Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 2 novembre 2014

Ho letto stamattina un esempio paradigmatico di come certa stampa usi contrabbandare , spacciare, ammantare da verità alcune sue “ipotesi” le quali, fino a che non interviene una decisione del Tribunale, ovviamente definitiva, restano quelle che sono: ipotesi di parte. Non sta bene, ogni persona che non sia un truffatore dovrebbe rispettare questo principio. Ma certa gente non segue questo precetto, gente ingorda di egocentrismo , da delirio di visibilità costi quel che costi. Fra costoro spiccano sono molti magistrati , specie numerosi Pubblici Ministeri, i quali si lasciano sedurre ( ma forse ne sono ricattati, forse anche intimiditi, bisognerebbe che un vero Csm – cosa chiedere a questo simulacro di Csm se non la difesa dei loro corporativi privilegi? - appurasse questi eventuali retroscena) da teorie e complotti costruiti da certi ambienti politici e tralasciano così la ricerca della verità o almeno della “verità giudiziaria” che sia la più vicina alla “ verità fattuale”. Chi sono, ad esempio, i responsabili della strage di Piazza Fontana alla Banca dell’Agricoltura avvenuta nel dicembre del 1969? Non si sa, non ostante sette processi , tutti asserviti alle svariate ipotesi inventate in alcune segreterie di partiti politici e nelle redazioni di alcuni giornali di proprietà dei soliti e ben noti “ padroni del vapore”. Chi ha ammazzato nel 1953 Wilma Montesi? Non si sa. E chi ha ucciso, sempre nel 1953, Pupa Montorzi? Nessuno lo sa. Chi ha sparato a Giorgina Masi nel ’69? Non si sa. Chi sono i responsabili del criminale attentato alla Stazione di Bologna del 1980? Tre neofascisti, dicono le sentenze, ma quel processo è da rifare, non lo dico io, ma la Magistratura. Chi ha ucciso nel 1980 Stefano Gay Tachet a Roma? Non si sa. Mi fermo solo perché mi viene il vomito a proseguire. E guardate che in tutti questi casi i relativi processi sono stati tutti celebrati, roba che dura da trenta e passa anni, con magistrati impegnatissimi ( in politica, non nell’applicazione dei codici !) a seguire teoremi, ipotesi, piste misteriose, signori Carlo o Franco, che si sono rivelate sempre delle immense, grandiose, incredibili bufale. Ma la categoria che vanta il primato assoluto dei “ contrabbandieri di patacche” è senz’altra quella dei “ giornalisti”, il cui Ordine sembra colto da totale paresi cerebrale eterna tanto è assordante la sua inutilità.. Ho letto “il servizio” – lo chiamano così perché è parente di “ servizietto”, se capite l’antifona! –di tale Abbate Lirio su L’Espresso del 31 scorso , un titolo da solo già meritevole di immediata denuncia per plagio “ Er pasticciaccio brutto de casa Sordi”, dove , dagli atti processuali ( e dunque segretati, no? ) passatigli sottobanco da qualche “ magistrato fischiettante”, questo grande giornalista – sicuro il prossimo Premio Pulitzer per la deontologia professionale - estrapola qualche parola da sole due testimonianza ( quando ve ne sono centinaia) con le quali confeziona la bufala della così detta “ eredità di Alberto Sordi”. Il suo razzismo da puzzetta sotto il nasino unge della sua bava biliosa tutto il suo “ esercizio di copia e incolla” ( impossibile chiamarlo articolo), nel quale esibisce per giunta una terminologia altamente da servizio d’ordine radical chic e altamente razzista , tipo raffigurare tale Arturo Vicente Artadi Gardella , uno stagionato collaboratore di casa Sordi“ come l’avido autista peruviano”, mentre cerca di confondere le già poche sue idee nel merito della questione affermando che “ trattasi dell’eredità di Alberto Sordi”. Costui è l’ esempio di chi usa brandelli e pezzetti di fatti tramite i quali , come uno pusher di Scampia, cerca di spacciare la menzogna come verità. Ecco il forcaiolismo becero ed incivile che si maschera da fatto. Ecco un esempio di “ classica disinformatio” di scuola comunista ( ohibò! Già sento gridare lo stuolo dei quaranta cinquantenni ignoranti di storia e zeppi di giochetti idioti a blaterar “ ma il comunismo non esiste più!”, ma “ i comunisti non esistono più”, poveri figli di madri di cretini sempre gravide che, dalla loro saccente e boriosa e forbita ignoranza nemmeno sanno cosa voglia dire “ Essere un comunista dentro”!) la quale, dando al lettore poche e distorte informazioni frammentarie si arroga il potere di scrivere sentenze di condanna senza appello e prima che sia iniziato o terminato il processo. Ad Artadi Gardella vengono contestati due fatti specifici che nulla hanno a che vedere con la successione e l’eredità di Sordi. E pensare che “ L’Espresso”, e con esso Abbate Lirio, erano i più fedeli ed integerrimi sostenitori che “ le sentenze non si commentano, ma si applicano”,ma solo quando al centro vi sia tale Silvio Berlusconi, perché quando invece c’è MPS o Mussari o la Fondazione MPS o Carlo De Benedetti o “ er core de Roma comunista” come appunto Albertone, ohhhh! Allora le sentenze si devono ignorare , rifiutare, uisare come una mazza rocca sulla testa dei giudici. Qualcuno ricordi a L’Espresso ed ad Abbate che pe il Magistrato inquirente – che quegli atti li ha studiati non ricopiati come ha fatto Abbate – su Artadi non vi sono indizi di reato. E che se è vero che un altro magistrato, il Tribunale del Riesame, ha sostenuto la tesi opposta, è soprattutto vero che sarà un altro Tribunale, non un magistrato da solo, a dire, quando sarà, quale che sarà la decisione. L’Espresso ed Abbate hanno fatto ancora una volta, come sempre, la loro pessima figura. Ma ancora più brutta figura fanno tutti quei “ ignoranti e creduloni” che si fanno abbindolare da simili imbroglioni professionisti.

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