scrittore e via dicendo. Film , libri, articoli, monografie, interviste, opuscoli, commemorazioni, messe cantate, sacrifici umani e quanto altro , in abbondanza in questi 39 anni. Ma una sola sentenza giudiziaria definitiva, quella su Pelosi, un “ finocchio di borgata” rimorchiato a Termini per un pompino a pagamento all’Idroscalo di Ostia : nessun teorema, ipotesi, illazione, delirio ha smosso uno straccio di inchiesta. I chierici officianti sono sempre gli stessi, Veltroni è il cassiere fiduciario di questa congrega di sciacalli . Ma se essi sanno, come il delirante Pasolini andava cialtroneggiando quel 28 luglio del 1975 quando dalle colonne del “ Corriere della Sera” , preso da uno dei suoi consueti attacchi di isterismo omosessuale, urlava che “ lui sapeva i nomi, lui sapeva tutto e bastava quello che lui sapeva per impiccare, senza processo la Dc” (quando non sapeva un beneamato cazzo che non fosse la trita vulgata propagandistica della sinistra comunista del tempo) , perché invece di “ipotizzare”, invece che suggestionare” non prendono carta e pena e scrivono questa benedetta denuncia? Solita storia di questi avvoltoi della memoria, gettare il sasso nascondendo la mano. Per viverci sopra quelle ossa , da nababbi. Sfruttamento di cadaveri, peggio che sfruttare la prostituzione. Quello di Pier Paolo Pasolini è stato semplicemente uno dei tanti scannamenti fra omosessuali , fra “ frocio e finocchio” e Pelosi ha già confessato di aver massacrato Pasolini per questi banali e semplici motivi. Insistere oltre modo nel disconoscere una sentenza definitiva fino al punto di delegittimarla è, a mio giudizio, vilipendio dell’Italia e del suo popolo.

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