Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 23 novembre 2014

I MAGISTRATI E LA PRESCRIZIONE Il Dr. Rodolfo Maria Sabelli ,ex sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Roma, dal 2012 è il nuovo presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Dunque esprime giudizi che rappresenta l’intera categoria di magistrati. Così, iniziando dalla solita Legge Cirielli tanto per menare il can per l’aia - senza però riuscire nell’intento di cristallizzare un suo concreto contributo alla figuraccia della Magistratura sull’ ’affare Eternit – così, tanto per cercare di sviare fin dall’inizio del suo intervento il lettore verso un falso obbiettivo che fosse comunque utile a suscitarne la bile rabbiosa legata all’antiberlusconismo di maniera , tanto caro ai magistrati di questi ultimi venti anni ed ai loro reggicoda - Sabelli si trova poi costretto ad abbandonare le tergiversazioni e ad affrontare l’argomento: cioè la prescrizione. E qui , dopo aver usato le “ prescrizioni frutto della sola ignavia della magistratura”, che rappresentano quasi il 70% di quelle annualmente acclarate per mascherarsi da sconsolato difensore delle vittime di tutti quei reati impunti invece che da loro boia, Sabelli afferma che, “ …non debba essere consentito il decorso della prescrizione quando lo Stato ha manifestato con l’avvio dell’azione penale la volontà di perseguire e punire quel misfatto”. Il Dr. Sabelli mente sapendo di imbrogliare a causa di ignoranza, fatto che è contiguo alla vera e propria “ presa per i fondelli” dello zotico, non una azione della quale andar fieri. Perché non è “ lo stato” che “ avvia l’azione penale”, ma un magistrato nella sua assoluta autonomia , indipendenza e – aggiungo io, malizioso e perfido – totale Impunità Dunque primo rimprovero, a prima menzogna.. Poi c’è la ciccia vera e propria , cioè quella che è la proposta tecnica del Dr. Sabelli e cioè la richiesta dei magistrati di bloccare , congelare il decorso della prescrizione nel momento in cui il magistrato inizia l’azione penale al riguardo. Nulla legittima, sul piano giuridico, questa proposta di “ congelamento” della prescrizione con il complesso delle regole sul processo , se non la considerazione che , piaccia o meno al Dr. Sabelli ed ai magistrati, ogni anno endemicamente ci sono circa 150.000 reati che cadono nel dimenticatoio, ci sono milioni di vittime innocenti di questa “ negazione di giustizia”, una negazione che è troppo comodo e facile cercare di scaricare solo sulla componente “ prescrizione” fra le tante che costituiscono il “ processo”. Uno scaricabarile poi indegno e mistificatorio perché di tutti quei reati impuniti più della metà nemmeno hanno avuto l’onore di uno straccio di indagini e nemmeno dunque di processo. Ma voglio tralasciare anche questi motivi di polemica e di indignazione civile ed andare direttamente a verificare cosa provocherebbe questa misura sostenuta da Sabelli e dai Magistrati. Grazie alla riforma del 1990, l’azione penale del magistrato “ inizia solo con la richiesta del rinvio a giudizio”. Dunque “dopo” e non “prima”. Cosa vuol dire questo? Semplice: che un qualsiasi P.M. può arrestare, incarcerare, , inquisire, indagare, intercettare, fotografare, spiare ogni cittadino senza che contro lo stesso sia ufficialmente iniziata l’azione penale. Perché, recita il codice, , prima di quel momento ( il rinvio a giudizio), “ il P.M. indaga al fine dell’esercizio dell’azione penale”. Parlare di “ obbligatorietà dell’azione penale” senza porre nessun paletto , nessuna condizione che faccia scattare l’obbligo del P.M. è semplicemente “ demenziale” perché consegna al P.M. la possibilità di poter mettere chicchessia sotto inchiesta , far scattare indagini di ogni genere su un cittadino non perché siano state individuate alcune ipotesi di reati ma alla ricerca di possibili reati, non per reati dei quali sia pervenuta notizia al P.M. ma offrendo al P.M. l’autorità per indagare su persone scandagliando a piacimento la loro vita e le loro relazioni alla ricerca di eventuali ipotesi di reato. Una schifezza di stampo staliniano. Nemmeno perdo tempo a polemizzare con il Dr. Sabelli sul fatto che la “ separazione delle carriere” fra gli inquirenti ed i giudicanti sia un “attacco all’indipendenza dei magistrati” come loro sostengono con formulazione di stampo ideologico e dunque una totale ed inutile perdita di tempo, dal momento che essa è invece una diretta e richiesta conseguenza proprio di quel nuovo codice di procedura penale che, basando tutto il processo sul contradditorio fra le parti ( ecco il nuovo rito accusatorio) comporta con un’ovvietà sconcertante che la pubblica accusa non possa avere contiguità di carriera, di amicizie, di raccomandazioni, di ascendente con il Giudicante e viceversa. Il Dr. Sabelli dunque vorrebbe che ad ogni magistrato, oltre ai poteri semplicemente demenziali che il c.p.p. già gli attribuisce, poteri che diventano ancora più demenziali, praticamente di vita e di morte su ognuno di noi, quando si rifletta sulla impunità assoluta che privilegia ogni magistrato, fosse consentito,in assoluta libertà ed anche senza motivo. di intrufolarsi, come un agente del Kgb o della Stasi, nella vita pubblica e privata di ciascuno di noi alla ricerca di un qualche indizio di eventuale reato, sconvolgendo la nostra vita affettiva, professionale e pubblica per via del relativo processo mediatico, senza poi doverne pagarne il dovuto fio. Una pura follia .

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