Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 4 novembre 2014

LA PROSSIMA RICORRENZA DEL CROLLO DEL MURO DI BERLINO Il muro - che era lungo 155 km, alto 3,6 metri, composto da 45 mila sezioni separate, protetto nella "striscia della morte" da recinzioni, da 105,5 km di fossato anticarro, con 302 torri di guardia con vopos (cecchini) armati, dotato di 20 bunker e di una strada illuminata a giorno per il pattugliamento lunga 177 km. - divise in due Berlino e il mondo intero per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989 e furono più di 200 le persone uccise mentre cercavano di raggiungere Berlino Ovest o catturate ed in seguito assassinate. Durante il periodo di esistenza del muro vi furono circa 5.000 tentativi di fuga coronati da successo verso Berlino Ovest, verso la libertà. Nello stesso periodo varie fonti indicano in un numero compreso tra 192 e 239 i cittadini della Germania Est uccisi dalle guardie mentre tentavano di raggiungere l'ovest e molti altri feriti. L’evento del 1989 non fu certo una sorpresa. Aveva avuto un lunghissimo preambolo, una lunghissima incubazione iniziata, nella Russia, fin dal lontano 1985 con l’avvento al potere di Gorbaciov. Aveva introdotto la ”glasnost’” cioè la trasparenza , la “perestrojka” e cioè le riforme , esattamente l’opposto della “segretezza” e della totale “assenza di controllo” che rappresentavano i cardini del sistema comunista staliniano. E già dal 12 giugno del 1987 e proprio a Berlino, in quella martoriata città flagellata dal regime comunista, Ronald Reagan, il Presidente degli Usa introdusse la marcia trionfale verso la libertà , esclamando, davanti ad una oceanica folla quel suo supplicante “Mister Gorbaciov, tear down this wall!”. Già il 23 agosto 1989, l'Ungheria,- un atavico conto in sospeso con il comunismo - rimosse le sue restrizioni al confine con l'Austria e a partire dall'11 settembre 1989 più di 13.000 tedeschi dell'Est scapparono verso l'Ungheria Dunque quel che accadde quel 9 novembre del 1989 non era certo un “fulmine a ciel sereno” per tutta la politica mondiale ed a maggior ragione per il Pci. Il quale , davanti a quella tragedia , non pensò certo di fare i conti con la sua storia e col fallimento totale del regime comunista staliniano. Nella spasmodica ansia della “presa del potere”, che sempre l’Italia gli aveva negato per via democratica, quella tragedia fu manipolata dai dirigenti del Pci ( Violante, Napolitano, Natta, Macaluso, ecc) fino a rappresentarla come “ na fessaria”, come uno dei tanti possibili “ incidenti di percorso” davanti al quale decidere una strategia salvifica . Invece che fare i conti con il crollo di quel “ mondo migliore” il cui mito che lo aveva sostenuto, ammaliato, infervorato ed anche lautamente ed illegalmente finanziato ed illecitamente arricchito, il Pci preferì far finta di niente, negare l’evidenza, qualcuno ebbe anche la sfrontatezza di affermare di non “ essere mai stato comunista”. Così quella caduta, che fu una tragedia sociale e storica, fu colta da quegli uomini della dirigenza comunista, ancora oggi nella nomenclatura istituzionale di questo Paese, come fosse invece una ghiotta occasione da sfruttare alla grande per una sbrigativa conquista del potere in Italia. Davanti a due strade possibili, dunque, da un lato quella impervia, faticosa, di ricostruire una politica comunista nuova che si basasse sulla simbiosi di due entità la cui totale assenza fu la causa principale del crollo del Muro, e cioè la “ libertà” e la “uguaglianza” degli individui e dare dunque una parvenza di credibilità alla famosa e mai svelata “ via europea al comunismo” e dall’altra quella , semplice e facile, di costruire un progetto più o meno “ criminale” ( per usare la terminologia tanto cara a Travaglio ed alla sua armata togata ) in concorso con il sistema giudiziario comunista e con la malavita che controllava il territorio , quegli uomini del Pci, loro , i Napolitano, i Violante, i Caselli, i D’Alema, i Veltroni, ecc. scelsero la seconda più facile e comoda soluzione. Come negli anni della guerra fredda il Pci invocava Stalin e le truppe di Tito per far arrivare anche in Italia il famoso “ sol dell’avvenire”, così anche negli anni novanta del secolo scorso gli stessi uomini del Pci, i Violante, i D’Alema, i Napolitano, i Caselli ecc. per ingordigia di potere e per cecità intellettuale , rimasero affascinati dall’idea fissa di un nuovo “ papa straniero” che stava per arrivare in loro soccorso per condurli al potere. Prima erano Stalin e le sue “ armate rosse”, ieri i Magistrati di Magistratura Democratica , educati ed allevati da Luciano Violante, da Gian Carlo Caselli e da Giorgio Napolitano. Ecco lo “ stalinismo puro ” sempre presente nella sinistra comunista e post comunista, dove quello che conta è arraffare il potere – il mezzo non conta niente, vanno bene anche stragi mafiose e magistrati infedeli alla costituzione – non avere un progetto politico per il Paese. Così anche davanti a quella tragedia quegli uomini del Pci non pensarono minimamente di fare finalmente i conti con la loro storia, con il loro essere stati soltanto la “ quinta colonna in Italia” agli ordini di Mosca e sopra tutto col fallimento totale del regime comunista staliniano. E infatti quel 9 novembre del 1989 sull’Unità nessun dirigente del Pci scrisse qualche articolo, qualcosa che avesse a che fare con la domanda angosciosa che militanti , da un lato, e storici, dall’altro, si ponevano: ma è morto il comunismo ? Qualche spirito libero irrise platealmente il Pci, con un titolo folgorante :” Il comunismo è morto e sepolto. Solo il Pci non lo sa”. Solo tre giorni dopo, il 12 novembre del 1989, alla Bolognina , Achille Occhetto, annunciava una possibile ipotesi di scioglimento, di liquidazione del Pci, ma non tracciò alcun percorso politico nuovo, nulla che potesse costituire un indizio di quello che avrebbe dovuto essere il futuro del grande partito comunista italiano, ma solo l’avvio di una semplice pratica burocratica, da ragioniere, quella di “modificare l’insegna del negozio politico alla Camera di Commercio”: da Pci a DS, stessi uomini, zero nuovi progetti politici. Gli uomini del P.D. sono solo veri e propri comunisti, figli, nipoti, pronipoti di quelli che leggevano “L’Unità” ed obbedivano agli uomini italiani di Stalin, da Napolitano a Violante a D’Alema, ecc. Non dimentichiamo mai che , a partire dalla mia generazione, mai è stato consentito al Pci di arraffare il potere ,sempre è stato conciato bene per le feste. E l’Italia, proprio perché mai abbandonata nelle mani dei comunisti, era diventata, pur con tanti errori, la sesta potenza mondiale. E’ stata opera della mia generazione e di quelle successive l’aver rinchiuso il Pci nello stanzino delle scope. Ma da quando la Dc di sinistra gli ha spalancato quella porta l’Italia non è più la quarta potenza industriale , non è più quello “ stato di diritto” che la Costituzione vagheggiava. Il P.D. non è altro che la massa di figli e di nipoti e di “ clienti” di quegli uomini del Pci che , per mascherarsi , hanno comprato “ la pelle” avvizzita e mummificata della vecchia Dc di sinistra, lo stuolo degli innumerevoli “utili idioti”, da usare come le “ zucche di Halloween”, per fungere da esca presentabile: Scalfaro, Amato, Prodi, Monti, Letta ed ora Renzi. Ricordo a tutti che in Italia esiste la legge n. 61 del 15/4/05 che istituisce , ogni 9 novembre la commemorazione della “ Giornata della Libertà”. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ L’ULTIMA BARZELLETTA Dopo “ la trattativa” avremo un altro processo senza reato, senza un’accusa, un’altra farsa in Tribunale : quello per la P3. C’è un tizio che cerca di sfruttare l`eolico in Sardegna per fare qualche affare e cerca soluzioni con il presidente della regione e i suoi amici, tutti del centrodestra. Segue la solita marea di intercettazioni e appostamenti e foto. Si scopre che a casa di Verdini si riuniscono in tanti, un sottosegretario e due magistrati ma, mancando il reato, la loro posizione di tutti quanti é stata già archiviata. Ma non per Verdini. E perché mai? Perché, asseriscono i Magistrati, agivano in segreto, riunendosi di notte, al buio, magari al lume di candela, per sapere qualche notizia riservata. Del tipo, che farà Alfano? Che farà Gentiloni? Ci sarà una incriminazione per omicidio anche per Carlo De Benedetti? Dicono i magistrati che questo è un agire da cospiratori, da carbonari e dunque un agire contrario alla Legge Anselmi, quella famosa legge che non è servita a niente, nemmeno a far condannare Licio Gelli che è stato condannato per tutti i reati di questa terra ma mai per quella legge inutile e ridicola. C’è un reato nascosto in questa miscela fra azione politica e informazione ? E quale sarebbe? A quanto mi risulta non esiste un reato di tale fatta , perché, siccome sappiamo bene che razza di n esemplare Magistratura noi abbiamo, se esistesse questo reato chissà quante migliaia di politici, dal 1948 ad oggi, sarebbero finiti nelle patrie galere. Aggiungono, cotanti menti togate, che il patto del Nazareno è “cosa segreta”: come sarebbe a dire ? Ma io li ho capiti, questi geni del diritto, vogliono azzoppare Renzi tramite il solito “ delinquente abituale” e si coprono di ridicolo fino a sostenere che – formata un’alleanza politica come questo “ patto del Nazareno” - se ci fosse stata qualche sguardo di troppo, quando sussurro borderline , qualche parolina di troppo tra i contraenti , quella stipula diventa “un reato penale”. Giusto “ Il Fatto Quotidiano”, al massimo “ Repubblica” possono dare simili panzane come notizie. I signori Magistrati fanno sempre i froci col culo degli altri, con i nostri soldi. Avete rotto i gabbasisi e non solo , è da una vita che le nomine politiche sono uno scambio fra lobby politiche.

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